Papiri magici greci

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Papiri magici greci (latino: Papyri Graecae Magicae, abbreviato in "PGM") è il nome dato da alcuni studiosi ad un gruppo di papiri dell'Egitto greco e romano, ognuno dei quali contiene parole, formule, inni e rituali magici. Questi papiri spaziano dal II secolo a.C. al V secolo d.C.[1] I manoscritti furono rinvenuti nei vari mercati di antichità, a partire dal XVIII secolo. Uno dei migliori di questi testi è la cosiddetta liturgia di Mitra.[2]

I testi furono pubblicati in una serie, ed i singoli papiri vengono citati utilizzando l'abbreviazione "PGM" seguita dal numero di volume ed oggetto. Ogni volume contiene una quantità di parole e rituali. Successive scoperte di testi simili, provenienti da altre fonti, sono state chiamate anch'esse PGM per convenienza.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Il primo papiro della serie apparve sul mercato artistico in Egitto all'inizio del XIX secolo. La maggior parte della collezione è la cosiddetta collezione Anastasi. Circa mezza dozzina di papiri furono acquistati attorno al 1827 da un uomo che si faceva chiamare Jean d'Anastasi, di possibile origine armena, rappresentante diplomatico alla corte di Khedivial ad Alessandria d'Egitto.[3] Egli affermò di averli acquistati a Tebe (odierna Luxor), e li vendette a numerose importanti collezioni europee tra cui quella del British Museum, il Louvre, la Biblioteca nazionale di Francia, i Musei statali di Berlino ed il Rijksmuseum di Leiden. H. D. Betz, che scrisse una traduzione della collezione, disse che probabilmente provenivano dalla biblioteca di un antico studioso e collezionista di Tebe. Anastasi acquistò numerosi altri papiri ed antichità.[1] Il "malloppo di Tebe" conteneva anche il papiro di Stoccolma ed il papiro X di Leida con testi alchemici.[4] Un altro papiro (PGM III) fu acquiastato da Jean Francois Mimaut e finì nell Bibliothèque Nationale de France.[1]

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

I PGM XII e XIII furono i primi ad essere pubblicati, nel 1843 in lingua greca e nel 1885 con una traduzione in latino.[1][5]

All'inizio del XX secolo Karl Preisendanz raccolse i testi pubblicandoli in due volumi nel 1928 e nel 1931. Il progetto di un terzo volume, contenente nuovi testi e gli indici, raggiunse lo stato di bozza datata "Pentecoste 1941", ma fu distrutto dal bombardamento di Lipsia durante la seconda guerra mondiale. Fotocopie della bozza iniziarono a circolare tra gli studiosi. Un'edizione espansa e rivista dei testi fu pubblicata nel 1973/1974 in due volumi. Il volume 1 era una versione corretta del volume 1 della prima edizione, mentre il volume 2 era totalmente rivisto con anche l'aggiunta dei papiri previsto per il volume 3. Furono omessi gli indici.[1] I PGM possono ora essere trovati nel Thesaurus Linguae Graecae database and various concordances and dictionaries have been published.[6]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Molti di questi papiri sono pagine di estratti frammentari di altri libri, depositi di conoscenze arcane e segreti mistici. Per quanto sono stati ricostruiti, questi libri sembrano ricadere in due categorie: alcuni sono elenchi di parole e frasi magiche raccolte da singole persone, altri potrebbero essere stati manuali di pratiche magiche, contenenti repertori di parole e formule per tutte le occasioni. Questi maghi spesso poco istruiti erano molto più simili ad intrattenitori che ai tradizionale stregoni egizi, i quali formavano un'élite sacerdotale molto istruita e rispettata. Le pagine contengono parole, ricette, formule e prechiere, intercalate da parole magiche spesso abbreviate per le formule più comuni.

In molti casi parole e frasi sono molto simili a quelle presenti nelle defissioni (κατάδεσμοι in greco), come quelle trovate su ostraka e amuleti.

Religione nell'Egitto greco-romano[modifica | modifica wikitesto]

La religione dei papiri magici greci è un elaborato sincretismo di influenze religiose greche, egizie, ebraiche ed anche babilonesi e cristiane, generato dal ricco ambiente dell'Egitto greco-romano. Questo sincretismo è evidente nei papiri in molti modi diversi. Spesso agli dei dell'Olimpo sono assegnate caratteristiche delle loro controparti egizie. Ad esempio Afrodite (associata all'egizia Hathor), viene chiamata Neferihri, dall'egizio Nfr-iry.t, "begli occhi"[7].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Hans Dieter Betz (ed), The Greek Magical Papyri in translation, University of Chicago Press, 1985, p.xli.
  2. ^ Ronald Hutton, Witches, Druids and King Arthur, 2006, p.116: "The most famous of these texts is the so-called Mithras liturgy...".
  3. ^ Garth Fowden, The Egyptian Hermes: A Historical Approach to the Late Pagan Mind, CUP Archive, 1986, ISBN 0-521-32583-8.
  4. ^ Pam O Long, Openness Secrecy Authorship: Technical Arts and the Culture of Knowedge from Antiquity to the Renaissance, JHU Press, 2004, ISBN 0-8018-6606-5, 9780801866067.
  5. ^ C. Leemans, Papyri graeci musei antiquarii publici Lugduni-Batavi, 2 vol. Brill: 1843, 1885.
  6. ^ John Granger Cook, The interpretation of the Old Testament in Greco-Roman paganism, Mohr Siebeck, 2004 - 399 pagine. "Thesaurus Linguae Graecae CD ROM #E, U. Cal. Irvine 1999"
  7. ^ PGM IV. 1266

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Preisendanz, K. et al. (1928-1931 prima ed.) Papyri Graecae Magicae. Die Griechischen Zauberpapyri. (2 vol)
  • Preisendanz, K., Albert Henrichs (1974-1974 seconda ed.) Papyri Graecae Magicae. Die Griechischen Zauberpapyri. (2 vol) Stoccarda: Teubner.
  • Betz, H. D. et al. (1986) The Greek Magical Papyri in Translation. Including the Demotic Texts. University of Chicago Press.
  • Muñoz Delgado, L. (2001) Léxico de magia y religión en los papiros mágicos griegos, Diccionario Griego-Español. Anejo V. Madrid: CSIC.
  • William M. Brashear, “The Greek Magical Papyri,” Aufstieg und Niedergang der römischen Welt II, 18.5 (1995), pp. 3380–3730, anteprima limitata online.
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