Chiesa ortodossa copta

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Chiesa ortodossa copta
Coptic cross.svg
Classificazione Ortodossa
Orientamento Chiesa non calcedonese
Associazione Chiese orientali antiche
Diffusione Egitto, Etiopia e Eritrea
Rito copto
Primate Papa di Alessandria Teodoro II
Sede Alessandria d'Egitto
Struttura organizzativa diocesi
Separazioni Chiesa ortodossa etiopica
Fedeli Tra 3 ed 8 milioni
Altri nomi Chiesa copta

La Chiesa copta è una chiesa cristiana miafisita (impropriamente detta monofisita, definizione non accettata né dai copti né dagli etiopi). È una delle Chiese orientali antiche.

Nella Chiesa copta il titolo di "Papa" spetta al Patriarca di Alessandria. Dopo più di quarant'anni di regno di Shenouda III, deceduto il 17 marzo 2012, ora il Patriarca è Teodoro II, 118esimo papa della Chiesa copto ortodossa. Il 4 novembre 2012, il suo nome è stato estratto a sorte da un bambino, la cui mano si dice sia guidata dal volere di Dio, al termine di una lunga liturgia nella cattedrale del Cairo.

Nel corso del XIX secolo una parte di essa si è portata in comunione con il Papa di Roma. Oggi sussiste sotto il nome di Chiesa cattolica copta.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa copta fu fondata in Egitto nel I secolo. Il nome deriva dalla parola greca che indica il paese d'Egitto: Aigyptios, evoluta col tempo dapprima in gipt e poi in qibt. La Chiesa copta ha origine dalla predicazione di San Marco, discepolo di San Paolo, che scrisse il suo Vangelo nel I secolo e portò il cristianesimo in Egitto (regnante a Roma l'imperatore Nerone). La liturgia[1]è simile a quella europea (Divina Liturgia), ma le due liturgie si sono evolute differentemente, anche perché quella europea è stata influenzata dal ruolo del patriarcato di Costantinopoli, mentre quella copta dal ruolo del patriarcato di Alessandria. La Chiesa copta rivendica, infatti, di non riconoscere le decisioni del Concilio di Calcedonia (451).[2]

I primi monaci copti vissero in Egitto durante il IV secolo, molti di loro morirono come martiri. Durante il IV e V secolo si ebbe lo scisma della Chiesa copta dalla Chiesa latina e greca. Il IV ed il V secolo furono caratterizzati dalla lotta tra le varie dottrine cristologiche. I cristiani si divisero circa la natura di Cristo: gli ariani accentuavano la natura "umana"; i nestoriani, pur considerando Cristo sia uomo che Dio, affermavano che le due nature non erano contemporanee.

Il concilio di Calcedonia stabilì che Cristo era, al tempo stesso, completamente Dio e completamente uomo, avendo due nature. Ciò provocò lo scisma dei duofisiti nestoriani e dei miafisiti (ortodossia copta ed etiopica), che rimasero fedeli ai concili precedenti.

La Chiesa copta è stata una delle Chiese a soffrire di più dell'avanzata araba nel Nordafrica. Nonostante la legislazione islamica permettesse alle "religioni del Libro", cioè cristiani, ebrei e zoroastriani, di professare la propria fede, assegnando ai fedeli di altre religioni lo status di dhimmi, di fatto impediva le conversioni dall'Islam al Cristianesimo, o il matrimonio di donne musulmane con cristiani.

Dopo il concilio Vaticano II, Chiesa cattolica e Chiesa copta hanno iniziato un cammino ecumenico di dialogo. Questo ha portato nel 1973 al primo incontro, dopo quindici secoli, tra papa Paolo VI ed il patriarca dei copti papa Shenuda III. Insieme decisero di iniziare un dialogo teologico, il cui frutto principale è stata la dichiarazione comune del 12 febbraio 1988 (la Chiesa cattolica era allora guidata da papa Giovanni Paolo II), che esprime un accordo ufficiale sulla cristologia, accordo approvato dal Santo Sinodo della Chiesa copta ortodossa. La dichiarazione comune sulla fede cristologica mette fine a secoli di incomprensione e di reciproca diffidenza. Così i due pontefici si esprimono:

« Crediamo che il Nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo, il Verbo Incarnato è perfetto nella Sua Divinità e perfetto nella Sua Umanità. Ha reso la Sua Umanità una con la Sua Divinità senza mescolanza, commistione o confusione. La Sua Divinità non è stata separata dalla Sua Umanità neanche per un momento o per un batter d'occhio. Al contempo anatemizziano la dottrina di Nestorio e di Eutiche. »
(Dichiarazione comune del 12 febbraio 1988)

Cristologia[modifica | modifica sorgente]

La concezione di Cristo della Chiesa copta si distingue da quella dei nestoriani e dei monofisiti veri e propri (Eutiche). Ancora oggi i copti amano definirsi "miafisiti", in quanto non credono alla definizione calcedonese "due nature in una persona" ma preferiscono parlare di "unica natura del Verbo incarnato" (secondo le parole di san Cirillo di Alessandria). Questo perché, secondo il dettato biblico, ad ogni natura corrisponde una persona e, affinché la Trinità non diventi una "tetra-unità", Cristo deve essere concepito con un'unica natura.

I copti credono che il Signore sia perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, ma la sua divinità e la sua umanità sono state unite in una sola natura chiamata "la natura del Verbo incarnato", ribadita da san Cirillo di Alessandria. I copti, quindi, credono in un'unica natura: "umana" e "divina", unite "senza mescolanza, senza confusione, senza alterazione" (dalla dichiarazione di fede alla fine della divina liturgia copta). Queste due dimensioni (umana e divina) "non si sono separate nemmeno per un attimo o battito di ciglia" (dalla dichiarazione di fede che si pronuncia alla fine della Messa copta). Per i copti Gesù è Dio completo e uomo completo insieme, ma quella di Cristo è comunque un'unica natura nata dall'unione delle due precedenti, senza né mescolanza né confusione o separazione. Questo è ciò che la Chiesa Copta ha sempre ritenuto di affermare, sia in passato (Concilio di Calcedonia del V secolo) che oggi.

Il Papa e i vescovi[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa copta ortodossa ha un proprio Papa, attualmente Tawadros, che si è insediato il 18 novembre 2012 al Cairo come 118º patriarca dalla predicazione di san Marco. A differenza di quanto avviene nella Chiesa cattolica, per il papa copto non esiste un analogo del dogma dell'infallibilità papale. Per un'antica tradizione, i vescovi della Chiesa copta possono provenire solo dal "clero bianco", cioè dai monaci. Pertanto, ad essi è richiesto il celibato.

La Chiesa e la sua diffusione[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa copta è erede del millenario monachesimo egiziano, di cui mantiene ancora le antiche istituzioni monastiche, ed è sede di istituzioni teologiche e accademiche, con una presenza diffusa in una diaspora a livello mondiale. La valutazione del numero dei copti è un compito arduo: tale numero è tenuto forzatamente basso dalle statistiche ufficiali egiziane (il censimento del 1986 ne dichiara 3.300.000, ossia l'8% degli egiziani). Di fronte alle manipolazioni degli addetti al censimento, e alle strategie di riservatezza degli stessi copti per assicurare la protezione dell'anonimato, gli stessi studi specialistici sulle minoranze cristiane in Medio Oriente non riescono a trovare un accordo e presentano cifre che oscillano fra i 3 e gli 8 milioni.

Lingua copta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi lingua copta.

Calendario copto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calendario copto.

Il calendario copto, chiamato anche calendario alessandrino, è utilizzato dalla Chiesa copta ortodossa in Egitto e in Etiopia. Tale calendario deriva dall'antico calendario egiziano: esso venne riformato al tempo di Tolomeo III (Decreto di Canopo, 238 a.C.) con l'introduzione del sesto giorno epagomenale ogni quattro anni (in pratica una compensazione come quella dell'anno bisestile); tuttavia tale riforma venne messa in pratica solo nel 25 a.C., quando l'imperatore romano Augusto riformò formalmente il calendario egiziano, tenendolo da quel momento in poi in sincronia con il calendario giuliano. Il calendario copto corrisponde al calendario egiziano così rinnovato.

Seguendo il calendario egiziano, viene mantenuta la suddivisione in tre stagioni della durata di quattro mesi ciascuna. Le tre stagioni sono commemorate da preghiere speciali della liturgia copta e tale suddivisione è mantenuta oggi da molti contadini che vi riconoscono le varie stagioni dell'agricoltura. Oltre ai "normali" 12 mesi di 30 giorni, il calendario prevede anche un "mese" intercalare alla fine dell'anno, della durata di 5 o 6 giorni (in base all'anno bisestile). Gli anni e i mesi coincidono con quelli del calendario etiopico, ma hanno nomi diversi.

L'anno inizia il 29 agosto del calendario giuliano, che al giorno d'oggi coincide con l'11 settembre nel calendario gregoriano. Il computo degli anni parte dal 284, anno in cui divenne imperatore romano Diocleziano, il cui regno fu segnato da torture e persecuzioni di massa nei confronti dei cristiani, specialmente in Egitto; per questo l'abbreviazione che accompagna l'anno copto è "A.M." (Annum Martyrum, anno dei martiri).

In Egitto[modifica | modifica sorgente]

Timoteo Eluro, grazie a monaci cristiani egiziani, chiamati in arabo qubt (copti) (dal greco [e]gýpt[ikos]), fu il fondatore della Chiesa egizia miafisita, detta appunto Chiesa copta.

Il miafisismo adottato dai copti rifiutava il concetto espresso da Eutiche di fusione tra le due nature, divina e umana, di Gesù, per favorire un'unione come tra corpo e anima, denominata miafisismo.

Tra il 484 e il 519, nel periodo dello scisma acaciano, voluto dal patriarca di Costantinopoli Acacio, il miafisismo si rafforzò in Egitto, grazie soprattutto a Pietro Mongo, vescovo d'Alessandria e successore di Eluro, che accettò l'Henotikon, il documento di compromesso (poi fallito) tra cattolici e monofisiti, voluto dall'imperatore Zenone di Bisanzio (474-475 e 476-491).

Negli anni successivi i copti considerarono gli Arabi come liberatori durante la loro lotta con i bizantini. I rapporti col potere arabo-islamico sono segnati dall'alternanza tra momenti di maggiore tolleranza e fasi di persecuzione religiosa.

In Etiopia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa ortodossa etiope.

Intorno al 356 il vescovo Frumenzio contribuì a convertire al Cristianesimo l'Etiopia. La religione cristiana in Etiopia, in principio, trovò resistenze da parte dei locali, ma nel VI secolo riscosse sempre maggior successo con l'arrivo dei “Nove Santi”, monaci monofisiti che fuggivano dalle persecuzioni.
Dal 640 la Chiesa d'Etiopia fu legata a quella copta egiziana e così rimase fino al 1948. Nel XVII secolo, con il negus Susenyos, ci fu un forte avvicinamento alla Chiesa cattolica, che durò fino al 1632.

L'ultimo negus (poi imperatore) Hailé Selassié (Haylasellase I) (imperatore dal 1930 al 1936 e dal 1941 al 1974) riorganizzò la Chiesa d'Etiopia, avvicinandola alla Chiesa copta egiziana e facendola diventare Chiesa di Stato Tawahedo. Da allora la Chiesa non è più definibile copta ma Ortodossa Tawahedo. L'Abuna Basilios, il primo patriarca, fu eletto nel 1959 e gli successe l'Abuna Tewophilos nel 1971 (questi venne ucciso dalla giunta militare marxista). I successori furono l'Abuna Tekle Haymanot, l'Abuna Merkorios e l'Abuna Paulos (i primi due non vennero riconosciuti dal sinodo della Chiesa copta).

La Chiesa risente di diversi influssi del credo ebraico, tra cui la circoncisione, la festività settimanale del sabato, la separazione della carne in pura ed impura, e la presenza dell'Arca dell'Alleanza ad Axum.

Oggi la Chiesa d'Etiopia è la più estesa delle chiese pre-calcedoniche e i suoi credenti sono circa 36 milioni, in Etiopia e non. Il termine Tewahido vuol dire, in lingua Ge'ez "l'essere che si è fatto uno", rifacendosi alla dottrina teologica monofisita.

In Eritrea[modifica | modifica sorgente]

La più giovane tra le chiese orientali ortodosse è la Chiesa Eritrea Ortodossa Tewahido, sorta nel 1993, dopo il raggiungimento dell'indipendenza dell'Eritrea dall'Etiopia. Anche se persistono ancora forti contrasti legati agli sconvolgimenti politici in cui la chiesa Etiopica si è trovata coinvolta, le due chiese sono in comunione tra loro.
Il patriarca dal 2007 è l'Abuna Dioskoros; la Chiesa conta circa due milioni di fedeli che vivono in Eritrea, Europa e Nord America.

I copti in Italia[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa copta, che nel territorio nazionale italiano ha trovato un ambiente cristiano favorevole e non antagonista, mostra una grande energia e vitalità. Le comunità copte italiane svolgono, oltre a una profonda vita pastorale, centrata sull'esperienza del monachesimo del deserto, anche attività per il mutuo supporto e aiuto dei credenti nella vita sociale e familiare.

Si calcola che i fedeli copti in Italia siano circa 50.000, la maggior parte dei quali sono concentrati in Friuli-Venezia Giulia, nella zona di Aquileia. Tale presenza si è resa visibile sin dalla metà degli anni settanta, periodo in cui sono cominciate le celebrazioni e le attività pastorali con grande vigore. Dagli anni ottanta la popolazione copta a Milano e dintorni si è notevolmente incrementata, tanto che nella provincia ci sono diverse parrocchie regolarmente funzionanti e molto frequentate, e altre sedi parrocchiali e comunità in formazione. Oggi esistono due vescovi copti in Italia.

Le recenti difficoltà che stanno vivendo i copti in Egitto sono uno stimolo molto pressante all'emigrazione verso l'Italia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ O "celebrazione eucaristica", comunemente detta "messa".
  2. ^ Per questo i cristiani copti sono chiamati "proto-calcedoniani".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

In italiano
  • CANNUYER, Christian, I Copti, trad. it., Interlogos, Schio (Vicenza) 1994.
  • DOUGLAS, Swannie, curatore del sito eresie.it e della voce "Monofisismo e Chiese orientali ortodosse"
  • Efthalia Rentetzi, L'arte cristiana in Egitto, in “ O Odigos. Rivista dell'Istituto di Teologia Ecumenica San Nicola”, Bari 2008 (n. aprile-giugno), pp. 21-26.
In altre lingue
  • (EN) CERNY, Jaroslav Cerný and GROLL, Sarah Israelit, A Late Egyptian Grammar, Biblical Institude Press, Rome, 1984
  • (EN) CRUM, W. E., Coptic Dictionary, Oxford University Press, New York. 1939, 2000
  • (DE) GERHARDS, A., BRAKMANN, H., Die koptische Kirche, Kohlhammer, Stoccarda, 1994
  • (DE) Wolfgang Kosack: Der koptische Heiligenkalender Deutsch - Koptisch - Arabisch nach den besten Quellen neu bearbeitet und vollständig herausgegeben mit Index Sanctorum koptischer Heiliger, Index der Namen auf Koptisch, Koptische Patriarchenliste, Geografische Liste. Christoph Brunner, Berlin 2012, ISBN 978-3-9524018-4-2.
  • Wolfgang Kosack:Novum Testamentum Coptice. Neues Testament, Bohairisch, ediert von Wolfgang Kosack. Novum Testamentum, Bohairice, curavit Wolfgang Kosack. / Wolfgang Kosack. neue Ausgabe, Christoph Brunner, Basel 2014. ISBN 978-3-906206-04-2.
  • (EN) LAMBDIN,Thomas O. , Introduction to Sahidic Coptic, Mercer University Press. Macon
  • (FR) PEETERS, Vergote. Peeters, Grammaire Copte, Leuven, 1992
  • (EN) SMITH, Richard, A concise Coptic-English lexicon SBL resources for biblical study
  • (FR) VALOGNES, Jean-Pierre, Vie et mort des Chrétiens d'Orient, Fayard, Parigi, 1994
  • (FR) ZAKI, Magdi Sami, Histoire des coptes d'Égypte, Éd. de Paris, Versailles, 2005

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