Nitria

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Nitria è un'antica località egiziana, ora scomparsa. Si trovava su una collina a pochi chilometri a sud di Alessandria d'Egitto, forse nei pressi dell'attuale villaggio di el-Barnudj, nel territorio del Governatorato di Beheira, nella regione nord-occidentale del delta del Nilo. La località ha dato il nome alla depressione sottostante, chiamata deserto di Nitria (l'attuale Wadi el-Natrun).

La fondazione della comunità di Nitria, ad opera del monaco eremita sant'Ammonio, risale all'incirca al 330; si trattava di una comunità di padri del deserto, ossia monaci anacoreti che si ritirarono in vita ascetica, sulla scia dell'esempio di personaggi come sant'Antonio abate, san Pacomio o san Macario il Grande.

Ad oggi non sono state ritrovate rovine archeologiche della località: probabilmente i resti degli antichissimi edifici monastici, costruiti con mattoni di fango cotto, sono andati definitivamente distrutti dall'acqua utilizzata per le moderne coltivazioni agricole. L'esistenza della comunità è comunque ad oggi comprovata attraverso i documenti e le testimonianze storiche. Nell'Historia Monachorum in Aegypto si legge:

« Quindi ci recammo a Nitria, il più famoso di tutti i monasteri dell'Egitto, a circa quaranta miglia da Alessandria; prende il nome da una città vicina in cui si produce salnitro [...] In questo luogo ci sono circa cinquanta dimore, o non molte di meno, poste tutte vicine e sotto una casa madre. In alcune di esse abitano insieme molte persone, in altre poche ed in alcune ci sono fratelli che vivono soli. Anche se sono divisi dalle loro dimore essi rimangono uniti e inseparabili nella fede e nell'amore. »
(Historia Monachorum in Aegypto, IV secolo)

Un'altra testimonianza si deve al vescovo Palladio di Galazia (ca. 364 – 420), che nella Storia lausiaca racconta:

« Mi recai al monte Nitria. Fra il monte ed Alessandria si trova un lago chiamato Marea lungo settanta miglia. Impiegai un giorno e mezzo per attraversarlo dalla montagna alla sua sponda meridionale. Oltre la montagna si estende il grande deserto che lambisce Etiopia, Mazica e Mauritania. Sulla montagna vivono circa cinquemila uomini che seguono stili di vita differenti, ciascuno come vuole o come può. Così qualcuno vive solo, altri a coppie ed alcuni in gruppi. Ci sono sette forni su questa montagna che servono questi uomini e gli anacoreti del Grande Deserto, seicento in tutto. [...] Sulla montagna di Nitria si trova una grande chiesa [...] La foresteria è vicino alla chiesa. Qui è ricevuto ogni ospiti in arrivo finché parta volontariamente. Rimane qui tutto il tempo anche per un periodo di due o tre anni. Permettono che un ospite rimanga a riposo per una settimana; dopodiché egli deve aiutare in giardino, al forno, o in cucina. Se è una persona di riguardo, gli danno un libro, ma non permettono che conversi con alcuno prima dell'ora sesta [mezzogiorno, NdT]. Sulla montagna vivono medici ed anche cuochi pasticceri. Usano inoltre il vino e lo vendono. Lavorano tutti con le loro mani tessendo tele, in modo che nessuno resti ozioso. Ed in effetti attorno all'ora nona uno può levarsi in piedi e sentire la salmodia divina raggiungerlo da ciascuna cella ed immaginare di trovarsi in paradiso. Occupano la chiesa soltanto il sabato e la domenica. Otto sacerdoti si prendono cura della chiesa; quando il prete più anziano si leva, nessuno degli altri celebra messa o tiene sermoni, ma si siedono semplicemente in silenzio accanto a lui. »
(Historia Lausica, IV-V secolo)

Il progressivo declino di Nitria ebbe inizio probabilmente a partire dalla seconda metà del VII secolo. Quando il patriarca copto Beniamino I (626-665) visitò l'area nel suo viaggio verso Scete, la valle di Nitria era pressoché deserta. Le rovine dell'antico insediamento sono state cancellate progressivamente dalla sabbia e dal vento del deserto, nonché dai recenti progetti di bonifica ed irrigazione della zona. In ogni caso le dimensioni di Nitria, negli anni di massimo splendore, indussero i monaci a fondare diversi altri insediamenti in zone limitrofe, come a Wadi el-Natrun, dove quattro cenobi sono sopravvissuti fino ad oggi.

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