Aoristo

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L'aoristo (in greco antico ἀόριστος χρόνος, "tempo non-definito") è un "tempo" verbale di lingue come il sanscrito,[1] il serbocroato, il bulgaro e il greco classico e moderno.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una forma verbale che, come dice il nome stesso, si pone al di fuori della tradizionale contrapposizione tra un aspetto imperfettivo (che vede l'azione nel suo svolgersi) e quello perfettivo che insiste sul fatto che l'azione sia vista come già compiuta. L'aoristo caratterizza l'azione in sé e per sé, senza indicazioni precise di tempo o di aspetto. Per questo l'aoristo si presta ad essere impiegato nella narrazione e può quindi essere tradotto con tempi del passato (per esempio il passato remoto in italiano). Va però ricordato che sarebbe improprio inserire indicazioni di tempo e di aspetto tra le caratteristiche dell'aoristo, che può anche essere impiegato, ad esempio, in relazione ad un tempo futuro. Per esempio, l'espressione kyrie eleison (dal greco Κύριε ἐλέησον, "Signore, abbi pietà") contiene l'imperativo aoristo di ἐλεέομαι (eleèomai, "avere pietà").

Un altro uso dell'aoristo in greco, è quello del cosiddetto aoristo gnomico, che indica proverbi o sentenze validi sia per il passato che per il presente che per il futuro.

In latino, l'aoristo ha finito per fondersi con il perfetto, in opposizione all'imperfetto. Per esempio dixi "dissi/ho detto" da dicere "dire" è integrato come voce del "perfetto", ma proviene da un antico aoristo "sigmatico".

Lingue non indoeuropee[modifica | modifica sorgente]

Benché sia un termine linguistico nato nel contesto della grammatica greca, il termine aoristo viene impiegato anche per definire tempi con determinate caratteristiche di indeterminatezza tempo-aspettuale, anche al di fuori delle lingue indoeuropee.

Per esempio, nella lingua turca l'aoristo ha un valore completamente diverso da quello riscontrabile nelle lingue indoeuropee.

L'aoristo è anche uno dei tre temi principali del verbo in berbero, accanto al perfetto (o "compiuto" o "preterito" secondo gli studiosi) ed all'imperfetto (o "incompiuto", o "aoristo intensivo"). Il suo uso è oggi differenziato a seconda delle diverse lingue e dialetti; in tashelhit esso assume il valore del verbo posto all'inizio del periodo: se il periodo inizia con un perfetto, seguito da una serie di aoristi, questi avranno tutti un valore di perfetto; se invece in testa al periodo vi è un imperfetto, gli aoristi successivi avranno anch'essi un valore imperfettivo.

In quenya, lingua artificiale ideata da J. R. R. Tolkien, l'aoristo ha il valore di un presente abituale.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Lorenzo Pullè (conte.), Grammatica sanscrita, 1883.
  2. ^ Grammatica descrittiva quenya, 9- I verbi a- L'aoristo b- Il presente Differenze nell'uso di aoristo e presente, Luca Timponelli, 2006

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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