J. R. R. Tolkien

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Tolkien nel 1916, con l'uniforme dell'esercito britannico nella prima guerra mondiale

John Ronald Reuel Tolkien (pronuncia /ˈtɒlkiːn/[1]; Bloemfontein, 3 gennaio 1892Bournemouth, 2 settembre 1973) è stato uno scrittore, filologo, glottoteta e linguista britannico, spesso abbreviato in J. R. R. Tolkien. Importante studioso della lingua anglosassone, è l'autore de Il Signore degli Anelli e di altre celebri opere riconosciute come pietre miliari del genere fantasy, quali Lo Hobbit e Il Silmarillion.

Fu Rawlinson and Bosworth Professor di antico inglese dal 1925 al 1945 e Merton Professor di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959 presso l'Università di Oxford[2], dove contribui alla creazione del New Oxford English Dictionary. Fu amico intimo di C. S. Lewis, insieme al quale fu membro di un informale gruppo letterario conosciuto come Inklings. Nel 1961, Lewis segnalò Tolkien alla giuria del Premio Nobel per la letteratura, che venne però scartato, perché la sua scrittura venne definita "prosa di seconda categoria"[3]. Nel 1972 Tolkien ricevette la laurea honoris causa all'Università di Oxford e fu insignito dalla regina Elisabetta dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico[4].

Dopo la sua morte, il figlio Christopher pubblicò una serie di opere basate sull'ampia raccolta di appunti e manoscritti incompiuti del padre, tra cui Il Silmarillion. Questi, assieme a Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, formano un unico corpo di racconti, poemi, linguaggi fittizi e saggi su un mondo immaginario chiamato Arda, e la Terra di Mezzo[5] al suo interno. Tra il 1951 e il 1955 Tolkien applicò la parola legendarium alla gran parte di queste opere.[6]

Sebbene molti altri autori avessero pubblicato opere di narrativa fantasy prima degli scritti tolkieniani[7], il grande successo dello Hobbit e del Signore degli Anelli, nella loro edizione in brossura negli Stati Uniti, condusse a una riscoperta del genere. Questo fatto portò Tolkien ad essere popolarmente conosciuto come il "padre" della narrativa fantasy moderna,[8] o più precisamente high fantasy.[9] Gli scritti di Tolkien hanno ispirato molte altre opere fantasy e hanno avuto un effetto duraturo su tutto il genere. Nel 2008, The Times ha posizionato Tolkien al sesto posto in una classifica de "I 50 più grandi scrittori inglesi dal 1945".[10]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

John Ronald Reuel Tolkien nacque a Bloemfontein, nell'allora Stato Libero dell'Orange (oggi Sudafrica), il 3 gennaio 1892, da Arthur Reuel Tolkien (18571896) e da Mabel, nata a Suffield (18701904). I genitori erano inglesi, originari di Birmingham. All'età di tre anni, nel 1895, per motivi di salute si trasferì con la madre ed il fratello Hilary Arthur Reuel in Inghilterra, a Sarehole, un sobborgo di Birmingham. Il padre non poté raggiungerli perché afflitto da febbri reumatiche che lo porteranno alla morte, il 15 febbraio 1896[11], senza potersi ricongiungere alla famiglia. Durante gli anni che seguirono, però, si spostarono più volte: da Moseley a King's Heath Station nel 1901, e poi da lì a Edgbaston nel 1902. Per ragioni economiche Tolkien dovette ritirarsi dalla scuola King Edwards e si iscrisse alla St. Philips, fino a quando nel 1903 vinse una borsa di studio che gli permise di tornare alla King Edwards stessa.

Un busto di Tolkien esposto nella cappella dell'Exeter College di Oxford

Nel 1904 morì la madre, dalla quale il giovane Tolkien aveva nel frattempo ereditato l'amore per le lingue e le antiche leggende e fiabe, e venne affidato, assieme al fratello, ad un sacerdote cattolico degli Oratoriani, padre Francis Xavier Morgan, che aveva seguito la famiglia nella conversione al cattolicesimo. Sotto la sua attenta guida, il giovane John iniziò gli studi dimostrando ben presto capacità linguistiche notevoli: eccelse in latino e greco e divenne competente anche di altre lingue tra cui il gotico e l'antico finnico. Importanti in questi anni sono anche le sue esperienze nelle associazioni studentesche Società del Dibattito e TCBS. Proprio in questi anni iniziò a lavorare ad un linguaggio da lui inventato. A diciotto anni si innamorò di Edith Bratt, ma il suo tutore, Padre Morgan, gli impedì di vederla e di scriverle fino ai ventuno anni. Tolkien si immerse quindi anima e corpo nello studio dei classici, dell'antico inglese e delle lingue germaniche, all'Exeter College, presso cui aveva vinto, nel 1910, una borsa di studio[12]. Nel 1913 tornò con Edith, e nel 1915 gli fu conferito il titolo di Bachelor of Arts all'Exeter College di Oxford; contemporaneamente portò avanti molti tentativi poetici.

La famiglia Tolkien nel 1892 su una cartolina di Natale

Scoppiata la guerra, nel 1915 si arruolò volontario nei Lancashire Fusiliers con il grado di sottotenente[13]; poco prima di partire per il fronte, il 22 marzo, si sposò con Edith. Venne mandato in trincea sul fronte occidentale (partecipò anche alla Battaglia della Somme), e qui i suoi tre migliori amici persero la vita; in seguito, dopo soli sei mesi di trincea, si ammalò e gli fu concesso il ritorno in patria[13]. Nel 1917 nacque il suo primo figlio John e Tolkien collaborò per due anni alla stesura dell'Oxford English Dictionary. L'anno dopo nacque il secondo figlio Michael. Finita la guerra proseguì gli studi all'Exeter College, conseguendo nel 1919 il titolo di Master of Arts. Nel 1921 diventò docente di Lettere all'università di Leeds e continuò a scrivere e a perfezionare i suoi "Racconti perduti" e il suo linguaggio inventato. Tre anni dopo nacque il suo terzo figlio Christopher, poi seguito da una figlia, Priscilla. Nel 1925 venne nominato professore di filologia anglosassone all'Università di Oxford. È di questi anni la sua profonda amicizia con C. S. Lewis, autore delle Cronache di Narnia; insieme fondarono il circolo degli Inklings, di cui fu membro anche Charles Williams. Nel 1945 gli venne affidata la cattedra di lingua inglese e letteratura medievale del Merton College, dove insegnò fino al suo ritiro dall'attività didattica avvenuto nel 1959.

Specializzato nel dialetto medievale dell'Inghilterra centro-occidentale (di cui era originaria la sua famiglia), tradusse e commentò molti testi antichi che vengono ancor oggi studiati. Fu soprattutto tra il 1920 ed il 1930 che scrisse e fece correre la sua fervida immaginazione. I suoi lavori si distinguevano in due categorie: le storie inventate per i suoi figli e le leggende e le mitologie del suo mondo. Il tassello per unire queste due realtà arrivò all'improvviso quando, in una calda giornata estiva alla fine degli anni venti, su un foglio bianco scrisse: «In un buco nel terreno viveva uno hobbit». Quel nome colpì a tal punto la sua sensibilità di filologo da spingerlo a scrivere una storia avente come protagonista uno Hobbit, per spiegare meglio cosa fossero queste strane creature.

Nel 1937 l'opera venne pubblicata con il titolo Lo Hobbit: il libro è pensato per i più piccoli ma vi si può intravedere uno sfondo ben più vasto e complesso. Il libro riscosse grande successo tanto che Tolkien, su richiesta dell'editore, mise mano a tutto il materiale, scritto e non, che aveva prodotto fino ad allora. Tolkien infatti aveva già cominciato fin dal 1917 a "costruire" la Terra di Mezzo, ovvero il mondo incantato in cui si svolgono tutte le avventure descritte. Pur essendo Lo Hobbit la sua opera prima di narrativa, rappresentò una tappa fondamentale nella sua carriera di scrittore: infatti attorno al nucleo originario di quest'opera l'autore sviluppò, nel decennio successivo, il suo mondo immaginario che lo ha reso celebre, quello della Terra di Mezzo, che prese forma soprattutto in quell'epica fantastica che è Il Signore degli Anelli, unanimemente riconosciuta come la sua opera più importante. Scritta in una lingua molto ricercata che cerca di ricostruire la semplicità e la severità dell'inglese medievale, l'opera – considerata dall'autore come un unico libro e non una trilogia – viene inizialmente pubblicata per ragioni economiche e editoriali in tre distinti volumi: La Compagnia dell'Anello (1954), Le Due Torri (1955) e Il Ritorno del Re (1955). Successivamente è stata pubblicata sia in un unico volume che in tre.

Dopo Le avventure di Tom Bombadil (1962), una raccolta di poesie sullo strano personaggio, Tolkien pensò alla possibilità di mettere in musica le molte canzoni di cui si dilettano i suoi personaggi: nel 1968, il musicista Donald Swann pubblicò un ciclo di liriche su testi di Tolkien, dal titolo The Road Goes Ever On. Negli anni seguenti Tolkien lavorò ad un'altra opera, Il Silmarillion — iniziata in verità già dal 1917 — che portò avanti fino alla morte, ma che non riuscì a concludere. Dall'immenso repertorio mitico lasciato in eredità da Tolkien sono nate opere come I racconti perduti, I racconti ritrovati e I racconti incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo, pubblicate dopo la morte dell'autore dal figlio Christopher. Grande amante della natura, trascorse gli ultimi anni della sua vita (dopo il suo ritiro avvenuto il 1969) nella città costiera di Bournemouth dove morì, a 81 anni, il 2 settembre del 1973, due anni dopo la morte di Edith. Sono sepolti insieme nel cimitero di Wolvercote, nei sobborghi di Oxford. Come segno del suo attaccamento alla sua opera decise di fare scolpire sulla lapide della moglie il nome Lúthien e sulla sua il nome Beren, protagonisti della romantica storia del Silmarillion.

Tolkien e la sua influenza sull'immaginario fantasy moderno[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Accoglienza di John Ronald Reuel Tolkien.

L'opera di John Ronald Reuel Tolkien ha raggiunto una notevole fama in tutto il mondo. A quarant'anni dalla morte dello scrittore, i suoi libri sono tuttora in testa alle classifiche di vendita in molti paesi. Tale successo è dovuto anche al fatto che Tolkien è stato capace di produrre un'opera dai molteplici livelli di lettura, complessa ma allo stesso tempo estremamente popolare e facile da recepire ai livelli basilari.

Tolkien, che di mestiere era professore di filologia germanica presso il Merton College, aveva l'abitudine di prendere appunti sui margini dei fogli e su ogni pezzo di carta che gli passasse sotto mano. Da queste semplici annotazioni egli sviluppava storie affascinanti, drammatiche e piene di poesia, rivolte sia ai bambini che agli adulti.

Angolo dell'Eagle and Child Pub, luogo di incontro degli Inklings

Dopo essersi dilettato sin dall'infanzia nella creazione di linguaggi, nel corso degli anni egli sviluppò una vera e propria cosmogonia, narrando la storia di un mondo dai suoi albori sino al sorgere della nostra era. Nel 1916-1917 il professore iniziò infatti la stesura del complesso di miti e leggende che in seguito divenne Il Silmarillion, a cui lavorò per tutta la vita. Il suo intento iniziale era quello di dare all'Inghilterra una vera e propria mitologia, ricostruita dai pochi frammenti rimasti dopo le turbolente vicende storiche di cui essa era stata protagonista; inoltre la genesi di questi miti era strettamente legata alla volontà di Tolkien di creare una mitologia e poi una letteratura epica e fiabesca da attribuire ai popoli che parlavano le sue lingue inventate. Dunque queste opere sono propriamente dei metaracconti.

A partire dagli anni sessanta e settanta, la produzione tolkieniana si è trovata ad essere trascinata entro un fenomeno letterario e di costume di notevole portata che ha contribuito all'affermarsi del moderno immaginario fantasy. La produzione di Tolkien è spesso accostata ai mondi Fantasy: sebbene in vari aspetti di molta parte di certo fantasy moderno siano ispirati (anche solo come citazioni) all'universo tolkieniano, in diversi casi le opere non mostrano un intento di creazione mitologico-simbolica, ma si limitano ad esprimere le sensazioni degli autori o al puro intrattenimento.

L'immaginario fantasy moderno deve a Tolkien non solo la sintassi corretta e grammaticalmente ineccepibile, deve più di ogni altro un concetto: i toni evocativi. Tutto del suo mondo, sotto la lente di ingrandimento ad ogni grado di lettura, sembra provenire da un universo completo e già "compiuto". La cosa inesplicabile del suo stile si riduce a questo: "questo personaggio è già stato immenso nel passato e nel presente, nel mio presente, quello del mio racconto, ma "caro lettore", te ne faccio assaporare solo una minima parte."

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tralasciando la sua pur interessante attività di saggista (non si può però fare a meno di citare il fondamentale saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories — vedi Il medioevo e il fantastico)), le opere di Tolkien si possono suddividere in due grandi gruppi:

  • Racconti vari, solitamente di argomento fantastico e spesso considerati rivolti ai bambini;
  • Opere ambientate nella Terra di Mezzo (Middle-Earth in inglese), tra cui Il Signore degli Anelli, la sua opera più conosciuta.

Le opere appartenenti al primo gruppo, elencate in ordine di pubblicazione in Italia, sono le seguenti:

  • Il cacciatore di draghi, 1975 (Farmer Giles of Ham, 1949)
  • Albero e foglia, 1976, che contiene il saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories, 1939), i racconti brevi "Foglia di Niggle" ("Leaf by Niggle", 1945) e "Il fabbro di Wootton Major" (Smith of Wootton Major, 1967) e la pièce teatrale "Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm" (The Homecoming of Beorhtnoth, 1953)
  • Le avventure di Tom Bombadil, 1978 (The Adventures of Tom Bombadil, 1962)
  • Le lettere di Babbo Natale, 1980 (The Father Christmas Letters, 1976)
  • Mr. Bliss, 1984 (Mr. Bliss, 1982)
  • Roverandom, 1998 (Roverandom, 1998)

Per quanto riguarda invece le opere ambientate nella Terra di Mezzo, che sono poi il motivo principale della fama a livello mondiale raggiunta da Tolkien, mentre lo scrittore era ancora vivente sono stati pubblicati due romanzi:

Il resto è stato tutto pubblicato postumo, a cura del figlio terzogenito Christopher Tolkien, che ha riordinato la mole cospicua di appunti lasciata dal padre. La prima opera uscita è:

  • Il Silmarillion, 1978 (The Silmarillion, 1977) che, pur nella sua "incompiutezza" di fondo, mantiene ancora una trama.

Seguono i vari frammenti, ordinati principalmente per argomento. I frammenti di maggiore rilevanza sono stati pubblicati come:

Altri scritti sulla Terra di Mezzo sono contenuti nei dodici libri della History of Middle-earth i cui primi due volumi sono i famosi Racconti ritrovati e Racconti perduti. La pubblicazione si è conclusa con il dodicesimo volume, ma nel 2002 è uscito un tredicesimo volume formato unicamente di indici.

Il 18 settembre 2006 è stato annunciato un nuovo romanzo di Tolkien, I figli di Húrin, che è stato completato dal figlio Christopher in 30 anni di lavoro ed è stato pubblicato contemporaneamente nel Regno Unito e negli Stati Uniti il 17 aprile 2007.

In un'intervista, il nipote di Tolkien ha dichiarato che non è esclusa la possibilità che nuovi inediti tolkieniani siano pubblicati in futuro. Sarà ambientato nei tempi che vengono prima di ogni suo romanzo sulla Terra di Mezzo.

Si segnala anche l'epistolario:

  • La realtà in trasparenza, 1990 (The Letters of J. R. R. Tolkien, 1981), una raccolta delle lettere scritte da Tolkien a amici, parenti ed editori, contenenti moltissimi riferimenti alla Terra di Mezzo e alla sua creazione.

Si rammentano infine tre volumi di recente pubblicazione:

  • La trasmissione del pensiero e la numerazione degli elfi, 2008 che raccoglie alcuni saggi di Tolkien apparsi su quattro differenti numeri della rivista americana Vinyar Tengwar: "Ósanwe-kenta: indagine sulla comunicazione del pensiero", "Note su Óre", "Mani, dita e numeri Eldarin e scritti correlati" oltre ad altri brevi testi.
  • Nel 2009 viene pubblicato un altro inedito di Tolkien, La leggenda di Sigurd e Gudrùn, che narra vicende eroiche del mito di Sigfrido nello stile delle antiche ballate norrene, di cui l'autore era tanto appassionato. Il libro è inoltre arricchito da ampie note e commenti da parte di Christopher Tolkien, figlio dello scrittore britannico.

Cronologia delle opere[modifica | modifica wikitesto]

Si può riassumere così: Lo HobbitIl Signore degli AnelliIl SilmarillionRacconti incompiutiThe History of Middle-earth - I figli di Hurin. La collocazione cronologica degli avvenimenti all'interno della Terra di Mezzo è certamente più complessa. Facendo riferimento alla Cronologia dell'Occidente, si può affermare che:

  • Lo Hobbit è ambientato negli anni 2941-2942 (con un capitolo anche nel 2949) della Terza Era.
  • Il Signore degli Anelli è ambientato (Appendici escluse) dal 3001 al 3021 della Terza Era, anche se la maggior parte della storia si svolge tra il 3018 e il 3019.
  • Il Silmarillion copre, con le sue storie, un lasso di tempo che va dalla creazione di Arda alla fine della Terza Era. Più precisamente, delle sue cinque parti, L'"Ainulindalë" e il "Valaquenta" sono ambientati prima dell'inizio del calcolo degli anni, il "Quenta Silmarillion" nella Prima Era, l'"Akallabêth" prevalentemente nella Seconda Era, "Gli Anelli di Potere e la Terza Età" dalla fine della Seconda Era sino al termine della Terza Era.
  • I figli di Húrin è ambientato nella Prima Era.
  • I Racconti incompiuti e The History of Middle-earth contengono frammenti ambientati in tutte e tre le Ere.

Quest'ultima opera è in forma frammentaria, intervallata da appunti del curatore, e riprende le storie (in fase iniziale o prima versione) delle altre opere; in alcuni casi comprende parti di storia inedite e sconosciute.

Posizioni politiche e idee religiose[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Influenze su John Ronald Reuel Tolkien.
Tomba di Tolkien e di sua moglie Edith. Sulla lapide si possono leggere i nomi Beren e Lúthien, protagonisti di uno dei racconti dell'autore.

A partire dalla sua pubblicazione, si è parlato tanto del messaggio politico trasmesso da Il Signore degli Anelli e dalle altre opere dello scrittore.

In realtà si tratta di un falso problema: Tolkien non era un attivista politico, né uno scrittore politico. Egli stesso si oppose ad interpretazioni del genere, ed ebbe a dichiarare che Il Signore degli Anelli «non ha intenzioni allegoriche [...] o morali, religiose o politiche» (Lettera 165, La realtà in trasparenza), sebbene abbia scritto anche «solo l'Angelo custode di ognuno di noi, oppure Dio stesso, è in grado di svelare la vera relazione che c'è tra i fatti personali e le opere di un autore. Non certamente l'autore stesso (benché ne sappia più di qualsiasi investigatore), e certamente nemmeno i cosiddetti "psicologi"» (lettera 213, La realtà in trasparenza).

Questa opposizione sembra sussistere, anche se in forma minore, anche quando confessa apertamente la propria fede cattolica: «[...] sono un cristiano (cosa che può anche essere dedotta dalle mie storie), anzi un cattolico. Quest'ultimo fatto forse non può essere dedotto dalle mie storie; benché un critico [...] abbia affermato che le invocazioni di Elbereth e la figura di Galadriel nelle descrizioni dirette [...] siano chiaramente collegate alla devozione cattolica a Maria. Un altro ha visto nel pane da viaggio (lembas) un viaticum e nel fatto che nutre la volontà [...] e che è più efficace quando si è digiuni un riferimento all'Eucaristia. (Cioè: la gente indugia in cose molto elevate anche quando si occupa di cose meno elevate come una storia fantastica).» (lettera al padre gesuita Robert Murray).

Egli sembra non disprezzare il metodo simbolico tipico delle parabole evangeliche, ossia il parlare di una verità utilizzando dei simboli: «Io pretenderei — scrive —, se non pensassi che fosse presuntuoso da parte di una persona così mal istruita, di avere come obiettivo quello di dimostrare la verità e di incoraggiare i buoni principi morali in questo nostro mondo, attraverso l'antico espediente di esemplificarli attraverso personificazioni diverse, che alla fine tendono a farli capire».

Inoltre, a tal proposito, afferma: «Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un'opera religiosa e cattolica; all'inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo la "religione", oppure culti e pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l'elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo. Tuttavia detto così suona molto grossolano e più presuntuoso di quanto non sia in realtà. Perché a dir la verità io consciamente ho programmato molto poco: e dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato (da quando avevo otto anni) in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so.» (lettera al padre gesuita Robert Murray).

Ovviamente — come tutti — anche Tolkien aveva delle idee politiche, ma queste non vanno ricercate nella sua produzione letteraria. L'unico modo in cui è forse possibile ricostruirle è attraverso la lettura di scritti più personali (e non pubblicati mentre era in vita), come la raccolta delle Lettere (edita in Italia col titolo di La realtà in trasparenza. Lettere 1914-1973, a cura di Humphrey Carpenter e Christopher Tolkien, Rusconi, Milano 1990).

Come ci riferisce il biografo Humphrey Carpenter, Tolkien ricordava la madre con grande affetto: "Mia madre è stata veramente una martire; non a tutti Gesù concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a Hilary e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede". Ronald Tolkien scrisse queste parole nove anni dopo la morte di sua madre. Ci indicano come egli associasse alla madre la propria appartenenza alla Chiesa cattolica. Si potrebbe aggiungere che, alla morte della mamma, la religione prese nei suoi affetti il posto che lei aveva precedentemente occupato. La consolazione che gliene derivò fu sia emozionale sia spirituale.»[14]

Nelle Lettere, Tolkien appare innanzitutto come un uomo profondamente cristiano e cattolico. Questa sua visione ispira indubbiamente la sua opera, e dal suo senso religioso discendono anche le sue idee politiche, che mai prendono esplicitamente posizione verso una particolare fazione.

Oratorio di Birmingham, dove Tolkien era parrocchiano e chierichetto

Nella lettera 52, scritta nel 1943, Tolkien scrive che le sue opinioni politiche «inclinano sempre più verso l'anarchia (intesa filosoficamente come abolizione di ogni controllo, non come uomini barbuti che lanciano bombe) - oppure verso una monarchia non costituzionale. Arresterei chiunque usi la parola Stato (intendendo qualsiasi cosa che non sia la terra inglese e i suoi abitanti, cioè qualcosa che non ha poteri né diritti né intelligenza); [...]».[15] Il suo è sostanzialmente uno sfogo, ma da alcune di queste lettere emerge un'insofferenza nei confronti dello stato moderno e della democrazia,[16] e, più in generale, delle organizzazioni concepite, costruite e guidate da uomini che governano altri uomini: «L'occupazione più inadatta per qualsiasi uomo [...] è governare altri uomini. Non c'è una persona su un milione che sia adatta e men che meno quelli che cercano di afferrare l'opportunità» (lettera 52).

Allargando il discorso, Tolkien diffida fortemente di tutte le forme di "organizzazione" create dall'uomo, comprendendo in queste anche le istituzioni, gli eserciti e la tecnologia (Lettera 66). Anche alla base di queste affermazioni vi è un concetto religioso: è la presunzione umana che costruisce diavolerie senza disporre del senno per padroneggiarle; e arrogandosi il potere di "creare", che è invece riservato a Dio, mentre all'uomo rimane solo la potenzialità della sub-creazione artistica (Lettera 75).

Per questo le sue simpatie vanno a coloro che cercano di sottrarsi agli schieramenti e alle conquiste dell'uomo: «agli staterelli che rimangono neutrali», alla Gallia libera e a Cartagine durante l'epoca romana. Ed egli stesso dichiara di appartenere «alla parte dei sempre sconfitti mai sottomessi» (lettera 77).

Tolkien non ha mai dichiaratamente appoggiato un partito politico, né una nazione o un'alleanza fra nazioni. E in effetti i suoi commenti personali al riguardo sono quasi sempre critici. Alcune lettere (tratte da La realtà in trasparenza) ne sono esempi illuminanti.

Sul nazismo: Adolf Hitler viene citato diverse volte, come un «piccolo ignorante, ispirato da un diavolo pazzo» (lettera 45), o un «piccolo furfante volgare e ignorante» (lettera 81). Nella lettera 78 Tolkien afferma che «non c'è molta gente così corrotta da non poter essere redenta», ma ammette l'esistenza di persone «che sembrano incorreggibili a meno di uno speciale miracolo», e che «di queste persone esiste una concentrazione particolarmente elevata in Germania e Giappone».

Su Stalin e il comunismo: Stalin è definito come «quel vecchio assassino assetato di sangue» (lettera 53), mentre per quanto riguarda la propaganda comunista Tolkien afferma: «persino i piccoli infelici Samoiedi, temo, hanno cibo in scatola e l'altoparlante del villaggio che racconta le favole di Stalin sulla democrazia e sui fascisti crudeli che mangiano i bambini e rubano i cani da slitta» (lettera 52).

Sugli USA: Tolkien teme le "manie di massa" introdotte dagli statunitensi, tanto da dubitare che quelle portate dai soviet possano essere peggiori (Lettera 77). In ogni caso non si ritiene sicuro che «una vittoria statunitense a lunga scadenza si rivelerà migliore per il mondo nel suo complesso» (lettera 53).

Una delle sette targhe blu commemorative di Tolkien, posta a The Plough and Harrow in Birmingham
Un'altra delle targhe blu commemorative di Tolkien, posta a Sarehole Mill, in Birmingham

Sulla Patria: Tolkien è patriota, ma nei confronti della sola Inghilterra, «non la Gran Bretagna e sicuramente non il Commonwealth — grr!» (lettera 53).

Sulla seconda guerra mondiale: della guerra, nonostante i suoi libri ne parlino spesso, Tolkien pensa tutto il male possibile. La guerra «moltiplica per tre la stupidità e all'ennesima potenza» (lettera 61). Anche la guerra "giusta", dal momento che gli capita di commentare «stiamo tentando di conquistare Sauron utilizzando l'Anello» (lettera 66).

Sul razzismo: nel 1938 una casa editrice tedesca che voleva pubblicare Lo Hobbit in Germania chiese a Tolkien se fosse di origine ariana. Tolkien ne fu molto seccato, e fu tentato — pur se in ristrettezze economiche — di «lasciare che la pubblicazione tedesca andasse a quel paese». A questo episodio sono totalmente dedicate le lettere 29 e 30, in cui Tolkien ribatte così all'editore tedesco: «temo di non aver capito chiaramente cosa intendiate per arish. Io non sono di origine ariana, cioè indo-iraniana; per quanto ne so, nessuno dei miei antenati parlava indostano, persiano, gitano o altri dialetti derivati. Ma se Voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato».

Ancora: nella lettera 61 scrive di provare orrore per l'apartheid sudafricano. Infine, sul razzismo in generale, la sua parola definitiva si trova nella lettera 81: «I tedeschi hanno lo stesso diritto di definire polacchi ed ebrei vermi da schiacciare, creature subumane, quanto noi di definire così i tedeschi: e cioè nessuno, qualunque cosa abbiano fatto».

È indubbio che nei vari "stati" presenti nella Terra di Mezzo si possano riconoscere varie forme di "governo", ma Tolkien ha negato in varie occasioni ogni identificazione "politica" tra Terra di Mezzo e mondo contemporaneo.

Nel 1961 sconfessò aspramente un critico letterario svedese che aveva ipotizzato che Il Signore degli Anelli fosse una parabola anticomunista, con Stalin nei panni del Signore Oscuro, ribadendo che l'opera fosse stata concepita ancor prima della Rivoluzione d'ottobre; quella che può sembrare l'analogia geografica più significativa, tra Mordor e Unione Sovietica, è smentita da Tolkien nella lettera 229 (La realtà in trasparenza): «La localizzazione di Mordor all'est è dovuta semplicemente alle necessità geografiche del racconto, all'interno del mio sistema mitologico. La fortezza originaria del Male era (come vuole la tradizione) a nord; ma dato che venne distrutta e sepolta sotto il mare, doveva esserci una nuova fortezza, lontana dai Valar, dagli elfi e dalla potenza marinara di Númenor».[17]

Interpretazioni politiche delle opere di Tolkien[modifica | modifica wikitesto]

Almeno due grandi interpretazioni politico-ideologiche sono state fatte delle sue opere. Negli Stati Uniti e nei paesi anglo-sassoni la spiritualità e l'esaltazione del contatto con la natura ne hanno fatto un'icona del movimento hippy. In Italia il recupero della dimensione epico-mitologica e la descrizione di una cultura basati su valori guerrieri di onore, coraggio e lealtà ne hanno fatto uno degli scrittori più amati dalla destra radicale negli anni '70. La profonda cattolicità dell'opera (confermata dallo stesso Tolkien), il senso della tradizione, esemplificata delle "radici che non gelano", il conservatorismo presente nelle sue opere, fanno sì che Tolkien abbia potuto essere fatto assurgere a scrittore in grado di esemplificare, indirettamente, la filosofia conservatrice: così come potremmo osservare, ad esempio, nelle opere di Thomas Stearns Eliot o di Clive Staples Lewis (il quale fu profondamente legato all'amico Tolkien). Entrambe le interpretazioni, comunque, alla luce di quanto espresso nella sezione precedente sono da riconoscere non inerenti al pensiero dell'autore.

Le lingue di Arda[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Linguaggi di Arda.

Tra gli insoliti hobby di Tolkien vale infine la pena ricordare ciò che descrisse nel suo saggio Il vizio segreto (A Secret Vice, pubblicato nella raccolta Il medioevo e il fantastico), ovvero l'invenzione di nuovi linguaggi.

Ah! come oro cadono le foglie al vento, lunghi anni innumerevoli come le ali degli alberi! L'inizio del poema Quenya Namárië scritto in tengwar e in caratteri latini.

Tutto ebbe inizio quando il giovane Tolkien ascoltò per caso un gruppo di ragazzi parlare in "animalico" (o "animalese"), un linguaggio-gioco che si serviva esclusivamente di nomi di animali e numeri per comunicare qualsiasi tipo di informazione. Ad esempio "cane usignolo picchio quaranta" poteva voler dire "tu sei un somaro". Successivamente l'animalico venne dimenticato e sostituito da un nuovo idioma: il "Nevbosh", che storpiava in maniera irriconoscibile le parole inglesi sostituendole in alcuni casi con altre latine o francesi. Da allora l'interesse di Tolkien per le lingue non fece che aumentare. Nel suo saggio Inglese e gallese Tolkien ricorda il giorno in cui per la prima volta vide su una lapide le parole "Adeiladwyd 1887" ("Costruito nel 1887") e se ne innamorò. Il gallese divenne una fonte inesauribile di bei suoni e perfette costruzioni grammaticali, un linguaggio melodioso a cui poter attingere per le sue future invenzioni linguistiche. Infatti, dopo il gallese venne il finnico (suomi), e prima di esso il greco e l'italiano, e l'immaginazione prese il sopravvento.

Bisogna infine ricordare che lo stesso Tolkien, scrisse in una delle sue lettere che «nessuno mi crede quando dico che il mio lungo libro (Il Signore degli Anelli) è un tentativo di creare un mondo in cui una forma di linguaggio accettabile dal mio personale senso estetico possa sembrare reale. Ma è vero». Le storie della Terra di Mezzo erano quindi servite unicamente a dare una collocazione (seppure fittizia) alle parole dei suoi linguaggi. Non era stato dunque il contrario.

Tra le decine di idiomi inventati da Tolkien possiamo citare:

Il mondo di Tolkien: "La Sesta e Settima Era"[modifica | modifica wikitesto]

Le vicende narrate nel Legendarium (dal Silmarillion al Signore degli Anelli passando per Lo Hobbit) si svolgono secondo l'autore in un'epoca mitica o immaginaria della nostra Terra.[18] In alcuni scritti Tolkien ha inquadrato il periodo come un'epoca molto antica ma collegata alla nostra storia attraverso diverse Ere seguenti alla Quarta Era (quella che inizia alla conclusione delle vicende narrate nel Signore degli Anelli), arrivando a specificare che attualmente ci troveremmo tra la fine della Sesta e l'inizio della Settima Era.[19]

Cronologia di Tolkien e delle opere a lui correlate[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico
«Per i servizi resi alla letteratura inglese[20]»
— Buckingham Palace (Londra), 28 marzo 1972

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda la trascrizione fonetica di Tolkien stesso riportata sull'illustrazione di The Return of the Shadow: The History of The Lord of the Rings, Part One, Christopher Tolkien (a cura di), Londra, Unwin Hyman, 25 agosto 1988. (La storia della Terra di Mezzo, vol.6) ISBN 0-04-440162-0. La posizione dell'accento non è pienamente definita: alcuni membri della famiglia Tolkien hanno utilizzato l'accento sulla seconda sillaba (tolKIEN') invece che sulla prima (TOLkien)
  2. ^ Biography, p. 111, 200, 266.
  3. ^ L’Accademia Svedese rifiutò il Nobel a Tolkien : Poesia, di Luigia Sorrentino
  4. ^ Shropshire County Council, J. R. R. Tolkien in Literary Heritage, West Midlands, 2002.
  5. ^ "Terra di Mezzo" (Middle-earth in lingua originale) deriva da una forma anglicizzata del termine in antico norvegese Miðgarðr, che nella mitologia norrena è la terra abitata dagli esseri umani.
  6. ^ Lettere, numeri 131, 153, 154, 163.
  7. ^ L. Sprague de Camp, Literary Swordsmen and Sorcerers: The Makers of Heroic Fantasy, Arkham House, 1976, ISBN 0-87054-076-9. L'autore pone l'accento sull'impatto non solo di Tolkien, ma anche di William Morris, George MacDonald, Robert Ervin Howard e E. R. Eddison.
  8. ^ Mitchell, Christopher, J. R. R. Tolkien: Father of Modern Fantasy Literature, Veritas Forum. URL consultato il 2 marzo 2009.
  9. ^ John and Grant Clute, The Encyclopedia of Fantasy, St. Martin's Press, 1999, ISBN 0-312-19869-8.
  10. ^ The 50 greatest British writers since 1945, The Times. URL consultato il 17 aprile 2008.
  11. ^ Palusci, p.14
  12. ^ Palusci, p.15
  13. ^ a b Palusci, p.16
  14. ^ Humphrey Carpenter, La vita di J. R.R. Tolkien, traduzione italiana con introduzione e note di Gianfranco De Turris, Ares, Milano 1991.
  15. ^ J. R. R. Tolkien, La realtà in trasparenza, p. 70
  16. ^ Nelle sue lettere dirà non essere un "democratico" (nel senso politico del termine, e non intendendo una disuguaglianza tra gli uomini) perché: «[...] l'"umiltà" e l'eguaglianza sono principi spirituali corrotti dal tentativo di meccanizzarli e formalizzarli, con il risultato che non si ottengono piccolezza e umiltà universali, ma grandezza e orgoglio universali, finché qualche orco non riesce a impossessarsi di un anello di potere, per cui noi otteniamo e otterremo solo di finire in schiavitù.» (J. R. R. Tolkien, La realtà in trasparenza, p. 279)
  17. ^ Letters, no. 229.
  18. ^ Lettere, numeri 165, 183, 294
  19. ^ Lettere, numero 211
  20. ^ Supplemento alla Gazzetta di Londra, 31 dicembre 1971

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., La falce spezzata, Marietti 1820, Genova-Milano, 2009.
  • AA. VV., Tolkien e la filosofia, Marietti 1820, Genova-Milano, 2011.
  • AA.VV., C'era una volta... Lo Hobbit - alle origini del Signore degli Anelli, Marietti 1820, Genova-Milano, 2012.
  • AA.VV. Tolkien. La Luce e l'Ombra, Senzapatria, Ascoli Piceno, 2011.
  • Stratford Caldecott, Il fuoco segreto - la ricerca spirituale di J.R.R.Tolkien, Lindau, Torino, 2009.
  • Humphrey Carpenter, Gli Inklings, Marietti 1820, Genova-Milano, 2011.
  • Humphrey Carpenter, J. R. R.Tolkien. La biografia, Fanucci Editore, Roma, 2002.
  • Cesare Catà, Essere in cammino. Tolkien e lo statuto filosofico del concetto medievale di “Uomo pellegrino”, in “Minas Tirith. Rivista della Società Tolkeniana Italiana”, I (2010), pp. 25–44.
  • Gianfranco De Turris, Il drago in bottiglia. Mito, fantasia, esoterismo, Roma, ibiskos, 2007.
  • Gianpiero De Vero, Ombra e mito in Tolkien, Tempi moderni, Napoli, 1980
  • Verlyn Flieger, Schegge di luce, Marietti 1820, Genova-Milano, 2007.
  • John Garth, Tolkien e la Grande Guerra, Marietti 1820, Genova-Milano, 2007.
  • Paolo Gulisano, Tolkien il Mito e la Grazia, Ancora, 2007.
  • Luigi Iannone, Tolkien e il Signore degli Anelli, Controcorrente edizioni, Napoli, 2003.
  • Paul H. Kocher, Il maestro della Terra di Mezzo, Bompiani, Milano, 2011.
  • Emilia Lodigiani, Invito alla lettura di Tolkien, Mursia, 1990.
  • Andrea Monda, L'Anello e la Croce - significato teologico de Il Signore degli Anelli, Rubbettino, Roma, 2008.
  • Adolfo Morganti, Gianfranco De Turris, Polia, T. Bologna, J. R. R. Tolkien Creatore di Mondi, Il Cerchio, Rimini, 1992.
  • Oriana Palusci, John R. R. Tolkien, La Nuova Italia, 1982, ISBN 978-88-221-2693-1.
  • Joseph Pearce, Tolkien: l'uomo e il mito, Marietti 1820, Genova-Milano, 2010.
  • Mario Polia, Omaggio a J. R. R. Tolkien: fantasia e tradizione, Il Cerchio, Rimini, 1980.
  • Brian Rosebury, Tolkien: un fenomeno culturale, Marietti 1820, Genova-Milano, 2009.
  • Tom Shippey, J. R. R. Tolkien autore del secolo, Simonelli, Milano, 2004.
  • Tom Shippey, J. R. R. Tolkien: la via per la Terra di Mezzo, Marietti 1820, Genova-Milano, 2005.
  • Wu Ming 4, Difendere la Terra di Mezzo: scritti su J.R.R.Tolkien, Odoya, Bologna, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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