Neophron percnopterus

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Capovaccaio
Neophron pernopterus.jpg
Neophron percnopterus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Ordine Accipitriformes
Famiglia Accipitridae
Sottofamiglia Aegypiinae
Genere Neophron
Specie N. percnopterus
Nomenclatura binomiale
Neophron percnopterus
Linnaus, 1758

Il capovaccaio (Neophron percnopterus) è un rappresentante degli Aegypiinae. È il più piccolo avvoltoio africano.[senza fonte]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il suo piumaggio è bianco, con penne remigatorie nere, cosa che si nota in modo particolare durante il volo. Nell'area della gola le penne sono di colore giallastro. Il capo è privo di piume, grinzoso e giallo chiaro, con penne per il volo di planata a volte rosso-arancia, come pure la base del becco che è stretta ed ha la punta nera. Le zampe sono giallo chiaro come il becco. L'iride è di colore brunastro. La coda è di forma conica. Per distinguere i sessi si guarda la striscia scura, a volte persino nera, nel muso davanti agli occhi. Gli uccelli giovani hanno il piumaggio inizialmente ocra, un po' maculato e diventa sempre più bianco fino all'età adulta (circa 5 anni) ad ogni muta. Il muso, privo di piume, è grigio e l'iride è nera. L'altezza del capovaccaio è di 60–70 cm, il suo peso di 1,5-2,2 kg. L'apertura alare raggiunge i 180 cm. Sono lunghi da 60–100 cm.

Stile di vita[modifica | modifica sorgente]

I capovaccai vivono in comunità, anche se in piccoli gruppi. Li si vede spesso anche solo in coppia nella savana. Sono spesso gli ultimi che riescono a godere della carne delle carogne.
Covano sulle rupi e sugli scogli sulle alture più disparate, in anfratti o caverne o sotto protuberanze di roccia per proteggersi dagli agenti atmosferici. I nidi sono di dimensioni spropositate per la dimensione dell'uccello e hanno un aspetto disordinato, perché rifiuti umani possono venire intrecciati tra gli sterpi che lo costituiscono insieme ad ossa, carta e materiali di scarto. Resti di carogne sono accumulati nel nido fino alla decomposizione.
La coppia di uova bianche screziate di marrone, sono covate dalla coppia per 42 giorni. I giovani esemplari cominceranno a volare entro 80 giorni.

Un capovaccaio che si nutre.

Alla base della dieta del capovaccaio si trovano le carogne di ogni animale, anche di piccoli animali come rettili, pesci, insetti e altri invertebrati; consumata è anche la frutta, tuttavia, almeno durante il periodo riproduttivo nelle aree di svernamento, una grossa parte della sua alimentazione è legata alla presenza nel territorio del bestiame ovi-caprino. Talvolta i capovaccai cercano qualcosa di commestibile tra l'immondizia, non disdegnando gli escrementi. Questi avvoltoi, nei quartieri di svernamento africani, non temono in alcun modo l'uomo, ed in molti villaggi africani, arrivando a posarsi sui tetti delle capanne o sugli alberi nel bel mezzo dei villaggi. Invece nel periodo riproduttivo, nelle aree di riproduzione extra africane, si mostrano molto elusivi e insofferenti alla presenza umana nei pressi del sito di nidificazione.
Una peculiarità di questi uccelli è il consumo delle uova di struzzo: per rompere il duro guscio di tali uova, questi volatili utilizzano pietre del peso di circa 50 g, ma sono stati visti impiegare anche pietre del peso di 500 g. Le pietre sono rinvenute anche ad una certa distanza dalle uova, dopo averle trovate, i capovaccai raggiungono in volo l'uovo, tenendo la pietra nel becco, e colpiscono l'uovo con la pietra fino a romperne il guscio. Se la pietra dovesse rivelarsi troppo leggera, il capovaccaio ne cercherà una più grossa. Questo comportamento è un significativo esempio di utilizzo di utensili da parte di animali. Il contenuto dell'uovo, sia esso liquido, o un embrione già formato, viene consumato sul posto.

Stato di conservazione[modifica | modifica sorgente]

È specie particolarmente protetta ai sensi della Legge 157/1992[1]; inoltre la direttiva europea 2009/147/CE (uccelli)[2] lo include fra le specie di uccelli viventi allo stato selvatico da proteggere. Questo rapace è molto raro e questo rappresenta un problema, perché non sono affatto nocivi, ma molto utili. Una delle principali cause è la minaccia chimica, che per gli inquinamenti operati nei vari ecosistemi dall'uso intensivo di insetticidi, diserbanti, rodenticidi, comporta conseguenze disastrose su molte specie anche di Falconiformi, compromettendone in vario modo la riproduzione o inducendo comunque turbe più o meno letali. Altre cause rimangono il bracconaggio, la cattura dei nidiacei, il disboscamento e gli incendi. In area sudmediterranea uno dei maggiori problemi per la sua sopravvivenza è costituito dalle trasformazioni ambientali, che negli ultimi anni hanno portato alla rarefazione delle pseudosteppiche cerealicole ed alla drammatica diminuzione della pastorizia brada, con conseguenze significative sullo stato di conservazione di questo rapace (Di Vittorio 2007, Sarà, Grenci e Di Vittorio 2009).

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Areale (in arancione, annuale; in verde i siti di riproduzione)

Il capovaccaio è diffuso in tutta l'Africa, in parte dell'Asia e dell'Europa, soprattutto in area mediterranea, nelle Isole di Capoverde e nelle Canarie. A livello europeo la presenza del capovaccaio comunque è seriamente minacciata, con una popolazione in drastico calo (3000 coppie). In Italia, dove giunge nel mese di marzo e vi rimane sino al termine dell'estate, rimangono solo una decina di coppie, tutte nidificanti tra Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia. Complessivamente si tratta di meno di 15 coppie.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

Alberi disseccati e savana, evitando unicamente le zone desertiche e la foresta pluviale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Repubblica Italiana Legge 157-92
  2. ^ http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2010:020:0007:01:IT:HTML Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009 , concernente la conservazione degli uccelli selvatici

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

(EN) BirdLife International 2007, Neophron percnopterus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.

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