Battaglia di Maratona

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Coordinate: 38°07′05″N 23°58′42″E / 38.118056°N 23.978333°E38.118056; 23.978333

Battaglia di Maratona
Ac.marathon.jpg
La piana di Maratona oggi
Data Agosto/settembre 490 a.C. (vedi datazione)
Luogo Maratona, Grecia
Causa Appoggio militare di Atene e di Eretria alla Rivolta ionia
Esito Vittoria greca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
9.000 Ateniesi
1.000 Plateesi[1]
25.000 fanti e 1.000 cavalieri[1]
Perdite
192 Ateniesi
11 Plateesi[2]
6.400 militari
7 triremi[2]
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La battaglia di Maratona (in greco antico Μάχη τοῦ Μαραθῶνος, traslitterato in Mákhe toù Marathónos) è stato uno scontro militare del settembre del 490 a.C. avvenuto nell'ambito della Prima guerra persiana, che ha visto contrapposte da una parte le forze della polis di Atene, appoggiate da quelle di Platea e comandate dal polemarco Callimaco, a quelle dell'impero persiano, comandate dai generali Dati e Artaferne. Essa è considerata come il momento decisivo del primo tentativo da parte del Re di Persia Dario I di conquistare, o per lo meno punire, la Grecia e, contrariamente alle aspettative che vedevano i Persiani facili vincitori data la loro sproporzionatamente superiore forza numerica, alla fine furono i Greci a esserne i vincitori.

La radice dello scontro va cercata nel supporto che le poleis greche di Atene e Eretria avevano dato alle colonie elleniche della Ionia quando esse si erano ribellate al potere persiano. Perciò Dario decise di punirle duramente. In un aneddoto erodototeo si racconta che Dario, imbracciato l'arco, abbia lanciato una freccia contro il cielo chiedendo a Zeus di potersi vendicare; in un altro, egli avrebbe incaricato un servitore di ricordargli, ogni giorno prima di cena, il suo proposito di vendetta.[3]

Il primo tentativo di attaccare la Grecia risale al 492 a.C.: condotto da Mardonio, si concluse con una clamorosa sconfitta persiana dovuta all'affondamento della flotta presso il Monte Athos, a causa di una violenta tempesta.

Una seconda spedizione avvenne nel 490 a.C., questa volta sotto il comando dei generali Dati e Artaferne. Sottomesse le isole Cicladi e raggiunta via mare l'isola di Eubea, un contingente persiano vi sbarcò con l'obiettivo di punire Eretria. La flotta proseguì poi per raggiungere l'Attica, dove l'esercito persiano scese a terra in una piana costiera presso la città di Maratona. Saputo dello sbarco le forze ateniesi, insieme a un manipolo di opliti di Platea, si affrettarono verso la piana con l'intento di bloccarvi l'esercito persiano. Una volta deciso di dare battaglia, gli Ateniesi riuscirono ad accerchiare il nemico; presi dal panico, i Persiani corsero disordinatamente alle navi, decretando così la loro sconfitta. Reimbarcatisi sulle navi, i Persiani circumnavigarono Capo Sunio con l'obiettivo di attaccare direttamente Atene, ma l'esercito ateniese di Maratona, precipitandosi verso la città a marce forzate guidato dallo stratego Milziade, fu capace di sventare uno sbarco persiano sulla costa attorno al Pireo. Fallita la sorpresa, i Persiani tornarono in Asia minore da sconfitti.

La battaglia di Maratona è famosa anche per la leggenda dell'emerodromo Fidippide, che avrebbe corso da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria e, giuntovi, sarebbe morto per lo sforzo: benché si tratti di una commistione di più storie antiche, essa è arrivata fino ai giorni nostri dando il nome all'omonima gara di atletica leggera, introdotta per la prima volta come disciplina olimpionica nei primi Giochi olimpici dell'era moderna (1896).

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Mappa del mondo greco all'epoca dello scontro.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta ionia e Prima guerra persiana.

Il primo tentativo di invasione della Grecia da parte dei Persiani trova le sue origini nel tentativo di insurrezione delle colonie greche della Ionia contro il potere centrale. Eventi di questo genere, poi replicatisi anche in Egitto e solitamente conclusi con l'intervento armato dell'esercito imperiale, non erano rari:[4] verso il 500 a.C. l'impero persiano, attuatore di una forte politica espansionistica, era però ancora relativamente giovane e quindi potenziale facile vittima dei contrasti fra le popolazioni da esso assoggettate.[4][5][6] Prima della Rivolta ionia, Dario aveva cominciato un programma di colonizzazione ai danni delle popolazioni della penisola balcanica: aveva già sottomesso la Tracia e aveva costretto la Macedonia a diventare un suo alleato. Tale politica d'espansione avrebbe causato inevitabilmente il contrasto con le poleis greche che, appoggiando la rivolta delle colonie che si erano andate a trovare nell'orbita persiana, minacciavano l'integrità dell'impero persiano: il loro sostegno all'insurrezione si rivelò quindi un casus belli ideale per annientare politicamente l'avversario e punirlo per il suo intervento.[5][7][3][8]

La rivolta ionia ebbe origine dal fallimento del tentativo di aggressione dell'isola di Nasso da parte delle forze stanziate dalla Persia e da Mileto, comandate dal satrapo Artaferne e dal tiranno di Mileto Aristagora:[8] in conseguenza della sconfitta quest'ultimo, compreso che il primo l'avrebbe sollevato dall'incarico, decise di abdicare e di proclamare la nascita della democrazia.[8][9] Tale esempio fu seguito anche dai cittadini delle altre colonie greche della Ionia d'Asia, che deposero i propri tiranni e proclamarono la nascita del regime democratico, sul modello di quanto avvenuto ad Atene con la cacciata di Ippia e la nascita della democrazia ad opera di Clistene. Assunto il comando di questo processo d'insurrezione, che nei suoi piani non mirava solo al favorire la nascita di sistemi democratici, ma anche all'insurrezione contro il potere centrale, Aristagora chiese il supporto delle poleis della madre patria, sperando che gli inviassero contingenti militari: tale auspicio venne raccolto solo da Atene e da Eretria, città che poterono inviare però l'una solo venti e l'altra solo cinque navi.[10]

Il coinvolgimento della polis attica nelle vicende relative all'insurrezione si deve a una complessa giustapposizione di circostanze, che traggono le loro origini dall'istituzione della democrazia ateniese durante il VI secolo a.C.:[10] nel 510 a.C., con l'aiuto del re di Sparta Cleomene I, il popolo ateniese era riuscito ad espellere Ippia, figlio di Pisistrato, che assieme al padre aveva comandato dispoticamente la città per 36 anni.[11] Ippia aveva trovato rifugio a Sardi, ospite presso la corte di Artaferne: sceso a patti coi Persiani, consigliò loro le migliori strategie di attacco a danno degli Ateniesi, conoscendone i punti di forza e di debolezza, a patto che l'avessero aiutato a tornare al potere.[12] Contemporaneamente, Cleomene aveva permesso l'insediamento di un governo filo-oligarchico di natura tirannica, retto da Isagora, che si opponeva al potenziamento e al perfezionamento delle riforme già proposte da Solone, auspicato invece da Clistene, politico di ispirazione filo-popolare: quest'ultimo, che si considerava erede al potere, sconfitto politicamente nonostante l'appoggio popolare che si era creato in suo favore, venne esiliato.[13] Stesso destino toccò pure ad Isagora e a Cleomene, che avevano tentato di instaurare un regime oligarchico sul modello spartano pure nella polis ateniese:[14] il popolo, scacciati i due politici, richiamò in città Clistene (507 a.C.) e gli permise di effettuare le riforme di carattere simil-democratico per le quali sarebbe poi divenuto celebre.[15] Il raggiungimento di questo nuovo livello di indipendenza comportò per i cittadini ateniesi la solidificazione del loro desiderio di autonomia, ai danni della politica anti-democratica promossa da Ippia, dagli Spartani e dai Persiani.[14]

L'imperatore di Persia Dario I.

Cleomene, preoccupato per il fallimento del suo tentativo, marciò su Atene con il proprio esercito:[16] tale tentativo, conclusosi con un grande fallimento, portò gli Ateniesi a chiedere soccorso ad Artaferne, affinché potesse proteggere la polis.[17] Giunti a Sardi, gli ambasciatori greci accettarono di concedere al satrapo "terra ed acqua" (in greco antico γῆ καί ὕδωρ)[17] in segno di sottomissione, in conformità con gli usi del tempo ma, una volta tornati, furono severamente puniti per questo loro gesto.[17] Nel frattempo Cleomene tentò un secondo complotto, poi conclusosi in modo fallimentare, con il fine di riportare al governo della città il tiranno Ippia.[12] Quest'ultimo, tornato per la seconda volta alla corte di Artaferne, propose ai Persiani di sottomettere Atene: vano fu tentare di raggiungere un compromesso, in quanto l'unico modo per evitare l'intervento armato sarebbe stato il ripristino del potere di Ippia, proposta sgradita ai cittadini della polis.[10] Rifiutando la proposta di pacificazione, Atene si assumeva il rischio di candidarsi al titolo di principale avversaria dell'impero achemenide.[12] Bisogna però tenere in considerazione anche ulteriori elementi: le stesse colonie, infatti, fondavano il loro modello democratico su quello proposto dalla polis ateniese e gli stessi coloni erano di origine greca.[10]

Atene ed Eretria inviarono quindi un contingente complessivo di 25 triremi per appoggiare la rivolta.[18] Arrivato in loco, l'esercito greco riuscì a marciare fino a Sardi, bruciando la città bassa.[19] L'esercito greco era stato però costretto a ripiegare verso la costa in seguito all'intervento dello schieramento avversario: tale ritirata causò un gran numero di morti tra le file greche. Di conseguenza, questa azione non si rivelò solo inutile, ma per di più causò la definitiva rottura tra i due avversari e la nascita del desiderio di vendetta da parte di Dario.[20] Lo schieramento ellenico venne definitivamente sbaragliato mediante una serie di scontri minori, successivi alla battaglia di Lade, che si era conclusa nel 494 a.C. con una decisiva vittoria della flotta persiana: nel 493 a.C. cedette ogni resistenza greca.[21] La rivolta, domata nel sangue, non ebbe però per Dario l'unico vantaggio di affermare definitivamente il suo controllo sulle colonie greche della Ionia: essa gli concesse infatti di annettere al suo impero pure alcune isole dell'Egeo orientale, spostando verso occidente i confini del suo dominio,[22], e i territori circostanti il mar di Marmara.[23] Infine, il raggiungimento della pacificazione delle colonie ionie diede ai Persiani la possibilità di cominciare la campagna militare successiva ai danni della Grecia, e in particolar modo delle poleis di Atene ed Eretria, che Dario desiderava punire per essere intervenute appoggiando i ribelli che si erano sollevati contro di lui.[24]

Nel 492 a.C., subito dopo la definitiva repressione della rivolta ionica, Dario inviò un contingente militare in Grecia sotto il comando di suo genero Mardonio, condottiero tra i più prestigiosi, che aveva riconquistato la Tracia e costretto a sottomettersi all'impero achemenide il regno di Macedonia comandato da Alessandro I, detto Filleleno per il suo apprezzamento nei confronti del mondo greco e il suo odio per i Persiani. Nonostante questo, la campagna si concluse con l'affondamento della flotta presso il monte Athos.[25]

Tuttavia nel 490 a.C. Dario decise di inviare una seconda spedizione contro i Greci, questa volta guidata da Dati, ammiraglio proveniente dal popolo dei Medi, e da Artaferne, figlio dell'Artaferne satrapo di Sardi, dato che Mardonio, ferito durante la precedente campagna, era caduto in disgrazia. La spedizione aveva tre finalità principali: sottomettere le isole Cicladi, punire le poleis di Nasso, Atene ed Eretria per l'ostilità dimostrata contro l'impero e annettere la Grecia all'impero stesso. Il contingente militare giunse in Eubea durante l'estate, dopo aver attaccato con successo Nasso: la città di Eretria venne presa e incendiata. In seguito, la flotta si spostò verso sud, in direzione della città di Atene, obiettivo finale della spedizione.[26]

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra persiana.
La situazione iniziale.
Ricostruzione dello sbarco.

I Persiani veleggiarono verso sud, in direzione dell'Attica: attraccarono presso la baia di Maratona, posta a circa 40 chilometri da Atene, consigliati dall'ex tiranno di Atene Ippia, che aveva partecipato alla spedizione.[27] Sotto la guida di Milziade, il condottiero ateniese che si riteneva avesse maggiore esperienza nel combattere i Persiani, i suoi soldati marciarono velocemente in direzione della piana, con la finalità di bloccare le due uscite dalla stessa, impedendo ai Persiani di penetrare nell'entroterra.[28][29] Nel frattempo, il più celebre corridore Ateniese, l'emerodromo Fidippide, fu mandato a Sparta per chiedere l'intervento degli Spartati nel conflitto che stava per scoppiare.[30] Sfortunatamente, Fidippide giunse nella polis durante la celebrazione delle Carnee, alle quali corrispondeva un periodo di tregua per Sparta: conseguentemente, l'intervento degli spartani fu rimandato alla notte di plenilunio. I contingenti spartani giunsero sul campo circa dieci giorni dopo, troppo tardi per partecipare al conflitto:[28] gli Ateniesi avrebbero dovuto resistere da soli, supportati da un contingente di militari inviato dalla piccola polis di Platea, composto da soli 1.000 opliti. Nonostante questo, esso venne ben accolto dagli alleati, rincuorati dalla solidarietà dimostrata.[28]

Per circa cinque giorni gli eserciti non si affrontarono, accampati ai lati opposti della piana, in una condizione di tregua.[28] Cornelio Nepote dedica nei suoi scritti una particolare attenzione alla descrizione dell'accampamento ateniese, descrivendolo come ben protetto.[31][32] Riguardo alle condizioni di inizio della battaglia esistono differenti incongruità. Per quanto riguarda il comando della spedizione, a Maratona erano presenti tutti e dieci gli strateghi, fra i quali Milziade, eletti dal popolo diviso in tribù secondo le norme imposte dalla riforma di Clistene.[33] A comando dell'esercito fu posto l'arconte polemarco Callimaco di Afidna, persuaso ad attaccare battaglia da Milziade.[34] Erodoto ci suggerisce come il comando della spedizione venisse affidato a rotazione a ciascuno degli strateghi,[35] ma si potrebbe trattare di un espediente atto a giustificare alcune incoerenze sorte nella narrazione dei fatti non essendo questa strategia confermata da altre fonti:[36] nel racconto di Erodoto, si evidenzia infatti come Milziade fosse pronto ad attaccare il nemico anche senza l'appoggio spartano, ma scelga il suo giorno di comando prima di attaccare. Nonostante a rigore di logica il rimandare l'inizio della battaglia appaia vantaggioso per gli Ateniesi[28], questa scelta si mostra in aperta contraddizione rispetto alla volontà manifestata in precedenza dal comandante[35][37] e quindi il passaggio del potere di stratega in stratega potrebbe essere solo una macchinazione per giustificare l’impossibilità di Milziade di agire prima in quanto impedito dagli altri condottieri. Volendo trovare una giustificazione più realistica a questo apparentemente immotivato ritardo, possiamo semplicemente dire che nessuno dei due schieramenti voleva assumersi la responsabilità dell'iniziare il conflitto.[37][38] Erodoto, affiancato anche dalle altre fonti, sostiene che siano stati i Greci ad attaccare battaglia, nonostante non sia chiaro perché l'abbiano fatto prima che gli spartani potessero giungere sul campo di battaglia.[37] Riguardo questo aspetto, sono state formulate due teorie.[37]

La prima sostiene che la cavalleria persiana avesse lasciato la piana per una ragione non specificata, e che i Greci ritenessero vantaggioso sfruttare l'assenza di quel reparto così temuto. Questa teoria si basa sull'assenza di riferimenti alla presenza di cavalieri nella narrazione di Erodoto e su quanto riportato sul Suda.[37] Su tale enciclopedia è esplicitamente scritto che la battaglia avvenne senza cavalieri (in greco antico χωρίς ἰππεῖς). Ci sono molte varianti di questa teoria, ma quella più accreditata sostiene che la cavalleria fu imbarcata nuovamente sulle navi per essere trasportata nei pressi di Atene, città che avrebbe poi attaccato mentre i restanti settori dell'esercito avrebbero tenuto occupati i militari ateniesi a Maratona, impedendone il ritorno.[28] Questa teoria trae le sue origini dai riferimenti fatti da Erodoto riguardo a un successivo attacco via mare di Atene, operato dalla flotta persiana dopo aver doppiato Capo Sunio[39] e forse previsto come antecedente alla battaglia.[38]

La seconda teoria sostiene semplicemente che la battaglia cominciò in quanto i Persiani decisero di attaccare gli Ateniesi.[37] Sebbene questa teoria veda i Persiani muoversi per un attacco strategico, essa non si pone in deciso contrasto con la prima in quanto i Greci, vedendo i nemici avanzare, avrebbero potuto a loro volta aggredirli.[37] Logicamente, è impossibile attestare la veridicità completa di una delle due teorie, che però sembrano confermare la presenza di movimenti anomali nel campo persiano attorno al quinto giorno.[37]

Datazione[modifica | modifica sorgente]

Erodoto accenna a numerosi eventi facendo uso di una data tratta dal calendario lunisolare, basato sul ciclo metonico: questo calendario era usato da numerose città greche, ognuna delle quali ne aveva una sua propria variante. I calcoli astronomici possono permettere di arrivare ad una data precisa del calendario giuliano per la battaglia, ma tra gli studiosi ci sono più ipotesi di date differenti.

Philipp August Böckh nel 1855 arrivò a dire che la battaglia si svolse il 12 settembre 490 a.C., spesso accettata come corretta,[40] ma questo risultato deriva dal momento in cui gli Spartiati tennero le loro feste, e vista la possibilità che il calendario spartano fosse un mese avanti rispetto a quello di Atene, secondo questo calcolo la battaglia potrebbe essere stata combattuta anche il 12 agosto del medesimo anno,[40] data anch'essa accettata da vari studiosi.

Un calcolo diverso è stato fatto dallo storico Nicholas Sekunda, che, basandosi sulla data riportata da Erodoto[33] per l'arrivo a Sparta di Filippide (9 metagitnione), sul fatto che gli Spartani partirono colla luna piena (verificatasi secondo calcoli astronomici il 15) e sulla notizia riportata ancora da Erodoto[41] che giunsero ad Atene dopo tre giorni di viaggio (cioè il 18), visto che secondo Platone arrivarono il giorno dopo la battaglia[42] conclude che la battaglia si sia verificata il 17 metagitnione. La conversione nel calendario giuliano, fatta ipotizzando che non ci siano sfasature (improbabili dato che metagitnione era solo il secondo mese dell'anno), porta in questo caso alla data dell'11 settembre.[43] Andrea Frediani, con un calcolo ancora diverso, arriva invece alla data del 21 settembre.[44]

Come fa notare lo storico Peter Krentz, però, la possibilità che il calendario di Atene fosse stato manipolato dagli Ateniesi per impedire che la battaglia interferisse colla celebrazione dei misteri eleusini e il fatto che ci furono vari giorni di stallo prima della battaglia impediscono di stabilire una data certa, anche basandosi sulle informazioni riportate dagli storici antichi.[45]

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Opliti greci schierati secondo lo schema a falange in una raffigurazione moderna

La quantificazione delle forze impiegate dai due schieramenti avversari durante la battaglia risulta essere piuttosto ardua, non disponendo di fonti storiche da ritenersi completamente attendibili: gli storiografi greci, infatti, non riportarono in modo scrupoloso le cifre relative ai due schieramenti volendo sottolineare la leggendaria sproporzione tra i due eserciti e esaltando così il coraggio dei miliari ateniesi e dei loro alleati.

Forze greche[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle fonti antiche concorda sul fatto che nella piana di Maratona ci fossero 10.000 opliti greci: Erodoto non fornisce una cifra precisa, mentre Cornelio Nepote,[46] Pausania[47] (che nota anche come il monumento commemorativo della battaglia riportasse i nomi di molti schiavi liberati per i loro servigi militari[48]) e Plutarco[49] riportano la presenza di circa 9.000 opliti ateniesi e di 1.000 soldati provenienti dalla piccola polis di Platea, troppo vicina al conflitto per restarne esclusa, mentre Marco Giuniano Giustino parla di 10.000 Ateniesi e 1.000 Plateesi.[50] Questi numeri sono molti simili a quelli che lo stesso Erodoto riporta per i contingenti che combatterono la battaglia di Platea.[51]

Pausania in seguito fa però notare che prima della battaglia Milziade e gli Ateniesi liberarono molti schiavi[52] e successivamente afferma che il loro contingente era composto da non più di 9000 persone, tra cui schiavi e anziani[53]; da questo lo storico Nicholas Sekunda deduce che, visto che l'esercito ateniese al completo contava 9000 uomini, Milziade per riempire i buchi abbia convinto il popolo ad arruolare anche gli ultracinquantenni e un certo numero di schiavi, liberati per l'occasione.[54]

Lo storico tedesco Hans Delbrück, studiando la struttura dei demi ateniesi, giunse alla conclusione che Atene poteva mobilitare fra i 5.000 e gli 8.000 soldati, molto probabilmente poco meno di 7.000; a questi andavano aggiunti circa 1.000 opliti plateesi, le truppe leggere e i non combattenti, arrivando ad un massimo di 12.000 uomini. Molti storici moderni, come lui, accettano le cifra approssimativa di 10.000 effettivi.[28][55][56]

Forze persiane[modifica | modifica sorgente]

Nel caso dello schieramento persiano sono state rigettate le valutazioni numeriche degli storia antichi, che parlano di varie decine di migliaia di effettivi per rendere ancora più gloriosa la vittoria greca. L'unico a non dare cifre è Erodoto, che si limita a quantificare in 600 navi la flotta inviata ad invadere la Grecia,[57] le quali trasportavano molti fanti ben stipati.[26] Lo scrittore Lucio Ampelio fornisce la cifra più bassa, 80.000 uomini;[58] il poeta Simonide afferma che il corpo di spedizione persiano era composto da 200.000 uomini, mentre Cornelio Nepote dice che si trattava di 200.000 fanti e 10.000 cavalieri, precisando però che combatterono solo 100.000 uomini, dato che gli altri erano a bordo delle navi (secondo lui 500, non 600);[29] la cifra è aumentata a 300.000 da Pausania,[59] da Plutarco[49] e dalla Suda,[60] fino ad arrivare a Platone[61] e Lisia,[62] che per celebrare l'eroismo greco alzano la cifra di 500.000 uomini. Marco Giuniano Giustino, vissuto molti secoli dopo lo svolgimento dei fatti, giunge addirittura a parlare di 600.000 effettivi.[50]

Il trasporto di un esercito così grande avrebbe provocato enormi difficoltà logistiche. Hans Delbrück, analizzando le possibili dimensioni della flotta persiana, descritta da Erodoto come composta da 600 triremi, afferma che l'esercito persiano non poteva essere composto da più di 25.000 uomini, cifra comprensiva dei non combattenti. Nicholas Sekunda, partendo anche lui dalla cifra di 600 navi e ipotizzando che ognuna avesse a bordo 60 rematori e 40 fanti (il numero più alto di sempre per una trireme persiana o greca, fu registrato dalle triremi di Chio durante la battaglia di Lade[63]), ipotizza 24.000 effettivi, cifra sostenuta anche da John Francis Lazenby,[64] da diminuire a 18.000 se si utilizza la cifra standard di 30 fanti per nave.[65]

Anche gli altri storici considerano esagerate le stime antiche: lo standard generalmente citato è di 25.000 fanti (anche se le stime vanno da 20.000 fino a 100.000).[66][67][68][69] più circa 1.000 cavalieri secondo Lazenby,[64] forse anche 2.000 secondo Sekunda.[70]

Strategia militare[modifica | modifica sorgente]

Militari persiani, probabilmente appartenenti al corpo degli Immortali.

Numericamente gli Ateniesi risultavano in svantaggio: infatti, pur radunando tutti gli opliti a loro disposizione,[28] si trovavano in inferiorità numerica rispetto alle forze persiane nel rapporto di 1 a 2.[32] Inoltre, se l'esercito persiano fosse riuscito ad aggirare le postazioni greche, avrebbe potuto dilagare verso Atene e nel contempo rendere vano il tentativo dell'esercito ateniese di rientrare all'interno delle mura della città:[38] una sconfitta greca a Maratona avrebbe lasciata Atene sguarnita e facile preda dell'imponente esercito persiano, dato che nessun'altra città disponeva di un esercito tale da poter contrastare con successo le forze nemiche. La strategia ateniese si fondò quindi sul trattenere l'esercito persiano nella piana, bloccando le vie che lo avrebbero portato verso Atene.[28] La politica attendista e dilatoria degli Ateniesi era anche motivata dalla speranza di veder arrivare le truppe di rincalzo spartane[28][37] e dal fatto che gli opliti ateniesi si consideravano troppo vulnerabili agli attacchi della cavalleria persiana,[38] tant'è che secondo alcuni fu proprio l'eventuale allontanamento della cavalleria nemica a far decidere gli Ateniesi per l'attacco.[28]

Anche i Persiani erano indecisi sul da farsi: probabilmente consideravano l'armatura leggera dei loro soldati un handicap eccessivo a favore degli opliti ateniesi, come fu poi confermato nei successivi scontri fra Persiani e Greci alle Termopili e a Platea durante la Seconda guerra persiana.[71]

Poiché nessuno dei due contendenti attaccava, si giunse dunque a uno stato di tregua ancorché non proclamata.[38] Questa situazione di stallo venne tuttavia interrotta quando gli Ateniesi decisero di attaccare. Non si sa tuttora con certezza cosa li spinse a tale cambiamento, ma due sembrano essere le ipotesi verosimili: come già anticipato, gli Ateniesi si mossero quando videro che i Persiani avevano allontanato la cavalleria dal diretto teatro delle operazioni;[38] oppure furono i Persiani a decidere per l'attacco[37], non lasciando altra scelta agli Ateniesi che quella di accorciare le distanze e di cercare il corpo a corpo dove avrebbero potuto massimizzare i vantaggi della loro superiore armatura[71] e minimizzare l'effetto dell'eventuale azione da parte del numeroso reparto di arcieri persiani.[72]

Se si accetta la seconda ipotesi, rimane da stabilire perché i Persiani abbiano deciso di attaccare. È verosimile che la risposta vada cercata in una duplice spiegazione: il sospetto di un possibile arrivo di contingenti spartani[37] e l'impossibilità di tenere indefinitamente bloccato a Maratona un esercito così potente senza che venisse logorato da problemi logistici relativi in particolare agli approvvigionamenti erano due validissime ragioni per cercare una soluzione nello scontro.[37]

Non si sa per certo se tutti gli effettivi Persiani combatterono a Maratona. Nicholas Sekunda, partendo dall'affermazione di Nepote secondo la quale i Persiani avrebbero combattuto solo con 100.000 fanti e 10.000 cavalieri[46] (cioè la metà delle forze, dato che in precedenza riportava un totale di 200.000 fanti[29]) e da un proverbio riportato dalla Suda secondo il quale gli Ateniesi avrebbero deciso di combattere dopo che gli Ioni erano andati ad informarli del fatto che i cavalieri persiani erano lontani (in greco antico χωρὶς ἱππεῖς), afferma che i Persiani la notte prima della battaglia smontarono l'accampamento e imbarcarono sulle navi i loro cavalieri e metà dei loro fanti, cioè 13.000 uomini su 25.000, probabilmente coll'obiettivo di attaccare direttamente Atene prima dell'arrivo degli Spartani con metà dell'esercito mentre l'altra metà teneva occupato l'esercito ateniese; gli Ateniesi, informati quella notte dagli Ioni di questa mossa, il giorno dopo furono convinti da Milziade ad attaccare l'esercito persiano, che era ridotto a soli 12.000.[73]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Ipotesi con eserciti schierati paralleli al mare (prima fase).
Ipotesi con eserciti schierati paralleli al mare (seconda fase).

Schieramenti rispetto al mare[modifica | modifica sorgente]

Risulta tuttora molto dibattuto tra gli storici se gli eserciti fossero schierati parallelamente o perpendicolarmente rispetto al mare:[74] alcuni storici, come Nicholas Sekunda[75] e Peter Krentz,[76] ritegono che la linea di schieramento fosse parallela al mare, mentre altri (soprattutto fino all'Ottocento) hanno sostenuto e sostengono che fosse perpendicolare al mare.

Svolgimento[modifica | modifica sorgente]

La distanza fra le due armate al momento della battaglia non doveva essere inferiore agli otto stadi, pari a circa 1.500 metri.[77] Milziade ordinò che le due tribù che costituivano la colonna centrale dello schieramento, ossia la tribù di Leontide guidata da Temistocle e la tribù di Antiochide guidata da Aristide , si schierassero su quattro ranghi, contrariamente alle altre, che erano invece in fila per otto.[78][79] Alcuni studiosi moderni suggeriscono che questa decisione sia stata presa per permettere l'aggiramento della colonna centrale persiana una volta avesse sfondato la fila centrale: tuttavia, non si può esserne certi in quanto ciò esula dalle strategie militari greche dell'epoca,[80] dato che un pensiero tattico del genere venne formalizzato per la prima volta solo nella Battaglia di Leuttra, avvenuta nel 371 a.C.[81] Fatte queste considerazioni, è più probabile affermare che questa strategia sia stata utilizzata solo con la volontà di creare uno schieramento di lunghezza pari a quello dei Persiani, evitando un aggiramento avversario.[38][82][83]

Quando la linea ateniese fu pronta, Milziade diede il segnale d'attacco.[38] Erodoto riferisce che gli Ateniesi abbiamo percorso l'intera distanza che li separava dai nemici urlando il loro grido di battaglia: "Ελελευ! Ελελευ!":[77] tale racconto risulta essere alquanto improbabile a causa del peso dell'armatura oplitica che i militari dovevano sostenere.[84] È invece più probabile che lo schieramento greco si sia avvicinato al nemico marciando, per poi serrare le distanze in modo più rapido una volta entrati nel raggio d'azione degli arcieri (circa 200 metri).[84] Un'altra ipotesi affermerebbe come invece i soldati abbiano marciato in modo sparso fino a 200 metri di distanza dal nemico, per poi ricompattarsi e cominciare la marcia in formazione che avrebbe fatto valere il maggior peso delle armature greche nello scontro ravvicinato. Erodoto evidenzia come l'esercito ellenico non avesse mai combattuto secondo questa modalità, essendo abituato a un nemico che fondava la sua forza non sugli arcieri, ma sullo schieramento oplitico.[84] Tutto questo provocò sgomento tra le file persiane,[35] che sono però di questo scusabili in quanto tali modalità non erano mai state usate durante i precedenti scontri che avevano avuto con gli eserciti ellenici. Erodoto però riporta come i Greci, prima di scontrarsi contro i Persiani a Maratona, considerassero tale esercito come invincibile: il solo nome dei Medi provocava il terrore nelle genti elleniche.[77] Continuamente sotto tiro degli arcieri persiani, gli Ateniesi avanzarono in direzione del nemico, scontrandosi. Holland ci fornisce una suggestiva descrizione dell'impatto:

« Il nemico [...] capì con orrore che [gli Ateniesi], lungi dall'essere facili prede per i loro arcieri, come aveva prima immaginato, non stavano per essere bloccati. [...] L'impatto fu devastante. Gli Ateniesi avevano affinato il loro stile di combattimento negli scontri con altre falangi, con scudi di legno che si distruggevano contro scudi di legno, punte di lancia in ferro che cozzavano contro le corazze di bronzo [...] in quei primi terribili secondi di collisione, non ci fu altro che un’accozzaglia polverosa di metallo dentro carne ed ossa; poi la marea ateniese si abbatté sugli altri uomini, vestiti per la maggior parte solo con giubbotti trapuntati come protezione ed armati, forse, con nient’altro che archi o fionde. Le lance di frassino degli opliti, invece che frantumarsi [...] poterono colpire e colpire di nuovo, ed i nemici che evitarono i loro terribili lanci furono facilmente sconfitti dagli uomini che avanzavano ricoperti di bronzo. »
(Tom Holland, Persian Fire, pp. 194-197[85])

Dopo il vigoroso scontro, che aveva determinato lo sfondamento del settore centrale dell'esercito ateniese ad opera della colonna centrale dello schieramento persiano, le ali degli Ateniesi, più numerose rispetto alla consuetudine, riuscirono prima a bloccare l'avanzata dei settori laterali dell'esercito nemico e in seguito a chiudere sulla colonna centrale, che si trovò così circondata.[86] Lo scontro si concluse quando il centro dell'esercito persiano, in preda al panico, si ritirò in direzione della flotta, inseguito dai Greci.[86] Alcuni degli aggressori, non conoscendo la conformazione del luogo, corsero in direzione di alcune paludi limitrofe, affogandovi.[87][88] Gli Ateniesi, costretto il nemico alla fuga in direzione della flotta, riuscirono ad impadronirsi di sette triremi: la maggior parte di esse riuscì invece a salpare.[39][89]

Erodoto infarcisce la narrazione della fuga con un ben noto particolare, che fa riferimento all'eroismo di Cinegiro, fratello del più noto drammaturgo Eschilo: si dice che, nel tentativo di conquistare un'altra trireme persiana, venne visto da un soldato nemico che gli tagliò la mano, causandone la morte.[89] Il celebre storico riporta pure che vennero contati all'incirca 6.400 corpi senza vita di soldati persiani sul campo di battaglia, la maggior parte dei quali uccisi durante la ritirata, da sommarsi a quelli annegati nelle paludi.[2] Le poleis di Atene e di Platea ebbero perdite molto minori, rispettivamente di 192 e 11 morti:[2] fra i caduti più celebri il polemarco Callimaco e gli strateghi Aiante, Stesilao e Cinegiro.[89]

Dopo la battaglia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra persiana.
La collina dove furono seppelliti i corpi degli Ateniesi caduti in battaglia.

Erodoto ci riferisce che nel periodo immediatamente dopo la battaglia la flotta persiana tentò l'attacco di Atene mediante la circumnavigazione di Capo Sunio:[39] a proposito di tale manovra, alcuni storici moderni sostengono fosse stata pianificata come anteriore allo scontro, in modo che la flotta potesse occupare la città senza trovare opposizione, essendo i soldati impegnati sul campo di battaglia. Comunque, gli Ateniesi compresero come la loro città fosse in pericolo e si apprestarono a farvi ritorno:[90] solo le due tribù che durante lo scontro avevano costituito la colonna centrale furono lasciate sul campo di battaglia, sotto il comando di Aristide.[91] Gli Ateniesi riuscirono ad arrivare in tempo per prevenire l'attacco nemico, precedendo lo sbarco delle milizie persiane che, vedendo fallito il loro piano, fecero ritorno in Asia.[90] Erodoto riporta pure come fosse vivo il sospetto, la cui fondatezza non è attestabile, per il quale tale mossa strategica fosse stata pianificata con l'appoggio della nobile famiglia ateniese degli Alcmeonidi, che avrebbe dato un segnale all'esercito persiano.[39][92]

L'esercito spartano giunse a Maratona solo il giorno successivo, dopo aver percorso i 220 km che separavano la loro città dalla piccola polis costiera in soli tre giorni. Gli Spartani, dopo aver avuto modo di visitare il campo di battaglia, convenirono nell'affermare come la vittoria ateniese fosse stata un vero trionfo.[41] I caduti nella battaglia presso Maratona vennero cremati sul posto e tumulati nel campo di battaglia, in una tomba comune riportante il seguente epigramma composto da Simonide:

(GRC)
« Ἑλλήνων προμαχοῦντες Ἀθηναῖοι Μαραθῶνι
χρυσοφόρων Μήδων ἐστόρεσαν δύναμιν »
(IT)
« Gli Ateniesi, difensori degli Elleni, a Maratona
distrussero le forze dei Medi, d'oro vestiti »
(Epigramma di Simonide)

Contestualmente, Dario cominciava a radunare una seconda sterminata armata con la quale intendeva sottomettere la Grecia: tale piano fu rimandato a causa dell'insurrezione dell'Egitto, sottomesso in precedenza dall'imperatore Cambise II di Persia,[6] e ripreso da Serse, figlio del precedente, quando gli succedette al trono.[93] Serse domò la rivolta egizia e ricominciò i preparativi volti all'attuazione della campagna militare contro la polis di Atene e più in generale di tutta la Grecia.[94]

La seconda guerra persiana ebbe inizio nel 480 a.C. con la battaglia delle Termopili, segnata dalla gloriosa sconfitta degli opliti greci condotti da Leonida e con la battaglia di Capo Artemisio, che vide invece il confronto tra le due flotte.[95] Nonostante il tragico inizio, la guerra si concluderà con tre vittorie elleniche, rispettivamente a Salamina, a Platea e a Micale e con il trionfo dei Greci sull'invasore.[96] Particolare importanza avrà la già citata battaglia di Salamina, in quanto sarà l'inizio della riscossa greca contro il nemico.[97]

La battaglia vista dai persiani[modifica | modifica sorgente]

La propaganda persiana per ovvi motivi non ammise la sconfitta, considerando anche che l'Impero si preparò subito ad un rivincita. In seguito all'incendio di Persepoli, avvenuto con la conquista della città da parte di Alessandro Magno, non ci sono rimaste testimonianze scritte contemporanee alla battaglia, tuttavia Dione Crisostomo, vissuto nel I secolo a.C., indica che secondo i Persiani lo scopo della spedizione era occupare Nasso ed Eretria e che solo un piccolo contingente si era scontrato in Attica con le popolazioni locali:[98] questa versione, pur contenendo buona parte di verità, resta comunque un versione politica di un avvenimento increscioso.[98]

Significato[modifica | modifica sorgente]

Elmo corinzio con il teschio in esso trovatovi risalenti presumibilmente alla battaglia di Maratona, ora conservato al Royal Ontario Museum di Toronto.

La sconfitta di Maratona danneggiò solo marginalmente le risorse militari dell'impero achemenide. Al contrario, tale trionfo ebbe un enorme valore simbolico per le poleis greche: si era infatti trattato della prima sconfitta inferta dai singoli eserciti cittadini all'esercito persiano, la cui invincibilità era stata smentita. Inoltre, la vittoria dimostrò come fosse possibile difendere l'autonomia cittadina dal controllo achemenide.[99] La battaglia fu significativa per la formazione della giovane democrazia ateniese, della quale segna l'inizio dell'età d'oro: dimostra infatti come mediante la coesione cittadina sia possibile far fronte a problematiche anche molto gravose, come quelle legate a un'invasione.[100] Non è difficile estendere questa affermazione all'intera civiltà greca:

« La vittoria donò ai Greci una fiducia nel loro destino che durò per tre secoli, durante i quali è nata la cultura occidentale. »
(Tom Holland[101][102])

John Stuart Mill si espresse sostenendo come la battaglia di Maratona fosse stata più importante della Battaglia di Hastings per la storia dell'Inghilterra.[103] Il celebre drammaturgo ateniese Eschilo nell'epitafio che scrisse per sé considerò la partecipazione alla battaglia come l'impresa più importante della propria vita, tanto da oscurare in esso la sua stessa attività artistica:

(GRC)
« Αἰσχύλον Εὐφορίωνος Ἀθηναῖον τόδε κεύθει
μνῆμα καταφθίμενον πυροφόροιο Γέλας·
ἀλκὴν δ’ εὐδόκιμον Μαραθώνιον ἄλσος ἂν εἴποι
καὶ βαθυχαιτήεις Μῆδος ἐπιστάμενος »
(IT)
« Eschilo, figlio di Euforione, ateniese,
morto a Gela fertile di grano, questo monumento ricopre;
il bosco di Maratona potrebbe raccontare il suo glorioso valore
e il Medo dai lunghi capelli che ne ha fatto conoscenza. »
(Epitafio di Eschilo[104])

Sotto il profilo militare, la maggiore lezione che ci viene trasmessa dall'esperienza di Maratona riguarda l'importanza dello schieramento oplitico, fino ad allora visto come inferiore alla cavalleria. Tale schieramento, sviluppato dalle singole poleis greche durante le loro guerre intestine, non aveva infatti mostrato la sua importanza in precedenza, dato che gli eserciti cittadini combattevano secondo le stesse modalità e non si confrontavano quindi con uno schieramento che aveva un differente stile bellico, nel caso dei Persiani basato su armamenti più leggeri e fondante il suo successo sull'intervento degli arcieri.[85] La fanteria era infatti sì vulnerabile da parte della cavalleria nemica (come si dimostra dalla prudenza greca nella Battaglia di Platea), ma, se usata nelle giuste circostanze, si rivelava molto importante.[105]

Leggende correlate[modifica | modifica sorgente]

Statua di Pan, Musei capitolini, Roma.

Intervento di divinità nel conflitto[modifica | modifica sorgente]

La più celebre tra le leggende associate alla battaglia di Maratona è quella che riguarda il leggendario emerodromo Fidippide, che secondo quanto riportato da Luciano di Samosata annunciò agli Ateniesi la vittoria dopo aver corso per 40 km da Maratona ad Atene.

Si racconta pure che Fidippide avesse in precedenza raggiunto Sparta correndo a piedi per chiedere l'appoggio degli Spartiati nella battaglia: Erodoto riporta come Filippide avesse visitato il tempio di Pan durante tale viaggio o durante il ritorno.[28] Pan avrebbe domandato all'intimorito Filippide perché gli Ateniesi non lo onorassero e lui avrebbe risposto che da allora innanzi l'avrebbero fatto. Il dio, fiducioso della promessa fatta e comprendendo la buona fede del corridore, sarebbe poi comparso durante la battaglia, facendo cadere nel panico i Persiani. In seguito, venne dedicata a Pan un'ara sacra posta a nord dell'Acropoli, nella quale venivano realizzati annualmente sacrifici.[106]

Allo stesso modo, gli Ateniesi innalzarono sacrifici ad Artemide Cacciatrice (in greco antico ἀγροτέρας θυσία, traslitterato in agrotèras thysìa) durante un'apposita festività, memori di un voto fatto dalla città alla dea prima della battaglia nel quale i cittadini si impegnavano di immolarle un numero di capre pari a quello di Persiani uccisi in battaglia: essendo il numero troppo elevato, si decise di offrire 500 capre all'anno.[107][108][109] Senofonte riporta come tale usanza fosse viva anche nel periodo a lui contemporaneo, circa 90 anni dopo il conflitto.[110]

Intervento di eroi nel conflitto[modifica | modifica sorgente]

Plutarco menzione che gli Ateniesi dissero di aver visto il fantasma del mitico re Teseo durante la battaglia:[111] tale supposizione è sostenuta pure dalla sua raffigurazione nel dipinto murale della Stoà Pecile, nella quale combatte affiancato da altri eroi e dai dodici dei dell'Olimpo.[112] Secondo Nicholas Sekunda questa leggenda potrebbe essere frutto della propaganda fatta negli anni 460 a.C. da Cimone, figlio di Milziade.[113]

Pausania riporta che avrebbe partecipato alla battaglia anche un contadino dalle sembianze rozze, che sarebbe scomparso nel nulla dopo aver ucciso molti Persiani con un aratro; quando gli Ateniesi andarono a consultare in proposito l'oracolo di Delfi, Apollo rispose loro di venerare come un eroe Echetlo ("dal manico di aratro").[114]

Un'altra misteriosa presenza che avrebbe combattuto la battaglia di Maratona sarebbe stata, secondo Claudio Eliano, un cane appartenente a un militare ateniese, che l'aveva condotto con sé nell'accampamento: pure tale animale sarebbe riprodotto nel dipinto della Stoà Pecile.[115]

Epizelo[modifica | modifica sorgente]

Erodoto riferisce che durante la battaglia un ateniese chiamato Epizelo sia stato accecato in modo permanente senza essere stato ferito; Erodoto narra anche che Epizelo era solito raccontare di essere stato assalito da un oplita gigantesco, la cui barba copriva per intero il suo scudo, che gli era passato accanto e aveva ucciso il soldato di fianco a lui.[116]

Nonostante la responsabilità di tale fatto sia stata attribuita dallo storico a Marte, potrebbe trattarsi di un caso di Disturbo post traumatico da stress:[113] tale spiegazione sarebbe concorde sia col racconto di Erodoto sia con un eccessivo livello di cortisone nel sangue del soldato di fronte ad una situazione obiettivamente stressante. L'eccesso di cortisone avrebbe portato al collasso dei capillari nella parte posteriore dell'occhio, e quindi ad una retinopatia sierosa centrale.[117]

La corsa della maratona[modifica | modifica sorgente]

La leggenda di Fidippide[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fidippide.
Statua di Fidippide a Maratona.

Secondo quanto riferito da Erodoto un emerodromo ateniese di nome Fidippide fu mandato da Atene a Sparta per chiedere appoggio nel conflitto che stava per scoppiare, percorrendo una distanza superiore a 225 km e arrivando a Sparta il giorno successivo a quello della partenza.[118] Dopo la battaglia buona parte dell'esercito ateniese tornò in città percorrendo all'incirca 40 km, marciando sotto il peso dell'armatura: i soldati greci arrivarono in tempo per vedere che la flotta persiana, constatata la sconfitta, si stava allontanando, dopo aver tentato un attacco alla polis mediante una manovra di superamento delle file greche che prevedeva di doppiare capo Sunio via mare.[119]

Nella cultura popolare i due eventi cominciarono ad essere fusi l'uno con l'altro, dando vita a una versione leggendaria ma inaccurata della vicenda: infatti, è diffusa la credenza per la quale Fidippide sarebbe corso da Maratona sino ad Atene, avrebbe pronunciato la celebre frase "Abbiamo vinto" (in greco antico Νενικήκαμεν, traslitterato in Nenikèkamen) e sarebbe poi morto per lo sforzo. È tradizione attribuire la diffusione di tale leggenda ad Erodoto, nonostante sia possibile affermare come essa sia comparsa per la prima volta con Plutarco nell'opera Sulla gloria degli Ateniesi, composto durante il I secolo d.C.: l'autore sostiene di riprendere una frase di Eraclide Pontico e identifica il corridore con il nome di Eucle o, in alternativa, di Tersippo.[120] Luciano di Samosata, scrittore e retore di origine siriana vissuto durante il II secolo d.C., riporta la stessa leggenda, attestando però come il nome del corridore non fosse Eucle, ma bensì Filippide. Tale nome viene ripreso anche nella tradizione medievale, che lo preferisce a Fidippide, anche se quest'ultima dicitura è comunque la più diffusa nelle opere contemporanee.[121]

La maratona moderna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maratona (atletica leggera) e Giochi della I Olimpiade.
La maratona durante la Prima Olimpiade.

Verso la fine del XIX secolo si concretizzò l'idea di dare vita a dei nuovi Giochi olimpici: tale proposta venne avanzata da Pierre de Coubertin. Quando si cercò una manifestazione che potesse richiamare l'antica gloria della Grecia, la scelta cadde sulla corsa della maratona,[122] che era stata proposta da Michel Bréal. Anche il fondatore appoggiò tale scelta,[122] che vide la luce durante la prima olimpiade moderna, che si tenne ad Atene nel 1896. Nella necessità di stabilire una distanza standard da percorrere durante la gara, si decise di fare riferimento alla leggenda di Fidippide. I maratoneti dovettero perciò correre da Maratona allo stadio Panathinaikos di Atene (per una distanza di circa 40 chilometri), e la prima edizione venne vinta proprio da un greco, Spiridon Louis. L'evento divenne ben presto largamente popolare e molte città cominciarono ad organizzarne di annuali.[122] La distanza venne fissata ufficialmente a 42 chilometri e 195 metri successivamente, nel 1921.[122]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dougherty, op. cit., p. 12.
  2. ^ a b c d Erodoto, op. cit., VI, 117.
  3. ^ a b Erodoto, op. cit., V, 105.
  4. ^ a b Holland, op. cit., pp. 47–55.
  5. ^ a b Holland, op. cit., pp. 58–62.
  6. ^ a b Holland, op. cit., p. 203.
  7. ^ Holland, op. cit., pp. 171–178.
  8. ^ a b c Holland, op. cit., pp. 154–157.
  9. ^ Erodoto, op. cit., V, 97.
  10. ^ a b c d Holland, op. cit., pp. 157–161.
  11. ^ Erodoto, op. cit., V, 65.
  12. ^ a b c Erodoto, op. cit., V, 96.
  13. ^ Holland, op. cit., pp. 131–132.
  14. ^ a b Holland, op. cit., pp. 133–136.
  15. ^ (EN) Richard M. Berthold, Dare To Struggle. The History and Society of Greece, iUniverse, 2009, pp. 81-94. ISBN 978-1-4401-6395-1.
  16. ^ Holland, op. cit., pp. 136–138.
  17. ^ a b c Holland, op. cit., p. 142.
  18. ^ Erodoto, op. cit., V, 99.
  19. ^ Holland, op. cit., p. 160.
  20. ^ Holland, op. cit., p. 168.
  21. ^ Holland, op. cit., p. 176.
  22. ^ Erodoto, op. cit., VI, 31.
  23. ^ Erodoto, op. cit., VI, 33.
  24. ^ Holland, op. cit., pp. 177–178.
  25. ^ Erodoto, op. cit., VI, 44.
  26. ^ a b Erodoto, op. cit., VI, 94.
  27. ^ Erodoto, op. cit., VI, 102.
  28. ^ a b c d e f g h i j k l Holland, op. cit., pp. 187–190.
  29. ^ a b c Nepote, op. cit., Milziade, 4.
  30. ^ Erodoto, op. cit., VI, 105.
  31. ^ Nepote, op. cit., Milziade, 6.
  32. ^ a b Lazenby, op. cit., p. 56.
  33. ^ a b Erodoto, op. cit., VI, 103.
  34. ^ Erodoto, op. cit., VI, 109.
  35. ^ a b c Erodoto, op. cit., VI, 110.
  36. ^ Lazenby, op. cit., pp. 57–59.
  37. ^ a b c d e f g h i j k l Lazenby, op. cit., pp. 59–62.
  38. ^ a b c d e f g h Holland, op. cit., pp. 191–195.
  39. ^ a b c d Erodoto, op. cit., VI, 115.
  40. ^ a b (EN) D.W. Olson, The Moon and the Marathon, et al., 2004, pp. 34-41.
  41. ^ a b Erodoto, op. cit., VI, 120.
  42. ^ Platone, Leggi, 698E.
  43. ^ Sekunda, op. cit., pp. 77 e 134-135.
  44. ^ Frediani, op. cit., p. 102.
  45. ^ Krentz, op. cit., pp. 215-216.
  46. ^ a b Nepote, op. cit., Milziade, 5.
  47. ^ Pausania, op. cit., X, 20.
  48. ^ Pausania, op. cit., I, 32.
  49. ^ a b Plutarco, Moralia, op. cit., 305B.
  50. ^ a b Giustino, op. cit., II, 9.
  51. ^ Erodoto, op. cit., IX, 28.
  52. ^ Pausania, op. cit., VII, 15, 7.
  53. ^ Pausania, op. cit., X, 20, 2.
  54. ^ Sekunda, op. cit., pp. 28-29.
  55. ^ Lazenby, op. cit., p. 54.
  56. ^ Sekunda, op. cit., pp. 29-30.
  57. ^ Erodoto, op. cit., VI, 95.
  58. ^ Ampelio, Liber memorialis, V, 9.
  59. ^ Pausania, op. cit., IV, 22.
  60. ^ Suda, op. cit., Hippias.
  61. ^ Platone, Menesseno, 240A.
  62. ^ Lisia, Orazione funebre, 21.
  63. ^ Erodoto, op. cit., VI, 15, 1.
  64. ^ a b Lazenby, op. cit., p. 46.
  65. ^ Sekunda, op. cit., pp. 33-34.
  66. ^ (EN) Paul Davis, 100 Decisive Battles, Oxford University Press, 1999, pp. 9-13. ISBN 1-57607-075-1.
  67. ^ Holland, op. cit., p. 390.
  68. ^ (EN) Alan Lloyd, Marathon: The Crucial Battle That Created Western Democracy, Souvenir Press, 2004, p. 164. ISBN 0-285-63688-X.
  69. ^ (EN) Peter Green, The Greco-Persian Wars, University of California Press, 1996, p. 90. ISBN 0-520-20313-5.
  70. ^ Sekunda, op. cit., p. 35.
  71. ^ a b Lazenby, op. cit., p. 256.
  72. ^ Lazenby, op. cit., p. 67.
  73. ^ Sekunda, op. cit., pp. 78-80.
  74. ^ Frediani, op. cit., p. 103.
  75. ^ Sekunda, op. cit., pp. 62-63 e 86.
  76. ^ Krentz, op. cit..
  77. ^ a b c Erodoto, op. cit., VI, 112.
  78. ^ Plutarco, op. cit., Aristide, 5.
  79. ^ Erodoto, op. cit., VI, 111.
  80. ^ Lazenby, op. cit., p. 250.
  81. ^ Lazenby, op. cit., p. 258.
  82. ^ Lazenby, op. cit., p. 64.
  83. ^ Sekunda, op. cit., p. 82.
  84. ^ a b c Lazenby, op. cit., pp. 66–69.
  85. ^ a b Holland, op. cit., pp. 194–197.
  86. ^ a b Erodoto, op. cit., VI, 113.
  87. ^ Pausania, op. cit., I, 32.
  88. ^ Lazenby, op. cit., p. 71.
  89. ^ a b c Erodoto, op. cit., VI, 114.
  90. ^ a b Erodoto, op. cit., VI, 116.
  91. ^ Holland, op. cit., p. 218.
  92. ^ Lazenby, op. cit., pp. 72–73.
  93. ^ Holland, op. cit., pp. 206–207.
  94. ^ Holland, op. cit., pp. 208–211.
  95. ^ Lazenby, op. cit., p. 151.
  96. ^ Holland, op. cit., pp. 350–355.
  97. ^ Lazenby, op. cit., p. 197.
  98. ^ a b Krentz, op. cit., p. 200.
  99. ^ Holland, op. cit., p. 201.
  100. ^ Holland, op. cit., p. 138.
  101. ^ Holland, op. cit., pp. XVI–XVII.
  102. ^ (EN) J.F.C. Fuller, A Military History of the Western World, Funk & Wagnalls [1954], 1987, pp. 11-32. ISBN 0-306-80304-6.
  103. ^ (EN) J. Powell, D.W. Blakeley e T. Powell, Biographical Dictionary of Literary Influences: The Nineteenth Century, 1800–1914, Greenwood Publishing Group, 2001. ISBN 978-0-313-30422-4.
  104. ^ Anthologiae Graecae Appendix, vol. 3, Epigramma sepulcrale p. 17
  105. ^ Holland, op. cit., pp. 344–352.
  106. ^ Erodoto, op. cit., VI, 105.
  107. ^ Plutarco, Moralia, op. cit., 26.
  108. ^ Claudio Eliano, Varia Historia, II, 25.
  109. ^ Aristofane, op. cit., 660.
  110. ^ Senofonte, op. cit., III, 2.
  111. ^ Plutarco, op. cit., Teseo, 35.
  112. ^ Pausania, op. cit., I, 15.
  113. ^ a b Sekunda, op. cit., p. 97.
  114. ^ Pausania, op. cit., I, 32, 5.
  115. ^ Claudio Eliano, Sulla natura degli animali, VII, 38.
  116. ^ Erodoto, op. cit., VI, 117.
  117. ^ Ancient Warfare, Special Issue 2011: The Battle of Maraton, Owen Ress, The blinding of Epizelus, pag 44-48
  118. ^ Erodoto, op. cit., VI, 105–106.
  119. ^ Holland, op. cit., p. 198.
  120. ^ Plutarco, Moralia, op. cit., 347C.
  121. ^ Lazenby, op. cit., p. 52.
  122. ^ a b c d (EN) Marathon History in aimsworldrunning.org, Association of International Marathons and Distance Races. URL consultato l'8 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

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