Anassila
Anassilao di Reggio, citato anche come Anassila (greco: Anaxilas; Reggio Calabria, 500 a.C. ca. – 476 a.C.), fu tiranno di Reggio Calabria e dello Stretto di Messina.
Egli operò il primo importante tentativo di unire politicamente in un'unica metropoli le città di Rhegion (l'attuale Reggio Calabria) e Zancle (l'attuale Messina). Inoltre Anassila portò Reggio al suo maggiore periodo di potenza politica e militare facendola diventare ricco e importante centro della Magna Grecia.
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[modifica] La vita
Le notizie sulla vita di Anassilao di Reggio non sono molto ricche ma di lui ci parlano Aristotele, Dionisio di Alicarnasso, Erodoto e Diodoro Siculo. Era figlio della discendenza messenica che si aggregò ai fondatori calcidesi della città di Rhegion. Il suo nome (Anaxilas) appare tra i vincitori dei giochi olimpici (tra il 500 a.C. ed il 476 a.C.) trionfante nella corsa con le bighe (scena riprodotta sulle monete della sua patria, la città greca Messana, e sulle monete di Rhegion e Zancle coniate sotto il suo governo)
[modifica] Il campione olimpico
Nella 73esima olimpiade (480 a.C.), il tiranno di Reggio, entrò in competizione con altri greci nella gara dei carri trainati dai muli. Anassila, benché tiranno di una delle più importanti città della Magna Grecia, si sottopose alla legge olimpionica della "Parità dei partecipanti" ed essendo abile vinse clamorosamente. Aristotele ci informa che dopo la vittoria egli organizzò un grande e sontuoso banchetto al quale invitò tutti i greci presenti ad Olimpia.
Rientrato a Reggio per celebrare il suo trionfo coniò una moneta d'argento in cui egli è raffigurato seduto nella biga alla guida della baldanzosa coppia di mule. Infine ordinò al famoso poeta Simonide di Ceo di comporre un epinicio per la sua vittoria, del quale ci resta solo il primo verso tramandatoci da Aristotele:
| « Salve, o Figlie delle Cavalle dai piedi di procella... » | |
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(Simonide)
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Aristotele ci informa inoltre che Simonide, a causa della poca generosità nella ricompensa da parte di Anassila, non voleva comporre alcuna ode. Ma alla fine l'epinicio fu composto e addirittura le mule vengono chiamate "Figlie delle cavalle", quindi è evidente che Anassila aveva allentato i cordoni della borsa facendo tintinnare le monete, forte ispirazione per Simonide.
[modifica] Il tiranno
Nel 494 a.C. il condottiero messeno occupa l'acropoli reggina e, rovesciando l'oligarchia che dominava la polis, sale al potere dando inizio alla sua tirannide. Molto probabilmente Anassila approfitta della crisi interna del governo che, incapace di contenere l'espansionismo di Ippocrate tiranno di Zancle e Gela, individua nel messeno l'unico in grado di controllare la minacciosa situazione. Morto Ippocrate nel 491 a.C., Anassila passa lo stretto con un consistente esercito di messeni, scaccia i samii e cadmi e conquista Zancle, che ribattezza Messana in onore della patria d'origine da cui provenivano i suoi antenati, la Messenia.
Anassila portò quindi Rhegion ad essere uno dei centri più importanti del Mediterraneo, accrescendone la potenza economia e politica.
Successivamente Anassila attaccò anche la vicina Locri Epizephìri, infrangendo una vecchia alleanza tra Reggio e Locri che aveva portato alla comune vittoria contro Kroton nella celebre Battaglia sul fiume Sagra del 580 a.C. Perciò i Locresi strinsero alleanza con Siracusa, mentre Anassila chiese l'aiuto dei Cartaginesi di Amilcare. Lo scontro tra la coalizione calcidese-punica (Reggio-Cartagine) e quella dorica (Agrigento-Siracusa-Locri) era dunque imminente, ma mentre i dorici erano già pronti all'attacco al momento dello sbarco delle ingenti forze cartaginesi ad Imera, Anassila non fece in tempo ad aggregarsi ad Amilcare per l'estrema tempestività dell'attacco di Gelone al campo Cartaginese.
Secondo quanto ci è pervenuto, Anassila morì nel 476 a.C.
Più di cinquecento anni prima della nascita di Cristo, la polis calcidese di Rhegion costituiva una delle potenze di spicco nel quadro delle dinamiche economiche che interessavano il bacino del Mediterraneo. Pur non possedendo un territorio particolarmente vasto e fertile, la città prosperava grazie al proficuo lavoro di mercanti, artisti e artigiani, godendo dei buoni rapporti commerciali e diplomatici intrecciati con Etruschi, Cartaginesi, Egizi, o con altri intraprendenti popoli marinari di stirpe ellenica; i prodotti vascolari di produzione locale, corredati da superbe incisioni a figure nere, venivano esportati in ogni dove dell’ekumene, da Marsiglia alla Palestina. Mille illustri cittadini governavano la città in base ad un codice legislativo ricordato dagli antichi storiografi per la sua moderazione. All’alba del V secolo a.C., su tali privilegiate condizioni incombono le mire dei tiranni di Sicilia, interessati a guadagnare una serie di sbocchi portuali sul Tirreno: Ippocrate di Gela conquista infatti la polis di Messina, popolata come Reggio da Calcidesi, spesso legata da rapporti di cooperazione economica con la città prospiciente. A Reggio, il profilarsi di un pericolo esterno favorisce l’ascesa politica di un personaggio in grado di fronteggiare a viso aperto le ingerenze di Ippocrate: è Anaxilas, discendente da un’antichissima famiglia di origine messenica (cioè proveniente dalla Messenia del Peloponneso, nella penisola greca) stanziatasi in riva all’Apsias (l’odierno Calopinace, il fiume di Reggio) al tempo della fondazione della polis, nel corso dell’ultimo quarto dell’VIII secolo a.C. Anaxilas diviene quindi un tyrannos, il supremo reggitore dei destini della città. Oggigiorno, il termine “tiranno” ha finito per designare forme di governo personali caratterizzate dall’esercizio di violenze o intimidazioni ai danni dei sudditi; in realtà, il termine tyrannos, nel lessico greco di età arcaica e classica, designa un regime autocratico, magari non legittimato dalla legge o da una discendenza radicata nella storia, ma non per questo dissoluto o cruento. Inoltre, le fonti letterarie, inerenti Anaxilas e i suoi eredi diretti, parlano di un uomo munifico, rispettoso del popolo e delle sue tradizioni, oltre che di un accorto leader politico. Del resto, il piano concepito dal tiranno reggino per riguadagnare una stabile egemonia sul versante dello Stretto e del Basso tirreno, contempla l’acquisizione di un controllo diretto su Messina. La prima occasione si presenta verso il 493/492 a.C., quando Anaxilas invita un gruppo di esuli provenienti da Samo, in Asia Minore, ad impadronirsi della polis peloritana, approfittando dell’assenza del luogotenente di Ippocrate, Sciite, impegnato in un assedio lontano dalle mura cittadine. Lo stesso Ippocrate riesce però a mantenere in pugno la situazione, accorrendo a Messina ed accordandosi coi Samii, ai quali concede di stabilirsi permanentemente in riva allo Stretto, e destituendo il poco prudente Sciite, reo di aver indebolito le difese cittadine. Il secondo tentativo di Anaxilas si colloca verso il 488 a.C. e stavolta è coronato da una serie di offensive vittoriose. Ippocrate è deceduto nel 492/491 a.C.: Gela è momentaneamente indebolita dalle contese legate alla successione del tiranno. Le truppe reggine possono così conquistare Messina; è in questa contingenza che la polis, anticamente denominata Zancle, prende il nome di Messene, in ricordo delle origini peloponnesiache di Anaxilas. Il tyrannos vi insedia dei nuovi cittadini venuti appositamente dalla penisola greca, che si affiancano alla componente calcidese con il fine di cementare il consenso al regime. La presa di potere viene ulteriormente consolidata da un successo militare riportato sui Geloi, i cui echi sono giunti ai posteri grazie al rinvenimento di parte del bottino di guerra, depositato dai vincitori presso il tempio di Zeus ad Olimpia. Non ancora pago della conquista di Messina, Anaxilas sconfigge in battaglia i sempiterni rivali di Reggio: i Locresi. Probabilmente, in seguito a tale, fortunata iniziativa, il territorio reggino si sarebbe esteso sino ad inglobare il centro di Metauros, oggi occupato dalla cittadina di Gioia Tauro. Se, apparentemente Anaxilas ha raggiunto gli obiettivi prefissati, restituendo ai suoi concittadini delle condizioni ottimali per incrementare il raggio dei loro commerci, la reazione dei nemici non si farà attendere. Locri si allea con Gelone, nuovo temibile tiranno di Gela, che si è frattanto impadronito di Siracusa, una delle poleis più prospere del mondo ellenico; lo stesso Gelone ha raggiunto un fruttuoso accordo con Terone, signore di Agrigento. Ogni singolo componente di questa schiera mira a modificare gli equilibri economici locali: per far ciò occorre liberarsi dei monopoli cartaginesi, nella Sicilia occidentale, e dei loro tradizionali partners commerciali, ossia i Selinuntini, Anaxilas e Terillo di Imera. Gelone e Terone combattono dapprima (dopo il 485 a.C.) una logorante guerra per la liberazione degli scali commerciali del panorama siciliano, alla quale segue (483 a.C.) la conquista di Imera ad opera di Terone. Lo scontro decisivo fra i coriacei contendenti è comunque rimandato al 480 a.C.; ciascuno dei due blocchi di potenze coinvolti non risparmia le risorse belliche a propria disposizione. Anaxilas pattuglia con l’imponente flotta reggina e messinese le acque dello Stretto, mentre un poderoso contingente di mercenari agli ordini del Cartaginese Amilcare, insieme alla cavalleria selinuntina, muove all’assedio di Imera, dove si è rifugiato Terone. In questa prospettiva, Gelone è destinato ad una mossa strategica prodigiosa quanto fortunata; riuscito ad intercettare la cavalleria selinuntina, il signore di Gela e Siracusa riesce a penetrare con uno stratagemma nell’accampamento cartaginese, posto fuori dalle mura impresi, seminando ovunque morte e distruzione. La dissoluzione dell’esercito punico consegna la vittoria al blocco geloo-siracusano-agrigentino: Anaxilas, nonostante non sia stato coinvolto direttamente nella disfatta, deve giocoforza scendere a patti con i vincitori, accettando una parziale subordinazione politica ed economica e rinunciando ai suoi sogni egemonici nel Basso Tirreno. Ciò nonostante il tiranno reggino mantiene invariato il suo controllo su Messina, continuando fino alla morte a ribaltare il verdetto sancito dalla battaglia di Imera. Egli fortifica le principali basi navali dislocate nei suoi territori (Strabone ricorderà a questo proposito la fortificazione della rocca di Scilla) e, nel 477/476 a.C., attacca nuovamente Locri, ma questa volta sul confine meridionale, presso il promontorio di Eracle, l’odierno Capo Spartivento, il cui possesso equivaleva alla totale supervisione delle rotte marittime funzionali alla circumnavigazione della penisola italica. È nuovamente un tiranno siciliano e, nella fattispecie Ierone, fratello del defunto (478/477 a.C. circa) Gelone, a stroncare sul nascere le iniziative di Anaxilas. Ierone infatti, minacciando l’intervento delle proprie forze navali, ingiunge al tiranno reggino di interrompere le operazioni militari sul versante del promontorio di Eracle; quest’ultimo, ormai in età avanzata desiste: una decisione che, per altro, salva le fanciulle locresi dal voto di prostituzione sacra, pronunciato in un momento drammatico per i destini della propria città. L’anno successivo (476 a.C.) Anaxilas muore, lasciando le redini del governo delle poleis dello Stretto al suo più fidato collaboratore, Micito, che assume la tutela dei figli del tyrannos defunto, ancora troppo giovani per poter raccogliere l’eredità paterna. Così si conclude la vicenda storica di un insigne personaggio, protagonista del glorioso passato che avvolge la nostra Calabria; il suo nome è oggi per lo più semisconosciuto, le testimonianze della sua remota epoca giacciono sorde e passive all’incuria del tempo e, ahimè, all’interesse dei posteri. Per tali ragioni ho deciso di riproporre, seppur in una versione piuttosto scolastica e relativamente semplice da comprendere, le vicende legate alla sua vita, calata nei fascinosi orizzonti culturali di cui si compone il passato greco che accumuna noi calabresi.
[modifica] Voci correlate
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