Milone

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Milone di Crotone, scultura di Pierre Puget (Parigi, Museo del Louvre)

Milone di Crotone (Μίλων in Lingua greca antica, gen.: Μίλωνος; Crotone, seconda metà del VI secolo a.C.Hera Lacinia, ...) fu il più celebre lottatore greco antico. Unitamente agli allori olimpici, a detta dello storico Diodoro Siculo, Milone fu il condottiero che permise a Crotone di sconfiggere il potente esercito della città rivale di Sibari nel 510 a.C. Si ritiene anche che Milone fosse un adepto o, quanto meno, un simpatizzante del filosofo Pitagora. Secondo una leggenda, Milone avrebbe salvato Pitagora dal crollo di un tetto. Un'altra storia asserisce che Milone sposò la figlia del filosofo, Myia. Morì pare divorato da un branco di lupi che lo sorpresero mentre era incastrato al tronco di un vecchio albero.

Come la maggior parte degli antichi atleti greci, Milone divenne rapidamente oggetto di leggende che ne glorificavano la forza ed il valore. A partire dal Rinascimento, ed ancor più durante il Neoclassicismo, il mito di Milone tornò in Europa ed alimentò la fantasia di diversi artisti: scultori come Alessandro Vittoria o Pierre Puget, pittori come Étienne-Maurice Falconet e James Barry, fino ai letterati come Shakespeare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si narra che da ragazzo, per allenare la sua forza, portasse sulle spalle un vitello. La sua prima vittoria alle Olimpiadi la ottenne a soli 15 anni: partecipò e vinse nella categoria della lotta; nel corso della sua vita fu capace di sei vittorie olimpiche disputate fra il 540 a.C. e il 512 a.C. e di altre sei vittorie ai Giochi Pitici, dieci ai Giochi Istmici e nove ai Giochi Nemei. La sua specialità era l'orthopale, un tipo di lotta.
Per di più, quando partecipò alle olimpiadi per la settima volta e si scontrò contro un suo concittadino, il diciottenne Timasiteo, il quale lo ammirava fin da piccolo e da cui imparò anche molte mosse, alla finale, il suo avversario si inchinò senza nemmeno iniziare a combattere, in segno di rispetto. Questo fu l'unico caso nella storia della Grecia in cui si ricorda il nome di colui che arrivò secondo a una gara/competizione. Per le sue imprese un tifoso di nome Dameas gli fece erigere una statua nello stadio di Olimpia, in cui era rappresentato ritto su un disco con i piedi uniti.

Era noto, oltre che per la grande forza, anche per il grande appetito. Pare, infatti, che una volta avesse portato di peso un toro di 4 anni allo stadio, fatto un giro di campo con l'animale sulle spalle, che l'abbia ucciso con un colpo solo e che se lo sia mangiato tutto nello stesso giorno. Come se non bastasse, si racconta che egli fosse alto circa due metri e che era capace di sollevare anche un uomo con un dito della mano.

Oltre alla famosissima capacità atletica, Milone, si dimostrò un ottimo combattente: infatti nella lotta scoppiata tra la colonia Sibarita e quella Crotonese, con la sua supremazia bellica, guidò l'esercito di Crotone alla vittoria.

Milone è noto anche per essere stato discepolo di Pitagora e sposo di sua figlia Myia. Sua figlia si sposò con il medico e pitagorico Democede di Crotone. Milone vinse molte gare ed è rimasto nella storia il più noto atleta di Crotone. La data della morte di Milone è sconosciuta ma, come per la maggior parte degli antichi greci famosi, la dinamica del decesso è divenuta un mito. Secondo Strabone e Pausania, l'ormai vecchio Milone stava attraversando un bosco quando s'imbatté in un ulivo secolare sacro alla dea Hera, antistante appunto al tempio Crotonese di Hera Lacina, dal tronco cavo. Il lottatore inserì le mani nella fenditura per spezzare in due il tronco in un'ultima dimostrazione di forza, ma vi rimase incastrato e divenne preda di un branco di lupi.

Lascito[modifica | modifica wikitesto]

Il mito della forza e dalla vita di Milone ha alimentato la fantasia di diversi artisti, facendo del lottatore celebre soggetto di opere d'arte e di letteratura.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1590 il bronzista veneziano Alessandro Vittoria fuse una statua raffigurante Milone. La morte del lottatore divenne poi un soggetto ricorrente nella produzione artistica del XVIII secolo ma, per onorare il personaggio, si ricorse spesso alla raffigurazione dei leoni invece che dei lupi quali responsabili della sua morte. Nella scultura "Milone di Crotone" del francese Pierre Puget (1682), l'artista predilesse invece una rilettura del mito in chiave barocca, focalizzando come soggetti la vittoria dell'età sulla forza del lottatore e la vana gloria del trofeo olimpico. Il "Milone di Crotone" di Étienne-Maurice Falconet (1754) permise all'artista di ottenere l'accesso alla prestigiosa Accademia di Belle Arti di Parigi, seppur l'opera venne poi criticata per la mancanza di stoica rassegnazione alla morte che all'epoca si pretendeva in un soggetto neoclassico. Sempre nel Settecento, il pittore Joseph-Benoît Suvée realizzò l'olio su tela "La morte di Milone". Nel XIX secolo, uno sconosciuto artista realizzò una statua bronzea di Milone ora in Holland Park, a Londra ed il pittore irlandese James Barry tornò a raffigurare su tela la morte del lottatore.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

François Rabelais citò Milone di Crotone nel suo Gargantua, Shakespeare fece lo stesso nel secondo atto dell'opera Troilo e Cressida e Alexandre Dumas descrive brevemente la figura di Milone in Vent'anni dopo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Una statua di Milone si trova allo stadio dei Marmi di Roma.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Ferrari. Milone, in Dizionario di mitologia greca e latina. Torino, UTET, 1999, p. 467. ISBN 88-7750-754-3.
  • Frederick Adam Wright. Milone, in Nicholas Hammond, Howard Scullard. Dizionario di antichità classiche. Milano, Edizioni San Paolo, 1995, pp. 1374-1375. ISBN 88-215-3024-8.

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