Fidippide

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Statua di Fidippide a Maratona

Fidippide o Filippide (Atene, VI secolo a.C.Atene, agosto/settembre 490 a.C.) è stato un militare ateniese, noto per essere stato un leggendario emerodromo.

Fidippide o Filippide[modifica | modifica sorgente]

Nelle opere dell'antichità la dicitura Filippide è riportata da Pausania,[1] Plutarco[2] e Luciano,[3] scrittori che avevano letto questa forma nelle loro versioni di Erodoto, mentre nella maggior parte dei manoscritti di Erodoto si presenta la forma Fidippide.[4] Visto che, oltre ai manoscritti di Erodoto, la forma Fidippide è attestata solo nelle Nuvole di Aristofane, molti storici sostengono che Aristofane abbia volontariamente deformato il vero nome Filippide per non usare nella sua commedia il nome dell'eroe di Maratona.[5] Dato che però il nome Fidippo è attestato nell’Iliade,[6] non è da escludersi l'esistenza di un raro Fidippide, ma secondo molti questa forma resta un errore dei copisti dei manoscritti.[7]

Leggenda[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Maratona.

Secondo quanto riferito da Erodoto, un emerodromo ateniese di nome Fidippide fu mandato da Atene a Sparta per chiedere appoggio in vista della battaglia coi Persiani e percorse questo tragitto di più di 225 km in un solo giorno.[8]

Dopo la battaglia di Maratona, sempre secondo Erodoto, buona parte dell'esercito ateniese tornò in città guidato da Milziade marciando per circa 40 km sotto il peso dell'armatura: i soldati greci arrivarono in tempo per vedere che la flotta persiana, constatata la sconfitta, si stava allontanando, dopo aver tentato un attacco alla polis mediante una manovra di superamento delle file greche che prevedeva di doppiare capo Sunio via mare.[9]

La leggenda più nota successivamente, quella della corsa di Filippide da Maratona ad Atene, non fu però opera di Erodoto, ma comparve per la prima volta in un'opera di Plutarco composta nel I secolo, Sulla gloria degli Ateniesi. In essa Plutarco afferma che un emerodromo in armatura completa sarebbe corso da Maratona sino ad Atene, avrebbe pronunciato la celebre frase "abbiamo vinto" (in greco antico Νενικήκαμεν, traslitterato in Nenikèkamen) e sarebbe poi morto per lo sforzo; secondo Plutarco lo storico Eraclide Pontico chiamava questo leggendario emerodromo Tersippo, mentre la maggior parte degli storici lo chiamava Eucle.[10]

Luciano di Samosata, scrittore e retore di origine siriana vissuto durante il II secolo d.C., riporta la stessa leggenda, attestando però come il nome del corridore non fosse Eucle, bensì Filippide.[3]

Datazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Maratona#Datazione.

I testi che descrivono questo evento riportano una data che, interpretata dallo storico tedesco August Böckh nel 1855, secondo il calendario attico, risulta essere il 12 settembre 490 a.C.

Recenti studi hanno invece ipotizzato che negli scritti sia stata usata una data del calendario di Sparta, il che anticiperebbe l'evento al 12 agosto: i racconti storici indicano che Sparta poté inviare aiuti ad Atene solo dopo la fine delle Carnee, che coincidevano con la luna piena, e questo fatto porta a collocare lo scontro il 12 settembre.

Una terza interpretazione, fornita dallo storico Nicholas Sekunda, propenderebbe invece per l'11 settembre.

Secondo lo storico Peter Krentz, invece, è impossibile determinare un giorno preciso per la battaglia, da collocare genericamente tra agosto e settembre, data l'elevata probabilità che il calendario ateniese fosse stato manipolato per impedire che la battaglia andasse a coincidere colle celebrazioni dei misteri eleusini.

Maratona moderna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maratona (atletica leggera).

La gara olimpica sulla distanza dei 40 km (stabiliti con precisione nel 1921 in 42,195 km, la distanza adottata ai Giochi della IV Olimpiade) prende il nome di maratona proprio dal mito di Fidippide e della sua corsa riportato da Luciano, racconto al quale Pierre de Coubertin s'ispirò.[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pausania, Periegesi della Grecia, I, 28, 4; VIII, 54, 6.
  2. ^ Plutarco, op. cit., 862A.
  3. ^ a b Luciano, op. cit., 3.
  4. ^ (EN) John Francis Lazenby, The Defence of Greece 490-479 BC, Aris & Phillips Ltd, 1993, p. 52, ISBN 0-85668-591-7.
  5. ^ Fink, op. cit., pp. 137-138.
  6. ^ Iliade, II, 678.
  7. ^ Fink, op. cit., p. 138.
  8. ^ Erodoto, op. cit., VI, 105–106.
  9. ^ Sekunda, op. cit., pp. 112-117.
  10. ^ Plutarco, Moralia, op. cit., 347C.
  11. ^ Sekunda, op. cit., p. 113.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

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