Eschilo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Eschilo (in greco Αἰσχύλος; Eleusi, 525 a.C. – Gela, 456 a.C.) è stato un drammaturgo greco antico.
Viene unanimemente considerato l'iniziatore della tragedia greca nella sua forma matura ed è il primo dei poeti tragici dell'antica Grecia di cui ci siano pervenute opere per intero. A lui seguirono Sofocle ed Euripide.
Indice |
[modifica] Biografia
Nato a Eleusi intorno al 525 a.C., di famiglia nobile, fu testimone della fine della tirannia dei Pisistratidi ad Atene, nel 510 a.C.. Combatté contro i persiani nelle battaglie di Maratona (490 a.C.), di Salamina (480 a.C.) e di Platea (479 a.C.).
Molto probabilmente si crede che l'etimologia del suo nome derivi da un insolito gesto che era solito fare per ispirarsi prima di comporre le sue tragedie purtroppo non pervenuto ai nostri libri o comunque ignoto alle fonti scritte.Non ci viene detto di preciso cosa l'autore facesse durante il componimento delle sue opere ma alcuni sostenevano che cio' aiutava di gran lunga la sua vena poetica.
A proposito della battaglia navale di Salamina, di cui il poeta dà il resoconto ne I Persiani, è interessante notare come la tradizione assegni lo stesso giorno, sulla stessa isola, alla nascita di Euripide. Nello stesso periodo, si dice, il giovane Sofocle intonava i primi peana.
Alcune delle sue opere, come I Persiani o Sette contro Tebe, devono molto alla sua esperienza nelle guerre persiane. Fu anche il solo testimone tra i grandi poeti greci classici dello sviluppo della democrazia ateniese. Le supplici contiene il primo riferimento che sia giunto fino ad oggi di una forma di governo definita come «potere del popolo». Nelle Eumenidi, la rappresentazione della creazione dell'areopago, tribunale incaricato di giudicare gli omicidi, sembra un implicito sostegno alla riforma di Efialte, che nel 462 a.C. trasferì i poteri politici dall'areopago al consiglio dei cinquecento.
Dopo la rappresentazione dell'Orestea, si recò a Siracusa, rispondendo all'invito del tiranno Gerone, dove fece rappresentare I Persiani e scrisse le Etnee in onore della nuova città.
Eschilo fu forse iniziato ai misteri eleusini, come farebbe intendere Aristofane nella commedia Le Rane, e secondo alcune leggende sarebbe stato persino processato per empietà, dopo averne rivelato i segreti, e questa sarebbe la causa del suo secondo esilio a Gela, in Sicilia.
Ottenne il suo ultimo grande successo 458 a.C. con l'Orestea. Poco tempo dopo partì per Gela, in Sicilia, dove morì nel 456 a.C.. Sul suo epitaffio non furono ricordate le vittorie in ambito teatrale, ma i meriti come combattente a Maratona.
Vuole la leggenda che Eschilo sia morto per colpa di un'aquila, o più probabilmente di un gipeto, che avrebbe lasciato cadere, per spezzarla, una tartaruga sulla sua testa, scambiandola, data la calvizie, per una pietra.
Dopo la sua morte ricevette dai suoi contemporanei molti riconoscimenti, il più grande dei quali fu la rappresentazione postuma delle sue tragedie, all'epoca segno di eccezionale onore.
[modifica] Le innovazioni nel dramma tragico
Eschilo viene considerato il vero padre della tragedia antica. Regista, oltre che poeta, a lui viene attribuita l'introduzione di maschera e coturni, inoltre è con lui che prende l'avvio la trilogia, o "trilogia legata". Le tre opere tragiche presentate durante l'agone erano appunto "legate" dal punto di vista contenutistico; nell'Orestea (unica trilogia pervenutaci per intero), ad esempio, viene messa in scena la saga della stirpe degli Atridi, dall'uccisione di Agamennone alla liberazione finale del matricida Oreste.
Introducendo un secondo attore (precedentemente, infatti, sulla scena compariva un solo attore alla volta, come ci testimonia Aristotele, Poetica, 49a), rese possibile la drammatizzazione di un conflitto. Da questo momento fu infatti possibile esprimere la narrazione tramite dialoghi, oltre che monologhi, aumentando il coinvolgimento emotivo del pubblico e la complessità espressiva.
Da notare anche la progressiva riduzione dell'importanza del coro, che prima rappresentava una continua controparte all'attore. Per esempio, in una delle tragedie più antiche che ci siano pervenute, Le supplici, il coro ha ancora una parte preponderante. Nonostante la presenza dei due attori (uno dei quali interpreta in successione due personaggi), l'impianto è ancora quello di un inno sacro, scarno di elementi teatrali.
Facendo un confronto con la più tarda Orestea, notiamo un'evoluzione e un arricchimento degli elementi propri del dramma tragico: dialoghi, contrasti, effetti teatrali. Questo si deve anche alla competizione che il vecchio Eschilo dovette sostenere nelle gare drammatiche: c'era un giovane rivale, Sofocle, che gli contendeva la popolarità, grazie anche a innovazioni come l'introduzione di un terzo attore, trame più complesse, personaggi più umani nei quali il pubblico può identificarsi.
Tuttavia, anche accettando in parte, e con riluttanza, le nuove innovazioni (tre personaggi compaiono contemporaneamente solo nelle Coefore, e il terzo parla solo per tre versi), Eschilo rimane sempre fedele ad un estremo rigore, alla religiosità quasi monoteistica (Zeus, nelle opere di Eschilo, è rappresentato talvolta come un tiranno, talvolta come un dio onnipotente, con qualche somiglianza con il biblico Yahweh). In tutte le sue tragedie, lo stile è potente, pieno di immagini suggestive, adatto alla declamazione. Nonostante i personaggi di Eschilo non siano sempre unicamente eroi, quasi tutti hanno caratteristiche superiori all'umano. Se ci sono elementi reali, questi non sono mai rappresentati nella loro quotidianità, ma in una suprema sublimazione.
[modifica] Lo stile
Lo stile di Eschilo è estremamente complesso. È ricco di espressioni retoriche, neoformazioni linguistiche (fra cui anche degli hapax) e arcaismi molto ricercati. La sintassi è ai limiti dell'ermetismo.
[modifica] Tragedie
Eschilo scrisse probabilmente una novantina di opere, ma di queste ne sono giunte ai giorni nostri solo sette:
- I Persiani (rappresentata nel 472 a.C.)
- Sette contro Tebe (rappresentata nel 467 a.C.)
- Supplici (rappresentata nel 463 a.C.)
- Prometeo incatenato (rappresentata tra il 470 e il 460 a.C.). Una parte della critica ritiene che la tragedia sia pseudo-eschilea (cfr. ad es. B. Marzullo, I sofismi di Prometeo, Firenze 1990) e sia stata messa in scena nell'ultimo venticinquennio del V sec. Ne farebbero fede i punti di contatto con i Cavalieri di Aristofane, ma soprattutto una concezione dello spazio scenico e del suo uso particolarmente sofisticato. La parte preponderante della critica crede però alla paternità eschilea di questa tragedia (cfr. ad es. V. Di Benedetto/E. Medda, La tragedia sulla scena).
- Orestea - trilogia (rappresentata nel 458 a.C.)
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene opere originali di o su Eschilo
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Eschilo
Wikiquote contiene citazioni di o su Eschilo
[modifica] Collegamenti esterni
| Le tragedie greche | |
|---|---|
| Eschilo: | Supplici | I Persiani | Sette contro Tebe | Prometeo incatenato | Orestea ( Agamennone · Coefore · Eumenidi ) |
| Sofocle: | Aiace | Antigone | Trachinie | Edipo re | Elettra | Filottete | Edipo a Colono |
| Euripide: | Alcesti | Medea | Ippolito | Gli Eraclidi | Troiane | Andromaca | Ecuba | Supplici | Ione | Ifigenia in Tauride | Elettra | Elena | Eracle | Le Fenicie | Oreste | Ifigenia in Aulide | Le Baccanti | Ciclope | Reso |
| Vedi anche: | Teatro greco | Musica dell'antica Grecia | Istituto Nazionale del Dramma Antico |

