Maschera teatrale

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« Tutto ciò che è profondo ama la maschera »
(Friedrich Nietzsche)
Maschera teatrale in gomma lattice opera "Arlecchino servitore di due padroni"

Una maschera teatrale è un oggetto che riproduce generalmente le fattezze di un volto (umano, animale o soprannaturale) e che viene indossato sul volto per rappresentazioni teatrali o folcloristiche. Le maschere sono usate in molte tradizioni teatrali diverse come il teatro giapponese e il teatro classico greco e latino.

In Europa l'uso della maschera ebbe grande successo con la commedia dell'arte italiana del Cinquecento, successo che proseguì fino al XVIII secolo, quando Carlo Goldoni, allo scopo di riformare il teatro, obbligò gli attori a riferirsi a un testo scritto, invece che a un canovaccio improvvisato, eliminò gradualmente le maschere e conferì ai personaggi un'individualità sempre più marcata, trasformando la commedia dell'arte in commedia di carattere.

L'artigianato della maschera da commedia riprese vita nel '900 a ridosso dell'esperienza strehleriana. Amleto Sartori, scultore, re-inventò la tecnica di costruzione della maschera in cuoio su stampo di legno. Ad oggi le maschere vengono realizzate con i più moderni materiali che abbiamo a disposizione tra i quali: silicone, gomme poliuretaniche, vetroresina e gomma lattice. Nelle diverse fasi: modellato in creta, calco in gesso (negativo) e prodotto finito (positivo), si possono realizzare ogni sorta di maschere a seconda delle esigenze attraverso le quali l'attore può calarsi totalmente nel personaggio.

Zoomorfia[modifica | modifica wikitesto]

Una maschera del teatro giapponese Nō

L'uso della maschera fu inizialmente zoomorfo, e si fa risalire alla preistoria. Sulle pareti della grotta dei deux frères, sui Pirenei francesi, un dipinto del Cenozoico rappresenta un cacciatore mascherato da capra, durante la caccia. La tradizione di travestirsi con pelli e maschere di animali e di imitarne le movenze è presente in tutte le culture umane.

Nel teatro greco, che le usò sistematicamente sin dalle origini, le maschere avevano la doppia funzione di caratterizzare il personaggio e da fungere da cassa di risonanza sonora per amplificare la voce e rendere più udibili i dialoghi.

Tra le più antiche maschere italiane vi sono i mamuthones sardi, con pelli di capra e campanacci che risuonano ad ogni suo movimento. Ancora oggi queste maschere sono utilizzate durante feste rituali nel centro-nord della Sardegna, accompagnata da altre maschere raffiguranti animali.

Anche nella Commedia dell'arte si sono elaborate le maschere dei personaggi a partire da animali. La maschera di Arlecchino è stata spesso modellata sul muso di un scimmia o nella versione più conosciuta di gatto, con la quale l'attore che la calza assume anche le movenze feline, a scatti e salti. Il Capitan Spaventa deriva da una maschera canina, Pantalone da un volatile, Brighella è mezzo cane e mezzo gatto, il Dottore si ispira al maiale.

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