Fescennino

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I fescennini versus (versi fescennini) sono opere protoletterarie, tipicamente popolari, e sono la più antica forma di arte drammatica presso i Romani. Era una forma teatrale in voga in una vasta zona posta al confine fra Lazio ed Etruria intorno al II secolo a.C.

Di derivazione etrusca, non ebbero mai una vera e propria evoluzione teatrale, ma contribuirono alla nascita di una drammaturgia latina. Orazio ne parla:

(LA)
« Fescennina per hunc inventa licentia morem / versibus alternis opprobria rustica fudit »
(IT)
« La licenza fescennina sorta attraverso questa usanza / improvvisò con versi alterni grossolane ingiurie. »
(Epistulae II, 1, 145-146)

Indice

[modifica] Le origini del nome

Secondo il grammatico Festo, il termine fescennini avrebbe due diverse interpretazioni: secondo la prima, deriverebbe dalla città di Fescennium, al confine fra Etruria e Lazio, dove si svolgevano feste agresti per il raccolto dove era radicato l'uso di festeggiare scambiandosi dei versi, in forma sboccata e licenziosa, che volevano significare un ringraziamento alla divinità fallica da loro adorata per l'abbondanza del raccolto. Per la seconda, invece, il nome avrebbe origine da fascinum, che significa al tempo stesso "malocchio" e "membro virile", in riferimento alle maledizioni che venivano lanciate sui carri (che trasportavano l'uva) degli altri produttori agricoli durante la vendemmia. Per altri ancora, il termine avrebbe un senso fallico, essendo un sinonimo di veretrum.

Questo genere letterario sarebbe quindi il risultato o dell'influenza Etrusca nella cultura Romana o il tentativo di esorcizzare il timore che i romani avevano per il malocchio scherzando su di esso.

[modifica] Il fescennino

Delle origini di questo genere si sa poco. Pur non raggiungendo mai la forma di un compiuto lavoro teatrale, fu comunque uno spunto importante che portò allo sviluppo della drammaturgia latina. Lo spettacolo era costituito da un dialogo di tipo sboccato e licenzioso, forse per ingraziarsi la divinità fallica da loro adorata, e si svolgeva in un clima coinvolgente e molto sanguigno con personaggi mascherati che danzavano in preda ai fumi delle abbondanti libagioni. Solitamente erano i contadini che si fronteggiavano lanciandosi battute feroci; non vi erano copioni prestabiliti ma si "recitava" a braccio, spesso prendendo in giro anche gli spettatori, facendo sì che le rappresentazioni spesso finissero in vere e proprio liti.

A causa degli eccessi che si andarono via via sviluppando dovettero intervenire le autorità per regolamentare i limiti di quanto fosse lecito e per vietare che si dicessero delle cose che potessero suonare offensive ai cittadini romani. Tali rappresentazioni vennero bandite da parte del Senato. Ma nonostante queste limitazioni, il carattere sboccato dei dialoghi rimase immutato dovuto alla rozzezza del popolo e ad una vena satirica che lo caratterizzava. Queste azioni erano spesso rivolte agli sposi novelli come augurio per la loro prole o si indirizzavano contro le persone potenti per tacciarne in modo satirico i loro vizi.

Anche il poeta latino Catullo tratta di questo argomento nel suo LXI carme.

I fescennini versus si effettuavano durante le feste rurali e, secondo Orazio, si sarebbe sviluppata da qui una tradizione di salaci motteggi che potevano avere anche il carattere di una diffamazione pubblica.

Il carattere licenzioso e gli attacchi a personalità di spicco dell'epoca incorsero nello sfavore delle autorità, che misero dei limiti a queste rappresentazioni. Nel 364 a.C., quando questi racconti vennero rappresentati nei ludi da attori etruschi, erano già diffusi in gran parte d'Italia.

Si potevano distinguere due tipi di fescennini: quelli inscenati (vere e proprie rappresentazioni) e quelli liberi (matrimoni, trionfi e feste contadine). In età imperiale rimasero solo i Fescennini liberi.

[modifica] Bibliografia

  • Conte G. B. - Pianezzola E., Latinitatis memoria, Storia a testi della letteratura latina, Firenze 1998.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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