Al di là del bene e del male

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il film omonimo di Liliana Cavani, vedi Al di là del bene e del male (film).
Al di là del bene e del male
Titolo originale Jenseits von Gut und Böse
Jenseits von Gut und Böse - 1886.jpg
frontespizio della prima edizione
Autore Friedrich Nietzsche
1ª ed. originale 1886
Genere saggio
Sottogenere filosofico
Lingua originale tedesco

Al di là del bene e del male: Preludio di una filosofia dell'avvenire (Jenseits von Gut und Böse, 1886) è un saggio filosofico di Friedrich Nietzsche, uno dei testi fondamentali della filosofia del XIX secolo.

Pubblicato nel 1886 a spese dell'autore, il libro non ricevette inizialmente molta attenzione. Sostanzialmente in esso Nietzsche attacca in maniera critica quella che considerava la vacuità morale dei pensatori del suo secolo, la mancanza di senso critico dei filosofi e la loro passiva accettazione della morale.

Al di là del bene e del male ripercorre tutti i temi fondamentali della maturità filosofica di Nietzsche e in parte può essere letto come una spiegazione, in termini più diretti, delle idee che l'autore aveva già proposto, in modo più immaginifico e metaforico, in Così parlò Zarathustra (Also Sprach Zarathustra).

Indice e struttura dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Prefazione (datata giugno 1885)[modifica | modifica sorgente]

Parte prima. Sui pregiudizi dei filosofi (aforismi 1-23)[modifica | modifica sorgente]

Nelle prime due parti del libro Nietzsche parla dei filosofi del passato, che egli accusa di un cieco dogmatismo afflitto da un pregiudizio morale mascherato da ricerca di verità oggettiva, e degli spiriti liberi, gli esseri a lui più affini e che sono destinati a sostituire il vecchiume dogmatico e moralista.

Mette fin dall'inizio in dubbio tutto il progetto universalistico della riflessione filosofica dei tempi andati (almeno quella da Socrate in poi), chiedendosi perché mai dovremmo preferire la sua "volontà di verità" piuttosto che riconoscere la falsità e l'inganno quale principale condizione dell'esistenza, finzione, male e sopraffazione che sono intrinseche in ogni cosa della vita.

Egli offre in tal maniera una spiegazione radicalmente "psicologica" del pensiero teorico dei pensatori che sono venuti prima di lui: ognuna di queste creazioni filosofiche è stata "memoria involontaria ed inconsapevole", da parte del suo autore, per giustificare (con se stesso e poi soprattutto con gli altri) i propri pregiudizi e limitazioni, eminentemente morali, ma da sempre battezzati solennemente invece col nome rimbombante di Verità maiuscola (aforis. 6).

Il precetto dello stoicismo antico, "vivi secondo natura", mostra chiaramente come la filosofia fin dai primordi s'è sempre creata un mondo reale ad immagine e somiglianza dei propri "istinti", cercando d'irregimentare la stessa Natura ai propri desideri e scopi. Ma la Natura in se stessa è qualcosa di completamente incontrollabile e "prodigo oltre misura", pertanto non può esser tiranneggiata allo stesso modo in cui gli uomini giocano a tiranneggiare se stessi. Ogni filosofia è in ultima analisi una volontà di potenza che tenta di crearsi una causa prima... (af.9).

Il Cogito ergo sum di cartesiana memoria presuppone che vi sia un Io, un'attività pensante, e che ciò produca volontariamente una forma di conoscenza, infine che l'Io penso sia una verità assoluta: quale fola e illusione (af.16). Baruch Spinoza maschera la sua timidezza ed insicurezza personale nascondendosi dietro il suo "meccanico" metodo geometrico (af.5); ma è anche incoerente il suo istinto l'auto-conservazione di un'unità fondamentale, pur respingendo la teleologia di Immanuel Kant (af.13), il grande cinese di Konigsberg (af.210): il vecchio moralista predicatore di un imperativo categorico e di tutta una dialettica che è solo una cortina di illusioni creata per gettar fumo negli occhi dei più ingenui e sprovveduti (af.5)
Il suo tentativo di spiegazione del giudizio sintetico a priori viene allora paragonato agli effetti narcotici dell'oppio e alla personalità del protagonista de Il malato immaginario di Moliere.
Arthur Schopenhauer infine si sbaglia che la natura dell'istinto di volontà sia cosa del tutto evidente, si tratta invece di uno strumento estremamente complesso di controllo messo in atto da chi comanda nei confronti di chi deve obbedire: la morale (volontà di verità) è ridotta così a dottrina dei rapporti di potere dell'uomo sull'altro uomo(af.19).

Parte seconda. Lo spirito libero (aforismi 24-44)[modifica | modifica sorgente]

Nietzsche mette in guardia contro coloro che soffrono per un fantasioso "amor di verità", ed esorta e sprona i suoi lettori a non farsene condizionare, anzi ad evitare come la peste tali "malati nell'anima" e a cercar invece d'assomigliare quanto più possibile agli antichi fautori del cinismo greco, quelli che hanno il coraggio di parlar male dell'umanità! (af.26)

In un passaggio scrive che "da qualsiasi punto di vista filosofico ci si voglia oggi porre" è propriamente l'errore, in cui consiste il mondo all'interno del quale si crede di vivere autonomamente e volontariamente, ad esser invero la cosa più sicura e ferma di cui si possa far esperienza; questo se si è capaci di guardare in modo libero, scevro da pregiudizi di sorta, la propria vita personale ed il mondo intero.
Alla resa dei conti non è altro che un pregiudizio ancora "troppo umano" il fatto di credere che la cosiddetta verità valga più dell'apparenza superficiale. Se togli difatti all'esistenza umana tutto ciò che di apparente, superficiale e fasullo essa contiene, non rimane più nulla, alcuna cosa sopravvive. Allora proprio il negar l'apparenza e voler cercar d'abolirne la "realtà" implica l'abolizione dell'unica possibile verità effettiva (verità intesa come bene).
A questo punto l'autore si chiede: Cosa ci ha costretti fino ad oggi ad assumere come autentica la credenza in un'antitesi essenziale tra bene/vero e male/falso? (af.34)

Gli "Spiriti liberi", nuova tipologia umana in contrapposizione con tutti i filosofi precedenti, si trovano ad esser gli investigatori di quelle verità e realtà che sono le più profonde ed indigeste per la massa perbene ed educata; scavano spietatamente in esse fino al punto da esser considerati crudeli, sempre sommamente curiosi e col cuore proteso verso l'inafferrabile (af.44).
Gli "operai della filosofia (Kant, Hegel) assieme ai moderni uomini di scienza in generale del tempo attuale, non debbono in alcun caso esser confusi con gli autentici filosofi,i quali sono comandanti e legislatori, creatori di nuovi valori(af.211). Vi sono davvero tipologie di studiosi coraggiosi che risultano esser autenticamente indipendenti da pregiudizi, ed essi si chiamano spiriti liberi, non certo filosofi (almeno nell'accezione che fino ad oggi a questa parola è stata data)(af.6).

Nel periodo pre-morale della storia del genere umano, le azioni sono state giudicate dalle conseguenze effettive ch'esse producevano. Nel corso degli ultimi 10mila anni tuttavia è stata via via messa a punto una concezione morale sempre più raffinata in cui le azioni sono giudicate dalle loro origini (intenzioni buone); ma la moralità delle intenzioni (che non è mai reale motivazione istintiva) è secondo Nietzsche nient'altro che un pregiudizio, qualcosa di storicamente provvisorio che va oltrepassato (af.32)

Parte terza. L'essere religioso (aforismi 45-62)[modifica | modifica sorgente]

Qui Nietzsche sviluppa ed approfondisce il suo rifiuto contro la Chiesa cattolica e la religione in generale: la fede in un qualche dio è niente più che una rappresentazione degli innegabili bisogni interiori di ogni uomo. La religione in definitiva non è altro che un mezzo per soddisfare la propria brama di dominio sugli altri.

Parte quarta. Aforismi e intermezzi (aforismi 63-185)[modifica | modifica sorgente]

Qui Nietzsche inserisce una raccolta di aforismi brevissimi, per lo più singole frasi di una riga, sul modello francese di La Rochefoucauld da lui tanto ammirato. Alcuni riguardano la differenza e distanza innata tra uomini e donne; altri soggetti toccati sono la sua dottrina dell'Eterno Ritorno dell'identico (af.70); la musica (af.106); la mentalità utilitaristica (af.174), il tutto in mezzo a tentativi più generali ed osservazioni taglienti e ben poco lusinghiere sulla natura umana e sua origine.

Parte quinta. Per la storia naturale della morale (aforismi 186-203)[modifica | modifica sorgente]

Parte sesta. Noi dotti (aforismi 204-213)[modifica | modifica sorgente]

Parte settima. Le nostre virtù (aforismi 214-239)[modifica | modifica sorgente]

Parte ottava. Popoli e patrie (aforismi 240-256)[modifica | modifica sorgente]

Nietzsche descrive e critica la complessità dell'anima tedesca (af.244), loda gli ebrei in quanto popolo e "razza" (non come religione) e condanna pesantemente l'antisemitismo che si sta facendo strada sempre più arrogante in Europa (af.251). Apprezza poi sommamente la Francia in quanto sede della cultura più spirituale e raffinata del vecchio continente e scuola leader del gusto estetico (af.254).
Gl'inglesi sono considerati per lo più grossolani, cupi e fondamentalmente più brutali dei tedeschi, concludendo che non sono mai stati un popolo filosofico: Bacone, Hobbes, Hume e Locke rappresentano una degradazione e svalutazione del concetto di filosofo (af.252).

Parte nona. Cos'è aristocratico? (aforismi 257-296)[modifica | modifica sorgente]

Da alti monti. Epodo (poesia conclusiva)[modifica | modifica sorgente]

L'opera si conclude con una breve ode all'amicizia in versi, il che continua l'uso poetico già introdotto in La gaia scienza e Così parlò Zarathustra

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

filosofia Portale Filosofia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di filosofia