Trasvalutazione dei valori

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La rivalutazione o trasvalutazione di tutti i valori (in tedesco: Umwertung aller Werte) è un concetto filosofico ideato e sviluppato dal filosofo e scrittore tedesco Friedrich Nietzsche, nonché uno dei principi attorno al quale gira tutto l'universo nietzscheano.

Elaborando il concetto in L'Anticristo, Nietzsche afferma che il Cristianesimo, non solo come religione, ma anche come sistema morale predominante del mondo occidentale, è "ostile alla vita". Come "religione della pietà", il cristianesimo eleva il debole sul forte (in natura invece prevale il più forte sul più debole), esaltando ciò che è "mal costituito e debole" a scapito di ciò che è pieno di vita e vitalità.

Il cristianesimo si contrappone in modo sfavorevole, per esempio, al Buddhismo. Per Nietzsche, mentre il cristianesimo è "la lotta contro il peccato", il Buddhismo è "la lotta contro la sofferenza". Secondo Nietzsche, il Cristianesimo limita e riduce l'umanità dall'assalire i suoi istinti naturali e gli inevitabili impulsi come la depravazione ("peccato"), mentre il Buddhismo consiglia solo di rifuggire dalla sofferenza. Mentre il Cristianesimo è pieno di "vendetta" e "antipatia" (ad esempio, il Giudizio Universale), il buddhismo promuove la "benevolenza, l'essere gentili, come promozione della salute". Il Buddhismo viene anche inteso da Nietzsche come la religione "onesta" tra le due, per il suo essere rigorosamente "fenomenistica" e "perché il cristianesimo fa mille promesse, ma non ne mantiene nessuna". Per Nietzsche il martirio, piuttosto che essere un alto livello di moralità o una posizione di forza, è indicativo di una "ottusità alla questione della verità".

Allo stesso modo, Nietzsche contrappone la morale europea del XIX secolo a quella pre-cristiana e a quella della civiltà greca. Nel pensiero di Nietzsche il sesso è un'affermazione fondamentale della vita, per il suo essere lo stesso processo attraverso il quale viene creata la vita umana, quindi l'elevazione della castità nel cristianesimo (ad esempio, la storia di Maria e la sua gravidanza), essendo contraria agli istinti naturali dell'umanità, è una contraddizione dei "valori naturali".

L'entusiasmo di Nietzsche per ciò che egli chiama "la trasvalutazione di tutti i valori" nasce dal suo disprezzo per il cristianesimo e il complesso del sistema morale correlato ad esso: "il disprezzo dell'uomo", come scrisse Nietzsche verso la fine de L'Anticristo. Nietzsche percepisce il quadro morale della civiltà cristiana come qualcosa di opprimente. La riproduzione viene derisa come qualcosa di peccaminoso e la vita come un investimento semplice verso la promessa di una vita ultraterrena e splendida: "la morte", secondo Nietzsche, "prevale sulla vita". La trasvalutazione di tutti i valori significherebbe l'esaltazione della vita piuttosto che della sofferenza e l'accettazione di ogni istinto o lussuria come qualcosa di biologico e quindi valido, quindi al di là della condanna morale. Ciò che si desidera altro non sarebbe ciò che si desidera, che sia peccato o di pietà. Ciò che si desidera sarebbe il prodotto di stimoli, piuttosto che il prodotto della "volontà".

« Io chiamo il cristianesimo "unica grande maledizione", quella grande depravazione intrinseca, l'unico grande istinto di vendetta per i quali non è sufficientemente l'espediente velenoso, segreto, sotterraneo, meschino - lo chiamo quella macchia immortale del genere umano ... E si calcola il tempo dalla morte nefasta su cui sorse questa fatalità - dal primo giorno del cristianesimo. Perché non piuttosto dal suo ultimo? Da oggi? Rivalutazione di tutti i valori! »
(F. Nietzsche, da Conclusioni, in L'Anticristo.)

"La rivalutazione di tutti i valori" era anche il titolo provvisorio di una serie di quattro libri che Nietzsche stava pianificando di scrivere, ma solo il primo - L'Anticristo - riuscì a completare. Tuttavia, uno dei suoi progetti per il suo ultimo libro, intitolato La volontà di potenza, era quello di usare "La rivalutazione di tutti i valori" come sottotitolo, ed è questo schema che sua sorella Elisabeth Förster-Nietzsche utilizzò per assemblare le sue note nel finale del libro con quel titolo.

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