Prometeo portatore del fuoco

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Prometeo portatore del fuoco
Tragedia di cui restano frammenti
Arno Breker, Prometeo ruba il fuoco, 1934, bronzo, Bonn, Museum Arno Breker.
Arno Breker, Prometeo ruba il fuoco, 1934, bronzo, Bonn, Museum Arno Breker.
Autore Eschilo
Titolo originale Προμηθεύς Πυρφόρος
Lingua originale Greco antico
Genere Tragedia greca
Prima assoluta 460 a.C. circa?
Teatro di Dioniso, Atene
 

Prometeo portatore del fuoco (Προμηθεύς Πυρφόρος) è una tragedia perduta di Eschilo, scritta nella metà del V secolo a.C.. L'opera faceva parte di una trilogia comprendente Prometeo incatenato e Prometeo liberato. Non è chiaro se la tragedia fosse la prima o l'ultima della serie; a seconda dalla sua collocazione nella trilogia si può tentare di ipotizzarne la trama.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Prima tragedia della trilogia[modifica | modifica sorgente]

Prometeo è un titano malvisto dagli Dei dell'Olimpo perché si comporta gentilmente con la razza umana. Quando Zeus decide di togliere all'uomo l'uso del fuoco (con gli annessi problemi di freddo e impossibilità di cuocere), Prometeo si ribella, riportandolo agli uomini.

Ultima tragedia della trilogia[modifica | modifica sorgente]

Prometeo decide di riappacificarsi con Zeus confidandogli il segreto di Teti, viene dunque stipulato un nuovo patto tra dei e uomini con l'istituzione delle feste ateniesi in onore di Prometeo.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lo scrittore greco del III secolo a.C. Ateneo di Naucrati in uno dei suoi testi cita una festa particolare che si teneva proprio in onore di Prometeo, facendo anche il nome di Eschilo. Alcuni studiosi moderni hanno interpretato ciò come prova che questa tragedia fosse l'ultima della trilogia (mentre altri sono scettici al riguardo). In questo rito religioso in onore del titano il popolo ateniese era solito indossare in testa una ghirlanda, come segno di devozione e servitù, e per esaltare ancora di più la figura di Prometeo organizzavano una processione di cui il capogruppo reggeva una fiaccola.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ilaria Ramelli (a cura di), Eschilo - Tutti i frammenti con la prima traduzione degli scolii antichi, Bompiani, 2009. ISBN 978-88-452-6289-0
  • Giulio Guidorizzi, Letteratura greca, da Omero al secolo VI d.C., Mondadori, 2002. ISBN 978-88-88242-10-1
  • Vincenzo Di Benedetto ed Enrico Medda, La tragedia sulla scena, Einaudi, 2002. ISBN 978-88-06-16379-2