Elettra (Euripide)

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Elettra
Tragedia
Elettra sulla tomba di Agamennone
Elettra sulla tomba di Agamennone
Autore Euripide
Titolo originale Ἠλέκτρα
Lingua originale Greco antico
Ambientazione Monti nei dintorni di Argo, Grecia
Prima assoluta 413 a.C. circa
Teatro di Dioniso, Atene
Personaggi
 

Elettra (Ἠλέκτρα, Eléktra) è una tragedia di Euripide, rappresentata nel 413 a.C. circa. Non è chiaro se venne scritta prima o dopo l'omonima tragedia di Sofocle.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Anni prima, all'inizio della spedizione per la Guerra di Troia, il condottiero dei greci Agamennone sacrificò ad Artemide sua figlia Ifigenia per permettere alla flotta di salpare. Infatti per un'azione sacrilega del re, la dea stava trattenendo in porto la flotta con venti contrari. Sua moglie Clitennestra non dimenticò mai il gesto e, divenuta nel frattempo l'amante di Egisto uccise il marito al ritorno dalla Guerra. L'entrata in scena di Egisto non è casuale, perché il mito riguardante la dinastia degli Atridi è molto lungo e complesso. Ebbe tutto inizio con Pelope, l'iniziatore della dinastia dei Pelopidi. Pelope intendeva sposare la figlia del re Enomao, che metteva alla prova tutti i pretendenti della figlia, tramite una gara con i carri, nelle quali era imbattibile. Tutti i pretendenti perdevano sempre e venivano uccisi. Pelope però, agendo con astuzia, riuscì a corrompere Mirsilo, il figlio di Ermes che faceva da auriga ad Enomao, in modo che manomettesse il suo carro, cosicché perdesse la gara. Pelope riesce così a sposare al ragazza, ma commette un atto di ùbris, per il quale l'intera dinastia sarà punita: uccide, senza alcun valido motivo, proprio Mirsilo, il ragazzo che l'aveva aiutato. Una generazione dopo, siamo al tempo dei fratelli Tieste e Atreo, Ermes, per vendicare la morte del figlio, invia Pan alla reggia dei due fratelli, con una capra dal vello d'oro (non quello che dovrà conquistare Giasone), si stabilisce che il regnante sarà chi tra i due fratelli riuscirà a prenderla. Tieste la ruba e si proclama re, ma incorre nell'ira di Zeus, che stringe un patto con lui: se sarà modificato il corso della natura, lui dovrà abdicare in favore di suo fratello Atreo, al quale come se non bastasse ha rubato la moglie, Aerope. Zeus, per fare in modo che il patto si compia, cambia il corso del sole e quindi Tieste deve cedere il trono al fratello, che getta in mare Aerope e bandisce il fratello in esilio. A questo punto però, è Atreo a eccedere nella vendetta, infatti anni dopo invita il fratello a palazzo con il pretesto di volersi riconciliare con lui e spartire il regno, ma in realtà lo sta ingannando e gli imbandisce la cena tiestea, nella quale Atreo fa cucinare a Tieste i suoi stessi figli. Solo Egisto si salva e cova rancore fino al momento in cui riesce a vendicarsi uccidendo Agamennone. Questi fatti, come risulta anche da un coro della tragedia, dimostrano che il genos di Oreste ed Elettra è maledetto e che la dike non esiste più, perché gli antenati, e loro stessi, hanno sempre ecceduto nella vendetta e in azioni che portano solo altro sangue.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nel prologo si narra che Egisto, che era l'amante di Clitennestra, diede in sposa Elettra a un semplice contadino per evitare che vi fossero eventuali discendenti che potessero vendicare la morte di Agamennone. Tuttavia il contadino è un uomo nobile, se non di nascita almeno di spirito, e ha lasciato Elettra vergine per due motivi: innanzitutto perché la rispetta come donna di condizione superiore alla sua e in secondo luogo perché Egisto non aveva alcun diritto di darla in moglie. Alla morte del padre infatti, questo diritto spettava solo al fratello, quindi a Oreste.

Oreste nel frattempo torna in patria con Pilade, suo fedele amico, fingendosi un suo messo e dopo un lungo dialogo con Elettra viene riconosciuto dal vecchio pedagogo di suo padre, che l'aveva portato via dalla casa quando Egisto intendeva ucciderlo, perché pericoloso in quanto avrebbe potuto reclamare il trono per sé. Molto bella e importante la scena del riconoscimento, nella quale vengono sistematicamente smontati, anche riprendendo gli stessi termini, gli elementi del riconoscimento eschileo. Il pedagogo propone a Elettra tre motivi per riconoscere Oreste:

1) il ricciolo che qualcuno ha lasciato sulla tomba di Agamennone potrebbe essere uguale a uno dei suoi, ma Elettra, razionale, dice che il ricciolo di un uomo e quello di una donna non sono uguali, perché cresciuti diversamente e in ogni caso anche persone senza vincoli di parentela possono avere gli stessi capelli;

2) l'orma del piede del misterioso straniero potrebbe coincidere con la sua, ma Elettra dice che anche se qualcuno fosse riuscito a lasciare un'impronta sulla roccia, non è possibile che il piede maschile e quello femminile siano uguali, ma quello maschile ha la meglio;

3) lei potrebbe riconoscere il fratello da una veste che porta, fatta da lei stessa prima della separazione, ma è assurdo: Elettra all'epoca era solo una bambina, di certo non tesseva, e in ogni caso Oreste non potrebbe portare la stessa veste da adulto.

Per convincere la razionale Elettra, cinica perché provata dalle difficoltà che ha dovuto sopportare, ci vorrà una cicatrice, che Oreste si era provocato da bambino mentre insieme inseguivano un cervo.

Egisto tenta di uccidere Oreste, che viene salvato da un vecchio servo. Elettra riconosce il fratello ed assieme vendicano la morte del padre, uccidendo Egisto e Clitennestra. Il piano dell'uccisione è bipartito, Oreste, che odia principalmente Egisto, deve occuparsi di lui, mentre, grande novità, è Elettra stessa a occuparsi della madre. I due omicidi avvengono tramite l'inganno, in modo vergognoso. Egisto viene ucciso mentre si trova fuori dalla reggia per compiere con alcuni servi un sacrificio alle Ninfe: su consiglio del pedagogo, Oreste e Pilade si fingono Tessali, celeberrimi per la loro bravura nello squartare bestie da sacrificare, e Oreste, dopo che Egisto li ha invitati a partecipare al sacrificio e al banchetto, lo uccide a tradimento, alle spalle, non come in Eschilo, dove lo guardava direttamente negli occhi. Più subdolo il piano di Elettra, che invia il pedagogo da Clitennestra perché le dica che sua figlia ha appena partorito. La madre accorre, per aiutare Elettra con il bambino, ed è a questo punto che avviene l'omicidio. Entrambi gli omicidi sono molto crudeli, Egisto viene ucciso nel momento in cui dimostra la massima ospitalità nei confronti degli stranieri, diventando di fatto la vera vittima del suo stesso sacrificio, mentre Clitennestra viene uccisa in un momento in cui non mostra nemmeno un briciolo della crudeltà che Elettra le attribuisce normalmente, è solo una madre che va in aiuto della figlia che ha appena partorito. Oreste porta poi a Elettra il cadavere di Egisto, dicendole di farne ciò che vuole, dal momento che non è più sua schiava ma i ruoli si sono invertiti. I Dioscuri, Castore e Polluce, appaiono dopo l'assassinio di Clitennestra e profetizzano ai due fratelli le future disgrazie conseguenti a ciò che hanno fatto, ma alla fine Oreste verrà assolto dai suoi delitti ad Atene e Pilade sposerà Elettra. La tragedia termina con Oreste che fugge inseguito dalle Erinni.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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