Reso (Euripide)

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Reso
Tragedia
Odisseo e Diomede, dopo aver ucciso Reso, rubano le sue cavalle (Situla apula del 360 a.C.)
Odisseo e Diomede, dopo aver ucciso Reso, rubano le sue cavalle (Situla apula del 360 a.C.)
Autore Pseudo-Euripide
Titolo originale Ῥῆσος
Lingua originale Greco antico
Fonti letterarie Iliade di Omero
Ambientazione Accampamento dei Troiani presso la loro città
Personaggi
 

Il Reso (Ῥῆσος / Rèsos) è una tragedia che ci è pervenuta nel corpus delle tragedie euripidee, ma la maggior parte dei critici la considera opera di un tragediografo del IV secolo a.C. L’opera narra un celebre episodio già raccontato nel canto X dell’Iliade, con alcuni sviluppi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Durante la guerra di Troia, una notte le sentinelle del campo troiano avvistano dei fuochi greci all’orizzonte. Enea decide allora di mandare un esploratore, Dolone, per capire cosa stia succedendo. Subito dopo, un pastore dà l’annuncio dell’arrivo di un esercito di Traci agli ordini del loro giovane re Reso, alleato della città assediata.

Nel frattempo anche gli Achei mandano in missione due guerrieri: Odisseo e Diomede. Essi uccidono Dolone e penetrano nell'accampamento dei Traci, dove trucidano Reso nel sonno e rubano le sue preziose cavalle. In questo sono aiutati dalla dea Atena, che appare a Paride sotto le sembianze di Afrodite (favorevole ai Troiani) e lo convince che nessuno è entrato nel campo. Dell’omicidio di Reso viene inizialmente accusato Ettore, ma nel finale appare una Musa, madre di Reso,[1] che chiarisce come si sono svolti i fatti e compiange il figlio morto, profetizzando quindi per lui una prossima resurrezione ad opera degli dei inferi, i quali lo destineranno però a soggiornare perpetuamente in un misterioso luogo sotterraneo.

« Ma d'ora innanzi,
per me sarà come se morto ei sia,
né luce vegga più. Perché trovarsi
dove io mi trovi, e della madre il volto
vedere, ei non potrà. Dell'argentífera
terra nascosto negli oscuri anfratti,
uomo e Nume sarà, vivo e sepolto »
(Reso, traduzione di Ettore Romagnoli)

Commento[modifica | modifica sorgente]

Il problema dell'attribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il Reso è una tragedia decisamente anomala all'interno del corpus euripideo, tanto che già i filologi antichi dubitavano della sua paternità. Ecco le argomentazioni principali:

  • È un’opera di scarso valore, nettamente inferiore a tutte le altre tragedie greche a noi note (di Euripide e non); i personaggi non hanno profondità psicologica e le potenzialità drammatiche della storia non vengono sfruttate.
  • In tutte le tragedie di Euripide a noi note è il protagonista a subire la sorte tragica, invece in quest’opera Odisseo, il personaggio principale, è un eroe positivo e fortunato.
  • In una scena dell’opera, Atena si presenta a Paride sotto le sembianze di Afrodite. Non conosciamo nessuna altra opera greca del V secolo a.C. in cui un dio prenda l'aspetto di un altro.

La quasi totalità degli studiosi ritiene quindi che il Reso sia in realtà opera di un drammaturgo del IV secolo a.C. imitatore di Euripide, ed il suo motivo di interesse starebbe dunque proprio nel fatto di essere l’unica tragedia di quel periodo a noi rimasta. È possibile che in tempi antichi l’opera sia stata inserita per sbaglio in una raccolta di tragedie di Euripide, o che essa abbia sostituito, sempre per errore, una ipotetica tragedia euripidea omonima.

D’altra parte, una minoranza di studiosi ritiene invece che le anomalie del Reso dipendano dal fatto di essere l’opera di un Euripide ancora giovane e privo di esperienza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Nell’opera non viene detto il nome della Musa, e anche le altre opere di letteratura greca che ne parlano sono discordi sulla sua identità, indicando a seconda dei casi Clio, Tersicore, Euterpe o Calliope (Cfr. Pierre Grimal, Mitologia, Garzanti, 2005, pag. 548. ISBN 978-88-11-50482-5.)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]