Eteocle

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Eteocle e Polinice di Giambattista Tiepolo

Eteocle è una figura della mitologia greca, era il primogenito di Edipo.

Mito[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione tebana Edipo non abbandonò la città dopo essersi accecato, ma si chiuse in una delle camere più remote del palazzo. Il regno, intanto, era gestito da Creonte, fratello di Giocasta.

I suoi figli, Eteocle e Polinice, crescendo, mostrarono una profonda malvagità sia nei suoi confronti sia verso gli ordini del re. Edipo, a causa di ciò, li maledisse e pregò gli dei affinché si uccidessero a vicenda.

Una volta raggiunta l'età per regnare, Eteocle e Polinice, essendo gemelli e non potendo vantare un diritto certo sul trono, si accordarono per istituire una forma di diarchia, regnando insieme, a turno, un anno alla volta. Fu estratto a sorte chi avrebbe iniziato per primo: Eteocle. Ma quando Polinice doveva salire al trono, Eteocle lo fece esiliare, escludendolo dalla successione al trono. Polinice si recò quindi ad Argo, dove regnava Adrasto.

Polinice, con l'aiuto dello stesso Adrasto (si veda la voce Sette contro Tebe), tentò con ogni mezzo di riconquistare il trono di Tebe, ma durante i combattimenti i due fratelli si uccisero a vicenda, compiendo la maledizione di Edipo. Al corpo di Eteocle furono tributati gli onori di difensore della città, mentre quello di Polinice fu lasciato insepolto, per ordine del re Creonte (si veda la voce Antigone). Quando infine i due fratelli vennero posti insieme sul rogo per essere bruciati, tanto era l'odio che li aveva caratterizzati in vita che le fiamme del rogo si divisero in due. L'episodio verrà successivamente ripreso da Dante nel XXVI canto dell'Inferno per descrivere la fiamma biforcuta in cui si trovano Ulisse e Diomede. Addirittura le ombre (versione greca dell'anima cristiana) dei due fratelli continuarono a combattere anche dopo la morte.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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