Anacreonte

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Anacreonte (in greco 'Ανακρέων}, Anakréon; Teo, circa 570 a.C. – circa 485 a.C.) è stato un poeta greco antico.

Schizzo del profilo di un busto di Anacreonte
Anacreonte raffigurato nell'atto di cantare e suonare la sua lira
Busto di Anacreonte, conservato all'interno del museo del Louvre

Indice

[modifica] Biografia

Combatté, perdendo lo scudo come Archiloco e Alceo, contro l'invasione persiana, dovendo tuttavia abbandonare la patria a seguito della sconfitta. Visse a lungo alla corte di Policrate di Samo, dove incontrò Ibico e Simonide, dei Pisistratidi ad Atene e degli Aleuadi in Tessaglia. Una leggenda narra che sia morto piuttosto vecchio per un acino d'uva, visto che la tradizione, peraltro non proprio condivisa da tutti gli storici, ha tramandato l'immagine di un Anacreonte fin troppo dedito al bere.

La sua opera, ordinata dai filologi alessandrini, consta di 5 o 6 libri (di cui ci rimangono 160 frammenti) di Scolii, ionici quanto al dialetto, ma eolici quanto al contenuto, che trattano di temi vari tra cui, soprattutto, quelli del convivio, dell'amore e del canto.

La sua ispirazione non è profonda come quella di Saffo ed Alceo, ma è caratterizzata da un sentimentalismo leggero e superficiale attraverso il quale Anacreonte cerca di consolarsi dalle sventure e di cantare efebi (soprattutto Batillo) e cortigiane.

Numerose furono le imitazioni che della sua poesia si fecero nell'Età Ellenistica in varie imitazioni dei temi conviviali ed erotici dette Anacreontiche. A Roma questo genere si diffuse di più delle opere autentiche. Orazio è considerato un continuatore dei modi e dei toni di Anacreonte.

Un'ode di intonazione amorosa o bacchica composta a imitazione di quelle di Anacreonte viene detta "anacreontica". Nella metrica greca è "Anacreontico" un tipo di dimetro frequente nella poesia di Anacreonte.

Alla figura di Anacreonte è dedicata una nota opera / balletto di Jean-Philippe Rameau, l'Anacréon.

Crizia, il cui avo aveva conosciuto bene Anacreonte, lo definì in un epigramma, come un animatore di banchetti, un amante della cetra, un seduttore di donne, un dolce cantore privo di tristezza.[1]

[modifica] Note

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. I., pag.200-201

[modifica] Bibliografia

  • AA.VV., Lirici greci, a cura di Francesco Sisti. Milano, Garzanti, 1997. ISBN 88-11-30541-1
  • Greek Lyric II: Anacreon, Anacreontea, Choral Lyric from Olympis to Alcman (Loeb Classical Library) tradotto da David A. Campbell (June 1989) Harvard University Press ISBN 0-674-99158-3

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