Battaglia di Arginuse

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Battaglia delle Isole Arginuse
Parte Guerra del Peloponneso
Data: 406 a.C.
Luogo: isole Arginuse (odierne Alibey) - Turchia Europea, Stretto di Lesbo
Esito: Vittoria pirrica degli Ateniesi
Schieramenti
Sparta Atene
Comandanti
Callicratida Teramene e Trasibulo
Effettivi
120 triremi + 50 triremi di scorta a Mitilene con 10.000 opliti e 21.000 vogatori 160 triremi con 11.000 opliti e 27.500 vogatori
Perdite
70 triremi affondate e 50 catturate; le 50 triremi lasciate a presidio di Mitilene fuggirono. 6.000 opliti morti e 5.000 prigionieri; 12.000 vogatori morti e 9.000 prigionieri; Callicratida morto nello scontro. 25 triremi con 2.000 opliti e 4.300 vogatori
Guerra del Peloponneso
SibotaPotideaCalciNaupattoTanagraOlpePiloSfacteriaDelioAnfipoliMantineaSpedizione in SiciliaSimeCinossemaCizicoNotiumArginuseEgospotamiNaxos

La battaglia delle Isole Arginuse, combattuta nel corso della guerra del Peloponneso tra le flotte ateniese e spartana presso le attuali isolette Alibey (Turchia), all'imboccatura sud dello stretto di Lesbo, rappresenta l'ultima splendida ed inaspettata vittoria di Atene in questa guerra trentennale. Scaturì dal tentativo della flotta ateniese di portare soccorso al generale Conone, bloccato nel porto di Mitilene dagli assalti dello spartano Callicratida (451 a.C.406 a.C.).

Gli ateniesi allestirono una flotta rinnovata, che riuscì a imporsi sulla flotta spartana solo al prezzo di grandi perdite, delle quali furono ritenuti responsabili, e per questo processati e condannati, gli strateghi in carica. Questo fu il primo gravissimo errore che costerà, due anni dopo, la sconfitta di Atene (l'altro errore madornale fu il rifiuto della pace offerta da Sparta dopo questa sconfitta).

La vittoria degli ateniesi, che restituiva loro un parziale controllo del mare, non evitò, appunto, a sei strateghi (due fuggirono) di essere processati e condannati a morte per non aver soccorso i naufraghi, il che privò la città greca dei suoi ultimi validi ammiragli. Molti vogatori, poi, passarono agli spartani che davano paghe molto superiori a quelle ateniesi. Atene, con la vittoria alle Arginuse, aveva solo procrastinato la resa inevitabile.

Indice

[modifica] Antefatto

Atene, ormai prossima al collasso, dal momento che la rivale Sparta godeva dell'appoggio finanziario totale dell'Impero Persiano, nell'estate del 406 a.C., cercava una vittoria decisiva che le permettesse di stabilire almeno un armistizio non gravoso. Alcibiade era stato da poco esonerato dall'incarico di generale, dopo le poco brillati operazioni a Cizico ed a Notiuim. Teramene, che aveva reintegrato Alcibiade nell'alto comando dopo il sacrilego fatto della "Mutilazione delle Erme" si ritrovò a capo della spedizione navale che doveva liberare Mitilene, sua alleata, dall'assedio degli spartani, e con essa l'ammiraglio Conone, ivi imbottigliato. Nel giugno del 406 a.C. riuscì, dando fondo alle sue ultime risorse finanziarie, a metter in mare 110 triremi. Gli alleati ne allestirono altre 50 che si unirono a fine mese a quelle ateniesi.

Era indispensabile per Atene che Mitilene non cadesse nelle mani degli Spartani, in quanto essa costituiva il perno della difesa della Ionia (la regione dell’attuale Turchia che s’affaccia sul Mare Egeo, a quel tempo strettamente controllata da Atene e sulla quale nutriva mire espansionistiche l’Impero Persiano. Pertanto, essendo noto il patto secondo cui, in caso di vittoria spartana, l’intera Ionia sarebbe stata incorporata nell’Impero Persiano, Atene ed i suoi alleati schierarono ben 160 navi. L’ammiraglio spartano Lisandro (447 a.C.395 a.C.), vittorioso a Nozio, per via della legge spartana che vietava di rimanere in carica per due anni consecutivi, dovette cedere il comando della flotta al suo collega e rivale, Callicratida. Il passaggio di consegne avvenne a fine aprile del 406 a.C. al largo dell’isola di Samo. A Maggio, Callicratida iniziò il blocco di Mitilene.

[modifica] Svolgimento

L'ammiraglio spartano Callicratida, saputo dell'approssimarsi degli ateniesi, pensò di tender loro un'imboscata. Lasciate 50 navi all'assedio di Mitilene, con 120 navi si diresse nello Stretto di Lesbo, un braccio di mare stretto ed angusto tra la costa turca e l'isola di Lesbo (a quel tempo noto come "Canale di Mitilene"), con direzione da Nord a Sud. L’ammiraglio spartano aveva predisposto un attacco notturno alla flotta ateniese nello stretto tra le isole Garipadasi e Kalemadasi, vanificato però da una burrasca nel frattempo scoppiata.

Allora optò per affrontare gli avversari a favore di vento (il che permetteva una miglior manovrabilità), ma a sfavore di sole (gli Ateniesi avevano il sole alle spalle e gli Spartani lo avevano negli occhi) tenendosi dietro la sola isola di Lesbo e di fronte l’isola di Garipadasi, e disponendo le navi su una sola fila di 2 km di lunghezza, in modo da aggirare le ali dello schieramento avversario e - col centro del suo schieramento – da penetrare gli spazi tra le triremi avversarie. Questo era il tipico schema di battaglia degli ateniesi. Nel frattempo, gli Ateniesi avevano doppiato Capo Malea, promontorio meridionale dell’isola di Lesbo, con direzione da Sud a Nord, e ivi gettarono l’àncora per la notte.

L’indomani, gli Ateniesi, impegnati nel tratto di mare che separa Lesbo dalle Arginuse, optarono per dilatare notevolmente lo spazio tra le loro triremi schierate al centro, cosi da non permettere le incursioni delle navi avversarie, anzi, avendo essi lo spazio per speronarle. Alle ali, invece, essi schierarono le loro navi in duplice fila, in modo da vanificare ogni tentativo d’aggiramento. Al fine di migliorare ancor più la loro posizione, gli Ateniesi suddivisero le ali in otto piccole formazioni estremamente mobili, e lasciando solo il centro disposto su un’unica fila, ma a breve distanza dalla spiaggia dell’isola di Garipadasi: se gli Spartani avessero sfondato il centro ateniese, si sarebbero trovati arenati sui bassi fondali e la seconda fila di navi ateniesi delle ali sarebbe loro saltata addosso, cosa che puntualmente accadde. Per gli Spartani sarebbe stato saggio non ingaggiar battaglia, dal momento che Atene non aveva fondi a sufficienza per permettersi una tattica attendista e perché gli equipaggi erano a rischio di diserzione, attirati dai lauti compensi erogati dagli Spartani. Ma Callicratida non era un attendista. E non poteva agire diversamente: la flotta di Conone era rimasta a Mitilene ma avrebbe potuto prenderlo alle spalle da un momento all’altro.

La prima fase della battaglia vide gli Ateniesi immobili al centro ed all’attacco sulle ali. La prima fila di entrambe le ali aggirarono e presero alle spalle gli Spartani. Il centro Spartano si divise in due per dar rinforzo alle rispettive ali, ma ormai l’accerchiamento era riuscito agli Ateniesi e la battaglia continuò ad infuriare divisa in due scontri paralleli. Senza più un centro, gli Spartani vennero aggirati una seconda volta, ma questa volta dal centro ateniese e fu la fine.

[modifica] Conseguenze

Nel 406 a.C. le navi Ateniesi riportano una grande vittoria sulla flotta Spartana, ma sarà pagata a caro prezzo: 25 navi sono perdute nel mare in tempesta mentre 6 degli 8 condottieri navali (gli altri due sono fuggiti) furono sottoposti a giudizio nel celebre processo delle Arginuse e condannati per aver abbandonato in mare i naufraghi. Fu il canto del cigno di Atene: Sparta, grazie all’oro a piene mani profuso dai loro alleati Persiani, ricostruì la flotta non appena Atene rifiutò la pace nel settembre del 406 a.C.

[modifica] Voci correlata

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