Meteco

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Meteco, dal greco μέτοικος metoikos (pl. metoikoi), è il nome che si dava agli stranieri greci residenti nelle città-stato greche per un periodo di tempo determinato (probabilmente un anno), in particolare a quelli che risiedevano nell'Attica; questi erano obbligati a iscriversi in liste (per distinguerli dai cittadini), a trovare un protettore, il prosseneta, prostates (προστάτης), e a pagare il metoikion (μετοίκιον), una tassa diretta sulla persona (in genere non c'erano imposizioni dirette per i cittadini, poiché sarebbe stata vista come un'ingerenza dello Stato).

Nella tripartizione delle classi, i meteci occupavano una posizione intermedia tra i cittadini e i non liberi. I meteci non potevano essere proprietari di beni immobili, il cui possesso era concesso invece ai cittadini. Il metoikion consisteva in 12 dracme per gli uomini e 6 dracme per le donne che vivevano da sole.

I meteci godevano di minori privilegi, ma avevano un importante ruolo economico, perché potevano avere attività commerciali e artigianali. Famosissimi meteci furono, in ambito filosofico e medico, Ippocrate di Coo, Anassagora di Clazomene, Protagora di Adbera, Aristotele, oppure artisti come Polignoto di Taso, o ancora storiografi e oratori come Erodoto di Alicarnasso, Lisia di Siracusa e Gorgia di Lentini.

Gli schiavi, o non liberi, al tempo definiti oggetti animati[1], non godevano di nessun diritto, tranne quello di non poter essere uccisi impunemente (regola che mirava a difendere la proprietà del padrone più che la vita dello schiavo). Attraverso un atto formale, lo schiavo poteva diventare meteco ed il meteco libero cittadino, purché approvato dall'assemblea (quorum di 6000 cittadini); in alcuni casi i diritti si potevano perdere: il cittadino veniva esiliato a tempo indeterminato o, tramite la procedura di ostracismo, a tempo determinato (10 anni).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aristotele, Politica 1,3,1253b