Ostracismo

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Alcuni ostraka con nomi graffiti dei cittadini sottoposti allo scrutinio, prevalentemente capi politici: Pericle, Cimone e Aristide

L'ostracismo (in greco antico ὀστρακισμός, traslitterato in ostrakismós) era un'istituzione giuridica della democrazia ateniese volta a punire con un esilio temporaneo di 10 anni coloro che avrebbero potuto rappresentare un pericolo per la città.

Secondo Aristotele l'ostracismo fu ideato da Clistene nel 510 a.C.;[1] alcuni, appoggiandosi a un frammento di Arpocrazione, datano la sua istituzione a circa vent'anni dopo, quando ve ne fu la prima applicazione (vittima fu Ipparco di Carmo, della famiglia dei Pisistratidi).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola ὀστρακισμός deriva dal termine ὄστρακον, che significa "coccio di vaso di terracotta" o "conchiglia"[2]. In un mondo in cui il papiro scarseggiava (era un costoso prodotto importato dall'Egitto) bozze, appunti e votazioni venivano eseguite su frammenti di vasellame.

Significato giuridico[modifica | modifica wikitesto]

L'ostracismo consisteva in una votazione (durante l'ottava pritania) in cui il nome dell'individuo da ostracizzare doveva essere scritto su dei cocci di terracotta (lasciata scottare nel forno) detti appunto ostraka.

Lo scrutinio attraverso l'ostracismo era una procedura dal significato squisitamente politico e morale. L'eminente connotazione politica del giudizio di ostracismo emerge chiaramente dal fatto che la condanna non richiedeva e non comportava una qualche accusa penale: Plutarco, per esempio, racconta che Aristide fu ostracizzato perché la sua buona fama e reputazione - era soprannominato "il Giusto" - lo rendevano, indipendentemente dalle sue intenzioni, un tiranno potenziale. Secondo quanto riferisce Plutarco nelle Vite parallele, l'ostracismo era infatti una istituzione seria ma nell'antica Atene non era ritenuta una punizione di per sé infamante, serviva innanzitutto a calmierare eventuali eccessi, sempre visti con sospetto nel mondo antico.

Procedura[modifica | modifica wikitesto]

Affinché la votazione risultasse valida, dovevano partecipare almeno 6000 cittadini.

Il cittadino colpevole che riceveva una maggioranza semplice[Nel caso di maggioranza maggiore, l'esito era più severo?] dei voti veniva esiliato per 10 anni, pena la morte se fosse rimasto nell'Attica (la regione in cui sorgeva Atene, che era grande quanto tutta la regione e quindi la polis più grande della storia greca). Il cittadino poi tornava in possesso dei diritti civili e politici, le sue proprietà non venivano confiscate ed egli poteva nominare una persona che gestisse i suoi affari e gli girasse eventuali proventi. Il provvedimento non colpiva inoltre i familiari, ai quali rimaneva permesso frequentare la polis o continuare a vivervi.

Esistono prove di occasionali brogli. Sono state trovate delle ostraca recanti il medesimo nome, chiaramente scritte dalla stessa persona[senza fonte] (tutte contenevano lo stesso errore di scrittura). L'analisi di queste prove porta a pensare che le ostrace precompilate fossero pensate per essere consegnate a dei cittadini a caso per favorire l'estromissione di una data persona.

Cittadini noti per essere stati ostracizzati[modifica | modifica wikitesto]

Molti noti politici furono ostracizzati in un certo momento e succedeva che si approvassero leggi speciali per richiamare gli ostracizzati, in circostanze particolari. Ad esempio, Aristide ritornò al servizio di Atene durante le guerre persiane e aiutò materialmente lo stato nella Battaglia di Salamina.

Graphē paranómōn[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Graphe paranomon.

Un istituto simile all'ostracismo era la graphe paranomon (in greco antico γραφή παρανόμων): il cittadino che in assemblea avesse proposto alcunché in contrasto con il diritto tradizionale poteva subire pene assai gravi, compreso l'esilio decennale. Questo, ovviamente, comportò una grave limitazione alla libertà di espressione in assemblea (isegoria). A differenza dell'ostracismo, la cui portata era eminentemente politica, l'istituto della graphē paranómōn aveva invece come presupposto un fatto che costituiva una colpa, ma si prestava ad evidenti abusi e soprattutto a un effetto dissuasivo della libertà di espressione[4][5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aristotele, Costituzione degli Ateniesi, 22, 1.
  2. ^ (EN) Henry Liddell e Robert Scott, ὄστρακον in A Greek-English Lexicon, 1819.
  3. ^ a b c d D. Musti, Storia Greca, Bari-Laterza 2010.
  4. ^ Demostene, 15.18
  5. ^ Omero e l’isegoria negata.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]