Trenta tiranni

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I trenta tiranni (in greco οἱ τριάκοντα "oi triàkonta") è il nome dato dagli storici greci ad un regime fantoccio instaurato direttamente dal generale spartano Lisandro (440 a.C. - 395 a.C.) in contrasto con le alte gerarchie della sua stessa città ad Atene. Uno di essi, Teramene, negoziò la resa di Atene con lo stesso Lisandro nell'Aprile del 404 a.C.

Indice

[modifica] Il regime dittatoriale

I trenta arconti salirono al potere nella città di Atene nell'agosto del 404 a.C. al termine della guerra del Peloponneso, come regime imposto dagli Spartani vincitori. Il loro compito era di compilare una nuova costituzione per la città sconfitta, che la rendesse perennemente schiava e subalterna al regime spartano. Al loro interno esistevano due fazioni: una maggioritaria e radicale che faceva capo a Crizia (460 a.C. - 403 a.C.), l'altra minoritaria e moderata facente capo a Teramene (455 a.C. - 404 a.C.).

Essi decisero di restringere a soli 3.000 cittadini di sicura fede oligarchica i diritti civili, ma questo decreto vide la fazione di Teramene opporvisi. I Trenta, capeggiati dal sanguinario Crizia, allievo di Socrate e zio di Platone, dopo aver esautorato subito e messo a morte il moderato Teramene, iniziarono una progressiva eliminazione dei meteci (gli stranieri residenti senza diritto di cittadinanza), una componente molto importante per l'economia della città, per potersi impadronire di un gran numero di ricchezze. Circa 1500 uomini furono uccisi e circa 5000 furono esiliati.

Temendo un colpo di mano da parte dell'esiliato generale Alcibiade (450 a.C. - 404 a.C.), come già avvenne con il precedente regime dittatoriale dei Quattrocento, essi convinsero il generale spartano Lisandro a farlo assassinare a Dascilio, una città della regione persiana della Frigia. Il regime instaurato era un regime di terrore, in cui nessun cittadino, indipendentemente dal censo o dal patrimonio, poteva sentirsi al sicuro, dal momento che le garanzie costituzionali erano state soppresse. Questo fece sì che la fazione moderata degli oligarchi si ponesse da tramite tra Sparta ed i fuoriusciti democratici.

Il governo dittatoriale, nel frattempo, divenne talmente impopolare che dovette ricorrere all'aiuto di Sparta per potersi reggere: un contingente di 3.000 opliti spartani venne dislocato a tempo indeterminato sull'Acropoli.

Questo "governo-fantoccio" iniziò progressivamente a perdere consensi anche presso i suoi protettori spartani: gli efori spartani, preoccupati che il crescente malcontento della popolazione ateniese esplodesse in una forma insurrezionale e - pertanto - incontrollabile, ordinarono al generale Lisandro di non far intervenire le truppe acquartierate sull'Acropoli. Nel contempo, ambasciatori spartani si recarono a Tebe ed intavolarono trattative con la fazione democratica ateniese ivi esiliata, il cui capo riconosciuto era Trasibulo di Atene. Sparta si disse favorevole alla restaurazione del regime democratico a patto che Atene non ricostituisse la lega Delio - Attica, non minacciasse la supremazia spartana su tutta la Grecia, promuovesse un'amnistia generale verso la fazione oligarchica in caso di passaggio di potere nelle mani dei democratici medesimi capeggiati da Trasibulo (445 - 388 a.C.).

Una volta conclusi positivamente i colloqui, il regime dei Trenta venne abbattuto dopo solo otto mesi di tirannia da Trasibulo di Atene, retore ateniese, che era stato immediatamente esiliato e aveva organizzato a Tebe la resistenza dei democratici: il ritorno al potere nel 403 a.C. dopo aspre battaglie, descritte da Cornelio Nepote nelle sue "Storie di uomini illustri". Trasibulo, nel marzo del 403 a.C., al termine della campagna di liberazione, nella quale gli spartani non intervennero, dopo aver subito una sconfitta nel primo scontro, rimanendo del tutto neutrali, entrava in Atene e sconfiggeva definitivamente quello che rimaneva dell'esercito dei tiranni nel porto di Munichia, dove morì il medesimo Crizia trafitto al petto da un giavellotto.

[modifica] Lista dei Trenta

La lista dei tiranni si trova nelle "Elleniche" di Senofonte, 2.3.2

  • Eschine di Atene, della tribù di Kekropis (omonimo del famoso oratore)
  • Anezio
  • Aresia
  • Aristotele (membro anche dei Quattrocento, citato nel Parmenide di Platone)
  • Chereleo
  • Caricle
  • Cremo
  • Cleomede
  • Crizia
  • Diocle
  • Dracontide
  • Erasistrato
  • Eratostene
  • Euclide
  • Eumate
  • Ierone
  • Ippoloco
  • Ippomaco
  • Melobio
  • Mnesilico
  • Mnestide
  • Onomacle
  • Pisone
  • Fedria
  • Fidone
  • Policare
  • Sofocle (Oratore ateniese, solo omonimo del drammaturgo)
  • Teogine
  • Teognide
  • Teramene

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La fazione radicale degli oligarchi scappò da Atene e si rifugiò ad Eleusi. Lisandro decise d'intervenire, ma venne bloccato paradossalmente dalla sua madrepatria. Sparta, preoccupata dai regimi radicali che Lisandro aveva instaurato nelle varie polis, regimi che creavano più problemi di stabilità dei regimi moderati, se non di quelli democratici, abbandonò al loro destino questi oligarchi sanguinari. Le alte cariche spartane, preoccupate del potere acquisito nelle mani del loro generale Lisandro, lo spedirono in Anatolia a combattere i Persiani, dove troverà la morte nella Battaglia di Aliarto. Ad Atene, riprese la guerra civile tra oligarchi moderati e democratici e la situazione nell'intera Attica stava sfociando nell'anarchia più totale.

Nel Luglio 403 a.C. Sparta intervenne personalmente con un contingente della Lega del Peloponneso, al fine di ristabilire una civile convivenza, salvaguardando, in questo modo, i propri interessi. Occupò Atene fino a quando Trasibulo non decretò l'amnistia generale, la prima amnistia che la storia ricordi (Settembre 403 a.C.). Dall'amnistia restarono però esclusi gli oligarchi reazionari, che, per tal motivo, subirono l'esilio perpetuo. Atene venne lasciata libera di dotarsi del governo a lei più congeniale, quello democratico, sostanzialmente invariato rispetto a quello del periodo di Pericle (495 a.C. - 429 a.C.).

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