Epistate
Nell'Antica Grecia, con il titolo di epistate[1] (in greco ἐπιστάτης epistátēs, chi sta sopra) era attribuito a funzionari e magistrati a cui erano attribuiti poteri di sovraintendenza, sia politica che tecnica.
Ad Atene il termine, utilizzato al plurale, stava in particolare ad indicare i magistrati addetti al controllo dei lavori pubblici, i sovrintendenti dei giochi, gli amministratori dei templi ed altri sovrintendenti di pari livello.
Utilizzato in senso stretto ed al singolare, nel V secolo a.C. il termine indicava il presidente dei pritani[2] della pritania e, più tardi, nel IV secolo a.C., quello dei proedri.
Tra i compiti dell'epistate, oltre a quello di presiedere un'eventuale assemblea della bulè o dell'ecclesia, c'era anche la custodia del sigillo statale delle chiavi del tesoro e dell'archivio, in pratica un potere assoluto.
Nel IV secolo l'epistate dei pritani perse gran parte delle proprie prerogative, limitandosi a provvedere all'estrazione dei nomi dei nove proedri, che a loro volta avevano un epistate, anch'egli estratto a sorte, a cui spettava la presidenza delle assemblee.
Note [modifica]
- ^ Secondo la riforma della democrazia di Clistene introdotta nel V secolo a.C.
- ^ Pritani: consiglio di 50 membri, formato dai rappresentanti delle tribù, i quali restavano in carica per la decima parte di un anno, 35 giorni,)
Fonte [modifica]
- A.A.V.V., Enciclopedia universale Rizzoli - Larousse Vol. V , Milano, Rizzoli, 1967.
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