Battaglia di Egospotami
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| Battaglia del Fiume Egospotamo (Egospotami) | |||||||
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| Parte Guerra del Peloponneso | |||||||
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| Schieramenti | |||||||
| Flotta Spartana | Flotta Ateniese | ||||||
| Comandanti | |||||||
| Lisandro di Sparta | Conone, assistito da 6 ammiragli in seconda inesperti | ||||||
| Effettivi | |||||||
| 150 triremi con 12.000 opliti e 26000 vogatori | 180 triremi con 14.000 opliti e 29.000 vogatori | ||||||
| Perdite | |||||||
| Nessuna trireme, circa 250 opliti morti e circa 600 vogatori morti | 168 triremi, 9.000 opliti morti e 4.000 prigionieri unitamente a 22.000 vogatori morti e 5.000 prigionieri | ||||||
| Guerra del Peloponneso |
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| Sibota – Potidea – Calci – Naupatto – Tanagra – Olpe – Pilo – Sfacteria – Delio – Anfipoli – Mantinea – Spedizione in Sicilia – Sime – Cinossema – Cizico – Notium – Arginuse – Egospotami – Naxos |
La battaglia di Egospotami si svolse nell'agosto 405 a.C. Il generale Lisandro al comando di 200 navi spartane assediò e occupò una città dell'attuale Turchia (Lampsaco) su una delle principali rotte di rifornimento di Atene. Fu la vittoria decisiva della Guerra del Peloponneso che permise a Sparta di far capitolare Atene.
Nel tentativo di liberare Lampsaco, Conone si mise alla guida della flotta ateniese. Ma, dopo 4 giorni di scaramucce, al quinto gli ateniesi si fecero sorprendere alla fonda con gran parte degli equipaggi a terra. Atene perse ben 168 navi e fu la fine della guerra.
Indice |
[modifica] Antefatto
Atene, dopo la vittoria alle Isole Arginuse (attuali isole turche Alabey) del 406 a.C., che rappresentarono il canto del cigno della potenza navale della Lega Delio - Attica, si trovò in pessime condizioni economiche e strategiche. Infatti, Sparta poteva contare sull'aiuto finanziario dell'Impero Persiano degli Achemenidi, determinante sia per l'approvvigionamento di viveri e di armi, sia per l'allestimento di una potente flotta. L'Impero Persiano decise il suo intervento a favore di Sparta dopo il disastro ateniese della Spedizione in Sicilia del 415 a.C., culminata nella disfatta del 413 a.C. (Battaglia del Fiume Asinaro).
Atene, inoltre, dopo la disfatta in Sicilia aveva le casse erariali letteralmente prosciugate, la flotta pesantemente ridimensionata, e mancava di gran parte dei suoi strateghi: Alcibiade era stato sollevato dall'incarico per la sconfitta di Nozio del 407 a.C. e si era ritirato in una specie di autoesilio ed inoltre, Teramene aveva fatto condannare a morte alcuni strateghi della battaglia delle Arginuse (la vittoria degli ateniesi, che restituiva loro un parziale controllo del mare, non evitò a sei strateghi - due fuggirono - di essere processati e condannati a morte per non aver soccorso i naufraghi. Dopo la battaglia di Egospotami, Teramente tratterà la resa di Atene e sarà insediato a governarla assieme ad altri colleghi oligarchi dopo la resa e questo insospettì parecchio i contemporanei).
Ciononostante, Atene rifiutò la pace offerta da Sparta dopo l'inaspettata sconfitta delle Arginuse, una pace peraltro molto onorevole nei termini. A questo punto, a Sparta non restò che tentare di chiudere i rifornimenti di viveri che ad Atene provenivano dall'attuale penisola di Crimea via mare (Atene era già sotto assedio terrestre, ma resisteva grazie al grano dei rifornimenti marittimi).
[modifica] Lo svolgimento
l generale spartano Lisandro, che oggigiorno potrebbe esser definito "un falco", andò a bloccare la via marittima per il Ponto Eusino, l'attuale Mar Nero, nel punto di passaggio più stretto, i Dardanelli (a quel tempo, "Ellesponto"). Siccome l'intera costa, su ambo i lati dello stretto era controllata dagli alleati di Atene, Lisandro assediò ed occupò Lampsaco. A questo punto, era possibile intercettare le navi onerarie che provenivano dalle colonie del Mar Nero; Tanais (attuale Rostov alla foce del fiume Don), Kerkinitis (attuale Eupatoria), Panticapeon (attuale Kerch), Hermonassa (attuale Azov), tutte alleate di Atene. La sopravvivenza di Atene dipendeva dalle provviste di grano e dall'olio di questa regione. Per tal motivo, Conone salpò con tutta la flotta disponibile per liberare Lampsaco. Il suo tallone d'Achille era però costituita dagli ammiragli inesperti che Atene aveva dovuto reclutare per sopperire a quelli messi a morte nel processo delle Arginuse.
La posizione di Lisandro era ottima, in quanto, da Lampsaco, chiudeva l'uscita alle navi onerarie che raggiungevano Atene passando per la Propontide (Mar di Marmara). In compenso, gli Ateniesi non disponevano di forze sufficienti ad assediare Lampsaco ed a prender gli spartani per fame. L'unica soluzione era quella di obbligare gli spartani ad uno scontro navale, in cui la superiorità - presunta - degli ateniesi (le forze in campo erano equivalenti e gli ammiragli non erano esperti come quelli che operarono il miracolo alle Arginuse) avrebbe fatto la differenza. Ma Lisandro non si lasciò irretire ed, a parte, piccoli scontri, infruttuosi e di breve durata, la situazione era di stallo completo. D'altronde, il tempo giocava a favore degli spartani, in quanto Atene dipendeva in modo assoluto dal rifornimento di grano della Scizia per poter sopravvivere, ed in quel frangente, il grano rimaneva bloccato nel Mar Nero.
Gli ateniesi posero la loro base sulla costa dirimpetto a Lampsaco, a nord dell'attuale città di Galipoli, (Gelibolu). Alcibiade, pur esonerato dal comando, accortosi del pericolo rappresentato dall'ancorare tante navi in una piccola baia, quando gli uomini scendevano a terra in cerca di viveri ed acqua, navi che avrebbero potuto esser imbottigliate in poco tempo, senz'alcuna possibilità di scampo, visti gli spazi esigui di manovra, una notte fu ricevuto dagli ammiragli ateniesi a cui rivelò questo suo giusto sospetto. Ma egli venne congedato con parole molto poco cordiali, in quanto le decidsioni strategiche non erano più di sua competenza.
Il momento propizio per gli spartani si verificò, allorquando le navi ateniesi che assediavano Lampsaco vennero ancorate, come temeva giustamente Alcibiade, nella rada del Chersoneso tracio (attuale Turchia europea), alla foce del piccolo fiume Aigospotamos (letteralmente: "Il fiume della capra", attuale "Karakovader"). Con tempismo, Lisandro uscì con tutta la flotta da Lampsaco e la divise in due schiere, prendendo gli ateniesi in una tenaglia ferrea. Conone cercò invano di allertare dalla sua squadra i compagni che avevano le triremi alla fonda nella baia. Delle centottanta navi ateniesi solo venti riuscirono a fuggire guidate da Conone, le altre caddero nelle mani del generale spartano Lisandro o vennero affondate.
[modifica] Conseguenze
Atene non aveva più i mezzi per poter mantenere le posizioni sul suo impero marittimo: tutte le città della Lega di Delo si arrendono una dopo l'altra. Il conseguente crollo delle posizioni ateniesi nella zona degli stretti decise le sorti della guerra: Atene era alla fame. Gli spartani, invasa l'Attica ed imbottigliata al Pireo quanto rimaneva della flotta ateniese, strinsero in un assedio ancor più stretto la città nemica. La resa di Atene, alle dure condizioni imposte da Sparta, avvenne sette mesi più tardi, nel marzo del 404 a.C..
Di questa battaglia parla lo storico Senofonte, nelle "Elleniche".
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
[1] La terza fotografia: Panorama di Lampsaco e - sullo sfondo - di Egospotami.

