Milziade

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Milziade
Copia romana di un'erma di Milziade del IV secolo a.C., conservata al museo nazionale di Ravenna
Copia romana di un'erma di Milziade del IV secolo a.C., conservata al museo nazionale di Ravenna
c. 550 a.C. - 489 a.C.
Nato a Atene
Morto a Atene
Cause della morte Gangrena?
Luogo di sepoltura Atene
Dati militari
Paese servito Atene
Se stesso
Persia
Atene
Grado stratego
Guerre Prima guerra persiana
Campagne Campagne persiane contro i Traci
Battaglie Battaglia di Maratona (490 a.C.)

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Milziade il Giovane (in greco antico Μιλτιάδης, traslitterato in Miltiàdes; Atene, 550 a.C. circa – Atene, 489 a.C.[1]) è stato un militare ateniese, famoso per aver contribuito alla vittoria degli Ateniesi sui Persiani a Maratona.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel Chersoneso Tracico[modifica | modifica sorgente]

L'elmo di Milziade, conservato nel museo di Olimpia.

Figlio di Cimone Coalemo,[2] discendeva da una delle più importanti e aristocratiche famiglie ateniesi, quella dei Filaidi,[3] e si considerava discendente di Eaco, padre di Peleo e nonno di Achille.[4]

Milziade inizialmente godette del favore del tiranno Ippia, del quale sposò una parente, probabilmente la figlia, e fu arconte negli anni 520 a.C., secondo un'iscrizione nel 524/523 a.C.;[5] poi, nel 516 a.C., alla morte prematura del fratello Stesagora, governatore delle colonie del Chersoneso Tracico (fondate da Milziade il Vecchio), Milziade fu mandato a rimpiazzarlo,[2] divenendo quindi governatore di Cardia, l'attuale Gallipoli (Turchia).[6][3]

Milziade, che nel frattempo era diventato nemico di Ippia, rinnegò la vecchia moglie, dalla quale aveva avuto un figlio di nome Metioco, e si risposò con Egesipile, figlia del re dei Traci Oloro;[3] il loro figlio maschio, Cimone, avuto nel 510 a.C., fu un'importante figura degli anni 470 e 460 a.C., mentre Elpinice, sua sorellastra, è ricordata soprattutto per alcuni dibattiti politici avuti con Pericle e riportati da Plutarco.[7]

In un secondo tempo, dovette unirsi all'esercito del Gran Re Dario, impegnato in Tracia; nel frattempo sostenne il regime democratico di Atene instaurato da Clistene, che forse era suo parente, e l'occupazione dell'isola di Lemno da parte ateniese (499 a.C.).[3]

Quando venne a sapere che il generale Mardonio si dirigeva verso l'Ellesponto, Milziade imbarcò i suoi averi su cinque triremi e fuggì ad Atene; una delle navi, quella comandata dal figlio Metioco, fu però catturata dai Persiani.[8]

Ad Atene Milziade era sostenuto dai commercianti, preoccupati per l'occupazione persiana della Ionia, seguita alla repressione della rivolta ionia, e per l'inazione voluta dagli Alcmeonidi, che avevano sostenuto la tirannide di Ippia.[9] Quando alla fine dell'estate del 493 a.C. il re Dario mandò alle poleis della Grecia degli ambasciatori per chiedere loro "terra e acqua" (cioè un atto di sottomissione al dominio persiano), ad Atene gli ambasciatori furono precipitati già da una rupe[10] e a promuovere questa misura fu Milziade,[11] appoggiato da Temistocle (il quale propose di uccidere anche l'interprete)[12]; secondo lo storico Peter Krentz un'azione così drastica potrebbe essere stata motivata dalla volontà di rendere irreversibile questa dichiarazione di ostilità alla Persia.[13]

Stratego e Maratona[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Maratona.
Ipotesi con eserciti schierati paralleli al mare (prima fase).
Ipotesi con eserciti schierati paralleli al mare (seconda fase).

Milziade, che all'epoca aveva circa sessant'anni, venne eletto stratego per il 490/489 a.C., riuscendo a contrastare efficacemente le accuse di essere un pericolo per la democrazia; decisivo per la sua nomina fu il ricordo della sua passata opposizione ai Persiani.[9]

A Milziade è attribuito il merito della grande vittoria di Maratona, anche se certamente la sua fama venne amplificata dal figlio Cimone; alcuni storici moderni ritengono infatti che le sue imprese siano state esagerate a scapito dei meriti del polemarco Callimaco di Afidna, il cui ruolo non fu trascurabile.[14] È certamente merito suo, invece, la marcia effettuata dopo la vittoria di Maratona, che scongiurò l'assedio alla città di Atene, dato che Callimaco morì in battaglia.[9]

Declino e morte[modifica | modifica sorgente]

Jean-François-Pierre Peyron, Il funerale di Milziade (1782).

L'anno dopo, assunto il comando di una flotta di 70 navi, Milziade intraprese una spedizione per liberare le isole Cicladi dai Persiani; l'isola di Paro, colpevole di aver appoggiato i generali persiani Dati e Artaferne, venne messa invano sotto assedio per ventisei giorni; la sua conquista doveva essere un trampolino di lancio per occupare Nasso, in chiave egemonica ed anti-persiana. Milziade, tornato in patria con una brutta ferita, viene condannato a morte con l'accusa di aver ingannato il popolo, ma la pena fu commutata in una multa di cinquanta talenti.[15]

Secondo Erodoto morì in carcere poco dopo il processo, probabilmente a causa di una gangrena per via della ferita riportata alla coscia durante quest'ultima campagna; la multa fu quindi pagata dal figlio Cimone.[15]

Nonostante non fosse propriamente un democratico, Milziade rimase nei cuori degli Ateniesi per due motivi: il ruolo esercitato dal figlio Cimone nella politica della polis e il fondamentale ruolo svolto nella battaglia di Maratona, che rese consapevole Atene della propria forza.[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo alcune fonti 488 a.C.
  2. ^ a b Erodoto, op. cit., VI, 39.
  3. ^ a b c d Frediani, op. cit., p. 96.
  4. ^ (EN) Edward Shepherd Creasy, Fifteen Decisive Battles of the World: from Marathon to Waterloo, New York, Crowell, 1880, p. 9, ISBN 1-60620-952-3.
  5. ^ Krentz, op. cit., p. 96.
  6. ^ Erodoto, op. cit., VI, 34.
  7. ^ Plutarco, Cimone, 4.
  8. ^ Erodoto, op. cit., VI, 41.
  9. ^ a b c d Frediani, op. cit., p. 97.
  10. ^ Erodoto, op. cit., VII, 133, 1.
  11. ^ Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia, III, 12, 7.
  12. ^ Plutarco, Temistocle, 6, 2.
  13. ^ Krentz, op. cit., pp. 101-103.
  14. ^ Sekunda, op. cit., p. 20.
  15. ^ a b Erodoto, op. cit., VI, 136.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]