Battaglia delle Termopili

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Coordinate: 38°47′59″N 22°31′59″E / 38.799722°N 22.533056°E38.799722; 22.533056

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Battaglia delle Termopili
Battaglia delle Termopili e movimenti che portarono alla battaglia di Salamina.
Battaglia delle Termopili e movimenti che portarono alla battaglia di Salamina.
Data 20 agosto[1] o 8-10 settembre[2] 480 a.C.
Luogo Termopili, Grecia
Esito Vittoria pirrica dei Persiani
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
300 Spartani
700 Tespiesi
6.000 alleati greci
(5 200 secondo Erodoto)
(7 400 secondo Diodoro Siculo)
(11 200 secondo Pausania il Periegeta)
Dai 70 000 ai 300 000
(1 800 000 secondo Erodoto)
Perdite
299 Spartani
700 Tespiesi
1 400 alleati greci
(4 000 secondo Erodoto)[3]
35 000
(20 000 secondo Erodoto)[3]
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La battaglia delle Termopili ([θərˈmɒpɨliː]; in greco antico μάχη τῶν Θερμοπυλῶν, traslitterato in màche tòn Thermopylòn) fu combattuta dalle città-stato greche, unite in un’alleanza e guidate dal re di Sparta Leonida, e dall'impero persiano governato da Serse I. Si svolse in tre giorni, durante la seconda invasione persiana della Grecia. Avvenne contemporaneamente con la battaglia navale di Capo Artemisio, nell’agosto o nel settembre del 480 a.C., presso lo stretto passaggio delle Termopili (“Le porte calde”).

L'invasione persiana era una risposta alla sconfitta subita nella prima invasione della Grecia, che si era conclusa con la vittoria ateniese nella battaglia di Maratona nel 490 a.C. Serse aveva raccolto un enorme esercito, affiancato da una potente flotta, con cui conquistare tutta la Grecia. Il generale ateniese Temistocle propose che i Greci si disponessero a bloccare l'avanzata dell'esercito persiano al passo delle Termopili, ostacolando contemporaneamente la flotta persiana presso lo stretto dell’Artemision.

Un esercito greco di circa 7 000 uomini marciò verso nord per arrestare il passaggio dei nemici nell'estate del 480 a.C. L'esercito persiano (secondo le fonti antiche con oltre un milione di uomini, ma oggi stimato molto più piccolo, tra i 100 000 e i 150 000 soldati),[4][5] arrivò al passo a fine agosto o inizio settembre. I greci, in grande inferiorità numerica, riuscirono a trattenere i Persiani per sette giorni (di cui tre di battaglia), prima di essere annientati in una delle battaglie più famose ed eroica della storia. Durante i due giorni di battaglia il piccolo esercito guidato da Leonida di Sparta bloccò l'unica via attraverso la quale l'imponente esercito persiano avrebbe potuto raggiungere la Grecia centrale. Il terzo giorno, un abitante del luogo, di nome Efialte, tradì i Greci rivelando ai Persiani una via secondaria che conduceva dietro le linee greche. Leonida, consapevole di essere stato aggirato, fece allontanare il grosso dell'esercito greco e rimase a guardia del passaggio con 300 Spartani, 700 Tespiesi, 400 Tebani e, forse, qualche centinaio di altri, che vennero per la maggior parte uccisi.

Dopo questo combattimento la marina greca, sotto il comando del politico ateniese Temistocle, ricevette all’Artemisio la notizia della sconfitta alle Termopili. Dal momento che il piano dei Greci prevedeva che sia le Termopili che Capo Artemisio venissero tenuti sotto controllo, e avendo la flotta subito consistenti perdite, venne deciso il ritiro a Salamina. I Persiani invasero la Beozia e poi entrarono in Atene, che era stata precedentemente evacuata. In seguito la flotta greca attaccò e sconfisse gli invasori nella battaglia di Salamina, verso la fine del 480 a.C. Temendo di restare intrappolato in Europa con la flotta malridotta, Serse si ritirò con gran parte del suo esercito in Asia (perdendo molti uomini per la fame e le malattie), lasciando Mardonio con una parte dell'esercito in Grecia per tentare di completarne conquista. L'anno successivo, tuttavia, un esercito greco sconfisse definitivamente i Persiani nella battaglia di Platea, ponendo così definitivamente fine alla minaccia persiana.

Gli scrittori antichi e moderni hanno preso la battaglia delle Termopili come esempio della potenza di un esercito patriottico che si batte in difesa del suolo natio. L’azione dei difensori nella battaglia delle Termopili è usata anche come esempio dei vantaggi dell'addestramento, dell’equipaggiamento, e del buon uso del terreno per moltiplicare l'efficacia in combattimento di un'unità militare ed è diventata simbolo di coraggio contro forze schiaccianti.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Erodoto.

La fonte primaria per le guerre persiane è lo storico greco Erodoto. Anche lo storico Diodoro Siculo, che scrisse nel I secolo a.C., nella sua Bibliotheca Historica fornisce un resoconto delle guerre, in parte derivato dal precedente storico greco Eforo di Cuma. Questa descrizione è abbastanza coerente con quella di Erodoto.[6] Le guerre persiane sono descritte, seppur con meno dettagli, anche da una serie di altri storici antichi tra cui Plutarco e Ctesia di Cnido, e ne I Persiani di Eschilo. Anche alcune testimonianze archeologiche, come la Colonna Serpentina (ora nell’Ippodromo di Istanbul), supportano talune delle affermazioni di Erodoto.[7]

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre persiane e Seconda guerra persiana.
Mappa degli Stati della Grecia che presero parte alla guerre persiane.

Le poleis greche di Atene ed Eretria avevano incoraggiato la fallita rivolta ionica contro l'Impero persiano di Dario I negli anni tra il 499 ed il 494 a.C. L'Impero persiano, allora, era ancora relativamente giovane e soggetto alla ribellione dei popoli sottomessi.[8][9] Dario, del resto, era un usurpatore, ed aveva impiegato molto tempo nel combattere le rivolte contro la sua autorià.[8]

La rivolta ionica aveva minacciato l'integrità del suo impero e Dario si era ripromesso di punire tutti coloro che vi erano stati coinvolti; soprattutto gli Ateniesi, "poiché era sicuro che [gli Ioni] non sarebbero rimasti impuniti per la loro ribellione".[10] Dario intravide anche l'opportunità di espandere il suo impero in una Grecia divisa e debole com'era in quei tempi.[11] Una spedizione preliminare condotta da Mardonio nel 492 a.C. riconquistò la Tracia e costrinse la Macedonia a diventare un regno sottomesso alla Persia.[12]

Dario inviò emissari in tutte le città-stato greche nel 491 a.C. per chiedere in dono, secondo la formula usuale, "terra e acqua" in segno di sottomissione alla sua autorità.[13] Dopo la dimostrazione della potenza persiana dell'anno precedente, la maggior parte delle città greche obbedì senza discutere. Ad Atene, invece, gli ambasciatori persiani furono processati e poi giustiziati gettandoli in un pozzo. Uguale trattamento fu loro riservato a Sparta, dove non furono nemmeno sottoposti a processo[13][14] Questo atto segnò l'entrata in guerra di Sparta contro la Persia.[13]

Dario riunì nel 490 a.C. un esercito comandato da Dati e Artaferne che attaccò Nasso, prima che le altre isole Cicladi si sottomettessero da sole. L'esercito poi si spostò ad Eretria, che venne assediata e distrutta.[15] Infine mosse per attaccare Atene e sbarcò nella baia di Maratona dove fu affrontato da un esercito ateniese numericamente molto inferiore. Nella conseguente battaglia di Maratona, gli Ateniesi ottennero una grande vittoria che provocò il ritiro dell'esercito persiano dalla Grecia.[16]

Dopo la sconfitta, Dario decise di ritentare l'impresa e cominciò a riunire un nuovo, più grande, esercito con il quale sottomettere completamente la Grecia. Tuttavia, nel 486 a.C., anche gli egiziani si ribellarono, costringendo il Gran Re a rimandare la spedizione in Grecia.[9] Dario morì mentre si preparava a marciare verso l'Egitto ed il trono di Persia passò al figlio Serse I.[17] Serse pose fine alla rivolta egiziana e rapidamente riprese i preparativi per l'invasione della Grecia.[18] Presentandosi come un'invasione su larga scala, la spedizione richiese una pianificazione a lungo termine, l'immagazzinamento di grandi quantità di rifornimenti e l'arruolamento di molti soldati.[18] Serse decise che sull'Ellesponto sarebbe stato costruito un ponte per permettere al suo esercito di arrivare agevolmente in Europa, e che avrebbe dovuto essere scavato un canale attraverso l'istmo del Monte Athos: infatti, nell'aggirare il promontorio, una flotta persiana comandata da Mardonio era stata distrutta nel 492 a.C.[19] Queste erano entrambe imprese di portata vastissima, che sarebbero state impossibili per qualsiasi altro Stato contemporaneo.[19] All'inizio del 480 a.C. i preparativi erano stati completati e l'esercito che Serse aveva riunito a Sardi marciò verso l'Europa, attraversando l'Ellesponto su due ponti di barche.[20]

Anche gli Ateniesi si stavano preparando per la guerra contro i Persiani sin dalla metà del decennio e nel 482 a.C. fu presa la decisione, sotto la guida di Temistocle, di costruire una massiccia flotta di triremi che sarebbe stata indispensabile per i Greci nella lotta contro i Persiani.[21] Tuttavia gli Ateniesi non avevano gli uomini necessari per la guerra a terra e in mare; quindi il conflitto contro i Persiani richiese la formazione di un'alleanza di città-stato greche. Nel 481 a.C. Serse inviò degli ambasciatori nelle città Greche chiedendo "terra e acqua", ma escludendo deliberatamente Atene e Sparta.[22] Il supporto alla guerra contro la Persia cominciò così a coalizzarsi intorno alle due città leader. Un congresso si riunì a Corinto nel tardo autunno del 481 a.C.[23] e venne costituita un'alleanza, comprendente numerose città, alla quale venne dato il potere di inviare emissari per chiedere assistenza e di inviare truppe degli Stati membri verso i punti difensivi, previa consultazione reciproca. Questo fu un passo importante per il mondo greco, ancora molto diviso, soprattutto perché molte delle città-stato presenti erano ancora teoricamente in guerra tra di loro.[24]

Il congresso venne convocato di nuovo nella primavera del 480 a.C. Una delegazione tessala suggerì che i Greci si radunassero nella stretta valle di Tempe, ai confini della Tessaglia, e quindi bloccassero l'avanzata di Serse.[25] Una divisione di 10000 opliti fu inviata nella valle di Tempe, attraverso la quale si credeva che l'esercito persiano sarebbe dovuto passare. Tuttavia, una volta lì, vennero avvisati da Alessandro I di Macedonia che la valle sarebbe potuta essere aggirata attraverso il passo di Sarantoporo, e che l'esercito di Serse era innumerevole; quindi i Greci si ritirarono.[26] Poco dopo ricevettero la notizia che Serse aveva attraversato l'Ellesponto.[25]

Un secondo piano fu quindi presentato da Temistocle ai Greci. Il percorso per il sud della Grecia (la Beozia, l'Attica ed il Peloponneso) avrebbe richiesto che l'esercito di Serse passasse attraverso lo stretto passo delle Termopili. Questo avrebbe potuto essere facilmente bloccato dagli opliti greci, nonostante la superiorità numerica schiacciante dei Persiani.[27] Inoltre, per evitare che i Persiani oltrepassassero le Termopili per mare, la flotta ateniese e alleata avrebbe potuto bloccare lo stretto dell'Artemisio. Questa duplice strategia fu approvata dal Congresso.[27] Tuttavia le città del Peloponneso escogitarono dei piani di ripiego per difendere l'Istmo di Corinto, nel caso in cui questo avesse dovuto essere raggiunto dai nemici, mentre le donne ed i bambini di Atene furono evacuati in massa alla città di Trezene, nel Peloponneso.[28]

Inizio[modifica | modifica sorgente]

Mappa degli spostamenti greci e persiani presso le Termopili e l'Artemisio

L'esercito persiano procedette lentamente attraverso la Tracia e la Macedonia. La notizia dell’imminente arrivo dei Persiani giunse in Grecia in agosto grazie a una spia.[29] In questo periodo dell'anno gli Spartani, la massima potenza militare dell'Alleanza, stavano celebrando le feste Carnee. Durante queste l’attività militare era vietata secondo la legge spartana: gli Spartani erano arrivati troppo tardi alla battaglia di Maratona a causa di questo impegno.[30] Era anche il periodo dei Giochi olimpici, quindi vigeva la tregua olimpica, e così il marciare in guerra sarebbe stato doppiamente sacrilego per l'intero esercito spartano.[30][31] In questa occasione gli Efori decisero che il pericolo era sufficientemente grande da giustificare una spedizione in anticipo per bloccare il passo, comandata da uno dei re di Sparta, Leonida I. Egli prese con sé i 300 uomini della guardia del corpo reale, i cavalieri.[32] Questa spedizione ebbe il compito di cercare di raggruppare il maggior numero possibile di altri soldati greci lungo la strada e di attendere l'arrivo del grosso dell’esercito spartano.[31]

La leggenda delle Termopili, come racconta Erodoto, narra che gli Spartani consultarono l'oracolo di Delfi nella prima parte dell'anno. Si dice che questo abbia dato la seguente profezia:

"A voi, o spartani dalle larghe piazze,
o la vostra città sarà distrutta dai discendenti di Perseo
o ciò non avverrà ma Sparta piangerà
la morte di un re della stirpe di Eracle."[33]

Erodoto ci dice che Leonida, seguendo il vaticinio, era convinto che stava andando incontro a morte certa, dato che le sue forze militari non erano sufficienti per la vittoria, e così scelse solo gli Spartani con figli viventi.[32]

La divisione spartana fu ampliata nel percorso verso le Termopili da contingenti provenienti da varie città e contava più di 7000 soldati al momento del suo arrivo al passo delle Termopili.[34] Leonida decise di accamparsi presso la “porta di mezzo”, la parte più stretta del passo delle Termopili, e di difenderla, là dove i Focesi avevano costruito un muro di difesa qualche tempo prima.[35] Dalla vicina città di Trachis, Leonida fu informato che c'era una pista di montagna che avrebbe potuto essere utilizzata per aggirare il passo delle Termopili. Leonida collocò 1000 opliti Focesi sulle alture per evitare una tale manovra.[36]

A metà agosto l'esercito persiano fu avvistato nel Golfo di Mali, mentre si avvicinava alle Termopili.[37] All'arrivo di questo al passo i Greci tennero un consiglio di guerra.[38] Alcuni peloponnesiaci suggerirono di tornare indietro all’Istmo di Corinto e di bloccare l’ingresso al Peloponneso.[38] I Focesi ed i Locresi, che provenivano dalla zona prossima all’arrivo dei Persiani, si indignarono e consigliarono di difendere le Termopili e di chiedere agli alleati ulteriori rinforzi. Leonida placò il panico ed acconsentì a difendere le Termopili.[38]

Un emissario persiano fu inviato da Serse per negoziare con Leonida. Ai Greci venne offerta la libertà ed il titolo di "amici del popolo persiano", inoltre sarebbero stati disposti in modo migliore di come erano precedentemente.[39] Quando questi termini di pace furono stati rifiutati da Leonida l'ambasciatore gli chiese con più forza di gettare le armi. La famosa risposta di Leonida fu "Vengano a prenderle loro" (Μολὼν λαβέ). Una risposta ancor più famosa fu data da un suo generale. Quando Leonida rifiutò di cedere le armi il messaggero gli disse "Le nostre frecce oscureranno il sole". Per questo il generale rispose: "Allora svolgeremo la battaglia all’ombra!".[40][41] Con il ritorno dell’ambasciatore persiano a mani vuote, la battaglia diventò inevitabile. Serse aspettò per quattro giorni, nell’attesa che i Greci si disperdessero prima di sbaragliarli con la forza.[42]

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Forze persiane[modifica | modifica sorgente]

Guerriero Achemenide (dal muro degli appartamenti reali a Nishapur).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra persiana.

Il numero di soldati che Serse radunò per la seconda invasione della Grecia è stato oggetto di controversie senza fine, perché i numeri riportatici dalle fonti antiche sono veramente troppo elevati. Erodoto sosteneva che ci fossero complessivamente 2,6 milioni di soldati, accompagnati da un numero equivalente di personale di supporto.[43] Il poeta Simonide, che era quasi un contemporaneo, parla di quattro milioni; Ctesia afferma che il numero totale di uomini fosse pari circa a 800000 unità.[44]

Gli studiosi moderni tendono a rifiutare le cifre fornite da Erodoto e da altre fonti antiche, reputandole l'irrealistico risultato di errori di calcolo o esagerazioni da parte dei vincitori.[45] Gli storici moderni sono invece concordi nell'ipotizzare che i Persiani fossero in numero di 70000-300000.[46] Queste stime di solito provengono dallo studio delle capacità logistiche dei Persiani in quel periodo, dalla sostenibilità delle basi e dai problemi generali sul personale di supporto. Indipendentemente dal numero reale di soldati, è chiaro come Serse fosse ansioso di compiere una spedizione di successo, tanto da ottenere una superiorità numerica schiacciante per terra e per mare. Il numero delle truppe persiane presenti alle Termopili è quindi incerto, come il numero degli uomini impiegati complessivamente per la guerra. Per esempio, non è chiaro se l'intero esercito persiano marciò fino alle Termopili o se Serse lasciò guarnigioni in Macedonia e in Tessaglia.

Forze greche[modifica | modifica sorgente]

Secondo Erodoto[34][47] e Diodoro Siculo[48] l'esercito greco comprendeva le seguenti forze:

Nazionalità Secondo Erodoto Secondo Diodoro Siculo
Spartani/
Perieci
900 (?)[49] 1000
(includendo 300 Spartiati)
opliti Spartani 300[49]
Mantinei 50 3000
(altri peloponnesiaci insieme a Leonida)
Tegeesi 500
Orcomeni 120
Altri Arcadi 1000
Corinzi 400
Fliunti 200
Micenei 80
Totale Peloponnesiaci 3100[34] o 4000[50] 4000 o 4300
Tespiesi 700
Maliesi 1000
Tebani 400 400
Focesi 1000 1000
Locresi Opunti "Tutti quelli che avevano" 1000
Totale Greci 5200 (o 6100), più i Locresi Opunti 7400 (o 7700)

Note:

  • Il numero dei Peloponnesiaci:
Diodoro sostiene che ci fossero 1000 Lacedemoni e 3000 altri Peloponnesiaci, per un totale di 4000 uomini. Erodoto concorda con questi dati in un passaggio, dove cita uno scritto di Simonide dicendo che vi erano 4000 Peloponnesiaci.[50] Altrove, nel riassunto della tabella qui sopra, Erodoto conteggia però 3100 Peloponnesiaci alle Termopili prima della battaglia.[34] Erodoto riferisce anche che al mostrare i morti a Serse "anche gli iloti erano lì per vedere",[3] ma non dice quanti e in quale funzione vennero adoperati. Pertanto la differenza tra le due descrizioni può essere interpretata supponendo (senza prove) che ci furono 900 iloti (tre per ogni Spartiata) presenti alla battaglia.[49] Se gli iloti erano presenti alla battaglia, non c'è motivo per dubitare che vennero usati nel loro ruolo tradizionale di scudieri ai singoli Spartani. In alternativa, Erodoto afferma che le "mancanti" 900 truppe potrebbero essere state composte da Perieci, e potrebbero quindi corrispondere alla descrizione di Diodoro di 1000 Spartani.[49]
  • Il numero degli Spartani:
Ulteriore confusione è generata dall'ambiguità di Diodoro circa i 1000 Lacedemoni secondo lui presenti alla battaglia: non si sa infatti se essi comprendono anche i 300 Spartiati. Ad un certo punto dice: "Leonida, quando ricevette la nomina, annunciò che solo un migliaio di uomini lo avrebbero dovuto seguire nella campagna".[48] Tuttavia, egli dice poi che: "Ci furono, poi, un migliaio di Lacedemoni, e con loro trecento Spartiati".[48] Causa questa contraddizione, è palesemente impossibile essere più chiari su questo punto.

La descrizione di Pausania concorda con quella di Erodoto (che probabilmente ha letto i suoi scritti), solo che egli dà il numero dei Locresi, che invece Erodoto non registra. Dice che, abitando proprio nella zona di transito dei Persiani, diedero tutti gli uomini in grado di lottare che avevano: secondo Pausania si trattava di 6000 unità, che, aggiunte alle 5200 di Erodoto, avrebbero composto una forza di 11200 uomini.[51]

Molti storici moderni, che di solito considerano Erodoto più affidabile,[52] aggiungono i 1000 Spartani e i 900 iloti ai 5200 di Erodoto per ottenere all'incirca 7000 (o 7100) uomini, come numero di riferimento, trascurando i Melidi di Diodoro e Locresi di Pausania.[53][54] Tuttavia questa è solo una stima e sono ammissibili molte altre possibilità. Inoltre i numeri degli armati furono modificati in seguito alla battaglia, quando la maggior parte dell'esercito si ritirò e rimasero solamente circa 3000 uomini: 300 Spartiati, 700 Tespiesi, 400 Tebani, forse 900 iloti e 1000 Focesi, che stazionavano sopra al passo, meno le perdite subite nei giorni precedenti.[52]

Considerazioni strategiche e tattiche[modifica | modifica sorgente]

Mappa della battaglia.

Da un punto di vista strategico, difendendo le Termopili i Greci usavano nel miglior modo possibile le loro forze.[55] Fino a quando si poteva evitare l’avanzata persiana in Grecia, non c’era nessun motivo per ingaggiare una battaglia e si sarebbe potuti rimanere sulla difensiva. Inoltre, difendendo due passaggi ristretti (le Termopili e Capo Artemisio), l’inferiorità numerica dei Greci influì molto meno.[55] Al contrario, il grande numero dei Persiani obbligava questi a non rimanere nello stesso posto troppo a lungo viste le difficoltà nel mantenimento dell’esercito.[56] I Persiani dovevano quindi ritirarsi o avanzare e l’avanzata avrebbe comportato necessariamente il passaggio per il passo delle Termopili.[56]

Tatticamente il passo delle Termopili, stretto e tortuoso, si addiceva perfettamente allo stile di guerra greco:[55] una falange oplitica sarebbe stata infatti in grado di bloccare lo stretto passaggio con facilità senza il rischio di venire sopraffatta dalla cavalleria. Nel passaggio, la falange sarebbe stata per di più molto difficile da assalire per la fanteria persiana, armata alla leggera.[55] Il maggior punto debole dei Greci era la pista di montagna che conduceva nell'altopiano parallelo alle Termopili, che avrebbe consentito ai nemici di aggirare la loro posizione: anche se inadatta per la cavalleria, questa strada avrebbe potuto essere facilmente percorsa dalla fanteria persiana (composta da molti soldati abituati nella guerra di montagna).[57] Leonida venne a conoscenza di questo percorso dalla gente di Trachine e posizionò una divisione di Focesi al fine di bloccare il passaggio.[58]

Campo di battaglia[modifica | modifica sorgente]

Mappa delle Termopili col litorale odierno e la ricostruzione di quello del 480 a.C.

Al tempo della battaglia, il passo delle Termopili consisteva in una pista che correva lungo la riva del golfo di Mali, così stretta che solo un carro alla volta poteva passare.[35] Sul lato meridionale della pista sorgevano le scogliere che incombevano sul passo e sul lato settentrionale c’era il golfo di Mali. Lungo il percorso erano state erette tre costruzioni, o "porte" (pylai), e presso la porta di mezzo era stata eretta dai Focesi, un secolo prima, una piccola muraglia per ostacolare le invasioni tessaliche.[35] Il nome "Porte calde" deriva dalle sorgenti termali che si trovavano lì vicino.[59]

Oggi il passo non è vicino al mare, ma è diversi chilometri all'interno a causa della sedimentazione nel golfo di Mali. L’antica pista si trova ai piedi delle colline attorno alla piana, fiancheggiata da una strada moderna. Recenti rilevazioni indicano che il passaggio era largo solo 100 metri e che le acque arrivavano alle porte: "I visitatori spesso non si rendono conto che la battaglia avvenne oltre la strada di fronte al monumento".[60] Il passo è ancora una difesa naturale contro gli eserciti moderni e le forze del Commonwealth britannico nella seconda guerra mondiale qui, nel 1941, ingaggiarono una battaglia contro i tedeschi per evitare l'invasione della Grecia da parte delle forze dell'Asse.

Svolgimento[modifica | modifica sorgente]

Primo giorno[modifica | modifica sorgente]

Falange greca, nella ricostruzione basata sugli studi del Perseus Project.

Il quinto giorno dopo l'arrivo dei Persiani alle Termopili, cioè il primo giorno di battaglia, Serse decise finalmente di attaccare i Greci. Per prima cosa, ordinò a cinquemila arcieri di scagliare una raffica di frecce contro i Greci, ma gli scudi di bronzo e gli elmi ellenici protessero i soldati senza lasciare danni permanenti – i dardi erano stati lanciati da almeno 100 metri di distanza, secondo gli studiosi moderni. Dopodiché Serse mandò una divisione di diecimila Medi e Cissiani contro i Greci per farli prigionieri e portarli davanti a lui.[42][61] I Persiani si trovarono presto a lanciare un assalto frontale con cariche di circa 10000 uomini.[42] I Greci combattevano davanti al muro focese, nella parte più stretta del passo, in un tentativo strategico di utilizzare il minor numero di soldati possibile alla volta.[62][63] I dettagli delle tattiche sono scarse; Diodoro dice che "gli uomini stavano spalla a spalla" ed i Greci erano “superiori in valore e nella misura dei loro scudi”.[64] Questa è probabilmente la descrizione della comune falange greca, in cui gli uomini formavano un muro di scudi e punte di lancia che sporgevano dai lati degli scudi, che sarebbe stato molto efficace fintanto che era in grado di ostruire l’intero passaggio.[65] Le più deboli armi dei Persiani impedirono loro di scontrarsi con gli opliti greci.[64][66] Erodoto dice che le unità per ogni città erano tenute insieme; le divisioni entravano ed uscivano dallo schieramento turnandosi, per evitare di affaticarsi, il che significa che i Greci avevano più uomini di quanti ne servissero per bloccare il passaggio.[67] I Greci uccisero così tanti Medi che si dice che Serse sia balzato in piedi per tre volte dal trono dal quale stava guardando la battaglia.[68] Secondo Ctesia, la prima ondata fu "tagliata a nastri" con solo due o tre morti tra gli Spartiati.[44]

Secondo Erodoto e Diodoro Siculo, il Gran Re, dopo aver tastato le forze dei nemici, lanciò gli Immortali, un corpo d'élite di 10000 uomini, in un secondo assalto.[64][66] Tuttavia questi non conclusero niente di più di ciò che era stato fatto dai Medi, non riuscendo a fare progressi contro i Greci.[66] Gli Spartani misero in atto una tattica di finta ritirata, rigirandosi poi e uccidendo le truppe nemiche che correvano verso di loro.[66]

Secondo giorno[modifica | modifica sorgente]

Guerrieri persiani, probabilmente gli Immortali, da un dettaglio della Porta di Ishtar a Babilonia, ricostruita al Museo di Pergamo a Berlino.

Il secondo giorno Serse di nuovo inviò la fanteria ad attaccare il passo, "supponendo che i suoi nemici, essendo così pochi, fossero ora indeboliti da ferite e non potessero più resistere".[68] Tuttavia il secondo giorno ai Persiani non andò meglio rispetto al precedente.[68] Serse infine fermò l'assalto e si ritirò al suo campo, "totalmente perplesso".[44]

Alla fine del secondo giorno di battaglia, tuttavia, mentre il re persiano stava meditando sul da farsi, accadde l’avvenimento che segnò la vittoria degli invasori e la sconfitta degli Elleni: un uomo di Trachis di nome Efialte, spinto dal desiderio di una grossa ricompensa,[69] lo informò sul sentiero di montagna intorno alle Termopili e si offrì per guidare l'esercito persiano.[69] Per questo gesto il nome di Efialte ricevette una cattiva connotazione e venne a significare "incubo" in lingua greca e a diventare l’archetipo del traditore nella cultura greca.[70]

Erodoto riporta che quella sera Serse mandò ad accerchiare i Greci seguendo il percorso di montagna il suo comandante Idarne, affiancato dagli uomini sotto il suo comando, gli Immortali. Lo storico non fornisce però ulteriori dettagli riguardo l'identità degli uomini incaricati di tale missione:[71] gli Immortali erano stati sterminati il primo giorno, quindi è possibile che a Idarne fosse stato dato il comando generale di una forza maggiore tra cui quello che era rimasto degli Immortali, e in effetti, secondo Diodoro, Idarne aveva una divisione di 20000 uomini per la missione.[72] Il percorso conduceva lungo il crinale del monte Anopaea partendo da est del campo persiano, per arrivare dietro le scogliere che fiancheggiavano il passo. Ad un certo punto si ramifica in un percorso che porta alla Focide e l'altro verso il Golfo di Mali ad Alpeno, prima città della Locride.[36]

Terzo giorno[modifica | modifica sorgente]

Leonida alle Termopili di Jacques-Louis David (1814). Il quadro rappresenta "un'antologia" degli eventi storici e leggendari accaduti nella battaglia.

All'alba del terzo giorno i Focesi a guardia del sentiero sopra le Termopili, sentendo il fruscio delle foglie di quercia, si accorsero che la colonna persiana stava aggirando le Termopili. Erodoto dice che sussultarono e sbigottirono.[73] Idarne fu forse altrettanto stupito di vederli frettolosamente armarsi come se avessero visto la divisione persiana.[74] Egli temeva che fossero Spartiati, ma fu informato da Efialte che non lo erano.[73] I Focesi si ritirarono su una collina vicina per assalire i nemici (ritenendo che i Persiani fossero venuti ad attaccare loro).[73] Tuttavia non volendo fare tardi, i Persiani si limitarono a scagliare una raffica di frecce, per poi continuare con il loro accerchiamento del grosso dell’esercito greco.[73]

Appreso per mezzo di un messaggero che i Focesi non avevano protetto il percorso, Leonida convocò un consiglio di guerra all'alba.[75] Secondo Diodoro fu un persiano chiamato Tirrastiade, nativo di Cuma d'Eubea, ad avvertire gli Elleni.[76] Alcuni di questi preferivano la ritirata, ma Leonida decise di rimanere in difesa del passo con gli Spartiati.[75] Molti dei contingenti greci poi scelsero di ritirarsi (senza attendere ordini) o furono mandati via da Leonida (Erodoto ammette che c’è qualche dubbio sulla verità di questo gesto).[75][77] Un contingente di 700 Tespiesi, guidati dal loro generale Demofilo, si rifiutò di andarsene con gli altri Greci e combatté nella lotta.[78] Erano presenti anche 400 Tebani e probabilmente gli iloti che avevano accompagnato gli Spartiati.[74]

L’azione di Leonida è stata oggetto di molte discussioni. È da tutti accettato che gli Spartiati stessero obbedendo alle leggi di Sparta, che impedivano la ritirata: questa affermazione appare però infondata dato che sembra sia stata la ritirata di massa dalle Termopili a dare origine a tale regola.[79] È anche possibile che, ricordando le parole dell’oracolo, Leonida si fosse impegnato a sacrificare la sua vita per salvare Sparta. Tuttavia, poiché la profezia era specifica per lui, questo sembra un futile motivo per impegnare altri 1500 uomini in una lotta contro la morte.[79] La teoria più probabile è che Leonida scelse di formare una retroguardia in modo che gli altri contingenti greci potessero allontanarsi senza pericoli.[79][80] Se tutte le truppe si fossero ritirate la cavalleria persiana avrebbe infatti potuto inseguire i Greci senza ostacoli; al contrario, se fossero tutti rimasti al passo, sarebbero stati circondati e sarebbe poi finita in una carneficina.[74] Coprendo la ritirata e continuando a bloccare il passo, Leonida avrebbe potuto salvare più di 3000 uomini, che sarebbero stati in grado di combattere in un secondo momento.[80] Anche i Tebani sono stati oggetto di qualche discussione. Erodoto suggerisce che furono portati nella battaglia come ostaggi per assicurare un comportamento fedele di Tebe, città vicina ai Persiani.[32]

Tuttavia, come Plutarco tempo dopo sottolineò, se fossero stati ostaggi, perché non mandarli via con il resto dei Greci?[79] Probabilmente si trattava dei “fedelissimi” dei Tebani, che, a differenza della maggioranza dei concittadini, non approvavano il dominio persiano e gli si opponevano.[79] È probabile quindi che essi fossero venuti alle Termopili di loro spontanea volontà e avessero deciso di rimanere fino alla fine perché non avrebbero potuto tornare a Tebe se i Persiani avessero conquistato la Beozia.[74] I Tespiesi, deciso che non si sarebbero sottomessi a Serse, si immaginarono la distruzione della loro città se i Persiani avessero conquistato la Beozia.[79] Tuttavia questo fatto da solo non spiega il motivo per cui rimasero; il resto dei Tespiesi fu fatto allontanare prima che i Persiani vi arrivassero.[79] Sembra che i Tespiesi abbiano scelto volontariamente di rimanere come atto di sacrificio, tanto più sorprendente in quanto il loro contingente rappresentava ogni singolo oplita che la città era in grado di offrire.[81] Questo sembra essere un tratto caratteristico dei Tespiesi: in almeno altre due occasioni nella storia una divisione Tespiese si impegnò in una strenua lotta fino alla morte.[79]

All'alba Serse fece le libagioni, fermandosi per dare agli Immortali il tempo di scendere dalla montagna, e poi cominciò la sua avanzata.[63] Un esercito persiano di diecimila uomini, composto da fanteria leggera e cavalleria, caricò sul fronte della formazione greca. I greci questa volta uscirono dal muro per scontrarsi con i Persiani nella parte più larga del passo nel tentativo di uccidere il maggior numero possibile di Persiani.[63] Combatterono con le lance fino a che ognuna di queste si spezzò e poi passarono agli xiphoi (spade corte).[82] Erodoto riporta che in questa mischia morirono due fratelli di Serse: Abrocome e Iperante.[82] Anche Leonida morì durante l'assalto, abbattuto dagli arcieri persiani, e gli eserciti combatterono sul suo corpo per averlo, ma alla fine i Greci ne ebbero il possesso.[83] Mentre gli Immortali si avvicinavano i Greci si ritirarono e presero posizione su una collina dietro alla muraglia.[83] I Tebani "allontanati dai loro compagni, e con le mani alzate, avanzarono verso i barbari", ma alcuni furono uccisi prima che la loro resa venisse accettata.[83] Il Gran Re poi segnò i prigionieri tebani con il marchio reale.[84] Dei restanti difensori, Erodoto dice:

«Qui si difesero fino all'ultimo, chi aveva ancora le spade combatté con esse, e gli altri resistettero con le mani e i denti.»[83]

Abbattuta parte del muro, Serse ordinò che la collina venisse circondata, ed i Persiani combatterono fino a che fu morto l’ultimo soldato greco.[83] Nel 1939, l'archeologo Spyridon Marinatos, scavando alle Termopili, trovò un gran numero di punte di freccia di bronzo persiane sulla collina di Kolonos, identificando questa come la collina su cui i Greci morirono, mentre prima si riteneva che il fatto fosse accaduto su un’altura più piccola e più vicina al muro.[85]

Famoso è l'encomio di Simonide per i morti della battaglia:

(GRC)
« τῶν ἐν Θερμοπύλαις θανόντων

εὐκλεὴς μέν ἁ τύχα, καλός δ'ὁ πότμος,
βωμὸς δ'ὁ τάφος, πρὸ γόων δὲ μνᾶστις, ὁ δ'οἶκτος ἔπαινος•
ἐτάφιον δὲ τοιοῦτον οὔτ'εὐρὼς
οὔθ'ὁ πανδαμάτωρ ἀμαυρώσει χρόνος.
ἀνδρῶν ἀγαθῶν ὅδε σηκὸς οἰκέταν εὐδοξίαν
Ἑλλάδος εἵλετο• μαρτυρεῖ δὲ καὶ Λεωνίδας,
Σπάρτας βασιλεύς, ἀρετᾶς μέγαν λελοιπὼς
κόσμον ἀέναόν τε κλέος. »

(IT)
« Dei morti alle Termopili
gloriosa la sorte, bella la fine,
la tomba un'ara, invece di pianti, il ricordo, il compianto è lode.
Un tal sudario né ruggine
né il tempo mangiatutto oscurerà.
Questo sacello d'eroi valorosi come abitatrice la gloria
d'Ellade si prese. Ne fa fede anche Leonida,
il re di Sparta, che ha lasciato di virtù grande
ornamento e imperitura gloria. »
(Simonide, fr. 531 Page)

Il passaggio alle Termopili fu guadagnato, secondo Erodoto, a costo di circa 20000 morti tra i Persiani.[86] La retroguardia greca, nel frattempo, fu annientata, con una probabile perdita di 2000 uomini, compresi quelli uccisi nei primi due giorni di battaglia.[87] Erodoto ad un certo punto dice che morirono 4000 Greci, ma partendo dal presupposto che i Focesi a guardia del sentiero non furono uccisi durante la battaglia (come invece afferma Erodoto), il numero dei morti dato dallo storico si avvicinerebbe troppo al numero totale dei Greci (dalle stime stesse di Erodoto), e questo numero è probabilmente troppo alto.[88]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra persiana.

Finita la battaglia, quando il corpo di Leonida fu recuperato dai Persiani, Serse, infuriato con Leonida, ordinò che fosse decapitato e crocifisso: Erodoto osserva che questo trattamento era molto insolito per i Persiani, che avevano l'abitudine di trattare i "guerrieri valorosi" con grande onore, come avevano fatto ad esempio con Pitea, catturato al largo di Sciato prima della battaglia di Capo Artemisio).[89][90] Tuttavia Serse era noto per essere particolarmente iracondo. La leggenda vuole che egli abbia fatto frustare l'acqua dell'Ellesponto perché non gli aveva obbedito.[20] Dopo la partenza dei Persiani, i Greci raccolsero i loro morti e li seppellirono sulla collina. Dopo la fine della guerra fu posto un leone di pietra per commemorare Leonida alle Termopili.[89] Ben 40 anni dopo la battaglia le ossa di Leonida furono riportate a Sparta, dove l’antico re fu sepolto di nuovo con tutti gli onori: da allora furono dedicati alla sua memoria dei giochi funebri che si svolgevano con cadenza annuale.[82][91]

Con la sconfitta alle Termopili ed il libero passaggio dell’esercito Persiano, il blocco della marina nemica all'Artemisio era divenuto di poco conto. La battaglia navale simultanea di Capo Artemisio fu un aiuto tattico al blocco dei Persiani e la marina greca fu in grado di ritirarsi in ordine verso il Golfo Saronico, dove aiutò a traghettare i restanti cittadini ateniesi nell'isola di Salamina.[80]

Dopo lo scontro presso le Termopili, l'esercito persiano si diede alla razzia, appiccando incendi e saccheggiando le città Beote che non si erano sottomesse a Serse, Platea e Tespie. In seguito, cominciò la marcia in direzione di Atene, che era stata ormai evacuata.[92] Nel frattempo i Greci (per la maggior parte del Peloponneso) si prepararono a difendere l'Istmo di Corinto, demolendo l'unica strada che vi conduceva e costruendo al suo posto una muraglia.[93] Come alle Termopili, per rendere questa iniziativa una strategia efficace c’era bisogno che la marina greca attuasse un altro sbarramento simultaneo, sbarrando il passaggio della marina persiana attraverso il golfo Saronico, in modo che le truppe non potevano essere sbarcate direttamente sul Peloponneso.[94] Tuttavia, invece di una semplice azione di disturbo, Temistocle convinse i Greci a provare di ottenere una vittoria decisiva contro la flotta persiana. Attirata la flotta persiana presso l’isola di Salamina, di fronte al porto di Atene, la flotta greca fu in grado di distruggere gran parte di quella persiana nella battaglia di Salamina, che praticamente pose fine alle minacce del Peloponneso.[95]

Temendo che i Greci potessero attaccare i ponti attraverso l'Ellesponto e intrappolare il suo esercito in Europa, e visto il sopraggiungere dell’inverno, Serse decise di ritirarsi, seguito da una gran parte dell'esercito, e di tornare in Asia,[96] anche se quasi tutti i soldati morirono di fame e di malattia per il ritorno.[97] Il Gran Re lasciò comunque un piccolo contingente sotto il comando di Mardonio per completare la conquista l'anno successivo.[98] Tuttavia, sotto la pressione degli Ateniesi, i Peloponnesiaci accettarono di scontrarsi con Mardonio in battaglia e marciarono verso l’Attica.[99] Mardonio si ritirò in Beozia per attirare i Greci in campo aperto e i due eserciti alla fine si scontrarono presso la città di Platea.[99] Nella battaglia di Platea l'esercito greco ottenne una vittoria decisiva, distruggendo gran parte dell'esercito persiano e ponendo fine all'invasione della Grecia.[99] Nel frattempo, durante la battaglia navale quasi contemporanea di Micale, i Greci distrussero gran parte della flotta persiana sopravvissuta alla disfatta di Salamina, in modo da sventare la minaccia di ulteriori invasioni.[100]

Importanza[modifica | modifica sorgente]

La battaglia delle Termopili, più volte citata nella cultura antica, recente e contemporanea, è probabilmente la più famosa della storia antica dell'Europa. Per lo meno nella cultura occidentale, sono i Greci quelli che vengono lodati per i loro risultati nella battaglia a dispetto dell'esito della stessa:[101] nel contesto dell'invasione persiana, le Termopili furono infatti senza dubbio una sconfitta per i Greci.[102] Sembra evidente che la strategia dei Greci fosse quella di tenere a bada i Persiani alle Termopili e Capo Artemisio,[55] avendo come obiettivo ultimo il tentativo di non cedere tutta la Beozia e l'Attica ai Persiani.[55] La posizione dei Greci alle Termopili, pur essendo essi significativamente in numero minore, era quasi inespugnabile;[80] se questa fosse stata tenuta per ancora un po' i Persiani, probabilmente, avrebbero dovuto ritirarsi per mancanza di cibo e di acqua.[56] Così, nonostante le pesanti perdite, la forzatura del passaggio fu una netta vittoria persiana, sia tatticamente che strategicamente.[80] La ritirata del grosso delle truppe greche, anche se morale, non fu in alcun senso una vittoria, sebbene abbia fatto acquistare un po' di lustro agli Elleni a scapito della brillantezza della vittoria persiana.[80]

Talvolta si afferma che quella delle Termopili fu una vittoria di Pirro per i Persiani,[103][104] cioè quella vittoria in cui il vittorioso è così danneggiato dalla battaglia da poter essere paragonato allo sconfitto. Tuttavia Erodoto non accenna minimamente a questo effetto sulla vittoria persiana. Inoltre questa ipotesi non tiene conto del fatto che i Persiani conquistarono, dopo le Termopili, la maggior parte della Grecia,[105] e il fatto che Persiani, un anno dopo, stavano ancora combattendo in Europa.[106] In alternativa si può dire che l'ultima resistenza alle Termopili fu un successo nel ritardare i Persiani, cosa che diede il tempo alla flotta greca per prepararsi per la battaglia di Salamina.

« La battaglia delle Termopili fu una vittoria di Pirro per [i Persiani], ma offrì ad Atene tempo prezioso per prepararsi per la battaglia navale decisiva di Salamina, un mese più tardi. »
(Douglas Tung,36 Stratagems Plus: Illustrated by International Cases, p. 239)

Tuttavia, confrontandolo con quello che supponiamo il tempo trascorso tra le Termopili e Salamina, cioè circa un mese, il tempo guadagnato dagli Spartiati nella battaglia è trascurabile. Inoltre questa idea tralascia anche il fatto che una flotta greca stava combattendo presso Capo Artemisio durante la battaglia delle Termopili, subendo contemporaneamente delle perdite.[107] George Cawkwell sostiene che il tempo trascorso tra le Termopili e Salamina fu causato da Serse, che preferì ridurre l'opposizione da parte dei Greci in Focide e in Beozia, e non fu quindi il risultato della battaglia delle Termopili: come battaglia finalizzata al ritardare i Persiani, quella delle Termopili fu insignificante rispetto al ritardo di Serse.[105] Anziché etichettare le Termopili come una vittoria di Pirro, i moderni trattati accademici sulle guerre Persiane tendono a sottolineare il successo di Serse nello sfondamento del formidabile fronte greco e nella successiva conquista della maggior parte della Grecia. Per esempio Cawkwell afferma che "ebbe successo in terra e in mare, e la grande invasione iniziò con un brillante successo [...] Serse aveva ogni ragione per congratularsi con se stesso",[108] mentre Lazenby descrive la sconfitta greca come "disastrosa".[102]

La fama delle Termopili non deriva quindi dal suo effetto sul risultato della guerra, ma dall'esempio di valore militare da parte dei Greci.[109] Questa battaglia è famosa per l'eroismo della retroguardia che, nonostante fosse di fronte a morte certa, rimase al proprio posto.[101] Da allora gli eventi delle Termopili sono stati motivo di lodi da molte fonti; per esempio "...le più belle vittorie che il Sole abbia mai visto, non avrebbero mai il coraggio di confrontare la loro gloria con la gloriosa sconfitta del re Leonida e dei suoi uomini".[110]

Nonostante lo stereotipo che vede contrapporsi in battaglia "uomini liberi" e "schiavi" possa essere visto come una piuttosto ampia ed eccessiva generalizzazione (ci sono infatti moltissimi esempi contrari a quest'idea), è pur vero che molti autori hanno usato le Termopili per illustrare questo concetto.[55] Militarmente, anche se la battaglia non fu in realtà decisiva nel contesto dell’invasione persiana, le Termopili furono di una certa rilevanza sulla base dei primi due giorni di combattimenti. I risultati dei difensori sono indicati come esempi dei vantaggi arrecati dalla formazione, dalle attrezzature e dal buon uso del terreno, usati in questo contesto come moltiplicatori di forza.[111]

Eredità[modifica | modifica sorgente]

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

Epitaffio di Simonide[modifica | modifica sorgente]

Lapide con l'epigramma di Simonide

Il poeta Simonide compose un epigramma molto noto, che venne inciso come un epitaffio su una lapide commemorativa posta in cima al tumulo degli Spartani alle Termopili. Quell'altura è anche la collina su cui l'ultimo di loro morì.[50] La lastra originale non si è conservata, ma nel 1955 l'epitaffio fu inciso su una pietra nuova. Il testo riportato da Erodoto è:[50]

(GRC)
« Ὦ ξεῖν', ἀγγέλλειν Λακεδαιμονίοις ὅτι τῇδε
κείμεθα, τοῖς κείνων ῥήμασι πειθόμενοι »
(IT)
« Straniero, riferisci agli Spartani
che qui, obbedienti alle loro leggi, giaciamo. »
(Iscrizione)

La scrittura antica alternativa – πειθόμενοι νομίμοις per ῥήμασι πειθόμενοι – sostituisce "leggi" con "ordini". In altre parole, gli "ordini" non sono personali, ma si riferiscono a frasi ufficiali e vincolanti (l'antico termine greco può anche fare riferimento a un discorso formale).[112]

La forma di questa antica poesia greca è un distico elegiaco, comunemente usato per gli epitaffi.

Era ben noto nell'antica Grecia che tutti gli Spartiati che erano stati inviati alle Termopili furono uccisi lì (con l'eccezione dello sfortunato Aristodemo) e l'epitaffio è basato sul fatto che non rimase nessuno a portare la notizia delle loro azioni a Sparta. Gli epitaffi greci spesso si appellano al lettore di passaggio (sempre chiamato “straniero”) per suscitare compassione, ma per l'epitaffio composto per gli Spartani morti alle Termopili questo vale molto più del solito, dato che si chiede al lettore persino di andare fino a Sparta per dare la notizia che il corpo di spedizione Spartano era stato annientato. Allo straniero è anche chiesto di sottolineare che gli Spartani morirono per adempiere agli ordini a loro impartiti.

Monumento a Leonida[modifica | modifica sorgente]

Si trova sul sito dello scontro anche un monumento moderno, denominato "Monumento a Leonida", in onore del re spartano. È sormontato da una statua di bronzo di Leonida, sotto la quale si legge la semplice iscrizione: "Μολὼν λαβέ" ("Vieni a prenderle!", in risposta alla domanda di Serse della consegna delle armi da parte dei Greci). La metopa posta sul retro mostra delle scene della battaglia. Le due statue di marmo a sinistra e destra del monumento rappresentano, rispettivamente, il fiume Eurota e il monte Taigeto, famosi luoghi di Sparta.

Monumento ai Tespiesi[modifica | modifica sorgente]

La lastra di marmo sotto il monumento

Nel 1997 fu collocato ufficialmente dal governo greco un secondo monumento, dedicato ai 700 Tespiesi che combatterono con gli Spartani. Il monumento è in marmo e dispone di una statua in bronzo raffigurante il dio Eros, che gli antichi Tespiesi tenevano in particolare considerazione. Sotto la statua, un cartello recita: "In memoria dei settecento Tespiesi." Una lastra di marmo, sotto la statua, spiega il suo simbolismo:

  • La figura maschile senza testa simboleggia il sacrificio anonimo dei 700 Tespiesi al loro paese.
  • Il petto proteso simboleggia la lotta, la galanteria, la forza, il valore e il coraggio.
  • L'ala aperta simboleggia la vittoria, la gloria, l'anima, lo spirito e la libertà.
  • L'ala spezzata simboleggia il sacrificio volontario e la morte.
  • Il corpo nudo simboleggia Eros, il dio più importante nell'antica Tespie, il dio della creazione, della bellezza e della vita.

Il monumento ai Tespiesi venne posizionato accanto a quello agli Spartani.

Leggende correlate[modifica | modifica sorgente]

Nel raccontare la battaglia Erodoto arricchì la narrazione con l'aggiunta di molti episodi la cui veridicità non è però provabile e di conversazioni basate su ricostruzioni posteriori, realizzate a distanza dagli eventi storici. Pur non essendo questi racconti ovviamente verificabili, sono parte integrante della leggenda della battaglia e sanno dimostrare efficacemente il modo di parlare e di pensare degli Spartani.

Ad esempio Plutarco racconta nei suoi Detti delle donne spartane che dopo la sua partenza, la moglie di Leonida, Gorgo, chiese che cosa avrebbe dovuto fare se lui non fosse tornato; il marito rispose: "Sposare un uomo buono ed avere buoni figli".[113][114]

Si dice che, quando arrivarono alle Termopili, i Persiani inviarono un esploratore a cavallo in ricognizione. I Greci gli permisero di salire al campo, quello li osservò e partì. Quando l'esploratore riferì a Serse il numero dei Greci e il fatto che gli Spartiati si stavano allenando in ginnastica e si pettinavano i lunghi capelli, Serse ritenne il rapporto quasi comico. Allora chiese se queste cose erano vere a Demarato, un re spartano in esilio al suo seguito, e gli fu detto che gli Spartani si stavano preparando per la battaglia e che era loro abitudine ornare i capelli quando erano sul punto di rischiare la vita. Demarato li chiamò "gli uomini più coraggiosi della Grecia" e avvertì il Gran Re che intendevano proteggere il passo con la loro vita. Egli sottolineò come avesse cercato di mettere in guardia Serse all'inizio della campagna, ma il re avesse rifiutato di credergli. Aggiunse che se Serse fosse mai riuscito a sottomettere gli Spartani, "non ci sarebbe stata nessun’altra nazione in tutto il mondo che avrebbe osato sollevare una mano in loro difesa".[115]

Erodoto descrive anche la ricezione di un'ambasciata persiana da parte di Leonida. L'ambasciatore gli disse che Serse gli avrebbe offerto il governo su tutta la Grecia se si fosse unito a lui. Leonida rispose: "Se tu avessi una minima conoscenza delle cose nobili della vita, dovresti astenerti dal bramare i beni altrui, ma per me morire per la Grecia è meglio che essere l'unico sovrano sul popolo della mia razza".[116] Poi l'ambasciatore gli chiese con più forza di cedere le armi. Per questo Leonida diede la sua famosa risposta: Μολὼν λαβέ (mo'lɔ ː n la'be); "Vieni a prenderle!".[117]

Tale spavalderia da parte degli Spartani senza dubbio contribuì a mantenere alto il morale. Erodoto scrive che quando fu detto a Dienekes, oplita spartano, che le frecce persiane sarebbero state così numerose da "oscurare il sole", lui replicò, indifferente: "Tanto meglio: combatteremo la battaglia all'ombra".[118]

Dopo la battaglia Serse volle sapere che cosa i Greci stessero cercando di fare (presumibilmente perché gli sembrava strano che ci fossero così pochi uomini) e interrogò alcuni disertori arcadici. Quelli risposero che tutti gli altri uomini stavano partecipando ai Giochi Olimpici. Quando Serse chiese quale fosse il premio per il vincitore, la risposta fu: "una corona di ulivo". Sentendo questo, Tigrane, un generale persiano, disse: "Santo cielo, Mardonio, che uomini sono questi, che hai posto contro di noi, che si battono non per le ricchezze, ma per l'onore?".[119]

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Essendosi durante la battaglia delle Termopili pochi uomini confrontati con un esercito immenso, tale combattimento presenta una importante ed innegabile potenza evocativa e simbolica: di conseguenza, esso è stato frequentemente ricordato in occasione di battaglie in cui uno dei due schieramenti si trovava a dover affrontare l'altro in condizioni di disperata inferiorità, dando prova di eroico spirito di sacrificio. Per la sua emblematica importanza, oltre ad essere stata stata spesso raffigurata in opere letterarie e cinematografiche, la battaglia è stata oggetto di numerosi riferimenti e citazioni da parte dei mass-media.

Citazioni storiche[modifica | modifica sorgente]

  • La battaglia di Curtatone e Montanara, combattuta nel 1848 nell'ambito della prima guerra d'indipendenza italiana, vide circa 5.000 tra toscani e napoletani affrontare più di 30.000 austriaci, per impedir loro di accerchiare l'esercito sardo-piemontese a Goito. Durante lo scontro, il comandante dei toscani De Laugier incitò i suoi uomini gridando: «Toscani! Son queste le vostre Termopili: o vincere o morire!».[120] Il riferimento alle Termopili ebbe molta fortuna nelle rievocazioni patriottiche di questa battaglia risorgimentale.[121]
  • Nella fase finale della battaglia di Stalingrado il ricordo dell'eroica resistenza dei trecento spartani alle Termopili venne evocato propagandisticamente in un famoso discorso radiofonico di Hermann Göring pronunciato il 30 gennaio 1943. Il gerarca nazista paragonò enfaticamente la strenua resistenza dei superstiti della 6. Armee, in condizioni di grande disagio nelle rovine di Stalingrado sotto gli attacchi dell'Armata Rossa, al sacrificio degli spartani di Leonida. Il macabro paragone peraltro provocò il vivo risentimento e l'amarezza dei soldati tedeschi accerchiati che ascoltarono il discorso radiofonico; i superstiti, che accusavano proprio Göring di essere il principale responsabile della catastrofe a causa del fallito rifornimento per via aerea, criticarono fortemente i toni enfatici del discorso che ritennero un palese tentativo di eroicizzare e trasformare in leggenda il sacrificio di un'intera armata di soldati tedeschi.[122]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nel 1962 ne venne realizzato un adattamento cinematografico chiamato L'eroe di Sparta (The 300 Spartans).
  • Nel film L'ultimo samurai del 2003 il protagonista, capitano Nathan Algren, cita la battaglia nel parlare con il samurai Katsumoto, evidenziando l'esemplare coraggio e l'onore degli opliti greci che la combatterono.
  • Nel 2006 è stato prodotto il film 300, distribuito nel 2007 e basato sull'omonimo fumetto, a sua volta ispirato a L'eroe di Sparta.

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

  • Il famoso scrittore di fumetti Frank Miller ha pubblicato un'opera intitolata 300 che si ispira alla sorte dei 300 spartani che si sacrificarono insieme al proprio re. Si tratta di una libera e violenta trasposizione del film del 1962, visto dal Miller bambino, che ha ispirato l'omonimo film del 2006.
  • Il fumetto di Miller è stato infine oggetto di una parodia realizzata da Leonardo (Leo) Ortolani nel fumetto Rat-Man (n° 62 e 63).
  • Nel fumetto Mort Cinder il protagonista vive un'avventura in cui partecipa a questa battaglia e sopravvive.
  • Nell'episodio Alamo della serie a fumetti Storia del West, l'autore paragona la prossima caduta di Alamo alle Termopili.
  • Nel fumetto Gilgamesh, un episodio ritrae alcuni tedeschi combattere una battaglia che sanno perduta, di fronte all'avanzare implacabile dei russi (fine seconda guerra mondiale). Il protagonista prima di andarsene incide su una tavola di legno le parole "viandante che passi dalle Termopili, và e dì agli spartani che qui siamo morti per obbedire alle loro leggi".
  • Il numero 226 (febbraio 1986) del fumetto americano Uncanny X-Men è intitolato Go tell the Spartans, in quanto i protagonisti della serie si sacrificano per fermare l'avversario (in italiano è stato pubblicato da Star Comics nel numero 30 de Gli Incredibili X-Men col titolo Ditelo a Sparta nel dicembre 1992).

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

  • Thermopiles è il titolo di una canzone del gruppo epic-metal italiano Wotan, contenuta nell'album Carmina Barbarica. Nel brano è inserita la narrazione dell'oracolo di Delfi (dalle Storie di Erodoto), recitata in greco antico da Greg Varsamis.
  • Il gruppo epic metal italiano Holy Martyr ha dedicato l'intero album Hellenic Warrior Spirit alla battaglia delle Termopili e ai coraggiosi 300 guerrieri spartani di Leonida.
  • Il gruppo italiano Hobbit ha dedicato a questo avvenimento la canzone Trecento, inserita nell'album L'impero contrattacca.

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

  • Il videogioco Sparta - La battaglia delle Termopili comprende, nella compagna spartana, una missione sulla battaglia delle Termopili (la 7°) in cui il giocatore deve fortificare il passo e resistere per 20 minuti, per poi evacuare l'eroe Pausania (che in realtà visse anni dopo) mentre Leonida (controllato dall'AI del computer) resta a battersi contro i Persiani; l'8° tratta della battaglia di Salamina contro la flotta persiana, anche se nel gioco è Pausania a guidare l'attacco coadiuvato da Milziade; Milziade qui è ritratto come politico ed ha il ruolo di unità guaritrice, ma nella realtà fu l'ateniese Temistocle a guidare la flotta greca, dato che Milziade partecipò solo alla prima guerra persiana e morì nel 489 a.C. A lui viene attribuito il successo della battaglia di Maratona.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bradford, op. cit., p.162.
  2. ^ Greswell, op. cit., p. 374.
  3. ^ a b c Erodoto, op. cit., VIII, 25.
  4. ^ Sacks, Understanding Emerson: "The American scholar" and his struggle for self-reliance, p. 157.
  5. ^ Cassin-Scott, The Greek and Persian Wars 500-323 B.C., p. 11.
  6. ^ Diodoro, op. cit., XI, 28–34.
  7. ^ Erodoto, op. cit., IX, 81.
  8. ^ a b Holland, op. cit., pp. 47–55.
  9. ^ a b Holland, op. cit., p. 203.
  10. ^ Erodoto, op. cit., V, 105.
  11. ^ Holland, op. cit., pp. 171–178.
  12. ^ Erodoto, op. cit., VI, 44.
  13. ^ a b c Holland, op. cit., pp. 178–179.
  14. ^ Erodoto, op. cit., VII, 133.
  15. ^ Erodoto, op. cit., VI, 101.
  16. ^ Erodoto, op. cit., VI, 113.
  17. ^ Holland, op. cit., p. 206.
  18. ^ a b Holland, op. cit., pp. 208–211.
  19. ^ a b Holland, op. cit., pp. 213–214.
  20. ^ a b Erodoto, op. cit., VII, 35.
  21. ^ Holland, op. cit., pp. 217–223.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Sulla battaglia
Battaglie simili

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