Paternopoli

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Paternopoli
comune
Paternopoli – Stemma Paternopoli – Bandiera
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.png Avellino
Sindaco Silvana D'Agostino[1] (Commissario prefettizio) dal 24-02-2014
Territorio
Coordinate 40°58′00″N 15°02′00″E / 40.966667°N 15.033333°E40.966667; 15.033333 (Paternopoli)Coordinate: 40°58′00″N 15°02′00″E / 40.966667°N 15.033333°E40.966667; 15.033333 (Paternopoli)
Altitudine 501 m s.l.m.
Superficie 18 km²
Abitanti 2 588[2] (30-6-2011)
Densità 143,78 ab./km²
Comuni confinanti Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Gesualdo, Luogosano, Montemarano, San Mango sul Calore, Torella dei Lombardi, Villamaina
Altre informazioni
Cod. postale 83052
Prefisso 0827
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064070
Cod. catastale G370
Targa AV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti paternesi
Patrono san Nicola
Giorno festivo 6 dicembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Paternopoli
Sito istituzionale

Paternopoli è un comune italiano di 2 588[2] abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Paternopoli ha radici che risalgono all’epoca preromana. Secondo alcuni studiosi la presenza di insediamenti umani nell’attuale territorio del comune può farsi risalire dal secolo VIII a.C. e la colonizzazione del territorio da parte dei Sabini alla fine del V e principio del IV sec. a.C.. Alcuni ritrovamenti archeologici, in particolare nelle contrade Casale e S. Pietro, fanno riferimento al periodo IV-III sec. a.C. fino all'età romana: si tratta di ruderi di ville e sepolcreti dai quali fu recuperato abbondante materiale archeologico come monete, ceramiche e iscrizioni varie. Nel corso della III guerra Sannitica, nel secolo III a.C., l'insediamento sabino fu raso al suolo dalle legioni romane vittoriose che consolidarono la propria presenza edificando, in località Sant'Andrea, un centro fortificato, in costante espansione fino alla metà del IV secolo d.C. Il territorio divenne nel tempo un rifugio di veri e propri eremiti detti “Pater” che, complice anche la crisi economica e demografica dovuta alle pestilenze e ai terremoti, scelsero questi luoghi per loro dimora, divenendo riferimento importante per la povera gente del luogo. La collina su cui si era insediato il Pater venne denominata "Paternum". La caduta dell'Impero romano comportò una rapida decadenza del territorio per effetto delle incursioni dei Vandali (455), degli Ostrogoti (495) e dei Goti (545), fino all'occupazione longobarda che, a partire dal 570, vi ripristinò condizioni di stabilità, seppure improntata a livelli di estrema miseria. Dopo il crollo dell'impero romano e la venuta dei barbari il territorio riprese così vita al termine del VI secolo sotto i Longobardi che giunsero nell'attuale territorio di Paternopoli all’epoca suddiviso in Bovianum (terre ad occidente del crinale lungo la direttrice Serra-San Quirico-Pesco Cupo), in Taurum (terre ad oriente del crinale citato), Caesinula (versante boschivo a ridosso dell'intero basso corso del Fredane), Paternum (sede dell'antico eremo del Pater). Sulla sommità della collina di Paternum venne realizzato un semplice accampamento (Fara) protetto da una palizzata di legno, che faceva capo ad una famiglia di guerrieri (arimanni).

Il secondo millennio[modifica | modifica sorgente]

Un nuovo atteggiamento non ostile da parte dei Longobardi verso la Chiesa favorì la nascita nel territorio di monasteri, a cui vennero concessi benefici fiscali, privilegi, donazioni che aiutarono la ripresa economica: le locali chiesette di San Pietro e di San Quirico ne trassero vantaggio divenendo punto di riferimento per i contadini del posto. Anche l'originaria Fara sul colle Paternum, da fortilizio militare si trasformò in "sala", cioè residenza con proprietà del feudatario dei terreni, pascoli e boschi limitrofi. Con il trattato di Ceprano del 1080, che pose fine alle lotte tra Longobardi e Normanni il territorio di Paternopoli divenne di proprietà di Roberto d'Altavilla. I Normanni favorirono la ripresa economica ed eressero, tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo, il castello. Esso aveva una porta verso meridione, nel luogo dove sorgeva il fortilizio longobardo, approssimativamente dove oggi si trovano la torre campanaria e la piazzetta denominata "Scala Santa". Nell'anno 1139, il feudo fu assegnato in premio al signore di Gesualdo, Guglielmo, figlio illegittimo di Ruggero Borsa, duca di Puglia. Seppure coinvolta nelle lotte di potere che caratterizzarono il tardo medioevo, la posizione geografica dominante le valli del Fredane e del Calore, che le consentiva il controllo delle vie di transito per la Lucania e la Puglia, favorì la crescita economica e demografica dell'antica Paternopoli. Nel conflitto che vide contrapporsi l'aragonese Ferdinando I, legittimo re di Napoli, ai Francesi del duca Giovanni d'Angiò, pretendente al trono, l'antica Paternopoli ebbe un ruolo determinante al punto che il vincitore re Ferdinando, sul finire del 1400, avvertì l'esigenza di dotarla di un avanzato sistema difensivo, la cui torre si è conservata quasi integra fino ai principi del 900. Tra i feudatari che si sono succeduti nel tempo ricordiamo i De Capua , i Filangieri, i Caracciolo, i i Ludovisi, i Mirelli ed i Carafa d'Andria, ultimi Signori fino all'abolizione dei diritti feudali (1806). Sul finire del XVI secolo si costituì in Paterno una confraternita votata al culto di Maria Santissima della Consolazione. La devozione alla Vergine non si affievolì durante la peste del 1656 che ridusse drasticamente la popolazione, e tanta fede fu premiata con l'elargizione di una serie di eventi miracolosi che si manifestarono a partire dal 16 aprile 1751. Il XVIII ed il XIX secolo furono caratterizzati da un profondo fermento culturale. A Paterno si affermò una apprezzata "Scuola di lettere ed arti" ed uomini di elevata cultura contribuirono alla costituzione dell'unità d'Italia. Il borgo venne chiamato "Paterno" fino al 1863 (da cui "Patierno" in dialetto): la parola "Paternopoli" nell'etimo latino-greco significa Città (polis) del padre (Pater).

Pesantemente danneggiato dal terremoto del 23 novembre 1980.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Folclore[modifica | modifica sorgente]

Carnevale

Ogni anno in occasione del Carnevale si tiene una caratteristica sfilata di carri a cui viene assegnata una tematica specifica.

Il Carnevale Paternese si svolge in due giorni: domenica e martedì, giorni in cui accorrono miglia di persone. I costruttori dei carri sono giovani, artigiani e appassionati che di anno in anno portano in piazza idee diverse ed in perfetta sintonia con lo spirito e l'allegoria della festa. Alla realizzazione dei carri allegorici partecipano anche esperti di pittura e di lavorazione dei materiali.

Notte del Lauro

Nella notte compresa tra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua, è in uso che i ragazzi donino, quale segno del loro amore, una pianta di alloro alle proprie fidanzate, mogli oppure semplicemente a ragazze per loro importanti.

In tale notte, denominata "notte del lauro", si può assistere alla creazione di artistiche composizioni a volte arricchite di fiori, uova pasquali e quant'altro suggerisca la propria fantasia. La Santa Domenica la maggior parte dei balconi, ingressi o giardini delle case delle amate sono ornati da tali composizioni e, come da tradizione, si gira per il paese per osservare l'operato notturno degli "artisti".

Come ogni tradizione che si rispetti, ha anche il suo lato meno romantico. Infatti, per rispondere ad un rifiuto o per dimostrare il proprio disprezzo nei confronti di una ragazza, è possibile anche trovare un'altra pianta: il sambuco. Tale pianta, a differenza dell'alloro, viene portata in senso di spregio, in quanto dopo diverse ore dal taglio emana uno sgradevole odore.

Persone legate a Paternopoli[modifica | modifica sorgente]

Sergio Siracusa, Comandante generale carabinieri

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comunicato stampa in prefettura.it.
  2. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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