Ariano Irpino

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Ariano Irpino
comune
Ariano Irpino – Stemma Ariano Irpino – Bandiera
Ariano Irpino – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.png Avellino
Amministrazione
Sindaco Domenico Gambacorta (FI) dal 09/06/2014
Territorio
Coordinate 41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)Coordinate: 41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)
Altitudine 817 m s.l.m.
Superficie 186,74 km²
Abitanti 23 134[1] (31-12-2010)
Densità 123,88 ab./km²
Frazioni Accoli, Ariano Irpino-Martiri, Ariano Scalo, Bassiello, Carpiniello, Case Ex Bellangelo, Case Oliva, Case Petrozza, Case Sicuranza, Case Stillo, Castaglione II, Cervo, Costa San Paolo, Croce Anselice, Ficucelle, Fontana Angelica, Foresta, Frolice, Gaudiciello, Grignano II, Manna, Macchiarello, Masciano, Masseria Bongo, Masseria Capoiazzo, Masseria Chiuppo di Bruno, Masseria Cusano, Masseria la Falceta, Masseria le Monache, Masseria Montagna, Masseria Montefalco, Masseria San Giovanni, Masseria Scarpellino, Masseria Starza, Orneta, Palazzisi, Patierno, Pianotaverna, Ponnola, Ponte Losbergo, San Vito, Santa Barbara I, Santa Barbara II, Santa Maria a Tuoro, Santa Regina, Serra, Serralonga, Stratola, Tesoro, Torre degli Amanti, Tranzano, Tressanti, Trimonti, Valdugliano II, Valdugliano IV, Valleluogo
Comuni confinanti Apice (BN), Castelfranco in Miscano (BN), Flumeri, Greci, Grottaminarda, Melito Irpino, Montecalvo Irpino, Monteleone di Puglia (FG), Savignano Irpino, Villanova del Battista, Zungoli
Altre informazioni
Cod. postale 83031
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064005
Cod. catastale A399
Targa AV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 410 GG[2]
Nome abitanti arianesi
Patrono sant'Ottone Frangipane
Giorno festivo 23 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ariano Irpino
Localizzazione del comune di Ariano Irpino nella provincia di Avellino
Localizzazione del comune di Ariano Irpino nella provincia di Avellino
Sito istituzionale

Ariano Irpino (IPA: [a'rjano ir'pino], Ariéne in dialetto campano[3]) è un comune italiano di 23.152 abitanti della provincia di Avellino in Campania. La città rappresenta il secondo centro demografico della provincia dopo il capoluogo, da cui dista 50 km circa. I suoi 185,52 km² di estensione ne fanno il più vasto comune della regione. Si fregia, inoltre, del titolo di Città.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Ariano Irpino si trova nell'Appennino campano, a cavallo tra Campania e Puglia, in una posizione quasi equidistante tra i mari Tirreno ed Adriatico. Il territorio rivela una natura particolarmente impervia ed esposta ai venti con un'altitudine che varia tra i 179 e gli 811 m s.l.m. tra piccole valli e rilievi scoscesi dove non mancano i dirupi. Fa eccezione l'area orientale che assume una conformazione abbastanza regolare.

Il centro cittadino sorge su tre colli, Calvario, Castello e San Bartolomeo, i quali vanno a formare un rilievo montuoso a forma di sella che tocca gli 817 metri d'altezza sulla sommità del castello. Per via di tale conformazione orografica Ariano è anche conosciuta col nome di Città del Tricolle. Il centro storico si sviluppa, quindi, in una posizione sopraelevata rispetto alle valli circostanti. Dai punti più panoramici del centro, in particolare dal castello e dalla villa comunale, è possibile ammirare ad ovest i massicci del Taburno e del Partenio, a sud la Baronia di Vico, il Vulture e l'altopiano del Formicoso, ad est il Subappennino Dauno e a nord i Monti del Matese e la Valle del Fortore.

Il territorio è attraversato da due torrenti, il Cervaro e la Fiumarella, mentre i fiumi Ufita e Miscano lo lambiscono.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Ariano Irpino.
Ariano Irpino

Trovandosi nell'entroterra campano, Ariano è caratterizzato da un clima di tipo temperato freddo in cui, come testimoniato dalla classificazione climatica estrema[5], ad inverni rigidi si alternano estati miti.

Le precipitazioni non sono molto abbondanti e si attestano sopra i 600 mm[6] annui, mentre nella parte occidentale della provincia superano i 1200 mm[7]. Durante l'inverno sono possibili le nevicate. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +3,8 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +21,6 °C.[5]

ARIANO IRPINO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 7,1 7,8 10,4 14,5 18,6 23,6 27,1 27,2 23,2 17,4 12,0 8,8 7,9 14,5 26,0 17,5 16,5
T. min. mediaC) 0,6 0,9 3,0 6,1 9,7 13,7 16,0 16,0 13,9 9,6 5,6 2,7 1,4 6,3 15,2 9,7 8,2

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Ariano sono antichissime. Le prime tracce di insediamenti umani nella zona sono stati rinvenuti a seguito di scavi archeologici nell'area a nord-est del centro cittadino, in località Starza[9]. I reperti, provenienti da un villaggio di capanne preistorico risalente al Neolitico inferiore, sono datati a partire dal VII millennio a.C. fino al 900 a.C., quando il sito viene presumibilmente abbandonato.

Alle prime popolazioni dell'Appennino seguirono gli Irpini, una tribù dei Sanniti che fondò poco lontano dall'insediamento della Starza, oggi quasi al confine con il comune di Castelfranco in Miscano, il centro di Aequum Tuticum, che verrà poi romanizzato durante la Terza Guerra Sannitica intorno al 300 a.C. Aequum Tuticum si trovava in una posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione dell'antichità in uno snodo tra Sannio, Campania, Apulia e Lucania, al centro dei traffici tra Tirreno ed Adriatico. In particolare, in epoca sannitica la cittadina era sorta sul tragitto del Tratturo Pescasseroli-Candela, assumendo probabilmente la funzione di stazione di sosta. La sua importanza crebbe con i romani, che la ersero a municipio, visto che proprio per Aequum Tuticum passava la via Aemilia, una diramazione dell'Appia diretta a Luceria.

Il periodo di massimo splendore, comunque, arriva nel tardo impero, quando diventa un punto di passaggio obbligato verso sud con la costruzione dell'Appia Traiana tra il I ed II secolo e la successiva via Herculea nel III secolo, che qui s'incrociano. La città viene citata per la prima volta da Cicerone che in una sua missiva a Tito Pomponio Attico, scriveva proprio da Aequum Tuticum così dicendo: "sosta obbligata verso l'Apulia e città di elevata condizione sociale in quanto fornita di ogni comodità".[10]

Le vie di comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Tracciato delle vie Appia e Traiana.

Per dare un'idea di quanto fosse strategica la posizione di Aequum Tuticum durante l'età antica si fa di seguito menzione delle arterie che passavano nelle sue vicinanze.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome

L'etimologia del nome deriva problabilmente dal latino Ara Iani, un altare realizzato in onore del dio Giano. Altre ipotesi lo fanno risalire al nome di persona latino Arrius a cui si aggiunge il suffisso -anus che indica appartenenza, oppure alla parola aryale, luogo incolto. L'aggiunta Irpino è identificativa della zona e dovuta alla necessità di distinguere il comune dall'omonimo centro sito nel Polesine.

La decadenza di Aequum Tuticum inizia in concomitanza delle prime invasioni barbariche nel IV secolo, finché nel VI-VII se ne perde ogni traccia. È a quest'epoca che si fa risalire il primo insediamento sul Tricolle, luogo rialzato e facilmente difendibile. Con l'arrivo dei Longobardi, la conquista di Benevento, sottratta ai Greci-Bizantini da Zottone, e la nascita del Ducato Longobardo nel 571, il territorio di Ariano rientra in quella sfera di influenza politica e religiosa, seguendone le alterne vicende fino al suo declino nell'XI secolo. In particolare intorno all'anno 1000 viene eretto il Castello a difesa dai domini Greci.

Dopo l'anno 1000, in un contesto politico frammentato e di continua belligeranza, viene costituita la contea d'Ariano ad opera di un gruppo di cavalieri normanni capeggiato da Gilberto Buatère ed assoldati da Melo di Bari, un nobile di origine longobarda, ribelle al dominio bizantino e alleato coi principi longobardi. La contea, che può essere considerata il primo organismo politico posto in essere dai Normanni nel Mezzogiorno, soppianta il guastaldato tra il 1016 ed 1024.[11]. Con i Normanni, che nel giro di pochi anni cancellarono dall'Italia Meridionale Longobardi e Bizantini, Ariano assunse un ruolo di primaria importanza; venne potenziato il castello e la città divenne uno dei centri più importanti del tempo con una contea che comprendeva larga parte del Sannio. Proprio nel castello della città appena ristrutturato nel 1140 Ruggero II d'Altavilla detto Il Normanno, vi tenne il suo primo parlamento in qualità di Re delle Due Sicilie. Qui emanò le Assise di Ariano, la nuova costituzione del Regno di Sicilia. Questo corpus legislativo, una sintesi di tradizioni giuridiche diverse, ispirate al diritto romano, al Codice Giustinianeo, all'Editto di Rotari, al diritto canonico, alle testimonianze bibliche e cristiane, verrà adottato quasi integralmente e con poche variazioni nelle Costituzioni di Melfi di Federico II di Svevia. Nello stesso anno viene battuto il Ducato.

L'Italia meridionale nell'XI secolo.

Con la fine della dinastia normanna e l'avvento della casa di Svevia sul trono del regno di Sicilia, inizia per la città un periodo infelice fatto di guerre saccheggi e devastazioni. In particolare nel 1255 Manfredi di Svevia - figlio di Federico II - assedia la città, che aveva appoggiato l'esercito papale contro di lui. Ariano resiste duramente all'assedio grazie alle mura ed alla natura combattiva degli abitanti, finché un gruppo di lucerini, fingendosi disertori dell'esercito di Manfredi, viene accolto nella città. Nella notte, in realtà, essi rivelano la loro doppia faccia, saccheggiandola e distruggendola col fuoco, oltre a farne strage degli abitanti. A ricordo del tragico evento c'è ancora una via chiamata per tale motivo "La Carnale".

Più di dieci anni più tardi, nel 1269, Carlo I d'Angiò, dopo aver sconfitto Manfredi di Sicilia nella battaglia di Benevento e conquistato il regno, decide di ricostruire la città. In quell'occasione dona in segno di riconoscenza per la fedeltà dimostrata al papato, due spine della corona di Cristo (donategli dal fratello Luigi IX re di Francia detto Il Santo), ancora conservate in un reliquiario all'interno della Cattedrale romanica della città. Durante il regno degli Angioini, la città viene governata da esponenti della famiglia provenzale dei de Sabran dal 1294 al 1413. Tra i vari conti di questo periodo è da ricordare S. Elzeario, figlio di Ermengao, e la moglie Beata Delfina di Signe, due dei quattro patroni di Ariano. Ai primi del Quattrocento la città risente delle alterne vicende della lotta tra Angioini ed Aragonesi per il possesso del regno di Napoli. Nel 1417 tutta la contea passa a Francesco Sforza, condottiero e futuro duca di Milano. Nel 1440 viene concessa da Alfonso d'Aragona nelle mani del Gran Siniscalco Inigo de Guevara che si era distinto come uno dei suoi migliori generali durante la conquista del Regno di Napoli. Agli Aragonesi rimarrà fino al 1485, quando il figlio Pietro perderà la città, a seguito della sua partecipazione alla Congiura dei baroni contro il Re Ferdinando I di Aragona ed in favore di papa Innocenzo VIII. Nell'anno successivo la città rientra nel Demanio e vi resta fino al 1495.

Veduta della via Russo-Anzani

Il 1493 è un anno funesto per Ariano a causa di un'epidemia di peste che funestò Napoli, danneggiando pesantemente l'economia locale, visto che rimase interdetto il transito da e per il capoluogo partenopeo, mentre furono fortemente limitati gli spostamenti all'interno del regno.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1495 la città sarà comprata da Alberico Carafa, il quale riceverà dal re Ferdinando II di Napoli, il titolo di “duca di Ariano” nel 1498. I Carafa la conserveranno fino al 1532, quando Carlo V la concederà ai Gonzaga, per poi passare ai Gesualdo nel 1577. Sono questi gli ultimi anni del regime feudale. Il 2 agosto 1585, infatti, Ariano si riscatta, viene reintegrata nel demanio e diventa Città regia, andando a dipendere direttamente dal Viceré del Regno di Napoli. Questo status la porterà nei secoli successivi a rimanere fedele alla corona e ad opporsi energicamente sia ai moti di Masaniello tra il 1647-48, fino a subire l'assedio ed il saccheggio ad opera dei ribelli napoletani, per aver bloccato il transito del grano a loro destinato dalla Puglia, sia a quelli risorgimentali del settembre 1860.

Dopo l'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'unità d'Italia fu sede della sottoprefettura fino al 1926. Nel 1868, la città entrò ufficialmente a far parte della Puglia, acquistando la denominazione di Ariano di Puglia che durò fino al 1930, quando ripassò a far parte della Campania, cambiando così definitivamente il proprio nome in Ariano Irpino[12]. Proprio nel 1930 la cittadina viene violentemente colpita dal terremoto del Vulture. Altro sisma di rilievo è quello del 1962, il cui epicentro viene localizzato nei pressi della città. In quest'occasione risulta danneggiato circa l'ottanta per cento degli edifici[13]. Meno cruenti sono invece gli effetti dovuti al sisma del 1980, il quale provoca danni solo alle strutture più fatiscenti, oltre che ad alcuni monumenti tra cui il campanile del duomo crollato nella centrale piazza Plebiscito.

Stemma del comune di Ariano irpino

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo Statuto comunale della Città di Ariano Irpino[14] afferma che

« Lo stemma del Comune di Ariano Irpino è d'argento ha i tre monti di verde, al naturale, sormontati dalla scritta d'azzurro A I (Ara Iani). »

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nel centro storico di Ariano Irpino si trovano diverse chiese o edifici religiosi, più o meno antichi. Quasi tutti sono andati incontro nel corso dei secoli ad opere di restauro o ricostruzione, più o meno fedele, a causa dei frequenti terremoti che hanno scosso il Tricolle.

Cattedrale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di Santa Maria Assunta (Ariano Irpino).
La Basilica Cattedrale
Cattedrale Romanica (X sec)

La chiesa cattedrale di Ariano si presenta in stile romanico con la classica pianta a croce latina. Le tre navate dell'edificio, sormontate da volte a crociera, si intersecano con il transetto posto in una posizione rialzata, andando a terminare nel presbiterio. La cattedrale è intitolata all'Assunzione di Maria Ss. in Cielo ed a Sant'Ottone Frangipane, principale protettore della città. Nel 1984 ha ottenuto da Giovanni Paolo II il titolo di Basilica Minore[15].

Chiesa di S. Michele Arcangelo

È stata eretta originariamente nell'XI secolo, per poi essere rivista nel XVI secolo e infine ricostruita nel 1742. Il portale d'ingresso in pietra è del 1747. All'interno si possono ammirare una statua lignea di S. Michele ed il seggio vescovile di stile tardo-catalano del 1563.

Chiesetta di S. Maria del Loreto

Si trova al di fuori del centro storico, su una rupe al di sotto del castello. Venne eretta alla fine del Quattrocento pochi anni dopo il più famoso santuario mariano in provincia di Ancona, cui idealmente si collega. La si trova, infatti, compresa nell'inventario del 1517 presentato al vescovo Diomede Carafa, in cui la si cita con annessa una camera e un “horto". La sua struttura originaria venne gravemente danneggiata dai terremoti del 1930 e del 1962.

Santuario di Valleluogo

Si trova pochi chilometri dal centro nell'omonima vallata tra Ariano e Montecalvo Irpino, nel luogo di un'apparizione mariana. Secondo una leggenda nel Basso Medioevo la Madonna apparve ad una pastorella sordomuta, la figlia del proprietario del mulino edificato presso il torrente che solcava il fondo della valle, ora ridotto a piccolo ruscello. La Vergine guarì la bambina e chiese di edificare una cappella nel luogo dell'apparizione. La richiesta fu subito esaudita con il contributo di generose elargizioni. Divenuto meta di pellegrinaggio, la festa viene celebrata il giorno della Pentecoste. Al suo interno viene custodita una statua della Madonna risalente al XV secolo. Nell'area contigua alla chiesetta è stato realizzato un centro di riabilitazione psico-motoria per disabili.

Chiesa di S. Pietro de' Reclusis

Sita nel rione omonimo ai piedi del centro storico, custodisce affreschi del Cinquecento. A lato della costruzione si trova un eremo in cui passò gli ultimi anni della sua vita Sant'Ottone Frangipane, patrono della città e della diocesi.

Chiesa di S.Agostino

Sita in piazza Garibaldi, custodisce l'altare della Consolazione del XVI secolo, sovrastato da un arco in pietra grigia di Roseto, adornato da fregi e sculture simboliche.

Chiesa di San Pietro

È ubicata nel Rione Guardia e risale al 1459. Sulla facciata presenta un portale tardo-gotico, mentre al suo interno si può trovare un altare quattrocentesco.

Chiesa del Carmine

Situata lungo corso Vittorio Emanuele ai piedi del rione Tranesi, fu edificata nel XVII secolo.

Chiesa di S. Giovanni Battista

La struttura risale al XVIII secolo, sebbene sulla facciata presenti un portale del XIII secolo. L'edificio dà il nome alla strada in cui sorge.

Chiesetta di S. Andrea

Si trova di fianco al Palazzo della Duchessa, non lontana dalla Piazza del Plebiscito. Risale al XV secolo.

Chiesa di S. Anna

Situata in via Mancini alle spalle del Municipio, presenta due altari del Seicento.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

I Palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Anzani, XVII secolo, sito in Via Donato Anzani, nel centro storico di Ariano Irpino, a poca distanza dalla centralissima Piazza del Plebiscito. La struttura è adibita a sede del Museo Archeologico.
  • Palazzo Forte del XV secolo e restaurato nel 1990, già sede della Sottoprefettura di Ariano fino al 1926. Ospita oggi il Museo Civico ed il Centro Europeo di Studi Normanni.
  • Palazzo Bevere-Gambacorta, risalente agli inizi del Settecento.
  • Palazzo De Miranda, del XVIII secolo.
  • Palazzo de Piano-d'Afflitto, noto come Palazzo della Duchessa, dei secoli XVI-XVIII.
  • Palazzo Vitale-Pisapia, dei secoli XV-XVI.
  • Palazzo Vitoli-Cozzo, in via Tribunali, risalente al XVIII secolo.

Le fontane[modifica | modifica wikitesto]

Un patrimonio della città di Ariano è rappresentato dai "Carpini", le fontane che i viaggiatori incontravano lungo la Strada Regia delle Puglie, la lunga arteria che collegava Napoli alla Terra di Capitanata. Nel territorio, quindi, si possono ancora ammirare alcune di queste fontane, una combinazione di arte, storia e ingegno della società rurale. Le principali fontane giunte fino ai giorni nostri sono: La Fontana di Camporeale, Il Carpino della Pila, La Fontana della Maddalena e il Carpino della Tetta.

La Fontana di Camporeale, oggi più nota con il nome di "Fontana di Ponte Gonnella" fu realizzata per volontà di Carlo III di Borbone nel 1757. Successivamente, nel 1858, fu spostata, restaurata e abbellita per ordine di Ferdinando II.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Normanno[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Normanno

Il castello sorge sulla sommità dell'omonimo colle, nella zone più alta e panoramica del territorio cittadino. Edificata in una posizione strategica e di difficile accesso, crocevia tra il Sannio, l'Irpinia e le Puglie, la fortezza domina le valli dell'Ufita, del Miscano e del Cervaro. Come risulta dai documenti pervenuti fino ai giorni nostri, la sua funzione non è stata tanto quella di proteggere la città da eventuali attacchi provenienti dalle zone limitrofe, quanto quella di ergersi a baluardo per sostenere un assedio in caso di guerra, di modo da frenare l'invasione del regno[16].

La struttura presenta le caratteristiche peculiari dell'architettura aragonese e può essere datata per il profilo costruttivo tra i secoli XI e XII. Di forma pressoché trapezoidale, presenta lati di dimensione diversa e torri disposte ai quattro angoli. Ogni torre è articolata al suo interno con alcuni vani di varia dimensione, più grandi in basso e più piccoli in alto. Il loro diametro varia da 13 fino a 16 metri. I muri di cortina sono muniti di contrafforti ora interrati. I lati più corti sono quelli nord e sud, rispettivamente di 40 e 56 metri circa. I lati est ed ovest, invece, corrono per circa 72 ed 81 metri.

Assedi, incuria e terremoti ne hanno accentuato il degrado a partire dal XVI secolo, tanto che nell'Ottocento della costruzione originaria non rimangono che i Torrioni, parte della cinta muraria e poche altre costruzioni oggi immerse nel verde della villa comunale. "Da i terremoti fu molto rovinato, di modo che al presente (1794) non vi esistono, che quattro ben grandi quasi intieri Baloardi, o siano Torrioni, ed alcune altre fabbriche"[17]. Il complesso è stato oggetto di un lungo periodo di restauro.

Le torrette[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area nord-orientale del territorio di Ariano lungo la valle del Cervaro si trovano alcune fortificazioni d'epoca medievale, tre torri di avvistamento poste a presidio del territorio, la Torre delle Ciavole, la Torre Li Pizzi e la Torretta di Camporeale. Le costruzioni sono state utilizzate in epoca successiva come masserie ed oggi, soprattutto le ultime due, si presentano in uno stato precario a causa dell'abbandono. Lo stato di conservazione della Torre delle Ciavole è, invece, relativamente migliore, in quanto è tuttora utilizzata nell'ambito di una masseria.

Siti Archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Ariano Irpino sono presenti due siti archeologici, entrambi localizzati a nord del centro cittadino a poca distanza l'uno dall'altro; si tratta dell'abitato neolitico della Starza e del centro romano di Aequum Tuticum. Molti dei reperti rinvenuti in queste aree a seguito degli scavi sono esposti nel Museo Archeologico comunale. In entrambi i casi gli scavi, condotti a più riprese nel corso della seconda metà del Novecento, sono attualmente sospesi. I siti non sono visitabili dal pubblico ed attualmente versano in uno stato di abbandono e degrado[18].

La Starza[modifica | modifica wikitesto]

Il sito archeologico della Starza si trova su una collina alle spalle dell'area PIP di Camporeale. In questa zona, situata tra il fiume Miscano ed i torrenti Cupido e La Starza, è stato rinvenuto un insediamento preistorico risalente al Neolitico Inferiore (VI millennio a.C.), fra i più antichi abitati neolitici nel Vecchio Continente e sicuramente il più antico della Campania.[19]

Gli scavi, avviati dalla Scuola Britannica di Roma tra il 1957 ed il 1962, poi proseguiti dalla locale Soprintendenza, hanno portato alla luce un'area insediativa, localizzata sotto la cima della collina su una terrazza degradante verso il torrente La Starza. I reperti rinvenuti testimoniano un calo della vitalità del sito nel corso Neolitico medio e quello superiore, anche se questo continua ad essere occupato ininterrottamente durante l'età del bronzo, quando il villaggio conosce una nuova fase di sviluppo che proseguirà fino all'abbandono a ridosso dell'età del ferro (900 a.C.). Ad un'epoca immediatamente precedente l'abbandono, si fa risalire la fortificazione dell'insediamento attraverso l'erezione di una cinta muraria.

Tra i rinvenimenti più importanti si possono citare numerosi reperti in ceramica risalenti soprattutto all'età del Bronzo medio (XVI-XIV secolo a.C.), dapprima non ornati e successivamente incisi ed intagliati. A ciò si aggiunge un quartiere artigianale specializzato nella lavorazione dei metalli.[20]

Il sito si trova nei pressi di una cava di gesso aperta ben prima degli scavi ed ora in disuso. L'attività estrattiva, comunque, ha sicuramente portato alla distruzione di parte dell'area a metà del Novecento, quando ancora nessuno aveva intuito il suo valore archeologico.

Aequum Tuticum[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aequum Tuticum.

Il sito archeologico di Aequum Tuticum si trova poco lontano da quello della Starza in località S. Eleuterio sulla piana di Camporeale. Scavi compiuti nel corso degli anni novanta hanno rivelato un'occupazione compresa tra il I secolo ed V secolo ed una successiva rioccupazione in età medievale nel corso del XII secolo. Le tracce rinvenute mostrano un abitato sviluppatosi sulla direttrice nord-sud, attraversato dalla via Traiana, dall'Aurelia Aeclanensis, che collegava quest'ultima all'Appia e, successivamente, dalla via Herculea. Proprio a nord dell'area nei pressi del fiume Miscano, è stato individuato un tratto della via Traiana. Due aree sepolcrali, invece, sono venute alla luce a sud e ad ovest del sito.[21]

Gli scavi hanno riportato in superficie strutture murarie e testimonianze di epoca romana come ceramiche, iscrizioni, steli funerarie e monete. Il complesso più antico risulta essere una struttura termale risalente al I secolo. L'ambiente centrale, il frigidarium, presenta un mosaico in tessere bianche e nere. A questo si aggiungono una serie di ambienti disposti a schiera del II secolo, probabilmente locali adibiti a magazzino o a bottega, al di sopra dei quali venne probabilmente eretta una villa nel corso del IV secolo, come testimonia il rinvenimento di un mosaico policromo.[22]

Il sito fu abbandonato alla fine dell'età antica, presumibilmente in concomitanza con le invasioni barbariche. Esistono, tuttavia, tracce di una sua rioccupazione in epoca medievale, quando le vecchie mura romane vennero inglobale in quelle di un edificio di nuovo centro.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

La Villa Comunale

La villa comunale[modifica | modifica wikitesto]

La villa comunale si trova sulla parte più alta della città sul colle del Castello. La sua realizzazione risale al 1876, quando cominciò l'ampliamento di quelli che allora erano i giardini del maniero. Il parco oggi si estende su 10000 mq circa ed è ricoperto da una vegetazione lussureggiante tra prati, fiori, arbusti e piante ad alto fusto. Tra questi meritano una menzione i secolari Cedri del Libano.[23] Al suo interno si trovano un parco giochi, un campo da tennis, un centro di ritrovo per anziani ed il monumento a P. P. Parzanese. Di fatto si tratta dell'unica area verde del centro cittadino, nonché il parco più bello dell'Irpinia e uno dei più apprezzati della Campania.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[24]


Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2008 gli stranieri residenti sul territorio comunale risultano essere 268, di cui 98 maschi e 170 femmine.[25]

Le comunità più numerose sono le seguenti:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio dell'arianese si parla l'irpino, idioma locale utilizzato in quasi tutta la provincia di Avellino appartenente al ceppo dei dialetti meridionali, che deriva grosso modo dalla lingua napoletana. Trattandosi di una lingua romanza sono frequenti i latinismi, come nel caso di avverbi come «craje» (domani) da «cras», oppure di parole come «ciraso» (ciliegio) da «cerasus». Forte è anche la contaminazione da parte della lingua spagnola, che si può riscontrare nella pronuncia della “b”, la quale in molti casi si trasforma in “v”, in alcune strutture sintattiche, quali l'uso del verbo «stare» («stà»), che ricalca quello di estar, oppure nel lessico. Sono comuni, infatti, termini come Abbuscà (abbu‘ʃka), che può significare secondo i casi “guadagnare” o “prendere schiaffi” e che deriva dal verbo spagnolo «buscar». Meno frequenti ma comunque presenti alcune influenze della lingua francese (cfr. termini come «butteglia», dal francese bouteille).

Le caratteristiche della parlata arianese, comunque, sono piuttosto peculiari rispetto al dialetto del capoluogo e del resto della provincia per via della posizione geografica del comune. Ariano, infatti, si trova all'estremo lembo orientale dell'Irpinia, a ridosso del territorio pugliese. Per tale ragione i dialetti pugliesi, ed il foggiano in particolare, influenzano fortemente l'"arianese".

Tra i tratti caratteristici della parlata locale c'è la pronuncia della vocale "e" che è quasi sempre chiusa, laddove in Irpino prevale quella aperta. Particolare è, poi, l'uso degli articoli:

Gli articoli "i", "gli", "le" vengono tradotti tutti alla stessa maniera li. Esempio:

  • Li ccriature: i bambini (cfr. napoletano «e ccriature» , irpino i criature)
  • Li ffemmene: le donne (cfr. napoletano «e ffemmene», irpino i femmene)

Gli articoli "il", "lo" vengono tradotti tutti lu. Esempio:

  • Lu telefuno: il telefono (cfr. napoletano o telefono, irpino u telefuno)

Come nell'irpino i verbi all'infinito della prima coniugazione subiscono il troncamento. Sono soggetti a troncamento anche gli infiniti della terza coniugazione e quelli della seconda con la "e" tonica. Nel caso della seconda coniugazione con "e" atona si perde, invece, l'ultima sillaba. Alcuni esempi sono:

  • campà (vivere), fatià (lavorare), piglià (prendere), fravicà (costruire)
  • caré (cadere), viré (vedere), murì (morire), vinì (venire)
  • crere (credere), scenne (scendere), corre (correre), rompe (rompere), rice (dire)

Nei tempi composti si usa l'ausiliare "avere":

  • aggiu stato io: sono stato io (cfr. napoletano sò state ije)

Per quanto riguarda, invece, l'influenza del dialetto foggiano, a livello sintattico troviamo il fenomeno della metafonesi, vale a dire il cambiamento di una vocale nella parola a causa dell'influsso di altra vocale nel passaggio dal genere maschile a quello femminile, dal singolare al plurale oppure tra le varie persone dei verbi. Di seguito alcuni esempi:

  • rènte (dente) opposto a riénti (denti);
  • pére (piede) opposto a piéri (piedi);
  • ròssa (grande, al femminile) opposto ruossu (grande, al maschile)
  • vècchia (anziana/vecchio al femminile) opposto a viécchio (anziano/vecchio al maschile).

Altre influenze sono l'accusativo alla greca (es. lu faccistuorto: chi ha la faccia storta) o l'accusativo con preposizione (es. ha vist'a Mario? Hai visto Mario?), anch'esso di probabile derivazione spagnola.

Detti e proverbi[modifica | modifica wikitesto]

Per un approfondimento si rimanda a Proverbi Arianesi

  • Sparagni e Cumbarisci! (Risparmi e fai bella figura);
  • Puozz Fiurì! (Possa tu fiorire);
  • Quanno buono buono... (Se anche fosse…);
  • Hanno fatto unu sango a lavina (Hanno stretto un'amicizia indissolubile);
  • Risse lu pàppulo a la noce, tiembo ci voglio ma ti spirtóso (Disse il tarlo alla noce: tempo ci vorrà, ma ti forerò);
  • Tu ruormi e la fava còce (Mentre tu dormi, la fava volge a cottura);
  • Ha' truvato la messa ritta e lu prèvito spugliato (Sei arrivato a messa conclusa con il prete già svestito).

Tradizione e folklore[modifica | modifica wikitesto]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

La città è sede della Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento.

Sul territorio comunale è presente una comunità di membri dell'Esercito della Salvezza.

Ariano Irpino è sede della Comunità montana dell'Ufita, sebbene non faccia più parte dell'ente dal 2009 a seguito di una modifica nella normativa regionale per mancanza dei requisiti demografici. Il comune, infatti, pur essendo caratterizzato da un territorio imprevio con un'altitudine media superiore ai 600 metri s.l.m. fissati dalla legge, ha una popolazione superiore ai 20.000 abitanti[26].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biogem Campus[27] promuove l'alta formazione e la diffusione della cultura scientifica. L'offerta didattica prevede: a) Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche; b) Dottorati di Ricerca; c) Master Internazionale di II livello in Biogiuridica; d) Corsi Post Laurea.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo della Civiltà Normanna è situato all'interno del Castello ed è costituito da un'importante raccolta di monete normanno-sveve e da un fondo di altre monete medievali. Fanno inoltre parte del patrimonio museale: pergamene, cinquecentine, incisioni, un piatto argenteo di evangelario e materiali lapidei. Importanti le riproduzioni tra le quali, di gran pregio per qualità e dimensioni, quella del mantello di Re Ruggero II, indossato nell'incoronazione. Nella sala delle armi, intitolata all'ing. Mario Troso, sono in mostra 220 esemplari autentici di armi che coprono 2000 anni di storia. Le armi sono organizzate secondo le famiglie tipologiche di appartenenza: alabarde, picche, corsesche, falcioni, lance, ronconi, brandistocchi, scure, buttafuoco, alighieri, quadrelloni, forche, tridenti, spiedi. La sala accoglie, inoltre, da fondi diversi, rari esemplari di armi da taglio pre-romane e longobarde tra queste un rarissimo pilum romano, esemplare forse unico nel panorama museale italiano. Oltre al grande plastico della battaglia di Hastings, recentemente restaurato, che ricostruisce quanto avvenuto nel 1066 quando prese avvio l'epopea normanna in Europa, spiccano un'armatura cinquecentesca autentica, una scure da decapitazione del XII secolo e un manichino che riproduce, in dimensioni naturali e con accurata ricercatezza filologica, un guerriero normanno a piedi, armato di tutto punto.

Il Museo Civico e della Ceramica si trova a Palazzo Forte, in via D'Afflitto. All'interno si possono ammirare una raccolta di ceramica locale risalente al XVII e XVIII secolo ad uso domestico o ornamentale ed una donazione privata di ceramiche meridionali-adriatiche risalente al IV-V secolo a.C. Alle ceramiche si sommano rare edizioni a stampa dei secoli XVI e XVII provenienti dalle librerie di conventi che sorgevano sul territorio e che furono soppressi nel corso dell'Ottocento, nonché la fototeca civica dal 1865 al 1955.

Il Museo Archeologico è ospitato dal Palazzo Anzani. Vi si trovano reperti archeologici rinvenuti nell'insediamento sulla collina della Starza, corredi funebri ritrovati nelle tombe a tumulo di un insediamento sannitico di Casalbore, reperti romani provenienti da Aequum Tuticum ed altri oggetti d'interesse storico rinvenuti nel territorio di Ariano.

Il Museo Degli Argenti ha sede nell'ex Tesoreria della Cattedrale dell'Assunta. Conserva tra i vari oggetti, un ostensorio d'argento di Pietro Vannini, il reliquario contenente le Sacre Spine della corona di Cristo, donate da Carlo I d'Angiò al Vescovo di Ariano, la statua in argento del Santo Patrono della città, risalente al XVII secolo.

Il Museo Diocesano ospita pitture del Seicento e Settecento napoletano, tra cui "l'Annunciazione" del pittore fiammingo Wenzel Cobergher, altre opere lignee e marmoree, per non parlare di oggetti ed arredi sacri. Al suo interno è ubicata la Biblioteca Diocesana che conta circa 10.000 opere e l'archivio storico della Curia Vescovile.

Il Museo Arcucci conserva documenti di archivio delle monache Benedettine Cassinesi di Ariano risalenti al periodo tra il 1565 ed il 1877, volumi della biblioteca, arredi e oggetti sacri.

Il Museo di Storia della Vita e della Terra "Biogeo" sito all'interno del centro di ricerca e campus "Biogem". Biogeo ha lo scopo di illustrare l'origine e l'evoluzione della vita sulla Terra. Al suo interno sono esposti numerosi fossili ed è possibile ammirare i resti di un allosauro. Infine, è da poco stata inaugurata la Quadrisfera, una struttura ideata dal fisico italiano Paco Lanciano, che consente di assistere ad una multiproiezione di quattro filmati sincronizzati in un caleidoscopio tecnologico, grazie ad un complesso gioco di monitor e specchi, come nel centro di una sfera. L'allestimento multimediale racconta, in pochi suggestivi minuti, con suoni e immagini di grande forza comunicativa, gli eventi legati all'origine e all'evoluzione della terra e della vita.

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Comunale P.S. Mancini si trova nel centro storico della città e comprende 20.000 volumi circa, nonché stampe che vanno dal Cinquecento al Settecento. La raccolta venne costituita nel 1870 grazie all'acquisizione delle opere custodite nei Conventi Francescani e Scolopi di Ariano, nella Biblioteca dei Francescani di S. Giovanni del Palco a Lauro, dai Francescani di Montecalvo e Casalbore e dagli Alcantarini di Mirabella Eclano.

Nel 1866, infatti, vennero soppressi gli Ordini e le Corporazioni Religiose, mentre i relativi bene furono secolarizzati. A seguito dell'atto di eversione ecclesiastica compiuto dal nascente Stato unitario, tutti i manoscritti che si trovavano negli edifici loro appartenenti vennero devoluti ad istituzioni pubbliche e musei delle rispettive provincie. Per la costituzione della biblioteca arianese fu determinate l'azione di Pasquale Stanislao Mancini, cui la collezione è intitolata.

La Biblioteca Diocesana conta circa 10.000 opera e l'archivio della curia vescovile. La sua ubicazione è all'interno dell'omonimo museo.

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Ariano è sede del Centro Europeo di Studi Normanni (CESN). L'istituto è sorto il 7 ottobre 1991 per iniziativa di un gruppo di studiosi italiani, francesi e inglesi, al fine di promuovere attività di ricerca sulla Civiltà Normanna nell'Europa medievale.

Nell'area PIP ha sede il Centro di Ricerche Biogem[28] (Biologia e genetica Molecolare). Inaugurato il 14 luglio 2006 alla presenza del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, ha la missione di contribuire all'avanzamento della ricerca scientifica, al trasferimento delle conoscenze al mondo della salute e dell'industria, all'offerta di formazione e divulgazione scientifica, alla realizzazione di servizi avanzati nelle discipline collegate alle Life and Mind Sciences (Biologia, Medicina, Biotecnologie, Bioetica, Biogiuridica, Bioinformatica, Gestione dell'innovazione e della conoscenza). Biogem, che ha ospitato diversi premi Nobel (Rita Levi-Montalcini, Torsten Wiesel, Renato Dulbecco, Mario Capecchi) ottenendo importanti riconoscimenti, ospita annualmente il Meeting "Le Due Culture". La struttura promuove l'alta formazione e la diffusione della cultura scientifica. L'offerta didattica prevede: a) Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche; b) Dottorati di Ricerca; c) Master Internazionale di II livello in Biogiuridica; d) Corsi Post Laurea[29]. Biogem ospita il Museo di Storia della Terra e della Vita. Il 18 ottobre 2013 è stato inaugurato il Laboratorio di genetica forense distinto in quattro aree intercomunicanti, ciascuna con una sua specificità funzionale: “Foto documentazione e campionamento”; “Estrazione del DNA”; “Amplificazione del DNA”; “Post Amplificazione del DNA”.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Tv[modifica | modifica wikitesto]

Canale 58 è l'emittente televisiva cittadina, fondata e tuttora diretta da Gianni Raviele, ex vicedirettore del TG1. Nata alla fine degli anni novanta, si caratterizza per un palinsesto focalizzato sull'informazione regionale. Infatti nel 2013 l' emittente televisiva oltre ad ampliare la copertura territoriale estendendola a tutte e 5 le province campane: Avellino - Benevento - Caserta - Salerno - Napoli, si è dotata di un sito web: www.canale58.com, con servizi rubriche ed altro.

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Radio Canale 4 emittente radiofonica fondata negli anni '90. Modula su 102.7 sulle province di Avellino e Benevento e in streaming su www.radiocanale4.it. Nelle anni di gloria dell'U.s. Ariano in Serie D trasmetteva la diretta della partita , tornando in quel "Silvio Renzulli" nella stagione 2013-2014 a trasmettere in diretta le gare dell' U.s.d. Vis Ariano Calcio in Eccellenza.

Web[modifica | modifica wikitesto]

cittadiariano.it è il portale web turistico, culturale e di informazione locale on line dal 10 ottobre 2006.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina arianese rispecchia le tradizioni contadine e pastorali del luogo. I piatti principali si preparano con prodotti “poveri”, soprattutto verdure; la carne più utilizzata è quella di maiale, di cui praticamente viene sfruttato ogni scarto per gli usi più vari, dal lardo all'osso del prosciutto, mentre le poche pietanze di pesce sono a base di baccalà. I condimenti per eccellenza sono olio d'oliva locale, cui è stato accordata la Protezione Nazionale Transitoria in vista del DOP, e la sugna.

Tipica dell'arianese è la pasta casereccia cucinata con verdure o ragù. I formati più tradizionali sono i Cicatielli, di forma allungata con un'incavatura all'interno ed i Cavaiuóli, ravioli con ricotta di forma circolare.

Tra i primi piatti caratteristici di questa parte dell'Appennino si possono citare:

  • la minesta mmaritata, verdura bollita con pollo e prosciutto;
  • làjne 'e fasùli, fettuccine all'uovo con fagioli;
  • il cardone, cardo a pezzetti cotto in brodo di gallina con polpettine di carne ed uova. Si tratta di una pietanza tipica delle festività;
  • la ciambòtta, uno stufato a base di verdure stagione come patate, pomodori, fagiolini aglio sedano ecc.

Tra i secondi piatti si possono ricordare:

  • pipilli e patane cu lu salisicchio, salsiccia di maiale a tocchetti, fritta con patate e peperoni;
  • mugliatiélli, involtini di interiora e frattaglie di agnello, avvolti con l'intestino;
  • spizzatino Arianese, carne di vitello a tocchetti con salsa di pomodoro;
  • pizza cu li cécole, una pizza di pane con pezzettini di lardo di maiale disciolto;
  • fritticiello, soffritto con interiora di maiale, o agnello, patate e peperoni all'aceto. In passato era un tipico piatto invernale, quando tra dicembre e gennaio si macellavano i suini;
  • cime e baccalà, baccalà cotto con cime di rapa;
  • pipilli chini, peperoni all'aceto ripieni con un impasto di mollica di pane sbriciolata, pinoli, noci, uva passa, aglio, prezzemolo, olio ed altri condimenti. L'accoppiata pipilli chinicime e baccalà è tipica della vigilia di natale.

Per quanto riguarda i dolci, infine:

  • il casatiello, una focaccia dolce farcita di riso. È tipica del periodo pasquale;
  • i malati, tarallucci di pasta bolliti nel vino cotto.

Persone legate ad Ariano Irpino[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Ariano Folk Festival(Seconda metà di agosto);
  • Rievocazione storica del dono delle Sante Spine[30];
  • Vicoli ed Arte;
  • Ex Olivis;
  • Meeting "Le due Culture" - Biogem.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

La maiolica[modifica | modifica wikitesto]

La produzione di maiolica arianese è apprezzata in Campania, nel resto d'Italia e persino all'estero. Della maiolica di Ariano Irpino si hanno esemplari risalenti già al XIII secolo. Da documenti angioini si apprende che nel 1200 era attiva ad Ariano una vera e propria corporazione di ceramisti che venivano tassati per la loro attività: "cives laborantes in creta-extranea vendentes vasa terrea vel vitrea"[16]. In quel periodo maestri artigiani islamici avevano attivato in Ariano le proprie fornaci. Gli Arabi erano giunti in città a seguito di Ruggero II il Normanno, sovrano che seppe convivere con i vinti, utilizzando al meglio le loro conoscenze e la loro vasta cultura. Ceramica italo-araba era quella prodotta inizialmente in Ariano, decorata secondo una concezione della vita e del mondo tipicamente orientale e che ci riconduce alla maestria degli artigiani islamici che avevano le proprie fornaci nelle terre conquistate della Sicilia. Testimoniano in tal senso i reperti provenienti dal castello, dal centro cittadino e dalle discariche storiche.

Fino a tutto il XVI secolo le maioliche si presenteranno tutte smaltate in bianco e decorate con sintetici elementi in azzurro. Nel XV secolo le opere dei maestri ceramisti risentiranno dell'influenza esercitata dai maestri di Faenza, portati in città, intorno al 1421, dal conte di Ariano, Francesco Sforza, futuro Duca di Milano. I bianchi faentini, che incontreranno notevole fortuna e verranno prodotti in quasi tutte le botteghe di maiolica italiane del secolo XVII, prenderanno vita in Ariano come a Faenza già nel secolo XVI.

Se di questa tradizione secolare sono testimonianza i repenti rinvenuti sul territori ed i resti di diverse fornaci in località Tranesi, oggi la produzione è più che mai vasta, toccando fiasche, borracce, busti, coppe, targhe, figure, anfore. Tutti pezzi splendidamente decorati dagli artigiani arianesi, e sovente di forma particolarmente fine ed elaborata. Un vasto repertorio di antiche maioliche arianesi è conservato nel Museo Civico della città.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Ariano Irpino è raggiungibile in auto, treno ed autobus. In auto bisogna percorrere l'autostrada A16, uscire allo svincolo di Grottaminarda per poi prendere la Strada statale 90 delle Puglie in direzione Foggia. Le principali direttrici stradali che attraversano il territorio sono la Strada statale 90 delle Puglie, Venticano - Foggia, e la Strada Statale 90 Bis, Benevento - Savignano Irpino, che collegano la Campania con la Puglia, in particolare con la Provincia di Foggia. Si tratta per questo motivo di strade molto trafficate, specie la prima che attraversa alcuni Rioni urbani della città. La ex Strada statale 414, invece, collega Ariano con Montecalvo Irpino.

Altre arterie stradali di rilievo sono la:

  • Strada Provinciale 10 Italia.svg Strada Provinciale 10 Bivio di Villanova - Difesa Grande, arteria di raccordo tra la SS 90, SP 11 e la ex SS 91bis.
  • Strada Provinciale 11 Italia.svg Strada Provinciale 11 Tesoro - Tre Torri, collega l'area nord del territorio comunale con la SS 91 della Valle del Sele, passando per il comune di Villanova del Battista.
  • Strada Provinciale 19 Italia.svg Strada Provinciale 19 Martiri - Cerreto, tra l'area urbana e la stazione ferroviaria in località Cerreto.
  • Strada Provinciale 54 Italia.svg Strada Provinciale 54 Camporeale - Castelfranco, tra Ariano e Castelfranco in Miscano. In provincia di Benevento prende il nome di SP 61.
  • Strada Provinciale 63 Italia.svg Strada Provinciale 63 Tesoro - Zungoli, tra Ariano e Zungoli.
  • Strada Provinciale 236 Italia.svg Strada Provinciale 236 Scarnecchia - Piani, funge da raccordo tra la SS 90 e la SP 11. Attualmente la maggior parte del tracciato si trova in uno stato di abbandono e non è transitabile.
  • Strada Provinciale 237 Italia.svg Strada Provinciale 237 dell'Orneta.
  • Strada Provinciale 276 Italia.svg Strada Provinciale 276 Cerreto - SS 90bis, collega la stazione ferroviaria cittadina alla SS 90bis.
  • Strada Provinciale 282 Italia.svg Strada Provinciale 282 Orneta - Villanova del Battista.
  • Strada Provinciale 287 Italia.svg Strada Provinciale 287.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Ariano Irpino.

Ariano Irpino ha una propria stazione ferroviaria posta sulla linea Napoli-Foggia che si trova a 3 km a nord della città in località Ariano Scalo. I collegamenti con il centro della città sono assicurati per mezzo di un bus navetta. La città ed i comuni limitrofi sono interessati dal progetto Alta Capacità Napoli Bari, che prevede l'ammodernamento ed il raddoppio della linea ferroviaria esistente. L'opera prevede una nuova stazione "Irpinia", che sostituirà quella ora esistente, ubicata tra i comuni di Ariano Irpino, Flumeri e Grottaminarda al servizio di tutta la Valle dell'Ufita.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

L'aeroporto di Napoli Capodichino dista circa 100 km di distanza. Gli altri scali di Foggia e Salerno si trovano rispettivamente a 60 km e 100 km. Si tratta, comunque, di strutture entrate in funzione da poco, con voli ridotti ed un numero di passeggeri esiguo.

Mobilità urbana ed extraurbana[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti extraurbani su gomma sono gestiti dalla principale azienda di trasporti presente sul territorio, l'AIR. Corse giornaliere vengono garantite per Avellino, Napoli, Benevento, Foggia oltre che con gli altri comuni della provincia. Il servizio di mobilità urbana è, invece, curato per conto del comune da un'azienda municipalizzata, l'AMU.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
28 giugno 2004 22 giugno 2009 Domenico Gambacorta Popolari per Ariano (Lista civica) Sindaco
30 ottobre 2003 28 giugno 2004 Pasquale Napoletano Comm. pref.
2000 30 ottobre 2003 Domenico Covotta PPI Sindaco
1996 2000 Vittorio Melito ... Sindaco
1995 1996 Erminio Grasso L'Orologio (Lista civica) Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale compagine calcistica della città è stata l'Unione Sportiva Ariano Irpino, fondata nel 1946, che ha disputato sei stagioni in Interregionale tra il 1981-'82 e il 1986-'87 e altre quattro tra il 2002-'03 ed il 2005-'06. Nella stagione 2006/07 la squadra si è fusa con l'ASD Montella, prendendo il nome di Ariano-Montella e ha trasferito a Montella la sede sociale, pur disputando ad Ariano le partite interne sino al 2009, quando un'ulteriore fusione con la "Scandone" di Nusco ha portato al trasferimento a Nusco della sede sociale. Una seconda compagine locale, il Cardito, nel 2006-'07 ha cambiato denominazione in ASD Ariano Valle Ufita e nel 2011-'12 in USD Vis Ariano 1946. Nel 2013-'14 la squadra accede in Eccellenza per effetto di un ripescaggio. Disputando quindi la stagione 2013-2014 in Eccellenza con il nome di U.s.d. Vis Ariano Calcio

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzetto dello sport
  • Stadio di calcio "Renzulli"
  • Campo da tennis

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 38.
  4. ^ Classificazione sismica dei comuni italiani. URL consultato il 20 luglio 2009.
  5. ^ a b Profilo Climatico (Archivio climatico DBT dell'ENEA). URL consultato il 1º luglio 2009.
  6. ^ Dato basato sulle rilevazioni della vicina stazione meteorologica di Trevico distante 15 km ca. in linea d'aria.
  7. ^ Si veda Stazione meteorologica di Avellino.
  8. ^ Classificazioni climatiche dei comuni italiani. URL consultato il 19 luglio 2009.
  9. ^ C. Albore Livadie, Considerazione sui nuovi scavi a La Starza (Ariano Irpino) e sulle comunità pastorali appenniniche, Civiltà della Transumanza, Santa Croce del Sannio, novembre 1988, pp. 32-45.
  10. ^ Cicerone, Epistulae ad Atticum.
  11. ^ CESN.
  12. ^ AA. VV., Puglia, 4ª ed., Touring Club Italiano, 1978, p. 11, ISBN 88-365-0020-X.
  13. ^ Terremoto dell'Irpinia del 1962.. URL consultato il 10 luglio 2009.
  14. ^ Statuto comunale all'art.4,comma 2.. URL consultato il 10 maggio 2009.
  15. ^ Diocesi Ariano Irpino - Lacedonia. URL consultato il 15 luglio 2009.
  16. ^ a b D'Antuono M. e D'Antuono O.
  17. ^ Vitale T.
  18. ^ Archemail - Gli scavi di Aequum Tuticum e della Starza, l'archeologia dimenticata. URL consultato il 25 agosto 2009.
  19. ^ Archemail - L'abitato neolitico de La Starza. URL consultato il 25 agosto 2009.
  20. ^ Ente Provinciale per il Turismo di Avellino - L'abitato neolitico de La Starza. URL consultato il 25 agosto 2009.
  21. ^ Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno e Avellino - Il centro di Aequum Tuticum. URL consultato il 25 agosto 2009.
  22. ^ Archemail - Il centro di Aequum Tuticum. URL consultato il 25 agosto 2009.
  23. ^ Irpiniacom. URL consultato il 10 agosto 2008.
  24. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  25. ^ Dati Istat al 31 dicembre 2008. URL consultato il 7 agosto 2010.
  26. ^ Legge Regionale N. 20 dell'11 dicembre 2008 della Regione Campania.
  27. ^ Life & Mind Science School
  28. ^ http://www.biogem.it/pillolebiogem.pdf
  29. ^ http://www.uiip.it/home/
  30. ^ .:| Sante Spine - Rievocazione Storica della donazione delle Sacre Spine alla Città di Ariano Irpino |:.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Cambria, Ariano nella storia dai Normanni all'unità d'Italia, Ariano Irpino, Grafiche Lucarelli, 2008.
  • Domenico Cambria, Ariano dalle origini ai Longobardi, Ariano Irpino, Grafiche Lucarelli, 2005.
  • Mario D'Antuono, Ottaviano D'Antuono, Guida Turistica di Ariano Città Capitale, Ariano Irpino, Tipografia Impara, 2001.
  • Ottaviano D'Antuono, La Maiolica delle Antiche Fabbriche di Ariano nel Museo Civico, Ariano Irpino, Grafiche Lucarelli, 2008.
  • Cesare De Padua, Pasquale Giardino, Vol. I, Ariano. Storia e assetto urbano, Ariano Irpino, Associazione Culturale Arnanah, 2008.
  • Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano Irpino, Tipografia Marino, 1893.
  • Gaetano Grasso, Ariano dall'Unità d'Italia alla Liberazione - Libro Primo: 1860-1900, Avellino, Edizioni La Ginestra, 1994.
  • Gaetano Grasso, Ariano dall'Unità d'Italia alla Liberazione - Libro Secondo: dall'inizio del secolo al 1945, Avellino, Edizioni La Ginestra, 1994.
  • Gaetano Grasso, Ariano dalle origini alla fine del '700, Avellino, Edizioni La Ginestra, 2007.
  • Gaetano Grasso, Ariano dalla fine del '700 al 1860, Avellino, Edizioni La Ginestra, 2009.
  • Tommaso Vitale, Storia della Regia città di Ariano e sua Diocesi, Roma, Salomoni, 1794.
  • Ortensio Zecchino, Le Assise di Ariano: testo critico, Cava dei Tirreni, Di Mauro, 1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]