Provincia di Vercelli

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Provincia di Vercelli
provincia
Provincia di Vercelli – Stemma Provincia di Vercelli – Bandiera
Risaie di Vercelli
Risaie di Vercelli
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Amministrazione
Capoluogo Vercelli
Presidente Carlo Riva Vercellotti (PDL) dal 30-05-2011
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°19′00″N 8°25′00″E / 45.316667°N 8.416667°E45.316667; 8.416667 (Provincia di Vercelli)Coordinate: 45°19′00″N 8°25′00″E / 45.316667°N 8.416667°E45.316667; 8.416667 (Provincia di Vercelli)
Superficie 2 081,64 km²
Abitanti 176 307 (31-12-2012 (fonte Istat))
Densità 84,7 ab./km²
Comuni 86 comuni
Province confinanti Pavia, Verbano Cusio Ossola, Novara, Alessandria, Torino, Biella, Valle d'Aosta
Altre informazioni
Cod. postale 13100, 13010-13060
Prefisso 015, 0161, 0163
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 002
Targa VC
Cartografia

Provincia di Vercelli – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia di Vercelli (provincia ëd Vërsèj in piemontese) è una provincia italiana del Piemonte di 176.307 abitanti.

Confina a nord con la provincia del Verbano-Cusio-Ossola e con la Svizzera (Canton Vallese), a est con la provincia di Novara e con la Lombardia (provincia di Pavia), a sud con la provincia di Alessandria, a ovest con la provincia di Torino, la provincia di Biella, e con la Valle d'Aosta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

È una delle più antiche provincie italiane, che nel periodo napoleonico ebbe la denominazione di "Dipartimento del Sesia". Dopo la Restaurazione, nonostante la sua lunga storia e alcuni eventi nei quali la popolazione vercellese si era distinta per il proprio patriottismo (come l'allagamento delle terre di risaia per fermare le truppe austriache dopo la battaglia di Novara[1]) il Decreto Rattazzi (R.D. nº3702 del 23/10/1859) - un atto da molti ritenuto di totale cecità storico-politica e di mancata riconoscenza per il vercellese - assegnò Vercelli alla provincia di Novara. I vercellesi, abituati ad essere capoluogo e libero Comune sin dai tempi della affiliazione alla Lega Lombarda schierata contro il Barbarossa, reagirono assai male e definirono l'abolizione della provincia un "dispetto democratico". Si arrivò persino a proporre una sorta di boicottaggio nei confronti dello Stato nel quale si invitavano le Autorità cittadine a rinunciare tutte, dalle massime alle minori, ai loro uffici, che come nessun Vercellese dovrà accettare più, finché non ci sia resa quella giustizia che ci è dovuta.[2]. Le proteste (appoggiate soprattutto dal giornale "La Sesia") andarono avanti per quasi settant'anni, finché il 22 dicembre 1926 al segretario comunale di Vercelli giunse un telegramma da Roma, firmato da Mussolini in persona, che recava:

« Oggi su mia proposta il Consiglio dei ministri ha elevato codesto Comune alla dignità di Capoluogo di provincia. Sono sicuro che col lavoro, colla disciplina e colla fede fascista codesta popolazione si mostrerà sempre meritevole della odierna decisione del Governo fascista »
(Benito Mussolini)

Fu istituita, dunque, con la riforma delle circoscrizioni provinciali disposta da Benito Mussolini nel 1927 come regio decreto N° 1 del 2 gennaio, per scorporo dalla provincia di Novara i circondari di Vercelli, Biella e Varallo.

Vercelli festeggiò questa conquista con cui si separava dalla provincia di Novara, salvo poi accorgersi che Mussolini aveva suddiviso i confini in maniera un po' superficiale, assegnando alla provincia di Vercelli anche la val d'Ossola.Una dettagliata relazione sull'argomento venne inviata d'urgenza a Roma dove il Ministero dell'Interno nel gennaio 1927 riassegnò l'Ossola alla provincia di Novara.[2]

Nel 1929 la provincia di Vercelli cedette il comune di Campello Monti alla provincia di Novara[3].

Fu invece il Governo Andreotti nel 1992 a dividere i due territori eusebiano e laniero istituendo la provincia di Biella con il distacco del circondario omonimo, portando la provincia di Vercelli ai confini che durano tuttora.

In seguito alle riforme volute dalla "spending review" del Governo Monti, il 3 ottobre 2012 il CAL (Consiglio Autonomie Locali) del Piemonte aveva inizialmente approvato l'aggregazione della Provincia di Vercelli con quella in una grande Provincia di Novara (strategicamente fatta passare sotto il nome di "Quadrante") che avrebbe assorbito i territori di Biella, Vercelli e VCO, definendo come capoluogo la città di Novara. La Regione Piemonte nella seduta del 23 ottobre formalizzò invece un nuovo assetto biellese-vercellese, inviando questa proposta di riordino ufficiale al Governo. Il decreto, approvato il 31 ottobre 2012 dal Consiglio dei Ministri, non è stato poi convertito il legge senza quindi comportare alcuna modifica all'assetto provinciale.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Nello stemma della provincia, che raffigura una spada brandita da una mano a lama in su, capeggiano - su campo blu - le 60 medaglie d'Oro al Valore militare che i cittadini vercellesi conquistarono nelle Guerre di Indipendenza e della Grande Guerra.

Geografia e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Vercelli map.png

La provincia di Vercelli, perlomeno per com'è definita oggi, si suddivide grossomodo in tre aree geografiche: Le Grange, ovvero le enormi distese risicole a sud del segmento ferro-stradale Padana Superiore, la Baraggia, ovvero l'area compresa fra la Padana Superiore e l'imbocco della Valsesia, e la stessa Valsesia.

Nella zona delle Grange, a breve distanza dal Po (comune di Trino), vi è una delle ex centrali nucleari italiane, in disuso a seguito dei risultati del referendum dell'8 novembre 1987. Alcuni km a nord-ovest della stessa (nei pressi di Leri) sorge invece la centrale ENEL a ciclo combinato gas-vapore Galileo Ferraris,[4] spesso confusa con la precedente per le due alte torri di raffreddamento. In effetti anche questo secondo impianto è nato come nucleare ma è stato convertito dopo il referendum in centrale a gas naturale.

Autostrade[modifica | modifica wikitesto]

La provincia di Vercelli è attraversata da tre autostrade: la A4 Milano-Torino, la bretella Santhià-Ivrea, che collega la A4 con la Torino-Aosta e la A26 Voltri-Sempione, che attraversa il territorio vercellese da sud a nord per un breve tratto a sud del capoluogo, passando poi nella vicina provincia di Novara.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

  • Torino-Milano, attraversa orizzontalmente la provincia, passando per Vercelli e Santhia;
  • Vercelli-Pavia, staccatasi dalla Milano Torino alla periferia del capoluogo si dirige verso Mortara, uscendo subito dalla provincia, sfiorando la Provincia di Novara con la stazione dismessa di Vinzaglio;
  • Vercelli-Casale, esce dalla città e si dirige verso sud, entrando poi in provincia di Alessandria, saltando il Po;
  • Santhià-Biella, esce dalla cittadina e si dirige verso la provincia di Biella in un percorso spesso parallelo alla statale 143;
  • Santhià-Arona, che da Santhià passa per Rovasenda, ove incrocia la passante Novara-Biella, e infine saltato il fiume Sesia entra in provincia di Novara, dirigendosi verso Arona;
  • Novara-Varallo, da Novara, entra in provincia di Vercelli a Borgosesia, e termina a Varallo 20 km più su.

Aree protette[modifica | modifica wikitesto]

Una parte del territorio provinciale è tutelata dalle seguenti aree protette regionali:

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La Provincia di Vercelli ha nei suoi due poli, i punti di maggiore interesse turistico. Il capoluogo, Vercelli conserva nel suo centro storico siti come la Basilica romanico-gotica di Sant'Andrea con annesso campanile Dal Verme e chiostro universitario dove insegnò nello "Studium" Sant'Antonio da Padova (1219-1227, primo esempio in Italia dello stilema Gotico, una delle 100 chiese più importanti al mondo), la Pinacoteca Borgogna (la seconda in Piemonte) il Museo del Tesoro del Duomo (Crocefisso dell'Anno Mille e il "Vercelli Book", testimonianza scritta più antica conosciuta della lingua proto-inglese), la Chiesa di San Marco, che ogni anno - da febbraio a giugno - accoglie i capolavori del Guggenheim, la Basilica di Sant'Eusebio (spoglie di Eusebio, Patrono del Piemonte, e Madonna dello schiaffo di Benedetto Antelami), il Museo Leone, piazza Cavour, la Sinagoga, il Salone Dugentesco, la chiesa di San Cristoforo (con i capolavori di Gaudenzio Ferrari) e i Castelli della Bassa Vercellese. La Valsesia è l'altro vertice della provincia di Vercelli maggiormente interessata dalle attività turistiche, grazie alla presenza del Sacro Monte di Varallo. Questo complesso monumentale è il più antico dei Sacri Monti, essendo stato eretto a partire dal 1491 da Bernardino Caimi, frate Minore Osservante, già custode in Terra Santa. Nel 2003 il Sacro Monte di Varallo è stato inserito dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio dell'Umanità insieme ad altri sei Sacri Monti piemontesi.

Un forte richiamo è costituito anche dal fiume Sesia, uno dei più importanti corsi d'acqua in Italia per gli sport fluviali, e da alcune località sciistiche, in particolare Mera e Alagna Valsesia.

Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Appartengono alla provincia di Vercelli i seguenti 86 comuni:

Comuni più popolosi[modifica | modifica wikitesto]

Posizione Stemma Città Popolazione
(ab)
Vercelli-Stemma.png Vercelli 47.115
Borgosesia-Stemma.png Borgosesia 13.243
Santhià-Stemma.png Santhià 8.873
Gattinara-Stemma.png Gattinara 8.304
Crescentino-Stemma.png Crescentino 8.071
Trino-Stemma.png Trino 7.531
Varallo-Stemma.png Varallo 7.501
Serravalle Sesia-Stemma.png Serravalle Sesia 5.218
Cigliano-Stemma.png Cigliano 4.573
10° Livorno Ferraris-Stemma.png Livorno Ferraris 4.562
11° Quarona-Stemma.png Quarona 4.215
12° Saluggia-Stemma.png Saluggia 4.193

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ fatto, questo, che decretò ingenti perdite economiche al vercellese ma che, di fatto, segnò la fine della guerra e l'abdicazione di Carlo Alberto a beneficio di Vittorio Emanuele II
  2. ^ a b "Vercelli di nuovo provincia!" Cenni storici a sessant'anni dalla ricostituzione, da "l'impegno", a. VII, n. 1, aprile 1987, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli. Saggio di Walter Camurati on-line su www.storia900bivc.it (consultato nel marzo 2013)
  3. ^ Regio Decreto Legge 24 gennaio 1929, n. 106, art. 1
  4. ^ Sito istituzionale ENEL www.enel.it

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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