Provincia di Rovigo

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Provincia di Rovigo
provincia
Provincia di Rovigo – Stemma Provincia di Rovigo – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Amministrazione
Capoluogo Rovigo
Presidente Tiziana Michela Virgili (PD) dal 22-06-2009
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°04′00″N 11°47′00″E / 45.066667°N 11.783333°E45.066667; 11.783333 (Provincia di Rovigo)Coordinate: 45°04′00″N 11°47′00″E / 45.066667°N 11.783333°E45.066667; 11.783333 (Provincia di Rovigo)
Superficie 1 789 km²
Abitanti 244 062[1] (01-01-2014)
Densità 136,42 ab./km²
Comuni 50 comuni
Province confinanti Padova, Venezia, Verona, Mantova, Ferrara
Altre informazioni
Cod. postale 45100, 45010-45039
Prefisso 0425, 0426
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 029
Targa RO
Cartografia

Provincia di Rovigo – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia di Rovigo (provinsia de Rovigo in veneto, pruvìncia ad Ruig in dialetto ferrarese) è una provincia italiana del Veneto di 244 062 abitanti con capoluogo a Rovigo. Confina a nord con le province di Verona, Padova e Venezia, a sud-ovest con la provincia di Mantova (in Lombardia), e a sud con la provincia di Ferrara (in Emilia-Romagna). Confina a est con il Mar Adriatico.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Localizzazione della Provincia nella Regione Veneto
Il fiume Po nel tratto in cui inizia a segnare il confine della provincia di Rovigo presso Melara.

Il territorio della provincia è interamente pianeggiante e rientra nella regione geografica dell'attuale Polesine, di cui occupa quasi l'intera superficie (fatta eccezione per una porzione dell'area delle Valli Grandi Veronesi, all'estremo ovest e per una parte del Comune di Cavarzere (VE) a centro-est). Esso si estende longitudinalmente per circa 100 km, dai confini con le provincie di Verona e di Mantova al litorale adriatico, ove si situano le bocche di Po, nei Comuni di Rosolina, Porto Viro, Porto Tolle e Ariano nel Polesine a formare il relativo delta. Come detto, il territorio provinciale coincide sostanzialmente con il Polesine odierno[2] ovvero ne è interamente compreso[3]; è una striscia di terra lunga circa 100 km in direzione ovest-est e larga circa 18 km in direzione nord-sud; ha una superficie di 1.789 km² e un'altitudine compresa tra -4 e 15 m s.l.m.[4]. Il territorio è compreso tra il basso corso dei fiumi Adige e Po, che ne delimitano i confini rispettivamente a nord da Badia Polesine alla foce (con la sola eccezione del territorio di Cavarzere in provincia di Venezia) e a sud da Melara alla foce (Po di Goro). La parte orientale della provincia corrisponde al Delta del Po e si espande costantemente verso est a causa dei sedimenti depositati dal fiume alle sue foci[3].

Oltre al Po e l'Adige, rispettivamente il primo e il terzo fiume italiano per portata, la provincia è attraversata per tutta la sua lunghezza da un altro fiume importante, il Canal Bianco; ciò significa che la maggior parte delle acque dolci in Italia sfocia in mare lambendo o attraversando la provincia di Rovigo. Sono ovvie le problematiche di carattere idraulico che ciò ha determinato e determina, con le numerose alluvioni che periodicamente hanno colpito il territorio, l'ultima e più disastrosa delle quali quella del 1951. Su tutto il territorio sono presenti un gran numero di canali di scolo, tra cui i principali sono il Collettore Padano Polesano, lo Scolo Ceresolo e lo Scolo Valdentro.

Altri corsi d'acqua, la cui importanza è oggi soprattutto storica, sono l'Adigetto, corrispondente all'antico corso dell'Adige, che staccandosi dal corso attuale dell'Adige a Badia Polesine attraversa Lendinara ed il capoluogo, il Poazzo, corrispondente ad un antico corso del Po, e la Fossa Polesella, interrata in seguito all'alluvione del 1951, che collegava il Canal Bianco al Po.

Il territorio, per la sua parte orientale, di formazione relativamente recente e legata al Taglio di Porto Viro operato dai Veneziani tra il 1660 e il 1604, è stato soggetto al fenomeno della subsidenza, sia per cause naturali sia per l'estrazione di acque metanifere dal sottosuolo, avvenuta con particolare consistenza negli anni cinquanta e sessanta ed in seguito, proprio per gli effetti di subsidenza, particolarmente gravi per territori posti anche sotto la quota del medio mare, messa al bando[5].

Il clima è semicontinentale e condizionato dalla notevole umidità, con estati afose e inverni nebbiosi; le precipitazioni rientrano nella norma e si concentrano in primavera e autunno[5].

La provincia è tradizionalmente divisa in tre zone geografiche, da ovest verso est, seguendo il percorso ideale delle bonifiche del territorio: l'Alto Polesine, il cui capoluogo è Badia Polesine; il Medio Polesine, il cui capoluogo è Rovigo; il Basso Polesine, il cui capoluogo è Adria. Altri centri importanti della provincia sono Porto Viro, Lendinara, Porto Tolle e Taglio di Po. Negli ultimi decenni il Comune di Occhiobello, in particolare la frazione di Santa Maria Maddalena, ha avuto un discreto sviluppo demografico dovuto in particolare alla sua vicinanza alla città di Ferrara.

Natura[modifica | modifica sorgente]

Il Delta del Po è riconosciuto come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO; la parte ricadente in provincia di Rovigo costituisce il Parco regionale del Delta del Po del Veneto.

Infrastrutture[modifica | modifica sorgente]

Strade e autostrade[modifica | modifica sorgente]

Autostrade[modifica | modifica sorgente]

Stade statali[modifica | modifica sorgente]

La provincia è percorsa da tre strade statali:

  • Strada Statale 16 Italia.svg Adriatica: attraversa la provincia da nord a sud da Boara Pisani fino a Santa Maria Maddalena passando per il capoluogo dove forma la Tangenziale Est.
  • Strada Statale 309 Italia.svg Romea: è la strada più vicina al mare che collega Venezia a Ravenna.
  • Strada Statale 434 Italia.svg Transpolesana: è una superstrada con due corsie per senso di marcia che collega Verona con Rovigo lungo la direttrice est-ovest. È pianificato il prolungamento fino all'innesto con Romea, all'altezza di Adria.

Strade regionali[modifica | modifica sorgente]

  • Strada Regionale 6 Italia.svg Eridania Occidentale: costeggia il Po da Castelmassa fino a Santa Maria Maddalena(Occhiobello)
  • Strada Regionale 88 Italia.svg Rodigina (exStrada Statale 499 Italia.svg): è la strada alternativa alla Transpolesana che inizia a Villa d'Adige, attraversa centri come Badia Polesine e Lendinara per finire a Rovigo. La SS 499 iniziava a Legnago (VR)
  • Strada Regionale 443 Italia.png di Adria è un'ex strada statale (omonima) che collega il capoluogo di provincia ad Adria ,alla confluenza con le SR 495 e 516 (Già SStatali omonime) con un percorso abbastanza rettilineo.
  • Strada Regionale 482 Italia.png Alto Polesana (già SS 482): è un'ex statale che parte da Mantova e dopo aver attraversato la sua provincia entra in quella di Rovigo a Melara e dopo aver attraversato Bergantino, Castelmassa e Ceneselli termina a Badia Polesine sulla Transpolesana.
  • Strada Regionale 495 Italia.png di Codigoro: è un'ex strada statale che inizia da Adria, attraversa Ariano e giunge a Codigoro in Provincia di Ferrara. L'originaria SS 495 di Codigoro iniziava a Consandolo (Ferrara), dalla SS 16 Adriatica, per concludersi ad Adria, alla confluenza delle strade statali 443 e 516
  • Strada Regionale 516 Italia.png Piovese: è una parte della SS 516 declassata a strada regionale. Inizia ad Adria e fuori provincia passa per Cavarzere e termina a Piove di Sacco. La SS 516 Piovese iniziava a Padova

Strade provinciali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade provinciali della provincia di Rovigo.

Le strade provinciali hanno un'estensione di 517,675 km e sono gestite dalla provincia stessa.

Rete ferroviaria[modifica | modifica sorgente]

Comuni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armoriale dei comuni della provincia di Rovigo.

Appartengono alla provincia di Rovigo 50 comuni:

Comuni più popolosi[modifica | modifica sorgente]

Di seguito è riportata la lista dei primi dieci comuni della provincia per numero di abitanti aggiornata al 01/12/2011:

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Rovigo-Stemma.png
Rovigo 52.099 108,55 491,2 7
Adria-Stemma.png
Adria 20.069 113,51 179,2 4
Porto Viro-Stemma.png
Porto Viro 14.470 133,37 111 2
Lendinara-Stemma.png
Lendinara 12.006 55,40 219,3 9
Occhiobello-Stemma.png
Occhiobello 11.849 32,62 356,8 8
Badia Polesine-Stemma.png
Badia Polesine 10.780 44,52 243,8 11
Porto Tolle-Stemma.png
Porto Tolle 9.976 227,63 44,2 1
Taglio di Po-Stemma.png
Taglio di Po 8.445 79,01 108,3 0
Rosolina-Stemma.png
Rosolina 6.510 73,07 89,4 1
10º
Villadose-Stemma.png
Villadose 5.185 32,5 160,1 3

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti

La provincia risente ancora oggi del fenomeno dell'emigrazione, soprattutto dei giovani che vanno a lavorare in zone economicamente più sviluppate, provocando un progressivo invecchiamento della popolazione. In seguito alla terribile Alluvione del Polesine del novembre 1951, oltre 100.000 polesani dovettero sfollare in altre città; la maggior parte di essi non fece più ritorno. Esiste anche un fenomeno di migrazione interna alla provincia dalle zone rurali ai centri urbani più sviluppati[5].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Polesine e Provincia di Rovigo (Lombardo-Veneto).

In epoca antica il territorio che attualmente forma la provincia di Rovigo fu inizialmente colonizzato dai Greci, che nel XII-XI secolo a.C. fondarono la città di Adria. Nel VI-V secolo a.C. la città fu rifondata dagli Etruschi, che occuparono anche la parte meridionale del territorio, mentre nella parte settentrionale si stabilirono i Veneti. In seguito fu occupato dai Romani.

In epoca medievale il territorio fu governato dagli Estensi, ma non aveva una propria unità amministrativa; era infatti suddiviso in diverse "podesterie", che erano le unità amministrative del ducato Estense. Poteva capitare che queste podesterie avessero addirittura giurisdizione su territori a cavallo del fiume Po, come ad esempio la podesteria di Orcano (che è l'attuale frazione Raccano di Polesella).

Evoluzione della provincia di Rovigo dal 1484 ad oggi; in giallo le terre che nel 1484 passarono alla Serenissima dopo la pace di Bagnolo e formarono il territorio del Polesine nei Domini di Terraferma; in rosso le terre che nel 1815 passarono dallo Stato Pontificio al Regno Lombardo-Veneto e furono aggregate al Polesine per formare la Provincia di Rovigo; in verdastro le terre che sempre nel 1815 passarono dallo Stato Pontificio al Regno Lombardo-Veneto, ma furono inizialmente aggregate alla provincia di Venezia; in verde e verdastro le terre che nel 1851 passarono dalla provincia di Venezia a quella di Rovigo.

I primi a riconoscere l'unità amministrativa al territorio furono i Veneziani ai quali, in seguito alla Guerra del Sale del 1482-1484 e alla successiva pace di Bagnolo, fu assegnata un'area compresa tra l'Adige e il Po che costituì il territorio del Polesine all'interno dei Domini di Terraferma; il capoluogo fu stabilito a Rovigo. Si può dunque dire che la provincia di Rovigo nacque così, anche se aveva un'estensione inferiore rispetto a quella attuale, dato che il confine fu fissato sul Canalbianco con poche eccezioni: i territori di Polesella, Guarda Veneta e Adria passarono ai Veneziani, mentre la cosiddetta "Transpadana Ferrarese" rimase agli Estensi. Il delta del Po (tranne Ariano nel Polesine e Corbola) faceva già parte del Dogado.

Cacciati definitivamente gli Estensi, la dominazione veneziana si protrasse per quasi tre lunghi secoli e non apportò in Polesine mutamenti sostanziali. Al termine di una guerra feroce, combattuta a più riprese e senza esclusione di colpi, tra la fine del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento, la situazione economica e sociale del Polesine era, a dir poco, disastrosa.

La duratura pace che aveva fatto seguito a quegli avvenimenti sanguinosi coincise con una ricostruzione assai lenta e difficile, vanificata sovente dalla forza delle cose e talora confusa con un'illusoria prosperità.

In realtà, ben più accortamente degli Estensi, i Veneziani diedero presto avvio ad una politica di sfruttamento intensivo e continuo delle già esauste risorse del territorio, depauperando in modo consistente e crudele terre già compromesse, impedendo di fatto uno sviluppo economico e sociale ed eliminando sul nascere ogni condizione indispensabile per un'effettiva autonomia. Si trattò di una colonizzazione spietata, sempre più avida e soffocante con il trascorrere degli anni e l'esaurirsi delle ricchezze naturali.

Non tutto, ovviamente, va visto in una luce negativa, sta di fatto però che certa serenità e rigoglio di almeno una parte del territorio erano frutto non dell'illuminato impulso della Dominante, come si voleva invece far credere, quanto piuttosto della lotta disperata per la sopravvivenza di una popolazione che era stata abbandonata alla miseria e assoggettata a vincoli innumerevoli di natura amministrativa e sociale.

Si spiega anche così una simpatia, mai spenta, per la vicina Ferrara, una simpatia che affondava nella storia stessa del Polesine e che si traduceva in assidui legami culturali, così come nella sopravvivenza di modi di vita.

Il territorio, anzi, proprio in questi anni, finisce per articolarsi, grazie anche alle capziose divisioni amministrative e politiche e alla particolare configurazione dei confini, in due diverse zone di influenza: da un lato, quella veneziana e dall'altro quella ferrarese, che grava principalmente sui centri rivieraschi e su quella porzione dell'Alto Polesine che ebbe il nome di Transpadana.

Un carattere composito, fatto di influssi diversi, che si avverte chiaramente ancora oggi e che ha dato al Polesine, fin da quei tempi, l'aria e il senso di una terra di confine.

Accanto a modelli ormai veneti, permanevano dunque indirizzi ferraresi ed emiliani, in una convivenza quasi naturale, che trovava riscontro soprattutto nel dialetto, nelle arti figurative e nell'architettura.

Fu solo in seguito al Congresso di Vienna del 1815 che i confini meridionali furono posti sul Po, mentre nel 1851 il delta passò dalla provincia di Venezia alla provincia di Rovigo, dandole l'aspetto che ha ancora oggi.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista economico, la provincia di Rovigo ha mantenuto una spiccata vocazione agricola ed è stata interessata solo marginalmente dal rapido processo di industrializzazione che ha riguardato, in particolare a partire dagli anni settanta – ottanta, le altre provincie venete ed il Nordest in generale. L'area della provincia in questo senso più sviluppata è quella intorno all'asse della Strada Statale 309 "Romea" con centri quali Porto Viro, Taglio di Po, Rosolina.

Il territorio della provincia è coltivato prevalentemente a cerali quali frumento, mais e riso, frutteto mele, pere, pesche e ortaggi[5] questi ultimi in particolare nella zona di Lusia e Rosolina.

Si pratica l'acquacoltura, soprattutto nelle valli del delta del Po[3].

Le industrie sono medie e piccole imprese e riguardano prevalentemente i settori agro-alimentare (tra cui molti zuccherifici ed essiccatoi e molini per cereali[3]), meccanico, del legno, tessile-abbigliamento, costruzioni e materiali per costruzioni[5].

In provincia di Rovigo è stata in funzione, dal 1980 al 2005 la centrale termoelettrica di Polesine Camerini in grado di produrre l'8% circa del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Nel 2005 l'ENEL ha avviato le procedure per la conversione della centrale da petrolio a carbone, incontrando su questa strada la forte opposizione di larga parte della popolazione, non solo per ragioni strettamente ecologiche, dato che la centrale si trova nel cuore del Parco del Delta del Po, ma anche di un più opportuno utilizzo del territorio che si presta allo sviluppo turistico, dell'agricoltura intensiva e della pesca, attività che appaiono del tutto incompatibili con il permanere di un impianto di produzione energetica di tale impatto.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Oltre al Delta del Po, in provincia di Rovigo vi sono altri siti turistici quali quelli balneari di Rosolina Mare e dell'Isola di Albarella. Sotto l'aspetto architettonico, senz'altro degni di nota sono il bel borgo di Fratta Polesine, ricco di ville fra le quali la nota Villa Badoer, progettata dall'architetto Andrea Palladio e l'abbazia della Vangadizza a Badia Polesine. Anche il centro storico di Rovigo, un tempo interamente cinto da mura, con il Castello medievale ed alcuni palazzi nobiliari, riveste un certo interesse turistico così come il centro storico di Lendinara attraversato dal corso dell'Adigetto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati ISTAT - Popolazione residente al 31 dicembre 2013
  2. ^ polesine in Il Vocabolario Treccani, Roma, Treccani, 1992.
  3. ^ a b c d Polesine in Enciclopedia Generale Sapere.it, Novara, De Agostini Scuola, 2001.
  4. ^ Dati statistici e demografici dell'ISTAT.
  5. ^ a b c d e Rovigo (provincia) in Enciclopedia generale Sapere.it, cit.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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