Trecenta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Trecenta
comune
Trecenta – Stemma Trecenta – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Rovigo-Stemma.png Rovigo
Amministrazione
Sindaco Antonio Laruccia (lista civica Casa comune - centrodestra) dal 27 maggio 2013
Territorio
Coordinate 45°02′00″N 11°27′00″E / 45.033333°N 11.45°E45.033333; 11.45 (Trecenta)Coordinate: 45°02′00″N 11°27′00″E / 45.033333°N 11.45°E45.033333; 11.45 (Trecenta)
Altitudine 11 m s.l.m.
Superficie 35,08 km²
Abitanti 2 994[1] (01-01-2012)
Densità 85,35 ab./km²
Frazioni Pissatola, Sariano
Comuni confinanti Badia Polesine, Bagnolo di Po, Canda, Ceneselli, Giacciano con Baruchella, Salara
Altre informazioni
Cod. postale 45027
Prefisso 0425
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 029047
Cod. catastale L359
Targa RO
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti trecentani
Patrono san Giorgio Martire
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Trecenta
Posizione del comune di Trecenta nella provincia di Rovigo
Posizione del comune di Trecenta nella provincia di Rovigo
Sito istituzionale

Trecenta (Tresenta in veneto, Tarsenta in dialetto ferrarese) è un comune italiano di circa 2.994 abitanti della provincia di Rovigo, in Veneto, situato ad ovest del capoluogo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Trecenta risale ai tempi dei Romani, che nel 163 a.C. la strapparono agli Etruschi per stabilirvi, con nome di Annejanum, un accampamento militare a 130 (Centum Triginta) miglia romane da Rimini. Per la sua posizione strategica, Trecenta fu saccheggiata dalle principali tribù barbare fra il 263 e il 774, quando passò sotto il Papato.
Dal 1208 al 1799 fu dominata dagli Este e poi dalla Chiesa; sotto la loro amministrazione furono bonificate le paludi che circondavano il paese (qualcuno fa risalire l’origine del nome a “Terra esenta” dall’acqua). Le invasioni ripresero nel 1701, fino al 1796 con l’arrivo di Napoleone. Dopo il congresso di Vienna del 1815 nel paese sorse una sottovendita della Carboneria, con ritrovo presso Villa Trebbi. Nel 1866 Trecenta entrò nel Regno d’Italia. Nel 1878 fu chiamato dall'Amministrazione Comunale il medico recanatese Nicola Badaloni che tanto si adoperò per il riscatto dei braccianti, soprattutto dopo l'alluvione dell'Adige del 1882.
Il padre del socialismo rodigino fu Nicola Badaloni con la collaborazione di Gino Piva. L'entusiasmo politico e sindacale di Gino Piva fu così contagioso che il primo sciopero del 1894 rimase memorabile tra i braccianti del Polesine, tanto da essere ricordato in un canto popolare del tempo:

Evviva Gino Piva / che col suo bel parlare / tutta la provincia / ha fatto ribellare.

Nel 1928 il comune ha incluso nel suo territorio parte del comune soppresso di Crocetta.

Dopo l'alluvione del 1882 seguì un flusso migratorio verso il Sudamerica. La storia si ripeté nel 1951 quando, dopo l'alluvione del Po del 14 novembre 1951, il paese vide via via ridursi gli abitanti a meno di 3000.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia del comune è sempre stata essenzialmente agricola. Attualmente è sede dell'importante ospedale "San Luca" derivante dalla chiusura di cinque precedenti piccoli ospedali dell'Alto Polesine (Badia Polesine, Lendinara, Castelmassa, Occhiobello e Trecenta), unificati in questo più grande e moderno ospedale, costruito alla fine del XX secolo.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Giorgio: eretta nella località chiamata una volta Pieve, fu costruita nel XVII su disegno di Santini. È una delle chiese più ampie e armoniose della provincia e rientra nell'architettura barocca ferrarese del '700.
  • Oratorio della Beata Vergine della Consolazione detto di Santa Chiara.
  • Chiesa di San Maurelio (fraz. di Sariano) con affreschi del 1300 attribuiti alla scuola del Giotto, e altri datati dal 1400 e 1500. Nell'abside, pala attribuita al Guercino con l'immagine di San Maurelio.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pepoli.
  • Palazzo Pepoli, detto "il Palazzon". Esistente già dal Medioevo come complesso difensivo a quattro torri, fu possedimento dei Contrari e poi ereditato dai Pepoli alla fine del XVI secolo. L’edificio si può definire il più interessante fra i palazzi nobiliari della zona e i moduli di architettura richiamano quelli tipici emiliani. L’interno presenta un grande salone centrale con soffitto a volte e un suggestivo ballatoio con ringhiera lignea. Oggi Villa Pepoli viene impiegata a livello locale e polesano per iniziative culturali.
  • Villa Trebbi - Villa della Carboneria. Attualmente sede municipale, la sua costruzione risale alla seconda metà del Settecento, a cura della famiglia Trebbi. Fu acquistata dal comune nel 1875 e modificata e adattata alle nuove esigenze negli anni successivi. Villa Trebbi va ricordata per la storia della carboneria polesana.
  • Torre Civica. Innalzata nel 1888, la torre serviva, con l’ex campana della chiesa di Bagnolo, a chiamare a raccolta i consiglieri del comune. Oggi rimane solo una piccola campana simbolica e l’edificio è adibito a sede di polizia locale, biblioteca comunale e sale per convegni e corsi.
  • Casa Pepoli, detta comunemente "Il Castello", nella frazione di Sariano.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Colonna della Libertà.
  • Monumento ai caduti.
  • Monumento a San Giorgio, sito nella piazza antistante l'omonima chiesa parrocchiale.

Ostello della gioventù

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

I gorghi sono un complesso di zone umide testimonianza delle alluvioni antiche, situate in depressioni del terreno. Questi piccoli laghetti hanno dato vita a un ambiente particolarmente ricco di vegetazione e fauna lacustre. Sono in tutto sette:

  • Bottazza
  • Gàspera
  • Magon
  • Zùcolo
  • Màgherino
  • Della Sposa (il più grande dei territori di Rovigo e Ferrara, diviso in due bacini)
  • Malopera, a Pissatola

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Trecenta[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati ISTAT - Popolazione residente al 31 dicembre 2011
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Il Veneto paese per paese, Firenze, Bonechi, 2000, ISBN 88-476-0006-5.
  • Cristino Sartorelli, Notizie Storiche su Trecenta, 1940.
  • Vittorio Tomasin, Trecenta (1944-1945). Note sulla presenza e sull’attività partigiana, in “Studi Polesani”(1986), nn.21-23, pp.179-200.
  • Vittorio Tomasin, Lo sciopero bracciantile del maggio 1948 e l’uccisione di Evelino Tosarello, in “Studi Polesani” (1987), nn.24-26, pp.149-182.
  • Dario Nicoli (a cura di), ATLANTE POLESANO. Dizionario alfabetico dei 51 comuni della provincia di Rovigo,Il Resto del Carlino, 1993, p.114.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Veneto Portale Veneto: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Veneto