Industria tessile

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Telaio artigianale in legno a 6 licci

L'industria tessile è un'attività manifatturiera che produce e lavora le fibre tessili.

La sua origine è antichissima e deriva dall'esigenza dell'uomo di ripararsi dal freddo e dalle intemperie, usando materiali diversi dalle pelli conciate.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia della tecnologia tessile.

La prima produzione di tessuti risale al neolitico, venivano utilizzate fibre vegetali (lino). Secondo alcuni, il primato preistorico del lino contraddice la precedente ipotesi che "la tessitura deriva dall'esigenza dell'uomo di ripararsi dal freddo e dalle intemperie, usando materiali diversi dalle pelli conciate". Perciò non si esclude che l'invenzione della tessitura sia prettamente artistico-magica. Non servi comunque a molto la tessitura in quei tempi ma si riprese soprattutto dai sumeri che usavano la canapa come crema corporea e poi filate e intrecciate come tessuto vegetale ma poi si accorsero che le capre davano ottimi tessuti con la loro pelliccia e poi si arrivò agli egizi che usavano soprattutto fibre vegetali anche per i loro schiavi; gli stessi egizi scoprirono che con l'urina dei cammelli si intenerivano le canne con le quali facevano delle vesti e così fu utilizzata anche all'infuori di bevanda.

Con i primi stanziamenti sedentari, ereditando dalla pastorizia nomade la capacità di allevare animali (per lo più pecore), l'uomo comincia a ingegnarsi per poter sfruttare il manto naturale degli ovini, evitando di dover uccidere l'animale per poterne sfruttare la pelliccia. L'animale diventa fonte indispensabile di sostentamento con il latte e i suoi derivati e fonte di approvvigionamento materie prime tessili, assumendo importanza fondamentale per il vivere quotidiano.

L'uomo capisce che il pelo tagliato può essere, tramite una particolare azione meccanica svolta manualmente, raccolto in un fascio di fibre unite insieme e avvolto su un sostegno. Nasce in questo modo la filatura, e con essa la prima vera applicazione tessile della materia prima naturale. La filatura tutt'oggi è la creazione del filato partendo da una massa di fibra tessile alla quale si applicano, in fasi successive di lavorazione, le fasi di cardatura, pettinatura delle fibre, lo stiro della massa fibrosa più o meno grossa, la torsione tramite una rotazione e l'avvolgimento del prodotto finito su un sostegno di raccolta.

Una volta ottenuto un materiale filato, nasce l'esigenza di doverlo intrecciare insieme per poterlo rendere robusto, e con esso dall'ingegno umano, nascono i primi esempi di telaio, strumento necessario per la tessitura.

Nell'antichità la tessitura era gestita in ambito familiare o con piccole imprese artigianali, ma già presso i Romani le fasi della lavorazione della lana e del lino cominciarono ad essere organizzate in officine specializzate in una sola lavorazione dove la manodopera era fornita dagli schiavi. A Roma, nel periodo imperiale, fioriva la lavorazione della lana e nell'VIII secolo gli Arabi mercanteggiavano lana pregiata di pecore selezionate e importate in Spagna.

Nel corso del e XVII secolo con la nascita di un primo tentativo di organizzazione industriale, la protoindustria, il settore tessile ebbe un'importanza strategica nell'industrializzazione europea; comunque oggi questi metodi sono antichi e anche troppo infatti la scienza ha fatto passi da gigante nell'economia dei tessuti artificiali fatti con petrolio e, purtroppo, altre sostanze inquinati ma migliori di quelle naturali e di molto, danno più caldo, più protezione e più resistenza al vento, inquinano il pianeta ma ci tengono al caldo e sembrerebbe che la popolazione ne sia felice.

L'industria del tessile in Italia[modifica | modifica sorgente]

Nella metà del XII secolo inizia la produzione organizzata grazie alla confraternita degli Umiliati, dedita alla lavorazione della lana, che partendo dal Milanese costruì coi suoi conventi una prosperosa industria che si diffuse in tutto il nord Italia. Con la ripresa dei commerci l'industria della lana diede ricchezza alle città che la praticavano (Milano, Vicenza, Bologna, Firenze) e potenza alle corporazioni che gestivano i vari settori: Arte di Calimala, Arte della Lana, Arte dei Tintori, Arte della Seta. Con la sua dedizione ai commerci nel rinascimento è Firenze che si afferma come centro di importazione e esportazione dei manufatti di tessitura.

L'industria tessile in Italia si è sviluppata soprattutto al Nord: nell'Altomilanese, nel biellese, nel bergamasco e nell'Alto vicentino rimangono come traccia di archeologia industriale i resti di alcune fiorenti industrie tessili, si vedano, ad esempio, i villaggi operai di Crespi d'Adda, la Nuova Schio, la Valdagno dei Marzotto, Campione sul Garda degli Olcese e il Villaggio Leumann a Collegno. Nel comasco l'industria si è specializzata nella produzione della seta e nel mantovano, zona di Castel Goffredo, nella produzione di calze da donna e collant. Al centro si è sviluppata nel distretto industriale pratese, il più importante d'Italia per numero di aziende e occupati.

Le manifatture tessili in Umbria: Perugia è inserita nel mercato internazionale del tessile sin dal XIII secolo. Altri importanti centri tessili umbri sono rappresentati da Città di Castello, Foligno, Gubbio e Todi.

Negli ultimi anni paesi asiatici come la Cina e l'India hanno cominciato a potenziare la loro produzione industriale diventando in poco tempo concorrenti temibili per l'idustria tessile italiana, la Cina è di fatto l'unica allevatrice di bachi da seta e sta diventando monopolista nella filatura e tessitura di questo materiale.

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