Lendinara

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Lendinara
comune
Lendinara – Stemma Lendinara – Bandiera
Lendinara – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Rovigo-Stemma.png Rovigo
Amministrazione
Sindaco Luigi Viaro (lista civica Orizzonti comuni) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate 45°05′06″N 11°36′02″E / 45.085°N 11.600556°E45.085; 11.600556 (Lendinara)Coordinate: 45°05′06″N 11°36′02″E / 45.085°N 11.600556°E45.085; 11.600556 (Lendinara)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 55,06 km²
Abitanti 12 148[1] (01-12-2011)
Densità 220,63 ab./km²
Frazioni Barbuglio, Campomarzo, Molinella, Ramodipalo, Rasa, Sabbioni, Saguedo, Treponti, Valdentro
Comuni confinanti Badia Polesine, Canda, Castelguglielmo, Fratta Polesine, Lusia, Piacenza d'Adige (PD), San Bellino, Sant'Urbano (PD), Villanova del Ghebbo
Altre informazioni
Cod. postale 45026
Prefisso 0425
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 029029
Cod. catastale E522
Targa RO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 355 GG[2]
Nome abitanti lendinaresi
Patrono Beata Vergine del Pilastrello
Giorno festivo 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lendinara
Posizione del comune di Lendinara nella provincia di Rovigo
Posizione del comune di Lendinara nella provincia di Rovigo
Sito istituzionale

Lendinara (Łendinara in veneto) è un comune italiano di 12.148 abitanti della Provincia di Rovigo situata nella Regione del Veneto. È un centro importante dal punto di vista storico, artistico, culturale e religioso.

Fin dal XVIII secolo, infatti, la città viene omaggiata con l'appellativo di "Atene del polesine" per i tesori artistici che racchiude[3]. La sua storia, inoltre, si intreccia con quella del Risorgimento.

Molto rilevante e meta di pellegrinaggi è il Santuario della Beata Vergine del Pilastrello.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Lendinara è situata nel nord-est della penisola italiana nella parte medio occidentale del Polesine ed è attraversata dal fiume Adigetto, che la divide in due settori. A nord il suo territorio è lambito del fiume Adige che la divide dalla Provincia di Padova. Dista dal capoluogo Rovigo 16 km.

Le sue coordinate geografiche sono:

  • secondo il sistema sessagesimale: 45° 5' 6,72” N 11° 36' 2,52” E
  • secondo il sistema decimale: 45,0852° N 11,6007° E
  • World Wide Locator: JN55TC[4]

Il territorio è pianeggiante (si va dai 5 ai 18 metri sul livello del mare) e si estende per 55,40 km2.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Classificazione dei climi di Köppen, Lendinara ha un clima temperato umido con estate calda (Cfa). Si tratta di un clima temperato con estati calde e talvolta afose e inverni freddi e umidi. Le precipitazioni si concentrano nelle stagioni primaverile ed autunnale.

Per Lendinara si possono considerare validi, con buona approssimazione, i dati climatologici della Stazione meteorologica di Badia Polesine, distante pochi km da Lendinara:

Lendinara Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 4,9 9,1 14,0 18,7 23,4 27,4 29,4 28,5 24,6 18,0 10,7 5,1 6,4 18,7 28,4 17,8 17,8
T. min. mediaC) -1,4 0,6 3,4 6,6 10,6 14,4 16,2 15,9 12,9 8,0 3,7 -1,0 -0,6 6,9 15,5 8,2 7,5
Precipitazioni (mm) 59 54 48 57 69 63 49 78 55 54 81 51 164 174 190 190 718
Giorni di pioggia 7 7 7 8 8 7 5 6 5 6 9 6 20 23 18 20 81
Vento (direzione-m/s) NW
3,6
NW
3,9
NE
4,0
NW
4,1
NW
4,1
NW
3,9
NW
3,6
NW
3,8
NW
3,7
NE
3,8
NW
3,8
NW
3,8
3,8 4,1 3,8 3,8 3,8

Frazioni, località e nuclei abitati[modifica | modifica wikitesto]

Arzarello I, Arzarello II, Arzarello III, Arzarello V, Barbuglio, Boaria Rosine, Ca' Mignola Bassa, Campomarzo, Canton, Capitello Rasa, Capitello Rasa I, Capitello Rasa II, Capitello Valdentro, Caselle Provinciale, Cavazzana-Santa Lucia, Crosara, Crosara I, Crosara II, Fossello, Lama, Molinella, Pajarola, Ramodipalo Rasa, Rosa-Lendinara, Sabbioni Alti I, Sabbioni Alti II, Sabbioni Centro, Saguedo, San Lazzaro, San Lazzaro Provinciale, Treponti, Viazza, Villanova del Ghebbo-Valdentro[6].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia del nome[modifica | modifica wikitesto]

Non è ancora stata trovata una spiegazione sicura per l'origine del nome di Lendinara. Affinità etimologiche starebbero a dimostrare l'origine celtica. I suoni "L-N-D", infatti, si trovano in molte città fondate dai Celti. Altre ipotesi affermano l'origine germanica o veneta del nome. Secondo queste ipotesi (origine germanica o celtica) il nome risalirebbe al periodo delle invasioni barbariche e significherebbe “terra fortificata”. Avrebbe origine, infatti, dal contesto lessicale paneuropeo e prelatino della parola land[7]. Pieri, fa derivare il nome della città dal termine latino hirindine o hirundine (rondine) con l'aggiunta del suffisso -aria. I Lendinaresi attribuirono la fondazione della città all'eroe troiano Antenore che l'avrebbe fatta sorgere prima di fondare Padova. In questo caso, quindi, il nome inizialmente sarebbe stato "Antenaria". In un documento del 944 di Papa Marino II al vescovo di Adria la città appare con il nome di "Lendenaria". Jacopo Zennari riporta invece il nome "Lentenaria", riprendendolo da una citazione del Bocchi, relativa al documento di papa Marino II, dove parlando del ramo settentrionale dell'Adige si leggerebbe: "itaque...confirmamus...massa Cappaciana (oggi Cavazzana) et Lentenaria una cum silva sua usque in flumen Athicem..."[8] Un'altra ipotesi potrebbe essere l'anagramma della parola Adelardi, signori di Ferrara, prima del casato Estense.

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Che un primitivo centro esistesse già in età romana è dimostrato da numerosi ritrovamenti archeologici, quali urne cinerarie, lapidi, monete, vetri ed anche tracce di opere stradali ed idrauliche. Forse si ebbero insediamenti più antichi perché alcun reperti sembrano derivare la loro origine dal Medio Oriente.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il primo documento storico riguardante la città risale all'870, quando il veronese Umberto Cattaneo ottenne dai carolingi la signoria sul paese, signoria che durò per più di quattro secoli. Già nel secolo XI Lendinara era "illustre Castello, arricchito di molte fabbriche e torri, colta popolazione", come la definì il Muratori. Il castello era collocato alla sinistra dell'Adigetto ed era circondato da fortificazioni che contenevano gran parte dell'abitato. Al di fuori delle mura si trovavano, invece, la pieve di Santa Sofia e il convento di San Biagio attorno a cui si andavano formando varie contrade. Lendinara era situata al centro di un territorio molto fertile e i suoi fiumi, Adige ed Adigetto, favorivano le comunicazioni. Lo sviluppo fu continuo e rapido con la costruzione di chiese e ville e la presenza di notai, famiglie cittadine nonché di un'organizzazione comunale sviluppata. Ebbe un podestà a partire dal 1225 e fu dotata nel 1321 del primo statuto in Polesine. La città venne distrutta da Ezzelino da Romano nel 1246 a causa dell'amicizia dei lendinaresi coi San Bonifacio. Dopo questo incendio, un nuovo nucleo cittadino sorse attorno al grande complesso conventuale dei francescani, detto 'San Marco'. Il convento fu soppresso definitivamente nel 1810, come l'Abbazia della Vangadizza di Badia Polesine. Verso il 1275, per un breve periodo, la città si resse a repubblica. I padovani acquistarono la città nel 1283 e la cedettero poi agli Estensi. In questo periodo fu eretto il "Granarone", un grande deposito di vettovaglie. Il castello aveva una torre maestra di cinque piani, e una fossa che circondava tutto il paese, solo un ponte di legno raccordava il centro con la rocca. Quattro porte regolavano l'accesso alla città. Dopo esser stata venduta ai veneziani, per Lendinara il quattrocento fu il secolo d'oro per la cultura, i numerosi conventi della città ne furono custodi e diffusori. Nacque anche la grande scuola degli artigiani del legno dei Canozio, fra cui eccelse Lorenzo(1426-1477) autore di lavori in stile gotico.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Al fiorire congiunto di arte ed economia, seguì una maggiore tutela del territorio reso paludoso dalle frequenti alluvioni. Nel 1495 Lendinara ricevette il titolo di città. L'economia si sviluppò con l'incremento di produzione agricola. Nel cinquecento la città si era allargata ed arricchita di case signorili ed oratori. Nel seicento Lendinara divenne molto attiva e la popolazione, oltre che all'agricoltura, era dedita all'industria della lana e al commercio dei pellami. Il fenomeno culturale portò, nel 1695 alla fondazione della prima stamperia. Nel settecento la città si rinnovò con la ricostruzione di edifici pubblici e privati, mentre le strade e le piazze furono lastricate. Anche la cultura ebbe un grande impulso col fiorire della letteratura e il riemergere della lavorazione del legno. In questo periodo Lendinara fu chiamata "l'Atene del Polesine".

Tra la fine del Settecento e tutto l'Ottocento la città fu dominata inizialmente dai francesi e successivamente dagli austriaci. Nel 1866 Lendinara divenne a far parte del Regno d'Italia, ma alla nuova condizione di libertà si contrapposero però delle notevoli difficoltà economiche che spinsero parte della popolazione all'emigrazione verso il Brasile. All'inizio del Novecento la città ebbe uno sviluppo industriale con la costruzione dello zuccherificio, di una fabbrica di concimi, di uno jutificio e canapificio e di un'industria alimentare. Attualmente l'industria è orientata verso l'arredamento, l'abbigliamento e le calzature pur risentendo della crisi generale di questi settori.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Beata Vergine del Pilastrello
Santuario della Beata Vergine del Pilastrello
La storia del Santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono a partire dal XVI secolo attorno ad una Madonna con Bambino scolpita in legno d'olivo collocata in una nicchia della casa di Giovanni Borezzo. Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1509 si abbatté sul territorio lendinarese un forte temporale che fece gravi danni. Nelle prime ore del mattino successivo Matteo Brandolese rimase estasiato dal bagliore proveniente dalla statua della Madonnina che era stata strappata dalla bufera dalla nicchia dove era riposta ed era stata portata dal vento sopra una siepe. La statua vi rimase per diversi giorni ed era meta di curiosi e fedeli per il suo splendore. L'avvocato Lorenzo Malmignati, venuto a conoscenza di questi fatti, fece costruire a sue spese un capitello per la statuetta. Quando nel 1576 Ludovico Borezzo decise di restaurare il capitello, per impastare la calce venne attinta l'acqua da una fonte vicina, ma essa da chiara e limpida divenne color sangue. Lo straordinario fenomeno si ripeté al termine di una processione propiziatoria per le vie cittadine. A questi seguirono altri fatti miracolosi legati all'acqua della fonte che dimostrò avere poteri taumaturgici. Dopo un accurato processo le autorità diocesane diedero il benestare alla costruzione di un Santuario. Il 16 maggio 1579, a 70 anni dalla prima manifestazione divina, la statuetta venne trasportata dal Capitello nella nuova chiesa nella quale venne deviata l'acqua della fonte. Nel 1595 la città di Lendinara fu consacrata ufficialmente alla Madonna del Pilastrello. Il tempio venne affidato ai monaci benedettini di Monte Oliveto che rimasero fino alla soppressione dell'ordine del 1771 e poi rientrarono nel 1905. L'architettura della chiesa attuale è frutto di notevoli rimaneggiamenti di fine Settecento e inizio Ottocento curati dall'architetto lendinarese don Giacomo Baccari. La facciata, col doppio ordine ritmato da lesene, è stata modificata parzialmente nel 1933. Lo spazio interno della chiesa è diviso in tre navate ed è ritmato da archi a pieno centro che poggiano su pilastri. Le volte e il catino absidale vennero affrescati tra il 1939 e il 1942 dal pittore caucasico Giuseppe Chiacigh. Nel soffitto della navata centrale si trova Il Sacro simulacro che riceve forza dalla Vergine in gloria, nella controfacciata sopra il portale La salvezza dall'alluvione del 1822, verso la navata laterale sinistra il Miracolo della preservazione di Lendinara dalle rotte dell'Adige, verso la navata laterale destra La preservazione della città dalla peste del 1630 e La liberazione degli animali dalla peste del 1748, nel catino absidale L'incoronazione di Maria e dei Santi Benedetto e Francesca Romana, e del beato Bernardo Tolomei, La Natività della Vergine e I quattro profeti, nelle navate laterali gli angeli e i simboli araldici e nella cappella di Sant'Antonio Le virtù cardinali, dipinte in monocromo. Nel I altare a sinistra si trova l'opera di G. Angeli, allievo del Piazzetta, San Francesco visitato da un angelo (1750 ca.), nel II l‘Ascensione di Cristo in presenza degli apostoli e del committente V. Malmignati (1580 ca.) opera di P. Veronese e bottega. Nel III altare si colloca Il battesimo di Cristo del Montemezzano, allievo del Veronese. Salendo la scalinata sinistra si incontrano due delle sei tele dipinte tra il secondo e il terzo decennio del Settecento da Angelo Trevisani sulla storia del Pilastrello: La giovane Lucia Zante risuscitata durante il suo funerale (11 febbraio 1592) e La giovane Francesca Bimbato, annegata nel Canalbianco, viene ritrovata viva (19 luglio 1613). Una volta in cima alle scale ci si trova davanti all'altare che conserva una copia della statuetta miracolosa, derubata nel 1981. La statua è circondata da angeli in marmo scolpiti da Giovanni Maria Morlaiter (o dal bellunese Marchiori) tra il 1743 e il 1745. Dello stesso artista le statue della Verginità e dell‘Umiltà ai fianchi dell'altar maggiore. Scendendo la scalinata opposta si incontra la cappella dedicata all'abate Celestino Colombo in cui si trova una tavola con San Pietro (inizi XVI sec.) di scuola dossesca. Nel II e III altare di destra si collocano due pale tardo settecentesche del pittore siciliano di formazione romana Tommaso Sciacca: Sant'Antonio da Padova che riceve Gesù Bambino e Sant'Antonio abate che visita San Paolo eremita. Nella seconda cappella sono conservate altre due opere splendide del ciclo di Trevisani: La giovane Maria Rigo viene resa invisibile a giovani patrizi male intenzionati (16 maggio 1591) e L'acqua mutata in sangue (1576) (1730 ca.). Tra due statue del padovano T. Bonazza si colloca una seconda pala dello Sciacca San Sebastiano e Santa Lucia (1814). Un'altra opera di rilievo è conservata nel I altare a destra. Si tratta de I Santi Bartolomeo, Benedetto e il beato Bernardo Tolomei e i committenti Bartolomeo e Battista Malmignati (1580 ca.) di J. e D. Tintoretto. Altre due grandi tele del Trevisani sono conservate nella sacrestia: La città di Lendinara viene preservata dalla pestilenza che infuria in vari luoghi d'Italia e del Polesine (1630) e Per intercessione di Giovanni Battista, la Madonna del Pilastrello salva Lendinara da una tremenda rotta dell'Adige (24 giugno 1677). Sono, inoltre presenti, la Glorificazione del podestà di Lendinara Ludovico Pisani (seconda metà del sec. XVII) attribuita ad Andrea Celesti (o a Matteo Ghidoni), Sant'Andrea (metà del XVII sec.) di J. Ribera, alcuni dipinti di scuola romana di fine Settecento e una copia dal Guercino. Nella navata sinistra si trova l'ingresso del Bagno. L'impianto è quello voluto dal Baccari ma ha subito molti rifacimenti e aggiunte di epoca successiva. Sulla sinistra si trova la fonte miracolosa coronata dalla Madonna in bronzo (1910) del melarese Policronio Carletti mentre alle pareti si trova il ciclo ottocentesco dei dipinti con I miracoli della Vergine del Pilastrello di Giovanni Baccari. In una vasca monolitica in marmo degli inizi del Novecento sgorga l'acqua della fonte miracolosa.
Duomo di Santa Sofia
Duomo di Santa Sofia
La chiesa di Santa Sofia è il Duomo di Lendinara. Secondo la tradizione sorse nel 1070 sulle rovine di un antico tempio come oratorio della famiglia Cattaneo. Intorno al 1674 in forte degrado, venne ampliata e restaurata secondo il progetto dell'architetto ferrarese Angelo Santini nel 1760. I lavori si trascinarono finché non venne coinvolto l'architetto lendinarese don Francesco Antonio Baccari a cui si deve il progetto della facciata. A fianco del Duomo s'innalza la torre campanaria, di ben 92.5 metri, una delle più alte d'Italia. Venne realizzata tra il 1797 e il 1857 anch'essa su progetto del Baccari. Nel 1938 al Poloni ed al Casanova venne affidato il compito di restaurare le pitture murali e restaurare la decorazione. L'interno organizzato in tre navate termina con un'abside sormontata da una cupola. All'interno della chiesa affreschi di Giorgio Anselmi decorano la cupola e il catino absidale: rappresentano il Trionfo della chiesa, I quattro dottori della chiesa e La trasfigurazione di Cristo (1796-1797). Nel I altare a sinistra si trova una tela del Casanova del 1942 che raffigura Sant'Antonio da Padova, il II ospita La Vergine del Rosario e Santi del pittore lendinarese Giovanni Battista Albrizzi mentre nel III è collocata una tela novecentesca di B. Biagetti col Sacro Cuore di Gesù. All'interno di un piccolo vano tra il terzo e quarto altare sulla navata sinistra è possibile ammirare l'intensa Madonna con il Bambino e angelo musicante (1511) del giorgionesco trevigiano pittore Domenico Mancini, la Madonna con il Bambino in trono tra San Lorenzo martire e Sant'Antonio da Padova (inizi sec. XVI) eseguita da Francesco Bissolo e un Ecce homo (1615) del Fetti. Considerando ora gli altari di destra, troviamo nel I una Madonna in gloria con il Bambino e le anime del Purgatorio (1700 ca.) del pittore estense Zanchi, sul II la Discesa dello Spirito Santo (1765 ca.) di Domenico Maggiotto, uno dei maggiori allievi del Piazzetta, mentre nel III altare si trova l'opera dello Zanchi Santi apostoli Pietro e Giacomo (o Allegoria del Papato). Il martirio di Santa Sofia e delle sue figlie Fede, Speranza e Carità si colloca sull'altar maggiore ed è stato realizzato nel 1793 dal veneziano Carlo Alvise Fabris, allievo del Longhi e dell'Angeli. Ai lati del presbiterio si trovano i busti dello Scipioni e del Cappellini vicino ai quali sono collocati due dipinti del veronese Agostino Ugolini: i Santi Agostino, Benedetto, Scolastica, Chiara e Placido e la Madonna con il Bambino in gloria con i Santi Andrea Avellino, Gaetano da Thiene e Valentino. Nella sacrestia si trovano un modello ligneo in scala del campanile e altri interessanti dipinti come, ad esempio, le Scene della vita di San Costanzo (1730 ca.) del veneziano Bartolomeo Litterini, due tele del sec. XVII di Pietro Vecchia, una copia del Tiziano ed una pala in cattive condizioni attribuita a Matteo dei Pitocchi.
Chiesa di San Biagio
Chiesa di San Biagio
L'elegante e neoclassica chiesa di San Biagio per come si presenta oggi risale al sec. XIX ma è presente un oratorio dedicato a San Biagio a Lendinara fin dal Duecento, quando ad esso era annesso il convento degli Umiliati. La reggenza passò poi ai frati gerolimini (o fiesolani) e in seguito ai francescani zoccolanti. Nel 1786 divenne chiesa arcipretale e venne restaurata dall'architetto lendinarese don Giacomo Baccari ed in seguito con la collaborazione dello Jappelli. Nel corso del sec. XX vennero poste le vetrate (ditta Maffioli di Venezia), si costruì il coro ligneo (G. Businari di Padova) e venne inserito l'organo (Malvestio di Padova). La facciata della chiesa è caratterizzata dalle quattro colonne del pronao che sostengono il frontone decorato da statue ai vertici. Le due ali laterali sono delimitate da ampie arcate a pieno centro. Da una di queste si erge il campanile risalente al sec. XVII. L'interno è diviso in tre navate e modulato da imponenti colonne. Nel I altare a sinistra è presente la pala del Cristo crocifisso e i Santi Marco e Carlo Borromeo (primi del sec. XVII) di Malombra, nel II altare L'esaltazione dell'Eucarestia da parte di Santi francescani (1725 ca.) di Gregorio Lazzarini ed il III contiene la pala con Sant'Antonio da Padova e angeli (1942) dipinta da A. M. Nardi. Lungo il deambulatorio si trovano un quadretto con San Bellino, la pala con L'Immacolata concezione venerata dai Santi Biagio e Francesco (1725 ca.) del Lazzarini e La Sacra Famiglia, San Giovannino, Sant'Elisabetta e donatori, dipinto cinquecentesco di scuola veneta. Nel IV altare di destra si trova esposta la Madonna della Cintura e nove santi (1690 ca.) dell'estense Antonio Zanchi, nel III la bellissima Visitazione (1525 ca.) della bottega di Dosso Dossi, nel II altare è collocata la pala con San Nicola, San Francesco d'Assisi, Sant'Antonio abate e Sant'Andrea apostolo (1585) del tardomanierista Andrea Vicentino mentre nel I altare di destra si trova la tela ottocentesca di Santa Margherita da Cortona. Sono presenti nella chiesa anche sculture di artisti lendinaresi: il baldacchino sopra l'altar maggiore del sec. XVIII di Giuseppe Fava detto il Saccadei, la croce del Ponzilacqua e la cantoria ottocentesca, opera di Luigi Voltolini.
Chiesa di Sant'Agata
Chiesa di Sant'Agata (ora di San Francesco, dei frati Cappuccini)
La chiesa di Sant'Agata venne fondata nel 1486 per il convento delle monache benedettine cassinesi.Tra il Seicento e il Settecento venne restaurata la chiesa e ampliato il convento. Nel 1810 il monastero venne soppresso. La chiesa e il convento rimasero chiusi per vent'anni prima dell'acquisto da parte di don Gaetano Baccari. Il monastero venne affidato ai frati Cappuccini. venne nuovamente soppresso nel 1868, salvo poi tornare ai Cappuccini nel 1876. La chiesa, per come appare ai nostri giorni, mantiene le antiche mura perimetrali, e il campanile del Settecento con cella campanaria balaustrata e lanternino a cupola. L'interno, a navata unica, è stato ristrutturato nell'Ottocento quando venne dato un nuovo orientamento all'asse della chiesa, opposto al precedente. La navata è ritmata da paraste di ordine ionico ed ha un profondo presbiterio ai lati del quale sono presenti due ambienti adibiti a coro. La facciata a due spioventi viene delimitata da lesene ed è dotata di un rosone centrale e di un portale architravato con portico, aggiunto nel novecento. Sull'altar maggiore, entro un'ancona lignea, è presente il dipinto Maria Vergine con il Bambino e San Francesco (1835) di Giovanni Baccari a cui si deve anche la Crocifissione presente sul retro. Nel coro si conservano una tela con l′Annunciazione,a sinistra, e una Visitazione, a destra, (probabilmente del sec. XVI) in gran parte ridipinte. Al centro è collocata l′Adorazione dei Magi di un artista veneto del sec. XVI vicino ai modi di Francesco Rizzo da Santacroce. Nella sala lettura del convento vengono conservate le tele de Il sacrificio di Abramo, Giacobbe carpisce la benedizione di Isacco e Rebecca al pozzo (fine XVII sec.) del lendinarese Francesco Mosca. Nel refettorio si trovano altri dipinti: San Pietro che resuscita Tabita, copia tratta dal dipinto del Guercino, e San Girolamo in meditazione, replica del dipinto di Jacopo Palma il Giovane. Negli ambienti del convento è presente anche la tela Sant'Agata (1834) di Andrea Pozzi, in passato collocata sull'altar maggiore ed oggi in precarie condizioni.
Chiesa di Santa Maria e Sant'Anna
Chiesa di Santa Maria e Sant'Anna
La chiesa di Santa Maria e Sant'Anna che sorge in una suggestiva piazzetta venne edificata nel 1433 per volere di Anna Bollato Falconetti. Nei sec. XVI e XVII era presente presso la chiesetta un convento di Suore Benedettine. Nel 1799 venne occupata dai Russi che vi celebravano i riti ortodossi. La chiesa venne restaurata nell'Ottocento per volere e sotto la sovrintendenza di don Gaetano Baccari. La facciata in mattoni a vista venne, poi, rinnovata negli anni trenta del Novecento. L'interno consiste in una navata unica con due piccoli cori e due altari ai lati del presbiterio. Sull'altar maggiore è posta una tela del 1816 di Giovanni Baccari dedicata a Maria Vergine che porge il Bambino a Sant'Anna, San Giuseppe, San Gioacchino, e San Iacopo. Sull'altare di sinistra è collocata un'opera di un anonimo pittore tardomanierista raffigurante La chiamata di San Matteo. Sull'altare di destra, invece, è presente l'interessante tela di ispirazione fortemente controriformista Madonna del Carmine che appare a Santi, re, doge e anime del Purgatorio (1614 ca.) di Andrea Vicentino.
Chiesa di San Giuseppe
La piccola chiesa di San Giuseppe sorge a pochi passi dal Duomo. Venne costruita intorno al 1500 ed inizialmente venne dedicata a Santa Maria delle Grazie. Fu sede della Confraternita dei Flagellanti. Finita in degrado tanto da diventare un fienile venne messa all'asta per poi essere acquistata e restaurata da don Francesco Antonio Baccari che la fece ornare con pitture e vi pose preziose reliquie donategli da Papa Leone XII. Nel 1822, dedicata al transito di San Giuseppe, venne riaperta al culto come battistero del Duomo. All'interno della chiesa sono presenti copie di dipinti di scuola bolognese e romana del sec. XVIII realizzate da artisti dell'Accademia di San Luca, la tela raffigurante il transito di San Giuseppe (1820) e l'ovale con San Vincenzo de' Paoli entrambi opere di Andrea Pozzi nonché le quadrature e le pitture murali raffiguranti La fuga in egitto e la Presentazione di Gesù al tempio (1822) opere del pittore veneziano Giovanni Fassini.
Chiesa di San Rocco
Chiesa di San Rocco
Poco fuori dall'abitato lungo la strada che conduce a Rasa si trova la chiesa di San Rocco. Venne costruita nel 1516 per volere del Consiglio Comunale come ringraziamento a San Rocco per lo scampato pericolo della peste del 1511. Era annesso alla chiesa un convento di frati Serviti. Tra il 1923 e il 1927, divenuta di proprietà comunale, divenne Sacrario dei Caduti della Grande Guerra. All'esterno venne recuperato l'aspetto cinquecentesco mentre l'interno venne decorato con le pitture murali Storie della guerra del veronese Angelo Zamboni. Dove un tempo sorgeva il convento si trova oggi il suggestivo parco "delle Rimembranze". Nei pressi della chiesa si trova uno storico platano di grandi dimensioni a cui la popolazione è molto legata. Viene chiamato dai cittadini "l'alboron de San Rocco" ed è uno dei simboli della città.

Architetture religiose delle frazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Sant'Andrea Apostolo (Rasa)
  • Chiesa di San Barnaba Apostolo (Saguedo)
  • Chiesa di San Giacomo Apostolo (Ramodipalo)
  • Chiesa di San Nicola (Barbuglio)
  • Chiesa di San Giuseppe e Santa Caterina (Molinella)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pretorio
Palazzo Pretorio
Si tratta di uno dei più antichi edifici estensi nel Polesine, esso infatti risale alla fine del Trecento. Nacque come castello, sede civile e militare dell'autorità estense, in un primo tempo, ed in seguito veneziana. È costituito dalla torre Maistra, alta 25 metri, e da un edificio più basso dotato di merli e di un grande portale. Venne utilizzato in tempi più recenti come carcere, tanto da essere spesso chiamato dai cittadini col termine “'e presón”. Oggi è sede dell'annuale mostra di presepi che attira appassionati e devoti della zona e non solo. All'interno, in quella che probabilmente era la cappella del palazzo, si trova un interessante affresco raffigurante la Madonna in trono col Bambino (1509) attribuito a Boccaccio Boccaccini.
Palazzo Comunale
Palazzo Comunale
Eretto anch'esso dagli estensi nel XIV sec., è sede del Municipio di Lendinara. La facciata in laterizio è divisa in due piani: quello inferiore consiste in un porticato ad arcate sorrette da colonne di marmo mentre il piano superiore è scandito da quattro finestre rettangolari. Tra le due finestre centrali è collocata una nicchia con una statua della Madonna col Bambino (1618) che riprende il simulacro della Beata Vergine del Pilastrello. Nel Seicento al Palazzo Comunale venne annesso l'adiacente edificio del Monte di Pietà del 1501. All'interno del palazzo si trova la “sala canoziana” nella quale si può ammirare la grata monacale lignea ad intaglio e traforo (1447 ca.) realizzata in stile gotico dai celebri fratelli lendinaresi Lorenzo e Cristoforo Canozi. Nella sala si trova anche l'interessante carta topografica di Lendinara di Gaspare Mazzante, risalente al 1690. Al piano inferiore si trova lo storico Caffè Maggiore che dà sulla loggia del Palazzo.
Torre dell'Orologio
Anticamente questa torre era una delle entrate della città-castello. Venne trasformata in torre campanaria e dotata di un grande orologio solo nel Seicento. È caratterizzara da una struttura quadrangolare, divisa in quattro piani ed è munita di merli. La porta è realizzata con un arco a sesto acuto.
Palazzo Dolfin-Marchiori
Palazzo Ca' Dolfin-Marchiori e giardino romantico
Edificato nel Cinquecento, forse su progetto di Vincenzo Scamozzi, allievo del Palladio, è dotato di un ampio parco in stile romantico sul retro, nato dall'inventiva di Domenico Marchiori, pittore e poeta. Entrambe le facciate dell'edificio sono caratterizzate dalla presenza di numerose finestre architravate e a tutto sesto. È presente inoltre un elegante poggiolo a balaustra dal quale si affacciò Giuseppe Garibaldi per parlare alla folla nel 1866. Ma il palazzo annovera tra i suoi ospiti illustri anche il poeta Umberto Saba. Il parco è caratterizzato da una serie di canali, laghetti ed edifici in stile eclettico con riferimenti fantastici a realtà lontane. Ogni anno vengono organizzate visite guidate nel parco e sono state fatte anche delle escursioni naturalistiche notturne per conoscere la fauna del luogo. Il grande giardino infatti ospita lucciole, picchi, pipistrelli, upupe, martin pescatori, nitticore e aironi cinerini.
Palazzo Malmignati-Boldrin
Realizzato in stile ferrarese nella prima metà del XVI sec. per volere del cavaliere della Serenissima Vincenzo Malmignati, oggi è sede della Biblioteca Comunale, fondata nel 1787. È alle porte la trasformazione del palazzo nella Cittadella della Cultura che comprenderà oltre alla Biblioteca Comunale il Museo del Risorgimento. La facciata semplice e lineare, è organizzata in due ordini: il registro inferiore è caratterizzato da un alto zoccolo e da un grande portale ad arco sormontato dallo stemma della famiglia. L'ordine superiore viene delimitato da un cornicione dentellato e da una cornice marcapiano ed è caratterizzato dalla presenza di una classica loggia in marmo con poggiolo a balaustra, da un elegante trifora e da un cornicione in cotto. Un tempo la facciata era decorata anche da affreschi probabilmente dello Zelotti, che però oggi appaiono molto degradati.
Teatro Ballarin
Teatro Ballarin
Costruito nel XV sec. dagli Estensi, inizialmente era un deposito di vettovaglie. Veniva, infatti, chiamato “granaron” dalla popolazione. Solo nell'Ottocento venne ristrutturato e trasformato in teatro secondo il progetto di Antonio Foschini, architetto autore anche del teatro comunale di Ferrara. Dopo anni di abbandono e il rischio di essere abbattuto, negli ultimi anni è stato ristrutturato completamente ed oggi si presenta con tutta la sua eleganza nella suggestiva piazzetta in riva al fiume.
Palazzo Cattaneo
Il palazzo della nobile famiglia veronese, che ebbe la signoria sul paese fin dal 870, risale al Cinquecento. L'interno del palazzo è caratterizzato dal tradizionale schema veneziano con saloni centrali e stanze ai lati. Nel piano nobile le pareti sono decorate con affreschi che raffigurano scene di vita quotidiana e temi agresti. Vennero realizzati nel 1715 da G. Boschetti di Udine.
Palazzo Malmignati
Palazzo Malmignati
Collocato lungo la riviera destra del fiume Adigetto, venne fatto edificare nel settecento dalla nobile famiglia ferrarese dei Malmignati. La facciata principale è scandita da cornici marcapiano in cotto e da molte finestre architravate disposte in modo simmetrico sui vari piani. Sul tetto è possibile notare quattro eleganti camini settecenteschi dotati di cupola in marmo. All'interno del palazzo, a pianta rettangolare, si trovano grandiosi saloni. Originariamente il palazzo e le adiacenze erano circondati da mura. Il giardino all'italiana ora si presenta con quattro aiuole verdi con al centro uno specchio d'acqua.
Palazzo Perolari-Malmignati
Palazzo Perolari-Malmignati
Si affaccia da destra sull'Adigetto anche Palazzo Perolari-Malmignati. Questo palazzo, di tipologia ferrarese, risale al XVI sec.. Dal 1923 è di proprietà del Comune al quale venne donato insieme al ricco archivio privato che conteneva. È caratterizzato da una facciata imponente dotata di un alto portone ad arco delimitato da bugnato in rilievo e pietra d'Istria, che si stacca dalle ali laterali in laterizio. La facciata posteriore, invece, è completamente in laterizio e si presenta più articolata. Vi si colloca un portale a tutto sesto sormontato da tre aperture centrali con poggiolo tra due finestre architravate. Oggi è sede di varie associazioni e in quello che era il terreno retrostante la villa si trovano gli impianti sportivi di Lendinara.
Casa dei Mario
In via del Santuario si trova la casa dove visse e morì Alberto Mario. Sulla facciata si trova una lapide che lo ricorda ed una seconda con un medaglione in bronzo, opera del melarese Policronio Carletti, che testimonia la generosità di Jessie White nel donare alla Società Operaia Maschile di Mutuo Soccorso il brolo di casa Mario al fine di costruire le prime case operaie.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Giuseppe Garibaldi
Torrino piezometrico e serbatoio idrico

Vari capitelli, edicole e sacelli, dedicati al culto popolare, sono dislocati lungo le vie principali e di campagna.[9]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione e statistiche demografiche[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Al 1º gennaio 2010 la popolazione residente, pari a 12247 abitanti, era così distribuita in base al sesso:

  • maschi: 5874 (47,96%)
  • femmine: 6373 (52,04%)

In base all'età:

  • 0-14 anni: 1520 (12,41%)
  • 15-64 anni: 7786 (63,57%)
  • oltre i 65 anni: 2941 (24,01%)[11]

Cittadini stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Al 1º gennaio 2010 la popolazione straniera residente, che ammontava a 1026 abitanti (8,38% del totale), era così distribuita in base al sesso:

  • maschi: 478 (46.59%)
  • femmine: 548 (53,41%)[12]

La maggioranza di queste persone proviene da Marocco, Cina e Romania. Ma sono numerose anche le minoranze provenienti da Albania, Polonia, Moldova, Ucraina, Brasile, Tunisia, Russia, Repubblica Democratica del Congo e India[13].

Popolazione residente in frazioni e località abitate[modifica | modifica wikitesto]

In occasione del 14º Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni del 2001 la popolazione era così distribuita nel comune, nelle frazioni e nelle località abitate:

  • Barbuglio: 48 abitanti
  • Cavazzana-Santa Lucia: 65 abitanti
  • Lendinara: 7425 abitanti
  • Molinella: 52 abitanti
  • Ramodipalo Rasa: 652 abitanti
  • Sabbioni centro: 112 abitanti
  • Saguedo: 316 abitanti
  • Treponti: 79 abitanti
  • Villanova del Ghebbo - Valdentro: 307 abitanti
  • Arzarello I: 55 abitanti
  • Arzarello II: 57 abitanti
  • Arzarello III: 12 abitanti
  • Arzarello V: 21 abitanti
  • Boaria Rosine: 19 abitanti
  • Ca' Mignola Bassa: 25 abitanti
  • Campomarzo: 38 abitanti
  • Canton: 50 abitanti
  • Capitello Rasa: 25 abitanti
  • Capitello Rasa I: 21 abitanti
  • Capitello Rasa II: 20 abitanti
  • Capitello Valdentro: 44 abitanti
  • Caselle Provinciale: 17 abitanti
  • Crosara: 22 abitanti
  • Crosara I: 17 abitanti
  • Crosara II: 17 abitanti
  • Fossello: 60 abitanti
  • Lama: 46 abitanti
  • Pajarola: 26 abitanti
  • Rosa-Lendinara: 28 abitanti
  • Sabbioni Alti I: 28 abitanti
  • Sabbioni Alti II: 86 abitanti
  • San Lazzaro: 19 abitanti
  • San Lazzaro Provinciale: 55 abitanti
  • Viazza: 21 abitanti
  • Case sparse: 2288 abitanti[14]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istituti Culturali[modifica | modifica wikitesto]

L'interno di Palazzo Malmignati-Boldrin accoglie dal 1955 l'Ente Morale Istituzione Brunetto Boldrin, dal 1972 la Biblioteca Comunale “G. Baccari” e dal 1990 l'Archivio Storico Comunale oltre a diversi archivi di famiglie nobiliari. L'Archivio Storico Comunale conserva materiale per lo più successivo al 1809, anno in cui il popolo mise a ferro e fuoco, a causa delle continue tassazioni, l'edificio in cui era conservata la maggior parte della documentazione. Restano alcuni registri, atlanti e alcune sporadiche carte antecedenti a quell'anno. Ciò nonostante l'Archivio contiene quasi 4000 pezzi. Assieme al corposo archivio comunale sono conservati archivi privati come quelli della famiglia Malmignati e quello di Giuseppe Marchiori. La Biblioteca Comunale, intitolata a don Gaetano Baccari, è situata al piano nobile dell'edificio e contiene all'incirca 24000 volumi. Costituita inizialmente dai 7000 libri raccolti da don Gaetano Baccari e donati alla cittadinanza, si è arricchita con altre donazioni di intellettuali lendinaresi. È una biblioteca in continua evoluzione, tesa ad accogliere in particolare studi di storia locale, letteratura per ragazzi e una consistente sezione storico artistica oltre ai nuovi successi letterari. Di particolare importanza sono La Gerusalemme liberata del Tasso stampata a Venezia da G. B. Albrizzi, contenente 95 incisioni realizzate su disegni di Piazzetta, e gli Statuti della città di Verona risalenti al 1475. La Biblioteca conserva altri 19 incunaboli e 837 cinquecentine.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Fiera di Lendinara - settembre lendinarese, 346a edizione
  • Fiera di San Marco, 405a edizione
  • Festival Internazionale “Il suono e gli strumenti di Domenico Montagnana”, 7a edizione
  • “Lendinara tra storia, arte e devozione”, visite guidate in città
  • “L'arte del Presepe”, 10a edizione
  • Premio Letterario Internazionale Città di Lendinara “L'Arcobaleno della Vita”, 10a edizione
  • Stagione di prosa - Teatro Comunale Ballarin
  • Rievocazione storica “Arriva Garibaldi”

Radio[modifica | modifica wikitesto]

A Lendinara è possibile ricevere le principali stazioni radiofoniche nazionali. Nella città, inoltre, viene trasmessa dalla Parrocchia di San Biagio Radio Kolbe, la radio della Diocesi di Adria-Rovigo sulla frequenza di 98,400 Mhz. Vengono trasmessi alternativamente i programmi di Radio Kolbe e le Sante Messe della Parrocchia.

Persone legate a Lendinara[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Lendinara è dotata di una propria uscita sulla SS434 Transpolesana che la collega con Verona e Rovigo. L'uscita è a pochi km dal centro della città, che si può raggiungere percorrendo la SP 17. È ancora in costruzione l'Autostrada A31 Valdastico Sud, che nei pressi di Badia Polesine si connetterà con la SR88 (che attraversa Lendinara) e nei pressi di Canda(comune confinante sia con Badia Polesine che con Lendinara) con la Transpolesana[16]. È possibile raggiungere Rovigo anche attraverso la SR88 Rovigo - Badia Polesine. Lungo questa strada poco prima del capoluogo di provincia è disponibile l'uscita Rovigo dell'Autostrada A13 Bologna - Padova.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Lendinara.

Lendinara dispone di propria stazione ferroviaria che si trova sulla linea Verona - Legnago - Rovigo. È disponibile il collegamento diretto con i comuni di Badia Polesine, Bovolone, Buttapietra, Castagnaro, Cerea, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Isola della Scala, Legnago, Rovigo, Verona e Villa Bartolomea.

Autobus[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti nel territorio di Lendinara diverse fermate degli autobus il cui servizio viene effettuato da Busitalia (ex SITA). È disponibile il collegamento diretto con: Badia Polesine, Baruchella, Calto, Castelmassa, Ceneselli, Ferrara, Ficarolo, Fiesso Umbertiano, Fratta Polesine, Gaiba, Lusia, Melara, Monselice, Occhiobello, Ostiglia, Padova, Pincara, Rovigo, Salara, Stienta, Trecenta, Villa Estense e Villanova del Ghebbo.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Gli aeroporti più vicini a Lendinara sono:

Fiumi e canali[modifica | modifica wikitesto]

I fiumi principali sono il Naviglio Adigetto, che divide in due la città, e il fiume Adige, che ne lambisce il territorio nei pressi delle frazioni Campomarzo e Barbuglio. Sono presenti, inoltre, nel territorio comunale altri canali e scoli di minore importanza.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti Sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Campo Sportivo “Perolari”
  • Campo Sportivo c/o Parrocchia di Santa Sofia
  • Campo Sportivo c/o frazione di Saguedo
  • Palazzetto dello Sport
  • Tennis club Lendinara
  • Palestra c/o Scuola Primaria “F. G. Baccari”
  • Palestra c/o Scuola Primaria Paritaria Istituto Parrocchiale "Immacolata"
  • Palestra c/o Scuola Secondaria di I grado “A. Mario”
  • Palestra c/o Parrocchia di San Biagio

Associazioni sportive[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

L'U.S.D. Lendinarese è nata nel 1946 ed attualmente milita nel campionato di terza categoria. La Lendinarese ha partecipato durante la sua lunga storia al campionato nazionale di Serie D, durante il campionato 1996/96, classificandosi al 16º posto con 31 punti del girone D, retrocedendo al campionato di Eccellenza. Nelle fila della Lendinarese è cresciuto Paolo Dal Fiume, che ha giocato in Serie A con Perugia, Napoli e Udinese, al fianco di grandi campioni come Zico e Maradona.

La Polisportiva Santa Sofia, nata nel 1987, milita nel campionato di seconda categoria. Partecipa, inoltre, ai campionati giovanili provinciali piccoli amici, pulcini, esordienti e giovanissimi e a quelli regionali nelle categorie giovanissimi, allievi e juniores. Nell'ambito del calcio a 5 femminile milita nel campionato regionale di serie D. La Polisportiva Santa Sofia è affiliata all'Associazione Calcio ChievoVerona.

A Lendinara si svolge ogni anno il torneo giovanile “Roberta Reviglio” arrivato alla 17a edizione. A Lendinara si svolge il torneo a carattere regionale "Città di Lendinara" giunto alla decima edizione ed organizzato dalla USD Lendinarese; il torneo è organizzato per le categorie pulcini, esordienti, giovanissimi, allievi e juniores.

Tennis[modifica | modifica wikitesto]

Il Tennis Club Lendinara, nato nel 1958, è dotato di quattro campi da tennis di cui due coperti nel corso dei mesi invernali, di ampio bar, sala TV e sale da gioco. Si trova nei pressi del Palazzo Perolari-Malmignati. Vi si svolgono corsi per bambini ed adulti nel corso di tutto l'anno, nonché tornei nazionali femminili e maschili.

Pallacanestro[modifica | modifica wikitesto]

La pallacanestro pianta le proprie radici a Lendinara nei primi anni settanta ed è stata, in seguito, formalmente costituita nel 1985; da allora è stata fatta molta strada. Nella stagione 2010/11 ha partecipato con tre formazioni giovanili ai campionati federali della FIP, trofeo Aquilotti per il minibasket, oltre ai campionati Under 13 ed Under 14 per il settore basket. Nella stagione sportiva 2011/12 sono state allestite quattro squadre, due nel settore minibasket, gazzelle ed esordienti, due nel settore basket, under 14 ed under 15. Nella prossima stagione, 2012/13, il Direttivo societario conta di aggiungere una quinta squadra, sempre nel settore giovanile, ed allo stato questo sarà l'organico: Aquilotti e Scoiattoli per il minibasket oltre ad under 13, 15 e 17 nel settore basket.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La Polisportiva Città di Lendinara Volley è nata nel 1966.

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 è nata l'A.S.D. Rugby Lendinara che dopo 30 anni ha riportato a Lendinara il rugby. La squadra lendinarese milita dal 2009 nel campionato nazionale di serie C - C.I.V. Girone 2. nel campionato 2011-2012 dopo solo tre anni di attivita si piazza al secondo posto del campionato nazionale, serie C-CIV ed è stata la squadra polesana che ha raggiunto il miglior piazzamento stagionale rispetto alle altre societa del rugby polesano. Inoltre grazie agli ottimi risultati, l'interesse del rugby a Lendinara suscita sempre più interesse e curiosita da parte dei cittadini, e dal 2012 inizia anche con settore junior, dove sta lavorando con bambini under 6-8-10-12-14 e 16.

Podismo[modifica | modifica wikitesto]

Il Gruppo Podistico Città di Lendinara organizza nella città ogni anno una corsa competitiva chiamata “Circuito degli assi”, arrivata alla 5a edizione, ed una camminata in occasione dell'8 dicembre detta “Caminada dell'Immacolata”, arrivata alla 8a edizione.

Pattinaggio[modifica | modifica wikitesto]

Il Roller Club Lendinara è stato fondato nel 2001. Gli atleti di questa società di pattinaggio praticano agonismo e partecipano ai vari Campionati della FIHP a livello Provinciale, Regionale e Nazionale, oltre ai vari trofei in giro per l'Italia. Oltre all'agonismo il Roller Club propone una scuola di Pattinaggio artistico.

Tchoukball[modifica | modifica wikitesto]

L' A.S.D. Lendinara Tchoukball, nata il 9 settembre 2009, è una società sportiva molto attiva nel territorio comunale nell'organizzazione di eventi e nella diffusione scolastica. Dal punto di vista agonistico partecipa al campionato italiano di serie A con i Lendinara Celtics, e al campionato italiano di serie B di Tchoukball con le squadre Lendinara Dragons e Lendinara Wolves. Tra le sue file presenta inoltre i Lendinara Baby Celtics, squadra giovanile under 14, campione d'italia di categoria nella stagione 2012-13.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

La società sportiva Libertas Ramodipalo-Rasa, fondata nel 1927, è la più antica società sportiva attualmente operante a Lendinara. Oggi partecipa a raduni cicloturistico - amatoriali ed organizza gare per dilettanti.

Karate[modifica | modifica wikitesto]

L'Associazione Sportiva Karate Ramodipalo è stata fondata nel 1999.

Motori[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S.D. “Tre valli” organizza a Ramodipalo ogni anno una tappa del campionato italiano di Tractor Pulling. Questi eventi attirano migliaia di appassionati dal triveneto e dall'Emilia-Romagna. L'associazione organizza anche atri eventi motoristici riguardanti quad, formula driver, car cross e gimkane trattoristiche.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. Guida Turistico Stradale del Parco Regionale Veneto del Delta del Po, Lugo (RA), 2006.
  • AAVV, Enciclopedia del Polesine. Il Basso Polesine: Atlante polesano del Delta del Po, Rovigo, 2007.
  • Bruno Rigobello, Storia antica di Lendinara - La Signoria dei Cattaneo, Tipografia lendinarese, Lendinara, 1975
  • Bruno Rigobello, Lendinara Estense, Tipografia Litografia lendinarese, Lendinara, 1976
  • Bruno Rigobello, Lendinara Veneta, Tipografia Litografia lendinarese, Lendinara, 1977
  • Bruno Rigobello, Rettori di Lendinara, Tipografia Litografia lendinarese, Lendinara, 1982
  • Bruno Rigobello, Un antico consorzio di bonifica veneto: il consorzio Valdentro-Vespara e prese unite di Lendinara e Canda, edito per i tipi delle arti grafiche Gasparoni di Venezia dalla Consulta per l'agricoltura e le foreste delle Venezie con il contributo della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Venezia, 1964
  • Bocchi Francesco Antonio, Del Canalbianco del Polesine, Tipografia Ortore, Adria, 1870
  • Marco Pozza, Statuti di Lendinara del 1321, Jouvence, Roma, 1985
  • Pier Luigi Bagatin, L'arte dei Canozi lendinaresi, Lint, Trieste, 1987
  • Pier Luigi Bagatin, Paola Pizzamano, Bruno Rigobello, fotografia di Antonio Guerra, Lendinara: notizie e immagini per una storia dei beni artistici e librari, Canova Edizioni, Trieste, 1992
  • Antonio Cappellini, Il Polesine, Officina Arti grafiche, Rovigo, 1925
  • Antonio Cappellini, Lendinara, Tipografia Scatolificio Genovese, Genova, 1953
  • Antonio Cappellini, Memorie polesane dal Maggio 1797 al Maggio 1914, Edizione Arti Grafiche A. Zanibelli, Adria, 1949
  • Mons. Bernardino Merlo, Pier Luigi Bagatin, Il Duomo di Santa Sofia nel bicentenario della consacrazione, Edizioni “Il Pilastrello”, Lendinara, 1993
  • Sergio Garbato, Il Teatro Ballarin di Lendinara, Tipografia Litografia lendinarese, Lendinara, 1994
  • Elisabetta Baesso, Pier Luigi Bagatin, Fabrizio Bertagnon, Antonella Brandalese, Antonio Guerra, Anna Matterazzo, Antonella Paparella, Valeria Spiazzi, Volti di Lendinara - Contributi per una storia urbanistica della città, Tipografia lendinarese Editrice, Lendinara, 2002
  • Pier Luigi Bagatin, Le pitture lignee di Lorenzo e Cristoforo da Lendinara, Antilia, Treviso, 2004
  • Zoppellari Rodolfo, Studio sul regime di Tartaro e Canalbianco, Tipografia Vincenzo Bardellini, Legnago, 1897

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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