Legnago

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Legnago
comune
Legnago – Stemma Legnago – Bandiera
Legnago – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Verona-Stemma.png Verona
Amministrazione
Sindaco Clara Scapin (PD) dal 09/06/2014
Territorio
Coordinate 45°12′00″N 11°18′00″E / 45.2°N 11.3°E45.2; 11.3 (Legnago)Coordinate: 45°12′00″N 11°18′00″E / 45.2°N 11.3°E45.2; 11.3 (Legnago)
Altitudine 16 m s.l.m.
Superficie 79,66 km²
Abitanti 25 439 (01-01-2012)
Densità 319,34 ab./km²
Frazioni Canove, Porto, San Pietro, San Vito, Terranegra, Torretta, Vangadizza, Vigo[1]
Comuni confinanti Angiari, Bergantino (RO), Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Castelnovo Bariano (RO), Cerea, Minerbe, Terrazzo, Villa Bartolomea
Altre informazioni
Cod. postale 37045, 37040
Prefisso 0442
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 023044
Cod. catastale E512
Targa VR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti legnaghesi
Patrono san Martino
Giorno festivo 11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Legnago
Posizione del comune di Legnago nella provincia di Verona
Posizione del comune di Legnago nella provincia di Verona
Sito istituzionale

Legnago (Legnàgo in veneto[2]) è un comune italiano di 25.439 abitanti della provincia di Verona in Veneto.

La città, nota per aver dato i natali al compositore di musica sacra, lirica e classica Antonio Salieri, sorge lungo la sponda destra del fiume Adige, nella Pianura Veronese.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Legnago dista 43 chilometri da Verona ed è la città di riferimento del sud della provincia assieme alla vicina Cerea. Fino a pochi anni fa era, dopo il capoluogo, il secondo comune per abitanti nella provincia. È molto vicina anche a Mantova, Rovigo, Vicenza, Padova e a Ferrara, in una posizione di interscambio strategico della bassa Veronese. Legnago, inoltre, è l'ultima delle città attraversate dal fiume Adige.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Cologna Veneta e Stazione meteorologica di Oppeano.

Dal punto di vista legislativo, il comune di Legnago ricade nella "Fascia climatica E" con 2.324 gradi giorno,[3] dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il fiume Adige ha sempre rivestito, dal X secolo in poi (quando fu attestato nell'attuale corso) un ruolo fondamentale per lo sviluppo storico[4] della città di Legnago e di Porto, una frazione sulla riva sinistra del fiume: grazie al loro ruolo difensivo, tali località vennero popolate già in epoche antichissime.

Molteplici sono le tracce che testimoniano una vita molto fiorente già durante l'Età del Bronzo (XIII secolo a.C.), grazie soprattutto al ritrovamento nel 1931 di una terramara e agli innumerevoli resti archeologici risalenti alla civiltà Etrusca tutt’oggi conservati presso il Museo Civico Fioroni e il Centro Ambientale ed Archeologico. Successivamente, grazie ai romani che si insediarono in quello che lo storico latino Tacito identificò col Forum Allieni, le campagne circostanti vennero rese fertili e Legnago diventò così un punto di riferimento per la bassa Veronese, così come rimase per secoli.

Dopo che il canale che attraversava Legnago divenne dal X secolo il corso principale del fiume Adige e ne furono man mano ampliati gli argini, durante l'Alto Medioevo Legnago amplia il proprio abitato ed assume il volto di una vera e propria roccaforte militare. Ancor oggi sono visibili alcune testimonianze dell’antica Porta Mantova (Legnago un tempo era completamente fortificata) nei pressi di Piazza Garibaldi, Via Giacomo Matteotti e Corso della Vittoria le quali sono state portate alla luce in seguito ad alcuni lavori di sistemazione della piazza nel 2004 e poi successivamente ricoperti a cavallo tra il 2011 e 2012, in quanto le avversità atmosferiche le stavano deteriorando. La cittadina venne conquistata prima dai Longobardi e successivamente dai Franchi, fino a diventare attorno al Mille proprietà del vescovo di Verona il quale la cede al Comune in cambio di Monteforte d’Alpone. Successivamente, Legnago diventa un possedimento di Ezzelino IV da Romano per poi passare sotto la dominazione scaligera dal 1207 fino al 1387. Si susseguirono poi le dominazioni dei Visconti e dei Carraresi. Fondamentale per l’assetto urbanistico di Legnago fu l’annessione voluta dal popolo nel 1405 alla Repubblica di Venezia poiché fu proprio il governo della Serenissima ad affidare all’architetto Michele Sanmicheli l’arduo compito di consolidare le fortificazioni (in particolare una rocca) che vennero distrutte durante la guerra dei Cambrai, ridisegnandole a pianta stellare. Le fortificazioni furono però in gran parte smantellate nel 1801 per volere di Napoleone, che poi cedette Legnago con l'intero territorio della soppressa Repubblica di Venezia all'impero asburgico. Legnago, all'epoca, era considerato uno dei nodi fluviali più importanti del Veneto per la presenza sulle rive dell’Adige di un porto, di un ponte mobile progettato per il passaggio dei natanti ed una lunga catena di mulini. Era altresì un rinomato polo culturale grazie alla presenza di scuole, un’accademia letteraria e un teatro. Alla sconfitta di Napoleone, la cittadina tornò in mano agli austriaci, come parte del regno Lombardo-Veneto, retto da un viceré con sede in Milano e resero Legnago uno dei capisaldi del Quadrilatero nel 1814 assieme a Verona, Peschiera e Mantova.

Soltanto con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866 le cose parvero cambiare, nonostante le molte servitù militari che ancora continuarono a sussistere sino a che, alla fine del secolo XIX, per permettere al paese di espandersi al di fuori dai confini della fortezza, vennero abbattute interamente le mura, i bastioni e le porte, di cui rimangono oggi solo pochi resti.

Nel 1868 e nel 1882 si registrarono due rovinose piene dell'Adige le quali distrussero gran parte del centro urbano. I successivi bombardamenti subiti durante le guerre mondiali, contribuirono a rubare alla cittadina la maggior parte delle opere architettoniche esistenti e, ad oggi, a ricordare l'imponenza di questa importante roccaforte rimane il Torrione (faceva parte della cinta muraria costruita dal Sanmicheli) in Piazza della Libertà.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Il comune contava al 01/01/2012 25.439 abitanti ovvero 161 abitanti in meno rispetto all'inizio del 2011. Le frazioni più popolose sono Porto con 4385 abitanti, seguita da Legnago capoluogo 3876, Casette 3714, Terranegra 3276; la frazione meno popolosa è invece Torretta con 139 abitanti. Abitanti censiti[5]

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Sono diverse le testimonianze architettoniche che caratterizzano l'abitato ed i centri limitrofi. Di seguito sono citati i più rappresentativi.[6]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Duomo di San Martino Vescovo[modifica | modifica sorgente]

Il Duomo di Legnago

In piazza della Libertà si trova il Duomo di Legnago; opera incompiuta risalente all'epoca neoclassica e dedicata a San Martino Vescovo, protettore della cittadina. Esso venne ricostruito nei secoli XVIII e XIX e inaugurato nel 1814 su progetto di don Francesco Ziggiotti. La chiesa si presenta all’esterno con una facciata a capanna molto semplice, con mattoni a vista mentre al suo interno si possono trovare molteplici opere artistiche tra le quali la Pala di San Martino ubicata nell’abside (olio su tela, 480x350cm realizzata da Antonio Maria Perlotto Pomè). Quest’opera è una commemorazione ed un dono votivo della comunità legnaghese per la scampata inondazione dell'Adige del 1839. Essa rappresenta il protettore della cittadina nel momento il cui egli, dal paradiso, invia un angelo con un ramoscello d’ulivo con il compito di placare l’ira del fiume. Ai piedi del santo patrono si scorge una rappresentazione ottocentesca della città di Legnago.

Sull'altare dell'Addolorata è possibile ammirare una pietà risalente al Quattrocento appartenente alla scuola austro-boema. Sono inoltre presenti cinque statue ottocentesche realizzate da Innocenzo Fraccaroli, uno stimato scultore veronese. Lungo i lati della navata interna sono presenti una cappella absidata e tre cappelle minori; la navata si conclude con una zona presbiterale rialzata con soffitto cupolato.

Le 6 campane presenti sul campanile sono state fuse da Achille ed Ettore Cavadini di Verona nel 1901. La maggiore di 982 kg suona la nota RE3.

Altre opere di pregevole fattura conservate all’interno dell’edificio sono un olio su tela (databile al XVI secolo) appartenente ad un ignoto autore di scuola veronese il quale rappresenta la Madonna in trono con Bambino tra i santi Giovanni e Andrea e la cena in Emmaus realizzata da Adeodato Malatesta. Il fonte battesimale risale al Quattrocento.

Nella zona presbiterale, a destra e a sinistra, in alto, si trovano i due organi settecenteschi. Il duomo possedeva anche un altro organo più piccolo, oggi posto nella Chiesa S. Celestino di Nichesola, nel comune di Terrazzo.

Campanile di San Rocco[modifica | modifica sorgente]

Il seicentesco campanile di San Rocco presenta lanterna e altarino in stile barocco ed è attorniato da palazzi della stessa epoca, ma ristrutturati. Esso è l’unica testimonianza rimasta della chiesa della Disciplina, demolita nel 1899 per permettere la costruzione dell’adiacente strada. Alla base del campanile è possibile pregare presso un piccolo altare dedicato a San Rocco, costruito per ricordare la peste del 1630. Altri arredi dell’ex chiesa della Disciplina sono oggi conservati presso la chiesa dell’Assunta.

Chiesa dell'Assunta[modifica | modifica sorgente]

La struttura dell'edificio sacro è ubicata in Corso della Vittoria ed è dedicata alla Madonna dell'Assunta. L’edificio risale al 1900 ed è stata voluta dall’allora parroco locale don Giuseppe Trecca. La chiesa sorge all’interno di un lotto donato dal comune come “risarcimento” per la demolizione della preesistente chiesa della Disciplina; qui sono conservate opere come la Pala della Madonna dell’Assunta, precedentemente collocate nella chiesa che è stata distrutta. Quest’opera risale al XV secolo e viene attribuita al domenicano Ranuccio Arvari. La Madonna viene rappresentata nel giardino del paradiso con il Bambino in grembo, nella parte superiore il Padre Eterno – posto in un sole dorato - veglia con lo sguardo i protagonisti, è possibile notare anche una colomba che rappresenta un’allegoria dello Spirito Santo, mentre ai lati sono presenti angeli che offrono in regalo fiori, canti e musiche. Lo stile architettonico si può definire neogotico per la presenza di una facciata a capanna, finestre ogivali ed un rosone.

Rimasta chiusa al culto per un lungo periodo, la chiesa venne riaperta solamente nel 1991.

Chiesa di San Salvaro[modifica | modifica sorgente]

La famosa chiesa romanica si trova nella vicina frazione di San Pietro e risulta essere una delle più antiche strutture del veronese. Dell'origine non si conosce che un accenno probabile, una tradizione leggendaria, mentre la tradizione più attendibile, basata sull'iscrizione posta nell'angolo nord-est della chiesa, è quella che l'aggiudica al XII secolo: «Contesa Matelda hoc opus fecit fieri 1117 D.I.C.».

L'edificio sarebbe quindi stato eretto nei pressi di una strada romana per volere della contessa feudataria Matilde di Canossa sopra una preesistente chiesa databile al VI secolo d.C. (questo è deducibile dal fatto che la cripta contiene numerosi resti risalenti all'Alto Medioevo).

Il complesso ha subito un lavoro di ristrutturazione novecentesca il quale, però, ha alterato la posizione originaria di alcuni elementi architettonici (tra i quali il campanile). La facciata è a salienti, presenta una bifora centrale e un portale lunettato, mentre alcuni archetti pensili sono visibili lungo gli spioventi del tetto. L'edificio, all'interno, è formato di tre navate: quelle laterali sono strette e dividono la navata centrale grazie a cinque tozzi pilastri quadrangolari che sostengono sei archi a tutto sesto alternati di tufo e laterizi. L'altare è rivolto ad oriente. Una bella gradinata di marmo rosso, congiunge la parte piana col presbitero, in fondo al quale, nell'abside, si trova l'unico altare su cui si eleva la statua del Salvatore risorto; due scale congiungono poi le navate laterali con la cripta a tre absidi. Bello è il compendio dell'epopea della Redenzione, rappresentata dagli affreschi e dalle statue. I dipinti nel catino dell'abside (in particolare la Trasfigurazione di Cristo) sono del veronese Daniele dal Pozzo. All'interno della struttura si possono altresì ammirare quindici medaglioni con effigi di santi, otto bassorilievi rappresentanti alcuni stemmi austriaci provenienti dalle ormai scomparse mura di Legnago (molti, infatti, sono i frammenti provenienti dalle ex mura). Il dipinto su muro più facilmente leggibile è la Madonna con Bambino ubicata sulla faccia di un pilastro alla destra del presbiterio. L'immagine più venerata e forse anche la più antica, benché ritoccata più volte nel corso del Novecento (l’originale era di fattura trecentesca), è la Vergine detta la Madonna di San Salvaro, dipinta su una volta della cripta. Era solita essere invocata dalla popolazione locale in occasione di epidemie o di calamità naturali. Nella stessa furono impiegati dei frammenti romani e, prova di tale induzione, sono tutte le pietre lavorate che sostengono i pilastri, i due bellissimi capitelli corinzi di travertino e il fregio che poggia sul nome di Giulio e Emilio figlio di Paolo che aveva alzato il tempietto o al quale era dedicato l'arco sepolcrale, e più di tutto il leone e il cavallo che si rincorrono sulla facciata.

Santuario della Madonna della Salute[modifica | modifica sorgente]

La chiesa si trova nella frazione Porto e, originariamente, era stata costruita dai domenicani durante il medioevo per essere successivamente ricostruita attorno al XVIII secolo. I bombardamenti delle guerre mondiali hanno distrutto il santuario originale, ma hanno risparmiato il campanile, tutt’oggi visibile anche se isolato dalla nuova costruzione. Su di esso è installato un melodioso concerto di 6 campane in tonalità REb3, realizzato nell'anno 1937 dal fonditore veronese Ettore Cavadini, con campana maggiore del peso di kg 1280.

Il nuovo edificio è stato progettato nel 1946 dall'architetto Giovanni Fregno, il quale ha voluto donargli una facciata a salienti e una pianta longitudinale. Venne aggiunta anche una cripta all’interno della quale si sono svolte tutte le funzioni religiose fino al novembre del 1955; anno in cui venne inaugurata la nuova chiesa.

L'antica statua in legno della Madonna della Salute è stata collocata nel 1999 all’interno della cappella situata alla destra del santuario (quest’ultima fu costruita nel 1970) dopo un’attesa di oltre cinquant’anni. Gli interni sono stati decorati con lo stile dell’affresco graffito negli anni Novanta del secolo scorso per opera di frate Ugolino da Belluno (Silvio Alessandri). Si possono inoltre ammirare alcune opere precedentemente conservate nella chiesa andata distrutta, tra le quali si annovera una Madonna con Bambino attribuita a Ranuccio Arvari.

Altre chiese nelle frazioni[modifica | modifica sorgente]

Il campanile della chiesa parrocchiale della Natività di Maria Santissima, sita nella frazione di Vangadizza.

A Canove è presente una chiesa dedicata a Sant’Agostino vescovo, mentre in località Casette e Terranegra si possono ammirare le rispettive chiese parrocchiali in onore di Sant’Antonio da Padova.

Spostandosi a San Pietro, oltre alla sopracitata chiesa di San Salvaro, vi è una chiesa parrocchiale intitolata a San Pietro Apostolo.

Nel piccolo paese di San Vito si può ammirare una chiesa moderna dedicata a San Vito Martire e alla Madonna della Pace. Nella parte vecchia dello stesso paese è ubicata un’antica pieve.

Andando a Torretta è possibile visitare una chiesa intitolata alla Madonna del Rosario di Maggio la quale è stata costruita grazie al finanziamento delle sorelle Fioroni. Dopo essere stata distrutta durante le guerre mondiali venne ricostruita dall'architetto legnaghese Giovanni Fregno.

La chiesa parrocchiale di Vangadizza è dedicata alla Natività di Maria Santissima e contiene una Madonna eseguita da Claudio Ridolfi oltre ad un trittico in bassorilievo risalente al Trecento, alcune tele di scuola veneta del Farinati e del Barbieri e una lunetta con Cristo benedicente. Questa chiesa fu abbazia dei Camaldolesi durante la metà del X secolo. Nella contrada Capitello si può inoltre trovare un edificio dedicato alla Maria Addolorata.

Infine a Vigo è presente una chiesa risalente al Seicento (ingrandita nel 1857 e consacrata nel 1948) intitolata a San Martino Vescovo. All’interno sono conservate due tele del Seicento, un affresco raffigurante una Madonna di Domenico Riccio detto il Brusasorci e la Deposizione del Farinati.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Il Torrione[modifica | modifica sorgente]

Torrione

In piazza della Libertà, a pochi passi dal Duomo, fa bella mostra di sé il Torrione; unico esemplare rimasto delle mura che circondavano la cittadina. Esso viene altresì considerato il simbolo della città di Legnago proprio perché ricalca la storia architettonica e militare autoctone. Anticamente è stato usato con la funzione di prigione (qui sono stati incarcerati alcuni patrioti tra i quali il conte Emilei di Verona e il poeta Aleardo Aleardi).

Le mura cittadine (e quindi anche il Torrione) sono state costruite a partire dal 1525 durante il dominio della Serenissima, in seguito alla rovinosa guerra della Lega di Cambrai. La costruzione delle mura bastionate terminò solamente nel 1559 e, negli anni, vide il susseguirsi di architetti illustri quali sono Bartolomeo d'Alviano, Fra' Giocondo, Michele Leoni e Michele Sanmicheli. L'opera veneziana venne successivamente ammodernata dai francesi prima e dagli austriaci poi (si ricorda che Legnago faceva parte del cosiddetto Quadrilatero). Le mura perderanno il loro ruolo difensivo dopo l'annessione al Regno d'Italia e saranno demolite nel 1887 per quanto riguarda la parte destra dell’Adige e durante gli anni Venti nella parte sinistra del fiume per lasciare il posto all’espansione delle cittadine di Legnago e Porto.

Il torrione è stato più volte restaurato subendo, nel corso degli anni, pesanti variazioni rispetto alla sua architettura originale (numerose sono state le critiche anche durante l'ultimo restauro per l'aggiunta di una parte superiore che originariamente non esisteva).

Altri frammenti delle mura sono oggi visibili presso il cortile dell'istituto Canossiano in via Leopardi e nei pressi dell’ex ospedale militare austriaco (oggi trasformato nel Centro Ambientale ed Archeologico).

Ex macello[modifica | modifica sorgente]

Ad oggi questo edificio è la sede del Gruppo Alpini e viene utilizzato anche in occasione di aggregazioni culturali e sociali, ma la sua forma originaria risale all’epoca in cui Legnago era dominata dagli austriaci.

La struttura si presenta con un accesso voltato ed un portale che ricorda l’epoca classica dal quale si dipartono due accessi laterali che conducono alla corte centrale. Il pavimento è in pietra vulcanica.

Il macello è stato distrutto dall’inondazione dell'Adige del 1882 e successivamente costruito da Giuseppe Tavecchio,"padre di Silvio a sua volta padre di Silvia e Alessandro attualmente residente in via malon 47 coniugato con Anna Maria Rossato, avente 2 figli di nome: Stefano padre di Chiara Silvia, e Luca padre di Mattia", facendo riferimento ad un vecchio progetto austriaco. La struttura fu adibita a macello fino al 1976, dopodiché conobbe un periodo di oltre venticinque anni di abbandono. Solamente in epoca moderna è stato concesso in comodato al Gruppo Alpini i quali con l'aiuto dei volontari e del supporto economico garantito dalla Fondazione Cassa di Risparmio lo hanno recuperato grazie all'intervento dell'architetto Lodovico Scodellari.

L'edificio ad oggi è così suddiviso: nella parte destra vi sono le stanze riservate al Gruppo Alpini di Legnago mentre nella parte sinistra sono presenti alcuni spazi di servizio ed il sottotetto dove si trovano le sale per il coro, per le riunioni ed un deposito. Sempre nella parte sinistra della struttura, è presente un'area che originariamente era adibita alla lavorazione della carne ad oggi trasformata in una sala munita di palco ed utilizzata per rappresentazioni teatrali o convegni.

Gli scavi di Porta Mantova[modifica | modifica sorgente]

Nel 2003, a seguito di alcuni lavori eseguiti dal Comune di Legnago per la sistemazione di Corso della Vittoria, sono tornati alla luce alcuni resti di una delle quattro porte di cui disponeva la città durante il periodo in cui era fortificata. Legnago, infatti, oltre ad alcune rocche poste a difesa del ponte, era dotata di quattro porte (due delle quali erano situate nell'odierna frazione Porto): Porta San Martino, Porta Mantova (in seguito chiamata anche Porta Nuova) e Porta Padova. I resti erano in buono stato di conservazione ed occupavano una superficie di circa 380m2. Le mura sono state costruite utilizzando diversi materiali tra i quali si annoverano: mattoni, ciottoli fluviali, pezzame laterizio e calcare bianco. Stando alle ricostruzioni si possono individuare i locali del corpo di guardia dei soldati, il casello per il vigilante in servizio, due prigioni militari e la latrina.

Questi reperti hanno rappresentato uno dei pochi resti di un passato importante della città fortificata, inoltre durante gli scavi archeologici sono state rinvenute anche alcune importanti testimonianze che potrebbero aiutarci a capire meglio quale fosse l'uso della porta. Tra i frammenti rinvenuti si annoverano: frammenti ceramici, elementi lapidei, frammenti vitrei, materiali ferrosi (in particolare tre grate da finestra, un fittone da muro con anello, una moneta austro-ungarica e una palla da fucile), una moneta e un manufatto in ottone, varie pipe di terracotta, vetri, cuoio e bottoni.

Nel dicembre 2011, con la nuova giunta comunale, i ruderi delle fondamenta di Porta Mantova sono stati ricoperti di teli protettivi e nuovamente sotterrati, con ripristino del piano di calpestio; ciò per le richieste avanzate dai negozianti del centro e per esigenze di viabilità[7].

I leoni di Venezia[modifica | modifica sorgente]

A Legnago e Porto si possono facilmente trovare cinque leoni in pietra di Michele Sanmicheli. Essi vengono rappresentati secondo l'iconografia classica della Serenissima: sotto gli artigli tengono aperto il Vangelo di San Marco ed è possibile leggere la scritta «Pax tibi Marce evangelista meus»; le zampe anteriori poggiano sulla terra mentre quelle posteriori sul mare ad evidenziare quindi che Venezia era una potenza sia di terra, sia di mare.

Palazzo Scodellari[modifica | modifica sorgente]

Detto anche "Palazzo De' Provveditori e Capitani" poiché durante il Quattrocento è stato sede dei Provveditorati e dei Capitani di Venezia. L'edificio risale al XV secolo e nella facciata è presente una bifora.

Il parco cittadino[modifica | modifica sorgente]

Noto grazie all'anello sul quale, a partire dal 1898, si cimentarono alcuni campioni dell'ippica (cavalli francesi e inglesi), del ciclismo (Giro d'Italia: tappa Venezia-Legnago nel 1936) e del motociclismo (Omobono Tenni).[4]

La Verbena dell'Adige[modifica | modifica sorgente]

Oasi naturale lungo il territorio golenale del fiume Adige.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Il Teatro Salieri[modifica | modifica sorgente]

Il teatro Salieri
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro Salieri.

La città di Legnago può vantare di questa struttura teatrale a partire dal 1911, anno in cui Vittorio Bressan e Benvenuto Maggioni iniziarono la costruzione del teatro[8] su commissione della "Società anonima teatrale". A causa dello scoppio del primo conflitto mondiale, i lavori di costruzione subirono una battuta d’arresto (mancavano alcuni lavori di sistemazione del tetto e della facciata) e furono ripresi in gran fretta nel 1925 per poter festeggiare il 1º centenario della morte di Antonio Salieri, noto musicista legnaghese al quale fu dedicato il teatro. Alcune difficoltà economiche colpirono la “Società anonima teatrale” la costrinsero a cedere la struttura al Comune, il quale la adibì a sala cinematografica.

L'interno del teatro e la sua facciata furono pensati nel 1941 dall’architetto Luigi Piccinato, ma tale progetto non venne portato a termine e il teatro venne ultimato solamente dopo il secondo conflitto mondiale. Il teatro Salieri venne inaugurato il 15 settembre 1956 e per oltre trent'anni il suo calendario è sempre stato ricco di rappresentazioni teatrali, oltre ad essere usato anche come sala cinematografica.

L'edificio venne chiuso nel 1989 per poter permettere la realizzazione di alcuni lavori di ristrutturazione e di manutenzione straordinaria al fine di adeguarlo alle norme di legge. Luciano Cenna, l'architetto a cui è stato affidato questo lavoro, ha preferito operare attraverso un restauro conservativo recuperando tutti gli elementi preesistenti.

In seguito a questi lavori, il teatro è stato nuovamente inaugurato nella forma che possiamo ammirare oggi il 13 febbraio 1999.

Il Museo Fioroni[modifica | modifica sorgente]

Il museo[9] è ubicato nel palazzo ottocentesco chiamato Villa Fioroni, edificio risalente al 1887, che custodisce una raccolta privata della famiglia Fioroni. La struttura sorge nel Viale della Stazione ed è oggi sede dell’omonima Fondazione culturale (costituita grazie all’impegno e alla dedizione della fondatrice – Maria Fioroni – e riconosciuta come Ente morale dello Stato italiano nel 1958). Di particolare interesse è la “Sala Orientale” situata al piano terra della struttura la quale accoglie souvenir esotici e trofei di caccia grossa (si possono infatti ammirare lunghi fucili coloniali,vestiti di capi tribù africani e orientali oltre ad oggetti raccolti dal sig. Fioroni durante le sue spedizioni e foto d'epoca), mentre al primo piano nelle “Sale del Risorgimento” sono visibili alcuni cimeli di patrioti legnaghesi. Interessante anche la camera da letto, appartenuta all'Hotel Paglia, all'interno della quale alloggiò Giuseppe Garibaldi. Oggi il museo ha stretto varie collaborazioni con attori turistici locali per promuovere il patrimonio storico-culturale legnaghese puntando soprattutto sulla formazione degli alunni delle scuole primarie.

Nella stessa struttura si possono inoltre trovare la Biblioteca Civica e l'archivio. La biblioteca Fioroni è stata inaugurata l'11 ottobre 1964 dall’onorevole Luigi Gui il quale ha consegnato a Maria Fioroni la medaglia d'oro dei benemeriti dell’Arte e della Cultura. Essa può vantare un patrimonio librario di oltre 40.000 volumi e si sostenta grazie a donazioni ricevute da privati (tra i quali il professor Gino Barbieri che ha permesso l’acquisto di 13.000 volumi). L'archivio del museo risulta essere tra i più importanti della bassa Veronese poiché esso custodisce documenti risalenti al XVI secolo; tra questi il più antico e prezioso risulta essere un catasto del Quattrocento il quale è sopravvissuto alla distruzione dell'antico archivio del Comune durante la guerra dei Cambrai. Si possono inoltre trovare: gli atti dei consigli comunali svoltesi in età veneziana, i libri expensarum (libri contabili, mappe, proclami), l'archivio ottocentesco del Consorzio di Bonifica Valli Grandi Veronesi (registri contabili, mappe del territorio, progetti di lavori effettuati), fotografie e documenti vari relativi alla prima guerra mondiale, la dominazione fascista e la seconda guerra mondiale.[10]

Il Centro Ambientale ed Archeologico[modifica | modifica sorgente]

Il Centro Ambientale ed Archeologico è stato ricavato dall’ex ospedale militare austriaco "alla Prova" nonché ex polveriera dell'epoca della prima guerra mondiale, accanto al ponte vecchio ben restaurato e valorizzato. La struttura originale risale all'Ottocento quando gli austriaci lo utilizzarono come caserma di cavalleria prima, ed ospedale poi. Il restauro è avvenuto nel 1999 rispettando e conservando la struttura preesistente. Il centro è stato voluto dal Consorzio di Bonifica Valli Grandi e Medio Veronese e la sua attività viene portata avanti grazie ad alcuni progetti congiunti dei comuni di Cerea e Legnago i quali mirano a tutelare e salvaguardare gli ambienti fluviali circostanti e sviluppare progetti archeologici.[11]

Esso è uno dei musei più estesi del nord Italia e conserva materiali unici tra i quali monili, armi, vasellame, e ricostruzioni di insediamenti e necropoli ritrovati nelle campagne della pianura veronese. Anche il Centro Ambientale ed Archeologico sta coinvolgendo le scuole per rendere i futuri cittadini più consapevoli e rispettosi dell’ambiente naturale ed archeologico che ci circonda.[12]

Il Cinecentrum[modifica | modifica sorgente]

La multisala cinematografica è stata realizzata riqualificando l'area un tempo dedicata allo zuccherificio. L'opera vanta di 5 sale cinematografiche dotate di proiettori digitali, 3D, bar caffetteria e sala giochi. Gli spettacoli cinematografici proposti variano dai blockbuster del weekend alle proiezioni maggiormente acculturate della Rassegna "Cineforum Legnaghese" a marchio FIC, oltre all'intrattenimento tramite i "contenuti alternativi" quali concerti, balletti, opere teatrali, lirica ecc, proposti sia in diretta che in differita, addirittura con tecnologia 3D. L'attività si propone alla collettività come centro di aggregazione, prestandosi per noleggi sala, conferenze, videoconferenze, feste ed assemblee d'istituto, compleanni ed eventi realizzati ad hoc.

Persone legate a Legnago[modifica | modifica sorgente]

La casa natale di Antonio Salieri

Economia[modifica | modifica sorgente]

Legnago presenta nel territorio comunale molte aziende produttrici di impianti per il riscaldamento, il condizionamento dell'aria, caldaie e radiatori. Oltre ad essere un importante polo economico (si citano la presenza di innumerevoli industrie che spaziano dal settore tessile – calzaturiero, al comparto agroalimentare per poi passare al settore del ferro, della meccanica e della chimica) sviluppatosi a seguito del boom degli anni '80, nella periferia del comune si trovano coltivazioni di mais, frumento, soia, barbabietole, uva, frutta e ortaggi oltre all'allevamento di bovini ed ovini[4].

Numerosi sono i negozi all'interno del centro storico oltre alla capillare presenza di centri commerciali situati presso le più importanti vie di comunicazione.

Infrastrutture[modifica | modifica sorgente]

Servizi sanitari[modifica | modifica sorgente]

L'Ospedale Mater Salutis è il più grande e più attrezzato centro di assistenza sanitaria della bassa Veronese e in esso sono attivi i dipartimenti di:[13]

  • medicina generale (medicina interna di: malattie infettive, malattie metaboliche e diabetiche, gastroenterologia - endoscopia digestiva, pneumologia, oncologia medica, radioterapia e medicina nucleare);
  • medicina specialistica (cardiologia, nefrologia – dialisi, neurologia);
  • servizi (radiologia, laboratorio analisi, anatomia e istologia patologica);
  • chirurgia (chirurgia generale, oculistica, otorinolaringoiatria, ortopedia, urologia, odontostomatologia);
  • continuità assistenziale (geriatria, recupero rieducazione funzionale, lungodegenza);
  • materno infantile (pediatria, ostetricia - ginecologia);
  • dipartimento interaziendale (farmacia ospedaliera, trasfusionale ed immunologia);
  • urgenze - emergenze (anestesia – rianimazione, prontosoccorso).

Sono inoltre presenti farmacie nei vari centri abitati ed una casa di riposo nel centro cittadino.

Strade[modifica | modifica sorgente]

Legnago è lambita ad ovest dalla SS 434 Transpolesana, che a causa del suo ammodernamento ha declassato a strada provinciale la ex Strada Statale 499 Rodigina che ne attraversava il centro con direttrice Verona - Badia Polesine - Rovigo. Essa dà la possibilità di spostarsi velocemente grazie anche ai collegamenti che offre ad alcuni importanti nodi autostradali: si allaccia sia alla tangenziale presente tra i caselli dell’autostrada A4 tra Verona Sud e Verona Est, sia all’autostrada A13 attraverso uno svicolo realizzato di recente a Villamarzana.

Altra arteria importante è la SR 10 Padana Inferiore, già SS 10, che la attraversa da est, superando il fiume Adige, verso Montagnana, Este e Monselice, ad ovest verso Cerea, Nogara e Mantova.

Trasporto pubblico[modifica | modifica sorgente]

La città è collegata con le frazioni di Canove, Porto, San Pietro, San Vito, Terranegra, Torretta, Vangadizza e Vigo grazie a due linee urbane[14] dell'azienda di trasporti locale che garantiscono il trasporto dei passeggeri a cadenza oraria.

Rete urbana
Linea Percorso
B ZAI - S.Pietro - Stazione FS - Stazione bus - Ospedale - Porto

Oltre al trasporto urbano, sono presenti anche innumerevoli linee extraurbane che collegano Legnago a tutti i paesi della bassa Veronese (questo grazie anche alla presenza di numerosi poli di scuole secondarie). La linea più utilizzata è la CereaBovoloneVerona[15] in quanto garantisce i collegamenti con la città di Verona anche ogni 15/30 minuti nelle ore di punta oltre ad una linea diretta Legnago – Verona che assicura una maggiore velocità di collegamento poiché il tragitto viene effettuato in Transpolesana.

Rete extraurbana
Linea Percorso
136 Verona - Caldiero - S.Bonifacio - Lonigo - Cologna Veneta - Montagnana - Legnago
138 Verona - S.Giovanni L. - Zevio - Albaredo - Bonavigo - Minerbe - Legnago
141-142 Verona - Oppeano - Roverchiara - (Angiari - Legnago - Terrazzo - Castelbaldo) - (Bonavigo - Minerbe - Legnago)
144 Verona - Pozzo - Bovolone - Cerea - Legnago - Villa Bartolomea - Badia Polesine
145 Verona - Buttapietra - Isola Della Scala - Sanguinetto - Casaleone - Cherubine - Legnago
152 Nogara - Gazzo Veronese - Casaleone - Cherubine - Legnago

Il trasporto pubblico collega altresì Legnago con le principali località sulla direttiva oves-est verso le provincie di Mantova e di Padova e sulla direttiva nord-sud con le provincie di Rovigo e Ferrara.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Legnago.

A Legnago è presente una stazione ferroviaria a 5 binari, collegata alle linee ferroviarie non elettrificate Verona-Legnago-Rovigo ed elettrificate sulla linea Mantova-Monselice, il cui traffico passeggeri è gestito in consorzio da Trenitalia e dalla Sistemi Territoriali. I treni, classificati come regionali, hanno una cadenza di circa ogni ora.

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aeroporto di Legnago.

La città del Salieri dispone di un piccolo aeroporto utilizzato per voli turistici e manifestazioni aeree, ma per gli spostamenti sulle direttive più importanti, è l'aeroporto di Verona-Villafranca, situato a circa 50 km dal centro. Relativamente vicini sono anche gli aeroporti di Bologna e Venezia.

Settore sportivo[modifica | modifica sorgente]

A Legnago sono presenti numerose strutture sportive[16]: tra queste quelle adibite a tennis, golf, al pattinaggio e allo skateboard, una palestra, la piscina comunale, il Palazzetto dello Sport, una pista da pattinaggio e triathlon oltre al grande parco cittadino attrezzato di un parco giochi per bambini, una pista in terra battuta per correre, un percorso della salute con vari attrezzi e i campi da tennis. Lo Stadio Comunale è intitolato a "Mario Sandrini".

Come emerge dal piano di marketing urbano[17] redatto nel 2004 per conto dell'associazione "Vivilegnago", anche la presenza del fiume Adige si rivela fondamentale per il territorio poiché i suoi argini si prestano per passeggiate a piedi ed in bicicletta a stretto contatto con la natura e lontano dal caos cittadino.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

  • Associazione Calcio Legnago Salus: fondata nel 1921 è la squadra della cittadina.
  • G.S.P. Vigo: fondata nel 1944 rappresenta la frazione di Vigo.
  • U.S.D. Porto: fondata nel 1978 rappresenta la frazione di Porto.

Pallavolo (maschile)[modifica | modifica sorgente]

  • A.S.D. Pallavolo Legnago: fondata nel 1969.

Basket[modifica | modifica sorgente]

  • Legnago Basket: milita in Promozione (8º livello). Attualmente è la principale società sportiva indoor per numero di tesserati, fra attività senior e minibasket (circa 150).

Triathlon[modifica | modifica sorgente]

  • 3K Triathlon Legnago: l'Associazione è stata costituita nel 2005 e si dedica prevalentemente all'insegnamento delle multidiscipline (triathlon, duathlon ed aquathlon) ai giovani.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
luglio 1988 settembre 1992 Giorgio Soffiati Partito Comunista Italiano Sindaco Dimissioni[18]
settembre 1992 giugno 1993 Giovanni Piva Democrazia Cristiana Sindaco [19]
giugno 1993 dicembre 1996 Roberta Visentin Lega Nord Sindaco Dimissioni del consiglio[20]
dicembre 1996 maggio 1997 Gerardino Mattia Commissario Prefettizio [21]
maggio 1997 gennaio 1999 Stefano Flangini Forza Italia - Centro Cristiano Democratico - Cristiani Democratici Uniti Sindaco Dimissioni del Consiglio[22]
gennaio 1999 giugno 1999 Francesco Alecci Commissario Prefettizio [23][24]
giugno 1999 giugno 2004 Silvio Gandini Lista Civica Sindaco [25]
giugno 2004 giugno 2009 Silvio Gandini Lista Civica Sindaco [26]
giugno 2009 giugno 2014 Roberto Rettondini Lega Nord - Liga Veneta - PdL Sindaco [27]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comune di Legnago - Statuto.
  2. ^ Provincia In - Storia e curiosità dei 97 Comuni de la Provincia Veronese, La Rena Domila, l'informassion veronese. URL consultato il 26 novembre 2011.
  3. ^ Dati Confedilizia. URL consultato il 09-01-2011.
  4. ^ a b c Ernesto Berro, Legnago. Percorso storico turistico a cura di Ernesto Berro, Legnago, Girardi editore, 1996
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Progetto LE VILLE VENETE E IL TERRITORIO. Anello culturale ed economico. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  7. ^ Roberto Rettondini, consiglio comunale. L'Arena del 30/11/2011.
  8. ^ Storia del teatro Salieri. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  9. ^ Il museo Fioroni. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  10. ^ AA.VV., Legnago musei, Legnago, Grafiche Stella, 2010, p. 58
  11. ^ Storia del Centro Ambientale ed Archeologico. URL consultato il 13 novembre 2013.
  12. ^ AA. VV., Legnago musei, Legnago, Grafiche Stella, 2010, p. 13
  13. ^ Struttura ULSS 21 Legnago. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  14. ^ ATV servizio urbano di Legnago. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  15. ^ ATV linea 144 Verona-Bovolone-Cerea-Legnago. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  16. ^ Impianti sportivi del comune di Legnago. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  17. ^ Piano di marketing urbano comune di Legnago, Marketing City, Modena, 2004. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  18. ^ amministratori.interno.it - 1988. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  19. ^ amministratori.interno.it - 1992. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  20. ^ amministratori.interno.it - 1993. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  21. ^ amministratori.interno.it - 1996. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  22. ^ amministratori.interno.it - 1997. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  23. ^ amministratori.interno.it - 1999 prefettizio. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  24. ^ amministratori.interno.it - 1999 straordinario. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  25. ^ amministratori.interno.it - 1999. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  26. ^ amministratori.interno.it - 2004. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  27. ^ amministratori.interno.it - 2009. URL consultato il 12 ottobre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ernesto Berro (a cura di), Legnago. Percorso storico turistico, Legnago, Girardi, 1996.
  • AA.VV., Il Veneto paese per paese, Firenze, Bonechi, 2000, ISBN 88-476-0006-5.
  • AA.VV., Legnago musei, Legnago, Grafiche Stella, 2010.

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