Triticum

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Triticum
Triticum
Campo di grano duro, T. turgidum durum
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Poales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Triticeae
Genere Triticum
L., 1753
Nomi comuni

Grano
Frumento

Specie

Triticum aestivum
T. aethiopicum
T. araraticum
T. boeoticum
T. carthlicum
T. compactum
T. dicoccoides
T. dicoccum
T. durum
T. ispahanicum
T. karamyschevii
T. macha
T. militinae
T. monococcum
T. polonicum
T. spelta
T. sphaerococcum
T. timopheevii
T. turanicum
T. turgidum
T. urartu
T. vavilovii
T. zhukovskyi
Referenze:
  ITIS 42236 2002-09-22

Il grano o frumento (Triticum L., 1753), detto anche tritico, è un genere della famiglia delle Graminacee o Poacee,[1] tribù delle Triticeae.

È un cereale di antica coltura (vi sono tracce in Iraq, risalenti a 5000 anni fa)[senza fonte].

Esso cresce ovunque, tranne che nelle fasce tropicali. La pianta produce infiorescenze in spighe composte. I frutti sono cariossidi e, se macinati, producono farina.

Il termine italiano viene usato per indicare sia la pianta che le cariossidi di tali piante.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Classificazione del frumento[modifica | modifica sorgente]

Spighe di varie specie di frumento

La classificazione del genere Triticum è complessa ed è stata oggetto di numerosi e successivi studi; quella di van Slageren è la più recente ed è attualmente accettata dalla maggior parte degli studiosi. Inoltre, alcuni studiosi hanno suggerito l'unificazione del genere Aegilops con il genere Triticum. Per queste ragioni è possibile trovare citazioni di altre specie appartenenti al genere Triticum, attualmente declassate al rango di sottospecie o assegnate al genere Aegilops.

Il genere Triticum comprende 6 specie classificate in base al livello di ploidia (ossia al numero di cromosomi che compongono il genoma) ed alla composizione genomica.

Due specie sono diploidi con 14 cromosomi, due tetraploidi con 28 cromosomi e due esaploidi con 42 cromosomi.

  • Il Triticum monococcum (diploide con genoma A m ) comprende due sottospecie: T. monococcum aegilopoides, selvatico, e T. monococcum monococcum, coltivato, commercializzato con il nome di piccolo farro;
  • Il T. urartu (diploide con genoma A) esiste esclusivamente in forma selvatica. Benché i genomi di T. monococcum e T. urartu siano molto simili, le due specie sono considerate distinte poiché non danno progenie fertile se interfecondate;
  • Il T. turgidum (tetraploide con genomi BA), commercializzato come grano duro', è il frutto della ibridazione avvenuta tra una specie appartenente alla linea evolutiva dellAegilops speltoides e il polline del T. urartu. Il T. turgidum comprende numerose sottospecie di cui una delle più importanti è il T. turgidum dicoccum, coltivato e commercializzato con il nome di farro; dalla sottospecie T. turgidum dicoccum è stato successivamente derivato il grano duro (T. turgidum durum);
  • Il T. timopheevii (tetraploide con genomi GA), benché molto simile al T. turgidum, è il frutto di un'ibridazione più recente avvenuta tra l'Aegilops speltoides e il polline del T. urartu. Se interfecondate, T. turgidum e T. timopheevii non danno progenie fertile e sono pertanto considerate specie differenti. Al T. timopheevii appartengono due sottospecie: il T. timopheevii armeniacum, forma selvatica dalla quale è stata addomesticata una forma coltivata in alcune regioni del Caucaso, il T. timopheevii timopheevii;
  • Il T. aestivum (esaploide con genomi BAD) è derivato dall'ibridazione di una sottospecie coltivata di T. turgidum e il polline di una specie selvatica, l'Aegilops tauschii. Tutte le diverse sottospecie sono coltivate ma la più importante è il grano tenero;
  • Il T. zhukovskyi (esaploide con genomi GAAm ) è derivato dall'ibridazione tra T. timopheevii timopheevii e il polline del T. monococcum. Anche questa specie esiste solo in forma coltivata ed è presente in alcune regioni del Caucaso.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Il grano duro e il grano tenero sono utilizzati per l'alimentazione umana. Il grano duro contiene più proteine di quello tenero. Dal grano duro si producono semole e semolati dai granuli grossi con spigoli netti, mentre dal grano tenero si ottengono farine dai granuli sottili e tondeggianti.

Le farine di frumento, in generale, sono utilizzate per la panificazione, per la produzione di paste alimentari, di biscotti, di dolci, ecc. In particolare il grano duro è utilizzato per la produzione di pasta alimentare e di pane in alcune zone, quello tenero per la produzione di pane e altri prodotti da forno.

La legislazione italiana (Legge n. 580 del 1967) prevede che la pasta secca debba essere fabbricata solo ed esclusivamente con semola di grano duro. Qualsiasi aggiunta, anche se parziale, di grano tenero costituisce una frode. Non così però in altri Paesi in cui è possibile utilizzare la farina di grano tenero anche per la pasta.

Dalle cariossidi si ricavano anche amido e, previa fermentazione, alcool.

I principali componenti della farina sono l'amido e il glutine ed inoltre destrina, zuccheri, gomme, piccole quantità di sostanze grasse, sostanze minerali, fosfati, sostanze coloranti e vitamine.

Con le moderne tecniche di macinazione dalla cariosside del frumento si separa il germe, da cui si può ricavare un olio (detto olio di frumento) di colore giallo-bruno, soggetto ad irrancidirsi facilmente ed impiegato soprattutto nella produzione dei saponi.

Inoltre, dalla coltivazione del grano deriva anche la paglia, impiegata per le lettiere dei bovini nelle stalle e per la fabbricazione della carta, e la crusca utilizzata come foraggio per gli animali.

Piantagione di grano, Tacuinum sanitatis Casanatense (XIV secolo)

La coltivazione[modifica | modifica sorgente]

Campo di grano nel dicembre 2008 nella provincia di Foggia

Le varietà note, derivate dalle specie maggiormente coltivate, sono numerosissime, nell'ordine di qualche migliaio. I frumenti teneri comprendono il maggior numero di varietà ed hanno la massima estensione colturale anche perché sono i soli in coltivazione nei paesi nordici. I grani duri, invece, sono più tipici dei paesi con clima temperato caldo.

L'Italia è un forte produttore di frumento a motivo, tra l'altro, del clima favorevole a questa coltura. In Italia il frumento occupa circa il 35% dei seminativi, circa un terzo dell'intera superficie in rotazione agraria ed il 70% della superficie coltivata a cereali.

Nella pratica agricola i frumenti si distinguono in invernenghi (o autunno-primaverili) ed in marzuoli (o primaverili). Queste due definizioni si riferiscono al diverso ciclo vegetativo della pianta. I primi hanno un ciclo più lungo e devono essere seminati prima dell'inverno, da metà ottobre a metà novembre. I secondi hanno un ciclo vegetativo più breve e vengono seminati in marzo. In Italia si dà la preferenza ai frumenti a lungo ciclo vegetativo e di norma si ripiega su quelli a breve ciclo solo quando l'andamento stagionale in autunno è stato così sfavorevole da impedire gran parte delle semine in tempo utile.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Statistiche sulla produzione mondiale di frumento.

Una mappa della produzione di frumento in tutto il mondo.

La produzione mondiale di frumento è stata nel 2009 di 681,9 milioni di tonnellate, di cui 138,7 nella sola Unione Europea. Sempre nel 2009 i primi cinque produttori mondiali sono stati la Cina (115 mT), l'India (81 mT), la Russia (62 mT), gli Stati Uniti d'America (60 mT) e la Francia (38 mT).

L'Italia produce annualmente circa otto milioni di tonnellate di frumento. Importanti produzioni provengono dalla provincia di Foggia, nota come il Granaio d'Italia.

In Europa i Paesi più forti produttori sono (nell'ordine) la Francia, la Germania, il Regno Unito, l'Italia, la Romania, la Spagna e l'Ungheria. In America i maggiori produttori sono il Canada, gli Stati Uniti d'America e l'Argentina.

Il volume di granaglie scambiato tra le nazioni in un anno è di 244 milioni di tonnellate. Più della metà è negoziato da Cargill, multinazionale con centro in Minnesota, e circa il 25-30% dalla Archer Daniels Midland (ADM).

Molte sono le cause avverse che danneggiano la coltivazione del frumento, tra queste ci sono i parassiti.

Avversità[modifica | modifica sorgente]

Parassiti[modifica | modifica sorgente]

I principali parassiti crittogamici sono le specie fungine del genere Puccinia (agenti causali della "ruggine") (vedi Basidiomiceti), Erysiphe (agenti causali dell'oidio o "mal bianco"), Fusarium (agenti causali della "fusariosi della spiga"), Gaeumannomyces (agenti causali del "mal del piede") e Ustilago (agenti causali del "carbone").

La "carie" del frumento è dovuta a due specie di Tilletia.

Un parassita fungino, la Claviceps purpurea, per quanto sia più comune sulla segale (Segale cornuta), talvolta dà origine anche sul grano, specialmente in quello duro, a speciali formazioni dette "sclerozi", che derivano dalla trasformazione dell'ovario in un corpo allungato, duro e di colore scuro. Gli sclerozi contenengono composti alcaloidi molto tossici per l'uomo, per cui vi è un limite legale di tolleranza pari all'1‰ di sclerozi nella massa.

Fitofagi[modifica | modifica sorgente]

Fra i fitofagi sono temibili le larve di alcuni elateridi (Agriotes lineatus, Agriotes pilosus, ecc.), alcune cimici (Aelia rostrata, Aelia acuminata), lo Zabrus tenebrioides e le larve di alcune farfalle dei nottuidi, tra cui Agrotis segetum. Vi sono anche parassiti che danneggiano le cariossidi già trebbiate ed immagazzinate, quali la calandra, le tignole ed il tenebrione.

Agrotecnica[modifica | modifica sorgente]

Il terreno viene prima preparato con un'aratura di bassa-media profondità (20–35 cm), poi viene erpicato per affinarne la superficie e infine concimato. La semina si effettua a ottobre-novembre. Se la semina è meccanizzata, avviene con una seminatrice a righe gravitazionale, che distribuisce i chicchi in file parallele poco distanziate, interrandoli a una profondità regolare di 2–3 cm; per un ettaro sono necessari due quintali di semi. Altre fasi della lavorazione sono la concimazione invernale (fatta di solito solo con azoto a causa della sua facile dilavabilità, ma a volte in presenza di terreni poveri è necessario integrare anche fosforo e potassio), la rullatura del terreno per riaccostare le radici e il diserbo chimico a febbraio per distruggere le erbe infestanti. La pianta si sviluppa rapidamente in primavera e raggiunge un'altezza pari a 40–80 cm; a giugno le spighe sono mature. Un vecchio metodo per controllare la maturazione consiste nello schiacciare i semi con i denti, quando sono duri è pronto per il raccolto.

Il raccolto[modifica | modifica sorgente]

Raccolta grano con mietitrebbiatrice

Consiste nel taglio della pianta (mietitura) e nella separazione dei chicchi dalla paglia e dalla pula (trebbiatura). In genere queste due operazioni sono svolte contemporaneamente con l'impiego di una mietitrebbia.

Qualità e resa[modifica | modifica sorgente]

Nelle regioni a clima temperato freddo si coltiva il grano tenero: le cariossidi contengono una sostanza bianca e farinosa da cui si ricava la farina. Nelle regioni a clima temperato caldo si coltiva invece il grano duro: le cariossidi sono vitree e danno una farina granulosa (detta semola). La resa per ettaro può variare sensibilmente in dipendenza di diversi fattori tra cui principalmente l'andamento climatico stagionale e la rotazione colturale effettuata. In media la resa è 25-90 q/ha (quintale/ettaro) per il grano tenero, 15-50 q/ha per il grano duro.

Varietà di frumento modificate geneticamente[modifica | modifica sorgente]

Nel 1974 fu ottenuta una mutazione di grano duro, il "Creso", irradiando con raggi X la varietà "Senatore Cappelli" (nome che il suo creatore Nazzareno Strampelli gli dette in onore del senatore Raffaele Cappelli). Il fusto del Creso risulta più basso e dunque più resistente all'allettamento, determinato dal vento, che rende difficoltosa la mietitura compromettendone la resa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Campi coltivati a frumento
Campo di grano in Belgio (Hamois) con la tipica presenza di fiordalisi e papaveri

Il frumento fu tra le prime piante ad essere coltivate. Il centro della sua domesticazione è stato identificato dagli archeologi in località diverse dell'ampia area che dai rilievi iraniani e dalle montagne dell'Anatolia raggiunge la costa della Palestina, comprendendo la valle del Tigri e dell'Eufrate, area che per la sua forma è stata definita la Mezzaluna fertile. Nella "Mezzaluna" il centro originario della coltura è stato fissato da studiosi diversi in punti differenti. Gli ultimi studi, condotti comparando il corredo genetico dei frumenti selvatici tuttora esistenti e di quelli coltivati, hanno fissato la culla della coltivazione proprio nel centro geometrico della "Mezzaluna fertile" sui monti Karacadag, una catena posta tra l'alveo del Tigri e quello dell'Eufrate.

Archeologi e storici hanno analizzato l'importanza che la coltura del frumento ha svolto per spingere le prime società umane a forme di organizzazione più complesse. Mentre gli ortaggi possono essere coltivati, infatti, anche attorno ad un campo di nomadi, il frumento, nelle condizioni climatiche della valle del Tigri-Eufrate, spinse i primi coltivatori a realizzare reti di canali per estendere la coltura, edificare le prime città difese da mura per tutelare il raccolto nel corso dell'anno e organizzare eserciti per difendere dai nomadi il territorio irrigato dai canali faticosamente realizzati, oltre che per procurare gli schiavi per estendere i canali a nuove superfici. Il frumento ha costretto, in questi termini, l'uomo a organizzare la società civile.

L'assicurare alla città di Roma il regolare approvvigionamento del grano divenne il cardine della politica dell'impero romano. Il frumento rientrava nelle abitudini alimentari della plebe romana, a differenza dei Siciliani, consumatori di hordeum (orzo) sulla base della tradizionale agronomia greca. Le abitudini della plebs romana indussero a promulgare la legge Terenzia Cassia volta a reperire frumento di buona qualità.[2]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il grano possiede il quadruplo dei geni di un essere umano. Un patrimonio genetico così ampio deriva dal fatto che il grano nasce della fusione di ben tre piante diverse, due graminacee e una pianta erbacea. Non è però ancora chiaro perché si sia conservato un numero così alto di geni di ognuna delle specie di origine[3].

Lo spirito del grano[modifica | modifica sorgente]

Nel folklore europeo si suppone spesso che lo spirito del grano si incarni in diversi animali: lupo, cane, lepre, gatto, volpe, gallo, oca, quaglia, capra, vacca, maiale, cavallo. Quando si taglia il grano l'animale fugge davanti ai mietitori e se un mietitore si ammala si ritiene che abbia inciampato per errore sullo spirito del grano che l'ha quindi punito. La persona che taglia le ultime spighe o l'ultimo covone prende il nome dell'animale e conserva talvolta il nome per tutto l'anno. Talvolta chi ha battuto l'ultimo covone rappresenta esso stesso l'animale.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Triticum in The Plant List. URL consultato il 19 maggio 2013.
  2. ^ Federico De Romanis Approvvigionamento annonario ed economia del suburbio della Roma imperiale
  3. ^ Corriere.it - Il mistero del grano
  4. ^ James Frazer, Il ramo d'oro, ed. Bollati Boringhieri, capitolo 48.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Harlan Jack R., Crops and man, American Society of Agronomy, Madison 1975
  • Haudricourt André G., L'homme et les plantes cultivées, Gallimard, Paris 1943
  • Helbaek Hans, Domestication of Food Plants in the Old World, in Science, vol. 130, 3372, aug 1959
  • Jardé Auguste F., Les céréales dans l'antiquité grecque, Paris 1925
  • Jasny Naum, The Wheats of Classical Antiquity, Baltimore 1944
  • Messedaglia Luigi, Per la storia dell'agricoltura e dell'alimentazione, Piacenza 1932
  • Morgan Don, Marchants of grain, New York 1979
  • Oliva Alberto, La politica granaria di Roma antica dal 265 a. C. al 410 d. C., Piacenza 1930
  • Saltini Antonio, I semi della civiltà. Frumento, riso e mais nella storia delle società umane, Bologna 1996 Nuova edizione 2010 ISBN 978-88-96459-01-0
  • Saltini Antonio, Storia delle scienze agrarie, 4 voll., Edagricole, Bologna 1984-1989
  • Vavilov Nikolai I., Studies on the Origin of Cultivated Plants, Institut de botanique appliquée, Leningrad 1926
  • Vavilov Nicolai I. (a cura Starr Chester K.), The Origin, Variation, Immunity and Breeding of Cultivated Plants. Selected Writings, in Chronica botanica, 13: 1-6, Waltham, Mass., 1949-50
  • Vavilov Nicolai I., World Resources of Cereals, Leguminous Seed Crops and Flax, Academy of Sciences of Urss, National Science Foundation, Washington, Israel Program for Scientific Translations, Jerusalem 1960
  • Zohary Daniel, Hopf Maria, Domestication of Plants in the Old World, 3dh ed., Oxford University Press, Oxford 2000

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]