Piana degli Albanesi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Piana degli Albanesi
comune
(IT) Comune di Piana degli Albanesi
(AAE) Bashkia e Horës së Arbëreshëvet
Piana degli Albanesi – Stemma
Panorama di Piana degli Albanesi
Panorama di Piana degli Albanesi
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Vito Scalia (centrosinistra) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 38°00′00″N 13°17′00″E / 38°N 13.283333°E38; 13.283333 (Piana degli Albanesi)Coordinate: 38°00′00″N 13°17′00″E / 38°N 13.283333°E38; 13.283333 (Piana degli Albanesi)
Altitudine 740 m s.l.m.
Superficie 64,92 km²
Abitanti 6 234[1] (30-04-2014)
Densità 96,03 ab./km²
Frazioni Rossella, Bacino Scansano
Comuni confinanti Altofonte, Monreale, Santa Cristina Gela
Altre informazioni
Cod. postale 90037
Prefisso 091-857
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082057
Cod. catastale G543
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 711 GG[2]
Nome abitanti pianesi/arbëreshë
Patrono Maria SS.ma Odigitria
San Demetrio Megalomartire
San Giorgio Megalomartire
Giorno festivo 2 settembre, 26 ottobre, 23 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Piana degli Albanesi
Posizione del comune di Piana degli Albanesi nella provincia di Palermo
Posizione del comune di Piana degli Albanesi nella provincia di Palermo
Sito istituzionale

Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet in arbëreshë[3], Chiana in siciliano) è un comune italiano di 6.234 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia.

Denominata fino al 1941 Piana dei Greci per il rito bizantino-greco professato, è tra le più note e popolose comunità storiche arbëreshë, ed è il centro più importante delle colonie greco-albanesi di Sicilia e sede vescovile dell'Eparchia bizantina, la cui giurisdizione si estende su tutte le chiese insulari di rito orientale.

Situata su un altopiano montuoso, che si specchia su un ampio lago omonimo, e sul versante orientale dell'imponente monte Pizzuta, dista dal capoluogo di provincia 24 km. Nel corso dei secoli è stata annoverata tra i maggiori centri attivi albanesi d'Italia, preservando e tutelando i caratteri tipici del patrimonio culturale orientale. Oltre a essere il fulcro socio-culturale, religioso e politico delle comunità, ha mantenuto pressoché intatte nel tempo le proprie peculiarità etniche, linguistiche, culturali e religiose d'origine. L'amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali anche l'albanese, ai sensi della vigente legislazione che tutela le minoranze etniche e linguistiche.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Posta a un'altitudine di 740 m s.l.m., Piana degli Albanesi è adagiata su un altopiano montuoso, che termina in una conca su cui poggia il bacino del lago omonimo. Il territorio è delimitato per lo più da confini naturali e si estende in direzione sud-est. Contornata da quattro imponenti montagne (Pizzuta, Kumeta, Maganoce, Xëravulli), da altri siti naturalistici (Neviere, Grotta del Garrone, Honi), e cinta dal verde dalla riserva naturale orientata Serre della Pizzuta, gode di una suggestiva posizione geografica. Per le sue peculiarità etniche, culturali, religiose, storiche e ambientali si inserisce nel variegato panorama siciliano come unicum irripetibile. Questo territorio è immerso in una complessa e originale cornice incontaminata, che comprende il lago, i monti e le tipiche contrade rurali. Questi territori offrono fauna e flora di primario interesse naturalistico, inoltre si apprestano a ospitare attività sportive quali: escursionismo a piedi, cicloturismo, equiturismo, canottaggio, parapendio. Queste caratteristiche hanno suggerito l'inserimento di Piana degli Albanesi nei beni territoriali del WWF, e negli itinerari escursionistici denominati Sentieri Italia, che si propongono di stabilire un legame tra Sud e Nord d'Italia seguendo il filo conduttore delle antiche vie di comunicazione della montagna.

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è delimitato da confini naturali, i monti di Piana degli Albanesi, un sistema di alture che sovrasta l'abitato formando un anfiteatro naturale, comprendendo il bacino del lago di Piana degli Albanesi. Circa i tre quinti della sua estensione si trovano in zone collinari, mentre il restante appartiene ad una zona tipicamente montana. Il paesaggio montano è composto da rilievi di natura carbonatica, con prevalenza di dolomie, che derivano da processi carsici di epoca mesozoica.

Le principali cime del territorio di Piana degli Albanesi sono:

  • Monte Pizzuta / Mali i Picutës (1.333 m)
  • Monte Kumeta / Mali i Kumetës (1.233 m)
  • Monte Maganoce / Mali i Maghanucit (902 m)
  • Monte Xeravulli / Mali Xeravullë (1.246 m)
  • Maja e Pelavet (1.279 m m)
  • Monte Argomëzit (1.030 m)
  • Pizzo Garrone / Maja e Gharrunit (1.123 m)
  • Maja e Priftit (1.008 m)
  • Monte Xhuhai / Mali i Xhuhait (968 m)
  • Massiccio Rossella / Guri i Rruselës (1.064 m)

Il monte Pizzuta, in direzione est-nord rispetto all'abitato, per l'imponenza della sua conformazione orografica nonché per la ricchezza della vegetazione e della fauna, ha un fascino particolare. È possibile visitarla mediante diversi itinerari naturalistici che, partendo dalla strada che porta all'antica chiesa rurale della Madonna Odigitria, portano alle sue vette, alla Grotta del Garrone, alle Neviere fino a Portella della Ginestra. Il monte Kumeta, posto in direzione ovest-sud, è un massiccio roccioso che custodisce numerosi fossili e presenta una vegetazione di muschi e licheni. Nel prospetto in parte rivolto verso Piana degli Albanesi la montagna riporta alcuni segni, ancora visibili, lasciati dalle cave di marmo. I toni cromatici vanno dal bianco fiorito, al rosa, al Rosso Kumeta o montecitorio, cosiddetto perché le colonne del Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento nazionale a Roma, sono state realizzate con questo marmo. Il monte Maganoce, situato a sud-est sul versante del lago opposto all'abitato, presenta una particolare forma a dorso d'elefante sormontata da un fitto bosco. Il monte Xeravulli, ubicato accanto alla Pizzuta in direzione nord-est, è ricco di vegetazione e chiude idealmente la "corona" dei monti.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è attraversato da vari torrenti e fiumi ricchi d'acqua, come il fiume Gjoni che attraversa il monte Xëravulli e scorre sotto il paese per sfociare nel lago; ma in particolare dal fiume Honë (nome locale del Belice Destro), sbarrato negli anni venti per la realizzazione del lago di Piana degli Albanesi, dal 1999 Oasi naturalistica protetta e salvaguardata dal WWF.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Piana degli Albanesi si trova in un altopiano circondato da alte montagne, ed è soggetta ad un microclima particolare. Le estati sono mediamente calde e soleggiate, ma più ventilate che nel resto dell'isola grazie alle brezze montane. Gli inverni sono generalmente freddi ma piuttosto variabili a seconda delle annate, con periodi nevosi rigidi. Diversamente dalle zone circostanti, la piovosità è più abbondante.

  • Classificazione climatica: zona D, 1711 GG[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome

Lo storico Vito Amico, nel suo "Dizionario topografico della Sicilia"[5], riporta il nome latino di Plana Graecorum, in italiano "Piana dei Greci", in siciliano "La Chiana", anche detta "Piana dell’Arcivescovo" secondo Tommaso Fazello. Il nome di "Piana dei Greci" rimase in uso fino agli anni quaranta del Novecento, quando, in seguito a un regio decreto, dal 30 agosto 1941 venne modificato in "Piana degli Albanesi". Qualche mese dopo, per decreto della Sacra Congregazione per le Chiese orientali del 25 ottobre 1941, anche ecclesiasticamente il nome di Planen Graecorum venne cambiato in Planen Albanensium, ossia Piana degli Albanesi. Nella seduta del 27 settembre 1947[6], facendosi portavoce della volontà e "del malcontento degli abitanti", il consiglio comunale di Piana approvò all'unanimità una delibera che ripristinava la denominazione del paese in "Piana dei Greci". Ma la prefettura di Palermo non approvò la delibera comunale, in quanto, motivando così la sua scelta, la denominazione di Piana degli Albanesi era considerata la "più esatta storicamente ed etnograficamente"[7]. Gli abitanti di Piana chiamano il paese in lingua arbëreshë Hora (dal greco antico χώρα, khora) termine di origine greca che significa "città", per sottolineare il fatto che Piana sia la principale tra le comunità greco-albanesi della Sicilia. Per esteso, il nome di Piana in arbëreshë è Hora e Arbëreshëvet, letteralmente "Città degli Albanesi".

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione di Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet) risale alla seconda metà del XV secolo, quando un consistente gruppo di esuli provenienti dalle regioni centro-meridionali dell'Albania e in secondo momento dalla Morea, cercarono rifugio in Italia, a causa dell'imminente avanzata turco-ottomana che minacciava la cristianità nei territori della penisola balcanica. L'esodo ebbe inizio in seguito alla disfatta dell'Impero Bizantino e alla morte di Giorgio Castriota Skanderbeg, che vittoriosamente combatté per la libertà del proprio popolo per più di un ventennio.

Negli anni tra il 1482-1485 numerosi arbëreshë, dopo aver unanimatamente difeso la propria terra, trovarono rifugio nelle vicine coste dell'Italia meridionale, lasciando con rimpianto la madrepatria. Grazie all'appoggio della Repubblica di Venezia, che favoriva le migrazioni per ripopolare centri disabitati o colpiti da carestie, esuli della Himara, tra cui consanguinei di Castriota e nobili della più elevata aristocrazia albanese, come risulta dai diplomi reali di quella epoca, riuscirono ad inoltrarsi sino a raggiungere la Sicilia. Sbarcati sul litorale, secondo la tradizione nei pressi di Solunto, e costretti a dirigersi verso l'interno per timore di eventuali rappresaglie da parte dei turchi, i profughi cercarono in diverse parti della Sicilia il luogo dove insediarsi e dopo alcuni tentativi, durati diversi anni, si fermarono negli ampi territori amministrati dalla Mensa Arcivescovile di Monreale. Negli anni 1486-1487 fu chiesto al cardinale Juan Borgia il diritto di soggiorno sulle terre di Mercu e Aydingli, situate nell'entroterra montuoso presso la pianura della Fusha. L'ambiente si presentava non lontano dai principali poli cittadini, ma alquanto riparato, fertile e ricco d'acqua. Stipulati i Capitoli di fondazione, la concessione ufficiale fu sancita per il 30 agosto dell'anno 1488[8][9], cui seguì la costruzione del più grosso centro albanese dell'isola. Sorse da principio alle falde dell'erto monte Pizzuta, ma i suoi fondatori, costretti dall'eccessiva rigidità del clima, si spostarono appena più a valle in prossimità della pianura sottostante. Il centro abitato si è quindi sviluppato su più quartieri, (alcuni fra i primi Qaca e vjetër, Shën Gjergji, Sheshi), ognuno dei quali suddivisi in aree che generalmente prendono il nome dalle chiese in primis edificate, dai toponimi albanesi o dalle famiglie di Piana degli Albanesi, seguendo la morfologia montuosa del territorio. L'omogeneità sociale, culturale ed etnica degli albanesi si manifestò immediatamente con la rapida costruzione delle chiese di rito greco-bizantino e delle prime infrastrutture.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1534, durante la seconda diaspora albanese, altri gruppi di famiglie provenienti dalla Tessaglia e dalle città di Corone, Modone e Nauplia in Morea, attuale Peloponneso, si aggiunse ai primi esuli. A tal punto si struttura come comunità autonoma, nell'assetto amministrativo, giuridico, economico, culturale e religioso. I fondatori, desiderando mantenersi sempre albanesi, e non volendo confondersi con l'elemento eterogeneo che stringeali da ogni parte, ostacolarono l'accesso ai forestieri. Per molto tempo non fu permesso ai "latini" di risiedere nel paese oltre un determinato periodo di giorni[10]. Per atto espresso nel contratto del 30 agosto 1488, tra gli albanesi e l'arcivescovo di Monreale, le pubbliche cariche dovevano essere occupate dai soli cittadini albanesi di rito greco. Tale privilegio, riconosciuto unicamente agli arbëreshë di Piana degli Albanesi, rimase in vigore fino al 1819[10], e consentì agli esuli di difendere le proprie tradizioni etno-linguistiche e soprattutto religiose.

Verso la prima metà del XVIII secolo gli arbëreshë di Piana degli Albanesi avviarono un profondo processo di rinnovamento spirituale e culturale, in sostegno alla salvaguardia dello specifico etnico, religioso e culturale delle comunità albanesi.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Durante il XIX e XX secolo gli arbëreshë di Piana degli Albanesi parteciparono attivamente alle vicende storiche regionali, nazionali ed oltre i confini nazionali, giocando un ruolo significativo per l'unità nazionale italiana e l'indipendenza albanese, e partecipando alle fasi più incisive del movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori (denominato in lingua arbëreshë Dhomatet e gjindevet çë shërbejën); a ribadire il legame con la madrepatria e l'amore per quella odierna[11]. La loro partecipazione alle fasi più incisive dei moti risorgimentali siciliani, nazionali e albanesi si concretizzò così in un decisivo sostegno politico, militare e culturale. I secoli XIX e XX costituirono un notevole progresso della cultura e della letteratura italo-albanese. Sospinta soprattutto dai principi romantici e risorgimentali, una nutrita schiera di intellettuali si interessò della storia, della lingua, delle tradizioni poetiche popolari arbëreshë, avviando un decisivo processo della storia letteraria albanese. In questo contesto, Piana degli Albanesi offrì figure di grande rilievo e personalità che in diverso modo e con diverse possibilità hanno contribuito all'arricchimento del prezioso patrimonio avito.

Nel corso dei secoli gli abitanti, grazie alla loro tenacia e alle proprie istituzioni culturali, sociali ed economiche, hanno mantenuto inalterata la propria originaria identità etnico-linguistica e religiosa, conservato gelosamente le proprie radici culturali quali il rito, la lingua, gli usi, le tradizioni e i caratteristici costumi femminili riccamente ricamati; e ancor oggi è inalterato l'attaccamento alla tanto amata madre patria, sempre vivo nelle popolazioni italo-albanesi.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del Comune

Lo stemma del comune di Piana degli Albanesi è così descritto dallo statuto comunale[12]:

« [...] Ricamato con fili di seta di colore giallo in varie tonalità, raffigura un'aquila bicipite ad ali spiegate con le teste coronate e sormontate da una stella a sei punte e con tre spighe di grano in ciascuna zampa. »

Il gonfalone del comune di Piana degli Albanesi è un drappo rettangolare a fondo azzurro o rosso con al centro un tondo ornato di ricami in oro riproducenti la scritta in latino "Civitas Nobilis Planæ Albanensium" e caricato dello stemma. Il gonfalone è disciplinato dalle disposizioni statutarie del comune.

In origine lo stemma era costituito da due spighe unite per mezzo di un nastro a nodo, un'aquila bicipite con una stella a sei punte nella parte superiore, e con le iniziali S.P.Q.A. (Senatus Populus Que Albanensis) ovvero N.P.A.C. (Nobilis Planæ Albanensium Civitas). Tale stemma si può vedere nelle più antiche fontane del paese, nonché sulla porta della Chiesa di San Giorgio Megalomartire, l'antica Matrice, e altrove[10]. In seguito si è sempre adoperata l'aquila bicipide albanese, con le spighe tra gli artigli e l'iscrizione N.P.A.C. Secondo quanto riportato dallo Statuto del comune di Piana degli Albanesi, il comune ha un proprio inno in albanese[12].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il centro antico del paese interpreta lo stile costruttivo tardo-medievale, cinquecentesco e seicentesco, rispecchiando gli status sociali e le condizioni economiche dell'epoca in cui sorse l'insediamento. Sulla base dei documenti, ad oggi disponibili, è possibile supporre che gli Arbëresh fondatori di Piana degli Albanesi, dopo quasi un secolo di permanenza nel luogo, abitassero in case costruite secondo schemi architettonici più medievali che cinquecenteschi, ne è testimonianza l'uso di archi in pietra e di volte a botte. Le strade urbane sono strette e costituite da scalinate (shkallët) e dal vicinato (gjitonì), lo spazio fisico luogo di aggregazione antistante le abitazioni, ad eccezione della strada principale (udha/dhromi i mathë), l'asse longitudinale ampio e rettilineo di Corso Giorgio Kastriota che si stende da nord a sud-est, e sul quale si arriva entrando nel paese. Il tessuto dell'area centrale è costituito da grossi lotti irregolari e da una trama viaria curvilinea tardo-medievale, spesso accidentata, con rampe gradinate. Il centro di aggregazione per eccellenza, luogo reale e simbolico di incontro, comunicazione e informazione, con funzione regolatrice, è la Piazza Grande (Qaca e Madhe), con la vecchia sede del municipio e le "quinte secentesche" costituite dalla fontana Tre Kanojvet e dalla chiesa-santuario di Maria SS. Odigitria.

Il patrimonio artistico e monumentale di Piana degli Albanesi è fondamentalmente percorso da due stili, o meglio da due culture: quella barocca, la cui esistenza si è protratta sino agli inizi del Novecento; e quella bizantina, esistita sempre a livello latente e con periodi di piena espressione. I due stili hanno avuto anche momenti di fusione con esiti singolari. L'arte bizantina, quali erano legati gli esuli Albanesi, non viene abbandonata, anzi la sua influenza si fonde nell'orbita delle caratteristiche architettonico-urbanistiche. Tra la fine del cinquecento e la prima metà del Seicento, principalmente, fu realizzato quanto vi è oggi di maggiore interesse artistico-architettonico: chiese, fontane, palazzi e assetto del centro storico. In questo periodo fu il barocco meno capriccioso e privato delle esasperazioni decorative lo stile che si affermò, e una personalità su tutte incise profondamente quegli anni, quella di Pietro Novelli, architetto e pittore monrealese, molto attivo nella colonia siculo-albanese[13]. Nei secoli successivi, tra il Settecento e l'Ottocento, non si registrarono che aggiunte e completamenti compatibili con la conformazione ormai assestata. Nel secondo dopoguerra sono state operate trasformazioni urbanistiche e architettoniche, non sempre rispondenti a canoni culturalmente e scientificamente corretti, che hanno prodotto in alcuni casi danni irreversibili e compromesso il fascino originario. Parallelamente, però, si è registrata una attenzione particolare per l'arte bizantina, rivalutando gli aspetti storici e artistici conservati.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di San Demetrio Megalomartire
  • Chiesa rurale della SS. Madonna dell'Odigitria (XV secolo), sorge ai piedi del Monte Pizzuta, poco distante dal centro abitato. Costruita nel 1488, anno in cui furono stipulati "I Capitoli di fondazione", è a pianta quadrata, con altare centrale del XVIII secolo, in marmi mischi, custodisce una immagine su tela della Madonna Odigitria, opera del 1612 di Pietro Antonio Novelli, padre del più celebre monrealese. La chiesa custodisce una lapide, posta nell'ingresso centrale, che rammenta ai visitatori le vicende dell'insediamento. In due diversi periodi dell'anno, ossia a maggio e ad agosto, per tradizionale devozione secolare gli arbëreshë si recano prima dell'alba in questo santuario sacro per partecipare alla Divina Liturgia e infine intonare rivolti verso l'oriente, l'Albania, canti sacri e popolari nostalgici per la Madre Patria.
  • Chiesa di San Giorgio Megalomartire (XV secolo), edificata nel 1493, è la più antica del centro urbano. Si accede alla chiesa mediante una scalinata che, prima della costruzione del convento adiacente avvenuta nel 1716, scendeva direttamente in piazza. Costituito da un'unica navata, con volta a botte, troneggia un affresco di San Giorgio in gloria, opera settecentesca di Cristodoro. Chiusa ad ovest da un'abside sul cui catino un affresco bizantino raffigura Cristo Pantocratore, riportante la scritta albanese "U Jam drita e jetës kush vjen prapa meje ngë ka të jetsënjë në të errët". Assai pregevole è il gruppo scultoreo di San Giorgio, titolare della chiesa, che trafigge con la sua lancia il drago, simbolo del male. Opera di Jeromus Bagnasco, il quale si ispira alla raffigurazione in argento della fibula del costume femminile albanese, brezi. La chiesa è arricchita da numerose icone di iconografi contemporanei dei Balcani e locali.
Eterno Padre partecipe alla Resurrezione del Cristo
  • Cattedrale di San Demetrio Megalomartire di Tessalonica (XV secolo), maestosa Cattedrale situata nel Corso Giorgio Kastrota. Vi si accede mediante una scalinata di stile tardo-barocco; la facciata è abbellita da mosaici. L'interno, a tre navate separate da due file di otto colonne di marmo ed archi a tutto sesto, contiene un'imponente iconostasi lignea, la più grande di Sicilia, con icone del monaco cretese Manusaki, che ricopre le tre absidi. Arricchiscono le pareti laterali della cattedrale affreschi dell'iconografo greco Eleuterio Hatsaras e trittici di icone che raffigurano la vita della Vergine, le feste principali e i padri della Chiesa ortodossa, quella centrale da affreschi del Katzaras raffiguranti feste Despotiche. Tra il 1641 ed il 1644, il monrealese Pietro Novelli eseguì gli affreschi delle absidi. L'opera più antica e di maggior rilievo artistico è l'icona della Madre di Dio con il Cristo di scuola senese del 1500, dipinta con tempera all'uovo. Sulla parete destra dell'entrata principale si trova una pala raffigurante San Demetrio e San Nestore, e il sepolcro del Servo di Dio P. Giorgio Guzzetta, illustre personalità arbëreshë vissuta intorno al XVIII secolo, che difese il rito orientale greco-bizantino. Dal 1784 la chiesa fu sede del vescovo ordinante di rito greco in Sicilia. Fino al 1924, in Piana degli Albanesi, la chiesa di San Demetrio era la sola parrocchia con un Collegio di quattro papàdes.
Particolare dell'affresco bizantino in
San Giorgio M.
  • Chiesa urbana della Madonna dell'Odigitria (XVI secolo), fu ricostruita ed ampliata nel XVII secolo su progetto di Pietro Novelli. L'interno conserva ancora oggi tale struttura, l'unica a pianta centrale con un'ampia cupola. In esso si conserva la grandiosa artistica statua della vergine Odigitria sorretta da due monaci, realizzata verso la fine del Seicento, in legno stuccato e dorato. Incassato nella statua si trova la venerata icona dell'Odigitria, portata dall'Albania nel XV secolo dagli esuli albanesi fondatori di Piana degli Albanesi. Di molto pregio è anche l'antica icona bizantina del XVI secolo, raffigurante la dormizione di Maria Vergine. Nelle navate laterali si trovano due piccole iconostasi e quattro altari in marmo rosso Kumeta con antichi stemmi delle famiglie albanesi Schirò, Matranga, Schiadà.
Mosaico bizantino di
Shën Gjonit i Math
  • Chiesa di San Nicola di Mira (XVI secolo), fu eretta sul luogo dove già esisteva un'antica chiesetta dedicata allo stesso santo. La chiesa ha particolare rilievo artistico per le pregevoli icone del Seicento e del Settecento dell'iconostasi. La chiesa è ad una sola navata; le pareti sono arricchite da icone di scuola cretese e siculo-albanese del Settecento, che si differenziano dalle altre per l'uso di una tempera grassa e per il fondo in argento a mecca. Annesso alla chiesa vi è il Seminario greco-albanese e la sede dell'Eparchia di Piana degli Albanesi.
  • Chiesa della Santissima Annunziata (XVII secolo), l'interno presenta una forma anomala, una navata centrale e una navata destra. L'altare in marmo quadrato bizantino, sorretto da quattro colonne che rappresentano i quattro Evangelisti, è preceduta come dai canoni bizantini da un'iconostasi. Rilevanti sono le opere del Novelli, una tela raffigurante San Pietro liberato e l'affresco dell'Annunciazione del 1646, ultima opera dell'artista, eseguito per interessamento del sacerdote Tommaso Petta.
  • Chiesa di San Vito (XVI secolo), esempio dell'arte tardo-barocca del paese, ricca di fregi, di altari intarsiati in marmi policromi. La chiesa, appartenente inizialmente ai fedeli di rito greco-bizantino, fu ceduta da questi ai latini. Possiede una grande scalinata barocca risalta il portale settecentesco, composto dalle statue marmoree di S. Pietro e S. Paolo, da due putti e un medaglione. Nella chiesa a tre navate con l'abside e l'unica cappella laterale, poiché l'altra è stata adibita a sacrestia, si conservano importanti opere d'arte: la statua dell'Immacolata e la statua di S. Vito Martire.
  • Chiesa della Madonna del Rosario (XVI secolo), rimaneggiata nel tempo, il sacerdote Antonino Costantino, nel 1741, proprietario della chiesa di S. Venanzio, la donò alla Confraternita del Rosario. Fornita di iconostasi, è abbellita da mosaici e icone neo-bizantine. Nel mese di ottobre, dedicato alla Madonna del Rosario, vi si svolgono interessanti funzioni religiose in albanese[14](Moi i Otuvrit).
  • Chiesa del Santissimo Salvatore alla Sklica (XX secolo), edificato nella prima metà degli anni '50 e situato alla sommità dell'omonima collinetta in una invidiabile posizione panoramica che domina tutta al valle, è inserita in un complesso edilizio-monumentale gestito dai monaci basiliani di rito bizantino, che fanno capo alla Badia greca di Grottaferrata. L'interno a una navata è arricchito dal mosaico del Cristo Pantocratore benedicente, da un iconostasi in marmi mischi e da icone.

Chiese e cappelle rurali[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle chiese urbane, vi è gran numero di chiese e cappelle rurali che in genere prendono il nome dalla contrada in cui si trovano. Molte di queste cappelle rurali, la cui costruzione è di difficile datazione, esistono tuttora.

  • Madonna delle Grazie o della Scala (Shën Mëria e Hirevet o e Shkallës), del 1560, alle falde del monte Maganoce;
  • Santa Caterina (Shën Katarina), in contrada Fusha;
  • Madonna dell'Udienza (Shën Mëria e Godhencës), sul poggetto omonimo;
  • Madonna dello Stretto (Shën Mëria e Stritit), della metà del XVI secolo, in contrada Shën Ëngjëlli;
  • San Giovanni (Shën Janit), nella contrada omonima, all'interno dell'abitato;
  • San Mercurio (Shën Merkuri), in contrada Brinja;
  • Madonna Nascosta (Shën Mëria e Fshehur), contrada Argomezët;
  • Madonna della Pietà (Shën Mëria e Boshit), a pochi chilometri dal centro abitato in localita Argomezët;
  • San Michele Arcangelo (Shën Mikelli Arkëngjëll), nello Sheshi;
  • Maria Addolorata (Shën Mëria e Dhëmbur), alla sommità dello Sheshi.

Edicole sacre[modifica | modifica wikitesto]

Numerose edicole votive sono erette nel centro urbano. Le edicole sacre di Piana degli Albanesi testimoniano la forte tradizione religiosa orientale della popolazione, e rappresentano veri e propri luoghi di culto. La maggior parte non si è conservata, alcune si trovano in uno stato di mediocrità strutturale ed estetico; altre ancora conservano affreschi della scuola del Novelli. Sono state censite trentaquattro edicole dedicate prevalentemente alla Madonna Odigitria, le altre sono andate perdute. Un'altra tipologia comprende le edicole realizzate sul prospetto delle case per devozione delle famiglie albanesi. Molte di queste sono andate distrutte dopo il rifacimento dei prospetti delle abitazioni, quando sono state operate trasformazioni non rispondenti ai giusti canoni. Molteplici sono quelle riportanti scritte in albanese. Una delle particolari edicole è quella inserita su un masso denominato Pietra di Maria (Guri i të mjerës Mas Marës).

Monastero Basiliano Sklica

Altri edifici sacri[modifica | modifica wikitesto]

  • Oratorio S. Filippo Neri (Rritiri)
  • Seminario Eparchiale (Seminari i Eparhisë)
  • Collegio di Maria (Kulexhi i Shën Mërisë)
  • Convento SS. Annunziata (Patret)
  • Monastero dei Padri Basiliani (Sklica)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il contesto urbano di Piana degli Albanesi è punteggiato da numerosi palazzi di notevole interesse architettonico. Alcuni degli edifici storici più significativi (Ospedale, Albergo Ricovero per gli agricoltori, Teatro, Mulini, Palazzo Manzone) sono stati descritti dallo storico arbëresh Giorgio Costantini (1838-1916), che nel 1915 scrisse una "Monografia di Piana dei Greci".

  • Palazzo Manzone (Pallaci Mancuni)
  • Villa Comunale "Albania" (Kopshti e Bashkisë "Shqipëria")
  • L'Ospedale (Spitalli)
  • Casa del Vicario Foraneo (Shpia e Vikarit)
  • Sede Municipale - Comune (Bashkia)
  • Giudice di Pace, ex pretura (Gjykatësi e Paqes)
  • Cine-teatro ed ex Carcere mandamentale (Çine-teatëri dhe Fëlaq Shën Kollë)
  • Scuola materna "SS. Odigitria" (Skolla fëmijësh "Shën Mërisë së Dhitrjes")
  • Scuola elementare "Skanderbeg" (Skolla fillore "Skënderbeu")
  • Scuola media "Demetrio Camarda" (Skolla e mesme "Dhimitër Kamarda")
  • Auditorium "Portella della Ginestra" (Auditori "Purtelja së Jinestrës")
  • Biblioteca "Giuseppe Schirò", ex sede comunale (Bibliotekë "Zef Skirò", bashkia e vjetër)

Fontane[modifica | modifica wikitesto]

Le tipiche fontane (kronjet) in pietra locale, distribuite nei quartieri del centro storico, contribuiscono ad arricchire il patrimonio artistico di Piana degli Albanesi, e costituiscono un'importante testimonianza storica. Oltre ad assolvere al loro compito di rifornimento idrico, erano un luogo sociale dove si ritrovavano gli abitanti del quartiere, e quanti di passaggio, a discutere e a scambiarsi notizie e informazioni.

Tra le molteplici fontane, di particolare importanza vi sono:

Fontana Tre Kanojvet
  • Tre Kanojvet in Piazza Grande, tipica fontana secentesca a forma di "tempio" che riporta la data 1608, qui si rievoca il battesimo di Gesù nel Giordano;
  • Fusha e Pontit in corso Umberto I, recante lo stemma in rilievo del paese nella sigla "SPQA 1765", anno della sua costruzione;
  • Kroi me një gojë vicino alla Cattedrale, è una delle più antiche, riporta sulla lapide la data di costruzione 1567 affiancato dallo stemma del paese;
  • Kriqja e Palermës in via Fra.sco Crispi, del XVII secolo, trasformata;
  • Sëndu Roku nel quartiere San Rocco, con lapide storica del XVII secolo;
  • Shën Jani prospiciente al plesso Skanderbeg, del XVIII secolo, trasformata;
  • Fovara e Shën Gjonit a ridosso della chiesetta;
  • Kanalli i ri in via P. Giorgio Guzzetta, costruita intorno al 1700;
  • Kroi Mashili in Piazza Mashilli, trasformata e in esercizio;
  • Kroi Arkuleuni, sotto l'omonimo arco;
  • Fovara e Rrugaçit al di sotto il viadotto Tozia, trasformata;
  • Tek Ulliri antistante il convento SS. Annunziata;
  • Shën Mëria e Ghodhencë nei pressi del macello comunale, dimessa.

Masserie[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio collinoso del comune di Piana degli Albanesi si possono scorgere tredici masserie, aziende agricole di medie dimensioni condotte da un massaro. Le masserie, comprensive di podere, casa colonica e servizi, erano destinate ad uso abitativo di proprietari baroni e massari. Questi sistemi di edilizia rurale ebbero inizio a partire dal Seicento, e si sviluppavano in genere perimetralmente lungo un ampio cortile ai cui lati erano poste, fino alla prima metà del XX secolo, le abitazioni dei contadini, i granai, i depositi di derrate alimentari e le stalle; e in alcune di esse, come a Duku e Rusela, si trovano chiese rurali. Le colture prevalenti erano, e in gran parte lo sono ancora, i seminativi e i vigneti, oltre agli allevamenti di bovini e ovini. La costruzione era generalmente in muratura portante con frequente uso di archi in blocchi di pietra calcarea. La casa padronale, posta al primo piano, dominava tutta la masseria e presentava rifiniture più accurate, come il pavimento in cotto, mentre nel resto della costruzione la pavimentazione era in lastricato di pietra. Solo alcune delle tredici masserie pervenute sono riuscite a mantenere uno stato di conservazione soddisfacente. Dove sono state eseguite ristrutturazioni, le masserie hanno subìto profonde modificazioni che in qualche caso ne hanno stravolto l'impianto originario. Questi piccoli centri di vita agricolo-pastorale hanno perso dopo la riforma agraria del secolo scorso gran parte della loro importanza. Alcune sono in semi stato d'abbandono, ma molte altre ancora in funzione e divise in miniproprietà tra gli arbëresh degli ex feudi o trasformate in aziende agrituristiche. Le masserie prendono in genere il nome dalla contrada in cui sono ubicate.

  • Masseria Casalotto (Masaria Kazalloti)
  • Case Dingoli (Shpitë Dinguh)
  • Masseria Rossella (Masaria Rusela)
  • Masseria Ducco (Masaria Duku)
  • Masseria Giuhai (Masaria Xhuhai)
  • Masseria Kaggiotto (Masaria Haxhioti)
  • Masseria Baglio Maganoce (Masaria Maganuçi)
  • Masseria Guadalami (Masaria Guajdhallam)
  • Masseria Sant'Agata (Masaria Shën Arhta)
  • Masseria Portella della Ginestra (Masaria Gryka e Spartavet)
  • Masseria Costa Mammana (Masaria Kosta Mamana)
  • Masseria Cannavata (Masaria Kanavata)
  • Masseria Jancheria (Masaria Jankeria)
  • Masseria Scala delle Femmine (Masaria Shkalla e Femravet)

Altre masserie, adiacenti al territorio comunale, appartengono storicamente e tradizionalmente alla comunità di Piana degli Albanesi: Masseria Kaggio (Masaria Haxhi); Masseria Montaperto (Masaria Mëndhapert); Masseria Manali (Masaria Manali); Masseria Duccotto (Masaria Dukoti); Masseria Lupotto (Masaria Llupoti); Casa dell'Aquila (Shpitë i Aikullës).

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Strade e piazze[modifica | modifica wikitesto]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

A pochi chilometri a sud da Piana degli Albanesi, in Contrada Sant'Agata (Shënt Arhta in arbëreshë), è situato un antico insediamento denominato Pirama, rilevante necropoli paleocristiana di età tardo-romana, attualmente soggetta al centro di ricerca archeologica. L'importante scoperta ha dato un'ulteriore conferma della produttività culturale antica e moderna del territorio. I reperti, scoperti nel 1988, non hanno ancora trovato spazio nei Musei archeologici regionali, e sono stati dislocati provvisoriamente dal Museo Regionale Archeologico di Marineo presso i locali, dal 1991, del Museo Archeologico Regionale di Palermo Salinas.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lago di Piana degli Albanesi e Riserva naturale orientata Serre della Pizzuta.
Lago di Piana degli Albanesi

Il lago di Piana degli Albanesi (liqeni i Horës së Arbëreshëvet in arbëreshë) è il più grande e antico bacino artificiale della Sicilia. Si estende su un'area di 310 ettari nel territorio comunale ed in parte in quello di Santa Cristina Gela, in provincia di Palermo. È una delle aree di pregio ambientale e naturalistico affidato in gestione al WWF Italia. Il lago, dal punto di vista paesaggistico e turistico, costituisce un'importante area naturalistica, e, insieme a lingua, rito e costumi, è uno degli elementi peculiari di Piana degli Albanesi.

Riserva naturale orientata Serre della Pizzuta

La riserva naturale orientata Serre della Pizzuta è un'area protetta del dipartimento regionale di Sicilia, situata nel territorio comunale ed istituita con Decreto Assessoriale 744/44 del 10 dicembre 1998. È affidata all'Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana e gestita dall'Ispettorato Ripartimentale delle foreste.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[15]

Etnie e Minoranze Straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 207 persone. La nazionalità maggiormente rappresentata in base alla percentuale sul totale della popolazione residente era:

Albania Albania 95 1,58%

Identità
« ... è bene che si sappia che gli albanesi tengono più alla loro nazionalità e ai riti trasmessi dagli antenati, che alla vita svuotata, e non sono estranei a sacrificar questa contro chichessìa. »
(Giuseppe Schirò, 1923)

La composizione etnica di Piana degli Albanesi si distacca significativamente da quella dell'ambiente circondario, e la percentuale etnica albanese è pressoché il totale dei residenti[16][17]. La popolazione costituisce un sistema socio-culturale arbëresh, che configura un sistema storicamente consolidato e dotato di un profilo autonomo nel territorio. L'origine unica e peculiare, con i forti connotati storici, culturali e valoriali costituiscono punti specifici della comunità, d'altra parte il fattore territoriale rende esemplare il valore dell'interculturalità ormai perfettamente integrata[16][18]. Un passo avanti in tal senso è rappresentato dalla definizione delle minoranze etno-linguistiche attraverso la legge statale n. 482 del 15 dicembre 1999[19]. L'identità arbëreshe, temperata in terra straniera (te dheu i huaj), ne suggella il forte carattere autoctono. Gli assi portanti della comunità sono: la in arbëreshë, il rito bizantino, gli usi e i costumi tradizionali, la storia. La componente sociale è stata la forza endogena di Piana degli Albanesi: l'intellighentia arbëreshe, papàs in primo luogo ed esponenti della vita politica e culturale, attraverso istituzioni e l'operato di numerosi uomini illustri, hanno operato con zelo per difendere le peculiarità identitarie. Il mantenimento dello status arbëresh, come in ogni realtà identitaria, si confronta quotidianamente con il trasformismo socio-culturale e se una volta ignorarsi a vicenda fra albanesi e siciliani era il modo di conservare ognuno le proprie specificità[20], le attuali dinamiche territoriali non lo consentono nella misura in cui il sistema-mondo si esprime mediante relazioni dal locale al sovra-locale. Gli specifici culturali, quali rito, lingua e costumi, vengono tuttora mantenuti vivi da tutta la comunità, grazie ad una forte e radicata tradizione popolare in cui l'etnia albanese di questo popolo è legato e si riconosce, e da istituzioni religiose e culturali che contribuiscono validamente alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio avito[16].

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Tabella bilingue all'ingresso dell'abitato
Insegne bilingui in italiano e in albanese

La traccia più evidente della forte identità etnica di Piana degli Albanesi è la lingua albanese (gluha arbëreshe), parlata da tutti, tanto che è facilmente intuibile tra la gente, i nomi delle vie, le indicazioni stradali e le insegne dei negozi (es. Bar Shqjpëria, Circolo Vatra, Società Shoqëri Bujqësore). L'esodo e la lontananza dalla Madre Patria non ha scalfito il grande orgoglio arbëreshë, e la comunità ha preservato il più possibile la propria identità. La parlata, pur con le sue particolarità fonetiche e morfo-sintattiche, appartiene alla variante linguistica toskë diffusa nel sud dell'Albania, misto a tratti fonetici con il greco, ed è pienamente riconosciuta e tutelata dalla legislazione statale (legge 482/1999) e dalle leggi regionali, nell'ambito delle amministrazioni locali e dalle scuole dell'obbligo come lingua di minoranza etno-linguistica. L'amministrazione comunale promuove un bilinguismo di base negli atti della pubblica amministrazione, negli uffici, nei pubblici avvisi e nei documenti ufficiali, i quali possono essere redatti in italiano o in albanese. La segnaletica stradale è in due lingue diverse. L'Arbërisht rimane ancora oggi la lingua madre, ed è il veicolo di comunicazione principale[21]. I cittadini sono bilingui, in grado di utilizzare l'albanese e l'italiano[22].

Molto intensa è l'attività culturale tesa al mantenimento del patrimonio etnico-linguistico: si svolgono ogni anno manifestazioni teatrali in arbëreshë, esibizioni di gruppi folkloristici e musicali, ed è fiorente la produzione letteraria albanese di autori locali, conosciuti anche in Albania e in Kosovo. La lingua arbëreshë è usata inoltre in radio private (es. Radio Hora), e soprattutto in testi e riviste periodiche, private e istituzionali, di informazione culturale (es. Mondo Albanese, Kartularet e Biblos, Fluturimi i aikullës, Lajmtari Arbëreshëvet, Mirë ditë).

Religione[modifica | modifica wikitesto]

« Voi siete qui […] il drappello di profughi che, sostenuti dalla loro profonda fede evangelica, più di cinquecento anni fa giunsero in Sicilia, trovarono non solo un approdo stabile per il futuro delle loro famiglie come nucleo della Patria lontana, ma anche l'Isola maggiore del Mare Nostrum, che per la sua posizione naturale, è un centro di comunicazione tra Oriente e Occidente, un provvidenziale congiungimento tra sponde di diversi popoli […]. La Divina Provvidenza, la cui sapienza tutto dirige al bene degli uomini, ha reso la vostra situazione feconda di promesse: il vostro rito, la lingua arbëreshë che ancora parlate e coltivate, unitamente alle vostre centenarie costumanze, costituiscono un'oasi di vita e di spiritualità orientale genuina trapiantate nel cuore dell'Occidente. Si può pertanto dire che voi siete stati investiti di una particolare missione ecumenica [...]. »
(Tratto dal discorso pronunciato da Papa Giovanni Paolo II in occasione del suo incontro con la Comunità eparchiale, avvenuto il 21 novembre del 1982 presso la Concattedrale dell'Eparchia di Piana degli Albanesi[23].)

La Chiesa Bizantina in Italia comprende le tre Circoscrizioni ecclesiastiche[24]: l'Eparchia di Lungro per gli arbëreshe continentali, Eparchia di Piana degli Albanesi per gli arbëreshe di Sicilia e il Monastero Esarchico di Grottaferrata a Roma.

L'Eparchia di Piana degli Albanesi difende il proprio patrimonio etnico-culturale e la propria tradizione religiosa[25], soprattutto in prospettiva ecumenica, e trasmette, con le altre diocesi, la tradizione culturale, spirituale e liturgica della Chiesa bizantina dal tempo di Giustiniano (VI secolo). I fedeli della Eparchia sono distribuiti in 15 parrocchie, nei seguenti cinque comuni tutti in provincia di Palermo: Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet), Contessa Entellina (Kundisa), Mezzojuso (Munxifsi), Palazzo Adriano (Pallaci) - quest'ultime entrambe comunità assorbite e caratterizzate da una marcata eredità storica e culturale albanese - e Santa Cristina Gela (Sëndahstina), oltre alla parrocchia Concattedrale dell'Eparchia "San Nicolò dei Greci" alla Martorana, con giurisdizione personale in Palermo, per una popolazione complessiva di 33 000 fedeli. Eparca (Vescovo): S.E. Rev. Mons. Sotìr Ferrara.

Rito greco-bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Il rito di Piana degli Albanesi si differenzia dalle altre Chiese di Sicilia e costituisce l'eredità più importante della Chiesa orientale di Bisanzio[26], da dove si propagò sino alle terre più periferiche dell'Impero Romano d'Oriente molto prima che gli Albanesi le lasciassero, costretti a fuggire. Per la particolarità di esso, infatti, e per l'uso della lingua greca nelle celebrazioni liturgiche il paese fu chiamato in passato Piana dei Greci. La forte caratterizzazione si riferisce particolarmente alla modalità, ai simbolismi, alle forme solenni e grandiose delle celebrazioni e delle sacre funzioni; e assieme alla lingua e ai costumi, il rito costituisce il tratto più importante dell'identita arbëreshe. Ancora oggi gli splendori greco-ortodossi sono rievocati nei solenni Pontificali, dalla ricchezza dei paramenti sacri indossati dal gran numero di celebranti, i quali ripetono gli antichi gesti carichi di simbolismo e dai particolari canti che sono tra i più incontaminati ed antichi[27]. Gli Uffici divini sono più lunghi e solenni; al canto dei salmi si alternano lunghe letture di testi biblici; allo stare in piedi, le prostrazioni profonde; ai colori dorati dei paramenti, quelli rossi e quelli violacei; alle musiche gioiose, quelle meste e solenni. In questo contesto maestoso, tutto ha un significato: i gesti, i canti, le processioni, i fiori, i profumi, gli incensi.

Il clero della comunità è organizzata in un'Eparchia retta da un Eparca che viene designato dalla Sede Pontificia e ha rango di vescovo. Nelle cerimonie più solenni veste paramenti del tutto simili ai vescovi ortodossi come il tipico copricapo (mitra) e il pastorale (ravhdes) sormontato da due teste di serpente contrapposte che si fronteggiano, simbolo della prudenza evangelica. I sacerdoti (papàs) portano, in genere, i capelli lunghi con la coda (tupi), indossano abitualmente il tipico copricapo cilindrico nero (kalimafion) e hanno la barba lunga.

Per il cristiano di rito bizantino la ricchezza di simbolismi non è altro che un mezzo di conoscenza semplice ed immediato di Dio. Le sacre liturgie sono quelle scritte dai padri della Chiesa ortodossa: quella di San Basilio per il primo di gennaio, la sera della vigilia di Natale (Krishtlindje) e dell'Epifania (Ujët e pagëzuam) a conclusione del digiuno, le domeniche di Quaresima (Dielljat e Kreshmës) e il giovedì e il sabato santo; quella di San Giovanni Crisostomo nelle altre occasioni. Le manifestazioni religiose si svolgono lungo tutto l'anno, ma raggiungono il loro culmine nella celebrazione della Settimana Santa (Java e Madhe), evento religioso di fortissima spiritualità, il più grande avvenimento del calendario bizantino. In essa, infatti, trova giustificazione tutto il discorso escatologico e ogni motivo di speranza, come canta il famoso inno del Christos anesti-Krishti u ngjall (Cristo è risorto): «Cristòs anèsti ek nekròn, thanàto thànaton patìsas, ketis en tis mnìmasin zoìn charisà menos» - «Krishti u ngjall Ai tue vdekur, ndridhi vdekjen e shkretë e të vdekurëvet te varret i dha gjellën e vërtetë» (Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte e a quanti giacevano nei sepolcri ha donato la vita).

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • SHEGA : evento culturale ed etnomusicale arbëreshë (maggio-giugno)
  • Shën Mëria e Tajaviës : Pellegrinaggio Mad. di Tagliavia (giugno)
  • Riti i Shën Jan o i Shën Pjetrë : Rito di S. Gioavanni e S. Pietro (24-29 giugno)
  • VeraArbëreshe : EstateAlbanese, manifestazione culturale e sportiva (luglio-agosto)
  • Pesëmbëdhjetë të Sh. Mërisë së Dhitrjes mbi mali : Quindicina alla SS. Madonna Odigitria sul monte (1-15 agosto)
  • Vjetorin e të Stisurit : Anniversario della Fondazione (30 agosto)
  • Ndihma Shën Mëria e Dhitrjes : Patrona Maria SS. Odigitria (2 settembre)
  • Moi i Otuvrit : evento liturgico in lingua albanese secondo la liturgia bizantina (ottobre)
  • Shën Mitri Dëshmor i Math : San Demetrio Megalomartire (26 ottobre)
  • Dita e Flamurit : Giornata della Bandiera Albanese (28 novembre)
  • Krishtlindjet : Natale secondo la liturgia bizantina (24-25 dicembre)

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

A Piana degli Albanesi, centro più importante degli albanesi di Sicilia, hanno sede molte istituzioni relative all'aspetto culturale arbëreshë. Sin dal XVII secolo uomini e istituzioni hanno operato per la tutela e la valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Era la intellighentia arbëreshe rappresentata dai protagonisti della vita culturale e politica: papàdes, intellettuali e studiosi che in prima persona attraverso le istituzioni hanno proferito il loro impegno per la conservazione del patrimonio linguistico, etnico e religioso[16]. Incisivo ed esemplare è stato il contributo delle istituzioni ecclesiastiche per il mantenimento e il rafforzamento dell'identità, in primo luogo il Seminario diocesano[16], attuale sede dell'Episcopio. Per quanto riguarda la sanità, nel 1668 venne fatto edificare l'Ospedale lungo il corso principale. Nel 1716 fu fondato l'Oratorio per l'educazione dei sacerdoti celibi di rito greco, ed il Collegio di Maria nel 1733[28], per la formazione delle giovani donne arbëreshe. Nel 1879 venne fondato a Palermo il Convitto universitario italo-albanese "F. Soluto", dal nome del benefattore di Piana degli Albanesi, per agevolare i giovani studiosi provenienti dalle comunità albanesi di Sicilia. L'Eparchia di Piana degli Albanesi è stata ufficialmente designata nel 1937[23].

Tra il XX e il XIX secolo, segno di una più matura coscienza dell'identità, sono fiorite istituzioni a carattere scientifico-didattico, che hanno diffuso la cultura arbëreshe in ambito extra-territoriale: il Comitato italo-albanese (fine Ottocento), la Lega italo-albanese (1921) e il Centro Internazionale di studi albanesi R. Petrotta (1948). Promosse dalla Cattedra di Lingua e letteratura albanese dell'Università di Palermo sono state importanti divulgazioni scientifiche. L'approfondimento della cultura albanese e l'esigenza di preservarla è merito del grande impulso delle sedi culturali presenti nel territorio: le istituzioni scolastiche e la Biblioteca comunale Giuseppe Schirò. Altre istituzioni ed espressioni culturali, pubbliche e private, salvaguardano il patrimonio avito: il Museo civico etno-antropologico Nicola Barbato, l'Associazione teatrale Ansambli i Teatrit Popullor Arbëresh, lAssociazione musicale Dhëndurët e Arbërit, la Cooperativa Bar i Sheshit, lAkademia e Muzikës Arbëreshe, lAssociazione culturale Fjala e re, lAssociazione creativa Luleari, lAssociacione culturale Mondo Albanese, lAssociazione turistica Pro Loco Piana degli Albanesi[29].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Comunale "Giuseppe Schirò" (Biblioteka e Bashkisë "Zef Skiroi") di Piana degli Albanesi, intitolata al poeta e letterato arbëreshë, ha sede presso l'ex sede municipale sita in pieno centro storico, nella piazza principale. Dispone di un fondo librario di oltre 30.000 titoli, cui si aggiungono 1.500 unità di materiale audiovisivo[30]. Per valorizzare il patrimonio etnico e linguistico e specifici aspetti della storia e della cultura locale è stata creata una sezione speciale sulla cultura albanese. Si è dedicata una particolare attenzione alla valorizzazione e all'incremento delle pubblicazioni in lingua arbëreshe e in generale verso tutte le opere sulle minoranze etno-linguistiche.

Presso la sede dell'Episcopio dell'Eparchia di Piana degli Albanesi è ospitata l'importante biblioteca con antichi libri manoscritti e materiale a stampa, dai secoli XVI-XVII al secolo XX (prima metà). La Biblioteca riunisce in sé importanti fondi librari: quello del Seminario Italo-Albanese di Palermo, quello dell'Episcopio, quello dell'Oratorio dei Padri di rito greco, il Ricovero degli agricoltori invalidi (te Patret), la biblioteca della Cattedrale di San Demetrio M. e altre ancora. Si tratta di un rilevante complesso librario, superiore certamente a 10.000 titoli. Il Fondo contiene anche un imprecisato, ma rilevante numero di cinquecentine e secentine, nonché settecentine, oltre agli ulteriori volumi dei secoli XX-XXI. Il Seminario è, inoltre, la sede dell'Archivio storico diocesano, che comprende anche la parte superstite dell'Archivio storico del Comune andato distrutto da un incendio nei primi anni '50. La sede suddetta è utilizzata solo come luogo di conservazione e di consultazione, non di prestito, infatti, occorre precisare che la Biblioteca per motivi rigorosamente statutari si rivolge tendenzialmente ad un pubblico di utenti specializzati o comunque ad un pubblico di studiosi intenti nella ricerca scientifica.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

A Piana degli Albanesi sono presenti opere d'arte appartenenti alla spiritualità della tradizione bizantina fin dagli inizi del secolo XVII. Le icone di Piana degli Albanesi sono patrimonio e tesoro dell’arte e della spiritualità bizantina, che influenzarono la Sicilia nei secoli scorsi. Esse possono essere ammirate nelle molteplici chiese di Piana degli Albanesi e sono in maggior parte di scuola cretese e siculo-albanese, a cui si aggiungono quelli più moderni in gusto bizantino di scuola locale, greca-cretese (Manusakis) e albanese (Droboniku). Nella Chiesa di San Nicola di Mira si conserva una preziosa iconostasi con il San Nicola in cattedra, la serie dei Padri della Chiesa Ortodossa e il Cristo sommo sacerdote e re dei re, opera dell'iconografo Joannikios, con altre icone elevate alla monumentalità di singolare potenza e caratterizzazione.

Affreschi bizantini

A Piana degli Albanesi si possono ammirare antiche icone di almeno tre altri illustri iconografi: il Maestro dei Ravdà, il Maestro di S. Andrea e il Maestro della Deesis. Tuttavia essi non sono i soli iconografi, esistono icone firmate da Caterina di Candia e altre di cui si ignora l’autore, tutte corrispondenti alla tradizionale corrente bizantina.

A questa si ricollegano gli iconografi albanesi locali del secolo XX (Papàs Marku Sirchia, Zef Barone, Tanina Cuccia, Spiridione Marino, Sonia Vaglica, Vita Masi, ecc.) le cui opere si possono osservare in particolare nella Cattedrale di San Demetrio Megalomartire, nella chiesa di San Giorgio Megalomartire, Maria SS. Odigitria, Ss.ma Annunziata, Madonna del Rosario, Sant'Antonio il Grande e Ss.mo Salvatore (Sklica). Altre ancora sono presenti in mosaico in alcune cappelle dislocate nella cittadina. Gli iconografi contemporanei mantengono viva e continua una tradizione, spirituale oltre che artistica, che ha la forza di riproporre quei valori dell’arte e della fede che non tramontano, essendo espressioni tangibili di una viva realtà ecclesiale e sociale, che l’Eparchia di Piana degli Albanesi rappresenta come "unicum" in Sicilia e in Europa. La produzione d'arte non si limita alle sole icone bizantine, ma è plurima e variegata: tra le tante espressioni artistiche spicca il ricamo dei costumi tradizionali albanesi, patrimonio storico unico della comunità di Piana degli Albanesi. Qualche decennio fa, a cadenza temporale libera, era organizzata la rassegna d'arte Horartistike, a cui partecipano vari artisti locali con in mostra lavori di iconografia, ricamo, mosaico, pittura, scultura, grafica e fotografia.

Costume[modifica | modifica wikitesto]

Costume tradizionale Arbëreshe indossato durante il matrimonio effettuato secondo il rito greco-bizantino

Il costume tradizionale femminile di Piana degli Albanesi, come la lingua e il rito, è uno dei segni più evidenti della diversità culturale arbëreshë, ed è una singolare espressione di autocoscienza locale che manifesta nella volontà di conservare identità e tradizioni. Dal punto di vista storico Piana degli Albanesi è la comunità Arbëreshe più importante di Sicilia e tra le più in rilievo d'Arbëria[31], d'altronde non si hanno molte notizie specifiche riguardo ai costumi femminili, se nonché documentazioni iconografiche, e notevoli cenni su testi letterali di scrittori locali, sugli scritti dei Grand Tour in Italia e dagli studi del Pitrè, che ne riportano l'esistenza plurisecolare. Vi sono diverse testimonianze artistiche sugli abiti dei greco-albanesi di Piana degli Albanesi, tra cui molto preziose le stampe di Vuillier, del XVIII secolo, le pitture e gli schizzi di Ettore De Maria Bergler e i ritratti di Antonietta Raphaël, in parte conservate alla Galleria d'Arte del complesso monumentale di Sant'Anna a Palermo, e altre stampe private, acquarelli e cartoline di autori sconosciuti. Entrambe le prime, insieme con le ulteriori differenti e illimitate raffigurazioni, ritraggono e testimoniano l'incomparabilità del costume di Piana degli Albanesi.

In oltre cinque secoli di permanenza degli arbëreshe il costume tradizionale femminile ha mantenuto l'aspetto costitutivo orientale bizantino, che emerge dall'uso dei colori accesi, dall'ampio drappeggio, dalle maniche lunghe e larghe, e dalle stoffe preziose ricamate di seta, oro e argento, ma probabilmente ha subito piccole trasformazioni con influssi nei secoli succedutisi; rendendolo così un abito raro e unico.

Gli abiti tradizionali, legati ai vari momenti della vita delle donne, dalla quotidianità al matrimonio, scandivano i ritmi della tradizione sociale del passato. Tramandati di madre in figlia e conservati gelosamente, non sono più abiti, ma costumi, e sono strumenti di identificazione che assolvono quasi esclusivamente a funzioni simboliche circoscritte ad alcune occasioni. La perdita progressiva di questo legame ebbe inizio dagli anni quaranta, quando nel dopo guerra si introdussero in Europa nuovi vestiti pratici e leggeri. Negli anni cinquanta e anni sessanta cadde in semidisuso l'abito di mezza festa e l'abito giornaliero. Ma gli sfarzosi ed eleganti abiti, hanno conservato intatta la propria specificità, e sono indossati in occasioni particolari, quali battesimi (pagëzime), l'Epifania (Ujët të Pagëzuam), e soprattutto per le grandi festività della Settimana Santa (Java e Madhe), della Pasqua (Pashkët) e del matrimonio (martesë), ed in altre cerimonie religiose e festive, continuando ad essere preservati meticolosamente dalle donne di Piana degli Albanesi. I costumi femminili indossati dalle donne di Piana degli Albanesi, per la finezza e il pregio dei loro ricami in oro e del loro tessuto, sono un particolare elemento di folklore e richiamano l'ammirazione dei turisti che, specialmente in occasione delle grandi feste, visitano la cittadina. Il massimo esempio di bellezza è il costume nuziale, che rende particolare e prezioso l'evento religioso di rito bizantino. Unici nel loro genere, gli abiti da sposa sono composti da una gonna e corpetto di seta rossa con ricami floreali in oro e separati da una assai ammirata cintura di argento (brezi), in genere del peso di più di un chilogrammo, costituita da varie maglie lavorate del prezioso metallo, con al centro, scolpita in rilievo, una figura di un Santo orientale venerato, comunemente San Giorgio, San Demetrio o Maria Odigitria; sul capo il velo (sqepi) e il copricapo (keza), simbolo del nuovo status. Sotto la cintura e sul capo, infine, un fiocco (shkoka) verde con ricami interamente in oro, a quattro e a tre petali.

Traditional dress of Arbëreshë women in Piana degli Albanesi.jpg

La qualità della produzione, quasi ininterrotta, dei costumi, si deve alla grande abilità artigianale delle ricamatrici arbëreshe[32] specialiste nel ricamare l'oro e nel trasformare la seta (mola), il velluto e l'oro (in fili, in lenticciole e in canatiglie) in raffinati e preziosi abiti, usando il tombolo o il telaio o semplicemente l'ago, come si fa per la ricciatura a nido d'api della maniche della camicia e per i merletti a punto ad ago. Anche le attività lavorative correlate hanno un rilievo molto importante e offrono un illuminante spaccato socio-economico. L'impiego di manodopera quasi esclusivamente femminile rinvia, infatti, ad una divisione del lavoro, nella società e nella famiglia, di tipo tradizionale, e le donne, avviate a questa attività sin dall'infanzia, gradualmente raggiungevano una perizia tecnica che consentiva loro di provvedere direttamente alla preparazione del corredo. La gran parte della produzione dei manufatti è dovuta storicamente a questo artigianato domestico che, pur basato su canoni di pura riproduzione dei motivi, ha raggiunto livelli artistico-estetici spesso ragguardevoli con il concorso del gusto personale delle operatrici, la cui formazione non si esauriva nell'ambito familiare ma, specialmente dal secolo XVIII, ha potuto beneficiare di una vera e propria scuola di ricamo quale era a quel tempo il Collegio di Maria di Piana degli Albanesi, dove ancora oggi esiste un'esposizione permanente di quei ricami. Vere e proprie opere d'arte, i costumi ed i gioielli propri della tradizione arbëreshë sono un patrimonio inestimabile da tramandare, mantenere e custodire con cura. Alcuni, inoltre, sono esposti nella sezione di cultura arbëreshë ad essi dedicata nel Museo civico etnoantropologico "Nicola Barbato".

Il costume tradizionale femminile di Piana degli Albanesi ha nel tempo suscitato ammirazione e consenso. Nel concorso indetto a Venezia nel 1928, al quale presero parte gruppi in costume da tutte le regioni d'Italia, al gruppo di Piana degli Albanesi venne assegnato il primo premio, essendo stato riconosciuto il loro abito tradizionale, tra tutti i quelli regionali, il più sontuoso, ricco per disegno, stoffa e colori[33].

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La musica e i canti di Piana degli Albanesi sono profondamente legati alla tradizione religiosa. Il repertorio di canti sacri, in greco ed in albanese, impiegati all'interno del complesso e articolato anno liturgico, è molto ampio. Le Liturgie settimanali, festive e le diverse Ufficiature sono sempre adornate da un incessante flusso di melodie. I moduli poetico-musicali sono quelli dell'innografia bizantina; il sistema museale del repertorio liturgico è di tipo modale e ricalca la teoria bizantina dell'oktòichos. Accanto a queste composizioni, di prevalente origine colta, esistono anche altre testimonianze di carattere profano, fortemente influenzate, peraltro, dalle tradizioni musicali autoctone d'origine, possiede infatti un vasto numero di canti popolari, patrimoni ancora oggi ben vivi e fiorenti[34]. La trasmissione dei canti avviene, ancora oggi, quasi interamente mediante tradizione orale. Per il loro rilevante valore documentario vanno tuttavia menzionate anche le molte testimonianze manoscritte su pentagramma[35], redatte, a partire dagli inizi del Novecento sino a tempi a noi più prossimi, da sacerdoti o monaci con l'intento di salvaguardare l'integrità della tradizione sacra. La trasmissione orale dei canti consente ai fedeli, per lo più in difetto di conoscenze musicali tecniche, di appropriarsi di un patrimonio che, secondo le occasioni, provoca atmosfere di grande suggestione psicologica e di profonda adesione spirituale. La tradizione musicale liturgica è, quindi, anche espressione di processi di autoidentificazione che rinforzano il senso di appartenenza alla comunità. La musica bizantina, assieme alla lingua, al rito, al costume, alle icone, costituisce dunque un essenziale tassello per la ricostruzione di quel mosaico di peculiarità che conferisce agli Arbëreshë di Sicilia un'identità culturale solida e vitale.

Le espressioni musicali di questa importante minoranza etno-linguistica albanese, con le altre forme di manifestazione e comunicazione, rappresentano un modo di sentire e di essere del determinato gruppo sociale arbëreshë. I canti bizantini di Piana degli Albanesi fanno parte del Registro delle Eredità Immateriali di Sicilia e sono patrimonio dell'Unesco[36][37]. Le musiche e i canti liturgici bizantini di Piana degli Albanesi, che esprimono un senso di continuità religiosa dai tempi più antichi e rappresentano uno degli elementi essenziali dell'identità culturale del territorio e della sua comunità, sono tra i saperi da tutelare e tramandare.

Gli inni della tradizione bizantina sono eseguiti nelle celebrazioni dai papàdes e da tutto il popolo partecipante, e, solo raramente, e in contesti scelti, si propongono in concerto dalla storica "Corale di San Demetrio" e dal "Coro dei Papàs di Piana degli Albanesi"; mentre i canti popolari, dal gruppo folkloristico "Dhëndurët e Arbërit"[38]. Quest'ultimo, che si esibisce in pubblico nel tradizionale costume albanese e formato da una quindicina di elementi, riporta in vita i canti antichi della tradizione albanese con melodie adattate al canto corale e accompagnate dagli strumenti tradizionali. Il "Coro dei Papàs di Piana degli Albanesi" si propone di far conoscere il repertorio liturgico bizantino della chiesa di rito greco in Sicilia. Non si tratta di un coro professionale: ne fanno parte generalmente quattro sacerdoti e un diacono, che eseguono abitualmente i canti dell'antica tradizione, di cui sono fra i riconosciuti depositari, durante le Ufficiature e le Liturgie.

Fra le tante eredità, i canti più diffusi sono: Kostantini i vogëlith, Christòs Anèsti, Lazëri, Epi si Chieri, Vajtimet, Simeron Kremate, U të dua mirë, O Zonjë e Parrajsit, Te parkales, Një lule u deja t'isha, Kopile moj kopile, Muaji i mait, Ju lule te këtij sheshi, Trëndafili i Shkëmbit, Lule Borë, Malli çë kam për tij, Përçë ti rron, Perëndesh' e Bukuris, Kur të pash të parën herë, Për Mëmëdhenë, Shkova ka dera jote[39], ecc.

I canti più emblematici, uno religioso e l'altro profano, rimangono O mburonjë e Shqipërisë e O e bukura Moré[39].

Il primo canto, composto dal poeta italo-albanese Giuseppe Schirò[40][41], invoca la protezione della Madonna dell'Odigitria sugli arbëreshë e sull'Albania. Divenuto un celebre canto della comunità di Piana degli Albanesi, viene intonato ancora oggi in occasione delle feste religiose più significative. Il canto è eseguito su una melodia in tonalità maggiore con tempo 4/4. Il secondo canto, la cui composizione si suole far risalire al tempo della diaspora albanese del XV secolo, è autenticamente popolare, comune a tutti gli arbëreshë d'Italia in diverse varianti locali. In pochi versi, con toni molto lenti e struggenti, vi si esprime il dramma ed il dolore di chi è costretto ad abbandonare, cacciato dall'odio e dalla violenza, patria ed affetti.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La gastronomia arbëreshe, anch'esso patrimonio importante delle testimonianze artistico-culturali, propone piatti e dolci tipici della tradizione siculo-albanese. Ma, pur con questa mescolanza di ingredienti, si può constatare la presenza di elementi derivanti dal paese originario d'oltre mare. La cucina albanese è molto semplice ma saporita per gli aromi utilizzati nei piatti[42]. Ricco di valori e sapori, legato alla cultura del popolo, il cibo, con le sue ritualità ed i suoi codici simbolici, costituisce un elemento di identificazione socio-culturale. Il processo di lavorazione per ottenere questi prodotti è quasi un rito, che da tempi antichi si è tramandato di padre in figlio, fino ai giorni nostri[43]. Una panoramica completa dei prodotti tipici, in particolar modo dei dolci (të t'ëmblat), si ha per Pasqua, quando tutte le tradizioni greco-albanesi ritrovano la loro splendida forma.

Tra i vari tipici prodotti gastronomici si possono menzionare:

Bukë (Pane)

Il pane di Piana degli Albanesi è molto rinomato. Preparato con farina di grani duri locali, è di forma rotonda. Lievitato con metodi naturali, viene cotto ancora negli antichi forni a legna e lavorato secondo gli antichi usi, per ottenere una pagnotta da un 1 kg o da mezzo chilo, tipica della zona. Può essere consumato ancora caldo con il caratteristico olio d'oliva (vaj ulliri) dall'aroma leggermente piccante e pastoso al palato, insieme a del genuino pecorino.

Gli Strangujët sono tipici della cucina arbëreshë. Sono gnocchi di farina fatti a mano, conditi con pomodoro (lëng) e molto basilico, abitualmente benedette. Tradizionalmente questo piatto era consumato dalle famiglie sedute attorno a uno spianatoio di legno (zbrilla), il 14 settembre, giorno in cui si commemora l'esaltazione della Santa Croce, dove in tutte le chiese si svolge una particolare cerimonia religiosa davanti a un piccolo altare su cui viene posta una croce attorno alla quale sono sistemati dei rametti di basilico che alla fine della cerimonia sono distribuiti ai fedeli.

Dai numerosi allevamenti locali provengono carni di qualità riconosciuta, fra le quali si annovera la prelibata salsiccia di maiale. Condita con sale, pepe e seme di finocchio (farë mbrai), è esaltata da un contorno di cavoletti selvatici (llapsana) fritti con aglio e olio.

  • Verdhët

Durante la Pasqua viene preparata una sorta di torta con uova, ricotta di pecora e, precedentemente lessati, steli di finocchio selvatico.

  • Grosha o Groshët

Zuppa di legumi e verdure varie, a base di fave, ceci secchi, lenticchie e fagioli.

Unici per dimensioni, consistenza della pasta e qualità della ricotta, i cannoli sono i dolci più noti di Piana degli Albanesi, motivo di forte richiamo turistico. Non originario dell'Albania, ma modificato e reso unico dagli albanesi, il suo segreto culinario è riposto negli antichi metodi di lavorazione della cialda (shkorça), la cui ricetta tutt'oggi viene rigorosamente tenuta segreta dai pasticceri locali, e negli altri ingredienti quali la farina (miell), il vino (verë), lo strutto e il sale (kripa). Dopo una serie di passaggi esclusivi dei pasticceri locali, per condire questo dolce viene impiegata l'ottima ricotta passata, che proviene dai numerosi allevamenti ovini del luogo; infine sarà anche la bravura dei pasticceri a rendere unica questa prelibatezza.

  • Milanisë

Tradizionalmente consumato il giorno di San Giuseppe e del Venerdì Santo (E Prëmtja e Madhe), è una prelibata variante di un piatto siciliano celeberrimo: la pasta con finocchio selvatico, sarde e pinoli. La variante arbëreshe prevede come condimento base l'estratto di pomodoro.

Piatto di grano bollito condito con olio d'oliva, che la tradizione impone di mangiare il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia (Shën Lluçia). Una variante attuale di quest'ultimo piatto prevede l'uso del latte zuccherato o della ricotta setacciata con scaglie di cioccolato, buccia d'arancia e mandorle tritate.

  • Vetë të kuqe (Uova rosse)

Cariche di simboli che richiamano la vita, la fertilità e la Resurrezione, le uova rosse, preparate per il Sabato Santo, sono mangiate dopo mezzogiorno, quando le campane riprendono a suonare mentre il profumo d'incenso inonda le case. Sono utilizzate anche per abbellire Panaret (Pani di Pasqua), e vengono distribuite ai fedeli e ai turisti la Domenica di Pasqua dopo la sfilata delle donne in costume tradizionale albanese e la benedizione (bekimi). È una tradizione orientale del rito greco-bizantino e di tutte le famiglie arbëreshë di Piana degli Albanesi preparare le uova rosse (in albanese vetë të kuqe, in greco kokina avga) per festeggiare la Pasqua. In tutte le case, per grande gioia dei bambini, le uova vengono bollite nell'acqua con l'aggiunta del colorante rosso, e dell'aceto (50 gr per ogni 5 lt di acqua), che funge da fissativo per il colore. Finita la bollitura e quando le uova si rassodano e sono ben asciutte vengono ripassate con un batuffolo di cotone inumidito con dell'olio di oliva, quest'ultimo passaggio serve per rendere ogni uovo lucido e bello. Una volta le donne usavano la cipolla rossa o la barbabietola per tingerle.

  • Panaret (Pani di Pasqua)

Dolce tipico di Piana degli Albanesi, a forma di cesto con manico di pasta frolla, decorata anche con piccoli fiori, uccellini e al centro le tipiche uova rosse, simbolo di fecondità e di rinascita. Le donne arbëreshe preparano i pani ancora oggi durante la Settimana Santa, e in genere vengono regalati ai bambini i quali, per mangiarlo aspettano con ansia il mezzogiorno del Sabato Santo (E Shtunia e Madhe). Anticamente il dolce veniva portato in chiesa per essere benedetto durante la cerimonia che si svolgeva nella Cattedrale di San Demetrio Megalomartire.

  • Loshkat e petullat

Dolci a forma sferica o schiacciata, di pasta lievitata, fritta e zuccherata. Le Loshkat sono frittelle a forma di palline, ottenute dall'impasto di acqua, latte, farina e pasta lievitante (farina inacidita col caglio) fritte e servite calde, addolcite con zucchero, cannella e vaniglia. Sono dolci del periodo di Carnevale (Kalivari); tradizionalmente per i cannoli si aspettava il Natale e il periodo seguente.

Udhose e gjizë (Formaggi e ricotte)
  • Dorëzët

Come spaghetti di semola molto sottili, cotti e mangiati il giorno dell'Ascensione.

Simili ai buccellati, sono dolci ripieni di marmellata di fico dalle forme più svariate. Dolci tradizionali a forma sferica o schiacciata di pasta lievitata, fritta e zuccherata. Si consumano alla vigilia del martedì grasso di Carnevale.

Richiedono un'attenzione particolare i prodotti del settore caseario, soprattutto quelli ottenuti dalla lavorazione con metodi tradizionali del latte di pecora. Di diversi tipi e forme, formaggi e ricotte sono prodotti noti provenienti da numerosi allevamenti locali. Dal latte di pecora gli allevatori di Piana degli Albanesi ottengono prodotti come la ricotta, che è il pezzo forte del settore dolciario locale; il primo sale, dal gusto semisalato, ottimo da mangiare come antipasto o da accompagnare al pane; il pecorino stagionato o "Canestrato", dal sapore piccante e più salato rispetto al primo sale e indicato come antipasto per qualsiasi tipo di pranzo o grattugiato per condire la pasta; e la caciotta, dolce o semisalata.

Persone legate a Piana degli Albanesi[modifica | modifica wikitesto]

  • Luca Matranga (1567-1619), papàs (sacerdote) di rito orientale, autore nel 1592 della Dottrina Cristiana-E Mbsuame e Krështerë, la prima opera in lingua albanese nella storia letteraria degli albanesi in diaspora, e iniziatore nei primi anni del ‘600 della prima scuola nella quale si insegnava in albanese.
  • P. Gjergji Guzzetta (1682-1756), padre Servo di Dio e Apostolo degli Albanesi di Sicilia, si prodigò nella difesa del rito orientale degli albanesi[44] e avviò un profondo processo di rinnovamento spirituale e culturale, che fornì un sostegno decisivo alla salvaguardia e allo sviluppo del patrimonio re­ligioso e culturale delle comunità albanesi di Sicilia.
  • Antonio Brancato (1688-1760), sacerdote di rito greco-bizantino e poeta.
  • Giuseppe Schirò (1690-1769), Arcivescovo ortodosso della Diocesi di Durazzo e missionario a Himara in Albania.
  • Giorgio Stassi (1721-1801), primo Vescovo ordinante degli albanesi di rito greco-bizantino in Sicilia e Vescovo titolare di Lampasco.
  • Francesco Parrino (1754-1831), sacerdote di rito bizantino, scrittore in lingua albanese e poeta interprete dei sentimenti religiosi e popolari.
  • Carlo Dolce Gliqini (1765-1850), poeta popolare in lingua albanese.
  • Costantino Costantini (1782-1837), poeta, giurista e magistrato.
  • Nicolò Camarda (1807-1884), sacerdote di rito bizantino, glottologo ed ellenista.
  • Tommaso Manzone (1819-1893), conte e politico, senatore del Regno d'Italia.
  • Demetrio Camarda (1821-1882), linguista, storico e filologo, scrisse i primi monumenti scientifici e sistematici della cultura arbëreshe.
  • Giuseppe Musacchia (1837-1910), papàs di rito greco-bizantino, scrittore e pubblicista[41].
  • Cristina Gentile Mandalà (1856-1919), cultrice dell'arte del ricamo patrio e della lingua albanese.
  • Nicola Barbato (1856-1923), medico e politico, tra i fondatori e dirigente del movimento dei Fasci dei Lavoratori, massima figura del socialismo in Italia del secondo Ottocento.
  • Zef Schirò (1865-1927), poeta, storico, linguista, pubblicista e patriota albanese, studioso e attento raccoglitore delle tradizioni poetiche arbëreshë, maggior rappresentante della tradizione culturale e letteraria albanese di Sicilia.
  • Paolo Schirò (1866-1941), vescovo ordinante degli albanesi di rito greco-bizantino in Sicilia, albanologo, pubblicista e studioso, che scoprì il Meshari di Gjon Buzuku, la prima opera della letteratura albanese (1555).
  • P. Nilo Borgia (1870-1942), jeromonaco basiliano di rito bizantino, bibliofilo, filologo, scrittore, letterato e teologo[35].
  • Trifonio Guidera (1873-1936), scrittore e patriota.
  • Gaetano Petrotta (1882-1952), papàs di rito greco-bizantino, albanologo, filologo, scrittore e linguista, esperto conoscitore e insegnante di lingua e letteratura albanese[45].
  • Sepa Petta (1882-1959), papàs di rito greco, medico fitoterapetico e insegnante della fede, delle tradizioni e della lingua degli avi.
  • Marco Petta (1921-2007), monaco criptense bizantino, Archimandrita-Esarca ordinario del Monastero di Grottaferrata, docente e studioso.
  • Stefano Plescia (1921-2013), papàs di rito rito bizantino-greco, scrittore, teologo e cultore della cultura albanese.
  • Ercole Lupinacci (1933), Eparca della Chiesa Italo-Albanese in Sicilia, proveniente dalla comunità albanese di Calabria.
  • Sotìr Ferrara (1937), Eparca emerito della Chiesa Italo-Albanese in Sicilia.
  • Giuseppe Schirò Di Modika (1938), poeta, scrittore e pubblicista, profondamente radicato nella cultura e nella lingua albanese di appartenenza.
  • Giuseppe Schirò Di Maggio (1944), poeta, giornalista, traduttore, saggista e drammaturgo, tra i più autorevoli e prolifici esponenti della letteratura arbëreshe contemporanea.

Cittadino onorario di Piana degli Albanesi è Ismail Kadare (1936), scrittore, poeta e saggista albanese.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Una delle principali risorse locali è costituita dal turismo, ma, grazie ai vasti territori dedicati all'agricoltura e alle sue caratteristiche climatiche, la sua economia è basata principalmente sulla produzione di prodotti caseari, cereali, olio di oliva, vino e frutta, e dall'allevamento di ovini, bovini e caprini. Il settore terziario e industriale è fiorente, il paese è appunto rinomato per la presenza di strutture ricettive, quali agriturismi, pasticcerie e ristoranti, specializzati nella preparazione di pietanze e dolci a base dei prodotti tipici della cultura Arbëreshë.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Una tradizione prestigiosa, che ha prodotto nel tempo un patrimonio così rilevante, appartiene all'ambito artistico-artigianale. La tradizione locale possiede diverse attività artigianali (iconografia, oreficeria, ricamo, ecc.). Sono particolari le icone bizantine, realizzate dagli iconografi secondo gli antichi canoni artistici. Ricamati con minuziosità gli eleganti costumi femminili Arbëreshe confermano con la loro produzione quasi ininterrotta, da oltre cinque secoli, la ricchezza dell'operato. Altri artisti locali sono gli orafi, soprattutto legati alla realizzazione a mano dei preziosi gioielli e accessori del costume tradizionale, dai pregiati brezi ai girocollo di velluto con pendenti agli orecchini e alle collane a doppio filo granato; i maestri del mosaico e gli artigiani del marmo Rosso Kumeta. Nella tradizione del ricamo inoltre vi sono presenti le bambole in abito albanese, anch'esse ricamate in oro, e con materiali cosiddetti poveri (pietra, legno, ferro e vetro) altri manufatti di interesse artistico.

Icone[modifica | modifica wikitesto]

Le antiche e moderne icone, pitture su tavole a carattere religioso, si possono ammirare nelle chiese del centro storico. Al gruppo delle rare icone del Seicento e del Settecento, si affiancano le nuove, ispirate fedelmente all'arte ed alla spiritualità bizantina, che a distanza dei secoli, mantengono viva una tradizione ancora ben radicata e fiorente nella comunità di Piana degli Albanesi. Questi iconografi, con esperta manualità e fedele studio dei materiali, dei procedimenti, e dei caratteri stilistici, operano nella stretta osservanza di canoni fissati da secoli per ogni particolare della composizione: dagli atteggiamenti dei personaggi ai riposti significati simbolici, alla scelta dei colori, alle scritte sacre sia in greco che in arbëreshë. Il pregio maggiore di queste icone deriva proprio dal sapore antico di cui sono intrise, dalla raffinatezza, della fattura e dallo splendore della veste cromatica.

Ricamo[modifica | modifica wikitesto]

La produzione ininterrotta, da oltre cinque secoli, e la qualità dei costumi femminili tradizionali di Piana degli Albanesi si devono alla grande abilità artigianale delle ricamatrici arbëreshe nel trasformare la seta, il velluto e l'oro in raffinati e preziosi abiti usando il tombolo o il telaio o semplicemente l'ago. Ma queste abilità non si esauriscono nel confezionamento dei costumi. Accanto ai ricami in oro e in seta, esistono, in materiali certamente meno preziosi, altri lavori di ricamo di pari bellezza, eseguiti soprattutto per la preparazione dei corredi nuziali: merletti (a spola, a tombolo, all'uncinetto); ricami ad ago su carta telata (punto ad ago e punto Venezia); sfilati ("quattrocento", "cinquecento" e "ottocento siciliano"); ricami cosiddetti a "punto inglese", a "punto croce", a "punto pittoresco", a "punt'ombra", ecc. Importante nel mantenimento dell'antica tradizione del ricamo arbëreshë fu il Collegio di Maria, fin dai tempi della fondazione (1731), dove venivano educate:

« [...] le fanciulle del paese […] tanto nelle lettere, quanto nella musica, nel canto e nei lavori donneschi di cucito e di ricamo in bianco, in seta, in argento ed in oro »
(Giuseppe Schirò, 1923)
« [...] si eseguiscono importanti lavori di ricamo in oro, in argento, in seta, in bianco, a rinascimento, in pittoresco, guarnizioni al tombolo, trine, merletti ecc… e tai lavori sono stati ammirati da tutti coloro che si fanno a visitare il Collegio […] »
(Giorgio Costantini, 1915)

L'oreficeria[modifica | modifica wikitesto]

I prodotti e le creazioni di oreficeria locale, che giungono da una lunga tradizione, sono soprattutto legati alla produzione dei preziosi accessori del costume tradizionale femminile arbëreshe di Piana degli Albanesi (Brezi, Pindajet, Kriqja e Kurçetës, Rrusarji, Domanti, etc.) la cui origine è di diverse epoche del passato, spaziando dal periodo bizantino sino al settecento. I maestri locali, che continuano a far vivere a dispetto di ogni modernità un'antica tradizione artigianale, mantengono una imponente produzione orafa, ricca di fascino secolare, che rimanda alla mente un'epoca mai dimenticata a Piana degli Albanesi. Per la loro raffinatezza sono altamente apprezzati anche nel mercato nazionale ed estero.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Le principali attrattive turistiche di Piana degli Albanesi sono le peculiarità religiose, linguistiche e culturali, la qualità dell'ambiente e l'integrità del paesaggio, le feste tradizionali e le chiese, la gastronomia e l'artigianato, il lago di Piana degli Albanesi e le zone montane del territorio, che offrono l'opportunità di fare delle escursioni attraverso vari itinerari naturalistici.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Piana degli Albanesi dista 24 km da Palermo, la si può raggiungere in automobile imboccando l'autostrada SS 624 Palermo-Sciacca, quindi uscendo allo svincolo a km 20, seguendo la strada provinciale SP 120 che conduce direttamente a Piana degli Albanesi; oppure, come strada alternativa, quella che da Palermo prosegue poi per la SP 5 fino all'entrata del paese. Per chi non fosse dotato di mezzo proprio, sarà possibile prendere la Corriera (Posta) alla Stazione di Palermo Centrale in qualsiasi ora della giornata.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Comune di Piana degli Albanesi (Bashkia)

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Piana degli Albanesi è gemellata con:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Piana degli Albanesi fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali:

  • Unione dei Comuni BESA - Lidhja e Bashkivet BESA, Comune-Ente capofila;
  • Patto Territoriale Alto Belice Corleonese, Comune-Ente capofila;
  • Area Minoranza Etno-Linguistica Albanese (Arbëreshë);
  • Borghi Autentici d'Italia;
  • Unione Comuni Le 4 Terre;
  • Regione Agraria n. 6 - Colline interne.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Per le sue risorse naturali e ambientali il territorio di Piana degli Albanesi offre una serie di attività sportive che si affiancano ai numerosi appuntamenti festivo-culturali che si svolgono durante tutto l'anno. Le attività sportive praticate a Piana degli Albanesi sono differenti, alcune dotate di strutture incentrate prevalentemente nella zona sud-orientale, presso la "Fusha e Kavalarit". Il circuito degli impianti e delle attrezzature sportive comprende: un campetto e un campo di calcio, con annessi un campo da tennis e un campo di pallavolo; una tendostruttura adibita a campo di pallacanestro; un palazetto dello sport; una piscina comunale; una palestra comunale e una privata dove si svolgono corsi di aerobica e ginnastica. Le principali attività sportive così svolte nel comune, particolarmente in maniera dilettantistica con l'obiettivo primario di promuovere e sviluppare lo sport, sono: la pallavolo, l'equitazione, il calcio, il nuoto, l'escursionismo a piedi, il cicloturismo, il tennis, la ginnastica aerobica, il parapendio, il canottaggio, l'atletica leggera e l'aeromodellismo. Le principali società sportive sono la Polisportiva Arbëreshë (Hora Volley), la Polisportiva Athletic C. Arbëreshë, e la società calcistica ASD Città di Piana degli Albanesi.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro Sportivo polivalente, in C.da Cavallaro (Qendra Sportive)
  • Tendostruttura, ex stazione ferroviaria (Tendëstrukturë)
  • Palestra comunale coperta, in C.da Guri i të Mjerës Mas Mërì (Palestër pështruar)
  • Campo di calcetto, in C.da Punti i Rrùsitë (Kampeti e balunit)
  • Campo gara canoa e canottaggio, in C.da Fusha (Vend për kanotazh dhe janjić)
  • Stadio comunale "Piano Cavallaro" (Stadiumi e bashkisë "Fusha e Kavalarit")
  • Palazzetto dello Sport, in C.da Cavallaro (Pallati Sportive)
  • Piscina comunale, in C.da Ponte Rosso (Pishinë e bashkisë)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Cognomi più diffusi

Ajavolasit, Ales, Barbato, Borgia, Bovì, Brancato, Brascì, Bua, Burlesci, Calivà, Camalò, Camarda, Chisesi, Clesceri, Clesi, Comandè, Costantini, Cuccia, Damiani, Dolce, Dorangricchia, Dorsa, Dragotta, Filpi, Flocca, Guidera, Guzzetta, Haxhimali, Lala, Lascari, Lectani, Lo Greco, Lopes, Lotà, Macaluso, Mamola, Mandalà, Masi, Matesi, Matranga, Musacchia, Norcia, Parrino, Petta, Petrotta, Plescia, Riolo, Schiadà, Schirò, Sciambra, Sclifò, Spata, Sirchia, Stassi, Zalapì, Zuccaro[8][47][48].

È possibile scorgere tuttora cognomi diffusi nell'Albania meridionale o nella Grecia centro-settentrionale, per quanto quest'ultime, dopo l'invasione turca, hanno assimilato numerosi e differenti elementi culturali. Nei secoli succedutisi in Sicilia molti dei cognomi degli italo-albanesi hanno subito delle modifiche, mutando così la loro originaria connotazione arbëreshë nell'italiano o anche in una designazione similare al siciliano[49]. Alcuni degli esempi più comuni sono: Muzàka in Musacchia, Kuqi in Cuccia, Prift in Parrino, Plezhja in Plescia, Dorangriqjë in Dorangricchia, Duçi in Dolce, Shpat in Spata, ecc[50].

Proverbi e modi di dire

Piana degli Albanesi dispone di un nutrito repertorio orale e scritto di proverbi (fjalë t'urta), modi di dire (fjalë të moçme) e filastrocche (vjershë për fëmijë)[40]; diversamente, per ovvie ragioni, è più modesta quella delle favole (pugharet) e dei racconti (rrëfymet) a sfondo mitico e leggendario che hanno una comune matrice Penisola balcanica[51].

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 30 aprile 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 487.
  4. ^ Dati Confedilizia. URL consultato il 28 marzo 2011.
  5. ^ Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, Volume II, Tipografia Pietro Morvillo, Palermo, 1856, p. 346.
  6. ^ Archivio storico del Comune di Piana degli Albanesi, Delibera N. 32, [pubblicata] il 16 settembre 1947, [Oggetto:] "Ripristino denominazione del comune in Piana dei Greci abolendo quello di Piana degli Albanesi".
  7. ^ Demetra G. Schirò, Piana degli Albanesi e le sue denominazioni storiche
  8. ^ a b Historia e Shqipëtarevet t'Italisë, 38-62.
  9. ^ I capitoli furono firmati dai seguenti nomi, rappresentanti della colonia albanese: Giovanni Barbato, Pietro Bua, Giorgio Golemi, Giovanni Schirò, Giovanni Macaluso, Tomaso Tani, Antonino Roscia, Matteo Mazza, Teodoro Dragotta, Giorgio Burlesci, Giovanni Parrino, Giorgio Lascari. Questi, a giusto titolo, possono essere considerati come i fondatori della cittadina.
  10. ^ a b c Guida Piana dei Greci, V-VI.
  11. ^ Edwin Jacques, 581-640.
  12. ^ a b Statuto del Comune di Piana degli Albanesi, Capo I, art. III comma 5. URL consultato il 14 luglio 2011. (PDF)
  13. ^ Antonio Cuccia, 19-56.
  14. ^ Storia e Cultura: le chiese. URL consultato il 6 maggio 2013.
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ a b c d e Il sistema arbëresh, 104-105.
  17. ^ Condizioni di minoranza oggi, 84-120.
  18. ^ Albanica, 31-46.
  19. ^ La Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 disciplina in maniera organica la tutela delle minoranze etno-linguistiche, di storico insediamento, presenti in Italia, individuando le minoranze ammesse a tutela (art. 2) e stabilisce le modalità di individuazione degli ambiti territoriali (art. 3) in cui la legge trova applicazione.
  20. ^ Le minoranze etniche e linguistiche, II.
  21. ^ Lingua albanese.
  22. ^ La lingua, 25-26.
  23. ^ a b Storia > cenni storici, www.eparchiapiana.it. URL consultato il 28 marzo 2006.
  24. ^ Annuario diocesano, 12-44.
  25. ^ Oriente Cristiano, 06-07.
  26. ^ Rodo Santoro, 50-56.
  27. ^ Divina Liturgia, 03-04.
  28. ^ Il Collegio, www.collegiodimariapiana.it. URL consultato il 28 ottobre 2010.
  29. ^ Letteratura, www.pianalbanesi.it. URL consultato il 12 febbraio 2010.
  30. ^ Biblioteca Comunale di Piana degli Albanesi. URL consultato il 30 marzo 2010.
  31. ^ Aspetti storici, 83-95.
  32. ^ Costumi tradizionali femminili > Origini e tipologie, www.pianalbanesi.it. URL consultato il 3 agosto 2001.
  33. ^ Storia e cultura > Cenni generali, www.eparchiapiana.it. URL consultato il 21 aprile 2006.
  34. ^ Musica e paraliturgia, 79-110.
  35. ^ a b Aspetti della cultura bizantina ed albanese in Sicilia, 95-110.
  36. ^ Patrimonio Unesco > Il Registro delle Eredità Immateriali di Sicilia (REI), www.patrimoniounesco.it. URL consultato il 14 gennaio 2006.
  37. ^ Eredità immateriale in Sicilia > Elenco registro, www.regione.sicilia.it. URL consultato il 20 settembre 2001.
  38. ^ Gruppo folkloristico > "Dhëndurët e Arbërit", www.arbitalia.it. URL consultato il 1º marzo 2000.
  39. ^ a b I canti albanesi, 24-29.
  40. ^ a b Giuseppe Schirò, 86-119.
  41. ^ a b Biblos, nn.21-22.
  42. ^ SHEGA > Il matrimonio albanese, www.repubblica.it. URL consultato il 10 giugno 2009.
  43. ^ Enogastronomia > Prodotti, www.pianalbanesi.it. URL consultato il 30 gennaio 2002.
  44. ^ Cenni biografici, www.oratoriosanfilippo.org/index.html. URL consultato il 10 settembre 1998.
  45. ^ Uomini Illustri, www.unibesa.it. URL consultato il 23 ottobre 2010.
  46. ^ I rapporti politico-culturali con la capitale albanese sono assidui da tempo, ma con periodi più o meno premimenti di scambi. Rilevante, appunto, è ricordare della bandiera regalata dal governo d'Albania nel 1954 al popolo di Piana degli Albanesi, e custodita alla Casa del Popolo. Sono da menzionare gli storici rapporti religiosi con Himara, quelli culturali con la città di Agirocastro e i gemellaggi con gli altri comuni albanesi d'Italia.
  47. ^ Araldica arbëreshe, www.pianalbanesi.it. URL consultato il 16 settembre 2009.
  48. ^ Studi Albanesi, 65.
  49. ^ Stratigrafia linguistica nell'onomastica personale siciliana, 225-241.
  50. ^ Cognomi Albanesi o italianizzati dei casati albanesi > Appendice VII, www.oresteparise.it. URL consultato il 23 agosto 2010.
  51. ^ Udhëtimi, XI.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Le minoranze etniche e linguistiche: Atti del 1º Congresso Internazionale, Piana degli Albanesi, Comune di Piana degli Albanesi, 1985.ISBN non esistente
  • Antonio Cuccia, La prima maturità di Pietro Novelli: contributi all'attività giovanile in Bollettino d'arte, 19-56, 1999.ISBN non esistente
  • Edwin Jacques, The Albanians: An Ethnic History from Prehistoric Times to the Present, 581-640, 1994.ISBN non esistente
  • Bizantini: l'eredità culturale in Sicilia, in Kalós (Itinerari d'arte), Rodo Santoro, 50-56, 2008.ISBN non esistente
  • L'Eparchia di Piana degli Albanesi in Oriente Cristiano, n. 3, (a cura) Damiano Como, Piana degli Albanesi, 06-07, 1983.ISBN non esistente
  • Gli italo-albanesi tra etnia ed ortodossia: Piana degli Albanesi va ad Atene, Centro ricerche socio-culturali "G. Castriota Scanderbeg", 24-29, Cosenza, 1986.ISBN non esistente
  • Atti della Giornata di Studi su: Musica e paraliturgia degli Albanesi di Sicilia, Girolamo Garofalo, 79-110, 2002.ISBN non esistente
  • Giuseppe Schirò, Canti Tradizionali ed altri Saggi delle Colonie Albanesi di Sicilia, 86-119, Napoli, 1907.ISBN non esistente
  • Guida illustrata delle Colonie Albanesi di Sicilia: Piana dei Greci, V-VI, Tipografia "Italo-Albanese" G. Petrotta, Palermo, 1922.ISBN non esistente
  • Rosalba Catalano, Piana degli Albanesi e il suo territorio: Fonti documenti e progetti di sviluppo, 104-105, A.C.Mirror, Palermo, 2003. ISBN non esistente
  • Cinque secoli di cultura albanese in Sicilia: , Atti del XXVIII Congresso internazionale di studi albanesi, 31-46, A.C.Mirror, Palermo, 2003. ISBN non esistente
  • Mario Gandolfo Giacomarra, Condizioni di minoranza oggi: gli albanesi di Sicilia fra etnicismi e globalizzazione, 84-120, A.C.Mirror, Palermo, 2003. ISBN non esistente
  • M. Giacomarra, Etnicità, comunicazione, organizzazione in AA.V.V. Le minoranze etniche e linguistiche, Atti del II Congresso internazionale, Palermo, 1989.ISBN non esistente
  • Aspetti della cultura bizantina ed albanese in Sicilia: a cura di Pietro Di Marco e Alessandro Musco, Officina di Studi Medievali, Palermo, 95-110, 2005.ISBN non esistente
  • L'Eparchia di Piana degli Albanesi in Annuario diocesano, Ufficio amministrativo della Curia Vescovile di Piana degli Albanesi, Piana degli Albanesi, 12-44, 1970.ISBN non esistente
  • Divina Liturgia: di San Giovanni Crisostomo, Eparchia di Piana degli Albanesi, Piana degli Albanesi, 03-04, Rist. 1960.ISBN non esistente
  • La parlata di Piana degli Albanesi: Parte l - Fonologia Università di Palermo, Istituto Orientale di Lingua e Letteratura Albanese, Palermo.ISBN non esistente
  • Piana degli Albanesi - Hora e Arbëreshëvet, Comune di Piana degli Albanesi, Palermo, 25-26, 2000.ISBN non esistente
  • AA. VV., Studi Albanesi Istituto per l'Europa orientale, Roma, 1930.ISBN non esistente
  • Tre millenni di storia linguistica della Sicilia: atti del Convegno della Società italiana di glottologia, Ed. Giardini, Palermo, 225-241, 1983.ISBN non esistente
  • Pietro Scaglione, Historia e Shqipëtarevet t'Italisë, New York, 38-62, 1921.ISBN non esistente
  • Udhëtimi: manuali e testi Skanderbeg 3000, XI, Comune di Piana degli Albanesi, Piana degli Albanesi, 1999.ISBN non esistente
  • Biblos, Servizio di informazione culturale e bibliografica: De Planae Albanensium Viris Illustribus, Biblioteca Comunale "G. Schirò", Piana degli Albanesi, 21-22, 2002.ISBN non esistente
  • Articolo scientifico sullo stato della lingua arbëreshë di Piana degli Albanesi, da Unesco, Vol. 4, No. 2, 2002

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sicilia Portale Sicilia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Sicilia