Castelbuono

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Castelbuono
Panorama di Castelbuono
Castelbuono - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Sicilia
Provincia: stemma Palermo
Coordinate: 37°56′0″N 14°5′0″E / 37.93333, 14.08333Coordinate: 37°56′0″N 14°5′0″E / 37.93333, 14.08333
Altitudine: 423 m s.l.m.
Superficie: 60,51 km²
Abitanti:
9.298 2007
Densità: 153,66 ab./km²
Comuni contigui: Cefalù, Geraci Siculo, Isnello, Petralia Sottana, Pollina, San Mauro Castelverde
CAP: 90013
Pref. telefonico: 0921
Codice ISTAT: 082022
Codice catasto: C067 
Nome abitanti: castelbuonesi 
Santo patrono: Sant'Anna 
Giorno festivo: 27 luglio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Castelbuono (Castiddubbuonu in siciliano) è un comune della provincia di Palermo, che fa parte del Parco delle Madonie.

L'abitato sorge a circa 423 m s.l.m., sulle pendici del colle Milocca, tra i centri di Pollina a nord, San Mauro ad est, Geraci Siculo a sud-est, il massiccio delle Madonie a sud ed Isnello e Gibilmanna ad ovest.

Indice

[modifica] La storia

Le prime tracce di stanziamento si riferiscono all'epoca neolitica (utensili di uso domestico ed armi di pietra levigata), e sono probabilmente attribuibili a popolazioni di stirpe sicana, cacciate dalla costa per l’incalzare di altri popoli, tra i quali i Siculi.

All'epoca della colonizzazione greca risale la figura poetica del pastore Dafni, nato sulle Madonie fra le delizie del Ninpharum Locus, nel boschetto di Lauro irrorato dalle fresche acque sorgive. Etimologicamente a Lauro si fa corrispondere Dafni. Inoltre reperti archeologici (soprattutto materiale fittile nelle tombe) della civiltà greco-romana sono stati rinvenuti nella necropoli di Bergi.

All'epoca della dominazione bizantina e successivamente arabo-normanna, in Sicilia è documentato il "casale d'Ypsigro", citato come "zona fresca in media altitudine". Documentano inoltre tali dominazioni i vari ruderi di fabbricati in contrada San Guglielmo (forse il castello del Kadì), le tracce di necropoli, la tradizione che la Vecchia Matrice fosse originariamente una moschea, infine l’abside della chiesa di Santa Venera e il portale dell’ex-abbazia di Sant’Anastasia.

Poiché il casale Ypsigro era giuridicamente incluso nella contea di Geraci, possedimento dei signori Ventimiglia, ne seguì le sorti durante il periodo svevo-angioino. L'abitato sorto presso il casale, nel 1282 contava circa trecento abitanti e agli inizi del XIV secolo possedeva già tre chiese e costituiva un centro di una certa importanza.

La famiglia Ventimiglia, da cui vennero importanti guerrieri e diplomatici e il cui dominio si estendeva su vari paesi delle Madonie, imparentata con l’imperatore Federico II, proveniva dalla Contea di Ventimiglia in Liguria, e arrivò in Sicilia nel 1242.

Nel 1316 i signori di Ventimiglia fecero costruire un castello che dominava l'abitato riutilizzando una struttura precedente, secondo il modello del maschio (torrione centrale) cui si affianca la residenza del signore. Da un’epigrafe tuttora murata sotto l’arco d’ingresso al piazzale del castello, si apprende che il castello sorse per opera di Francesco Ventimiglia in funzione di "belvedere" dell’antico casale bizantino. Sembra che lo stesso conte, innamorato della mitezza del clima in confronto del rigido clima del castello di Geraci, chiamasse il nuovo castello Castellum Bonum, ovvero Castrum Bonum. L'abitato di Ypsigro nel periodo aragonese è in decadenza e cede il posto nella toponomastica della Sicilia medievale alla nascente Castelbuono. Il castello assisterà a fastosi splendori, ma anche a luttuosi avvenimenti a causa della rivalità tra le famiglie Ventimiglia e Chiaramonte.

Alla morte di Francesco Ventimiglia, avvenuta nel 1338, la contea di Geraci e Castelbuono venne confiscata da Pietro d'Aragona, passando nel dominio regio, fino alla restituzione a Enrico Ventimiglia nel 1394.

Nel 1454, Giovanni I Ventimiglia vi si trasferì con la sua “corte”, e Castelbuono divenne il centro più vivace nel vasto patrimonio della famiglia. Con il trasferimento viene spostata anche la sacra Reliquia del teschio di Sant’Anna, dono del Duca di Lorena e trasportata in Sicilia dal conte Guglielmo nel 1242, che era stata fino ad allora venerata nel castello di Geraci.

Nel corso del XV e del XVI secolo, la corte nobiliare, potente e colta, accolse diversi artisti, come Francesco Laurana che lavorerà al mausoleo della famiglia. Al conte Filippo Ventimiglia si deve l’ampliamento della Chiesa Madre, con la costruzione di una quarta navata. Fuori e dentro le mura nascono chiese e conventi con l’intervento di maestri lombardi e toscani che cureranno anche l’espansione urbanistica di un abitato che, da città feudale, tenderà ad assumere le caratteristiche di città capitale. Nel 1520 Simone Ventimiglia donò alla Chiesa Madre lo spettacolare polittico, raffigurante il Poema della Redenzione.

Nel 1595 Giovanni III Ventimiglia, Giovanni de Candia e Aragona, ottenne il titolo di principe di Castelbuono, e il paese divenne contemporaneamente "capitale dello Stato di Geraci". Il principe organizzò il plotone d’onore dei "Cavalieri della Stella", giovani che si addestravano nell’esercizio delle armi e dell’equitazione. Il campo d’addestramento, recinto da mura, corrispondeva alla spianata orientale del castello, chiamato poi il Piano del Marchese. Notevole fu lo sviluppo religioso, culturale ed artistico grazie a questo personaggio, il quale chiamò a Castelbuono i padri Cappuccini e i padri Domenicani (ai quali venne affidata l'istruzione pubblica) per cui furono eretti i conventi con le chiese annesse. Egli iniziò anche la costruzione della Matrice Nuova nel 1602 e nel 1614 fece trasportare la fontana di Venere Ciprea nel corso principale.

Nel 1632 "la terra" ottenne lo status di "città". In quest'epoca possedeva i tratti d’una città giardino realizzata secondo modelli probabilmente ispirati a Francesco Maurolico. Nella nuova trama urbana, per tutta la seconda metà del secolo, s’incastrarono chiese, conventi e fontane, mentre la Nuova Matrice si aprirà al culto nel 1701. Particolarmente vivace fu la vita culturale: i Serpotta lavorarono alla cappella di Sant’Anna, il castello viene ristrutturato e i Ventimiglia dotarono la città di un teatro. Molto attive furono alcune accademie letterarie e Torquato Tasso fu per un periodo tra gli artisti di corte. Negli ultimi decenni del Settecento la città era divenuta centro d’attrazione per le famiglie nobili delle Madonie, mentre la popolazione subiva il gravoso dispotismo del principe.

Nel 1812, infine, la costituzione siciliana abolisce i privilegi feudali; ma pur scomparendo la grande nobiltà, Castelbuono scoprì la presenza attiva di famiglie che ne tennero alto il prestigio con eminenti figure quali Francesco Minà Palumbo.

Tra il 1828 e il 1820, diverse scosse sismiche danneggiarono il castello, e la Matrice Nuova perse i campanili e la cupola. Nel castello fu demolito l’ultimo piano e, ingrandita la Cappella, si crearono l’ingresso attuale e la sacrestia.

La città partecipò alle rivolte contro i Borboni nel 1848 e nel 1860, ricevendo encomi da Giuseppe Garibaldi. Aderì alla rivolta sociale dei Fasci Siciliani nel 1893, e subì lo stato d’assedio.

[modifica] I quartieri

Sette sono i quartieri storici di Castelbuono, i loro nomi derivano ovviamente dalle peculiarità della zona: Sant'Anna, Fera, Cirasi, Terravecchia, Vallone, Sant'Antonino e Manca.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] L’arte, i musei, la cultura

[modifica] Musei

Il Museo Civico, con sede presso il Castello dei Ventimiglia, è l'istituzione culturale responsabile della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio culturale e artistico locale. Al suo interno si configura come un moderno Museo d'arte, con sale adibite a mostre temporanee e sezioni permanenti (archeologica, pinacoteca, arte sacra); espone una selezione degli arredi della Cappella di Sant’Anna ed opere di arte moderna e contemporanea provenienti principalmente dalla donazione del mecenate dottor Luigi Di Piazza. Tra gli eventi artistici più significativi degli ultimi anni vi sono da menzionare certamente le mostre di arte contemporanea, in collaborazione con l'associazione "Fiumara d'Arte" di Antonio Presti, o le più recenti a cura di Luca Beatrice ("Album") ed Helga Marsala ("Minimo Radicale"). La valenza delle collezioni, la suggestione della cornice e, soprattutto, lo splendore del barocco della Cappella serpottiana, ne fanno oggi uno dei siti culturali più visitati di Sicilia. Il Museo cura inoltre la pubblicazione di studi sul patrimonio artistico locale e affianca, alla normale gestione museale, un programma di eventi culturali e di valorizzazione che coinvolgono anche la musica e le attività formative.


Nel Museo Minà Palumbo una sezione archeologica documenta l’esistenza di alcuni insediamenti neolitici e del passaggio di diverse culture, testimoniate da alcuni indizi: corredi funerari poveri, un cippo votivo, i capitelli riutilizzati nella Matrice Vecchia.

Il museo comprende inoltre collezioni di minerali e fossili, l’erbario con la flora spontanea delle Madonie e le piante d’interesse agrario e patologico, uccelli e insetti, e infine una ricca biblioteca.

[modifica] Il Castello dei Ventimiglia - Museo Civico

In seguito al restauro del 1997 sono emerse le strutture di un edificio precedente al Castello dei Ventimiglia, voluto nel 1316 dal conte Francesco I Ventimiglia. L'edificio attuale è il risultato di numerosi rifacimenti, che rendono difficile la ricostruzione del suo originario aspetto. A semplice pianta quadrangolare, mostra all'esterno un misto di stili che in quel periodo influenzavano tutta l’architettura siciliana. Il volume a cubo richiama lo stile arabo; le torri angolari quadrate riecheggiano quello normanno; la torre rotonda si rifà invece alle costruzioni militari sveve. Nel terremoto degli inizi del XIX secolo scomparvero i merli, della forma ghibellina, a coda di rondine, ed inoltre mura di cinta, torri ed archi, oggi andati in rovina. Alcune strutture difensive del XIII secolo e alcuni ambienti del XIV secolo sono invece rimasti intatti.

All'interno le ricche sale hanno i soffitti a cassettoni scolpiti e decorati, e finestre e portali di stile gotico (soffitto ligneo quattrocentesco della “Sala Magna” decorato e poggiante su mensole scolpite). Esistevano inoltre scuderie, sale d’armi, le carceri per i condannati comuni e la fossa della tortura per i condannati a morte. Non mancano trabocchetti e segrete, fra cui una galleria sotterranea, che dal castello conduceva alla cappella di Sant’Antonio e, forse, fino alla rocca di Geraci. Al XV secolo risalgono inoltre le prime ristrutturazioni, in conseguenza del trasferimento al castello della reliquia di Sant'Anna, poi proclamata patrona della città.

La primitiva cappella di Corte fu più tardi trasformata in magazzino e quindi in teatro. Nell'attuale "Cappella Palatina" si conserva l'urna del 1521 della reliquia, a forma di busto e ornata di rilievi, con scene della vita di Sant'Anna e San Gioacchino e la nascita di Maria. Nei due altari laterali si osservano due tele, una "Discesa di Cristo", copia di un'opera del Rubens del 1460, e l’"Estasi di San Liborio", opera del pittore castelbuonese Mariano Galbo (XIX secolo).
L'interno è interamente rivestito di stucchi, opera dei fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta (1663) ordinati da Francesco Rodrigo Ventimiglia. Vi sono raffigurate figure umane virili, putti, angeli, elementi floreali sacri e mitologici, con una varietà di stile che va dal quello più arcaico pesante di Giuseppe, a quello più agile e realistico di Giacomo. Si riporta che gli artisti lasciassero la propria firma raffigurando dei rettili marini nelle fasce dell’altare della Deposizione. L'apparato figurativo si compone di quattro allegorie che ben si adattano alla Santa: la Presentazione di Maria al Tempio: in cima alla scala sta il patriarca Zaccaria con le braccia aperte, genuflessa davanti a lui Maria, vigilata da un angelo, San Gioacchino prega il patriarca mentre Sant’Anna pare uscire dall'edificio ed è presente la figura di un uomo implorante. Segue lo sposalizio di Giuseppe con Maria: il sommo sacerdote, assistito da Gioacchino e da Anna, benedice le nozze; sullo sfondo risalta il Golgota dominato dalla Croce, in cielo Dio con i cherubini. Sotto le nicchie l’allegoria del Paganesimo e del Cristianesimo, raffigurate in due figure di lottatori.
Pregevoli le sculture settecentesche in legno degli stalli del coro, con i mezzibusti dei Signori Ventimiglia e i personaggi del Vecchio Testamento.

Nel 1920 il castello, che intanto era venuto in possesso del barone Fraccia, passò al comune di Castelbuono. Adesso è sede del Museo Civico.

La Cappella è aperta al culto ed ogni martedì mattina ospita la celebrazione di una messa, inoltre si celebrano alcuni riti della festa Patronale di Sant'Anna che ha luogo dal 17 al 27 luglio di ogni anno. Sempre nella Cappella si celebra parte del rito dell'8 settembre in onore di Maria Santissima Bambina: durante questa festa sono offerti ai presenti in segno di gaudio sacchetti di ceci.

[modifica] Parrocchia Maria Santissima Assunta "Matrice Vecchia"

La chiesa Matrice Vecchia, dedicata all’Assunta risale al XIV secolo. I recenti restauri hanno rimesso in luce alcuni elementi di una precedente costruzione del XIII secolo. Si crede che originariamente fosse una moschea, di cui rimangono le due finestre moresche ad archetti tribolati scoperte, durante il restauro, sui muri più antichi. Sembra inoltre che il campanile sia stato costruito sui ruderi di una torre saracena. La costruzione ha subito nel corso del tempo diversi rimaneggiamenti e attualmente mescola gli stili romano-gotico, gotico-catalano e composito-chiaramontano.

Il prospetto della chiesa è adorno di un bel portale gotico-catalano con orlatura a foglie rampanti, e di un portico a tre arcate a tutto sesto del XVI secolo, che, originariamente, girava anche sul fianco della quarta navata. Nella parte superiore il prospetto è sormontato da una tipica merlatura ghibellina a coda di rondine. Nel portico sono presenti tracce di un affresco raffigurante la scena del “Transito di Maria”,

Il maestoso campanile, per la sua pesantezza strutturale in contrasto con le cuspidi, richiama lo stile di transizione romanico-gotico. Al centro è una bifora con colonnina marmorea, a cui si appoggiano due archetti ciechi poggianti su piccole mensole scolpite, raffiguranti figure mostruose. La cupola è spezzata da una corona merlata, da cui svetta il pinnacolo rivestito da mattonelle a smalto di gusto moresco.

Alle tre navate della chiesa, alla fine del XV secolo ne venne aggiunta una quarta, con soffitto a cassettoni con trabeazioni che poggiano su mensole scolpite. Sulle colonne sono stati scoperti i frammenti di pregevoli affreschi trecenteschi con figure di santi e di martiri (Santa Caterina d'Alessandria). Vari saggi confermano che la chiesa doveva essere riccamente decorata da affreschi, coperti da un’imbiancaturaattuata durante la pestilenza del XVII secolo. Un frammento di pittura a encausto rappresentante "lo Sposalizio di Santa Caterina", di scuola siculo-toscana si conserva accanto alla porta della sacrestia.

Fra le statue si notano: la Madonna del Carmelo (1500) di B. Berettaro e la Madonna degli Angeli (1520) – più espressiva – di Antonello Gagini. Notevole è il ciborio – alto più di quattro metri e largo due – attribuito a Giorgio da Milano ed eseguito intorno al 1493, che si presenta riccamente decorato con rilievi, bassorilievi, figure, fregi e festoni, colonnine e piramidette; alla sommità è raffigurato a mezzobusto il Padre Eterno; al di sotto di due schiere d’angioletti, nella lunetta, una scena della "Natività", che un fregio divide lda quella della "Crocifissione". Dodici angioletti fiancheggiano il tabernacolo; ai suoi lati stanno seduti i quattro evangelisti e i dottori della Chiesa; nella predella gli apostoli e i redentori.

Il polittico (1520) è stato attribuito prima al De Saliba, (nipote del pittore Antonello da Messina) e più recentemente a Pietro Ruzzolone. Pitture, intaglio e oreficeria vi si armonizzano perfettamente. Le ventisei figure pittoriche sono suddivise in scomparti e inghirlandate da una cornice gotico-catalana, opera di un intagliatore messinese). Le figure rappresentano la Redenzione (Dio, Profeti, Apostoli, San Gioacchino e San Giuseppe). Nella parte centrale sono dipinte le figure dell’arcangelo Gabriele e dell’Annunziata, che hanno accanto Sant'Elisabetta e Sant'Anna. Nella parte più bassa la Madonna col Bambino con a destra San Paolo e Sant'Agata, a sinistra San Pietro e Santa Lucia. Nel centro della predella sono rappresentati Gesù; Angeli e Apostoli. Nella chiesa, oltre alle opere del pittore Giuseppe Di Garbo (XVIII secolo), fra cui un quadro con l’"Agonia di San Giuseppe", si conserva la copia del polittico, detto del Beato Guglielmo, il cui originale, trafugato intorno al 1875, si trovava nel Santuario di Santa Maria del Parto. Il polittico, attribuito alla scuola antonelliana, è diviso in cinque scomparti. Ai piedi della Madonna si osserva la figura di Giovanni Ventimiglia, committente dell’opera. tutte le cappelle laterali della Chiesa sono state costruite per accogliere una congregazione specifica. Ad esempio il Santissimo Sacramento. la cappella di San Pietro, che ospita l'antica statua del principe degli apostoli, conserva una particolarità. Infatti fu regalata alla confraternita dalla confraternita del Santissimo Crocifisso che aveva sede nella chiesa del Crocifisso sul corso, non fu solo un atto di generosità così facendo infatti i confratelli del Crocifisso riuscirono ad espandere la propria chiesa. l'ultima cappella è dedicata alla Madonna Addolorata ed è anche questa soggetta alle congregazioni. di grande rilievo la cripta completamente affrescata con le scene della passione di Cristo. ospita la congregazione dell'Addolorata Maschile e una delle congregazioni femminili deidicate alla stessa titolare. da qui parte la processione del Venerdì Santo. la Madonna Addolorata ivi custodita esce in processione solo ad anni alterni, l'altra statua, detta dei civili, è custodita nella chioesa della Badia. altre feste che qi si celebrano sono San Giovanni,(di cui si conserva una splendida e antica statua)24 giugno; San Pietro 29 giugno; l'Assunta, titolare della parrocchia, la Madonna del carmelo, la Madonna pellegrina e altre festività mariane.

[modifica] Chiesa di San Francesco

Sorta nel 1332, ma ristrutturata nel XVIII secolo, la chiesa di San Francesco conserva nel pronao un affresco del XIV secolo, raffigurante “Santa Maria di Bisanzio” (che ha preso poi il titolo di “Santa Maria del Soccorso”, dall’omonima chiesa), una Madonna del Gagini e gli sportelli dell’organo cinquecenteschi di scuola veneziana. Attiguo alla chiesa è uno splendido chiostro settecentesco e annesso, nella cappella dedicata a Sant’Antonio, è il mausoleo dei Ventimiglia del XV secolo, riferibile a Francesco Laurana. A questi si attribuisce anche il bellissimo portale marmoreo, “che fa di questa cappella un momento particolarissimo del Rinascimento siciliano”. Il mausoleo di forme tardo-romanico, a pianta ottagonale, contiene il sarcofago monumentale barocco di Francesco Rodrigo Ventimiglia, due altri sarcofagi cinquecenteschi e l’epigrafe funeraria di Giovanni I Ventimiglia, primo marchese di Sicilia, morto a Castelbuono nel 1473.

racconta la leggenda che questa chiesa sorse sul luogo dove si fermò Sant'Antonio da Padova durante il suo secondo viaggio in Sicilia (1222) infatti il Santo si era recato alla locale fonderia di campane che si trovava pressapoco in contrada gonato. Qui chiese in dono una campana per un nascente convento ma il capomastro lo sfidò dicendo che gliene avrebbe regalata una solo se fosse stato capace di portarsela sulle spalle. Sant'Antonio scelse una bella e abbastanza grande campana e tra lo stupore di tutti la prese sulle spalle e andò via. giunto nei pressi del borgo abitato ove ora sorge Castelbuono si fermò a pregare dinnanzi un'edicola della Madonna (che era ove ora sorge la Chiesa) e sulla pietra sotto l'edicola lasciò impressa la sagoma delle sue Sante ginocchia.

la chiesa francescana è da sempre il fulcro della devozione a Maria Immacolata di cui si custodisce una statua in argento. tra le altre ricorreze si ricordano la festa di Sant'Espedito (domenica tra il 13 e il 27 novembre); Sant'Agnese patrona dell'Azione Cattolica (21 gennaio); Madonna di Lourdes 11 febbraio, in occasione della quale si radunano in detta chiesa gli ammalati; Madonna Assunta (15 agosto); San Francesco di Paola (domenica dopo la domenica in Albis), Sant'Antonio da Padova con solenne tredicina, il 13 giugno dopo ogni Celebrazione sono distribuiti i tradizionali pani votivi. non annuale è la festa esterna di Sant'Antonio che vede il Santo portato su un trionfale carro trainato da buoi.

[modifica] Fontana della Venere Ciprea

Al centro della “terra vecchia” – oggi il corso principale –, è la fontana della Venere Ciprea (XV secolo), che decorava l’ingresso dell’antica Ypsigro. Ricostruita nel 1614 nel centro cittadino, in alto troviamo l’arcaica statua di Andromeda, al centro Venere con Cupido e in basso pannelli di arte greca che raffigurano Diana al bagno. le statue furono ritrovate durante il dissodamento delle tere del giardino ventimigliano. una lapide in cui sembra parlare la stessa venere ricorda il ritrovamento.

[modifica] Parrocchia Natività di Maria Santissima "Matrice Nuova"

Edificata tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, la Matrice Nuova è dedicata alla "Natività di Maria".Palese è il riferimento al culto della Patrona Sant'Anna. Crollata in seguito al terremoto del 1820, venne riedificata nel 1830 senza la cupola originale e con la demolizione dei due campanili, danneggiati dal sisma e mantenendo le parti superstiti. Il complesso architettonico ricostruito si presenta in uno stile neoclassico.

L'interno a croce latina è suddiviso in tre navate sorrette da dodici colonne in pietra, rivestite di stucco. Possiamo ammirare gli stucchi che rivestono le quattro colonne dei due altari del transetto, caratteristici dell’arte dei Serpotta, mentre gli angeli del frontone della cupola, sull’arco trionfale, appartengono alla mano di Vincenzo Messina. La grande croce in legno (1400) è forse opera di Pietro Ruzzolone. Opera di scuola antonelliana è il trittico di struttura tardo-gotica con influssi fiamminghi e proveniente dalla chiesa di Sant’Antonio Abate. Raffigura la Madonna, Sant'Antonio Abate e Sant'Agata; in alto l’"Ecce Homo" con l’Annunziata e l’arcangelo Gabriele; nella predella le scene del martirio di Sant'Agata, del "fuoco di Sant'Antonio" e della Natività.

Il tesoro proveniente dalla Matrice Vecchia è ricco di opere, fra cui l’ostensorio di Bartolomeo Tantillo del secolo XVI. Nella sacrestia una portantina settecentesca con le miniature di Giuseppe Velasquez, a cui è attribuita anche una tela, raffigurante una "Deposizione" del XVIII secolo. Sulle navate laterali troneggiano diversi altari con tele provenienti anche da altre Chiese, particolare è la tela di San Giuseppe che sembra riproporre un'allegra passeggiata del Santo con Gesù Bambino in un lussureggiante paesaggio. sulla navata destra, sia pre la cappella del Crocfisso o dell'Addolorta. nella Cappella un Crocifisso del 1768 è incastonato in un artistico reliquiario che copre l'intera parete con cento vetri reliquiari . sotto l'altare è custodito il corpo di San Pio Martire giunto da Roma nel 1772. nella cappella si affaccia la nicchia in cui è custodita l'urna con le Reliquie del Beato Guglielmo. sempre nella cappella è da notare la tela di San Giuseppe Agonizzante.

raffiinata ed elegante è la Cappella del Santissimo Sacramento sita in fondo alla navata destra. la cappella risale al 1600. gli stucchi sono un vero trionfo inneggiante all'Eucarestia. Perfino le due tele inneggiano all'Eucarestia, con la Comunione di San Lugi Gonzaga e Gesù che porge la Comunione ad una Santa. Ma l'opera più interessante e preziosa è senza dubbio il maestoso tabernacolo e il sovrastante ciborio, un vero trionfo di intarsi, reliquiari e argenti in più piani.

di notabile fattura anche le antiche statue di San Sebastiano, San Rocco, San Vito, del Cristo Trionfante (opera del Quattrocchi) e la bellissima immagine della Madonna Immacolata. Notabile il Crocifisso di scuola bizantina.

Tra le feste più importanti ivi celebrate si ricordano la Solennità del Santissimo Sacramento, da questa chiesa parte infatti la processione; l'Assunta con l'esposizione della Madonna dormiente; Sant'Eligio con la benedizione dei cavalli; San Sebastiano patrono dei vigili urbani e diverse feste dedicate alla Madonna.

[modifica] Altre chiese

[modifica] Parrocchia di Sant'Antonino martire

La chiesa situata nella parte alta del paese, divenne proprietà dei Padri Osservanti nel XVII,quando abbandonarono la chiesa del Soccorso. Da quest'ultima chiesa ricavarono alcuni materiali di costruzione e portarono via gli arredi. Esempio calzante è la distruzione del chiostro della chiesa del Soccorso, le cui colonnine furono poste nel loggiato sulla fiancata della nuova chiesa e il portale d'ingresso (opere gotiche del XVI).La struttura originaria, aderente ai gusti francescani di sobrietà esterna e ricchezza interna, è stata totalmente stravolta dai rimaneggiamenti dopo il 1957, quando la chiesa divenne parrocchia. La foga ricostruttrice si arrestò però dinanzi al magnifico portale e alle colonnine binate di cui si è parlato poc'anzi. La chiesa è stata notevolmente rialzata e arricchita di cornici secondo il gusto geometrico che vigeva in quel periodo. quasi un frontone classico con le sue cornici si differenzia da quest'ultimo per le aperture (l'oculo e la trifora). Anche l'alto campanile fu rimaneggiato, innalzato e spostato sulla facciata principale, tra le particolarità i rossi mattoni di cui si compone e i richiami, non fedeli, al medioevo (merli e struttura) . l'antica chiesa si suddivideva in due parti: la chiesa grande e l'oratorio di Sant'Antonino(andato completamente perduto nei rifacimenti). l'antico convento fu abbattuto per far posto ad un ospedale. L'intero è oggi sobrio, sono scomparsi gli altari laterali, sostituiti da alcune mensole. l'Abside curva ospita l'altare maggiore (in parte originale) sovrastato dallo splendido "Crocifisso" del XVII secolo, di Fra' Umile Pintorna, particolarissimo sia per l'espressività che per l'umanità di cui si orna. Durante l'ultimo restauro è stata rimossa la grande corona di spine che rischiava di rovinarlo. Entrando a destra notiamo la statua di San Pasquale Baylon, difronte Sant'Isidoro Agricola. vicino al presbiterio a destra la Statua di Sant'Antonino martire a sinistra la Madonna delle Grazie. oltre alle statue sono presenti alcune antiche tele, recentemente restaurate raffiguranti Sant'Antonio, San Diego, l'apoteosi di Sant'Antonino, Cristo Re e 4 tele raffiguranti la passione di Cristo. Altra tela è posta sotto il grande Crocifisso e lo completa con le figure di Maria Addolorata, San Giovanni e Santa Maddalena. Ogni anno il Crocifisso ripercorre le vie del paese durante la festa del 14 settembre. Nella chiesa oltre la festa del Crocifisso vanno ricordate le feste di San pasquale (17 maggio) patrono della pastorizia a cui non annualmente è tributata una sagra dei latticini; Sant'Isidoro;la festa della Madonna delle grazie; i venerdì di quaresima con l'esposizione del Santissimo. è sede delle confraternite maschili di San Pasquale, Sant'Antonino martire e del Santissimo Crocifisso; e delle femminili dedicate al Santissimo Crocifisso e alla Madonna delle Grazie.

[modifica] Chiesa di santa Maria degli Angeli

Secoli dopo la sua fondazione questa chiesa è ancora oggi ai confini del paese, proprio lì dove l'urbano cede il passo alla campagna e poi al bosco. in una posizione privilegiata, la chiesa e conseguentemente il convento, godono di una vista completa del centro storico. è la cappella pubblica sia del monastero delle sorelle povere di santa Chiara che dei frati cappuccini che la reggono dall'epoca della fondazione. la struttura interna della chiesa è molto più interessante dell'esterno in tipico stile semplice francescano. la chiesa è ad aula ed in una morbida dialettica si intrecciano l'oro e il bianco delle decorazioni e il legno degli altari. sull'altare maggiore troneggia una pregevole tela di A. Catalano raffigurante la titolare della chiesa: in alto è raffigurata la Madonna degli Angeli assisa sulle nubi e circondata dalle gerarchie angeliche in varie pose, questa parte alta è un trionfo di luce e colore a cui fa da contrappeso l'altra in basso rappresentante la materialità che aspira e rientra nella santità. in un paesaggio tetro spiccano infatti le 4 figure di San Francesco e Santa Chiara, San Celestino e San Placido. la tela è contornata ed arricchita da una preziosa cornice intagliata da un frate cappuccino, in cui è incastonata anche la tela più piccola dell'Eterno Padre. ma l'altare maggiore in sè è un piccolo scrigno di sorprese. sapientemente scolpito su legno, è un enorme reliquiario che, se aperto, fa bella mostra di numerose concavità decorate ospitanti appunto reliquiari. lo scomparte sottostante la mensa ospita la statua e le reliquie di San Teofilo Martire. quattro sono gli altari laterali della chiesa: Sant'Anna, Sant'Antonio, la Madonna di Fatima e il Crocifisso. l'altare di Sant'Anna riprende nel gioco architettonico l'altare maggiore e la tela (copia antica di un dipinto fiorentino) è incastonata in una cornice lignea scolpita. sotto la tela una piccola nicchia ospita il gruppo ceroplasta settecentesco della famiglia di Maria. l'altare di Sant'Antonio ospita la grande tela del Santo Padovano, di ottima fattura e di grande espressività, nella tradizionale iconografia con il bambin Gesù in braccio e il giglio. nella nicchia sottostante è inserita la bella ed antica statua di Maria SS. Bambina. l'altare del Santissimo Crocifisso ospita un Crocifisso ligneo di ignoto (XVII?). l'espressività e il dolore del Cristo in Croce è resa con maestria tanto da far supporre una mano esperta, forse un frate. l'altare della Madonna di Fatima ospita, dentro una nicchia scavata, l'effige di Maria ed è stato rimaneggiato proprio dopo l'arrivo della detta statua. degna di nota è anche la statua di San Francesco, posta all'ingresso della chiesa. tra le feste si ricordano San Francesco e Santa Chiara oltre la solennità di Sant'Elisabetta d'Ungheria durante la quale è distribuito il tradizionale pane benedetto. in locali adiacenti la chiesa ha sede l'importante biblioteca. è sede inoltre del terzordine francescano.

[modifica] Chiesa della Madonna Odigitria

molto importante dal punto di vista religioso,era un tempo la chiesa di Santa Maria Odigitria (costruita tra '500 e '600), detta in idioma locale dell'Itria. oggi, sebbene ancora affascini con il suo barocco e il suo aspetto di forziere trasandato, non ha più il ruolo centrale di un tempo nella società locale. questa chiesa era infatti il luogo in cui avveniva il ringraziamento dei contadini per la buona annata. l'esterno parrebbe romanico e tradisce uno schema tipico delle chiese minori castelbuonesi: la facciata unica e rettangolare con campanile svettante (era questo l'aspetto anche della vicinissima chiesa di Sant'Antonio abate e ancora oggi di San Nicola). il portale d'ingresso fu decorato nel 1600 con le statue e le volute. queste statue, denominate "Babbi i l'itria" per la loro somiglianza espressiva con i personaggi del presepe, raffigurano San Pietro,San Paolo e al centro il mezzo Busto di Sant'Anna. l'interno è rialzato mediante una serie di scalini ed è ad aula. alle pareti 4 altari laterali custodiscono tele di autori locali raffiguranti momenti della vita di Maria. l'altare Maggiore, nella sua pomposità barocca, è il sunto di tutte le decorazioni a stucco bianco-dorato che si rincorrono tra le pareti. al centro di questa grande cornice di volute e ghirigori spicca la tela della Madonna Odigitria attribuita allo Zoppo di Gangi. la tela raffigura sapientemente due anziani nell'atto di portare sulle spalle una grande cassa da cui emerge a mezzo busto la Madonna con il bambino in braccio (tema iconografico tratto dalla leggenda). tra le altre opere d'arte ricordiamo la Stauta della Madonna della Provvidenza, durante la cui festa (ultima domenica di ottobre) si distribuisce uva benedetta simbolo d'abbondanza. e almeno il piccolo Ecce Homo che una volta era portato in processione come "misteru" il venerdì Santo.

[modifica] Chiesa dell'Annunziata

nell'area castellana e, ancor meglio, nell'antica cinta muraria del castello stesso, sorge la chiesa della Santissima Annunziata. non conosciamo con esattezza il periodo di fondazione di questo edifico, ma possiamo ipotizzare che non nacque come convento. sappiamo inoltre che esisteva già nel da almeno un secolo nel 1600, quando fu affidata ai monaci benedettini provenienti da Gangi. vuole la tradizione che furono proprio questi monaci a portare a castelbuono la bella Madonna con Bambino di marmo che tutt'ora troneggia sull'altare del coro. la critica è concorde nel leggervi la mano del Gagini. il prospetto esterno dell'edificio è caratterizzato dalla presenza del massiccio campanile romanico su cui però si innesta una cuspide dal sapore prebarocco. leggiadra e ben curata la decorazione del portale d'ingresso su cui troneggia lo stemma ventimigliano accompagnato a quello degli spadafora (fu proprio una dama di tale famiglia sposata in ventimiglia a finanziare l'abbellimento della chiesa e a lasciarvi delle rendite) che ne fa intuire il prestigio. l'interno è di gran lunga sprofondato rispetto il manto stradale della piazza e vi si accede tramite una scalinata. l'aula è unica con abside finale. i laterali sono arricchiti da quattro cappelle con altari. proprio nel primo altare a destra si ammira la tela di Giuseppe Salerno. gli altri altari sono invece dedicati rispettivamente al Crocifisso (di cui si conserva un simulacro quatrocentesco di rara espressività)e all'Addolorata (il cui volto in ceroplastica riccamente ornato è posto ai piedi del Crocifisso); al sacro Cuore; a Santa Teresa del Bambin Gesù(di cui si conserva uno splendido simulacro). le pareti dell'aula sono adorne di stucchi e dipinti di colori variegati e l'intera chiesa ci appare oggi una piccola bomboniera barocca. l'abside ospita, come detto, la cappella della Madonna (molto simile, se non copia, della Madonna di Trapani), una doppia fascia affrescata, raffigurante teorie di Santi e Sante, congiunge la cappelletta al presbiterio sovrastando gli antichi scanni in legno. tra le altre opere d'arte non possiamo non ricordare la statuetta del Risorto e la tela raffigurante Sant'Anna. Opere di G. Salerno e Pietro Novelli si trovano nelle anche nella chiesa di San Vincenzo. oggi è annesso alla chiesa l'istituto femminile delle figlie della Croce (dal 1943). la chiesa ospita tra le altre la festa di Santa Teresa. in questa occasione sono distribuiti petali di rosa. è sede della confraternita femminile di Santa Teresa.

[modifica] Oratorio del Rosario

piccolo, raccolto. un luogo di preghiera e meditazione ai piedi di Maria. l'oratorio del rosario nasce appunto come luogo di riunione della compagnia di Maria Santissima del Rosario già attiva nel XV secolo. solo successivamente diviene chiesa a tutti gli effetti non trasformando però le proprie primitive forme di aula di adunanza e rimanendo fino ai nostri giorni proprietà della stessa confraternita. l'oratorio è attiguo alla chiesa di San Vincenzo ferreri e dunque all'ex convento domenicano. anticamente proprio all'interno di detta chiesa (nell'attuale arcata cieca) era sita una cappella dedicata al titolo mariano in cui trovavano sepoltura anche le coonsorum (membre del terzordine domenicano?). la cappella fu poi distrutta e il culto si spostò nell'oratorio. l'esterno dell'oratorio è molto simile ad una chiesa romanica con campanile squadrato di mattoni rossi. la facciata è a timpano con varie decorazioni intarsiate (una scritta : regina ss.rosarj ora pro nobis, alcuni decori e due rosari sul portale e un occhio trinitario.)recentemente restaurate. l'interno non è molto grande, ad unico ambiente e con un solo altare centrale alla sommità del quale sta la nicchia con la preziosa effige di Maria Santissima del Rosario e di San Domenico. questa statua è tenuta in particolare venerazione da tutti i castelbuonesi che da secoli ricorrono ai suoi piedi per chiedere intercessione e grazie. non a caso partecipa anche alla processione di sant'Anna. la statua spicca, sul fondo bianco a stelle dorate della nicchia, con i suoi panneggi e la sua sinuosità baroccheggiante. l'aula è decorata con tele raffiguranti i 15 misteri del rosario, alcuni dei quali di ottima fattura. tra le tele spiccano alcune che riproducono in piccolo tele più grandi disseminate nelle varie chiese cittadine. una bacheca fa sfoggio di alcuni dei tesori della compagnia, mentre altri, come i preziosi ostensori, sono visibili solo nelle festività. come già detto è sede della compagnia maschile Maria Santissima del rosario.

[modifica] chiesa di San Vincenzo

[modifica] Chiesa di San Nicola

la chiesa di San Nicola sorge su una collinetta inglobata nel tessuto urbano. sul sito dove ora ammiriamo la chiesa barocca, sorgeva nel medioevo una cappella funeraria dedicata al Santo di Bari e alle anime purganti. in questa chiesa erano particolarmente venerate le gerarchie angeliche. per l'esattezza era l'antica cappella del cimitero del paese e qualcuno ipotizza addirittura che ivi sorgesse una necropoli pagana con relativo tempietto. gli scavi, non solo archeologici ma anche occasionali, hanno più volte portato alla luce frammenti di ossa umane nell'intero quartiere (oggi abitato). la chiesa odierna è separata dal manto stradale da una ampia ed alta scalinata che, a ben vedere farebbe ipotizzare che (almeno un tempo) possa esservi stata sotto la chiesa una cripta, motivo del rialzo. l'esterno è sobrio, particolarissimo il piccolo campanile in mattoni rossi che troneggia alla destra del portale marmoreo. l'interno è tipicamente in gusto barocco-roccocò con i classici stucchi che adornano le chiesette dell'abitato. particolarissima è però la pianta della chiesa stessa che sembra un timido accenno ad una croce greca. si compone di un'aula centrale, culminante con l'altare maggiore su cui fa bella mostra di se la statua della Madonna Ausiliatrice, di due altari laterali e di due cappelle. l'altare centrale è decorato da un "tempietto in stucco" sul cui frontone spicca l'irraggiamento con l'emblema dello Spirito Santo. il tempietto a volute culmina con la figura di un putto (San Michele?) che sorregge uno scudo con una frase evangelica. la nicchia centrale (postuma) ospita la bella statua di Maria Santissima, giunta a Castelbuono nei primi decenni del novecento. particolare è anche il tabernacolo con l'emblema dell'agnello. l'altare laterale di destra è dedicato alla pietà ed ivi troviamo appunto una tela fi grande espressività che alcuni vogliono del Di Galbo. l'altare di sinistra vuolsi dedicato a Sant'Apollonia, sebbene alcuni individuano nelle figure dei tre martiri più tosto i Santi Alfio, Cirino e Filadelfio. molto particolari le due cappella laterali, quella di destra è dedicata a San Biagio ed ospita, su un alto altare, la statua cinquecentesca del Santo in atto benedicente e in abiti vescovili. la statua, bisognosa di restauro, mostra una perizia artigianale nella lavorazione sia del legno che della sottile lamina. la cappella di Sinistra è dedicata a San Nicola ed anche qui è presente la statua cinquecentesca del Santo, in migliori condizioni. molto particolari i due affreschi appena ritrovati e restaurati raffiguranti San Michele e l'Angelo "delle anime purganti" ai lati della cappella. questi due affreschi riaffiorati (probabilmente ve ne sono altri ancora nascosti sotto le pareti bianche) ci offrono preziosa testimonianza del culto agli angeli di cui si diceva sopra, così come la grande tela degli Arcangeli, posta probabilmente un tempo, sull'altare maggiore. interessante anche la cantoria. la chiesa ospita inoltre un buon numero di tombe a terra che fa pensare ad una continuità storica con l'antico uso di sepoltura in questo luogo. hanno sede a San Nicola la confraternita Maschile di Sant'Anna (che ivi conserva un bel quadro) e la confraternita femminile della Madonna Ausiliatrice. si celebrano le feste di San Nicola (6 dicembre), San Biagio (3 febbraio), candelora (2 febbraio), San Giovanni Bosco e della Madonna Ausiliatrice.

[modifica] Chiesa Santissima Trinità

[modifica] Chiesa e badia di Santa Venera

tra le chiese più antiche del paese, un particolare ruolo riveste la chiesa di Santa Venera, che già nel 1500 ospitava la statua della patrona del paese (santa Venera appunto, prima di sant'Anna). statua che oggi è di proprietà privata. la chiesa, semplicissima nella facciata, offre all'interno un raffinato gioco di specchi e colori all'interno. nel seicento infatti fu completamente rivisitata e restaurata per la prima volta con conseguente abbandono della cappella "normanna" ancora visibile e adibita a Sagrestia. la chiesa attuale conserva inoltre un'abside circolare su cui si adagia l'altare maggiore e che è ampiamente decorato. l'interno gioca molto sul bianco e sul nero, e il culmine si ha nell'altare maggiore dedicato all'Addolorata. l'altare, rivestito in decorazioni di vetro intarsiato, è un sumendum della passione di cristo con tarsie di edera, croci e strumenti del martirio e là, in alto, nella sua cameretta piange l'effige della Madonna Addolorata dei civili. Una bellissima statua vestita. gli altari laterali sono dedicati rispettivamente a : Sacra Famiglia (tela), San Benedetto (tela) e Maria in fasce (statua), Madonna di Pompei (statua e affresco), santissimo crocifisso. la badia era anticamente retta dalle benedettine. in sagrestia si conservano inoltre un bellissimo Crocifisso ligneo, le antiche ante che chiudevano il presbiterio e diverse tele.

Nel monastero (Badia) di Santa Venera del XV secolo hanno sede la Biblioteca e l'Archivio comunale e vi sono inoltre conservate opere del castelbuonsese Paolo Cicero. È anche la sede provvisoria del Museo F. Minà Palumbo, la chiesa ospita la festività della Madonna di Pompei e ad anni alterni esce in processione l'Addolorata ivi conservata.

[modifica] Chiesa del Monte Calvario

[modifica] Chiesa della Madonna della Catena

[modifica] chiesa della Madonna del Palmento

[modifica] Chiesa di Santa Lucia di Campagna

[modifica] Chiesa di San Giovanni fuori le mura

[modifica] Chiesa di San Nicasio

[modifica] chiesa della Santuzza (Madonna delle grazie)

[modifica] Chiesa di Sant'Agostino

fondata dai padri agostiniani è il fulcro per il culto del Patriarca San Giuseppe. la festa "grande" è celebrata ogni dieci anni, mentre una piccola festa con giochi sul sagrato si celebra annualmente. In questa chiesa si celebra anche la festa di Santa Rita da Cascia con la tradizionale pioggia dei petali di rosa e la distribuzione dei pani benedetti. la chiesa è ad aula unica con 4 altari laterali dedicati rispettivamente a: San Tommaso (?) di cui si conserva la tela San Giuseppe, la cui statua è gelosamente accudita dai confrati e dalle consorelle. Santa Rita, la cui statua si adagia su una cappella affrescata il santissimo Crocifisso, la cui effige ha la particolarità di poter essere sceso dalla croce, così come di fatto avveniva annualmente. l'altare maggiore è decorato con la grande pala d'altare raffigurante Sant'Agostino che protegge i suoi figli spirituali sotto il piviale. le pareti della chiesa sono decorate con tondi raffigurti vari santi agostiniani fra cui santa Monica e l'ancora (allora) beata Rita.

[modifica] cappella della Santa Croce

[modifica] Chiese campestri minori

[modifica] ex chiesa del Crocifisso

[modifica] ex chiesa di San Giuseppe

[modifica] ex chiesa del monte=

[modifica] ex eremitaggio della Madonna del parto

[modifica] La festa di Sant'Anna


La festa di Sant'Anna inizia il 17 luglio con la novena di preparazione: ogni mattina nella cappella palatina si celebra la Santa Messa preceduta dalla recita delle "Allegrezze"; i devoti accorrono in gran numero e molti di questi sono a piedi scalzi per voto fatto. Ogni sera del Novenario è condotto in processione il fercolo con la statua della Santa; questa processione è detta "fruttula" sia perché non ha niente a che vedere con l'ordine e il rigore delle processioni castelbuonesi sia per il gran numero di fedeli che vi partecipano. Ciascuna delle processioni della Novena compie un percorso diverso, visitando in tal modo tutti i quartieri storici del centro abitato. Alla processione partecipano soprattutto i bambini con in mano caratteristiche lanternine chiamate "Cuopp" (in ricordo del lumino che rimase acceso, vedi storia della Reliquia); seguono il fercolo i devoti a piedi scalzi.


Il giorno 22 il paese è destato all'alba da 22 colpi di cannone: è il giorno di Santa Maddalena solennemente festeggiata in cappella. Il giorno 25 è il giorno della "raputa"; nel pomeriggio, al termine di un corteo storico che precede le autorità con le chiavi, si procede con l'apertura della grata che custodisce l'Urna Reliquiaria. Giunge così il momento più atteso e più emozionante per molti castelbuonesi. Tra gli "Evviva Sant'Anna", le lacrime dei devoti ed i fuochi d'artificio all'esterno del Castello il mezzobusto argenteo con la Reliquia è posto sull'altare. L'ovatta che per un anno è stata a contatto con il Sacro Teschio, verrà distribuita ai fedeli che la conserveranno come il più prezioso tesoro.

dal 25 al 27 notte sarà un continuo pellegrinaggio di fedeli che tornano anche da molto lontano per rivedere la loro Madre Sant'Anna. giorno 26 è per il castelbuonese il giorno della preghiera. nel pomeriggio ha luogo "a cursa". il giro podistico su strada più antico d'Europa. giorno 27 è il giorno della Solenne Processione. la regina di tutte le processioni castelbuonesi è la più sentita. alle nove di sera in punto, parte dal castello una lunghissima e ordinatissima sfilata di confraternite. Vige l'obbligo del vestito scuro e del bavero che identifica i confrati. tutte le confraternite si dispongoo secondo un preciso schema e i confrati sfilano in due file distanti quanto permette la strada. apre il corteo della congregazione lo stendardo accompagnato dai "misteri" (paletti con le insegne della confraternita). al centro sta il "masciu massaru" che si occupa di mantenere l'ordine. ogni confrate ha la sua candela accesa. le ultime confrternite a sfilare sono il Santissimo Sacramento e la Compagnia del Rosario. la prima porta in processione l'Urna contenente le Ossa del beato Guglielmo, l'altra l'enorme e bellissimo gruppo scultoreo della Madonna del Rosario. segue una banda musicale e i chierichetti, subito dopo una sfilata di chierici che precede la Sacra Reliquia di Sant'Anna sul suo fercolo, tutto illuminato e infiorato. dietro vengono le autorità, un'altra banda musicale e i devoti a piedi scalzi. la processione è davvero molto lunga in termini umani e non di rado la prima congregazione sta per finire il suo giro quando la Santa Patrona parte accompagnata da una scarica di botti. durante il percorso varie sono le tappe fondamentali della Reliquia. una sosta particolare è davanti la Chiesa di San Francesco dove, nel 2006 per la prima volta, un drappello di cavalieri in costume d'epoca ha reso omoggio alla Santa. durante tutto il percorso la gente mette ai balconi le migliori coperte e aspetta con ansia che la Santa passi e benedica. giunti alla chiesa della Santissima Trinità, da dove è partita per otto sere la novena, parte della processione compie una deviazione entrando in chiesa e riuscendone. ultima tappa fondamentale è l'incontro, in Via Sant'Anna, con il Simulacro della Madonna del Rosario. abilmente i confratelli che portano la Madonna la fanno girare su se stessa facendola ritrovare dinanzi al fercolo della Patrona. è un momento intenso in cui si crede che Sant'Anna affidi il paese alla figlia...e alla Sua intercessione . il ritorno al castello è accompagnato da un gaudioso applauso della piazza e dagli "evviva a Matri Sant'Anna". tutto si concluede con la solenne benedizione impartita al popolo assiepatosi nella piazza naitstante il castello. la benedizione è impartita dal balcone del maniero facendo affacciare la stessa Reliquia, tra applausi, giubilo, musica e fuochi d'artificio e l'immancabile secolare grido che da ogni cuore castelbuonese esce spontaneo "Viva a Matri Sant'Anna". La Santa è poi riposta nella sua nicchia tra le lacrime commosse di chi l'ha seguita fin dentro la cappella. all'una i giochi pirotecnici.

naturalmente molti sono anche i momenti "laici della festa" che consistono in spettacoli o momenti culturali.

[modifica] Feste, Ricorrenze e sagre

La festa di Sant'Anna, patrona della città, si svolge nei giorni che vanno dal 17 al 27 luglio anche se i giorni più intensi di eventi sono il 25,il 26 e il 27. l'antichissima devozione Castelbuonese alla Santa ha iin questi giorni la sua massima espressione. già dal 17 con l'inizio del novenario (nuvena), durante il quale ogni sera (eccetto il 25) si snoda per le vie del paese una processione recante una statua della Santa. questa processione della novena ha la caratteristica di essere affollata di bambini con le caratteristiche luminarie detti "coppi". giorno 25 la devozione alla Santa è espressa dalle copiose lacrime dei castelbuonesi commossi, che recatisi in cappella assistono all'apertura della pesante grata e del portoncino che custodiscono l'urna Reliquiaria. l'apertura è preceduta da un corteo storico in cui con una complessa simbologia avviene la consegna delle chiavi che aprono la grata al popolo.L'ultimo giorno ha luogo la solenne processione della Reliquia a cui partecipano le venti Confraternite castelbuonesi,e a cui prendono parte anche l'Urna contenente le Reliquie di San Guglielmo e il grande gruppo scultoreo della Madonna del Rosario. Al termine della processione molto particolare ed emozionante è la benedizione del paese e della cittadinanza, affollata in piazza, impartita facendo affacciare la Sacra Reliquia dal balcone dell'ultimo piano del Castello. Legato alla festa patronale è il “Giro podistico internazionale di Castelbuono” (prima edizione 1912).

Durante il Carnevale, si hanno sfilate con carri e maschere. Ma il Carnevale castelbuonese ha la sua nota princilpale nella satira locale che si presuppone tramite rappresentazioni teatrali molto curate di far ridere il pubblico ricordando eventi particolari successi durante l'anno o prendendo di mira i personaggi più in vista. lo scopo principale e sì fare ridere ma cercando sempre di non offendere. Alla stesura dei complessi copioni lavorano sempre più gruppi che con diligenzano...notano e annotano. a Castelbuono è uso comune, durante il periodo di Carnevale, riunirsi in sale dove ballare e divertirsi insieme. per Castelbuono non vale il detto secondo cui l'Epifania porta via le feste infatti è la data in cui si inizia a ballare per finire il sabato dopo Carnevale.

per il Corpus Domini si snoda per le vie cittadine una solenne processione che vede interessate tutte le confraternite e le associazioni. per la strada in cui passerà il Santissimo è uso spargere petali di fiori e carte colorate (cart rizz) formando a volte anche disegni semplificati.

Durante la festa di San Giovanni Battista, ha luogo per le vie del paese la tradizionale bollitura nelle “quarare” (fave e patate), che vengono offerte ai passanti. la festa ha origini antichissime ed è la festa con durante la quale si dovrebbe stringere il comparatico.

Nella seconda settimana di agosto ha luogo la grande kermesse musicale dell' Ypsigrock festival con ospiti di fama internazionale e nuovi talenti della musica.

La seconda metà del mese è invece consacrata alla musica jazz -e dintorni-. La rassegna "Castelbuono Jazz Festival", che riesce a riunire un pubblico sempre più sorprendentemente eterogeneo, ospita da più di un decennio artisti di fama indiscussa, rimandendo sempre attenta ai talenti emergenti.

la prima domenica di settembre ha luogo la festa di Santa Lucia di campagna durante la quale è uso distribuire la cuccia preparata pazientemente con una procedura di alcuni giorni. prende il nome di Santa Lucia di campagna perché celebrata in una chiesetta campestre poco distante dall'abitato, dove si conserva il quadro miracoloso della Santa.

il 14 e 15 settembre ha luogo la festa del Crocifisso. particolare la solenne processione con il bellissimo Crocifisso ligneo della chiesa di Sant'Antonino martire.

i riti della Settimana Santa hanno inizio con la benedizione dei rami d'ulivo e delle palme che verranno poi bruciate la domenica di Pasqua nelle case. il pomeriggio della Domenica delle palme hanno inizio le Santissime Quarantore durante le quali tutte le confraternite e le associazioni fanno visita al Santissimo Sacramento solennemente Intronizzato sull'Altare Maggiore della Madrice Nuova. il Giovedì Santo la Confraternita del Santissimo Sacramento festeggia il proprio Titolare. con distribuzione dei tradizionali cucciddrati,l'addobbo delle mense e uan piccola processione a suon di truoccula (stumento che sostituirà le campane nei giorni del silenzio). durante la sera del Giovedì e la mattina del Venerdì la gente compie la tradizionale "furriata i Sepolcra" (giro per i Sepolcri addobbati e preparati nelle chiese) con particolare sosta nella cripta della Madrice Vecchia. suggestiva ed emozionante è la processione del Venerdì Santo chiamata anticamente Circata perché fa rivivere la ricercache compie l'Addolorata del Figlio morto. durante la processione a lutto, le tre confraternite dedicate a Maria Addolorata (2 femminili e una maschile) scortano mesti l'urna del Cristo morto e una statua dell'Addolorata. in diverse soste un coro intona uno straziante e commovente Stabat Mater con accompagnamento della Banda Musicale. alcuni anni escono i processione anche alcuni quadri inerenti alla Passione.

[modifica] Curiosità

Ogni anno a Castelbuono si corre il celebre Giro Podistico Internazionale. La gara è considerata la corsa su strada più antica d'Europa tra quelle che non hanno interrotto lo svolgimento durante la Seconda Guerra Mondiale. La gara, sempre ben organizzata, si svolge in concomitanza con i festeggiamenti della patrona del paese, la Madre Sant'Anna. Nel 2007, dopo anni di predominio keniota, è stata vinta dal corridore spagnolo Josè Manuel Martinez, campione europeo dei 10.000 metri a Monaco di Baviera nel 2002.

Il territorio tra Castelbuono e Pollina è l'unico dove ancora si riesce a produrre la Manna intaccando il frassino.


Sette sono i Patroni del paese anche se alcuni sono stati gradualmente dimenticati, Il primo fra tutti fu San Filippo, il suo culto fu introdotto dai Ventimiglia che lo onoravano in una cappella che si trovava all’esterno del castello ove sorse poi un magazzino e un teatro. Subentrò intorno al 1270 il culto del beato Guglielmo, un frate originario di Polizzi generosa che si trasferì nel feudo Castelbuonese come eremita operando miracoli. Morì in fama di Santità e il suo culto si è proteso nei secoli fino ai giorni nostri. Del santo si conservano le Sacre Ossa compreso il Sacro Teschio. Nel 1350 si aggiunse come Compatrono il SS. Crocifisso, la devozione fu così grande da conservarsi nei secoli con medesima intensità. La devozione crebbe intorno al 1600 quando Frate Umile Pintorna scolpì il simulacro del Crocifisso conservato nella Chiesa di Sant’Antonino martire che si dimostrò miracoloso. Mentre il frate lo scolpiva fu aiutato dagli angeli che modellarono il volto. La quarta Patrona ufficiale fu Santa Venere, breve fu il suo culto e fu invocata ampiamente durante il periodo in cui la Reliquia di Sant’Anna fu trafugata(1603-1615). Vago ricordo della devozione a Santa Venera un dolce di origene araba detto Layllo, e la Chiesa che tuttora porta il suo Nome.il suo culto scomparve anche per la concomitanza con la festa di Sant'Anna. Il patrocinato di Sant’Anna fu istituito ufficialmente dopo che fu riportata a Castelbuono la Sacra Reliquia(1615), ma per il popolo il protettorato della Santa ha inizio nel 1454 (data della prima traslazione da Geraci a Castelbuono). Fu il popolo come nel caso del beato Guglielmo a chiederne l'elezione a Patrona che fu subito accordato dai Ventimiglia,orgogliosi della vera Reliquia che consiste in parti del Cranio. Sant’Anna è la madre di Maria e quindi la Nonna di Gesù, viene invocata come madre dei castelbuonesi e nonna del popolo. Inevitabilmente con Sant’Anna arrivò il culto di San Gioacchino, egli essendo lo sposo della Patrona e padre di Maria divenne compatrono. Infine ecco l’ultima patrona ossia la Madonna Del Rosario la data del suo “inizio patrocinato” è vaga dato che da tempo immemorabile viene venerata dal popolo. la congregazione è molto antica(1402). I Patroni sono festeggiati solennemente durante la festa di Sant'Anna, a luglio. Alla Madonna del Rosario e al Crocifisso sono tributati anche altri festeggiamenti durante l'anno.


Curioso è il rapporto che Castelbuono ha con la data del tre maggio. In questo giorno si solennizza il ritrovamento della vera Croce. è opinione diffusa che sia un giorno molto particolare in cui bisogna pregare molto intensamente. infatti si crede ( un tempo era una credenza più viva di oggi) che in questo giorno il diavolo combini disgrazie in gran misura. la ricorrenza è detta "milli voti Gesù" per la particolarissima preghiera che si accompagna al Santo Rosario, in cui con fede viva, si "chiama" il Santo Nome del Salvatore. una processione con i confratelli e le consorelle della congregazione del Crocifisso si snoda fino ad una cappella in alto del centro abitato portando in processione una reliquia della Croce.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Mario Cicero (L'Ulivo) dal 15/05/2007 (2º mandato)
Centralino del comune: 0921 679200
Posta elettronica: sindaco@comune.castelbuono.pa.it

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