Contessa Entellina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando Vini Contessa Entellina, vedi Contessa Entellina (vino).
Contessa Entellina
comune
(AAE) Bashkia e Kundisës
Contessa Entellina – Stemma
Contessa Entellina – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Sergio Gioachino Parrino (Contessa nel Cuore - Kundisa te Zëmra) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 37°44′00″N 13°11′00″E / 37.733333°N 13.183333°E37.733333; 13.183333 (Contessa Entellina)Coordinate: 37°44′00″N 13°11′00″E / 37.733333°N 13.183333°E37.733333; 13.183333 (Contessa Entellina)
Altitudine 571 m s.l.m.
Superficie 136,4 km²
Abitanti 1 985[1] (31-01-2013)
Densità 14,55 ab./km²
Comuni confinanti Bisacquino, Campofiorito, Poggioreale (TP), Salaparuta (TP), Sambuca di Sicilia (AG), Santa Margherita di Belice (AG)
Altre informazioni
Cod. postale 90030
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082033
Cod. catastale C968
Targa PA
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti contessioti, in arbëreshë kuntisiotë o arbëresh/e
Patrono San Nicola di Mira
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Contessa Entellina
Posizione del comune di Contessa Entellina nella provincia di Palermo
Posizione del comune di Contessa Entellina nella provincia di Palermo
Sito istituzionale

Contessa Entellina (Kundisa in arbëreshë[2]) è un comune italiano di 1 985 abitanti[1] della provincia di Palermo in Sicilia.

Posta alle falde settentrionali del monte Genuardo, si adagia sul declivio delle colline Brinjat a 571 m s.l.m, ed è distante 80 km dal capoluogo di provincia. Il paese, insieme a Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, fa parte delle tre comunità arbëreshë di Sicilia, dove l'antica lingua albanese (arbërisht) viene ancora parlata. I suoi abitanti sono arbëreshë, ossia italo-albanesi.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Contessa Entellina si estende per 136,4 km² nella media valle del fiume Belice Sinistro. È circondato da ampie campagne e fitti boschi, e il centro abitato si adagia sulle falde settentrionali delle colline Brinjat, toponimo albanese che significa costole. Le attuali delimitazioni del territorio comunale sono costituite da elementi del paesaggio naturale o antropizzato, quali corsi d'acqua, linee di spartiacque o antiche mulattiere.

Il territorio ricade nel settore nord-occidentale dei Monti Sicani ed è dominato dal massiccio del Monte Genuardo (1180 m), costituito in prevalenza da una potente sequenza di rocce carbonatiche, silicee e marnose. Altri tratti del confine sono rappresentati da corsi d'acqua di rilievo, quasi tutti affluenti del Belice Sinistro: a nord-est il Vallone Petraro, ad est il Vallone Chiarello, ad ovest il corso inferiore del Senore, fino alla confluenza con il Belice Sinistro. Sul lato meridionale, invece, il confine è rappresentato dallo spartiacque del Monte Genuardo, mentre su quello orientale da tratti di antiche mulattiere, nella contrada Realbate a nord-est e una parte delle pertinenze dell'Abbazia di Santa Maria del Bosco a sud-est. Altri corsi d'acqua di rilievo, anch'essi affluenti del Belice Sinistro, attraversano il territorio: il torrente Realbate nel settore nord-orientale e il Vaccarizzo nella parte centro-settentrionale, alle pendici meridionali della Rocca di Entella. Alla rete idrografica maggiore si affianca poi una fitta maglia di corsi d'acqua minori, tutti a carattere stagionale.

Leggenda[modifica | modifica sorgente]

La leggenda racconta che la cittadina di Contessa Entellina in realtà si chiamasse Entello in onore del suo fondatore, cugino di Elena di Troia, il quale fonda l'antica città sulla Rocca d'Entella. Egli la fa sorgere secondo il concetto di invincibilità come lo era Troia, infatti si racconta fosse inespugnabile. Ma la fame fu la causa che fece arrendere gli abitanti di Entello nell'ultima battaglia, ove ormai ridotti allo stremo, si dovettero arrendere al nemico. Il nemico decise che la cittadina fosse spostata dalla Rocca d'Entella, teatro dell'ultima battaglia, all'attuale posizione. Dedicò alla Contessa sua amata la vittoria. I "contessioti" seppur arresi, non vollero però che il nome del loro fondatore Entello andasse perduto, e fu così che nacque il nome Contessa Entellina.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Contessa Entellina, nasce intorno al 1450, quando un gruppo di esuli albanesi costruì l'abitato vicino alle rovine remote di un piccolo casale preesistente, il Casale di Comitissa o Vinea Comitissae, popolato da soldati albanesi provenienti dal Casale di Bisiri (Mazara) dove avevano prestato servizio per il re di Napoli dal 1448. I capitoli di nascita ufficiali, della concessione dei feudi, sorsero nel 1520, anno in cui ebbe avvio la riedificazione, la valorizzazione e il popolamento degli albanesi provenienti dall'Albania meridionale e nella seconda ondata migratoria dalla Morea. Questi albanesi, di elevata estrazione sociale, non vollero sottomettersi al giogo turco ne rinnegare la loro religione cristiano-bizantino. Fuggirono e sbarcarono sulle coste centro meridionali d'Italia.

A partire dal XVI secolo si riscontrano documenti notarili o ecclesiastici che riguardano la nuova comunità stabilitisi nella zona dell'antico casale. Il 14 dicembre del 1517 fu redatto l'atto di affitto del territorio, firmato da una rappresentanza della comunità albanese[3] di Contessa, e nel 1520, prima che scadesse il contratto di affitto di nove anni, gli arbëreshë di Contessa sottoscrissero con Don Alfonso Cardona un atto di concessione conclusivo. Con questo atto i feudi di Contessa e Serradamo furono assegnati agli Arbëreshë, che li trasformarono in vigneti, uliveti e frutteti e li coltivarono a grano. La decima fu successivamente trasformata con la concessione in enfiteusi, con l'intento di incentivare gli investimenti fissi da parte dei contadini arbëreshë. Su tutti i feudi avevano diritti di pascolo e spigolatura (usi civici); e si sviluppò la coltura intensiva con alberi e vigneti, in quanto su essi gli arbëreshë godevano del diritto di disporre liberamente l'eredità mediante testamento. Altri esuli albanesi intanto nel 1521, durante la grande migrazione albanese nel mondo causata dall'avanzata dei turco-ottomani, raggiunsero Contessa.

Venivano scambiati abitualmente per "greci", in quanto si dava maggior rilevanza al carattere religioso (rito greco) piuttosto che all'appantenenza etnica (albanese)[3]. Tuttora, talvolta, i paesi limitrofi usano chiamare "greci" gli abitanti.

Nel 1875 si volle aggiungere al nome Contessa l'aggettivo Entellina, derivato da Entella città le cui rovine si trovano nei pressi del centro abitato, costituendo così la denominazione attuale. È chiamata in lingua arbëresh Kundisa o Kuntisa, e horë/a.

Il comune, dopo il terremoto del 1968, dovette chiudere le sue chiese al culto perché dichiarate inagibili, e poiché altrettanto poteva dirsi delle case, si ebbe, in quella circostanza, un forte flusso migratorio. Da allora il paese si è un po' ampliato nella parte della Fusha Kavalari, anche se il centro storico è ancora ampiamente popolato e comprende ancora invariato la via Morea, via Kastriota, Piazza Umberto I, via Musacchia e la via Kroja. Oggi Contessa Entellina vive un periodo assai complesso. Si sono susseguite molteplici migrazioni, dimezzando così la popolazione e spopolando in parte il centro storico; inoltre la lingua arbëreshë viene sempre meno insegnata alle nuove generazioni, ciò comportando ad una progressiva perdita per l'intera comunità, che è costantemente smarrita e sottratta della propria identità etnica e linguistica. Per questo una lotta etnico-culturale[4], per il mantenimento dei propri aspetti identitari e religiosi, è sempre più costante e persistente nell'intera comunità.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

I monumenti e i siti principali di Contessa Entellina sono certamente le chiese di rito bizantino, con le loro preziose icone; l'Abbazia di Santa Maria del Bosco (XIII sec.); il Castello di Calatamauro, sito archeologico medievale; e Entella, sito archeologico di origine elima.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa SS. Annunziata e S. Nicolò
Mosaico bizantino di S. Nicolò di Mira

Fra gli edifici monumentali si annoverano le chiese di rito bizantino di modello architettonico orientale: con icone, l'iconostasi, mosaici e paramenti sacri ortodossi. Una particolare chiesa è quella di SS. Annunziata e San Nicolò di Mira (Klisha e Shën Kollit), quest'ultimo santo patrono del comune. Chiesa Madre di Contessa Entellina, fu costruita e completata nel 1520 dai primi esuli arbëreshë subito dopo il loro arrivo, e nella quale viene celebrata la Divina liturgia secondo il rito bizantino-greco. Insieme ad essa il rito bizantino viene solennizzato in tutte le altre chiese di Contessa: Anime Sante (Shpirtrat e Shejt), Maria dell'Itria o Odigitria (Mëria e Dhitrjes), San Rocco (Shën Rroku), S. Antonio Abate (Shën Gjoni i Math). La Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Klisha e Shën Mërisë) e l'Abbazia di Santa Maria del Bosco sono invece passate al rito latino, in quanto cedute provvisoriamente ai fedeli latini, ma con la riserva dei diritti dei fedeli albanesi-bizantini: proprietà, canto del "Cristòs Anésti" (Krishti u Ngjall) nei primi tre giorni dopo la Grande Pasqua, canto della "Paràclisis" nella prima quindicina di agosto; vespro, messa solenne e processione in occasione della festa annuale, l'otto settembre, di Santa Maria della Favara.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Delle 91 riserve naturali istituite dalla Regione Siciliana, due ricadono sul territorio di Contessa Entellina:

Fuori dal perimetro cittadino, si possono fare escursioni, oltre che sulla citata Rocca d'Entella, anche al Castello di Calatamauro di fattura bizantina, nonché appunto alle riserve naturali Grotta di Entella e Monte Genuardo.

Società[modifica | modifica sorgente]

Una forte comunità arbëreshe di Contessa Entellina, dopo le migrazioni del secolo scorso, sopravvive negli U.S.A., mantenendo viva la lingua e le tradidizioni albanesi. La comunità più numerosa si trova a New Orleans. Esistono club e associazioni culturali in merito: tra i più antichi e conosciuti ci sono "Contessa Entellina Society of New Orleans" e "Contessa Entellina Arbëreshë Heritage Association (Italo-Albanian in America)".

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

Lingua arbëreshe[modifica | modifica sorgente]

Un forte elemento che contraddistingue la comunità, insieme al rito bizantino, è la lingua arbëreshë[6]. A Contessa Entellina si parla una lingua antica, tramandata nei secoli dagli avi, è l'arbëreshë, ovverosia l'antica lingua albanese parlata nell'Albania meridionale, arricchita di termini del greco arcaico e ultimamente dal siciliano. In pochi la sanno leggere e scrivere, ma tuttavia viene usata giornalmente come lingua madre. Conservatesi per più di cinquecento anni, ha mantenuto l'aspetto fonetico originario, sebbene, negli ultimi decenni, ha subito influssi, considerabili deleteri per la sopravvivenza della lingua, dal dialetto e dalla lingua italiana. Oggi, ormai da un decennio, la lingua arbëreshë a Contessa Entellina rischia di scomparire, dovuta ai vari flussi migratori del primo Novecento che l'hanno spopolata, e al disinteresse delle nuove generazioni, nonostante sia il suo insegnamento sia obbligatorio nelle scuole elementari e medie, nelle quali viene insegnata anche la base della letteratura albanese. Questo in base alla legge dalla legislazione statale (legge 482/1999) che tutela le minoranze etniche e linguistiche di storico insediamento. Il più importante scrittore e poeta arbëresh di Contessa Entellina è Nicolò Chetta, papàs di rito bizantino e rettore del Collegio greco-albanese di Palermo. Notevole e interessante, anche se poco conosciuta, è la produzione letteraria popolare locale, in prosa e in versi, che ha dato anche un contributo alla Rilindja (Rinascita) della cultura albanese. Esempi in albanese: "Mirëdita" (Buongiorno); "Bashkia" (Comune); "Të dua mirë" (Ti voglio bene); "Mos mënò" (Non tardare); "Mos gjëko/gjyko" o "Mos fol/flit" (Non parlare); "Siell" (Consegnare); "Rri i qetëm" o "Rri pa folë/qetu" (Stai zitto); "Orà" (Si), che deriva da orà-ëj; "Falem" (Ciao); "Qyavarrisu/Mirupafshim" (Arrivederci).

Tabella bilingue italiano-albanese
Bandiera albanese per le strade di Contessa Entellina

Breve frasario albanese[modifica | modifica sorgente]

Falem Ciao
Mirë se na erdhit Benvenuti
Çila isht gljuha jote? Qual è la tua lingua?
Si të thonë? Më thonë... Come ti chiami? Mi chiamo ...
U jam arbëresh Io sono albanese
Je pasqyra e jetës Sei lo specchio della vita
Ngë e lëngova (ndëlgova) Non ho capito
Çë vjen më rare? Che (cosa) significa?
Gëzònem shumë Molto piacere/Molto felice
E haristis La ringrazio
Gjegjemi njize/sa më shpejt Ci sentiamo presto
Qyavarrisu Arrivederci
Orà (Oràëj) Si
Jo No

Religione[modifica | modifica sorgente]

Chiesa SS. Annunziata e S. Nicolò, iconostasi

Contessa Entellina custodisce, oltre la lingua arbëreshë, la cultura e le tradizioni dei propri antenati, la fede cristiana orientale di rito bizantino-greco, facendo parte dell'Eparchia di Piana degli Albanesi. Forte e radicato nella comunità è il senso religioso unito all'aspetto etnicolinguistico, seppure non sono mancati vicissitudini con chi, ospite nel paese, i detti "litign", hanno cercato di sopprimere la fede ortodosso-bizantina.

Tradizioni, festività e folclore[modifica | modifica sorgente]

Particolarmente suggestive sono l'Epifania (Ujët e pagëzuam) e le manifestazioni e i riti della Settimana Santa (Java e Madhe), che iniziano con il Sabato Santo (E Shtunia e Madhe) con la Liturgia di San Basilio (Shën Vasili). Dopo la cerimonia vengono sciolte le campane a festa mentre la gente nelle case percuote gli angoli con un tralcio di vite scacciando il demonio (dialli). Dopo la messa della veglia di mezzanotte, gruppi di giovani cantano per le vie del paese, in greco ed albanese, la Resurrezione di Cristo ricevendo in cambio doni. La Domenica delle Palme (E Diellja e Rromollidhet) è anche simile a quella degli altri due paesi di cultura greco-albanese. A Contessa Entellina, in particolare, ricordiamo che le Processioni della Domenica delle Palme sono due, quivi la solenne liturgia è rigorosamente di rito greco-bizantino e si va in processione cantando il "Christos Anesti" (Cristo risorto). Essi sono gli avvenimenti più importanti e soprattutto di richiamo per i loro particolari Riti orientali. Rilevante, per il calendario festivo di Contessa Entellina, è anche la festa dell'8 settembre in onore della Madonna della Favara (Shën Mëria e Favarës) durante la quale i fedeli di rito greco-bizantino e latino convergono contemporaneamente e si uniscono per la celebrazione eucaristica; e per questa data importante il comitato si impegna nei mesi precedenti a raccogliere le offerte per realizzare i festeggiamenti, che iniziano alcuni giorni prima della processione con l'esibirsi di gruppi teatrali, orchestrali e folkloristici, il più delle volte dando risalto alla lingua, avendo così un'aria di festa partecipata dai residenti e anche da quelli emigrati, che spesso ritornano ritrovando cari, affetti e tradizioni proprie d'origine.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Le associazioni e i gruppi culturali più importanti di Contessa Entellina sono: l'Associazione Teatrale «Drita», l'Associacione Culturale «Nicolò Chetta», il Gruppo Folcloristico Arbëreshë «Brinjat», l'Associazione Bandistica «G. Ferrara», l'Associazione Melurgico-Musicale «Ieromonaco L. Tardo», l'Associazione Turistica «Pro-loco Contessa Entellina».

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Canti tradizionali greco-albanesi[modifica | modifica sorgente]

A Contessa Entellina sono ancora vivi oggi tanti canti arbëreshë, sacri e profani, antichi e recenti, la cui scoperta, produzione, conservazione e valorizzazione è da attribuire all’impegno di singoli intellettuali, alla chiesa bizantina e alla scuola locale. I canti religiosi bizantini e popolari, tuttora molto sentiti, utilizzano come consuetudine il greco antico e la lingua albanese. Nel XX secolo molto è stato fatto al riguardo dai sacerdoti (papàs) di rito bizantino, tra cui in particolare papàs Lino Lojacono, papàs Jani Di Maggio, papàs Matteo Sciambra, papàs Nicola Cuccia, e dalle suore basiliane. Tra i più conosciuti vi sono: Stosanesi (modificazione locale del Christòs anèsti), Tri dit’in’Zot, E bukura Moré, Qyavarrisu, Të parkales, Falem, Kuntisë hora ime je ti. I canti Lazëri e Krishti u ngjall vengono eseguiti da gruppi di giovani e meno giovani per le strade del paese la notte che precede il sabato e la domenica di Pasqua (Pashkët). La loro conservazione, come la lingua albanese che li caratterizza, è da attribuire soprattutto alle comunità parrocchiali, al coro musicale "Padre Lorenzo Tardo", al gruppo folcloristico "Brinjat", alle scuole locali e principalmente all'interno dei nuclei famigliari arbëreshë.

Il Papàs, sacerdote di rito greco-ortodosso

Il coro “P. Lorenzo Tardo” esegue canti arbëreshë sia della tradizione religiosa (canti liturgici, canti dedicati alla Madonna, Lazëri, ecc.) si della tradizione laica (E bukura Moré, Qyvarrisu, ecc.). Negli ultimi decenni gli alunni italo-albanesi delle scuole elementari e gli studenti delle scuole medie sono stati impegnati più volte in ricerche riguardanti la lingua, il costume ed il canto arbëreshë. Nell’ambito di tale iniziative scolastiche, seguite dalle insegnanti Giuseppina Cuccia e Tommasa Guarino, nel 1978, è stato costituito il gruppo folcloristico “Brinjat”, che si esibisce con canti, danze e recite della tradizione albanese. Questa esperienza, che è continuata negli anni successivi fino ad oggi, ha consentito di conoscere ed imparare le proprie melodie popolari albanesi, locali e d'Albania[7]. Per la conservazione e la valorizzazione di questo patrimonio musicale arbëreshë rimane valido il contributo che potrà continuare a dare la scuola e la chiesa bizantina, ma può risultare originale e utile anche l’apporto dei giovani che amano la musica e la propria identità etnica e linguistica, inoltre per la valorizzazione di questa preziosa e peculiare espressione, patrimonio culturale di Contessa Entellina, risulta particolarmente significativa ed efficace l'esecuzione, da parte della banda musicale locale, di alcuni brani della musica popolare arbëreshë, sacra o profana.

Costume[modifica | modifica sorgente]

A Contessa Entellina dall'Ottocento l'uso del tipico costume arbëreshe, indossato per le feste dell'anno liturgico bizantino, è in disuso. I costumi tradizionali femminili esistenti sono di fattura recente, su imitazione di quelli di Piana degli Albanesi. Negli ultimi anni è stata rinvenuta una certa documentazione per recuperare il profilo dell'originario costume locale.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Un tipico piatto della cucina tradizionale di Contessa Entellina sono i "Bucatini con la mollica", preparata per la festività di San Giuseppe, fatta tostando la mollica in una padella, unendo il miele a fine tostatura, le mandorle, lo zucchero, la cannella e mescolando il tutto facendo cuocere i bucatini in acqua salata e scolandoli al dente, e infine condendo i bucatini con la mollica preparata precedentemente. Ricetta tipica del periodo pasquale è invece Frogia, ossia i dolci, preparati sbattendo in una terrina le uova ed incorporando tutti gli altri ingredienti. Dopo aver oleato con olio extra vergine di oliva il fondo e i bordi di una teglia si inforna l'impasto per sfornarla appena ha assunto un colore dorato, servita così a fette, tiepida o fredda.

Persone legate a Contessa Entellina[modifica | modifica sorgente]

  • Nicolò Chetta (1741-1803), papàs di rito bizantino-greco, poeta, scrittore, etnografico e teologo, il più importante poeta e scrittore albanese di Contessa Entellina.
  • Atanasio Schirò (1841-1895), parroco, insegnante e storico.
  • Spiridione Lojacono (1816-1874), papàs di rito bizantino-greco, studioso, educatore e scrittore in albanese.
  • Mons. Giuseppe Schirò (1846-1927), Vescovo ordinante degli albanesi di Calabria e Arcivescovo Metropolita di rito bizantino di Neocesarea nel Ponto.
  • Antonino Cuccia (1850-1938), cultore poeta popolare arbëreshë, le cui opere costituiscono una testimonianza significativa della lingua albanese parlata a Contessa Entellina.
  • Vincenzo Scramuzza (1886?-1956), storico.
  • P. Lorenzo Tardo (1883-1967), jeromonaco basiliano e studioso di musica bizantina.
  • Antonino Chetta (1885-1976), segretario comunale e scrittore in albanese. Scrisse una monografia sull'Albania. La sua arca sepolcrale cita: Arbëresh leva arbëresh vdiqa.
  • Felice Chisesi (1895-1958), docente di lettere e storico, con la passione per il canto bizantino.
  • Leonardo Lala (1906-2000), contadino e scrittore, esperto di lingua, storia e tradizioni folcloristiche arbëreshë.
  • Giuseppe Clesi (1907-1966), primo parroco del borgo Piano del Cavaliere.
  • Matteo Sciambra (1914-1967), papàs di rito bizantino e docente universitario, dedicato alla conservazione e valorizzazione del patrimonio musicale liturgico bizantino arbëreshë.
  • Jani Borzì (1922-2011), papàs di rito bizantino-greco, per qualche tempo parroco della Chiesa di borgo Piano del Cavaliere.
  • Francesco Di Martino (1936-2000), politico socialista che si impegnò alla valorizzazione del patrimonio culturale etnico e linguistico albanese di Contessa.
  • Kola Cuccia (1958), papàs di rito bizantino, Protopresbitero della Chiesa arbëreshe di Palermo, che si adopera al mantenimento dell'identità albanese e alla fede bizantina.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Contessa Entellina ha un'economia basata sostanzialmente sul terziario. Numerosa è la coltivazione di prodotti agricoli, quali il grano, l'olio extravergine di oliva, e diverse qualità di uva. È sviluppato anche il caseario. Molto rinomata è la produzione vinicola di Contessa Entellina (Vino "Entellano", Vino "Kuntisa", ecc.), nel 1993 riconosciuta del marchio D.O.C (Denominazione di Origine Controllata) per la produzione di vino di altissima qualità. È un centro artigianale, dove vengono eseguite e incise ancora le antiche icone bizantine. Rilevanti sono anche le sue fiere del bestiame, che si svolgono nei mesi di maggio e di settembre.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Stemma bilingue italiano-albanese del Comune di Contessa Entellina

Informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il Comune di Contessa Entellina (Bashkia e Kundisës) è gemellato storicamente con la sorella comunità arbereshe di Piana degli Albanesi, e con altre comunità albanesi d'Italia. L'attuale sindaco è Sergio Gioachino Parrino, al secondo mandato dal 10/06/2013, della lista civica "Contessa nel Cuore - Kundisa te Zëmra". Fa parte delle organizzazioni sovracomunali Area Minoranza Linguistica Albanese (Arbëresh), Unione dei Comuni Albanesi di Sicilia "BESA" (Lidhja e Bashkivet BESA), Regione Agraria n. 8 - Colline interne - Colline del Belice sinistro e Patto Territoriale Valle del Belice.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat al 31/01/2013. URL consultato il 01-12-2013.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 226.
  3. ^ a b Storia del comune, www.comunedicontessaentellina.it. URL consultato il 22 settembre 2006.
  4. ^ Lettera aperta inviata da Piana degli Albanesi sulla questione di Contessa Entellina, www.arbitalia.it. URL consultato il 20 ottobre 2009.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Storia e tradizioni > Lingua arbëreshe, www.comunedicontessaentellina.it. URL consultato il 30 settembre 2006.
  7. ^ Canti Tradizionali, www.comunedicontessaentellina.it. URL consultato il 14 settembre 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Sicilia Portale Sicilia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Sicilia