Gangi

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Gangi
comune
Gangi – Stemma
Gangi – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Ferrarello (lista civica) dal 28/05/2007
Territorio
Coordinate 37°48′00″N 14°12′00″E / 37.8°N 14.2°E37.8; 14.2 (Gangi)Coordinate: 37°48′00″N 14°12′00″E / 37.8°N 14.2°E37.8; 14.2 (Gangi)
Altitudine 1.011 m s.l.m.
Superficie 127,47 km²
Abitanti 6 952[1] (01-01-2014)
Densità 54,54 ab./km²
Comuni confinanti Alimena, Blufi, Bompietro, Calascibetta (EN), Enna (EN), Geraci Siculo, Nicosia (EN), Petralia Soprana, Sperlinga (EN)
Altre informazioni
Cod. postale 90024
Prefisso 0921
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082036
Cod. catastale D907
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 179 GG[2]
Nome abitanti gangitani
Patrono san Cataldo
Giorno festivo 10 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gangi
Posizione del comune di Gangi all'interno della provincia di Palermo
Posizione del comune di Gangi all'interno della provincia di Palermo
Sito istituzionale

Gangi (Ganci in siciliano[3]) è un comune italiano di 6.952 abitanti della provincia di Palermo, in Sicilia.

La cittadina fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia ed è stato nominato "Borgo dei borghi 2014"

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio.

La zona dove sorge l'attuale paese è stata abitata fin dalla preistoria. Nelle rocce di quarzarenite lungo la vallata del fiume Gangi, sono state rinvenute tombe a grotticella risalenti al Neolitico. Sono visibili, anche, dei resti di un grosso insediamento indigeno di stampo ellenico e di altri centri minori della stessa epoca. Per alcuni, nessuno di questi indizi sembrerebbe accertare le ipotesi di presenza nel territorio delle antiche città di Engyon o Herbita.Per altri, diversi indizi ed elementi farebbero, invece, pensare all'esistenza nel territorio delle medesime antiche città[4]. Una tradizione plurisecolare identifica Engyon con Gangi (probabilmente in località Gangivecchio e dintorni o ad Alburchia antico centro abitato a pochi km dall'odierna Gangi). Favorevoli ad una tale identificazione sono stati nei secoli: Airoldi,Cluverio,Amico,J.Berard,J.Bayet,E.Maganuco,F.Giunta, Angelini, G. Storey ecc[5]. Il centro urbano fu ricostruito nel 1300 sul Monte Marone a seguito della distruzione, avvenuta nel 1299 durante la guerra del Vespro, del precedente centro abitato. Fin dal XIII secolo ha fatto parte della contea di Geraci di cui furono signori i Ventimiglia, successivamente il castello passò sotto il dominio dei Graffeo.Nel XIV secolo alcuni re (tra cui l'infante Ludovico) vennero ospitati a Gangi nel quadro delle sanguinose lotte feudali e guerre del tempo.

All’inizio del XVI secolo secondo i dati rilevati dal censimento di Carlo V, a Gangi c’era una popolazione di circa 3200 abitanti e più di 900 abitazioni. Dal Cinquecento a Gangi fu operante una sede locale del temuto tribunale della Santa Inquisizione che fece catturare e condannare per eresia un benedettino di Gangivecchio (il priore di Gangivecchio). Le famiglie nobili locali innervavano l'organigramma locale dell'Inquisizione (Fisauli, Castiglio di origini spagnole ecc.)[6]

Nel 1625 Gangi passa dalla signoria dei Ventimiglia a quella dei Graffeo che per volere di Filippo IV di Spagna, nel 1629 acquistarono il titolo di principi di Gangi e marchesi di Regiovanni. Nel 1677 il titolo passa ai Valguarnera.

Nel Settecento venne costruita la Chiesa della "Badia" accanto al monastero delle benedettine (oggi non più esistente perché abbattuto in età fascista per far posto all'odierna scuola elementare, ultimata nel 1934).L'arciprete Cataldo La Punzina progettò e fece eseguire i relativi lavori iniziati nel 1728. La chiesa è ad unica navata e contiene preziose tele artistiche, tra queste spicca una tela ad olio raffigurante S.Pietro e Paolo. Sulla volta della medesima degli affreschi di fine Settecento, tra i quali si distinguono inequivocabilmente le "tre virtù teologali", tema presente anche a palazzo Bongiorno (dove sembra assumere, visto il contesto, anche dei connotati massonici)[7].

Tra il Settecento e l'Ottocento a Gangi vengono edificati alcuni Palazzi nobiliari, fra i quali Palazzo Bongiorno, i palazzi Sgadari e Mocciaro[8]. Attorno alle famiglie proprietarie di questi palazzi (Sgadari e Mocciaro), rappresentanti la nuova nobiltà e la ricca borghesia nel XIX e nella prima metà del XX secolo, ruotò la politica paesana.Esponenti delle stesse famiglie furono i referenti locali dei liberali e delle forze popolari (popolarismo) in quel torno di tempo. Forze che animarono la lotta per la terra (in particolare negli anni dei fasci siciliani 1893-94, nel 1920 ai tempi dei decreti Falcioni e Visocchi allorquando ci fu l'occupazione contadina di alcune terre del territorio di Gangi)[9].Le principali famiglie nobiliari negli anni Venti aderirono al fascismo. Lo stesso Duce nel 1924 fu ospite loro in una villa rurale di una contrada di Gangi, dopo aver fatto un giro trionfale del paese, acclamato dalla folla[10].

A Gangi il 1º gennaio 1926, il prefetto Cesare Mori compì una durissima repressione verso la malavita e la mafia, molto presente nella zona, colpendo anche bande di briganti e signorotti locali. Usando metodi molto duri e violenti, tra i quali, anche l'uso di donne e bambini come ostaggi, che gli valsero il soprannome di Prefetto di Ferro[11].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello di Gangi sorge nella prima metà del XIV sec. (1318-1340) per volere di Francesco I Ventimiglia, conte di Geraci. Il castello non è dimora abituale per i Ventimiglia, che preferiscono quello di Geraci e quello di Castelbuono. L’edificio, molto simile a quello di Castelbuono, appartiene alla famiglia Ventimiglia sino al 1625, anno in cui entra in possesso della famiglia Graffeo e qualche anno dopo alla famiglia Valguarnera. Nel corso del Seicento, l’antico maniero subisce numerose trasformazioni, tali da renderlo più un palazzo che un castello. Sede dei principi di Gangi, viene abitato dai Valguarnera in periodo estivo, sino a metà Settecento. Successivamente l’edificio rimane in stato di abbandono e viene utilizzato come carcere e poi come scuola, finché non viene acquistato dalla famiglia Milletarì, che tuttora lo utilizza come abitazione privata. L’edificio, sito nell’alto di una cresta che da più di 1000 m di quota sovrasta l’abitato e domina le due valli del torrente Rainò. Il castello, o meglio, l’ala che ne rimane presenta fondamentalmente invariato il suo impianto trecentesco, ma la stessa cosa non può dirsi della facciata, volta a sud-ovest sulla piazza Valguarnera, si eleva con due piani. L’ampio fronte contenuto fra due torri, apparentemente di epoche differenti, è scandito da due ordini di aperture, con robusto portale bugnato a piano terra, a sua volta sormontato dall’unico balcone del prospetto. Dalla parte opposta, coerentemente alle sue funzioni difensive, si affaccia sullo strapiombo settentrionale del monte Marone.

Palazzo Sgadari[modifica | modifica wikitesto]

Tra i più antichi palazzi del paese, l'ottocentesco, palazzo Sgadari, già edificio privato appartenente all'omonima famiglia gangitana, oggi è di proprietà del comune. Dal 1995 il palazzo ospita il Museo Civico, nel quale sono conservati dei reperti archeologici di varie epoche antiche, ritrovati nel vicino monte Albuchia e a Gangi Vecchio.

Palazzo Bongiorno[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo Bongiorno, poi Li Destri, è un edificio privato del secolo XVIII, sito nel centro dell'abitato, tra il Corso Umberto a nord e la Salita Matrice a sud, nei pressi della Piazza del Popolo. Il palazzo occupava l'intero isolato e venne edificato dalla famiglia Bongiorno nella metà del Settecento su altre strutture edilizie preesistenti. Oggi l'antico edificio si presenta piuttosto trasformato; benché conservi ancora la struttura originaria, non esiste più l'ampia terrazza che si affacciava sulla piazza né il corpo centrale che volgeva sul giardino pensile. A progettarlo è proprio uno dei proprietari: Gandolfo Felice Bongiorno. Egli, per decorare l’interno, chiama il pittore romano Gaspare Fumagalli, attivo a Palermo intorno alla metà del XVIII secolo. Una volta terminato diviene sede della “Accademia degli Industriosi”, importante centro di cultura. Nel 1828 si estingue il casato dei Bongiorno. Don Carmine, ultimo discendente, lascia tutti i propri beni all’Arcivescovato di Palermo. Nel 1856, i baroni Li Destri acquistano il palazzo ad un’asta. La facciata di prospetto volge a sud-est, e si presenta in eleganti linee architettoniche, ornata da un cornicione superiore e da due pilastri laterali in pietra intagliata, da una doppia fila di balconi con ringhiere in ferro battuto, ad anse ricurve, con rosoni, ed infine da ampio portale. All’interno, le stanze del primo piano non presentano decorazioni di rilievo artistico, mentre al piano superiore vi sono dipinti su tutte le volte: allegorie di soggetto sia sacro che profano (La Modestia, Il Trionfo del Cristianesimo, Il Tempo), racchiusi in un'elaborata cornice architettonica che si arricchisce di mascheroni, cartocci e medaglioni con vedute paesaggistiche. Nel 1967 il Comune di Gangi acquisisce l’immobile. Nei primi anni degli anni ottanta si svolgono alcuni lavori di restauro e di consolidamento. Un ulteriore intervento si è da poco ultimato ed ha riguardato l’ala nord. Oggi, il palazzo è sede del Consiglio Comunale e di altri uffici.

Chiesa madre[modifica | modifica wikitesto]

Torre Civica e cupola della chiesa madre.

Sorge nella piazza del paese ed è intitolata a S. Nicolò di Bari. Oggi è collegata con l'imponente torre detta dei Ventimiglia che, con le sue arcate, fa da vestibolo all'ingresso principale dell'edificio; un tempo però le due strutture erano separate e l'antica torre, oggi campanile della chiesa,secondo una recente ipotesi,avrebbe svolto la funzione di torre civica.Ma la questione della presunta "civicità" della torre citata è molto dubbia.In realtà, i documenti e la memoria storica dicono che essa fu certamente campanile della Chiesa Madre e, per qualche tempo , di proprietà dei cavalieri gerosolimitani o di Malta, i quali furono presenti nella "nuova" Gangi sin dal '300-'400 ( questo è attestato autorevolmente da Edmondo De Amicis e da una relazione della soprintendenza di Palermo redatta dal Valenti negli anni Venti del XX secolo)[12]. La chiesa Madre sorse nel XIV secolo con lo stesso titolo di S. Nicolò; a quell'epoca era formata da una sola navata e da un transetto sul quale si attestavano tre cappelle absidate. Nel corso del XVI e XVII secolo subì le prime trasformazioni che portarono all'allungamento del vano fino alla torre e all'ampliamento che consentì di creare tre navate. Ancora in questo periodo funzionava la "pinnata", portico coperto posto nel fianco meridionale della chiesa sotto al quale solevano svolgersi le riunioni cittadine. Un'ulteriore trasformazione nel corso del Settecento portò alla definizione della cappella sulla navata destra ed alla costituzione di alcuni altari. All'interno della chiesa è possibile ammirare il Giudizio Universale, capolavoro di Giuseppe Salerno (uno dei due Zoppo di Gangi) e varie statue dello scultore gangitano Filippo Quattrocchi. Interessante è l'Oratorio del SS. Sacramento, affrescato nel Settecento, e la cripta contenente le mummie di alcuni sacerdoti comunemente detta "a fossa di parrini".

La torre è una grande costruzione di forma quadrata, a tre livelli (21 m), sostenuta da 4 grossi pilastri, formanti un portico. Sul lato orientale è attaccata alla facciata di prospetto della chiesa Madre, costituendone il principale ornamento. I due livelli inferiori presentano finestre ogivali ad esili bifore. La torre è in stile gotico. Venne edificata nella prima metà del XIV secolo sulla base porticata preesistente che, secondo un'odierna ipotesi non dimostrata dai documenti ed estranea alla tradizione, forse funzionava da accesso alla città murata (seri dubbi e perplessità in merito sono espressi dagli studiosi). In origine essa era isolata dalla chiesa (prima S. Sebastiano) e solo tra il XVII ed il XVIII secolo venne inglobata. La tradizione narra che durante la costruzione, essa ebbe dei cedimenti; per questo i maestri, temendo le ire del Conte Francesco I di Ventimiglia, scapparono, lasciando l’opera incompleta trasferendosi nella vicina Nicosia, ove portarono a compimento una torre simile. Varie furono le funzioni a cui la torre fu deputata nel corso dei secoli; alcuni studiosi la indicano come carcere del Santo Uffizio[13], per un periodo non precisato. Dal XVI secolo assolse funzione di torre campanaria. Nel XX secolo, la torre è interessata da tre campagne di lavori, tutte riconducibile alle indicazioni del Soprintendente della Regia Soprintendenza ai Monumenti di Palermo di allora, Francesco Valenti: 1925-’26: inserimento delle catene metalliche, realizzazione della copertura piana e risarcitura di molte fessure1955: i pilastri alla base vengono rivestiti con una nuova pietra; 1965-’69: distruzione degli antichi orizzontamenti a favore di solai in laterocemento. Nel 2005 è stato completato il restauro della torre.

Santuario dello Spirito Santo[modifica | modifica wikitesto]

Posto ai piedi dell'abitato in prossimità di un crocevia delle vecchie vie di comunicazione "trazzere". Centro di culto e di devozione allo Spirito Santo. L'interno del Santuario raccoglie diversi stili sebbene predominante sia il tardo barocco-quasi rococò. l'icona dello Spirito Santo è posta sopra l'altare maggiore e raffigura per l'esattezza la Trinità. un'incognita rimane su altri due strati di pittura presenti sotto l'attuale e più antichi.

Abbazia di Gangivecchio[modifica | modifica wikitesto]

Abbazia Benedettina costruita nel 1366, e successivamente divenuta masseria agricola, oggi abitazione privata. Nei pressi del fabbricato sono state rinvenute tracce di un insediamento di età tardo imperiale e medievale. Si tratta del sito originario di Gangi, abbandonato definitivamente nel XIV secolo.

Chiesa di San Giuseppe dei ricchi o di San Paolo.
La parte bassa del paese con al centro la Chiesa del SS. Salvatore.

Parrocchia Santissimo Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa risulta fondata o ricostruita nel 1612. La parrocchia è ancora attiva e custodisce al suo interno alcune opere d'arte di autori locali. Tra le quali "Lo Spasimo di Sicilia" (1612), opera del pittore gangitano Giuseppe Salerno, noto con lo pseudonimo di Zoppo di Gangi. Il Crocifisso ligneo del frate francescano Frate Umile da Petralia. l'Angelo Custode (1812) e San Filippo Apostolo (1813) dello scultore gangitano Filippo Quattrocchi, San Francesco di Paola, l'Ecce Homo e il complesso scultoreo della Trasfigurazione di Cristo. La volta è stata affrescata da Salvatore Lo Caro nel 1810. Purtroppo gran parte degli affreschi sono stati persi a causa di un terremoto che ha costretto a ricostruire la navata, mentre rimane intatto l'affresco dell'abside, rappresentante il sacrificio di Isacco. La chiesa possiede anche un campanile con base ad intaglio, sormontato da una guglia conica rivestita da maioliche trilobate.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XX secolo ci fu una massiccia emigrazione verso il Sudamerica. Nel secondo dopoguerra, come nel resto del sud d'Italia, si è innescato un lento ma costante processo di migrazione verso le regioni settentrionali, ancora oggi in corso.

Abitanti censiti[14]

Persone legate a Gangi[modifica | modifica wikitesto]

  • Cataldo La Punzina, arciprete della Chiesa Madre di Gangi, progettista e coordinatore di diversi interventi architettonici sulle Chiese di Gangi, tra queste quella di San Nicolò e quella della Badia. Visse nel Settecento
  • Filippo Quattrocchi scultore del Settecento
  • Gaspare Vazzano pittore che visse a cavallo tra '500 e '600, noto con il soprannome di "zoppo di Gangi"
  • Giuseppe Salerno pittore contemporaneo a Vazzano, che condivise con lui il soprannome di "zoppo di Gangi"
  • Giuseppe Sottile giornalista e scrittore
  • Santi Consolo magistrato
  • Carmelo Zaffora medico psichiatra
  • Santo Naselli medico e scrittore
  • Francesco Giunta,vissuto nel Novecento.Docente universitario e medievista di fama nazionale ed internazionale . Autore di numerose pubblicazioni sul medioevo siciliano e mediterraneo.
  • Francesco Paolo Polizzano,visse tra XIX e XX secolo.Poeta dialettale. Numerose sue poesie sono raccolte nel volume "Ripatriata"
  • Giuseppe Agostino Scarpa, pittore contemporaneo
  • Mario Drago, pittore
  • Gianni Ballistreri, pittore
  • Santo Mocciaro, pittore

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

A Gangi ci sono due squadre di calcio, la Polisportiva Gangi, che milita nel girone H siciliano di Prima Categoria e l'A.S.D. Città di Gangi (nata nel 2007), che milita nel girone C siciliano di Seconda Categoria.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Gangi è stato inserito nella lista dei "I borghi più belli d'Italia". Primato che condivide con Cefalù e Geraci Siculo, dal 2012 è entrato a far parte dei Comuni "Gioiello d'Italia" unico comune siciliano ad aver avuto attribuito l'importante titolo dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento per gli affari regionali, turismo e sport e dall'Anci.

Il 20 aprile 2014, dopo quasi due mesi di votazioni on line all'interno della trasmissione Rai Alle falde del Kilimangiaro, Gangi è stato proclamato Borgo dei Borghi, il più bello tra i Borghi d'Italia.

È gemellato con il comune di Palazzolo Acreide

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 296.
  4. ^ Per l'identificazione con Engio, si veda il quadro riassuntivo di Mario Siragusa dal titolo "Engio a Gangi? Why not?" riportato in: R. Franco (a cura), "Alburchia.La montagna incantata", Bagheria, Plumelia, 2011, pp.198-201; per l'identificazione con Erbita (sita per qualcuno in c.da Alburchia). si veda:G.Manganaro,Ricerche di antichità ed epigrafia siceliote",in Rivista di Archeologia Classica, vol XVII, 1965, pp.183-210
  5. ^ 1 .D,Ferraro, "Una città,tremila buoi e un ladro "in R.Franco (a cura),"Alburchia.La montagna incantata",Bagheria, Plumelia,2011
  6. ^ Carlo Alberto Garufi, "Fatti personaggi dell'Inquisizione in Sicilia", Palermo, Sellerio, 1978 (ristampa); Francesco Giunta, "Dossier inquisizione in Sicilia", Palermo, Sellerio, 1991;
  7. ^ Mario Siragusa, "Gangi.Nuove scoperte sulla Chiesa dell' Abbadia," in Espero 1 settembre 2011; Mario Siragusa,"La massoneria a Gangi:L'accademia degli industriosi tra versi cappucci e pugnali,in L'Obiettivo,Castelbuono,20 ottobre 1997; Vedi anche il sito del CREM qui cit.;Si vedano altri quattro articoli usciti sul tema tra il 1997 ed il 1998 sullo stesso giornale sempre a firma di M.Siragusa
  8. ^ F.Alaimo e Passalacqua," La Chiesa di Gangi nell'era pagana e cristiana",Palermo, 1958; Santo Naselli, "Engio e Gangi nella storia, nella leggenda e nell'arte",Palermo, Arti Grafiche Cappugi, 1949
  9. ^ Su tali dinamiche vedi: "Mario Siragusa, "Napoleone Colajanni, i Florio e i notabili della profonda Sicilia", Caltanissetta, Sciascia, 2007; Dello stesso autore:"Politica e socialisti nel latifondo tra Ottocento e Novecento" in Espero, 1 novembre 2007
  10. ^ Cristopher Duggan, "La mafia durante il fascismo", Soveria Mannelli (CZ),Rubbettino, 1986
  11. ^ Cesare Mori, "Con la mafia ai ferri corti", Napoli, F.Pagano,1993 (rist.); Arrigo Petacco, "Il prefetto di ferro", Milano, Mondadori,1977; Mario Siragusa, "Baroni e briganti.Classi sociali e mafia nella Sicilia del latifondo",Milano, F.Angeli, 2004; Mario Siragusa-Giuseppina Seminara, "Società e potere mafioso nella Gangi liberale e fascista", Castelbuono, Progetto Gangi,1995
  12. ^ Per saperne di più:P.Mattina-M.Rotolo, "La torre dei Ventimiglia della città di Gangi", Provincia regionale di Palermo, Palermo 2008; G.Spatrisano, "Lo Steri di Palermo e l'architettura siciliana del trecento", Palermo, 1972; Mario Siragusa, Dalla guglia alla cupola in Espero ottobre 2010; Mario Siragusa,"La torre dei Ventimiglia:il pinnacolo, il campanile e la Matrice tra conti, gerosolimitani e clero" pubblicato in www.comitatoenginomadonita.altervista.org/CREM/  ;Nel medesimo sito vi sono notizie e ricerche recenti su chiese e aspetti della storia di Gangi.
  13. ^ F.Alaimo, La chiesa di Gangi nell'era pagana e cristiana, Palermo, 1958; Mario Siragusa,"Radici economiche e sociali della Santa Inquisizione sulle alte Madonie (sec.XVI-XVII)" Leonforte, Lancillotto e Ginevra ed.,1999
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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