Cerda

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Cerda
comune
Cerda – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Ognibene (Lista Ognibene per Cerda sindaco della rinascita) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 37°54′00″N 13°49′00″E / 37.9°N 13.816667°E37.9; 13.816667 (Cerda)Coordinate: 37°54′00″N 13°49′00″E / 37.9°N 13.816667°E37.9; 13.816667 (Cerda)
Altitudine 274 m s.l.m.
Superficie 43,83 km²
Abitanti 5 393[1] (31-04-2011)
Densità 123,04 ab./km²
Frazioni Fontanarossa, Castellaccio, Burgìtabùs, Sambuca
Comuni confinanti Aliminusa, Collesano, Sciara, Scillato, Sclafani Bagni, Termini Imerese
Altre informazioni
Cod. postale 90010
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082028
Cod. catastale C496
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Cerdesi
Patrono Madonna Addolorata
Giorno festivo 16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cerda
Posizione del comune di Cerda all'interno della provincia di Palermo
Posizione del comune di Cerda all'interno della provincia di Palermo
Sito istituzionale

Cerda è un comune italiano di 5.391 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia.

Sorge in una zona collinare tra l'Imera Settentrionale e il Torto, ex feudo di Calcusa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Calcusa era un casale facente parte dell'allora Contea di Golisano dalla quale, nel 1430, ne fu distaccato dal Re Alfonso V, il Magnanimo, figlio di Ferdinando I D'Aragona, mentre era conte Gilberto Centelles, il quale, autorizzato dallo stesso re, lo cedette al conte di Geraci Giovanni Ventimiglia. L'erede di quest'ultimo, Luciano Ventimiglia, signore di Castronuovo nel 1453, vende il feudo ad Antonio de Simone Andrea, con diritto di riscatto entro 20 anni. Da questa data e per circa due secoli il feudo appartenente alla famiglia Bardi. Ed è il nipote Salvatore che, nel dicembre del 1526, ottiene dal re Carlo V l'autorizzazione a riunire gente, tramite bando, nei feudi di Calcusa, presso il "Fondaco nuovo". Anche se questa data potrebbe rappresentare l'inizio effettivo della comunità di Cerda, la licentia populandi ottenuta rimase senza esecuzione. Un primo nucleo di case, con una chiesa e alcuni magazzini, è documentato solo nel 1626, come testimonia un atto di vendita rinvenuto. Un borgo, quindi, forse chiamato "Taverna nuova" o appunto "Fondaco nuovo", probabilmente per indicarne la funzione di stazione di sosta per coloro che dovevano inoltrarsi verso le Madonie o l'interno della Sicilia. Dalla famiglia Bardi il feudo passò alla famiglia San Esteban y de la Cerda (y oppure e, nei paesi di cultura spagnola precede il cognome materno) signore di Calcusa Vallelunga e di Fontana murata. Giuseppe Santostefano, capitano di ventura a riposo, fu nominato dal Re Filippo IV Marchese, ottenendo la "licentia populandi". Giuseppe Santostefano nel 1636 promosse le prime fabbriche, da lui e da Giuseppa Bertola, Alessio conseguì le signorie nel 1674 che con Antonia Notarbartolo generò Giuseppe, Tribuno della regia milizia, prefetto del castello di Palermo, sposò Eleonora Vanni e da lei generò Alessio. La popolazione cerdese ebbe un notevole incremento raggiungendo circa 2000 abitanti, che diventarono oltre 3000 intorno al 1860 e superarono le 4000 unità nel 1870 per attestarsi, negli anni successivi, sui 5000 abitanti. Ma nel secolo successivo a causa dell'emigrazione di molte famiglie in cerca di lavoro, si ebbe un freno all'aumento della popolazione, che si stabilizzò attorno a 5000 abitanti. Nel XIX secolo Cerda si elevava alla dignità di Comune.

Le origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

  • Il significato è da attribuire alla nobile famiglia spagnola de la Cerda, discendenti di Ferdinando de la Cerda, erede del regno e reggente di Castiglia e León, furono diseredati e scavalcati nella successione al trono dallo zio Sancho. Per generazioni i de la Cerda lottarono con i re di Castiglia e si calmarono solo con il Ducato di Medinaceli. Il soprannome, de la Cerda, di Ferdinando deriva dal fatto di esser nato con del pelo nel petto, simile a delle setole di maiale, che in spagnolo si dice de la cerda. Il suo soprannome fu assunto come cognome dai suoi discendenti.
  • Il nome Cerda è una parola spagnola che si può tradurre come scrofa.[2]
  • Cerdà è un comune spagnolo.

I de la Cerda in questo comune[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe San Esteban y de la Cerda (y oppure e, nei paesi di cultura spagnola precede il cognome materno) barone di Calcusa e Fontana Murata, cavaliere dell’Alcantara, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1646, 1659, 1660, e, con privilegio dato a 13 febbraio 1659 esecutoriato a 16 gennaio 1663, ottenne la concessione del titolo di marchese.

I de la Cerda in Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

  • María de la Cerda (c.1542-c.1575), che sposò Antonio Moncada d'Aragona, quarto duca di Montalto e Conte di Sclafani e da questi ebbe Luigi Moncada Aragona e La Cerda risulta essere: duca di Montalto, duca di Bivona, Principe di Paternò, conte di Caltanissetta, di Sclafani, Collesano, Adernò, Caltabellotta, Centorbi, barone di Melilli, della Motta, di Santa Anastasia, di Bilici, di San Bartolomeo, signore di Belpasso, della Guardia, di Camporotondo, di Biancavilla, dei boschi e del monte Etna, Pugidiana, Villa Aragon, San Sisto di Vaccherizzo, delle Marre, della riviera di Moncada, delle due Petralie, di Scillato, Caltavuturo, Fenicia, dei monti e boschi di Mimiano, Marchese di Los Velez, Molina e Martorel e altre terre nel principato di Catalogna e titolare di numerosissimi altri titoli in Spagna. Inoltre è gentiluomo di camera di sua maestà, presidente del real consiglio di Aragona, tenente generale del regno, capitano generale della cavalleria del Regno di Napoli.

Cultura locale[modifica | modifica wikitesto]

Fulcro dell'economia agricola è il carciofo, per antonomasia l'elemento rappresentativo del paese, riconosciuto come prodotto di eccellenza al quale è stata dedicata una Sagra che si svolge ogni anno ormai da oltre un ventennio il 25 aprile, in cui non mancano eventi intrattenitivi di degustazione e presentazione dei prodotti locali. Intorno all'ortaggio (in lingua locale cacuocciulu o cacuocciula) si è sviluppata una cultura culinaria che vede la preparazione di numerosi e raffinati piatti incentrati su di esso. Altro evento culturale insito nella religione riguarda la cosiddetta tavolata di San Giuseppe o meglio conosciuta come i Virgineddi svolta periodicamente il 19 marzo. Nell'Ottocento e in buona parte del Novecento esse rappresentavano una mensa riservata ai poveri in onore del santo per la quale si prodigavano numerosi fedeli nella realizzazione dei piatti caratteristici ovvero: pasta con le sarde, la ghiotta (un insieme di finocchi e pinoli), i sfinci (dolci d'uovo) e l'immancabile pane di San Giuseppe il cui strato più esterno viene sapientemente decorato. Durante la tavolata, che adesso vede la partecipazione di grandi e piccini, viene più volte ricordato il santo con il verso Viva Patriarca e San Giuseppi .

Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

A circa 7 km dal centro abitato si trovano le "Tribune", ricordo della mitica Targa Florio, la gara automobilistica su strada più antica del mondo. La realtà architettonica è rappresentata da una delle più antiche costruzioni: il Palazzo baronale (Chiamato il palazzo "Marchese"), databile intorno al 1626. L'edificio ha un impianto austero, tipico delle costruzioni del territorio madonita e mostra evidenti segni di rifacimenti. Interessante è anche la Chiesa Madre, dedicata a Maria SS.Immacolata, costruita tra il XVI e il XVII secolo e rimaneggiata nell'Ottocento. Altri palazzi di rilievo sono: il palazzo Russo ed il palazzo Coniglio. In particolare, nel palazzo Russo, che sorge sul lato destro della piazza, si possono ammirare nel salone delle feste affreschi, in buono stato di conservazione, realizzati dai pittori Cavallaro e Brusca nel 1892, gli stessi che curarono, sotto le direttive dell'architetto Ernesto Basile, gli affreschi del Teatro Massimo di Palermo.

Tradizioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

La santa Patrona di Cerda è la Madonna Addolorata la cui ricorrenza cade il16 agosto. Tradizione religiosa particolarmente rilevante riguarda la processione del venerdì santo, in cui viene rappresentato l'incontro tra Gesù, adagiato su una bara e la Madonna Addolorata che per tre volte va incontro al Figlio e solo alla terza volta lo riconosce. Le rispettive vare vengono mosse dai confratelli, che animati da un deciso spirito religioso, ripropongono questo suggestivo episodio volgarmente appellato come u rincontru. La santa patrona di Cerda, l'Addolorata, è rappresentata in processione da una statua portante un manto nero intessuto in filigrana di oro zecchino, donato come ex voto alla fine dell'Ottocento, dalla signora Maria Russo, nuora di Antonio Russo, sindaco di Cerda, e dalla stessa pazientemente ricamato. Attualmente è in corso un acceso dibattito riguardo alle sorti di tale manto: il parroco ha decretato, a causa delle cattive condizioni dell'oggetto, di trasportare il contenuto d'oro dello stesso su un altro manto, ma trattandosi di un ex voto si rendeva necessaria una consulta alla curia e ai familiari eredi della donatrice del tutto ignari delle decisioni prese riguardo al voto. Anche i fedeli sono contrari a questa asportazione e gli eredi sono inoltre disposti a realizzare a proprie spese una teca in cui custodire il prezioso, se non più rappresentativo oggetto votivo a disposizione della parrocchia. Culto minore, ma non meno rilevante, riguarda la Madonna della Catena, la cui chiesa, edificata a fine Ottocento, è situata in contrada Baiata distante dal centro abitato, che viene omaggiata con festeggiamenti e processioni religiose l'ultima domenica di agosto. Altre tradizioni religiose riguardano: la Madonna dei Miracoli (cui è intitolata la chiesa posta nella parte alta del paese), San Giuseppe, Santa Lucia, San Pio, la Madonna Assunta.

Assetto urbanistico[modifica | modifica wikitesto]

Il cuore del paese è la piazza La Mantia che si distende su più piani raccordati da scalinate. Su di essa si affacciano, a sinistra, il Municipio, al centro la Chiesa Madre e, sulla destra, il palazzo Russo. La sua attuale sistemazione risale al 1871; sino ad allora si trattava di uno spiazzo polveroso, occupato da baracche abusive ed infestato dal fetore delle fognature a cielo aperto. Con delibera del consiglio comunale n.269 del 18 maggio 1871 si stabilì di abbattere le baracche, di sistemare le fogne e di costruire le attuali scalinate. Le spese relative alla sistemazione della piazza furono a carico del signor Antonio Russo, proprietario dell'omonimo palazzo e sindaco in carica del comune di Cerda, spese che ammontarono a circa 1800 lire. La piazza che sino ad allora si chiamava piazza Matrice, fu dedicata a Vito La Mantia, illustre cittadino cerdese e noto studioso di storia del diritto, avvocato e magistrato presso il Tribunale di Palermo. Nel Pantheon (chiesa di san Domenico) di Palermo, sulla navata destra, è possibile ammirare un monumento marmoreo a lui dedicato.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel paese vi sono varie scuole: due scuole materne, un istituto comprensivo con una scuola media ad esso staccata, ed una scuola superiore di seconda grado, l'Istituto tecnico industriale ad indirizzo elettrotecnica e automazione "Stenio" sezione staccata di Cerda, un moderno istituto con laboratori all'avanguardia che raggruppa i ragazzi dei paesi limitrofi (Caltavuturo, Termini Imerese, Campofelice di Roccella, Sciara, Montemaggiore Belsito, Lascari, Cefalù, Collesano, Caccamo). Inoltre dall'anno scolastico 2013/2014 è nato l'istituto tecnico industriale ad in indirizzo agraria, serale sempre come sezione staccata dello Stenio.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

È presente una squadra di calcio, A.S.D Cerda Giuseppe Macina, che attualmente milita in prima categoria, la società è stata promossa dopo aver vinto il campionato di seconda categoria 2012/2013, dopo le sconfitte nei play-off delle stagioni: 2008/2009, 2009/2010, 2010/2011, 2011/2012. In passato ha militato nella Promozione siciliana.[4]

Automobilismo[modifica | modifica wikitesto]

Cerda era una tappa della più antica corsa automobilistica italiana su strada del mondo, la Targa Florio,che fu ideata e realizzata da Vincenzo Florio, magnate dell'industria e del commercio tra i più famosi nella Sicilia del secolo scorso. Si disputò dal 1906 al 1977, sul percorso stradale del circuito delle Madonie (Tribune di Cerda- Cerda-Caltavuturo-Scillato-Collesano-Campofelice di Roccella - Tribune di Cerda) per complessivi 72 km da percorrere per 11 volte. Il tracciato agli inizi non era asfaltato ed in alcuni punti ai limiti della praticabilità. Per le prime edizioni la partenza e l'arrivo vennero stabiliti sul rettilineo di Buonfornello; solo successivamente il patron della corsa fece allestire le tribune, i box di rifornimento e quanto altro occorresse per realizzare la manifestazione, all'inizio della SS 120 dell'Etna e Madonie, a circa 8 km dall'abitato di Cerda. Il circuito ebbe una rilevanza straordinaria dal 1948 al 1973, perché fu considerato tracciato valido per il campionato mondiale marche, motivo per cui in esso si cimentarono i bolidi della Ferrari, dell'Alfa Romeo, della Maserati, della Porsche, della Mercedes ed altri ancora, guidati dai migliori piloti mondiali di tutti i tempi. Tra questi meritano essere ricordati Porsch, Ferrari,Cortese, Maglioli, Taruffi, Fangio, Moss, Collins, Castellotti, Musso, Gendebien, Rodriguez, Elford,i siciliani Latteri, Capuano, Floridia, Lo Piccolo, il barone Pucci e Vaccarella. Questi ultimi due particolarmente osannati dalle folle che assiepavano i margini del circuito e le tribune, in quanto figli della Sicilia. Nel 1977 si verificò un grave incidente con uscita di strada della Osella del pilota Ciuti, mentre percorreva a grande velocità il rettilineo di Buonfornello; furono coinvolti diversi spettatori ed il bilancio fu di due morti e diversi feriti gravi, tra cui lo stesso pilota. La gara venne definitivamente soppressa e successivamente è stata trasformata in un rally denominato Rally Targa Florio, che si disputa ogni anno nel mese di maggio sullo stesso percorso del circuito delle Madonie. Il Rally è stato fermamente voluto dall'Automobile Club di Palermo, dai Comuni di Palermo, Termini Imerese e Cerda ed è valevole per il Campionato Italiano Rally e la Coppa Europa Rally. Tra i piloti che si sono messi in mostra nelle varie edizioni della corsa merita di essere ricordato Totò Riolo, nativo di Cerda, vincitore di tre edizioni: nel 2002, 2005 e 2010. A Cerda è visitabile il Museo Vincenzo Florio sito in via Rona 55 museo dedicato alla mitica corsa Madonita.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Il campo sportivo comunale, nella cui struttura sono ubicati: il campo da calcio a 11 intitolato a Paolo Indelicati in cui l'A.S.D Cerda "Giuseppe Macina" disputa le sue partite casalinghe, con una capienza degli spalti precisamente di 1084 persone a sedere concentrati tutti nella tribuna centrale[5][6], il campetto da calcio a 5 in erba sintetica e due campi da tennis di cui uno spesso viene utilizzato da campo da pallavolo.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei media di diffusione locale fruibili a Cerda:

newspaper
Quotidiani
radio
Radio

Giornali

Periodici

  • Il corriere dell'ITI (dall'Istituto Tecnico Industriale, non più in stampa)
  • L'opinione
  • Radio Cerda Antenna Uno(FM 88.3-97.2)

Persone legate a Cerda[modifica | modifica wikitesto]

  • Vito La Mantia: giureconsulto.
  • Benedetto Del Castillo: uomo politico, avvocato, dirigente delle ACLI e deputato al Parlamento nazionale nella quarta, nella sesta e nella settima Legislatura.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Dizionario Spagnolo-Italiano Italiano-Spagnolo di Secundí Sañé e Giovanna Schepisi Data di pubblicazione: 2005, Zanichelli
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Promozione Sicilia 1995-1996#Girone A
  5. ^ La capienza delle tribune si ottiene dividendo per 0,45 lo sviluppo lineare in metri dei gradoni adibiti a posti a sedere, cioè dividiamo 61 che è la lunghezza delle tribune per 0,45 ed in seguito moltiplichiamo per 8 cioè il numero di gradoni.(UNI 9217)
  6. ^ Il campo è omologato fino all'Eccellenza, ma con deroga è omologato anche per la Serie D (manca solamente l'erba sintetica per un'omologazione definitiva)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario topografico della Sicilia, volume 1 di Vito Amico, Gioacchino Di Marzo
  • Nobiliario di Sicilia, Volume 2 Antonio Mango di Casalgerardo
  • Historia generale della Monarchia Spagnola antica e moderna, Bernardo Giustiniani
  • Città nuove di Sicilia, XV-XIX secolo: Per una storia dell'architettura e degli insediamenti urbani nell'area occidentale, Maria Giuffrè, Vittorietti, 1979
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