Campofelice di Fitalia

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Campofelice di Fitalia
comune
Campofelice di Fitalia – Stemma Campofelice di Fitalia – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Maurizio Cutaia (PdL) dal 15/05/2007.
Territorio
Coordinate 37°50′00″N 13°29′00″E / 37.833333°N 13.483333°E37.833333; 13.483333 (Campofelice di Fitalia)Coordinate: 37°50′00″N 13°29′00″E / 37.833333°N 13.483333°E37.833333; 13.483333 (Campofelice di Fitalia)
Altitudine 734 m s.l.m.
Superficie 35 km²
Abitanti 553[1] (31-12-2010)
Densità 15,8 ab./km²
Comuni confinanti Ciminna, Corleone, Mezzojuso, Prizzi, Vicari
Altre informazioni
Cod. postale 90030
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082016
Cod. catastale B533
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti campofelicesi
Patrono san Giuseppe
Giorno festivo 23 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Campofelice di Fitalia
Posizione del comune di Campofelice di Fitalia all'interno della provincia di Palermo
Posizione del comune di Campofelice di Fitalia all'interno della provincia di Palermo
Sito istituzionale

Campofelice di Fitalia (Campafilisci in siciliano) è un comune italiano di 556 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Campofelice di Fitalia, comune di nuova fondazione, sorge nel territorio dell'ex Stato feudale di Fitalia che fu costituito feudo nel 1101. Difatti, quando i normanni sconfissero gli arabi il casale di Fitalia con tutto il suo territorio venne concesso da re Ruggero II a Goffredo di Palermo per remunerarlo dei servigi ricevuti. Da questo il feudo di Fitalia venne ereditato dal nipote, Matteo Calvello al quale l'imperatore Federico II, nel 1229, confermò il privilegio. Secondo alcuni storici, il casale di Fitalia si spopolò nel periodo che va dal 1320 al 1375, per ripopolarsi nel Cinquecento e proprio agli albori del XVI secolo si suppone sia stata costruita la chiesa dedicata a san Nicola. Il territorio di Fitalia passò definitivamente alla famiglia Settimo nel 1482, quando donna Laura, ultima erede della famiglia Calvello, portò in dote il feudo al marito Giovanni Antonio Settimo barone di Giarratana che s'investiva del titolo della Signoria di Fitalia. Nel 1590 il feudo andò in eredità a Michele Settimo Calvello e Naselli il quale per lo sviluppo del territorio, avanzò al viceré l'istanza per ottenere la "licentia populandi" per la fondazione di un nuovo centro abitato che gli fu concessa nel 1594, ma il progetto fu interrotto per la morte prematura di don Michele avvenuta l'anno dopo. Per lo sfruttamento agricolo del territorio, la cui cultura principale era quella dei cereali, continuò ad essere concesso in gabella. Lo Stato di Fitalia, intanto, si trasformò in principato allorquando Trajano Settimo Calvello e Averna acquisisce il titolo di Principe di Fitalia. Dovevano ancora trascorrere alcuni decenni per il definitivo ripopolamento del territorio. La fondazione di Campofelice di Fitalia si realizza soltanto agli albori del XIX secolo, allorquando il principe di Fitalia don Girolamo Settimo Calvello e Naselli in data 1º settembre 1810 ebbe riconfermata da Ferdinando IV di Borbone l'antica "licentia populandi" concessa nel 1594 al suo antenato. Il Principe di Fitalia, il 28 luglio 1811, con atto notarile, assegnava ai mastri muratori i lavori per la fondazione del nuovo centro abitato che furono subito avviati. La donominazione Campofelice, secondo la tradizione popolare, fu data in omaggio alla moglie del Principe che si chiamava Maria Felice, ma, invero, il toponimo composto da "campo" e "felice" indica la fertilità dei terreni e in questo senso assume lo stesso significato del termine greco "fitalia" che indica una terra fruttifera. Il principe fondatore, al fine di favorire la formazione della nuova popolazione e legarla in modo stabile al territorio, concesse in enfiteusi ai nuovi arrivati la casa d'abitazione e un appezzamento di terreno. La presa in possesso delle prime abitazioni avvenne all'inizio del 1814 e da quel momento il villaggio cominciò a vivere. La popolazione, per molto tempo, fu in continua crescita con un notevole sviluppo demografico, tanto che al censimento del 1861 si contavano 1017 abitanti. La fondazione del nuovo centro abitato, però, cosa tutt'altro che secondaria, coincise negli anni di transizione dal sistema feudale alla libera proprietà, cosicché, dopo l'avvio dei lavori di costruzione, nel 1812, venne approvata la legge che sanciva la fine della feidalità. Questi eventi, paradossalmente, pesarono sfavorevolmente sul futuro del nuovo paese. Piccoli centri abitati, infatti, alla fine della feudalità, assunsero la figura di comuni in quanto sorti in tempi precedenti. Per Campofelice, invece, le cose andarono in maniera diversa. Popolatosi appena dopo la fine della feudalità (i primi coloni si insediarono ad inizio 1814), al signore di Fitalia vennero a mancare i poteri feudali, e al paese, di conseguenza, non fu riconosciuta l'entità comunale. Caso forse unico, la nuova popolazione rimase un'entità indefinita, amministrata dal principe fondatore fino al 1843 e dal figlio Pietro fino al 1846 per poi, addirittura, autoamministrarsi senza alcun riconoscimento giuridico, anche se nel 1848 venne istituita la carica di "Eletto di Fitalia" e l'ufficio dello Stato Civile".Questa situazione perdutò fino al 1851 quando il governo borbonico decise di affidare provvisoriamente l'amministrazione di Campofelice al comune di Mezzojuso. Ordine che l'amministrazione mezzojusara accettò con riluttanza tanto che, dopo l'unità d'Italia, nel 1861, il Consiglio comunale con due successive deliberazioni tentò di svincolarsi dalla responsabilità amministrativa sulla borgata. Da qui le ragioni della travagliata vicenda di Campofelice di Fitalia che seppur fondato con l'antica "licentia populandi" non godette dei privilegi comunali e, non avendo, poi, una popolazione minima di 3.000 ab. (come previsto dalla legge), i campofelicesi dovettero lottare a lungo per avere riconosciuta l'autonomia comunale. Lo sviluppo era condizionato dalla vocazione del territorio alla cerealicoltura che costituisce ancor oggi la principale attività agricola dei campofelicesi. Nella seconda metà dell'Ottocento nel paese si delinea una specifica cultura popolare dovuta all'integrazione e alla mescolanza di linguaggio, usi, costumi e devozioni provenienti dai vari paesi di origine dei primi abitanti generando un originale patrimonio culturale. Anche per gli aspetti politico-sociali il paese mostrava la propria identità. L'autonomia comunale sembrò cosa fatta nel 1922 quando fu discussa al Parlamento italiano ma la discussione fu rinviata e non se ne fece più nulla durante il ventennio fascista. Al termine della seconda guerra mondiale, l'antica aspirazione dei campofelicesi si impose nuovamente nella vita politica del paese (circa 1700 ab.) che fu incentrata a sostenere la causa della libertà amministrativa e le battaglie per raggiungere l'autonomia comunale furono molto aspre. Per questo motivo grande e commovente fu la gioia dei campofelicesi quando, finalmente, il 1º febbraio 1951, venne approvata la legge Regionale che elevò Campofelice di Fitalia a comune autonomo.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[2]


Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sindaco = Giorgio Di Nuovo

Data Elezione = 07/05/2012

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Campofelice di Fitalia fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali:

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La storia della famiglia Bongiorno di Campofelice di Fitalia ha inizio nel 1835 quando il trisavolo del presentatore, Michelangelo Bongiorno, barbiere, vi si trasferì con la sua famiglia. Egli fu fra le persone più in vista del villaggio e ricoprì la carica di "Eletto di Fitalia". Mastro Michelangelo dalla moglie ebbe undici figli. Tra questi si ricorda il primogenito Filippo (bisnonno di Mike) che esercitò il mestiere di calzolaio e che sposò una giovane campofelicese, Anna Ferrara. Filippo rivestì la carica di consigliere comunale ed esercito le funzioni di Ufficiale dello Stato civile quale delegato del sindaco. Filippo e Anna ebbero dieci figli. tra questi il primogenito Michelangelo, nato a Campofelice di Fitalia nel 1861 era il nonno di Mike. Egli esercitò i mestieri di calzolaio e di pastaio e, nel 1889, sposò a Palermo Giuseppa Oreste. La coppia ebbe un solo figlio, Filippo, nato a campofelice di Fitalia nel 1890, padre di Mike (notizie tratte dal libro di Domenico Gambino "Campofelice di Fitalia tra storia e tradizione", ediz. Ispe, 2007). Evento che trova riscontro nel testo autobiografico dello stesso Mike ("La versione di Mike", ediz. Mondadori, 2008) dove narrando le sue origini campofelicesi, scrive che il nonno Michelangelo emigrò negli Stati Uniti d'America tentando "l'azzardo e la fortuna nel 1892 lasciando a casa temporaneamente moglie e figlio". Le origini campofelicesi di Mike hanno originato molte polemiche per il fatto che Campofelice di Fitalia per un lasso di tempo è stato aggregato a Mezzojuso. La polemica è stata definitivamente chiusa dallo stesso Mike che nel suo libro autobiografico, tra l'altro, ha scritto: "Oggi riconosco che la mia famiglia ha le sue innegabili radici a campofelice di Fitalia". La morte, purtroppo, lo ha colto ancor prima che mettesse piede nella terra dove vissero i suoi antenati e dove nacque il padre.

Girolamo Settimo, principe di Fitalia e marchese di Giarratana, sul principio del secolo XVIII dotò la sua personale biblioteca di antichi e preziosi libri manoscritti. Essa continuò ad arricchirsi di altri importanti libri ad opera dei discendenti della famiglia Settimo, fino a quando l’intero fondo fu donato, per legato testamentario, dell’ultimo principe di Fitalia, Pietro Settimo, alla Biblioteca della Società Siciliana per la Storia Patria nel 1929. Il fondo Fitalia, costituito da 124 manoscritti, è dotato di un elenco sommario dei manoscritti e di schede cartacee risalenti all’epoca del suo ingresso in biblioteca (1929-1931); tuttavia molti manoscritti non hanno scheda catalografica e non riportano in maniera esaustiva tutte le informazioni di cui necessita la descrizione di un libro manoscritto secondo le moderne regole di catalogazione; le schede stesse inoltre non sono accessibili alla consultazione. Si è proceduto quindi ad una nuova catalogazione dei manoscritti con l'utilizzo del software MANUS, fornito dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiana e per le Informazioni Bibliografiche di Roma.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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