Santa Cristina Gela

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Santa Cristina Gela
comune
(AAE) Bashkia e Sëndahtinës
Santa Cristina Gela – Stemma
Santa Cristina Gela – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Sindaco Massimo Diano (Rinnovare Santa Cristina - Diano sindaco) dal 31/05/2010
Territorio
Coordinate 37°59′0″N 13°20′0″E / 37.98333°N 13.33333°E / 37.98333; 13.33333 (Santa Cristina Gela)Coordinate: 37°59′0″N 13°20′0″E / 37.98333°N 13.33333°E / 37.98333; 13.33333 (Santa Cristina Gela)
Altitudine 670 m s.l.m.
Superficie 38 km²
Abitanti 927[1] (31-12-2010)
Densità 24,39 ab./km²
Comuni confinanti Altofonte, Belmonte Mezzagno, Marineo, Monreale, Piana degli Albanesi
Altre informazioni
Cod. postale 90030
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082066
Cod. catastale I174
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti santacristinari (sëndahstinarë in arbëreshë)
Patrono Santa Cristina
Giorno festivo 24 luglio
Localizzazione
Santa Cristina Gela è posizionata in Italia
Santa Cristina Gela
Posizione del comune di Santa Cristina Gela all'interno della provincia di Palermo
Posizione del comune di Santa Cristina Gela all'interno della provincia di Palermo
Sito istituzionale

Santa Cristina Gela (Sëndahstina in arbëreshë[2]) è un comune italiano di 928 abitanti della provincia di Palermo, che dista 28 km circa dal capoluogo in Sicilia.

Il paese, insieme a Contessa Entellina e Piana degli Albanesi, fa parte delle tre comunità etniche albanofone di Sicilia, dove l'antica lingua albanese (arbërisht) viene ancora parlata. I suoi abitanti sono arbëreshë, ossia italo-albanesi.

Indice

Geografia [modifica]

Orografia e idrografia [modifica]

Santa Cristina sorge su un colle a 670 m s.l.m. a 28 km da Palermo. È circondato da una corona di vette di notevoli altezze. Partendo da occidente e proseguendo verso est, troviamo il monte Pizzuta (1333 m), il monte Kumeta (1233 m) ed il monte Maganoce, dalla caratteristica forma arrotondata. A seguire troviamo il monte Giuhau, il monte Leardo (1016 m), il massiccio della Rossella (1064 m) e di Turdiepi ed infine il Pizzo Parrino (977 m). A nord del paese invece vi sono dei rilievi di modesta altezza (800m) che si saldano poi con i monti di Palermo. Il paesaggio che ne risulta per tale motivo è di tipo appenninico, ricco di castagneti e boschi di querce, lecci e sugheri.

Nel territorio di Santa Cristina i fiumi presentano carattere torrentizio con portate modeste durante tutto l'anno. Nel territorio comunque sono presenti affluenti di importanti fiumi quali l'Eleuterio ed il Belice Destro. Quest' ultimo negli anni '20 è stato sbarrato con una diga artificiale nella gola, tra i monti Kumeta e Maganoce, dalla tipica forma ad imbuto da cui prende il nome in albanese ("Honi" termine mutuato dal greco). Lo sbarramento ha generato il bacino del Lago di Piana degli Albanesi, le cui acque ricadono in parte nel territorio di Santa Cristina Gela. Attualmente il lago è parte di un'oasi naturalistica del WWF.

Storia [modifica]

Santa Cristina venne fondata ufficialmente il 31 maggio 1691, data in cui il feudo omonimo fu dato in enfiteusi a 82 coloni provenienti da Piana degli Albanesi, i quali si stabilirono su un insediamento rurale (masseria) preesistente, tipica dei feudi del meridione d'Italia. Il nucleo originario del paese è ancora leggibile in piazza Umberto I adiacente a piazza M. Polizzi, attuale piazza principale del paese. Tuttavia la reale fondazione di Santa Cristina sarebbe da ricondurre al 1750 circa, anno da cui si ha documentata traccia della effettiva presenza e del consolidamento del nucleo abitativo arbëresh. In origine denominata solamente Santa Cristina, dal­l’omonimo feudo in cui essa sorse, le venne in seguito aggiunto, quando divenne comune au­tonomo, l’appellativo di "Gela", per evitare omonimie e in ricordo della famiglia dei Naselli, duchi di Gela, proprietari di vaste estensioni di terre limitrofe al feudo Santa Cristina.

Gli abitanti di Santa Cristina portarono con sé la lingua, gli usi ed i costumi dei propri avi albanesi, nonché il rito bizantino-greco caratteristico delle comunità arbëreshë. Essi continuano così a mantenere la loro particolarità linguistica e in parte religiosa, quest'ultima si conservò fino alla seconda metà del XIX secolo. Fino al 1840 circa, come risulta dai registri par­rocchiali, la maggior parte dei fedeli seguiva il rito greco; i pochi latini erano assistiti da un loro cappellano che vi si recava saltuariamente, serven­dosi dell’unica chiesa officiata dai greci. In quel tempo, però, l’arciprete Papàs Gaetano Arcoleo padre del celebre oftalmologo Giuseppe Arcoleo il cui ricordo è affidato ad una lapide marmorea all'interno della chiesa Madre, per motivi di carattere strettamente personale (si narra di un mancato supporto agli studi del figlio da parte del clero e del seminario di Piana degli Albanesi), passò al rito latino. Con lui, con il tempo, i fedeli di Santa Cristina cominciarono a seguire il rito latino. Da allora Santa Cristina, pur appartenendo dal 1937 all'Eparchia di Piana degli Albanesi, abbandonò il rito bizantino. Ciò di fatto non ha precluso, durante gli anni, l'officiarsi di cerimonie liturgiche in rito greco, e l'uso della lingua albanese e greca, in occasione delle visite pastorali dell'eparca della diocesi, le quali, in genere, avvengono il 24 luglio, giorno in cui si celebra la festa in onore della santa patrona.

I rapporti con Piana degli Albanesi, in quanto "città madre", sono in genere buoni, ma non sono mancati in passato screzi dovuti alla citata disputa di papàs Arcoleo con il clero, oltre che per l'assegnazione del territorio comunale. In verità Santa Cristina Gela, nonostante tutto, si è sempre sentita attratta da Piana degli Albanesi, come dal suo più connaturale centro religioso, principalmente a motivo della sua origine, per la sua tradizione linguistica e le sue comuni costumanze arbëresh.

Santa Cristina oggi [modifica]

Al giorno d'oggi il paese si presenta come un piccolo centro agricolo. La sua economia è basata principalmente sul terziario, piccolo artigianato, sull'agricoltura e zootecnia. Un importante settore dell'economia locale è la produzione e commercializzazione di prodotti agro-alimentari. Tra i principali ricordiamo: il pane (buka) di semola di grano duro cotto a legna, il vino (verë), l'olio d'oliva (vaj ulliri), i prodotti caseari quali la ricotta (gjizë), il formaggio pecorino (udhos), il caciocavallo (kaskaval); e per la pasticceria e la produzione dolciaria i cannoli (kanojët) e le sfince con ricotta. L'allevamento locale di bovini ed ovini fornisce carni di ottima qualità; particolarmente apprezzata la salsiccia (likëngë) con i semi di finocchio. Tuttavia, alta resta l'emigrazione giovanile, soprattutto di quella parte di popolazione con livello di studio medio-alto che non trova facilmente occupazione nel territorio.

Amministrazione [modifica]

Evoluzione demografica [modifica]

Abitanti censiti[3]

Feudi [modifica]

Il territorio di Santa Cristina Gela nasce dall'unione di tre feudi: il feudo omonimo di Santa Cristina, il feudo di Turdiepi ed infine il feudo di Pianetto. Il territorio di quest'ultimo è ricco di vigne ed oliveti ed ultimamente è zona di villeggiatura.

Toponimi arbëreshë nel territorio [modifica]

L'antica presenza arbëreshë ci viene tutt'oggi testimoniata dalla toponomastica rurale, che è tutta albanese.

  • Rehjet: "le colline"
  • Rahji i shportës: "la collina della sporta"
  • Guri i Korbit: "la rocca del corvo"
  • Gropa e mollës: "la fossa del melo"
  • Fusha e Kollës: "Pianura di Cola"
  • Nin madhi: "Nino il grande"
  • Ghamili: reso in italiano "Gamillo", alcuni lo associano alla parola araba per Cammello (Giamal), tuttavia l'ipotesi più probabile è che derivi dalla parola greca "χαμηλός/chamilos" che sta ad indicare una zona bassa o depressa. Quest'ultima ipotesi è corroborata dalla presenza del medesimo toponimo a Piana degli Albanesi.

Festività e folklore [modifica]

Kalivari (Carnevale): nei giorni seguenti l'Epifania sino al martedi' grasso. Durante questo periodo i giovani vestiti in maschera giravano per le vie del paese e si fermavano di tanto in tanto per ballare presso le case di cittadini che si mettevano a disposizione. Tale usanza è oramai andata in disuso.

Shën Jusepi (San Giuseppe): il 19 marzo si prepara il Pane di San Giuseppe (buka e Shën Jusepit): pane di varie forme decorate con una glassa bianca in superficie ed un rametto di rosmarino. Il pane viene preparato da famiglie che hanno fatto la promessa ("taksur") e distribuita dopo la benedizione del parroco agli abitanti del paese. La sera il simulacro del Santo viene portato in processione per le vie del paese. Ad organizzare la festa si occupa la congregazione di San Giuseppe, la più antica del paese fondata alla fine del settecento.

Kréshmët (Quaresima): la sera del venerdi precedente la Settimana Santa (Java e Madhe), noto come il Venerdi della resurrezione del Lazzaro, i fedeli sono soliti intonare in arbrisht e per le vie del paese il canto del Lazzaro raccogliendo le offerte di uova che verranno colorate di rosso e distribuite la Domenica di Pasqua. Il Venerdi Santo (e Prëmtja e Madhe) viene intonato nella stessa modalità ma in siciliano il canto della passione della Vergine. I giorni precedenti la Pasqua (Pashkët), da Venerdi a Sabato, i ragazzini sono soliti invitare la popolazione a visitare il Cristo Morto in chiesa urlando "jecni te klisha se Krishti ë vdekur" e suonando le "çokullat" (tavolette di legno che agitate emettono un suono e sostituzione le campane "mute").

Pashkët (Pasqua): la liturgia pasquale segue la tradizione romana. Il giorno di Pasqua vengono preparate le uova rosse (vetë të kuqe) e i dolci di pastafrolla a forma di cestino con l'uovo rosso (panaret).

Shën Gjergji (San Giorgio): il Santo è venerato sebbene non vi sia una festa dedicata. Il legame con Piana degli Albanesi, mai interrotto nei secoli, si manifesta in questa occasione con un pellegrinaggio mattutino che da Santa Cristina giunge sino alla chiesa di San Giorgio in Piana. Non rara la traslazione del simulacro del Santo Megalomartire da Piana degli Albanesi a Santa Cristina per una processione onoraria per le vie del Paese.

Shën Mëria e Tajaviës (Madonna di Tagliavia): in occasione di tale festivita' che ricorre tra maggio e giugno, gli abitanti si recano in pellegrinaggio presso il Santuario di Tagliavia che dista circa 15 km.

Sënda (Shënda) Stina (Santa Cristina): la festa principale del paese che ricorre il 24 luglio e si protrae per più giorni. Per tale ricorrenza il Vescovo dell'Eparchia visita la comunità e la celebrazione religiosa culmina con la processione del simulacro della Santa per le vie del paese. La comunità organizza manifestazioni culturali, musica, spettacoli, saghe gastronomiche e fuochi d'artificio che chiudono i festeggiamenti.

Makullata (Immacolata Concezione): festa religiosa dell'8 dicembre, a Santa Cristina è animata dalle consorelle della congregazione dell'Immacolata che alla fine della processione della statua della Madonna per le vie del paese organizzano il celebre sorteggio a cui partecipano tutte le iscritte. Per l'immacolata, alla sera, e' d'uso cenare con lo sfincione.

Natallët (Natale): per il periodo natalizio ogni famiglia fa scorte dei tipici dolci noti in Sicilia con il nome di bucellati e nei paesi arbëreshë con il nome di "të plotit", letteralmente "i ripieni", in quanto i tradizionali dolci vengono riempiti di una densa crema a base di mandorle o di fichi.

Persone legate a Santa Cristina Gela [modifica]

  • Giuseppe Arcoleo (1826-1875), figlio dell'ultimo papàs di rito greco-bizantino e medico oftalmico di fama europea.
  • Francesco Musacchia (1852-1931), fondatore nel 1902 della Lega Nazionale Albanese.
  • Zef Chiaramonte Musacchia (1946), scrittore e studioso della lingua, dei costumi e del folklore arbëreshë.

Lingua [modifica]

La lingua Arbëreshë [modifica]

La parlata arbëreshë di Santa Cristina Gela è del tutto simile, dal punto di vista lessicale e fonetico, a quella di Piana degli Albanesi data la provenienza dei primi fondatori. Nonostante la vicinanza (dista 4 km) e la continua osmosi di abitanti tra le due comunità, l'arbërisht di Santa Cristina ha mantenuto ed evoluto delle proprie peculiarità, alcune delle quali elencate di seguito.

  • Santa Cristina: "arà" - Piana degli Albanesi: "o/ëj". "Arà" deriva dalla perifrasi "àra ëj" (così è), ed è il rafforzativo dell'avverbio ëj (si) ancora utilizzato nella parlata con il medesimo significato. L'avverbio "arà" si ipotizza derivi dal greco άρα/àra con il significato di "certo, quindi, dunque".
  • La prima persona plurale, del tempo presente e modo indicativo di alcuni verbi che nella parlata arbëreshë di Piana degli Albanesi terminano in "jëm", nella parlata di Santa Cristina terminano semplicemente in "ëm": a Santa Cristina si ha "shohëm" (noi vediamo) e a Piana d. Albanesi si ha "shohjëm", cosi pure "flasëm" per "flasjëm" (noi parliamo), "presëm" per "presjëm" (noi aspettiamo) e cosi via.
  • Il costrutto "fare + verbo infinito" si forma con l'ausiliare potere (mënd) e non con il verbo fare (bënj) come nella parlate di piana: si ha pertanto "mënd e më shkosh" (fammi passare) invece di "bëjëm të shkonj", "mënd e më çelsh" (fammi accendere) al posto di "bëjëm të çel"
  • Curiosità linguistiche

L'ape si chiama "arëz" mentre a Piana degli Albanesi "mizarë", i vestiti "mbrojët" al posto di "pethkat" e la schiena "kurrdhux".


Note [modifica]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani , Milano, GARZANTI, 1996, p. 592.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate [modifica]

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