Eparchia

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Eparca è un termine utilizzato sin dal regno seleucide (311-63 a.C.) per indicare un'alta carica amministrativa. Il termine deriva dalla particella epi "sopra" e da archeia "governo", ad indicare il funzionario responsabile del governo sopra un particolare territorio, nello specifico detto eparchia (greco: ἐπαρχία, latino: eparchia).

Eparchia nell'Impero bizantino[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla riforma teodosiana (379-395), il termine Eparchia è stato utilizzato nell'Impero romano d'Oriente per indicare una circoscrizione amministrativa equivalente alla latina provincia. Tali entità scomparvero poi nel VII secolo con l'istituzione dei temi.

Nella capitale Costantinopoli, invece, il titolo di eparca del pretorio o eparca di Costantinopoli (greco: ἔπαρχος τοῦ πραιτωρίου, eparcos tu praitoriu) passò ad indicare, sino alla fine dell'Impero, il prefetto del pretorio d'Oriente e governatore della città.

Eparchia nelle Chiese cristiane[modifica | modifica sorgente]

Il termine eparchia è utilizzato dalle Chiese cattoliche di rito greco-bizantino. Il corrispondente titolo spettante al suo capo è eparca o vescovo. In Italia ne esistono due: una si trova a Lungro ed esercita la propria giurisdizione nei paesi arbëreshë continentali (Italia peninsulare e paesi esteri), l'altra, invece, si trova a Piana degli Albanesi ed esercita la sua giurisdizione dei paesi arbëreshë in Sicilia. Mentre un esarchia è presente a Grottaferrata (Lazio) ed è gestita dai monaci basiliani, sotto la giurisdizione dell'eparchia di Lungro.

Chiesa ortodossa[modifica | modifica sorgente]

Il termine è tutt'oggi utilizzato per indicare alcune suddivisioni nelle Chiese Ortodosse.

Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Nella Chiesa cattolica di rito orientale si chiama eparchia una porzione di territorio e di fedeli che vengono affidati alla cura pastorale di un eparca o vescovo; l'eparchia quindi è del tutto corrispondente alla diocesi della Chiesa latina.

Le eparchie (e i loro eparchi) sono disciplinate dai canoni 177-310 del Codice dei canoni delle Chiese orientali.

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