Lingua arbëreshë

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Arbëreshë (Arbërisht)
Parlato in Italia
Persone 80.000 parlanti (nel 1963)[1]
Scrittura Alfabeto latino
Tipo SVO
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingua albanese
  Lingua albanese tosca
Codici di classificazione
ISO 639-3 aae  (EN)
SIL aae  (EN)

La lingua arbëreshë[2], anche arberesco o lingua arberesca[3][4][5][6] (gjuha arbërishte in albanese) è un sottotipo appartenente al gruppo della lingua albanese della famiglia delle lingue indoeuropee, ed è una varietà antica del tosco, il dialetto parlato nel sud dell'Albania.

La lingua arbëreshë è parlata come prima lingua dalla minoranza etnica e linguistica "albanese d'Italia", detta anche "arberesca" o "degli arbereschi"[7]. La minoranza albanese in Italia si è formata attraverso numerose migrazioni, nell'Italia Meridionale, a partire dalla seconda metà del XV secolo, provenienti dall'Albania e dalla Grecia.

È tutelata dallo Stato italiano in base alla legge-quadro n. 482 del 15 dicembre 1999[8].

Distribuzione geografica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arberia.

L'arbëreshë è tutelato nelle seguenti regioni:

  1. Calabria Calabria (33 comunità)
  2. Basilicata Basilicata (5 comunità)
  3. Molise Molise (4 comunità)
  4. Sicilia Sicilia (3 comunità)
  5. Puglia Puglia (3 comunità)
  6. Abruzzo Abruzzo (1 comunità)
  7. Campania Campania (1 comunità)

Comunità di lingua arbëreshë in Italia[modifica | modifica sorgente]

Secondo le stime del linguista statunitense Leonard Newmark, nel 1963 i parlanti arbëreshë erano 80.000 persone su una popolazione totale, secondo lo scrittore gallese Meic Stephens, di 260.000 persone (dato del 1976)[9], mentre secondo il linguista Fiorenzo Toso si tratterebbe di 100 000 persone[10][11], di cui una percentuale tra il 70 e l'80% in grado di parlare una delle varietà dell'arbëresh. Le comunità italo-albanesi si trovano dislocate in sette regioni d'Italia: in Abruzzo, provincia di Pescara; Basilicata, provincia di Potenza; in Calabria, provincia di Catanzaro, Cosenza e Crotone; in Campania, provincia di Avellino; in Molise, provincia di Campobasso; in Puglia, provincia di Foggia e di Taranto; e in Sicilia, provincia di Palermo. Nei 50 paesi arbëreshe l'arbërisht è ancora la lingua madre, continuando a essere ampiamente parlato e diffuso; in alcuni casi, insieme all'italiano, è lingua comunale ufficiale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'evoluzione linguistica[modifica | modifica sorgente]

Classificazione dei dialetti albanesi

La lingua arbëreshe si è conservata e poco evoluta in cinquecento anni, mantenendo la struttura fonetica e morfosintattica d'origine. L'aspetto interessante è che, essendosi distaccata dall'Albania e dalla Grecia durante le diaspore albanesi avvenute a partire dalla fine del Quattrocento, essa si presenta sostanzialmente immutata, con tratti arcaici della lingua albanese e altre caratteristiche del tosco, con prestiti linguistici dal greco, e più recentemente dai dialetti meridionali, ma non influenzata dalla lingua degli invasori turchi, come invece è accaduto per l'albanese parlato in Albania.

Le comunità arbëresh si presentano come isole etniche e linguistiche, nel mezzo di un ambiente linguistico romanzo diretta erede del latino, ma che mantengono tenacemente la propria lingua madre. Le parlate arbëreshe, differenti già inizialmente dai luoghi di provenienza degli esuli albanesi, nell'arco dei secoli hanno registrato piccole variazioni, rendendo unici e particolari termini che, a volte, tra loro mutano da paese a paese arbëreshë. Così le parlate arbëreshe, pur mantenendo nella loro struttura fonetica, grammaticale e lessicale tratti comuni, registrano piccole variazioni. Partendo dal lessico si può costatare che l'arbëreshë ha saputo conservare la base del lessico fondamentale. Tale fatto si può chiaramente osservare non solo nella lingua parlata popolare e nel folclore, ma anche nelle pubblicazioni di vari autori italo-albanesi. La conservazione di questo fondo lessicale ha anche garantito il mantenimento e il ripristino della lingua, e ha fornito, da tempo e in vasta scala, unità lessicali della lingua scritta, contribuendo così allo sviluppo della letteratura albanese. Recentemente ha avuto contatti diretti e continui con altre parlate. Influenzano notevolmente i vari dialetti regionali e la lingua italiana. Per tali ragioni, pur mantenendo nella loro integrità la lingua, costantemente a rischio d'estinzione, è pienamente riconosciuta come lingua di minoranza etno-linguistica dallo stato, nell'ambito delle amministrazioni locali e dalle scuole dell'obbligo. La consapevolezza della necessità di una valorizzazione e tutela della cultura albanese ha favorito la nascita di associazioni e circoli culturali, e ha dato luogo a iniziative e manifestazioni culturali; anche se tra gli aspetti fondamentali della tradizione degli arbëreshë, un posto decisivo spetta alla religione cristiana di rito orientale. Si ritiene che l'arberesh abbia il 45% delle parole in comune con la lingua albanese parlata oggi in Albania[12][13][14], e che il 15% del lessico sia composto da neologimi creati dagli scrittori arberesh, entrati anche nell'albanese moderno. Il resto dei vocaboli arberesh deriva da prestiti linguistici.

Svolgimento della letteratura[modifica | modifica sorgente]

La letteratura arbëresh fa parte organicamente della letteratura albanese. Gli scrittori e i poeti italo-albanesi hanno contribuito alla genesi e all'evoluzione di tutta la letteratura albanese. Sia per i contenuti sia per il valore poetico, gli autori arbëreshë, compaiono con grande rilievo in tutte le storie della letteratura dell'Albania. Tra l'altro le parlate arbëreshë hanno avuto anche un ruolo di fonte di arricchimento lessicale della lingua letteraria albanese.

La letteratura albanese nella variante tosca, nasce con "E Mbësuame e Krështerë"[15] del 1592, scritta da Luca Matranga (Lekë Matrënga), papàs di rito bizantino-greco e scrittore arbëreshë di Piana degli Albanesi in Sicilia. In questa opera si trova la prima poesia religiosa in arbëreshë. Vari letterati e poeti produrranno poi componimenti con motivi religiosi e, più raramente, popolari, anche se i due elementi spesso si intrecciano.

Per tutto il XVIII secolo gli scrittori e i poeti arbëreshë mantengono come fonte di ispirazione il motivo religioso folkloristico. Nel secolo successivo la letteratura degli arbëreshë si arricchisce di contenuti civili e politici. Con Girolamo De Rada, poliedrico letterato di Macchia Albanese, i motivi della rinascita del popolo albanese e della indipendenza della madre patria, l'Albania, si incrociano con l'interesse per lo studio della lingua albanese e della conservazione della tradizione folkloristica. Sulla stessa scia di De Rada, si costituisce un gruppo di intellettuali italo-albanesi che pongono al centro della loro opera la necessità di rafforzare la identità arbëreshë e il suo collegamento con le vicende dell'Albania. Attraverso scritti di vario genere (saggi linguistici, poemi epico-lirici, raccolte di canti popolari e di pubblicazioni di carattere estetico e grammaticale), la questione albanese raggiunge così ambiti nazionali ed europei.

Altra personalità, tra le più rappresentative della letteratura arbëreshë, è Giuseppe Schirò, che partecipò attivamente alla rinascita albanese e arricchì significativamente la tradizione culturale e letteraria arbëreshë di Sicilia. Con l'indipendenza dell'Albania (1912) si esauriscono i motivi patriottici propri della Rilindja (Rinascita) albanese.

In seguito molti intellettuali italo-albanesi si trovano a fiancheggiare le mire nazionalistiche ed espansionistiche del fascismo, anche a scapito della vicina Albania. Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale la letteratura arbëreshë riacquista vigore e vitalità. A partire dalla prima metà del XX secolo, e ancora più chiaramente negli anni '60 e '70 e fino ai giorni nostri, si ha un'attenzione sempre crescente per un risveglio culturale e per la valorizzazione della minoranza italo-albanese. Accanto alla consueta presenza del motivo della diaspora, si affiancano motivi legati all'attualità e a temi esistenziali di valore universale, presenti nell'ambiente culturale esterno. Alcuni tra i più rappresentativi ricordiamo, per esempio, Carmine Abate e Giuseppe Schirò Di Maggio.

Lessico[modifica | modifica sorgente]

L'arbëreshe ha sei vocali: a, e, ë, o, i, u. A differenza dell'albanese parlato in Albania, il sistema vocalico arbëreshe manca del fonema y, che viene rimpiazzato da i. L'alfabeto è stato conformato definitivamente nel congresso di Monastir nel 1908, accettando l'alfabeto latino. Dal punto di vista del lessico si nota la mancanza di vocaboli per la denominazione di concetti astratti, sostituiti, nel corso dei secoli, con perifrasi o con prestiti dell'italiano. Ci sono comunque inflessioni che derivano dal ghego (gegë), il dialetto parlato nel nord dell'Albania.

L'arbëreshe, considerando l'albanese comune, registra caratteristiche fonologiche proprie, che nel sistema consonantico sono: c/x, c/xh, s/z, sh/zh, f/v, th/dh, h, hj/j. Nelle molteplici differenze dialettali dell'arbëreshë in alcune comunità c'è una tendenza alla sostituzione di gh per ll, come a Piana degli Albanesi, Carfizzi ed Eianina; o dopo u accentata ll può anche scomparire come a Greci; e h diventa gh (fricativo) a San Demetrio Corone e Macchia Albanese.

Tutela della lingua arbëreshë[modifica | modifica sorgente]

La lingua arbëreshë è riconosciuta dallo Stato italiano in base alla legge-quadro n.482 del 15.12.1999, che porta la firma, tra gli altri, dell'on. Felice Besostri e dell'on. Mario Brunetti, quest'ultimo di origine arbëreshë. Ma non esiste ancora una struttura ufficiale politica, culturale e amministrativa che rappresenti la comunità arbëreshë. È da rilevare il ruolo di coordinamento istituzionale svolto in questi anni dalle province del Meridione con presenza italo-albanese, in primis quello della provincia di Cosenza e della provincia di Palermo, che hanno creato un apposito assessorato alle minoranze linguistiche.

Ufficialmente esiste l'insegnamento della lingua arbëreshe per le scuole dell'obbligo. Tra le principali norme emanate dalla legge con la legge-quadro del 1999, c'è l'introduzione della lingua minoritaria albanese come materia di studio nelle scuole e per lo svolgimento delle attività educative. Esistono cattedre di lingua e letteratura albanese presso il liceo-ginnasio di San Demetrio Corone e il magistrale psicopedagogico Giorgio Guzzetta di Piana degli Albanesi. A livello universitario ci sono alcune università dove si insegna lingua e letteratura albanese: Università degli studi della Calabria, l'Università di Palermo, l'Università di Napoli, l'Università di Bari, e l'Università La Sapienza di Roma. È da sottolineare il ruolo di promozione scientifica della diversità linguistica e culturale arbëreshë esercitato dalla cattedra di albanologia dell'Università di Palermo, grazie all'impulso dato dal professore Antonino Guzzetta, e dalla sezione di albanologia dell'Università della Calabria, quest'ultima creata nel 1975 dal professore Papas Francesco Solano, e attualmente diretta dal professore Francesco Altimari.

Vi sono inoltre varie associazioni che cercano di proteggere e valorizzare questa cultura, in particolare nelle province di Cosenza, Palermo, Crotone, Potenza e Campobasso. Gli statuti regionali di Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia fanno riferimento alla lingua e alla tradizione arbëreshë, ma gli Albanesi d'Italia continuano ad avvertire la propria sopravvivenza culturale minacciata.

La lingua arbëreshë è usata in radio private (Es. Radio Hora, Radio Shpresa, Radio Skanderbeg, Radio Arbëreshe International) e in diverse riviste e giornali locali (Es. Arbëria Catanzaro, Basilicata Arbëreshë, Besa, Biblos, Jeta Arbëreshe, Kamastra, Katundi Ymë, Kumbora, Lidhja, Mondo Albanese, Rilindja Jug, Uri, Zëri i Arbëreshëvet, Zgjimi, Zjarri).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ dati parlanti di Ethnologue per l'arbëreshë (1963 L. Newmark)
  2. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  3. ^ Giovanni Giudice, Poesie di Giuseppe Gangale, Rubbettino editore, 2003, pp. 29, 30, 93 e ss., 111 e ss., 316.
  4. ^ Enrico Ferraro, Intervista immaginaria al Prof. Giuseppe Gangale in occasione del centenario della morte di Girolamo De Rada (1903-2003), Arbitalia, 2003. URL consultato il 30 gennaio 2012.
  5. ^ Enrico Ferraro, Bibliografia arberesca, Parma, 2000-2003
  6. ^ G. T. Gangale, Un progetto per la lingua arberesca, Quaderni Calabresi del Mezzogiorno e delle Isole, anno XVI, n. 45, pp. 35-46
  7. ^ AA.VV Balcani occidentali, Guide EDT/Lonely Planet, edizione II, Editore EDT, Torino 2009, p. 53.
  8. ^ Legge 15 dicembre 1999, n. 482 > "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", www.camera.it. URL consultato il 28 aprile 2000.
  9. ^ dati popolazione etnica di Ethnologue per l'arbëreshë (1976, Linguistic minorities in Western Europe, Meic Stephens).)
  10. ^ Fiorenzo Toso, Lingue d'Europa: la pluralità linguistica dei paesi europei fra passato e presente, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006, p. 90-91
  11. ^ Fiorenzo Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2008, p. 149 e seguenti.
  12. ^ dati parlanti di Ethnologue per l'arbëreshë "Lexical similarity: 45% with Tosk Albanian"
  13. ^ http://www.fp6migratoryflows.uniba.it/html/Italia/ProfiloCultAlbanese.pdf
  14. ^ Dizionario degli Albanesi d'Italia, op. cit..
  15. ^ La "Dottrina Cristiana" Albanese > di Lekë Matrënga, www.albanianorthodox.com. URL consultato il 21 aprile 2006.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emanuele Giordano, Fjalor: Dizionario degli Albanesi d'Italia, Vocabolario italiano-arberesh, 1963

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]