Ciamuria

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La Ciamuria, tra Albania e Grecia

Ciamuria (in albanese: Çamëria, in greco Τσαμουριά Tsamouriá) è un termine usato oggi per lo più dagli albanesi per indicare la regione costiera dell'Epiro nell'Albania meridionale e nella Grecia settentrionale.[1][2]

Ciamuria era il termine di uso comune durante il dominio ottomano.[3][4] Il termine è stato utilizzato anche dai greci fino alla metà del XX secolo e si trova spesso nella letteratura greca. Oggi è obsoleto in greco, sopravvivendo soprattutto in canzoni popolari greche, ed è utilizzato soprattutto dagli albanesi in quanto è associato con la minoranza albanese Cham. La maggior parte della Ciamuria è divisa tra le prefetture greche di Thesprotia e Preveza, l'estremità meridionale della dell'Albania (distretto di Sarandë) e alcuni villaggi nella parte orientale della prefettura di Ioannina. Il termine è in disuso a causa in parte alla sua connotazione irredentista albanese, e poiché i toponimi greci Epiro e Thesprotia sono ben radicati.

L'etimologia è incerta. Deriva probabilmente dal nome del fiume greco Thyamis, che in albanese è detto Çam.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

La regione è prevalentemente montuosa, con valli e colline concentrate nella parte meridionale, mentre i terreni agricoli sono nella parte settentrionale. Ci sono cinque fiumi della regione: Pavllo nel nord (l'unico in Albania), Acheronte, Louros Arachthos e Thyamis.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

I movimenti di popolazione in Epiro nel corso del XIV secolo

Nel Medioevo la regione era sotto la giurisdizione dell'Impero Romano e poi bizantino. Nel 1205 Michele Comneno Doukas, cugino degli imperatori bizantini Isacco II e Alessio III, fonda il Despotato d'Epiro, che governa la regione fino al XV secolo. Vagenetia, come l'intero Epiro veniva chiamato, divenne ben presto rifugio per molti profughi greci da Costantinopoli, Tessaglia, e Peloponneso, fuggitivi dall'Impero Latino seguito alla quarta crociata.

Durante questo periodo sono documentate le prime migrazioni di albanesi e aromuni nella regione[5] Nel 1340, approfittando della guerra civile bizantina del 1341–1347 il re medievale serbo Stefano Uroš IV Dušan conquista l'Epiro e lo incorpora nel suo Impero serbo.[6] Durante questo periodo, due Stati albanesi si formano nella regione. Nell'estate del 1358, Niceforo II Orsini, l'ultima despota dell'Epiro della dinastia Orsini, fu sconfitto in battaglia contro i capi albanesi. A seguito dell'approvazione dello zar serbo, questi capi istituirono due nuovi stati nella regione, il Despotato di Arta e Principato di Argirocastro.[7] Dissenso interno e conflitti successivi con i loro vicini, tra cui il crescente potere del turchi ottomani, portò alla caduta di questi principati albanesi nelle mani della famiglia Tocco, conti di Cefalonia. I Tocco a loro volta, a poco a pocoli persero agli Ottomani, che conquistarono Ioannina nel 1430, Arta nel 1449, Angelocastro nel 1460, e infine Vonitsa nel 1479.[8]

Kostum me fustanelle - Pjeter Marubi.JPG

Dominio ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Ali Pashe Tepelena

Durante il dominio ottomano, la regione fu sotto il vilayet (poi pascialato) di Ioannina. Durante questo periodo, la regione era conosciuta come distretto di Ciamuria (scritto anche Chameria, Tsamouria, Tzamouria).[3][9]

Nel XVIII secolo, con la diminuzione del potere degli Ottomani, la regione passò sotto lo Stato semi-indipendente di Alì Pascià di Tepeleni, un condottiero albanese che divenne il governatore provinciale di Ioannina nel 1788. Ali Pasha avviò campagne per sottomettere la confederazione dei coloni Souli, incontrando una feroce resistenza dei guerrieri Soulioti. Dopo numerosi tentativi falliti per sconfiggere i Soulioti, le sue truppe riuscirono a conquistare la zona nel 1803.[10]

Dopo la caduta del pascialato, la regione rimase sotto il controllo dell'Impero ottomano, mentre la Grecia e l'Albania dichiararono che il loro obiettivo era quello di includere nei loro stati tutta la regione dell'Epiro, compresi Thesprotia o Ciamuria.[11] Infine, a seguito delle Guerre balcaniche, l'Epiro fu diviso nel 1913, nel trattato di Londra, e la regione passò sotto il controllo del Regno di Grecia, mentre solo una piccola parte viene integrato nel nuovo Stato indipendente di Albania.[11]

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

scuola albanese di Filiates nel 1942-44

Quando la regione passò sotto il controllo greco (1913), la sua popolazione includeva parlanti greco, albanese, aromeno e romanì.

I Cham musulmani vennero contati come minoranza religiosa e alcuni di loro vennero trasferiti in Turchia, durante lo scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia del 1923[12], mentre le loro proprietà vennero incamerate da parte del governo greco come parte del relativo accordo tra la Grecia e Turchia.[13] I Cham albanofoni ortodossi vennero computati come "greci", e la loro lingua e patrimonio albanese subirono forti pressioni assimilazioniste.[14] La regione venne quindi popolata da profughi greci dell'Asia Minore.[15]

Nel 1930 la popolazione era di circa 70.000, i musulmani albanofoni stimati intorni ai 18.000-20.000. Tutta la popolazione, indipendentemente dalla religione o dall'appartenenza etnica, erano chiamati Cham.[16] (Secondo il censimento del 1928 il totale della popolazione musulmana in Grecia era di 126.017 fedeli)[17].

Nel 1936 la prefettura di Ioannina, dove era inclusa l'area, venne divisa in due parti e la nuova prefettura prese il nome di Thesprotia. I superstiti Cham albanofoni ricevettero lo status di minoranza religiosa, ma non etnica, e non ci sono evidenze di persecuzione diretta dello Stato in questo periodo,[18] nonostante la crescente discriminazione del governo di Ioannis Metaxas verso le minoranze nazionali.

In seguito all'occupazione italiana del Regno di Albania, il governo fascista incoraggiò notevolmente il nazionalismo e l'espansionismo albanese e nel 1940 le rivendicazioni dei ciamuri furono usate dal governo italiano come pretesto per dichiarare guerra alla Grecia.[19][20][21]

Durante l'occupazione nazifascista della Grecia durante la seconda guerra mondiale (1941-1944), parte della comunità musulmana Cham collaborò con le forze italiane e tedesche, commettendo una serie di crimini di guerra.[22] Tuttavia, un'altra parte di Cham musulmani fornì appoggio militare alle forze di resistenza dell'esercito greco di liberazione popolare, mentre il resto erano civili non coinvolti nella guerra. Guidati da un ex ufficiale di Zervas, il colonnello Zotos, un gruppo paramilitare incontrollato greco di ex guerriglieri e uomini locali compì massacri. Nel peggiore massacro nella città di Filiates il 13 marzo 1945, tra 600 e 700 civili Cham vennero uccisi[23] Alla fine del conflitto, quasi tutti i Cham musulmani in Grecia vennero espulsi in Albania a causa o col pretesto di tali attività collaborazioniste.[24]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Sin dal Medioevo, la popolazione della Ciamuria era etnicamente mista e complessa, con il sovrapporsi delle identità albanese e greca, oltre che di diversi altri gruppi minoritari. Le informazioni sulla composizione etnica della regione nel corso dei secoli sono quasi completamente assenti, con la forte probabilità che non si adattasse ai "modelli nazionali" standard, come voluto dai movimenti rivoluzionari nazionalisti del XIX secolo.

Nei censimenti greci, i musulmani della regione venivano contati come albanesi. Secondo il censimento greco del 1913, 25 000 musulmani albanofoni vivevano all'epoca nella regione di Ciamuria che era albanese come lingua madre, su una popolazione totale di circa 60.000, mentre nel 1923 c'erano 20,319 Cham musulmani. Nel censimento greco del 1928, c'erano 17.008 musulmani albanofoni.[14]

gruppo di ciamurioti albanesi
abito tradizionale albanese della Ciamuria

L'unico censimento ad aver contato la popolazione ortodossa di etnia albanese della regione è stato il censimento italiano fascista del 1941,inaffidabile a fini storici[senza fonte]. Tale censimento rilevava che nella regione vivevano 54.000 albanesi, di cui 26.000 ortodossi e 28.000 musulmani, e 20.000 greci.[13] Dopo la guerra, secondo i censimenti greci che includevano i gruppi etnico-linguistici, i Cham musulmani erano 113 nel 1947 e 127 nel 1951.

Con l'eccezione della parte di Ciamuria che giace in Albania, l'area che comprende la Ciamuria è oggi abitata soprattutto da greci a causa dell'esodo Cham dopo la seconda guerra mondiale e la conseguente assimilazione dei Cham rimanenti. Il numero esatto di persone di etnia albanese ancora residenti nella regione della Ciamuria è incerta, dal momento che il governo greco non include categorie etniche e linguistiche in nessun censimento. Secondo l'autore filoalbanese[25][26] Miranda Vickers, i Cham ortodossi oggi sono circa 40.000.[27] La lingua albanese è ancora parlata da una minoranza di abitanti di Igoumenitsa.[28] Secondo Ethnologue, la lingua albanese è parlata come lingua madre da circa 10.000 albanesi dell'Epiro e nel villaggio di Lechovo, a Florina.[29] Secondo un sondaggio condotto nel 1994, la lingua albanese nella regione sta sparendo velocemente, perché non riceve alcun tipo di incoraggiamento[30] (la Grecia non ha firmato né ratificato la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie; lo stesso non ha fatto l'Albania).

Negli anni novanta i discendenti dei ciamurioti espulsi hanno rivendicato diritti sul possesso dei beni lasciati in Grecia e hanno manifestato la volontà di tornare nei territori d'origine. Il 10 gennaio 1991 venne fondata la National Political Association "Çamëria" (in albanese: Shoqëria Politike Atdhetare "Çamëria"), un'associazione che auspica il ritorno dei ciamurioti in Grecia e che rivendica il risarcimento dei beni lasciati nella regione. Tutte le rivendicazioni avanzate dai Cham sono state respinte dal governo greco poiché i ciamurioti avrebbero collaborato con gli occupanti nazifascisti durante la seconda guerra mondiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kretsi, Georgia.The Secret Past of the GreekAlbanian Borderlands. Cham Muslim Albanians: Perspectives on a Conflict over Historical Accountability and Current Rights in Ethnologica Balkanica, Vol. 6, p. 172.
  2. ^ Jahrbücher für Geschichte und Kultur Südosteuropas: JGKS, Volumes 4-5 Slavica Verlag, 2002.
  3. ^ a b Balkan Studies, Hetaireia Makedonikōn Spoudōn. Hidryma Meletōn Cheresonēsou tou Haimou, pubblicato dall'Institute for Balkan Studies, Society for Macedonian Studies nel 1976.
  4. ^ NGL Hammond, Epirus: the Geography, the Ancient Remains, the History and Topography of Epirus and Adjacent Areas, Published by Clarendon P., 1967, p. 31
  5. ^ Alexander (Ed.) Kazhdan, Oxford Dictionary of Byzantium, Oxford University Press, 1991, pp. 52–53, ISBN 978-0-19-504652-6.
  6. ^ John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans: A Critical Survey from the Late Twelfth Century to the Ottoman Conquest, University of Michigan Press, 1994, p. 320, ISBN 978-0-472-08260-5.
  7. ^ John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans: A Critical Survey from the Late Twelfth Century to the Ottoman Conquest, University of Michigan Press, 1994, pp. 349–350, ISBN 978-0-472-08260-5.
  8. ^ John Van Antwerp Fine, The Late Medieval Balkans: A Critical Survey from the Late Twelfth Century to the Ottoman Conquest, University of Michigan Press, 1994, pp. 350–357, 544, 563, ISBN 978-0-472-08260-5.
  9. ^ Survey of international affairs, By Arnold Joseph Toynbee, Veronica Marjorie Toynbee, Royal Institute of International Affairs. Published by Oxford University Press, 1958
  10. ^ Fleming, Katherine Elizabeth. The Muslim Bonaparte: Diplomacy and Orientalism in Ali Pasha's Greece. Princeton University Press, 1999, ISBN 0691001944, p. 59.
  11. ^ a b Barbara Jelavich. History of the Balkans: Eighteenth and nineteenth centuries. Cambridge University Press, 1983. ISBN 0521274583, 9780521274586
  12. ^ Fabbe, Kristin. "Defining Minorities and Identities - Religious Categorization and State-Making Strategies in Greece and Turkey". Presentation at: The Graduate Student Pre-Conference in Turkish and Turkic Studies, University of Washington, October 18, 2007.
  13. ^ a b Ktistakis, Yiorgos. "Τσάμηδες - Τσαμουριά. Η ιστορία και τα εγκλήματα τους" [Chams - Chameria. Their History and Crimes]
  14. ^ a b Dimitri Pentzopoulos, The Balkan Exchange of Minorities and Its Impact on Greece, C. Hurst & Co. Publishers, 2002, ISBN 1850656746, ISBN 9781850656746, p. 128
  15. ^ Onur Yildirim, Diplomacy and Displacement: Reconsidering the Turco-Greek Exchange of Populations, 1922-1934, CRC Press, 2006, ISBN 041597982X, ISBN 9780415979825, p.121
  16. ^ Drandakis, p. 405
  17. ^ Great Greek Encyclopedia, vol. 10, p.236
  18. ^ Roudometof, Victor (2002). Collective memory, national identity, and ethnic conflict: Greece, Bulgaria, and the Macedonian question. Greenwood Publishing Group. ISBN 978-0-275-97648-4. http://books.google.com/books?id=Xoww453NVQMC
  19. ^ Indro Montanelli Storia d'Italia vol VIII p. 332
  20. ^ Candeloro Storia dell'Italia moderna
  21. ^ L'esercito italiano nella campagna di Grecia
  22. ^ Meyer, Hermann Frank (2008) (in German). Blutiges Edelweiß: Die 1. Gebirgs-division im zweiten Weltkrieg [Bloodstained Edelweiss. The 1st Mountain-Division in WWII]. Ch. Links Verlag. ISBN 9783861534471. http://books.google.com/books?id=_Hpr-PK39UkC&dq=
  23. ^ Mark MazowerMazower, Mark. After The War Was Over: Reconstructing the Family, Nation and State in Greece, 1943-1960. Princeton University Press, 2000, ISBN 0691058423, pp. 25-26.
  24. ^ Victor Roudometof, Collective memory, national identity, and ethnic conflict. Greenwood Publishing Group, 2002. ISBN 9780275976484, p. 182 "also the Cham collaboration with Germans is a fact, not an accusation.
  25. ^ Brian D. Joseph. When languages collide: perspectives on language conflict, language competition, and language coexistence. Ohio State University Press, 2003. ISBN 9780814209134, p. 281
  26. ^ Jewish currents. 2000, p. 34.
  27. ^ Miranda Vickers, The Albanians: A Modern History, I.B.Tauris, 1999, ISBN 1860645410, 9781860645419
  28. ^ Vickers, Miranda and Petiffer, James. The Albanian Question. I.B. Tauris, 2007, ISBN 1860649742, p. 238.
  29. ^ Raymond G. Gordon, Raymond G. Gordon, Jr., Barbara F. Grimes, Summer Institute of Linguistics, Ethnologue: Languages of the World, SIL International, 2005, ISBN 155671159X, 9781556711596. Online version (http://www.ethnologue.com/show_language.asp?code=als)
  30. ^ Tom Winnifrith, Badlands, Borderlands: A History of Northern Epirus/Southern Albania, TDuckworth, 2002, University of Michigan, ISBN 0715632019, ISBN 9780715632017

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Albania at War, 1939-45, Bernd I. Fischer, p. 85. C. Hurst & Co, 1999
  • Historical Atlas of Central Europe, 2nd. ed. Paul Robert Magocsi. Seattle: U. of Washington Press, 2002.
  • Roudometof, Victor. Collective Memory, National Identity, and Ethnic Conflict: Greece, Bulgaria, and the Macedonian Question.
  • Clogg, Richard. A Concise History of Greece. Cambridge University Press, 2002.
  • Luca Micheletta La questione della Ciamuria e l'attacco italiano alla Grecia del 28 ottobre 1940 in Clio: rivista trimestrale di studi storici, ISSN 0391-6731, Vol. 40, Nº. 3, 2004, pag. 473-512

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