San Giorgio Albanese

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San Giorgio Albanese
comune
San Giorgio Albanese – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Mario Giorgio Scura (Impegno e Trasparenza - MBUZATI) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 39°34′00″N 16°27′00″E / 39.566667°N 16.45°E39.566667; 16.45 (San Giorgio Albanese)Coordinate: 39°34′00″N 16°27′00″E / 39.566667°N 16.45°E39.566667; 16.45 (San Giorgio Albanese)
Altitudine 420 m s.l.m.
Superficie 22,68 km²
Abitanti 1 553[1] (30-06-2012)
Densità 68,47 ab./km²
Frazioni Colucci, Palombara, Pantanello
Comuni confinanti Acri, Corigliano Calabro, San Cosmo Albanese, Vaccarizzo Albanese
Altre informazioni
Cod. postale 87060
Prefisso 0983
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078118
Cod. catastale H881
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Mbusaziotë in arbëreshë
Patrono san Giorgio Megalomartire
Giorno festivo 23 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Giorgio Albanese
Posizione del comune di San Giorgio Albanese all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di San Giorgio Albanese all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

San Giorgio Albanese (Mbuzati in arbëreshë) è un comune italiano di 1.553 abitanti in provincia di Cosenza, in Calabria.

Si trova sul versante settentrionale della Sila Greca, situato su un'altura, tra due valloni di fiumara. Tra i paesi albanesi (Arbëreshë) d'Italia, fondato alla fine del XV secolo da profughi albanesi, appartiene all'Eparchia di Lungro, e conserva la lingua arbëreshë, il rito bizantino e i costumi tradizionali. È chiamato "Mbuzat", dal nome del capo albanese che vi condusse i compatrioti di nome "Busa".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca medievale[modifica | modifica wikitesto]

La prima notizia di un villaggio chiamato San Giorgio (ovvero Sancto Jorio) - nel territorio della contea di Corigliano - risale all'epoca dei Normanni e la si ricava da un documento del 1104, riportato dall'abate Vincenzio d'Avino nel suo volume Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie del Regno delle Due Sicilie (Napoli, Ranucci, 1848). Ecco cosa scrive il d'Avino, citando un antico diploma (carta ruggeriana) proveniente dall'archivio del Patirion: "Il conte Ruggiero donava nel settembre dell'anno 1104, al monastero di Santa Maria Odegitria (Patirion) il casale di Santo Petro in Corigliano... e tre casali...detti Cefalino, Santo Jorio e Lacona (o Lacconi), con loro pertinenze, uomini, lavoratori e non lavoratori, montagne, pascoli, vigneti, giardini, mulini dei fiumi di Corigliano e di Cefalino, diritti e giurisdizioni". Come appare chiaro, al momento della donazione, questi casali erano attivi e coltivati già da tempo. Inoltre va sottolineato che il termine "casale" indicava un villaggio agricolo non fortificato che sorgeva nel territorio di un centro abitato più importante (in questo caso Corigliano). Lo stesso abate d'Avino cita poi un regesto del 1198, risalente a Papa Innocenzo III (1160-1216), nel quale vengono elencati i beni del Patirion fra cui figurano i casali di Crepacore, San Giorgio, Cefalino e Lacconi. Ora, sulla base della storia calabrese ed europea, possiamo immaginare che dal tempo dei Normanni in poi si ebbe un continuo sviluppo agricolo e demografico per i territori della importante abbazia del Patirion, nonché della contea di Corigliano.

Tale progresso ebbe, un arresto traumatico causato dalla grande peste del 1348, alla quale seguirono carestìe, altre epidemie e - per quanto riguarda la Calabria - continue guerre dinastiche e intestine. Il risultato fu una drastica diminuzione della popolazione (almeno un terzo) e l'abbandono di decine e decine di centri abitati, i cui territori ormai incolti divennero pascoli bradi e riserve di caccia. Fu questo il destino di casali come San Giorgio, almeno fino a quando - nel 1469/70 - giunsero dall'altra parte dell'Adriatico consistenti gruppi di famiglie albanesi che fuggivano davanti all'invasione turca.

Con l'assenso dell'Archimandrita del Patirion e con il benestare del Conte di Corigliano, Geronimo Sanseverino, gli Albanesi ripopolarono il casale di San Giorgio verso il 1469/70, usando per i primi decenni, come luogo per le loro funzioni religiose di rito greco, una chiesetta rurale preesistente e dedicata appunto a San Giorgio, protettore del paese. Gli Albanesi disboscarono (con il fuoco), dissodarono e resero produttivi quei territori ormai incolti da oltre 150 anni e per questo ebbero, nei primissimi anni, alcune esenzioni fiscali; ma in seguito dovettero far fronte a tutte le imposte sia a favore dei feudatari (ecclesiastici o laici) sia verso l'Amministrazione centrale regia. Infatti per i terreni loro concessi dal monastero del Patirion dovevano versare annualmente una "decima" del prodotto; per i terreni del conte di Corigliano pagavano dei censi (affitti) e all'amministrazione regia dovevano versare 5 carlini [= 1/2 ducato] all'anno per ogni nucleo familiare. Era, quest'ultima, l'imposta generale del Regno detta "testatico" o "focatico", che gli albanesi pagavano al 50%. Il regime economico-giuridico-sociale di quella piccola comunità era regolato dal diritto feudale, in base al quale il monastero del Patirion possedeva una parte dei terreni circostanti il paese e la giurisdizione delle cause civili; mentre il conte di Corigliano possedeva il resto dei territori e la giurisdizione della cause criminali. Ciò significava, in pratica, che il vero potere politico sugli abitanti di San Giorgio non era nelle mani dei monaci del Patirion ma in quelle dei potentissimi Sanseverino. A favore di questi ultimi, però, va detto che non erano solo degli arroganti e avidi padroni, ma si dimostrarono fra i più lungimiranti baroni del Regno di Napoli, tanto è vero che le comunità albanesi insediate nel loro Stato feudale calabrese (e furono la maggioranza) si sono rivelate in seguito quelle che meglio hanno conservato lingua e tradizioni. Questo perché i Sanseverino, pur sfruttando i loro vassalli albanesi come tutti i signori feudali, li protessero sempre dai pericoli e dalle ingerenze esterne.

San Giorgio Albanese nel '500[modifica | modifica wikitesto]

L'Amministrazione vicereale decise di fare un censimento specifico per i casali albanesi della Calabria Citeriore, e perciò nella primavera del 1543 i numeratori regi giunsero in paese e rilevarono 64 fuochi (ossia nuclei familiari) per un totale di 238 abitanti. Vero è che non bisogna dare eccessiva fiducia a tali rilevamenti fiscali - perché spesso molti degli abitanti fuggivano e si nascondevano per evitare il censimento - ma in ogni caso le cifre sono indicative di certi ordini di grandezza: all'epoca, quindi, gli abitanti di San Giorgio non dovevano comunque superare le poche centinaia di unità. I cognomi delle famiglie, registrati in quella occasione furono: Bardi, Bellizza, Buscia, Camideca, Campiscia, Cerriconi, Chinigò, Corchilan, Cucchia, Drames, Masci, Masi, Pangrati, Posito, Scandera, Scura, Stamati. Interessante notare che proprio dal cognome Buscia (ovvero Busa) deriverebbe il nome albanese di San Giorgio: "mbusat" o "mbusati", genitivo adoperato per indicare il "(paese) dei Busa" che all'origine doveva essere il clan familiare dominante della comunità. E non deve meravigliare la variazione Busa-Buscia, che corrisponde esattamente alla variazione Masi-Masci, dovute entrambe a problemi di pronuncia e di trascrizione da parte dei funzionari regi, i quali scrivevano in volgare calabro-italiano e non sapevano nulla della pronuncia albanese.

Il dominio dei Sanseverino- per certi aspetti protettivo, come si è visto - terminò con la morte del principe Nicolò Bernardino nel 1606 data dopo la quale, per ripianare i molti debiti dei Sanseverino, la contea di Corigliano e i suoi casali (compreso San Giorgio) vennero venduti per 315.000 ducati a un ricchissimo mercante genovese, Agostino Saluzzo, la cui famiglia avrà in feudo quei territori fino all'eversione della feudalità, avvenuta nel 1806 sotto il dominio napoleonico, anche se da più anni tutto il potere sul Casale era passato in mano alla famiglia Masci di Santa Sofia d'Epiro, che sul finire del XVIII secolo ne aveva acquistato l'enfiteusi perpetua. Nell'occasione della vendita la Corona Spagnola concesse al Saluzzo il titolo di Duca di Corigliano. Da quel momento la giurisdizione civile sui "vassalli" di San Giorgio appartiene, come nel passato, all'abate Commendatario del monastero di Santa Maria del Patire (Patirion) mentre la giurisdizione criminale passa ai Saluzzo, neoduchi di Corigliano.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 47 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 22 1,37%

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale costruita nel 1712, dedicata a San Giorgio Megalomartire, è in stile barocco. La chiesa, divisa in tre navate con capitelli laterali, ha un imponente torre campanaria a pianta quadrata cuspidata e una tipica cupola bizantineggiante, a cerchi concentrici di tegole.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Interessante è la Sala Consiliare del Comune di San Giorgio Albanese (Bashkia e Mbuzatit), dove si trovano maestosi dipinti del pittore albanese Petrit Ceno, dedicati alla venuta degli Albanesi in Italia.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Folclore e tradizioni popolari[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 aprile si festeggia San Giorgio (Shën Gjergji), patrono del paese. È la festa popolare e religiosa nella quale tutta la comunità albanese vi partecipa con devozione. Singolare e divertente è la tradizionale "asta dei galli", durante i festeggiamenti. Si concorre alla migliore offerta da lasciare al Santo Patrono.

Costume[modifica | modifica wikitesto]

A San Giorgio Albanese rimane vivo, in particolari festività religiose, l'uso dei costumi tradizionali albanesi. Il costume tradizionale di San Giorgio Albanese si distingue da altre comunità Arbëreshë per la "pandera", originale cinturino. Molto ricercate e di ampia dimensione i ricami, di solito floreali, del grembiulino. Gonna rossa bordata di verde e corpetto nero compongono, assieme al grembiule, il vestito di ogni giorno, che ha nel merletto un tocco di alta femminilità. La festa delle nozze (martesia) è altrettanto suggestiva: mentre le amiche della sposa provvedono a sistemare il variopinto abito nuziale, due cori con voci alterne mettono in guardia la sposa dalle insidie che potrà trovare sul suo cammino, pregandola di tollerare una suocera troppo invadente o le gelosie dei parenti (gjirìa). Quando ella è pronta, arriva il futuro marito (dhëndurri). Ci si reca quindi in chiesa dove ha luogo il cerimoniale più suggestivo e sacro: il pàpas, il sacerdote di rito greco-bizantino, offre del vino agli sposi in un bicchiere, che poi viene frantumato a terra; per tre volte pone e ripone sulle loro teste delle corone di fiori (kurorët me lule) incrociandole alternativamente, quindi offre il lembo della stola e, insieme, girano per tre volte intorno all’altare. La cerimonia si chiude in un tripudio in festa, in cui si alternano, anche con i costumi tradizionali di San Giorgio Albanese, balli e canti albanesi.

Persone legate a San Giorgio Albanese[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di San Giorgio Albanese (Bashkia e Mbuzatis) è gemellata storicamente con altri comuni arbëresh di Calabria e d'Italia. È gemellata inoltre con la città di Crescentino (VC).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2012.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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