Barile (Italia)

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Barile
comune
(IT) Barile
(AAE) Barilli
Barile – Stemma
Barile – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Antonio Murano (lista civica Barile #Rinnoviamoinsieme) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 40°57′00″N 15°40′00″E / 40.95°N 15.666667°E40.95; 15.666667 (Barile)Coordinate: 40°57′00″N 15°40′00″E / 40.95°N 15.666667°E40.95; 15.666667 (Barile)
Altitudine 664 m s.l.m.
Superficie 24,13 km²
Abitanti 2 872[1] (30-09-2012)
Densità 119,02 ab./km²
Comuni confinanti Ginestra, Rapolla, Rionero in Vulture, Ripacandida, Venosa
Altre informazioni
Cod. postale 85022
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076011
Cod. catastale A666
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti barilesi (in arbëreshë: barliotë)
Patrono Madonna di Costantinopoli
Giorno festivo 9 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Barile
Posizione del comune di Barile all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Barile all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Barile (Barilli in arbëreshë, Barìle in dialetto lucano[2]) è un comune italiano di 2.872 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata.

È un paese di origine greco-albanese della Basilicata, insieme a Ginestra, Maschito, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese, che conserva ancora le tradizioni etno-linguistiche arbëreshë. Da oltre cinque secoli conserva l'uso corrente della Lingua arbëreshë e, assieme, la consapevolezza critica della propria identità etnica e culturale. Feudo prima dei Caracciolo e dopo dei Carafa, mantenne il rito greco-bizantino fino al XVII secolo. È parte integrante dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio e dell'Associazione Nazionale Città del Vino.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Barile sorge a 664 m s.l.m., su due colline tufacee separate da un burrone, nella parte settentrionale della provincia, nel Vulture.

Confina con i comuni di: Rionero in Vulture (3 km), Ginestra e Rapolla (7 km), Ripacandida (12 km), Venosa (16 km). Dista circa 51 chilometri a nord da Potenza e 107 chilometri dall'altra provincia lucana Matera.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Non si conosce con esattezza l'origine del nome del comune. Alcuni ritengono che derivi da Barrale o Barelium, termine che indicava i dazi sui greggi. Altri credono che venga dai barili di legno, usati per conservare il famoso vino coltivato nella zona (Aglianico del Vulture). A dimostrazione di ciò è il suo stemma, che illustra un barile fra due alberi d'abete e un grappolo d'uva. La zona di Barile fu popolata in tempi antichi da una colonia di greci, che però abbandonò in seguito il luogo.

Il casale di Barile esisteva al tempo di Roberto d'Angiò, all'inizio del XIV secolo, com'è testimoniato da un documento del 1332 che parla dei due casali di Barile e di Rionero in Vulture. Il vescovo di Rapolla decise di far popolare Barile da gente straniera al Regno, avendo come privilegio l'esenzione dei tributi fiscali per un decennio.

Il casale fu realmente fondato e crebbe dal XIV al XVII secolo a seguito dell'immigrazione di quattro colonie di greci-albanesi, che portarono con sé i loro usi, cultura e il culto religioso. Dopo la caduta di Scutari nel 1477 e, dopo la caduta della fortezza di Corone, città albanese della Morea, nel 1532, la regione del Vulture venne popolata dalle ondate di gruppi di albanesi che fuggivano dalle invasioni turche. Questa e ricordata nella storia delle colonie albanesi come la quinta migrazione e risale agli anni 1533-1534.

La prima colonia greco-albanese, detti "Arbëreshë", arrivò nella zona probabilmente nel 1477 e fu soprannominata dalle popolazioni locali colonia di Clefiti. La seconda colonia, definita dei "Coronei" perché provenienti da Corone, arrivò intorno al 1534, dato che la loro città di origine fu abbandonata a seguito di una pestilenza. La seconda ondata di profughi si stanziò sulla stessa collina scelta dagli Arbëreshe precedenti.

La terza colonia giunse nel 1597 ed era composta da, approssimativamente, trenta famiglie di Coronei provenienti da Melfi, stanziatisi a Barile dopo numerose ostilità con la popolazione melfitana, mentre la quarta colonia arrivò all'incirca nel 1675, quella dei "Mainotti", così chiamata perché provenienti da Laconia e da Maina, l'antica Leuctra. Furono chiamati anche "Camiciotti", per via della camicia nera che indossavano.

Nell'anno 1664, la popolazione di Maida in Albania, dopo una ribellione ferocemente domata dai turchi, migrerà verso Barile già popolata da albanesi dando vita alla sesta migrazione. Feudo prima dei Caracciolo e dopo dei Carafa, mantenne il rito greco fino al XVII secolo, anche se conserva ancora alcuni riti di origine ortodossa e costumanze albanesi d'origine.

Nel 1861 il paese divenne parte integrante del brigantaggio lucano, avendo come personaggi di spicco Michele Volonnino e Caporal Teodoro, uomini fedeli a Carmine Crocco che si opposero al governo sabaudo di Vittorio Emanuele II che si era da poco insediato. Il 23 luglio 1930, Barile (come tutta l'area del Vulture) venne danneggiata da un forte terremoto (terremoto del Vulture), che colpì le province di Avellino e Potenza.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico con le sue caratteristiche strade è una delle mete di Barile. Archi, portali, strade lastricate in pietra caratterizzano molto il paese. Importante è la Fontana dello Steccato, con le sue figure apotropaiche.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Madonna di Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Madonna di Costantinopoli

La chiesa della Madonna di Costantinopoli (protettrice di Barile) fu probabilmente costruita nella metà del XVII secolo. Secondo la tradizione, la Madonna indicò ad un contadino mentre sognava il luogo dove scavando avrebbe trovato dipinto sul tufo la sua immagine. L'edificio conserva un affresco murale della Madonna, in stile bizantino del XIV secolo.

Alla protettrice della città è dedicata anche la Chiesa Madre, ove si trova invece un dipinto bizantino del XV secolo, che rappresenta la Madonna di Costantinopoli ed una tela del XVII secolo, raffigurante la Madonna trafitta da sette stilette.

Chiesa di Sant'Attanasio e San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Attanasio e San Rocco

La chiesa di Sant'Attanasio e San Rocco fu costruita probabilmente nel 1640, come risulta dal quadro addosso alla volta soprastante la volta maggiore. Fu costruita sotto la vigilanza del signor Raffaele Daniele, il più anziano della Confraternita. I terremoti del 1931 e del 1980 procurarono ulteriori danni alla struttura, più volte restaurata.

All'interno della chiesa si conservano quattro dipinti del 1640 di scuola napoletana. Una tela di scuola napoletana, raffigurante la Madonna del Carmine, realizzata sul finire del Settecento è conservata nella chiesa dell'ex convento dei carmelitani di Santa Maria del Carmine.

Chiesa di San Nicola[modifica | modifica wikitesto]

Fontana dello Steccato

Nella chiesa di San Nicola è custodita una tela, raffigurante l'annunciazione, del 1464 ed un altro dipinto del pittore Girolamo Bresciano del Seicento. Nella piazza della città si trova la fontana dello Steccato, costruita nel 1713.

Il monumento raffigura tre teste con figure apotropaiche che, secondo la stessa etimologia, dovevano tenere lontane dalla fontana influenze magiche e maligne. Nella parte superiore è visibile uno stemma ove è scolpita la Madonna di Costantinopoli con il Bambinello.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo De Rosa
  • Palazzo Caracciolo
  • Palazzo Frusci
  • Palazzo Piacentini (con stemma cinquecentesco)
  • Palazzo Bozza

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Sheshë[modifica | modifica wikitesto]

Sheshë

A nord-est del paese, alle spalle delle cantine, c'è il "Sheshë", un massiccio collinare caratterizzato da una miriade di grotte scavate nel tufo ed adibite, nel passato ed oggi in misura minore, a depositi per la custodia del vino. A valorizzare lo scenario dello Sheshë fu Pier Paolo Pasolini nel 1964. Il regista e scrittore girò qui alcune scene del film Il Vangelo secondo Matteo sullo sfondo naturale delle cantine, probabilmente ispirato dall'aspetto geofisico del paesaggio lucano e di Barile in particolare, forse simile per molti aspetti a quello palestinese o da analogie di carattere socio-economico e psicologico.

Pasolini girò proprio in questi luoghi e particolarmente nelle grotte scavate nel tufo della collina, che furono le prime abitazioni degli esuli albanesi in fuga dal dominio ottomano. Nel mese d'agosto si svolge tra queste Cantine un evento culturale dal nome "Cantinando Wine & art", in cui varie forme d'arte come musica, pittura, cinema, scultura si incontrano con l'Aglianico e diversi prodotti gastronomici tipici della zona.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 133 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Albania Albania 77 2,55%

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Feste[modifica | modifica wikitesto]

  • 19 marzo - Festa di San Giuseppe
  • Venerdì Santo - Via Crucis con personaggi viventi.
  • 13 giugno - Festa Patronale della Madonna di Costantinopoli
  • 13 giugno - Festa di Sant'Antonio nella Parrocchia di San Nicola Vescovo.
  • 15 giugno - Benedizione del pane e degli animali domestici davanti alla Chiesa dei SS. Attanasio e Rocco
  • 24 giugno- Battesimo delle bambole
  • 29 giugno - Festa in onore di S. Pietro e Paolo (R. Stazione)
  • 16 luglio - Festa in onore della Madonna del Carmine (R. Convento)
  • 15/16 agosto - Festa dell'Assunta e di S. Rocco
  • 17, 18, 19 agosto - Cantinando
  • 24 dicembre - Presepe vivente
La settimana Santa (Venerdì Santo)

La Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, con un corteo che si snoda per cinque chilometri, capeggiato da tre centurioni a cavallo e da tre bambine vestite di bianco simboleggianti le tre Marie; seguono una ragazza vestita in nero che reca lo stendardo con i segni della passione di Cristo e trentatré bambine vestite di nero. Barile ogni anno rivive la sua grande giornata, merito di una tradizione secolare che vede nella cittadina la perpetuazione di una manifestazione religiosa del calvario e morte di Cristo. Accanto alle drammatiche scene di dolore e di pianto, a fianco a personaggi che conservano fedelmente le descrizioni bibliche, convivono elementi originali, dove la realtà storica concede il passo alla fantasia popolare. Pare che il primo a creare la manifestazione sia stato tanti secoli fa un sacrestano della Chiesa Madre. Per arricchire la Via Crucis, si adoperò con pochi mezzi e rudimentali costumi a rappresentare le scene del dramma. Da allora Barile vive la sua grande giornata della Settimana Santa. La partecipazione popolare è vivissima sia nella fase preparatoria, perché gente di ogni età e di ogni ceto sociale offre il proprio contributo materiale (gioielli, oggetti della passione) che in quella conclusiva, quando la massa osserva silenziosa e mesta la grande scena che si svolge sotto il suo sguardo. Sono interessate circa 126 persone, quindi 25 gruppi di personaggi percorrono per quattro ore le vie del paese. Il corteo si chiude con la presenza delle statue del Cristo Morto e dell'Addolorata, preceduti dal sacerdote che invita i fedeli alla preghiera ed alla meditazione dei misteri. Tutto il paese rivive la sua vicenda umana e religiosa con orgoglio e passione. Oltre ad essere fedeli alla tradizione, si tratta soprattutto di una manifestazione che rinnova la fede e il grande mistero di Cristo. Nella rievocazione della passione di Cristo, motivo di grande significato è l'oro che copre i simboli e riveste i personaggi della sacra rappresentazione. Sembra che si vogliano rappresentare statue piuttosto che figure in carne e ossa, o meglio le raffigurazioni ieratiche e quasi inespressive oltre che coperte di oro, proprie dell'arte bizantina. È l'oro, infatti, il motivo ricorrente della manifestazione: l'oro che copre le croci e gli abiti bianchi delle "tre Marie", bimbe che simboleggiano purezza e innocenza, le braccia impastate della Veronica, impreziosisce le dita dei sacerdoti del Sinedrio. Ma, soprattutto, "veste" la zingara, personaggio singolare che, secondo la tradizione popolare, ha acquistato i chiodi per la crocifissione. Zingara e Moro, altro personaggio, simbolo rappresentativo del male, sono fra i pochi personaggi che si muovono nel corso della processione, ostentando indifferenza e persino allegria nel generale clima di tragedia.

Da Natale in poi la ragazza di Barile che interpreterà la zingara, di solito una bella bruna prosperosa, riunisce gli ori delle famiglie del paese. Con i dieci chili di splendidi ori antichi che così raccoglie, la zingara "costruisce" un corpetto ricchissimo, e ancora se ne riempie le dita e le braccia, i capelli e il collo e, ridendo sfacciata, ancheggiando sfrontata davanti all'Ecce Homo insanguinato, regala alla gente ceci e confetti, estraendoli da un cestino rosso-lussuria in cui occhieggiano, sinistri, i chiodi della crocifissione. Malvagità e bellezza, empietà e ostentazione, sensualità e arroganza si identificano in una rappresentazione fisica, femminile, del male. Ma è difficile non leggere in questo gusto opulento dell'oro anche le tracce del passato orientale, dei fulgori da chiesa ortodossa ancora vicini al popolo albanese la cui patrona è, dai tempi della diaspora, la Madonna di Costantinopoli.

Persone legate a Barile[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Barile è stata scelta come ambientazione dei film:

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Prodotti tipici[modifica | modifica wikitesto]

Barile è rinomata per la produzione dell'Aglianico del Vulture, vino molto pregiato e conosciuto a livello nazionale, prodotto in quasi tutta l'area del Vulture. Il comune ha ospitato due sagre dedicate a questo vino: l'Aglianica, legata alla degustazione di questo vino e di altri prodotti tipici locali e il già citato Cantinando. Altro prodotto da menzionare è l'olio (Olio del Vulture) che ha ottenuto il riconoscimento DOP nel 2005. Tipici della zona sono anche i funghi tartufati sott'olio e le castagne del Vulture.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Registro Testamento Biologico[modifica | modifica wikitesto]

Barile è il primo comune Lucano ad aver istituito il Registro dei Testamenti Biologici. Il Comune, primo ed unico Comune in Basilicata a garantire tale diritto, consente l'archiviazione delle dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari espresse dai cittadini. L'iniziativa è stata realizzata con la collaborazione dell'Associazione Luca Coscioni[4].

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Barile è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il calcio, sport principale del comune, è rappresentato dall'associazione "U.S. Barile", fondata nel 1982, che ha militato in promozione nel 1994. L'"U.S. Barile" entrerà a far parte del gruppo "I Ragazzi del Toro", dove vengono associate tutte le scuole affiliate alla società sportiva Torino Calcio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2012.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 63.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Registro del testamento biologico nel Comune di Barile(PZ): servizio del TGR Basilicata nella rubrica "Il Settimanale" (19/2/2010) | Associazione Luca Coscioni
  5. ^ www.melfilive.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV, Basilicata Atlante Turistico, Istituto Geografico De Agostini, 2006.
  • Nicola Fuccilo, Barile nella storia dei suoi documenti, Litostampa Ottaviano, 1981.
  • Luciano de Rosa - Breve profilo storico di Nicola de Rosa, Arti Grafiche Vultur, 2011
  • Angelo Bozza - Il Vulture e La Lucania, Tipografia T. Ercolani Rionero in Vulture, 1889

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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