Ripacandida

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Ripacandida
comune
Ripacandida – Stemma Ripacandida – Bandiera
Ripacandida – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Sindaco Vito Antonio Remollino (Rinnoviamo Ripacandida - PD - SEL) dal 15/04/2008
Territorio
Coordinate 40°54′46″N 15°43′32″E / 40.91278°N 15.72556°E / 40.91278; 15.72556 (Ripacandida)Coordinate: 40°54′46″N 15°43′32″E / 40.91278°N 15.72556°E / 40.91278; 15.72556 (Ripacandida)
Altitudine 620 m s.l.m.
Superficie 33,22 km²
Abitanti 1 733[1] (09-10-2011)
Densità 52,17 ab./km²
Frazioni Cappa Bianca, Frascolla, Serra San Francesco[2], Solagna della Noce
Comuni confinanti Atella, Barile, Filiano, Forenza, Ginestra, Rionero in Vulture
Altre informazioni
Cod. postale 85020
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076067
Cod. catastale H312
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 2 036 GG[3]
Nome abitanti ripacandidesi
Patrono Patrono san Donato d'Arezzo; compatroni: san Donatello, san Laverio, san Mariano, san Biagio
Giorno festivo 5, 6, 7, 17 agosto
Localizzazione
Ripacandida è posizionata in Italia
Ripacandida
Posizione del comune di Ripacandida all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Ripacandida all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale
« Nei miei libri racconto il passato a titolo d'esempio, perché torni l'orologiaio, il panettiere, il calzolaio e lo scalpellino. Solo così il paese potrà rivivere ritrovando speranza nel futuro. »
(Carlo Bisaccia, Ripacandida Pubblico Giardino, quarta di copertina, 2003.)

Ripacandida (IPA: [ripaˈkandida][4], Candida Latinorum, Castrum Ripae Candidae, Ripacandidae in latino, ['rubbuäcännë] nel dialetto locale) è un comune italiano di 1 733 abitanti[1] della provincia lucana di Potenza.

Indice

Archeologia [modifica]

I motivi figurati che riportano al pensiero di Pitagora, li troviamo tra le produzioni più particolari di una bottega di ceramisti del V secolo a.C. a Ripacandida. Dallo studio delle necropoli, VII-V secolo a.C. sappiamo che l'insediamento appartiene ad un centro di cultura nord-lucana. È situato in prossimità di una fiumara affluente dell'Ofanto e si sviluppa sulla sommità e sui terrazzi lungo le pendici della collina. Nel centro si impiantarono botteghe ceramiche specializzate nella produzione di vasi a decorazione subgeometrica, o con motivi decorativi complessi, tra cui compare la figura umana.

Su una brocca, rinvenuta in una sepoltura femminile del V secolo a.C., è rappresentata una sfera che racchiude un fulmine e sulla quale vi è una figura umana stilizzata in lutto attorniata da sette stelle, ora al Museo archeologico nazionale del Melfese. Tale scena si riconduce alle dottrine filosofiche di Pitagora, che nello stesso periodo aveva impiantato una scuola a Metaponto e che annoverava tra i suoi discepoli alcune figure aristocratiche dei territori interni della Basilicata antica. Dall'osservazione attenta di due linee curve speculari disegnate sul reperto, un recente studio scientifico (G. Pastore, 2010) ha rivelato che rappresentano la traiettoria della caduta disastrosa di un grande meteorite nella Grecia orientale, avvenuta nello stesso periodo di datazione della brocchetta e ricordata da Aristotele e da Plinio il Vecchio. Da cui le conclusioni: la visione sferica dell'universo da parte dei pitagorici; la prova della caduta di un grande meteorite; la traiettoria iperbolica dello stesso; la provenienza del meteorite dallo spazio siderale in antitesi con le posteriori dottrine astronomiche di Aristotele e Newton[5].

L'abitato antico di Ripacandida si organizza per nuclei sparsi di abitato alternati a spazi vuoti e a sepolture. Da segnalare, sempre in una sepoltura femminile, dei fermatrecce molto elaborati, formati da un doppio filo avvolto in più spire e rinvenuti solo in alcuni corredi della Basilicata interna. Resti di un acquedotto romano sono visibili nei pressi della fiumara.

Geografia [modifica]

Ripacandida si presenta come un lindo paesino abbarbicato sulla rupe da cui domina le ampie vallate che la circondano, fatto di case bianche di calce. Sorge su una delle tante colline della zona del Vulture, l'ampia regione che si stende a sud del fiume Ofanto (che costituisce il confine naturale settentrionale della Basilicata), regione di radicate origini storiche che prende il nome di melfese. Essa si estende lungo le pendici del massiccio vulcanico del Monte Vulture e costituisce una vasta sottozona della regione lucana, caratterizzata dalla coltivazione e produzione delle uve "Aglianico", che danno il nome ad uno dei vini tipici regionali più rinomati ed apprezzati, l'Aglianico del Vulture, appunto. Dalla rupe su cui Ripacandida sorge è possibile godere di paesaggi a perdita d'occhio, e per tutto il Corso principale si vede perfettamente il Monte Vulture e la Valle di Vitalba.

Il punto più basso del territorio comunale di Ripacandida corrisponde a un tratto della fiumara, a circa 580 m s.l.m.. Il più alto, invece, è proprio il punto dove sorge il Casone nel bosco, a 738 m s.l.m. Per il centro abitato, il punto più basso corrisponde alle ultime villette di Via Suor Maria di Gesù, a 610 m s.l.m., mentre quello più alto è la zona di Piazza del Popolo, esattamente la Chiesa Madre, a 626 m s.l.m. La casa comunale sorge a 624 metri, l'ex municipio a 620 m s.l.m. La frazione di Serra San Francesco si trova a circa 660 m s.l.m.

Ripacandida è, con 620 m s.l.m., è il 74º comune della Basilicata per altezza, il 68º a livello provinciale[6]; inoltre, è, con 33,22 km², il 104º comune della Basilicata per superficie[7], e 76º a livello provinciale[8] Classificazione sismica: zona 1 (sismicità alta)

Clima [modifica]

La stazione meteorologica più vicina è quella di Lavello. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,8 ºC, mentre quella dei mesi più caldi, luglio e agosto, è di +25,2 ºC[9].


LAVELLO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 9,5 11,7 14,1 18,3 22,7 28,0 30,9 30,9 26,8 20,6 15,5 12,0 11,1 18,4 29,9 21 20,1
T. min. mediaC) 4,0 5,0 6,6 9,5 13,0 17,1 19,6 19,5 17,1 13,3 9,6 6,7 5,2 9,7 18,7 13,3 11,8

Storia [modifica]

Le origini del nome

Il toponimo Ripacandida, è incerto e il nome del paese è sempre cambiato nel tempo. Il primo toponimo conosciuto è quello del centro abitato sorto nel V secolo su un precedente sito preromano, "Ripiam Candidam", ma ancora più precedentemente, Ripacandida si chiamava solamente "Candida" o , più probabilmente, "Candida Latina", che fu successivamente latinizzata dalle famiglie Calandra e Baffari in "Candida Latinorum" o "Candida Lathinorum". Successivamente, nel periodo angioino, il nome era "Castrum Ripe Candide" , ma in alcune ordinanze degli angioini, il centro era citato come "Castrum Ripǣ Candidǣ". Nel 1283 pare che, sotto il dominio di Lorenzo Lufolo, Ripacandida si sarebbe chiamata "Ripǣcandidǣ" o "Ripǣ Candidǣ", e avrebbe tolto il prefisso "Castrum". Il toponimo "Ripacandida" pare sia stato formato nel 1826 sotto Nicola Chiari, o con l'Unità d'Italia, perché il paese era stato chiamato da sempre in dialetto, cioè, "Rubbuacann".

L'indagine archeologica degli anni 1977-1980 data l'antichità di Ripacandida al VII secolo a.C., ma già alla fine del XIX secolo lo storico lucano Michele Lacava rinveniva alcune grotte di epoca archeolitica e pavimenti mosaici alle falde di Ripacandida. Gli storici greci (Aristotele - Timeo di Tauromenio - Antioco da Siracusa) citano con il nome "Enotria" l'odierna Basilicata. Dalla Geografia di Strabone apprendiamo che "prima dell'arrivo dei greci sulle coste ioniche, in Basilicata, vi erano Choni ed Enotri". Gli enotri secondo Dionigi di Alicarnasso discendono da Enotro, il mitico eroe proveniente dall'Arcadia che arrivò intorno al 1800 a.C., soggiogò gli indigeni ed impianto la coltivazione della vite. Il suo successore Italo trasformò in agricoltori i pastori nomadi, istituendo i "sissizi". Successivamente la regione fu occupata dai Sanniti, popolazioni Osco-sabelliche da cui discendono i Lucani. Essi discendevano dalle montagne del Sannio e in varie ondate occuparono la penisola. Praticavano la "primavera sacra": quando la popolazione cresceva un gruppo di giovani sceglieva un simbolo (Totem) e partiva in cerca di nuove terre. Era un popolo di fieri guerrieri, così potente da impegnare l'esercito romano per cinquant'anni. Roma subì l'onta della sconfitta alle "Forche Caudine", per poi riorganizzare l'esercito ed annientare i sanniti. La romanizzazione della regione inizia con il trasferimento di 20 000 coloni: nasce la vicina Venusia, nel 291 a.C. Dai sanniti discendono molte altre etnie: Irpini, Caudini, Bruzi ecc. Plinio il vecchio ribadisce-Dal Sele, comincia la III regione: la terra dei Lucani e dei Bruzi; detta -Grande Lucania, in seguito ridotta dalla scissione dei bruzi con capitale Cosenza. La società lucana è organizzata in tribù, ognuna con un proprio capo i "Meddices" che sono eletti annualmente. Tutti sono tenuti a partecipare alla vita della comunità, tutto è diviso equamente. Legati da un vincolo federativo, in caso di guerra, eleggono, un capo il "basileus". L'antico abitato di Ripacandida era collegato al sito più importante di Serra di Vaglio (Vaglio di Basilicata) a pochi chilometri da Potenza. Dopo la conquista e la distruzione delle città e della capitale lucana, i romani istituiscono le colonie di Pontentia, Turi, Eraclea, Grumentum; la Lucania stretta d'assedio diventa territorio romano. I lucani attraverso i fiumi: Basento, Bradano, Agri e Sinni commerciavano con le città greche Metaponto, Siris, Heraclea, Pandosia, Turi. Il Sele e l'Ofanto permettevano l'accesso ai due versanti: adriatico e tirrenico; e alle città greche di Elea e Poseidonia che con l'occupazione dei lucani diverrà Paestum. Unica regione della Magna Grecia ad avere nel suo interno, due scuole filosofiche: ad Elea (Velia), e Metaponto. La scuola eleatica fondata da Senofane, avendo carattere aristocratico, non permetteva l'accesso ai lucani; in tempi diversi, operarono Parmenide, Zenone, Empedocle, e Melisso da Samo. La pitagorica a Metataponto aveva anche carattere religioso, mistico, permetteva l'insegnamento anche al popolo. Forte fu l'influenza dei pitagorici, sugli antichi montanari della Lucania, formando i giovani lucani, fra loro erano ammesse anche le donne.

Con la morte di Pitagora (470 a.C.) la scuola continuò sino al 250 a.C.: Ocello Lucano, Ocylo, Polo, la bella Bindaice ed Esera sono alcuni allievi della scuola che hanno lasciato testi in lingua greco-dorica. Nell'idioma dialettale(vera isola linguistica nel circondario) ritroviamo la radice osca con molti vocaboli di origine greca. La tradizione orale afferma che la città fu edificata dai romani con il nome di "Candida Latinorum" (resti di acquedotto romano). Secondo alcuni studiosi il nome è dato dal colore bianco del colle. L'abitato moderno risale al tempo delle invasioni gotiche, quando gli abitanti dalla valle si trasferiscono sul colle, e costruiscono le loro case intorno al tempio dedicato a Giove (castello attuale- Chiesa Madre). I longobardi la fortificano con mura inframmezzate da torri. Subendo le varie dominazioni arriviamo alle prime fonti scritte del XI-XII sec. La bolla papale di Eugenio III (1152) decreta la costruzione delle chiese di San Donato (l'unica ancora esistente), San Pietro, San Zaccaria, San Gregorio. Partecipa alla prima crociata. Ed è iscritta nel catalogo dei Baroni con i suoi tredici nobili, con a capo il feudatario Ruggero Marescalco, per partecipare alla III crociata, quella di Guglielmo il Buono(1188-1198). A Roberto di Ripacandida Federico II incarica di custodire alcuni prigionieri lombardi, la zona sarà chiamata in seguito Massa Lombarda(l'odierna Ginestra). Cambia numerosi feudatari, Caracciolo, Grimaldi di Monaco, Boccapianola, Tironi, l'ultimo padrone è il duca Mazzacara(1806). Una prima colonia di profughi albanesi nel 1482 viene ospitata in una zona periferica chiamata Cantone e successivamente trasferita a Massa Lombarda. Il 5 ottobre 1571 partecipa alla vittoriosa battaglia di Lepanto con un folto numero di cittadini fra i quali GianLorenzo Lioy, era questo il periodo in cui il feudo apparteneva ai Grimaldi Principi di Monaco Marchesi di Campagna e Signori di Ripacandida dal 1532 al 1641[10].. Tra cinquecento e settecento è sede di uno studio di Teologia. Nell'aprile del 1861, si schierò con i briganti capeggiati da Carmine Crocco, in quell'occasione ci fu la prima vittima:il capitano della guardia nazionale Michele Anastasia. Ebbe anche feroci briganti Turtora, Di Biase, Larotonda. Alla fine dell'Ottocento inizia il fenomeno dell'emigrazione: si abbandona la terra in cerca di un futuro più dignitoso. Negli USA, precisamente nello stato dell'Illinois, vi è una cittadina di nome Blue Island costituita da immigrati ripacandidesi. Nel ricordo delle loro tradizioni, festeggiano San Donato vescovo di Arezzo. Negli anni ottanta del novecento a Ripacandida visse per alcuni anni il professore Thomas Hauschild, dell' universita' di Tubingen. Esamino' la vita nel piccolo centro, nella ricerca di uno studio sulla magia e religione, quando ancora nel paese operavano diverse persone che esercitavano la magia. In seguito pubblico il volume, in lingua tedesca, Magie und Macht in Italien. Uber Frauenzauber, kircher und Politik. ( IL potere della magia in Italia. La chiesa e la politica di fronte all' affascinazione femminile.) Il premio Nobel per la fisica nel 1997 viene assegnato a William Donato Phillips, figlio di una ripacandidese immigrata negli USA nel 1920.

Simboli [modifica]

Stemma [modifica]

Stemma di Ripacandida
Gonfalone di Ripacandida

D’azzurro chiaro, al leone d’oro, lampassato di rosso, cimato dalla corona ducale, d’oro, posta in sbarra abbassata, e sostenuto dalla catena montuosa del Vulture, di sette cime, di verde boscato al naturale, poco elevate e poste 4-3, il tutto movente dalla punta a dai fianchi dello scudo accartocciato. Ornamenti esteriori da comune

Gonfalone [modifica]

Drappo d’azzurro, leggermente appuntato, riccamente ornato di ricami d’argento, caricato dello stemmo Comunale, recante in capo la iscrizione centrata in argento della denominazione del Comune (scritta convessa verso l’alto in tutte lettere maiuscole). Contornato a destra da una fronda d'alloro fogliata al naturale fruttifera di rosso; a sinistra da una fronda di quercia fogliata e ghiandifera al naturale, decussati sotto la punta dello scudo e annodati da un nastro tricolorato. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto del colore del drappo con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento
Deliberazione del Consiglio Comunale nº 26 del 27 settembre 2010[11]

Vocaboli del dialetto di origine greca [modifica]

Abbrucato da Braccos: raucedine; Airale: crivello che si usa per mondare il grano da Aireo: io scelgo; Alerta: stare in piedi da Aertao: io innalzo; Arrampaggio: rapina con violenza da Arpaghe: rapina; Ammannare da Amenenoo: presto indebolisce; Arrappato: corrugato, da Rapto, io rattoppo; Arrociliare: avvolgere da Kuleo: volgo o raggiro; Ascimo: pane non fermentato; Atta'ne: Tata- padre: da Atta: pater; Buttero: giovane bifolco da Boter: pastore; Cacone: buca profonda da Kao: apertura; Calanca: frana da Kala-Ekalaca: lasciar cadere; Calandra: l'allodola da Akalantis; Kalavroje: scaravaggio daKarabos; Calamastra: arnese di ferro appeso al focolare, Karuso: taglio di capelli da Keiro : io taglio; Kataratta: botola da Kata: in giù; Cattara: capperi! da Katara; Centrino: colore giallo da Kitria il cedro; Kiatto: grosso e grasso;Cozzetto: occipite da Kotida; Cuclo: focaccia da Kuklos:circolo, Enchire: empire da Egketo: infondere; Enmo: luogo deserto: da Eremos- deserto; Fomiero: letame; Forra: acqua che si versa; Ingegnare: cominciare ad usare; Isc'i: voce del mulattirer; Lagana: Lasagna; Langella: vaso di acqua; Maca'ri Dio! esclamazione; Mara me!(cattivo augurio); Maruca: lumaca; Matreia: matrigna; Mattoli: involto; Menare: gettare da Amuno: respingere; Mischino: piccolo; Mollica: midollo di pane; Montone: mucchio; Morra di pecore: branco di pecore; Musco: omero del corpo; Pazziare: scherzare da Pazio: giuocare; Pernecocca: albicocca; Pizzo: estremità; Pruna: albero del prugno; Quatrala: giovinetta nubile da Kore: fanciulla e Talis-donzella; Racana: stoffa scadende; Radica; radice; Ranfe: artigli degli animali; Rasco-rascare: graffiare; Rosicare: rosicchiare; Rummolo: pietra arrotondata; Salma: soma; Scanata: pagnotta di pane; Sceppare: strappare; Skiza: stilla; Seta: staccio; Sfizio: desiderio intenso; Scitt: cacciare i gatti; Sterpone: albero vecchio; Strambo:storto di cervello; Strummolo: trottola; Tallo: germoglio; Tann: allora; Tarocciola: carrucola; Traccheggiare: tenere a bada; Tumpagno: fondo della botte; Tuppe tuppe: battere alla porta: Turso: torsolo del cavolo; Tuzzolare: bussare alla porta; Vallone: fosso stretto; Vantera: grembiale: Varo: apertura; Visciole: vescichette; Zimmaro: il caprone; Zitella: ancella; Zito : sposo. I vocaboli greci sono trascritti con lettere dell'alfabeto italiano.

Monumenti d'interesse [modifica]

Veduta del Palazzo Comunale ex Monastero di San Giuseppe
Palazzo Lioy

Il centro storico presenta palazzi baronali datati 1700 e 1800, oltre alla vetusta Casa Lioy, un palazzotto edificato intorno all'anno 1089 (come attestato da una iscrizione interna all'androne), su manufatti di epoca sicuramente precedente, probabilmente anche tardo-romani, ed arricchita ed ampliata in età barocca e successive. Importante è anche l’antica dimora gentilizia di Palazzo Baffari-Rossi, già convento delle Carmelitane durante il Settecento, che il 31 luglio 2011 è stata restituita alla sua originaria funzione di sede municipale. Il piano inferirore del Palazzo dal 18 settembre 2011 ospita la Galleria Civica d’Arte di Ripacandida, con opere, tra le altre, di Ugo Attardi, Ennio Calabria, Renzo Vespignani, Alberto Ziveri, Franco Mulas, Domenico Rambelli e Vittorio Basaglia[12][13].

Architetture religiose [modifica]

  • La chiesa di Santa Maria del Sepolcro, più comunemente chiamata "Chiesa Madre", si sviluppa su tre navate e presenta nel cappellone del Sacramento il monumento funebre dell'arciprete Giambattista Rossi. La zona presbiteriale è divisa dall'assemblea da una bella balaustra intarsiata in marmi policromi; il cui autore è lo stesso Arciprete Giambattista Rossi, che si dedico' all'opera in uno studio artistico a Napoli. In quattro colonnine della balaustra sono scolpite quattro scene della Passione di Cristo: un cuore trafitto da sette spade, la Madonna presso il Sepolcro, Cristo che emerge dal Sepolcro ed il Fonte Battesimale. La sagrestia ospita un "Cristo in pietà" di Cristiano Danona e un "S. Bartolomeo" di Gaetano Recco. Lateralmente è addossato, in perfetta continuità, il settecentesco Palazzo Ducale. La costruzione della chiesa fu stabilita con bolla di Monsignor Aquaviva, vescovo di Melfi, nel 1540. In essa si stabiliva di unire le due antichissime parrocchie di San Nicola e San Bartolomeo in una nuova dove prima vi era una chiesetta dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, detta "al castello". L'opera fu completata nel 1602 a cura dell'abate Lorenzo da Leonibus. La facciata esterna è dotata di un bel portale rinascimentale a cui si accede mediante un'artistica gradinata in marmo ed è abbellita da tre orologi: due meccanici e, sulla destra di chi guarda, una meridiana. Ogni orologio è inserito in un rosone e l'unico funzionante è quello solare che segna le ore, in numeri romani, dalle cinque di mattina alle quattro del pomeriggio. Il nome fu dato in ricordo dei tredici baroni che si recarono in Palestina nella terza crociata sotto Guglielmo il Buono. Nel timpano vi è scolpita la Madonna presso il Sepolcro. Esiste un legame antico fra Potenza e Ripacandida dato dalla partecipazione comune alle crociate; al ritorno delle quali si provvide in entrambi i luoghi alla costruzione delle chiese intitolate a Santa Maria del Sepolcro. Da documenti della fine del sec.XV risulta un legame storico tra Santa Maria del Sepolcro ed il Sepolcro di Cristo. Entrambe ci invitano a contemplare il mistero della Passione di Cristo a cui è associata la Madonna Addolorata.
  • La chiesa di San Giuseppe, detta delle monache è affiancata dal monastero delle suore di clausura fondato nel 1735 da Giovanni e G.B. Rossi. La chiesa (1173) presenta una facciata in mattoncini di cotto, un portale barocco, all'interno sull'altare maggiore, la grande pala d'altare della Madonna con Bambino con i santi Teresa e Giuseppe di un seguace di Francesco Solimena; ed il monumento funebre di Giovanni Rossi. L'interno, a navata unica, è decorato con eleganti motivi barocchi. Nella sagrestia vi è la tomba della mistica Suor Maria Araneo, nipote dei Rossi e priora del monastero. Il suo corpo integro, a distanza di 190 anni dalla morte, fu ritrovato in seguito ai lavori del terremoto del 1980. Nel 1750 Sant'Alfonso Maria de' Liguori di ritorno da una missione a Melfi, conobbe il monastero e rimase stupito dalla religiosità di Suor Maria. Un anno più tardi, nel 1751, in questa chiesa avvenne il miracolo di San Gerardo Maiella, (la grata del miracolo si conserva a Materdomini).
  • La chiesa di Sant'Antonio, l'antica parrocchia di San Bartolomeo (antico patrono di Ripacandida), di difficile datazione, forse costruita sui resti di un torrione longobardo. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1980.
  • La chiesa di Chiesa di Santa Maria del Carmine è posta vicino all'ingresso del vecchio cimitero, (ora giardino pubblico) si presume che sia stata edificata prima del terremoto del 1694. Ricostruita con questo titolo dall'arciprete Baffari (zio del Beato G.B. Rossi), peraltro evidente dallo stemma baronale della famiglia posto sul portale d'ingresso. Si presenta per un singolare apparato decorativo, realizzato nella prima metà del settecento. I recenti restauri hanno riportato al primitivo splendore gli affreschi raffiguranti la Santissima Trinità, la Madonna del Carmine e rosoni con i Santi, Donato vescovo e Donatello (San Donato da Ripacandida). A lato dell'altare la seicentesca scultura della Madonna del Carmine

Santuario San Donato [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario di San Donato di Ripacandida.
I resti del portale della Chiesa di San Nicola

All'ingresso da nord-est dell'abitato vi è l'antichissimo Santuario di San Donato da Ripacandida, protettore della cittadina, con i suoi affreschi del 1500 e la sua storia ormai millenaria.

Il santuario, uno dei più famosi della Basilicata è gemellato con la basilica di San Francesco in Assisi ed ha ricevuto in dono una reliquia del corpo del santo patrono d'Italia.[senza fonte] A dicembre 2010 il santuario ottiene dall'UNESCO il riconoscimento di Monumento messaggero di cultura di pace[14] e monumento nazionale[15] per i profondi valori spirituali che da secoli trasmette.

Chiese scomparse [modifica]

  • Chiesa di San Gregorio
  • Chiesa di San Nicola
  • Chiesa di San Pietro
  • Chiesa di san Zaccaria

Palazzi [modifica]

Il Palazzo Francesco Virgilio era l'ex entrata del Monastero di San Giuseppe
  • Palazzo Francesco Virgilio
  • Palazzo Chiari (comunemente "Castello di Ripacandida")
  • Palazzo dell'Universita
  • Palazzo Baffari-Rossi (sede comunale)
  • Palazzo Del Balzo-Chiari
  • Palazzo Laraya
  • Palazzo Lioy
  • Palazzo Mininni (scomparso)

Piazze [modifica]

Piazza San Pio
Piazza Del Popolo
Piazza Medaglia D'Oro Vito Sinisi
  • Piazza del Popolo
  • Piazza Medaglia d'Oro (Vito Sinisi)
  • Piazzale San Donato
  • Piazza San Pio

Quartieri [modifica]

Il Cantone visto dal Municipio. Sullo sfondo il Monte Vulture
  • Al Piano
  • Belvedere
  • Calvario
  • Cantone
  • Casette
  • Monache
  • Olmicello
  • Panzacielo
  • Piazza
  • Punta della Via Nuova
  • San Donato
  • San Nicola
  • San Pietro
  • Santa Maria
  • San Pio
  • Sant'Antonio
  • Steccato
  • Toppo
  • Torre
  • Valle

Valenze naturalistiche [modifica]

Il Bosco [modifica]

Una delle bellezze naturali di Ripacandida è il bosco, anche se poco apprezzato. Denominato Bosco Grande, forse perché in origine era uno dei più grandi della regione.Uno dei pochi residui degli immensi boschi che coprivano la Lucania (per i latini lucus =bosco), ormai molto ridotto in seguito ai tagli incontrollati. Composto da alberi ad alto fusto come querce, cerri, ecc. Per secoli ha dato lavoro, nutrito e riscaldato durante i freddi inverni la popolazione di Ripacandida e paesi limitrofi. I contadini, tra cui anche donne intrepide e coraggiose, andavano al bosco per tagliare e poi vendere quella che veniva chiamata una "salma " di legna. Caricata sui muli, veniva portata a vendere anche nei paesi vicini. Rifugio di mandrie e di allevatori, durante la cosiddetta "transumanza", che utilizzavano il bosco come luogo di sosta per i loro lunghi spostamenti. Dotato anche di una costruzione chiamata "casone" e di "pile", cioè di abbeveratoi per gli animali. Durante il brigantaggio, fu rifugio per i briganti, che utilizzarono le numerose grotte per sfuggire alla cattura.

Simbolo del bosco è il cosiddetto "Casone" una grande costruzione dove ci si poteva riparare e le "Pile", cioè gli abbeveratoi. Il bosco è diviso nei comuni di Filiano, Forenza, Atella e Maschito ma il Casone e le uniche due pile sono nel comune di Ripacandida.

La Pineta [modifica]

« Questo è un paese del Vulture, un paese come tanti altri! »
(Le parole dello spot sull'immagine di Ripacandida[16])

La pineta è stata impiantata alla fine degli anni cinquanta alla base e sui pendii della collina, sulla quale sorge Ripacandida. Data alle fiamme ripetutamente nel corso degli anni, resiste in alcuni zone, dove è cresciuta rigogliosa e precisamente alla base e lato Rionero. Dal 2006, cioè da quando le Fonti del Vulture sono state acquistate da una famosa multinazionale, la vediamo nello spot dell'acqua Lilia dove fa bella mostra di sé.

Tradizioni [modifica]

Treccia [modifica]

Il caratteristico pane dalla forma intrecciata è chiamato "Ruciulatieggh". Non si conosce l'origine di questo tipo di pane, unico fra l'altro, perché nei paesi vicini non esiste. Preparato dalle brave massaie, veniva poi cotto nei forni delle case; ogni casa aveva il proprio forno. "I rucilatieggh" erano preparati con un impasto di farina, olio, acqua, semi di finocchio, uova, sale e lievito e poi lucidati con il tuorlo dell'uovo. La tradizione continua nei panifici che lo preparano il martedì e il venerdì. Un pane simile si prepara anche nei paesi dell'Irpinia d'oriente ( in particolare quelli ai confini con la Basilicata, ad es. Aquilonia ); chiamato " tòrtene " ( la e è muta ), ricorda la corona di spine sulla testa a Gesù.

Pane di Pasqua [modifica]

Esiste, inoltre, un altro tipo di Treccia preparato soltanto a Ripacandida, il Pane di Pasqua, chiamato sempre in forma dialettale "Scarceggh". Consiste in un impasto di Treccia fatto a forma di cono, dove alla sommità viene posto un uovo metà dentro e metà fuori, non cotto, che cuocerà assieme all'impasto nel forno, chiuso da una croce sempre dello stesso impasto. Esiste un'altra variante ancora, quella di aggiungere un "manico", sempre dello stesso impasto, come se fosse una borsa.

Personalità legate a Ripacandida [modifica]

Eventi [modifica]

Feste in onore di santi:

Evoluzione demografica [modifica]

Abitanti censiti[17]

Ripacandida è il 51º comune per popolazione della Basilicata[18], ed è all'82º posto per la densità di popolazione[19].

Amministrazione [modifica]

Amministrazioni precedenti [modifica]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1º dicembre 1998 26 maggio 2003 Teodoro Potenza Lista civica per Ripacandida Sindaco
27 maggio 2003 8 ottobre 2007 Giuseppe Mastantuono Lista civica per Ripacandida Sindaco
9 ottobre 2007 14 aprile 2008 Francesco Scigliuzzo Commissario Prefettizio
15 aprile 2008 in carica Giuseppe Annunziata Lista civica per Ripacandida Sindaco

Gemellaggi [modifica]

Blue Island

Ripacandida è gemellata con:

Inoltre Ripacandida ha stipulato un patto d'amicizia con:
Italia Assisi dal 28 settembre 2008[26].

Note [modifica]

  1. ^ a b Comune di Ripacandida (PZ). tuttitalia.it. URL consultato in data 11 gennaio 2013.
  2. ^ Cappa Bianca, Frascolla e Serra San Francesco, sono frazioni di Ripacandida, che dal maggio del 2012 sono le cosiddette "frazioni contese ([1])
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, p. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato in data 25 aprile 2012.
  4. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato in data 12 maggio 2013.
  5. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno: La Brocchetta astronomica e l'universo sferico di Pitagora
  6. ^ Comuni in provincia di Potenza per altitudine
  7. ^ Comuni della Basilicata per superficie territoriale
  8. ^ Comuni in provincia di Potenza per superficie territoriale
  9. ^ Tabella climatica
  10. ^ M. Ulino, L'Età Barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini editore, Napoli 2008, p.
  11. ^ Armoriale dei comuni della provincia di Potenza
  12. ^ Ripacandida ha la sua Galleria d’Arte-Taglio del nastro per il nuovo spazio culturale
  13. ^ A Ripacandida spazio all'arte contemporanea-Non solo gli affreschi medievali di San Donato
  14. ^ Il Santuario di Ripacandida diventa "Messaggero di una cultura di Pace
  15. ^ Monumenti nazionali italiani#Basilicata
  16. ^ Nel secondo spot le parole sono:
    « Questo è un paese del Vulture, un paese come tutti gli altri! »
  17. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  18. ^ Comuni della Basilicata per densità di popolazione
  19. ^ Comuni della Basilicata per popolazione
  20. ^ Il gemellaggio, già partito dall'istituto comprensivo "Luigi Gentile", il gemellaggio si estese a tutto il comune
  21. ^ Il motivo principale del gemellaggio è il legame di San Donatello tra i due comuni
  22. ^ Gemellaggio Ripacandida-Auletta
  23. ^ Il motivo principale del gemellaggio è stato il culto di San Donatello: Ripacandida e Auletta sono le due uniche città che venerano il culto di San Donatello
  24. ^ http://www.comunilucani.net/Ripaca.htm (Si può notare negli ultimi righi)
  25. ^ Gemellaggio Ripacandida-Blue Island
  26. ^ Stipulazione patto d'amicizia Assisi-Ripacandida

Bibliografia [modifica]

  • A. Pontrandolfo Greco, I Lucani
  • Bottini Setari, Basileis: Antichi re in Basilicata
  • M. Tagliente, Ceramiche figurate nel mondo indigeno della Basilicata. Il caso di Ripacandida
  • Mons.G Gentile, Scritti
  • C. Bisaccia, Ripacandida Pubblico Giardino
  • G. Mongelli, San Donato, monaco verginiano
  • G. Pastore, IL PLANETARIO DI ARCHIMEDE RITROVATO - Scienza, tecnologia, storia, letteratura e archeologia, certezze e congetture sul più antico e straordinario calcolatore astronomico. Con altri due studi scientifici: sul Planetario di Antikythera e sulla Brocchetta di Ripacandida. www.giovannipastore.it
  • M. Ulino, L'Età Barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini editore, 2008.
  • C. Palestina, San Donato da Ripacandida
  • M. Disabato, Ripacandida - Storia, notizie e racconti
  • Don C. Palestina, F. Pietrafesa Ripacandida
  • L. Vitale, G. Petrelli, A. Sinisi, M. Disabato, L. Zolfo La Storia e le Chiese di Ripacadida
  • G. Caserta Storia della Letteratura Lucana

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