Ripacandida
| « Nei miei libri racconto il passato a titolo d'esempio, perché torni l'orologiaio, il panettiere, il calzolaio e lo scalpellino. Solo così il paese potrà rivivere ritrovando speranza nel futuro. » | |
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(Carlo Bisaccia, Ripacandida Pubblico Giardino, prefazione, 2003.)
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| Ripacandida comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Giuseppe Annunziata (lista civica Per Ripacandida) dal 15/04/2008 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 40°54′46″N 15°43′32″E / 40.91278°N 15.72556°ECoordinate: 40°54′46″N 15°43′32″E / 40.91278°N 15.72556°E | ||||
| Altitudine | 620 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 33 km² | ||||
| Abitanti | 1 639[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 49,67 ab./km² | ||||
| Frazioni | Serra San Francesco | ||||
| Comuni confinanti | Atella, Barile, Filiano, Forenza, Ginestra, Rionero in Vulture | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 85020 | ||||
| Prefisso | 0972 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 076067 | ||||
| Cod. catastale | H312 | ||||
| Targa | PZ | ||||
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) | ||||
| Cl. climatica | zona D, 2036 GG[2] | ||||
| Nome abitanti | ripacandidesi | ||||
| Patrono | san Donatello, san Donato d'Arezzo, san Laverio, san Mariano | ||||
| Giorno festivo | 7 agosto, 17 agosto | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Ripacandida all'interno della provincia di Potenza |
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| Sito istituzionale | |||||
Ripacandida (Candida Latinorum e successivamente Ripacandidǣ in latino, Rubbuacann nel dialetto locale) è un comune di 1.669 abitanti della provincia di Potenza.
Indice |
[modifica] Archeologia
I motivi figurati che riportano al pensiero di Pitagora, li troviamo tra le produzioni più particolari di una bottega di ceramisti del V secolo a.C. a Ripacandida. Dallo studio delle necropoli, VII-V secolo a.C. sappiamo che l'insediamento appartiene ad un centro di cultura nord-lucana. È situato in prossimità di una fiumara affluente dell'Ofanto e si sviluppa sulla sommità e sui terrazzi lungo le pendici della collina. Nel centro si impiantarono botteghe ceramiche specializzate nella produzione di vasi a decorazione subgeometrica, o con motivi decorativi complessi, tra cui compare la figura umana.
Su una brocca, rinvenuta in una sepoltura femminile del V secolo a.C., è rappresentata una sfera che racchiude un fulmine e sulla quale vi è una figura umana stilizzata in lutto attorniata da sette stelle, ora al Museo archeologico nazionale del Melfese. Tale scena si riconduce alle dottrine filosofiche di Pitagora, che nello stesso periodo aveva impiantato una scuola a Metaponto e che annoverava tra i suoi discepoli alcune figure aristocratiche dei territori interni della Basilicata antica. Dall'osservazione attenta di due linee curve speculari disegnate sul reperto, un recente studio scientifico (G. Pastore, 2010) ha rivelato che rappresentano la traiettoria della caduta disastrosa di un grande meteorite nella Grecia orientale, avvenuta nello stesso periodo di datazione della brocchetta e ricordata da Aristotele e da Plinio il Vecchio. Da cui le conclusioni: la visione sferica dell'universo da parte dei pitagorici; la prova della caduta di un grande meteorite; la traiettoria iperbolica dello stesso; la provenienza del meteorite dallo spazio siderale in antitesi con le posteriori dottrine astronomiche di Aristotele e Newton.
L'abitato antico di Ripacandida si organizza per nuclei sparsi di abitato alternati a spazi vuoti e a sepolture. Da segnalare, sempre in una sepoltura femminile, dei fermatrecce molto elaborati, formati da un doppio filo avvolto in più spire e rinvenuti solo in alcuni corredi della Basilicata interna. Resti di un acquedotto romano sono visibili nei pressi della fiumara.
[modifica] Geografia
Ripacandida si presenta come un lindo paesino abbarbicato sulla rupe da cui domina le ampie vallate che la circondano, fatto di case bianche di calce. Sorge su una delle tante colline della zona del Vulture, l'ampia regione che si stende a sud del fiume Ofanto (che costituisce il confine naturale settentrionale della Basilicata), regione di radicate origini storiche che prende il nome di melfese. Essa si estende lungo le pendici del massiccio vulcanico del Monte Vulture e costituisce una vasta sottozona della regione lucana, caratterizzata dalla coltivazione e produzione delle uve "Aglianico", che danno il nome ad uno dei vini tipici regionali più rinomati ed apprezzati, l'Aglianico del Vulture, appunto. Dalla rupe su cui Ripacandida sorge è possibile godere di paesaggi a perdita d'occhio, immensi e suggestivi, mentre percorrendo le viuzze del Corso principale, sbirciando in direzione del Vulture, si può ammirare in tutto il suo fulgido splendore, soprattutto nella luce rossastra dei limpidi tramonti estivi, questa montagna quasi "magica" che ne domina il paesaggio verso nord-ovest.
[modifica] Storia
L'indagine archeologica degli anni 1977-1980 data l'antichità di Ripacandida al VII secolo a.C., ma già alla fine del XIX secolo lo storico lucano Michele Lacava rinveniva alcune grotte di epoca archeolitica e pavimenti mosaici alle falde di Ripacandida. Gli storici greci (Aristotele - Timeo di Tauromenio - Antioco da Siracusa) citano con il nome "Enotria" l'odierna Basilicata. Dalla Geografia di Strabone apprendiamo che "prima dell'arrivo dei greci sulle coste ioniche, in Basilicata, vi erano Choni ed Enotri". Gli enotri secondo Dionigi di Alicarnasso discendono da Enotro, il mitico eroe proveniente dall'Arcadia che arrivò intorno al 1800 a.C., soggiogò gli indigeni ed impianto la coltivazione della vite. Il suo successore Italo trasformò in agricoltori i pastori nomadi, istituendo i "sissizi". Successivamente la regione fu occupata dai Sanniti, popolazioni Osco-sabelliche da cui discendono i Lucani. Essi discendevano dalle montagne del Sannio e in varie ondate occuparono la penisola. Praticavano la "primavera sacra": quando la popolazione cresceva un gruppo di giovani sceglieva un simbolo (Totem) e partiva in cerca di nuove terre. Era un popolo di fieri guerrieri, così potente da impegnare l'esercito romano per cinquant'anni. Roma subì l'onta della sconfitta alle "Forche Caudine", per poi riorganizzare l'esercito ed annientare i sanniti. La romanizzazione della regione inizia con il trasferimento di 20 000 coloni: nasce la vicina Venusia, nel 291 a.C. Dai sanniti discendono molte altre etnie: Irpini, Caudini, Bruzi ecc. Plinio il vecchio ribadisce-Dal Sele, comincia la III regione: la terra dei Lucani e dei Bruzi; detta -Grande Lucania, in seguito ridotta dalla scissione dei bruzi con capitale Cosenza. La società lucana è organizzata in tribù, ognuna con un proprio capo i "Meddices" che sono eletti annualmente. Tutti sono tenuti a partecipare alla vita della comunità, tutto è diviso equamente. Legati da un vincolo federativo, in caso di guerra, eleggono, un capo il "basileus". L'antico abitato di Ripacandida era collegato al sito più importante di Serra di Vaglio (Vaglio di Basilicata) a pochi chilometri da Potenza. Dopo la conquista e la distruzione delle citta' e della capitale lucana, i romani istituiscono le colonie di Pontentia, Turi, Eraclea, Grumentum; la Lucania stretta d'assedio diventa territorio romano. I lucani attraverso i fiumi: Basento, Bradano, Agri e Sinni commerciavano con le città greche Metaponto, Siris, Heraclea, Pandosia, Turi. Il Sele e l'Ofanto permettevano l'accesso ai due versanti: adriatico e tirrenico; e alle città greche di Elea e Poseidonia che con l'occupazione dei lucani diverrà Paestum. Unica regione della Magna Grecia ad avere nel suo interno, due scuole filosofiche: ad Elea (Velia), e Metaponto. La scuola eleatica fondata da Senofane, avendo carattere aristocratico, non permetteva l'accesso ai lucani; in tempi diversi, operarono Parmenide, Zenone, Empedocle, e Melisso da Samo. La pitagorica a Metataponto aveva anche carattere religioso, mistico, permetteva l'insegnamento anche al popolo. Forte fu l'influenza dei pitagorici, sugli antichi montanari della Lucania, formando i giovani lucani, fra loro erano ammesse anche le donne. Con la morte di Pitagora (470 a.C.) la scuola continuò sino al 250 a.C.: Ocello Lucano, Ocylo, Polo, la bella Bindaice ed Esera sono alcuni allievi della scuola che hanno lasciato testi in lingua greco-dorica. Nell'idioma dialettale(vera isola linguistica nel circondario) ritroviamo la radice osca con molti vocaboli di origine greca. La tradizione orale afferma che la città fu edificata dai romani con il nome di "Candida Latinorum" (resti di acquedotto romano). Secondo alcuni studiosi il nome è dato dal colore bianco del colle. L'abitato moderno risale al tempo delle invasioni gotiche, quando gli abitanti dalla valle si trasferiscono sul colle, e costruiscono le loro case intorno al tempio dedicato a Giove (castello attuale- Chiesa Madre). I longobardi la fortificano con mura inframmezzate da torri. Subendo le varie dominazioni arriviamo alle prime fonti scritte del XI-XII sec. La bolla papale di Eugenio III (1152) decreta la costruzione delle chiese di San Donato (l'unica ancora esistente), San Pietro, San Zaccaria, San Gregorio. Partecipa alla prima crociata. Ed è iscritta nel catalogo dei Baroni con i suoi tredici nobili, con a capo il feudatario Ruggero Marescalco, per partecipare alla III crociata, quella di Guglielmo il Buono(1188-1198). A Roberto di Ripacandida Federico II incarica di custodire alcuni prigionieri lombardi, la zona sarà chiamata in seguito Massa Lombarda(l'odierna Ginestra). Cambia numerosi feudatari, Caracciolo, Grimaldi di Monaco, Boccapianola, Tironi, l'ultimo padrone è il duca Mazzacara(1806). Una prima colonia di profughi albanesi nel 1482 viene ospitata in una zona periferica chiamata Cantone e successivamente trasferita a Massa Lombarda. Il 5 ottobre 1571 partecipa alla vittoriosa battaglia di Lepanto con un folto numero di cittadini fra i quali GianLorenzo Lioy, era questo il periodo in cui il feudo apparteneva ai Grimaldi Principi di Monaco Marchesi di Campagna e Signori di Ripacandida dal 1532 al 1641[3].. Tra cinquecento e settecento è sede di uno studio di Teologia. Nell'aprile del 1861, si schierò con i briganti capeggiati da Carmine Crocco, in quell'occasione ci fu la prima vittima:il capitano della guardia nazionale Michele Anastasia. Ebbe anche feroci briganti Turtora, Di Biase, Larotonda. Alla fine dell'Ottocento inizia il fenomeno dell'emigrazione: si abbandona la terra in cerca di un futuro più dignitoso. Negli USA, precisamente nello stato dell'Illinois, vi è una cittadina di nome Blue Island costituita da immigrati ripacandidesi. Nel ricordo delle loro tradizioni, festeggiano San Donato vescovo di Arezzo. Il premio Nobel per la fisica nel 1997 viene assegnato a William Donato Phillips, figlio di una ripacandidese immigrata negli USA nel 1920.
[modifica] Vocaboli del dialetto di origine greca
Abbrucato da Braccos: raucedine; Airale: crivello che si usa per mondare il grano da Aireo: io scelgo; Alerta: stare in piedi da Aertao: io innalzo; Arrampaggio: rapina con violenza da Arpaghe: rapina; Ammannare da Amenenoo: presto indebolisce; Arrappato: corrugato, da Rapto, io rattoppo; Arrociliare: avvolgere da Kuleo: volgo o raggiro; Ascimo: pane non fermentato; Atta'ne: Tata- padre: da Atta: pater; Buttero: giovane bifolco da Boter: pastore; Cacone: buca profonda da Kao: apertura; Calanca: frana da Kala-Ekalaca: lasciar cadere; Calandra: l'allodola da Akalantis; Kalavroje: scaravaggio daKarabos; Calamastra: arnese di ferro appeso al focolare, Karuso: taglio di capelli da Keiro : io taglio; Kataratta: botola da Kata: in giu'; Cattara: capperi! da Katara; Centrino: colore giallo da Kitria il cedro; Kiatto: grosso e grasso;Cozzetto: occipite da Kotida; Cuclo: focaccia da Kuklos:circolo, Enchire: empire da Egketo: infondere; Enmo: luogo deserto: da Eremos- deserto; Fomiero: letame; Forra: acqua che si versa; Ingegnare: cominciare ad usare; Isc'i: voce del mulattirer; Lagana: Lasagna; Langella: vaso di acqua; Maca'ri Dio! esclamazione; Mara me!(cattivo augurio); Maruca: lumaca; Matreia: matrigna; Mattoli: involto; Menare: gettare da Amuno: respingere; Mischino: piccolo; Mollica: midollo di pane; Montone: mucchio; Morra di pecore: branco di pecore; Musco: omero del corpo; Pazziare: scherzare da Pazio: giuocare; Pernecocca: albicocca; Pizzo: estremità; Pruna: albero del prugno; Quatrala: giovinetta nubile da Kore: fanciulla e Talis-donzella; Racana: stoffa scadende; Radica; radice; Ranfe: artigli degli animali; Rasco-rascare: graffiare; Rosicare: rosicchiare; Rummolo: pietra arrotondata; Salma: soma; Scanata: pagnotta di pane; Sceppare: strappare; Skiza: stilla; Seta: staccio; Sfizio: desiderio intenso; Scitt: cacciare i gatti; Sterpone: albero vecchio; Strambo:storto di cervello; Strummolo: trottola; Tallo: germoglio; Tann: allora; Tarocciola: carrucola; Traccheggiare: tenere a bada; Tumpagno: fondo della botte; Tuppe tuppe: battere alla porta: Turso: torsolo del cavolo; Tuzzolare: bussare alla porta; Vallone: fosso stretto; Vantera: grembiale: Varo: apertura; Visciole: vescichette; Zimmaro: il caprone; Zitella: ancella; Zito : sposo. I vocaboli greci sono trascritti con lettere dell'alfabeto italiano.
[modifica] Monumenti d'interesse
Il centro storico presenta palazzi baronali datati 1700 e 1800, oltre alla vetusta Casa Lioy, un palazzotto edificato intorno all'anno 1089 (come attestato da una iscrizione interna all'androne), su manufatti di epoca sicuramente precedente, probabilmente anche tardo-romani, ed arricchita ed ampliata in età barocca e successive. Nell'Agosto del 2011 è stato ri-spostato il Municipio nella sede comunale storica e a Settembre la Pinacoteca Comunale di Arte contemporanea al Piano Inferiore del Palazzo
[modifica] Architetture religiose
- La chiesa madre di Santa Maria del Sepolcro si sviluppa su tre navate e presenta nel cappellone del Sacramento il monumento funebre del servo di Dio G,B. Rossi. La zona presbiteriale è divisa dall'assemblea da una bella balaustra intarsiata in marmi policromi; il cui autore è lo stesso Arciprete Giambattista Rossi, che si dedico' all'opera in uno studio artistico a Napoli. In quattro colonnine della balaustra sono scolpite quattro scene della Passione di Cristo: un cuore trafitto da sette spade, la Madonna presso il Sepolcro, Cristo che emerge dal Sepolcro ed il Fonte Battesimale. La sagrestia ospita un "Cristo in pietà" di Cristiano Danona e un "S. Bartolomeo" di Gaetano Recco. Lateralmente è addossato, in perfetta continuità, il settecentesco Palazzo Ducale. La costruzione della chiesa fu stabilita con bolla di Monsignor Aquaviva, vescovo di Melfi, nel 1540. In essa si stabiliva di unire le due antichissime parrocchie di San Nicola e San Bartolomeo in una nuova dove prima vi era una chiesetta dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, detta "al castello". L'opera fu completata nel 1602 a cura dell'abate Lorenzo da Leonibus. La facciata esterna è dotata di un bel portale rinascimentale a cui si accede mediante un'artistica gradinata in marmo ed è abbellita da tre orologi: due meccanici e, sulla destra di chi guarda, una meridiana. Ogni orologio è inserito in un rosone e l'unico funzionante è quello solare che segna le ore, in numeri romani, dalle cinque di mattina alle quattro del pomeriggio. Il nome fu dato in ricordo dei tredici baroni che si recarono in Palestina nella terza crociata sotto Guglielmo il Buono. Nel timpano vi è scolpita la Madonna presso il Sepolcro. Esiste un legame antico fra Potenza e Ripacandida dato dalla partecipazione comune alle crociate; al ritorno delle quali si provvide in entrambi i luoghi alla costruzione delle chiese intitolate a Santa Maria del Sepolcro. Da documenti della fine del sec.XV risulta un legame storico tra Santa Maria del Sepolcro ed il Sepolcro di Cristo. Entrambe ci invitano a contemplare il mistero della Passione di Cristo a cui è associata la Madonna Addolorata.
- La chiesa di San Giuseppe, detta delle monache è affiancata dal monastero delle suore di clausura fondato nel 1735 da Giovanni e G.B. Rossi. La chiesa (1173) presenta una facciata in mattoncini di cotto, un portale barocco, all'interno sull'altare maggiore, la grande pala d'altare della Madonna con Bambino con i santi Teresa e Giuseppe di un seguace di Francesco Solimena; ed il monumento funebre di Giovanni Rossi. L'interno, a navata unica, è decorato con eleganti motivi barocchi. Nella sagrestia vi è la tomba della mistica Suor Maria Araneo, nipote dei Rossi e priora del monastero. Il suo corpo integro, a distanza di 190 anni dalla morte, fu ritrovato in seguito ai lavori del terremoto del 1980. Nel 1750 Sant'Alfonso Maria de' Liguori di ritorno da una missione a Melfi, conobbe il monastero e rimase stupito dalla religiosità di Suor Maria. Un anno più tardi, nel 1751, in questa chiesa avvenne il miracolo di San Gerardo Maiella, (la grata del miracolo si conserva a Materdomini).
- La chiesa di Sant'Antonio, l'antica parrocchia di San Bartolomeo(antico patrono di Ripacandida), di difficile datazione, forse costruita sui resti di un torrione longobardo. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1980.
- La chiesa di Santa Maria del Carmine è posta vicino all'ingresso del vecchio cimitero, (ora giardino pubblico) si presume che sia stata edificata prima del terremoto del 1694. Ricostruita con questo titolo dall'arciprete Baffari (zio del Beato G.B. Rossi), peraltro evidente dallo stemma baronale della famiglia posto sul portale d'ingresso. Si presenta per un singolare apparato decorativo, realizzato nella prima metà del settecento. I recenti restauri hanno riportato al primitivo splendore gli affreschi raffiguranti la Santissima Trinità, la Madonna del Carmine e rosoni con i Santi, Donato vescovo e Donatello (San Donato da Ripacandida). A lato dell'altare la seicentesca scultura della Madonna del Carmine
[modifica] Santuario San Donato
| Per approfondire, vedi la voce Santuario di San Donato di Ripacandida. |
All'ingresso da nord-est dell'abitato vi è l'antichissimo Santuario di San Donato da Ripacandida, protettore della cittadina, con i suoi affreschi del 1500 e la sua storia ormai millenaria.
Il santuario, uno dei più famosi della Basilicata è gemellato con la basilica di San Francesco in Assisi ed ha ricevuto in dono una reliquia del corpo del santo patrono d'Italia. A dicembre 2010 il santuario ottiene dall'UNESCO il riconoscimento di Monumento messaggero di cultura di pace per i profondi valori spirituali che da secoli trasmette.
[modifica] Chiese scomparse
- Chiesa di San Gregorio
- Chiesa di San Nicola
- Chiesa di San Pietro
- Chiesa di san Zaccaria
[modifica] Palazzi
- Palazzo Francesco Virgilio
- Palazzo Chiari (comunemente "Castello di Ripacandida")
- Palazzo Del Balzo-Chiari
- Palazzo Laraya
- Palazzo Lioy
- Palazzo Mininni (scomparso)
[modifica] Piazze
- Piazza del Popolo
- Piazza Medaglia d'Oro (Vito Sinisi)
- Piazzale San Donato
- Piazza San Pio
[modifica] Quartieri
- Al Piano
- Belvedere
- Cantone
- Monache
- Olmicello
- Panzacielo
- Piazza
- Punta della Via Nuova
- San Donato
- San Nicola
- San Pietro
- Santa Maria
- San Pio
- Sant'Antonio
- Steccato
- Toppo
- Torre
- Valle
[modifica] Valenze Naturalistiche
[modifica] Il Bosco
Una delle bellezze naturali di Ripacandida è il bosco, anche se poco apprezzato. Denominato Bosco Grande, forse perché in origine era uno più dei grandi della regione.Uno dei pochi residui degli immensi boschi che coprivano la Lucania (per i latini lucus =bosco), ormai molto ridotto in seguito ai tagli incontrollati. Composto da alberi ad alto fusto come querce, cerri, ecc. Per secoli ha dato lavoro, nutrito e riscaldato durante i freddi inverni la popolazione di Ripacandida e paesi limitrofi. I contadini, tra cui anche donne intrepide e coraggiose, andavano al bosco per tagliare e poi vendere quella che veniva chiamata una "salma " di legna. Caricata sui muli, veniva portata a vendere anche nei paesi vicini. Rifugio di mandrie e di allevatori, durante la cosiddetta "transumanza", che utilizzavano il bosco come luogo di sosta per i loro lunghi spostamenti. Dotato anche di una costruzione chiamata "casone" e di "pile", cioè di abbeveratoi per gli animali. Durante il brigantaggio, fu rifugio per i briganti, che utilizzarono le numerose grotte per sfuggire alla cattura.
Simbolo del bosco è il cosiddetto "Casone" una grande costruzione dove ci si poteva riparare e le "Pile", cioè gli abbeveratoi. Il bosco è diviso nei comuni di Filiano, Forenza, Atella e Maschito ma il Casone e le uniche due pile sono nel comune di Ripacandida.
[modifica] La Pineta
| « Questo è un tranquillo paesino del Vulture... » | |
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(Le parole dello spot sull'immagine di Ripacandida)
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La pineta è stata impiantata alla fine degli anni cinquanta alla base e sui pendii della collina, sulla quale sorge Ripacandida. Data alle fiamme ripetutamente nel corso degli anni, resiste in alcuni zone, dove è cresciuta rigogliosa e precisamente alla base e lato Rionero. Dal 2006, cioè da quando le Fonti del Vulture sono state acquistate da una famosa multinazionale, la vediamo nello spot dell'acqua Lilia dove fa bella mostra di sé.
[modifica] Tradizioni
[modifica] Il pane di Pasqua
Il caratteristico pane dalla forma intrecciata preparato tradizionalmente per la Pasqua è chiamato "rucilatieggh". Non si conosce l'origine dell'usanza del pane pasquale, unica fra l'altro, perché nei paesi vicini non esiste. Preparato dalle brave massaie, veniva poi cotto nei forni delle case; ogni casa aveva il proprio forno. "I rucilatieggh" erano preparati con un impasto di farina, olio, acqua, semi di finocchio, uova, sale e lievito e poi lucidati con il tuorlo dell'uovo. La tradizione continua nei panifici che lo preparano il martedì e il venerdì.
[modifica] Personalità legate a Ripacandida
- San Mariano (Lucania, III secolo - Grumentum, 303), diacono e martire della chiesa cattolica.
- San Laviero (Lucania III secolo - Grumentum, 27 novembre 312), martire della chiesa cattolica.
- San Donatello conosciuto anche come San Donato da Ripacandida (1179 - 1198), monaco di Montevergine.
- Antonio Calandra (1541 - 1661), dottore fisico all'Università di Roma e Parigi.
- Gerardo Martino (1962), ex calciatore e allenatore di calcio.
- Andrea Molfese (1573 - 1620) teologo teatino autore di una "Summa Teologica" e dei "Commentaria alle consuetudini napoletane".
- Giambattista Baffari (1636 - 1702) arciprete autore de "La caccia comica" edito dal prof. Mario Pieri -Istituto Filologia Università Moderna Pisa.
- Maria Teresa Araneo conosciuta anche come Suor Maria di Gesu' (1725 - 1803), serva di Dio, priora del monastero Carmelitano di Ripacandida.
- Luigi Guglielmucci (?), giureconsulto poeta autore del "Giardino D'amore".
- Giambattista Rossi (1690 - 1746), teologo e venerabile della chiesa cattolica.
- Leopoldo Chiari (1790 - 1849), ostetrico chirurgo precursore della medicina moderna detto "Principe dei Chirurghi" all'Università di Napoli.
- Nino Chiari (1924 - 1959), poeta quarto premio al III Concorso poetico "Il Letterario", autore di "Verso la montagna", ed. Pellegrini, 1956.
- Carlo Bisaccia (1925 - 2006), scrittore e storico autore del libro La Storia di Ripacandida
- William Phillips (1948), fisico, premio nobel per la fisica nel 1997.
- Vito Miroballi (1958), pittore contemporaneo residente a Roma.
[modifica] Eventi
Feste in onore di santi:
- 29/30 aprile: festa in onore di San Mariano
- 7 settembre: festa in onore della Madonna del Carmine
- 5/6/7 agosto: festa in onore di San Donato (Patrono di Ripacandida)
- 16 agosto: festa in onore di San Rocco
- 17 agosto: festa in onore di San Donatello
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Giuseppe Annunziata (lista civica Per Ripacandida) dal 15/04/2008 (1º mandato)
[modifica] Gemellaggi
Ripacandida è gemellata con:
Assisi, per via degli affreschi presenti nella Chiesa di San Donato di Ripacandida, dal 4 ottobre 2009
Auletta, per via del culto di San Donatello, dal 9 agosto 2009
Anzi, per via del culto di San Donatello, dal 19 dicembre 2008
Blue Island, per via della maggior parte di ripacandidesi emigrativi, dal 12-26 agosto 2006
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ D.P.R. 26 agosto 1993 n. 412 in efficienzaenergetica.acs.enea.it. URL consultato il 27 settembre 2009.
- ^ M. Ulino, L'Età Barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini editore, Napoli 2008, p.
[modifica] Bibliografia
- A. Pontrandolfo Greco, I Lucani
- Bottini Setari, Basileis: Antichi re in Basilicata
- M. Tagliente, Ceramiche figurate nel mondo indigeno della Basilicata. Il caso di Ripacandida
- Mons.G Gentile, Scritti
- C. Bisaccia, Ripacandida Pubblico Giardino
- G. Mongelli, San Donato, monaco verginiano
- G. Pastore, IL PLANETARIO DI ARCHIMEDE RITROVATO - Scienza, tecnologia, storia, letteratura e archeologia, certezze e congetture sul più antico e straordinario calcolatore astronomico. Con altri due studi scientifici: sul Planetario di Antikythera e sulla Brocchetta di Ripacandida. www.giovannipastore.it
- M. Ulino, L'Età Barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini editore, 2008.
- C. Palestina, San Donato da Ripacandida
- M. Disabato, Ripacandida - Storia, notizie e racconti
- Don C. Palestina, F. Pietrafesa Ripacandida
- L. Vitale, G. Petrelli, A. Sinisi, M. Disabato, L. Zolfo La Storia e le Chiese di Ripacadida
- G. Caserta Storia della Letteratura Lucana
[modifica] Altri progetti
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